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News.vahttp://www.news.va/2016-07-22T13:13:10+00:00Costituzione del Papa per le contemplativa: fari e fiaccole per l'umanità2016-07-22T13:13:10+00:00http://www.news.va/it/news/costituzione-apostolica-vultum-dei-quaerere-sulla La promozione di una formazione adeguata; i criteri specifici per l’autonomia delle comunità contemplative; l’appartenenza dei monasteri ad una federazione: sono questi alcuni punti della Costituzione Apostolica “Vultum Dei Quaerere – La ricerca del volto di Dio”, firmata da Papa Francesco e dedicata alla vita contemplativa femminile. Il documento indica 12 temi di riflessione per la vita consacrata in generale e si conclude con 14 articoli dispositivi. Il servizio di Isabella Piro : Le contemplative siano fari e fiaccole dell’umanità Essere “fari e fiaccole” che guidano ed accompagnano il cammino dell’umanità, interlocutrici “sapienti” che sanno “riconoscere le domande che Dio e l’umanità pongono”: questa è la sfida indicata da Papa Francesco alle contemplative. In un mondo che cerca Dio, anche inconsapevolmente – scrive il Pontefice – le persone consacrate non devono fermarsi mai nella loro ricerca di Dio, portando il Vangelo nel mondo contemporaneo. E non si tratta di una missione facile, considerata la realtà attuale che “obbedisce a logiche di potere, economiche e consumistiche”. Ma è proprio in questo contesto che il silenzio, l’ascolto, la stabilità della vita contemplativa “possono e devono costituire una sfida”. Vita consacrata, storia di amore appassionato per Dio e l’umanità “Dono inestimabile ed irrinunciabile” per la Chiesa – si legge nella Vultum Dei Quaerere (VDQ) – “la vita consacrata è una storia di amore appassionato per il Signore e per l’umanità”, che si dipana attraverso “l’appassionata ricerca del volto di Dio”, di fronte al quale “tutto si ridimensiona”, perché guardato con “occhi spirituali” che permettono di contemplare “il mondo e le cose con lo sguardo di Dio”. Di fronte alle “tentazioni”, poi, il Papa esorta le contemplative a “sostenere coraggiosamente il combattimento spirituale”, vincendo con tenacia “la tentazione che sfocia nell’apatia, nella routine, nella demotivazione, nell’accidia paralizzante”. Formazione e preghiera Quindi, il Papa invita a “riflettere e discernere su dodici temi della vita consacrata in generale. Il primo è quello della formazione, processo senza fine che “richiede una continua conversione a Dio” e un tempo adeguato, tra i nove ed i dodici anni.  Di qui, il richiamo del Pontefice ai monasteri affinché “prestino grande attenzione al discernimento vocazione e spirituale, senza lasciarsi prendere dalla tentazione del numero e dell’efficienza”. Segue, poi, la preghiera: “midollo della vita consacrata”, essa non deve essere vissuta come “un ripiegamento” della vita monastica su se stessa, bensì come un “allargare il cuore per abbracciare l’intera umanità”, in particolare i sofferenti. In tal modo, le comunità diverranno “vere scuole di preghiera”, alimentata dalla “bellezza scandalosa della Croce”. Lectio divina, Eucaristia e Riconciliazione Centrale, poi, la Parola di Dio: esplicitata nella lectio divina, essa permette di passare “dal testo biblico alla vita” e deve scandire la giornata “personale e comunitaria” delle contemplative, aiutandole a “discernere ciò che viene da Dio e ciò che invece può allontanare da Lui”. Ma lectio divina dovrà anche trasformarsi in actio, “dono per gli altri nella carità”. Successivamente, la VDQ ricorda l’importanza dell’Eucaristia e della Riconciliazione, suggerendo di “prolungare la celebrazione con l’adorazione eucaristica” e di vivere la pratica della penitenza come “occasione privilegiata per contemplare il volto misericordioso del Padre”. Sperimentando il perdono di Dio, infatti, si può diventare “profeti e ministri di misericordia e strumenti di riconciliazione, perdono