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 MESSAGGIO DEL PARROCO   MESSAGGIO DEL PARROCO Riduci

 

IV Domenica del Tempo Ordinario

29 gennaio 2012 - Anno B 

Oggi siamo molto condizionati da mamma TV, dove il fenomeno apparire e sembrare è diventato un criterio di vita. Serate TV per la scelta di miss Italia, miss Padania, miss… veline e perfino le velone, il grande fratello …, quasi che l’ostentazione sfacciata della esteriorità, è ciò che conta nella vita e ti dà successo! Ma a furia di privilegiare l’apparire, il sembrare, figure dalla pelle abbronzata ed il corpo rifatto totalmente… passa in terzo piano (non in secondo piano!) l’umanità, l’intelligenza, il carattere delle persone! Quale “persona“ sarà mai in un corpo bello e perfetto, se non c’è neanche un po’ di sale in zucca? Se le superficialità sono alla base del vivere, riusciamo a capire come mai ai ns. giorni le relazioni, anche quelle importanti quali la famiglia, l’amicizia ... si sciolgono dopo poco tempo, e si parla di contatti e non d’incontri costruttivi e duraturi fra persone. Questa mentalità fa scuola, e sembra che abbia molti alunni, accompagnati da papà e mamme al festival dell’apparire! E poi si piange e ci si meraviglia se le relazioni, anche quelle più importanti, quali la famiglia, i contratti, gli amici, la parola data … si sciolgono presto, come neve al sole !

 


  
Dalla Santa Sede  Dalla Santa Sede Riduci

Il pensiero della morte alimenti la fede nella Risurrezione: così il Papa nel Mercoledì delle Ceneri
Il senso liturgico della cenere è stato al centro dell’omelia del Papa che ieri pomeriggio, nella Basilica di Santa Sabina, ha presieduto la Santa Messa con il Rito di benedizione e imposizione delle ceneri. Prima, la processione dalla Chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino. Con il Mercoledì delle Ceneri inizia dunque la Quaresima, cammino verso la Pasqua. Il servizio di Debora Donnini: Il Papa riceve le ceneri sul suo capo dal cardinale Josef Tomko, titolare della Basilica. Quindi le impone ai cardinali, ad alcuni monaci, religiosi e fedeli. “Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai”. Queste parole, tratte dal Libro della Genesi, vengono pronunciate dopo il peccato originale quando Dio punisce l’uomo e la donna e maledice il suolo. Per ripercorrere il senso liturgico della cenere, Benedetto XVI si richiama a questo passo della Scrittura e a quello della creazione dell’uomo che avviene appunto “con polvere del suolo”: “Ecco dunque che il segno della cenere ci riporta al grande affresco della creazione”. La polvere del suolo con cui è plasmato l’uomo, che prima della caduta è capace di germinare ogni sorta di alberi, subisce “una trasformazione negativa a causa del peccato”: concederà i suoi frutti solo in cambio di dolore e sudore. La terra dunque partecipa della sorte dell’uomo e non richiama più solo il gesto di Dio creatore, tutto aperto alla vita, ma diventa un segno di un inesorabile destino di morte. Ma “la maledizione del suolo ha anche una funzione medicinale” nel senso che l’intenzione di Dio è sempre benefica, “è più profonda della sua stessa maledizione” che “è dovuta non a Dio ma al peccato”. Dio però “non può non infliggerla, perché rispetta la libertà dell’uomo e le sue conseguenze, anche negative”. Anche nella punizione permane dunque un’intenzione buona che viene da Dio: “Quando Egli dice all’uomo: «Polvere tu sei e in polvere tornerai!», insieme con la giusta punizione intende anche annunciare una via di salvezza, che passerà proprio attraverso la terra, attraverso quella «polvere», quella «carne» che sarà assunta dal Verbo”. Ed è in questa prospettiva salvifica che il passo della Genesi viene ripreso nel Mercoledì delle Ceneri: “come invito alla penitenza, all’umiltà, ad avere presente la propria condizione mortale, ma non per finire nella disperazione, bensì per accogliere, proprio in questa nostra mortalità, l’impensabile vicinanza di Dio, che, oltre la morte, apre il passaggio alla risurrezione, al paradiso finalmente ritrovato”. Quindi il Papa si sofferma sulla “possibilità per noi del perdono divino” che dipende essenzialmente dal fatto che Dio stesso, nella persona del suo Figlio, ha voluto condividere la condizione umana eccetto la corruzione del peccato. E dunque l‘amore di Dio si rende visibile: “Quel Dio che scacciò i progenitori dall’Eden, ha mandato il proprio Figlio nella nostra terra devastata dal peccato, non lo ha risparmiato, affinché noi, figli prodighi, possiamo ritornare, pentiti e redenti dalla sua misericordia, nella nostra vera patria”. (Ultimo aggiornamento: 23\02\2012) ...