e pace” di cui il mondo di oggi ha “particolarmente bisogno”. Vita comunicatoria e autonomia dei monasteri Il quinto tema indicato dalla Costituzione apostolica è quello della vita fraterna in comunità, intesa come “riflesso del modo di donarsi a Dio” e “prima forma di evangelizzazione”. “Una comunità esiste in quanto nasce e si edifica con l’apporto di tutti”, scrive il Pontefice, nell’ottica di “una forte spiritualità di comunione” e di “mutua appartenenza”. E questa è una testimonianza quanto mai necessaria “in una società segnata da divisioni e disuguaglianze”. “È possibile e bello vivere insieme – si legge nel documento – nonostante le differenze di generazione, formazione e cultura”. Anzi, tali diversità non impediscono la via fraterna, ma “la arricchiscono”, perché “unità e comunione non significano uniformità”. Il sesto tema, invece, riguarda l’autonomia dei monasteri: pur favorendo la stabilità, l’unità e la contemplazione di una comunità, l’autonomia “non deve significare indipendenza o isolamento”, scrive il Papa, esortando le contemplative a non  ammalarsi di “autoreferenzialità”. Le federazioni e la clausura Strettamente legato a questo è il settimo tema, in cui il Papa richiama l’importanza delle Federazioni come “strutture di comunione tra monasteri che condividono lo stesso carisma”. Mirate alla promozione della vita contemplativa nei monasteri e all’aiuto nella formazione e nelle necessità concrete degli stessi, le Federazioni – è l’indicazione del Pontefice – “dovranno essere favorite e moltiplicate”. L’ottavo tema, invece, è relativo alla clausura, “segno dell’unione esclusiva della Chiesa sposa con il suo Signore”. Il lavoro e il silenzio Poi, Papa Francesco sottolinea l’importanza del lavoro che le contemplative devono compiere “con devozione e fedeltà, senza lasciarsi condizionare dalla mentalità efficientistica e dall’attivismo della cultura contemporanea”. Il lavoro andrà quindi inteso come “servizio all’umanità e solidarietà con i poveri”. E ancora: il silenzio, da intendere come “ascolto e ruminatio della Parola”, “vuoto di sé per fare spazio all’accoglienza”, silenzio “ricco di carità”, che “ascolta Dio ed il grido dell’umanità”. La cultura digitale ed i mezzi di comunicazione Consapevole, poi, dei mutamenti della società e della “cultura digitale” che “influisce in modo decisivo nella formazione del pensiero e nel modo di rapportarsi con il mondo”, come undicesimo tema Francesco pone i mezzi di comunicazione. “Strumenti utili per la formazione e la comunicazione”, li definisce il Papa che, tuttavia, esorta le contemplative ad “un prudente discernimento” affinché tali mezzi non siano occasione di “dissipazione o di evasione dalla vita fraterna, danno alla vocazione o ostacolo alla contemplazione”. L’ascesi: le contemplative, “scala” verso Dio Infine, l’ultimo tema è quello dell’ascesi: “segno eloquente di fedeltà” in un mondo globalizzato e senza radici, esempio, per “l’umanità segnata e lacerata da tante divisioni”, di come “restare accanto” al prossimo anche di fronte a diversità, tensioni, conflitti, fragilità,  l’ascesi non è una fuga dal mondo “per paura” – sottolinea Francesco – perché le monache “continuano a stare nel mondo, senza essere del mondo”. La loro profezia, allora, sarà quella di “intercedere costantemente per l’umanità” presso il Signore, ascoltando “il grido” di chi è “vittima della cultura dello scarto”. Così, le contemplative saranno la “scala” attraverso la quale Dio scende incontro all’uomo e l’uomo sale incontro a Dio.  