Aiuti della Santa Sede per nove Paesi del Sahel colpiti da siccità e desertificazione
Si è da poco conclusa a Roma la 30.ma Sessione del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel, l’organismo voluto dal Papa dopo la sua prima visita in Africa, dove rimase impressionato dalla grande tragedia provocata dalla siccità e dalla desertificazione. Parlando ai partecipanti alla Sessione, Benedetto XVI ha rivolto un appello alla comunità internazionale «a considerare seriamente l’estrema povertà» delle popolazioni del Sahel, le cui condizioni di vita si stanno ulteriormente deteriorando a causa di una consistente diminuzione delle risorse alimentari e della carestia provocata dalla mancanza di pioggia e dell’avanzare del deserto. Roberto Piermarini ha chiesto a mons. Giampietro Dal Toso , segretario del Pontificio Consiglio Cor Unum di cui fa parte la Fondazione, quali iniziative concrete sono state prese nel corso di questa 30.ma sessione del Consiglio di amministrazione dell’organismo vaticano per il Sahel? R. – Anche quest’anno il Consiglio di Amministrazione aveva come primo scopo quello di studiare i progetti che vengono presentati annualmente alla Fondazione per essere finanziati. Quest’anno superiamo i due milioni di dollari in aiuti per quasi 200 progetti che sono distribuiti per i nove Paesi che fanno parte della Fondazione e che riguardano in particolare la lotta alla desertificazione, quindi la lotta alla siccità, l’irrigazione e la formazione. Devo dire che il Consiglio di amministrazione di quest’anno ha avuto come secondo scopo, oltre a quello dell’approvazione dei progetti, anche di fare una riflessione sul senso di una Fondazione pontificia per il Sahel e quindi di rinverdire le motivazioni che a suo tempo avevano portato Giovanni Paolo II a questo gesto profetico: il fatto che si ripresenti quest’anno di nuovo questo problema della siccità dice quanto è importante che si intervenga in questo settore all’interno di questi Paesi. Quindi il Consiglio di amministrazione ha voluto anche riflettere su come implementare e rafforzare la presenza della Fondazione nei nove Paesi. D. – Quali sono i risichi agroalimentari che stanno colpendo la fascia sahariana in questo tempo? R. – Come ha detto anche lo stesso Santo Padre nel discorso che ha rivolto ai membri del Consiglio di amministrazione, al momento, c’è anche una difficoltà in più rispetto agli altri anni nel Sahel e cioè la mancanza di piogge dell’anno scorso. La siccità causata dalla mancanza di piogge ha anche una ricaduta negativa sull’agricoltura e quindi ne è risultata una mancanza di cibo che avrà il suo apice nei prossimi mesi. Questa è una situazione abbastanza diffusa, che ovviamente preoccupa, però nello stesso tempo dobbiamo dire che sia la comunità internazionale sia, nello specifico, alcuni organismi cattolici stanno cercando di intervenire per prevenire questa crisi. Nella gravità della situazione stiamo mettendo in opera le condizioni per evitare di arrivare a una situazione gravemente compromettente. D. - Che quadro è emerso della situazione sociopolitica e religiosa dei vari Paesi del Sahel secondo le testimonianze offerte dai vescovi della regione? R. – Dobbiamo pensare che si tratta in larga parte di Paesi dove la Chiesa è una minoranza, in alcuni casi una minoranza veramente minuscola, in un ambiente segnato soprattutto dall’islam o dalle religioni tradizionali. Questo secondo me è un valore in più della Fondazione che è nel concreto anche uno strumento di dialogo concreto con altre religioni e in questo senso lo vogliamo non solo apprezzare ma sostenere, tenendo presente che la Fondazione sostiene l’opera della Chiesa. In una situazione così minoritaria la Chiesa cosa può fare se non testimoniare quello che è? Come ci sta insegnando il Papa insistentemente in questi ultimi tempi, la fede si manifesta nelle opere e quello che riusciamo a manifestare attraverso la carità vuole essere alla fine nel piccolo, nel possibile, una testimonianza di Cristo....