Reclutamento candidate non sia solo per far sopravvivere i monasteri La Conclusione dispositiva della VDQ si suddivide in 14 articoli che, di fatto, definiscono in termini giuridici quanto detto dal Pontefice in precedenza. In particolare, l’art. 3 stabilisce che si possono frequentare corsi formativi “anche al di fuori del proprio monastero e che “si deve assolutamente evitare il reclutamento di candidate da altri Paesi con l’unico fine di salvaguardare la sopravvivenza del monastero”. L’art. 8 elenca i requisiti necessari all’autonomia giuridica di una comunità, tra cui la capacità formativa e di governo, l’inserimento nella Chiesa locale e la possibilità di sussistenza. Qualora tali requisiti non sussistano, la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata “valuterà l’opportunità di costituire una commissione ad hoc” per “una rivitalizzazione del monastero oppure per la sua chiusura”. Obbligo iniziale di far parte di una federazione L’art. 9 sottolinea che “inizialmente tutti i monasteri dovranno far parte di una federazione”, che potrà essere configurata secondo criteri sia geografici che di affinità di spirito e tradizioni. Se un monastero non potrà confederarsi, la VDQ ribadisce che si dovrà chiedere il permesso alla Santa Sede, alla quale compete “un adeguato discernimento”.  Infine, l’art. 14 stabilisce che la  Congregazione per gli Istituti di vita consacrata emani indicazioni applicative secondo i carismi delle diverse famiglie monastiche. Tali indicazioni applicative dovranno essere approvate dalla Santa Sede. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/05/20/ANSA597658_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">La promozione di una formazione adeguata; i criteri specifici per l’autonomia delle comunità contemplative; l’appartenenza dei monasteri ad una federazione: sono questi alcuni punti della Costituzione Apostolica “Vultum Dei Quaerere – La ricerca del volto di Dio”, firmata da Papa Francesco e dedicata alla vita contemplativa femminile. Il documento indica 12 temi di riflessione per la vita consacrata in generale e si conclude con 14 articoli dispositivi. Il servizio di </span><strong style="line-height: 1.6;">Isabella Piro</strong><span style="line-height: 1.6;">:</span></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_7744771" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540361.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540361.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">Le contemplative siano fari e fiaccole dell’umanità</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Essere “fari e fiaccole” che guidano ed accompagnano il cammino dell’umanità, interlocutrici “sapienti” che sanno “riconoscere le domande che Dio e l’umanità pongono”: questa è la sfida indicata da Papa Francesco alle contemplative. In un mondo che cerca Dio, anche inconsapevolmente – scrive il Pontefice – le persone consacrate non devono fermarsi mai nella loro ricerca di Dio, portando il Vangelo nel mondo contemporaneo. E non si tratta di una missione facile, considerata la realtà attuale che “obbedisce a logiche di potere, economiche e consumistiche”. Ma è proprio in questo contesto che il silenzio, l’ascolto, la stabilità della vita contemplativa “possono e devono costituire una sfida”.</span></p> <p><strong>Vita consacrata, storia di amore appassionato per Dio e l’umanità</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">“Dono inestimabile ed irrinunciabile” per la Chiesa – si legge nella Vultum Dei Quaerere (VDQ) – “la vita consacrata è una storia di amore appassionato per il Signore e per l’umanità”, che si dipana attraverso “l’appassionata ricerca del volto di Dio”, di fronte al quale “tutto si ridimensiona”, perché guardato con “occhi spirituali” che permettono di contemplare “il mondo e le cose con lo sguardo di Dio”. Di fronte alle “tentazioni”, poi, il Papa esorta le contemplative a “sostenere coraggiosamente il combattimento spirituale”, vincendo con tenacia “la tentazione che sfocia nell’apatia, nella routine, nella demotivazione, nell’accidia paralizzante”.