Campagna di Fraternità in Brasile. Il Papa: ampliare l'accesso delle persone ai servizi sanitari
Garantire a un numero crescente di persone l’accesso ai servizi sanitari. È l’auspicio con il quale Benedetto XVI accompagna in un Messaggio l’inizio della Campagna di Fraternità che ogni anno, in Quaresima, viene lanciata dai vescovi in Brasile. Il Papa esorta a farsi carico non solo dei mali fisici, ma anche di quelli spirituali di ogni persona inferma. Il servizio di Alessandro De Carolis : Al malato, sovente, fa soffrire più la solitudine in cui lo costringe la malattia che ciò che gli ha danneggiato la salute. È un concetto semplice, ma carico di implicazioni cristiane e umanitarie, quello che Benedetto XVI mette al centro del suo Messaggio per la Campagna di Fraternità 2012 della Chiesa brasiliana. “Fraternità e sanità pubblica” recita il titolo della Campagna, alla quale il Papa dice di volersi associare facendo sue “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di ognuno”, ma anche sperando che – sia a livello statale, sia individuale – l’iniziativa stimoli una “riflessione sulla realtà della salute in Brasile, un maggiore spirito fraterno e comunitario nella cura dei malati”, che porti la società “a garantire a un maggior numero di persone il diritto di accesso alle risorse necessarie per condurre una vita sana”. Per i cristiani, in particolare, nota Benedetto XVI, l’idea della salute travalica il concetto di “semplice benessere del corpo”. Quando nel Vangelo Gesù guarisce il paralitico, prima di tutto gli offre il perdono dei peccati, insegnando così – ha rimarcato il Pontefice – che è quella la “cura perfetta” e che “la salute per eccellenza è quella dell'anima. “Con il suo esempio davanti agli occhi” e secondo “l’autentico spirito della Quaresima”, ha proseguito il Papa, la Campagna di Fraternità possa dunque “ispirare nei cuori dei credenti e delle persone di buona volontà una solidarietà ancora più profonda nei confronti degli infermi, che tante volte soffrono più per la solitudine e l’abbandono che per la malattia”. Bella anche la preghiera di Benedetto XVI invocata per l’intera nazione attraverso l’intercessione di Nostra Signora di Aparecida. Oltre al “progresso sociale e sanitario”, ha auspicato, possa il Brasile diventare “fertile nella santità, prospero nell'economia, equo nella ripartizione delle ricchezze, gioioso nel servizio pubblico, equanime nel potere e fraterno nel suo esercizio”. Sugli aspetti pastorali e sociali della Campagna di Fraternità 2012, la collega della redazione brasiliana della nostra emittente, Christiane Murray , ha intervistato mons. Leonardo Ulrich Steiner , vescovo ausiliare di Brasilia e segretario generale della Conferenza episcopale brasiliana: R. – La Chiesa è sempre in cammino, nel tempo quaresimale, per essere toccata da Gesù crocifisso e risorto. La Quaresima è un’opportunità bellissima per comprendere le radici della nostra fede. In questo senso, la Chiesa brasiliana ha sempre scelto un tema per aiutare a riflettere sulla realtà umana, sulla realtà sociale: perché la fede è sempre incarnata, è sempre viva. La fede sostiene i cambiamenti delle strutture. Quest’anno, quindi, la Conferenza episcopale brasiliana ha scelto come tema quello della salute, nel senso di ciò che spetta come responsabilità alla sanità pubblica. Questo è molto importante, perché sentiamo che la tutela sanitaria non si estende fino ai più poveri, a quella parte di popolazione brasiliana che vive più all’interno del Paese, nei piccoli villaggi lontani: lì, quasi non arriva di ciò di cui si deve occupare il governo. E riflettiamo anche sulla necessità di un maggiore apporto finanziario da parte del governo, perché le strutture adibite a fornire i servizi sanitari per tutti possano essere più efficienti. Penso – ad esempio – alla popolazione indigena, ai tanti popoli che non hanno accesso alla salute. Penso a coloro che sono i discendenti degli schiavi, i quilomboles : anche a queste popolazioni manca una struttura più efficiente di assistenza sanitaria. Per questo, nel cammino quaresimale, la Chiesa brasiliana quest’anno vuole riflettere, pregare, meditare sulla questione della salute affinché diventi un cammino in cui si viva il Vangelo, Gesù crocifisso e risorto. D. – Questa Campagna ha come apice una grande colletta, nella quale la popolazione cattolica – e anche quella non cattolica – può esprimere questa solidarietà con gesti concreti… R. – Questo gesto concreto lo compiamo sempre nella Domenica delle Palme. E’ un gesto molto significativo, perché grazie a questa colletta le diocesi potranno chiedere sostegno per quei piccoli progetti che aiutano ad avere l’assistenza sanitaria nelle comunità. Quest’anno, siamo in dialogo con il governo per realizzare insieme questi progetti. È un gesto molto importante, perché mostra una condivisione: condivisione nella fede e condivisione nella solidarietà, poiché amore vuol dire condivisione. E così, con la colletta, avremo anche la possibilità di esprimere quello che Dio ha condiviso con noi: la sua vita, il suo amore. (gf)...