</span></p> <p><strong>Formazione e preghiera</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Quindi, il Papa invita a “riflettere e discernere su dodici temi della vita consacrata in generale. Il primo è quello della formazione, processo senza fine che “richiede una continua conversione a Dio” e un tempo adeguato, tra i nove ed i dodici anni.  Di qui, il richiamo del Pontefice ai monasteri affinché “prestino grande attenzione al discernimento vocazione e spirituale, senza lasciarsi prendere dalla tentazione del numero e dell’efficienza”. Segue, poi, la preghiera: “midollo della vita consacrata”, essa non deve essere vissuta come “un ripiegamento” della vita monastica su se stessa, bensì come un “allargare il cuore per abbracciare l’intera umanità”, in particolare i sofferenti. In tal modo, le comunità diverranno “vere scuole di preghiera”, alimentata dalla “bellezza scandalosa della Croce”.</span></p> <p><strong>Lectio divina, Eucaristia e Riconciliazione</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Centrale, poi, la Parola di Dio: esplicitata nella lectio divina, essa permette di passare “dal testo biblico alla vita” e deve scandire la giornata “personale e comunitaria” delle contemplative, aiutandole a “discernere ciò che viene da Dio e ciò che invece può allontanare da Lui”. Ma lectio divina dovrà anche trasformarsi in actio, “dono per gli altri nella carità”. Successivamente, la VDQ ricorda l’importanza dell’Eucaristia e della Riconciliazione, suggerendo di “prolungare la celebrazione con l’adorazione eucaristica” e di vivere la pratica della penitenza come “occasione privilegiata per contemplare il volto misericordioso del Padre”. Sperimentando il perdono di Dio, infatti, si può diventare “profeti e ministri di misericordia e strumenti di riconciliazione, perdono e pace” di cui il mondo di oggi ha “particolarmente bisogno”.</span></p> <p><strong>Vita comunicatoria e autonomia dei monasteri</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Il quinto tema indicato dalla Costituzione apostolica è quello della vita fraterna in comunità, intesa come “riflesso del modo di donarsi a Dio” e “prima forma di evangelizzazione”. “Una comunità esiste in quanto nasce e si edifica con l’apporto di tutti”, scrive il Pontefice, nell’ottica di “una forte spiritualità di comunione” e di “mutua appartenenza”. E questa è una testimonianza quanto mai necessaria “in una società segnata da divisioni e disuguaglianze”. “È possibile e bello vivere insieme – si legge nel documento – nonostante le differenze di generazione, formazione e cultura”. Anzi, tali diversità non impediscono la via fraterna, ma “la arricchiscono”, perché “unità e comunione non significano uniformità”. Il sesto tema, invece, riguarda l’autonomia dei monasteri: pur favorendo la stabilità, l’unità e la contemplazione di una comunità, l’autonomia “non deve significare indipendenza o isolamento”, scrive il Papa, esortando le contemplative a non  ammalarsi di “autoreferenzialità”.</span></p> <p><strong>Le federazioni e la clausura</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Strettamente legato a questo è il settimo tema, in cui il Papa richiama l’importanza delle Federazioni come “strutture di comunione tra monasteri che condividono lo stesso carisma”. Mirate alla promozione della vita contemplativa nei monasteri e all’aiuto nella formazione e nelle necessità concrete degli stessi, le Federazioni – è l’indicazione del Pontefice – “dovranno essere favorite e moltiplicate”. L’ottavo tema, invece, è relativo alla clausura, “segno dell’unione esclusiva della Chiesa sposa con il suo Signore”.</span></p> <p><strong>Il lavoro e il silenzio</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Poi, Papa Francesco sottolinea l’importanza del lavoro che le contemplative devono compiere “con devozione e fedeltà, senza lasciarsi condizionare dalla mentalità efficientistica e dall’attivismo della cultura contemporanea”. Il lavoro andrà quindi inteso come “servizio all’umanità e solidarietà con i poveri”. E ancora: il silenzio, da intendere come “ascolto e ruminatio della Parola”, “vuoto di sé per fare spazio all’accoglienza”, silenzio “ricco di carità”, che “ascolta Dio ed il grido dell’umanità”.</span></p> <p><strong>La cultura digitale ed i mezzi di comunicazione</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Consapevole, poi, dei mutamenti della società e della “cultura digitale” che “influisce in modo decisivo nella formazione del pensiero e nel modo di rapportarsi con il mondo”, come undicesimo tema Francesco pone i mezzi di comunicazione. “Strumenti utili per la formazione e la comunicazione”, li definisce il Papa che, tuttavia, esorta le contemplative ad “un prudente discernimento” affinché tali mezzi non siano occasione di “dissipazione o di evasione dalla vita fraterna, danno alla vocazione o ostacolo alla contemplazione”.</span></p> <p><strong>L’ascesi: le contemplative, “scala” verso Dio</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Infine, l’ultimo tema è quello dell’ascesi: “segno eloquente di fedeltà” in un mondo globalizzato e senza radici, esempio, per “l’umanità segnata e lacerata da tante divisioni”, di come “restare accanto” al prossimo anche di fronte a diversità, tensioni, conflitti, fragilità,  l’ascesi non è una fuga dal mondo “per paura” – sottolinea Francesco – perché le monache “continuano a stare nel mondo, senza essere del mondo”. La loro profezia, allora, sarà quella di “intercedere costantemente per l’umanità” presso il Signore, ascoltando “il grido” di chi è “vittima della cultura dello scarto”. Così, le contemplative saranno la “scala” attraverso la quale Dio scende incontro all’uomo e l’uomo sale incontro a Dio. </span></p> <p><strong>Reclutamento candidate non sia solo per far sopravvivere i monasteri</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">La Conclusione dispositiva della VDQ si suddivide in 14 articoli che, di fatto, definiscono in termini giuridici quanto detto dal Pontefice in precedenza. In particolare, l’art. 3 stabilisce che si possono frequentare corsi formativi “anche al di fuori del proprio monastero e che “si deve assolutamente evitare il reclutamento di candidate da altri Paesi con l’unico fine di salvaguardare la sopravvivenza del monastero”. L’art. 8 elenca i requisiti necessari all’autonomia giuridica di una comunità, tra cui la capacità formativa e di governo, l’inserimento nella Chiesa locale e la possibilità di sussistenza. Qualora tali requisiti non sussistano, la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata “valuterà l’opportunità di costituire una commissione ad hoc” per “una rivitalizzazione del monastero oppure per la sua chiusura”.</span></p> <p><strong>Obbligo iniziale di far parte di una federazione</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">L’art. 9 sottolinea che “inizialmente tutti i monasteri dovranno far parte di una federazione”, che potrà essere configurata secondo criteri sia geografici che di affinità di spirito e tradizioni. Se un monastero non potrà confederarsi, la VDQ ribadisce che si dovrà chiedere il permesso alla Santa Sede, alla quale compete “un adeguato discernimento”.  Infine, l’art. 14 stabilisce che la  Congregazione per gli Istituti di vita consacrata emani indicazioni applicative secondo i carismi delle diverse famiglie monastiche. Tali indicazioni applicative dovranno essere approvate dalla Santa Sede.