Il Papa all'udienza generale: Quaresima, tempo per ritrovare nuovo coraggio di fronte alle prove della vita
All’udienza generale, nel Mercoledì delle Ceneri, Benedetto XVI ha evocato l’immagine di una Chiesa “in cammino nel ‘deserto’ del mondo e della storia”, sollecitando i credenti in tempo di Quaresima a ritrovare “nuovo coraggio” per affrontare le prove della vita. La Quaresima - ha sottolineato il Papa - "è il tempo delle decisioni mature". Il servizio di Roberta Gisotti . Quaresima tempo di cambiamento, pentimento, conversione per incontrare Cristo alla fine dei secoli, “per imparare ad imitare Gesù, che nei quaranta giorni trascorsi nel deserto insegnò a vincere la tentazione con la Parola di Dio”, contrapponendo il messianismo dell’amore e del dono totale di sé sulla Croce al messianismo del potere e del successo. Così anche la Chiesa – ha osservato il Papa - si trova “in cammino nel ‘deserto’ del mondo e della storia”. Deserto dove i credenti hanno “l’opportunità di fare una profonda esperienza di Dio che rende forte lo spirito, conferma la fede, nutre la speranza, anima la carità”. Ma “il deserto è anche l’aspetto negativo della realtà che ci circonda”, ha sottolineato Benedetto XVI:	 “L’aridità, la povertà di parole di vita e di valori, il secolarismo e la cultura materialista, che rinchiudono la persona nell’orizzonte mondano dell’esistere sottraendolo ad ogni riferimento alla trascendenza. E’ questo anche l’ambiente in cui il cielo sopra di noi è oscuro, perché coperto dalle nubi dell’egoismo, dell’incomprensione e dell’inganno”. Questo non impedisce alla Chiesa di oggi – ha rassicurato il Papa – di trasformare “il tempo del deserto” “in tempo di grazia”, nella “certezza che anche dalla roccia più dura Dio può far scaturire l’acqua viva che disseta e ristora”: “Cari fratelli e sorelle, in questi quaranta giorni che ci condurranno alla Pasqua di Risurrezione possiamo ritrovare nuovo coraggio per accettare con pazienza e con fede ogni situazione di difficoltà, di afflizione e di prova, nella consapevolezza che dalle tenebre il Signore farà sorgere il giorno nuovo”. Nei saluti finali, un indirizzo particolare Benedetto XVI ha rivolto all’Ordinariato personale di nostra Signora di Walsingham, costituito da ex anglicani entrati nella Chiesa cattolica, in occasione del primo pellegrinaggio alla sede di Pietro. Tra i fedeli presenti nella Basilica vaticana, le Ancelle del Sacro Cuore di Gesù riunite per il Capitolo generale e i Diaconi di Milano: costruite sempre la vostra vita – li ha incoraggiati il Papa – “secondo la logica del Vangelo”, del “non conformismo cristiano”. Un saluto affettuoso è andato poi ai rappresentanti della Lega italiana contro i tumori e alla delegazione dei Mondiali Juniores di Sci, che si svolgeranno dal 29 febbraio al 9 marzo a Roccaraso e Rivisondoli in Abruzzo: la delegazione ha consegnato al Papa una medaglia d'oro speciale creata appositamente per il Pontefice. Una raccomandazione infine ai legali dell’Avvocatura italiana perché svolgano il loro lavoro “seguendo sempre i criteri di amore alla giustizia e di servizio al bene comune"....