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/07/22/costituzione_“vultum_dei_quaerere_sulla_vita_contemplativa/1245939">(Da Radio Vaticana)</a>S.Sede-Osce: nelle guerre, dignità delle donne offesa da violenza sessuale2016-07-22T12:53:29+00:00http://www.news.va/it/news/ssede-osce-nelle-guerre-dignita-delle-donne-offesa Ancora oggi dignità e diritti delle donne sono violati. Così mons. Janusz Urbanczyk, osservatore permanente della Santa Sede all’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce), intervenendo ad una sessione del Consiglio permanente dell’organismo dedicato alla prevenzione della violenza sessuale sulle donne in contesti di guerra. Il servizio di Giada Aquilino : La dignità e i diritti umani delle donne continuano ad essere violati in particolare dalla “persistente piaga” della violenza sessuale contro di esse nei conflitti armati. A denunciarlo è stato mons. Janusz Urbanczyk, osservatore permanente della Santa Sede all’Osce. Negli anni e nelle diverse situazioni, ha spiegato il presule, le donne hanno dimostrato di essere “agenti vitali di cambiamento, riconciliazione e ricostruzione” nell’ambito delle loro famiglie, delle comunità locali, dei Paesi di appartenenza, rivestendo pure un “un ruolo chiave” nell’evitare che le società ricadano “nell’aggressività e nel conflitto armato”. Eppure in alcuni Paesi resta molto da fare per promuovere i diritti delle donne, come sottolineato anche da Papa Francesco nell’Esortazione apostolica “Amoris laetitia” sull’amore nella famiglia. Papa Francesco e il contrasto alla violenza sulle donne Il Pontefice, ha ricordato mons. Urbanczyk, “ha puntato il dito” contro i “vergognosi” maltrattamenti contro le donne, la violenza domestica, le varie forme di riduzione in schiavitù: piuttosto che una dimostrazione di potere maschile - ha sottolineato - sono atti codardi di “viltà”, aggiungendo che la violenza verbale, fisica e sessuale che le donne sopportano in alcuni matrimoni “contraddice la natura stessa dell’unione coniugale”. L’impegno della Santa Sede La Santa Sede, ha spiegato il rappresentante vaticano, è dunque impegnata sia a “combattere e prevenire” la violenza sessuale nei conflitti, assistendo e proteggendo al contempo le vittime, sia a favorire “l'adozione di misure per porre fine all'impunità” dei responsabili. Parità tra uomini e donne A proposito della “ricerca di una autentica e vera parità tra uomini e donne” mons. Urbanczyk ha ricordato che San Giovanni Paolo II la evidenziò già nella Lettera alle donne del 1995, facendo riferimento a parità di retribuzione per una parità di lavoro, protezione delle madri che lavorano, giusti avanzamenti di carriera, uguaglianza fra i coniugi nel diritto di famiglia. L'impegno per l’uguaglianza La Santa Sede, ha proseguito l’osservatore permanente presso l’Osce, sostiene “pienamente” gli impegni dell’organismo volti a determinare tale uguaglianza e ad affrontare le discriminazioni. Per questo, ha annunciato, la delegazione vaticana è pronta a negoziare “in buona fede” una potenziale decisione da prendere sull’integrazione al Piano dell’Osce per la promozione dell’uguaglianza di genere del 2004, nella misura in cui tale provvedimento possa contribuire a portare avanti, “in un nuovo formato”, la “vera e autentica” parità tra uomini e donne. Prima di concludere, mons. Urbanczyk ha voluto esprimere la “preoccupazione” della Santa Sede per il rischio che tale impegno per l’uguaglianza possa però essere ostacolato da “altri obiettivi e interessi” che impediscano misure efficaci e tempestive. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/06/25/AFP3334135_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Ancora oggi dignità e diritti delle donne sono violati. Così mons. Janusz Urbanczyk, osservatore permanente della Santa Sede all’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce), intervenendo ad una sessione del Consiglio permanente dell’organismo dedicato alla prevenzione della violenza sessuale sulle donne in contesti di guerra. Il servizio di <strong>Giada Aquilino</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_7745397" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540388.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540388.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>La dignità e i diritti umani delle donne continuano ad essere violati in particolare dalla “persistente piaga” della violenza sessuale contro di esse nei conflitti armati. A denunciarlo è stato mons. Janusz Urbanczyk, osservatore permanente della Santa Sede all’Osce. Negli anni e nelle diverse situazioni, ha spiegato il presule, le donne hanno dimostrato di essere “agenti vitali di cambiamento, riconciliazione e ricostruzione” nell’ambito delle loro famiglie, delle comunità locali, dei Paesi di appartenenza, rivestendo pure un “un ruolo chiave” nell’evitare che le società ricadano “nell’aggressività e nel conflitto armato”. Eppure in alcuni Paesi resta molto da fare per promuovere i diritti delle donne, come sottolineato anche da Papa Francesco nell’Esortazione apostolica “Amoris laetitia” sull’amore nella famiglia.</p> <p><strong>Papa Francesco e il contrasto alla violenza sulle donne</strong><br/> Il Pontefice, ha ricordato mons. Urbanczyk, “ha puntato il dito” contro i “vergognosi” maltrattamenti contro le donne, la violenza domestica, le varie forme di riduzione in schiavitù: piuttosto che una dimostrazione di potere maschile - ha sottolineato - sono atti codardi di “viltà”, aggiungendo che la violenza verbale, fisica e sessuale che le donne sopportano in alcuni matrimoni “contraddice la natura stessa dell’unione coniugale”.</p> <p><strong>L’impegno della Santa Sede</strong><br/> La Santa Sede, ha spiegato il rappresentante vaticano, è dunque impegnata sia a “combattere e prevenire” la violenza sessuale nei conflitti, assistendo e proteggendo al contempo le vittime, sia a favorire “l'adozione di misure per porre fine all'impunità” dei responsabili.</p> <p><strong>Parità tra uomini e donne</strong><br/> A proposito della “ricerca di una autentica e vera parità tra uomini e donne” mons. Urbanczyk ha ricordato che San Giovanni Paolo II la evidenziò già nella Lettera alle donne del 1995, facendo riferimento a parità di retribuzione per una parità di lavoro, protezione delle madri che lavorano, giusti avanzamenti di carriera, uguaglianza fra i coniugi nel diritto di famiglia.</p> <p><strong>L'impegno per l’uguaglianza</strong><br/> La Santa Sede, ha proseguito l’osservatore permanente presso l’Osce, sostiene “pienamente” gli impegni dell’organismo volti a determinare tale uguaglianza e ad affrontare le discriminazioni. Per questo, ha annunciato, la delegazione vaticana è pronta a negoziare “in buona fede” una potenziale decisione da prendere sull’integrazione al Piano dell’Osce per la promozione dell’uguaglianza di genere del 2004, nella misura in cui tale provvedimento possa contribuire a portare avanti, “in un nuovo formato”, la “vera e autentica” parità tra uomini e donne. Prima di concludere, mons. Urbanczyk ha voluto esprimere la “preoccupazione” della Santa Sede per il rischio che tale impegno per l’uguaglianza possa però essere ostacolato da “altri obiettivi e interessi” che impediscano misure efficaci e tempestive.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/07/22/ssede_guerre,_dignità_donne_offesa_da_violenza_sessuale/1245972">(Da Radio Vaticana)</a>Papa ai giovani in un libro su Madre Teresa: servite i poveri2016-07-22T07:08:12+00:00http://www.news.va/it/news/papa-ai-giovani-in-un-libro-su-madre-teresa-servit Papa Francesco ha scritto la prefazione – pubblicata oggi in anteprima dal Corriere della sera – al libro “Amiamo chi non è amato”, nel quale la Emi ha raccolto due interventi inediti pronunciati da Madre Teresa nel ’73, a Milano, incontrando giovani e religiose. Francesco ha raccolto la sua riflessione sul testo in cinque parole: preghiera, carità, misericordia operosa, famiglia e giovani.  