Il patriarca Twal per la Quaresima: per la pace in Terra Santa preghiera, penitenza e digiuno
“Penitenza per il Regno e la Pace”. Questo il titolo della Lettera per la Quaresima 2012 diffusa dal patriarca latino di Gerusalemme , Fouad Twal . Il presule in questo documento rimette in evidenza la drammatica situazione della Terra Santa ancora in preda a violenze e conflitti, proponendo la via della preghiera, della penitenza e del digiuno per ottenere dal Signore il tanto agognato bene della pace. Giancarlo La Vella ne ha parlato con il patriarca latino, raggiunto telefonicamente a Gerusalemme: R. – Il digiuno deve essere per tutti i cristiani, per tutti noi in Terra Santa. In questa Quaresima, dobbiamo portare la Croce e al di fuori di questa Quaresima dobbiamo avere una dimensione spirituale, più marcata che in passato. Ho chiesto a tutti i nostri fedeli di offrire questo digiuno, questo sacrificio, questa Croce per la pace che ci manca. D. – E c’è sempre la speranza che la Croce si trasformi poi in Resurrezione: cosa ritiene si possa fare per questa tormentata regione? R. – Non dobbiamo mai dimenticare due dimensioni: la dimensione della Croce e del sacrificio e, l’altra, la dimensione della speranza e della Resurrezione. Sappiamo che la Quaresima e il digiuno non sono fini a se stessi, perché devono terminare con la gioia della Resurrezione. Questa dimensione di speranza non deve mai mancare alle persone, alle famiglie, ai sofferenti, ai senzatetto. Questa lettera pastorale è per ribadire che non dobbiamo mai perdere la speranza e che un giorno anche noi, anche Gerusalemme, ritroverà la sua vocazione di città di pace per tutti, per tutti gli abitanti e per tutti gli uomini. D. – Quali azioni concretamente gli uomini possono fare? R. – Abbiamo tanto bisogno di gesti concreti. La speranza non si ferma con i muri, non si ferma con la croce: la nostra speranza va oltre! Questa speranza e questo coraggio di vivere non vengono da quello che vediamo, dalle circostanze politiche che viviamo attualmente. Grazie a Dio, la speranza viene da un’altra fonte, da Qualcuno che ci ha detto: non abbiate paura, sono con voi; prima di voi ho sofferto, prima di voi ho pianto su questa città, prima di voi ho portato la Croce. Ci appoggiamo così sulle sue parole, quando ci ha detto: non abbiate paura, sono con voi e un giorno vi darò la mia pace. (mg)...

Il Papa presiede il Rito delle Ceneri all'Aventino. La riflessione di mons. Sigalini sulla Quaresima
Oggi, Mercoledì delle Ceneri, Benedetto XVI presiederà la tradizionale Stazione Quaresimale sull’Aventino, a partire dalle ore 16.30 nella chiesa di Sant’Anselmo. Si terrà quindi la processione verso la Basilica di Santa Sabina. Qui avrà luogo la celebrazione dell’Eucaristia con il rito di benedizione e imposizione delle ceneri. Sul significato di questo tempo forte per la vita dei cristiani, Alessandro Gisotti ha intervistato il vescovo di Palestrina, mons. Domenico Sigalini : R. – Il cammino della Quaresima per un cristiano è importante come la primavera per la natura, perché è la primavera dello spirito. E’ il momento in cui rinasce, riprende il cammino verso la santità. Noi siamo convinti che come cristiani non possiamo ridurre la nostra risposta ai doni di Dio soltanto a qualche gesto di cortesia o a qualche elemento funzionale alla buona educazione. Noi siamo coinvolti da Dio nel suo grande disegno di salvezza per l’umanità: dare all’uomo la speranza che tante volte tradisce, ridare alla gente un’apertura verso il trascendente, verso di Lui, e allo stesso tempo riscoprire il Vangelo come percorso che ci aiuta ad incontrare Dio nelle persone e le persone dentro le loro fatiche, le loro gioie, le loro speranze. D. – Nel Messaggio per la Quaresima, Benedetto XVI mette l’accento sulla responsabilità verso il fratello, e mette in guardia dall’anestesia spirituale che rende ciechi alle sofferenze altrui: un richiamo anche particolarmente attuale, visti i tempi in cui viviamo? R. – E’ esatto. E anche molto forte, che esige un grande equilibrio. Di fatto, il Papa propone l’esempio negativo che ci viene da un episodio del Vangelo, quello del Buon Samaritano che viene lasciato mezzo morto sulla strada da gente che va dritta, consapevole di essere stata al servizio del Tempio senza accorgersi, però, che questo Tempio è allargato a tutti i poveri che incontra. Ciò per dire che questa anestesia spirituale colpisce tutti: colpisce gli uomini di Chiesa, colpisce chiunque si rinchiuda nel suo egoismo. Esige e sollecita, quindi – dice il Papa – la consapevolezza di avere una responsabilità verso gli altri. A me pare che questo sia importante. E c’è un altro accenno che vale la pena di sottolineare, che non è soltanto l’attenzione all’altro perché ha bisogno, perché bisogna essere generosi: c’è anche una solidarietà nel cogliere che siamo chiamati a fare il bene, quindi nel vedere anche i comportamenti e vedere se questi comportamenti sono impostati sul Vangelo o se invece sono impostati su qualcos’altro. E’ un atteggiamento difficile, ma ricordarci a vicenda che dobbiamo puntare più in alto è un’opera quaresimale eccezionale. D. – Il Papa, nel Messaggio, sottolinea appunto l’importanza e il richiamo a un aspetto della vita cristiana che pare caduto in oblio: la correzione fraterna… R. – Noi cristiani siamo sempre stati un po’ puntati, perché facciamo i moralizzatori. Ecco: il Papa non dice questo. Non ci chiede di fare i moralizzatori, ma dice che la nostra esperienza cristiana – se vuole essere fedele al Vangelo e quindi anche all’uomo, alla donna che incontra – dev’essere capace anche di alzare il livello della nostra prospettiva, della prospettiva di tutti. Cioè, deve vedere che dentro ai mali del mondo c’è un’assenza di Dio e che questa va sottolineata. Non si giudica ma si coglie la strada che occorre seguire per cambiare. D. – Quale augurio si sente di fare ai fedeli, non solo della sua diocesi, e agli ascoltatori della Radio Vaticana, per questo inizio di Quaresima? R. – Io vi auguro di incominciare decisi, di non stare a voltarvi indietro e di prendere tutti i giorni il Vangelo come l’ispirazione fondamentale della giornata. (gf) (Ultimo aggiornamento: 22\02\2012)...

  
 50° di Ordinazione Sacerdotale Riduci


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Lettura documenti in formato PDF - sabato 27 agosto 2011

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