Il servizio di Roberto Piermarini Il Papa inizia le sue riflessioni parlando della preghiera e ricorda che “Madre Teresa iniziava la sua giornata partecipando alla Santa Messa e la chiudeva con l’adorazione a Gesù Sacramento, Amore infinito. Così diventa possibile trasformare il lavoro in preghiera” afferma il Papa. Se entreremo nei sentimenti di Gesù, potremo gustare la vita e donare uno sguardo rinnovato a chi incontriamo. La seconda parola, carità, spiega Francesco, “significa farsi prossimo alle periferie degli uomini e delle donne che incontriamo ogni giorno e provare compassione per gli ultimi nel corpo e nello spirito”, “farsi testimoni della carezza di Dio per ogni ferita dell’umanità”, per offrire alle persone che lo desiderano, la presenza e la vicinanza di Dio. Sulla misericordia operosa il Papa ricorda che con le opere di misericordia corporali e spirituali, siamo chiamati a prenderci cura di ogni uomo. “Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina”. “Madre Teresa ha fatto di questa pagine del Vangelo – osserva Francesco – la guida della sua vita, la strada verso la santità e potrebbe diventarlo anche per noi”. Quarta parola la famiglia. E’ qui che “impariamo da mamma e da papà – scrive il Papa – a sorriderci, a perdonarci, accoglierci, sacrificarci gli uni per gli altri, donare senza pretendere nulla in cambio, pregare e soffrire insieme, gioire e aiutarci reciprocamente”, come ci invita Madre Teresa. E infine una parola per i giovani, che vedrà la settimana prossima alla Gmg di Cracovia. Il Papa li invita ad essere “costruttori di ponti per spezzare la logica della divisione, del rifiuto, della paura gli uni degli altri” e a mettersi al “servizio dei poveri”. Li esorta ad “affrontate con coraggio la vita, che è dono di Dio” e a “non farsi rubare il futuro che è nelle loro mani”. Nel libro Madre Teresa – che Francesco proclamerà santa il prossimo 4 settembre – afferma che la “malattia più grave non è la lebbra o la tubercolosi, ma la solitudine. Questa è la causa di tanti disordini, divisioni e guerre che oggi ci affliggono”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/03/15/ANSA972925_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Papa Francesco ha scritto la prefazione – pubblicata oggi in anteprima dal Corriere della sera – al libro “Amiamo chi non è amato”, nel quale la Emi ha raccolto due interventi inediti pronunciati da Madre Teresa nel ’73, a Milano, incontrando giovani e religiose. Francesco ha raccolto la sua riflessione sul testo in cinque parole: preghiera, carità, misericordia operosa, famiglia e giovani.  Il servizio di Roberto Piermarini</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_7745036" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540368.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540368.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Il Papa inizia le sue riflessioni parlando della preghiera e ricorda che “Madre Teresa iniziava la sua giornata partecipando alla Santa Messa e la chiudeva con l’adorazione a Gesù Sacramento, Amore infinito. Così diventa possibile trasformare il lavoro in preghiera” afferma il Papa. Se entreremo nei sentimenti di Gesù, potremo gustare la vita e donare uno sguardo rinnovato a chi incontriamo.</p> <p>La seconda parola, carità, spiega Francesco, “significa farsi prossimo alle periferie degli uomini e delle donne che incontriamo ogni giorno e provare compassione per gli ultimi nel corpo e nello spirito”, “farsi testimoni della carezza di Dio per ogni ferita dell’umanità”, per offrire alle persone che lo desiderano, la presenza e la vicinanza di Dio.</p> <p>Sulla misericordia operosa il Papa ricorda che con le opere di misericordia corporali e spirituali, siamo chiamati a prenderci cura di ogni uomo. “Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina”. “Madre Teresa ha fatto di questa pagine del Vangelo – osserva Francesco – la guida della sua vita, la strada verso la santità e potrebbe diventarlo anche per noi”.</p> <p>Quarta parola la famiglia. E’ qui che “impariamo da mamma e da papà – scrive il Papa – a sorriderci, a perdonarci, accoglierci, sacrificarci gli uni per gli altri, donare senza pretendere nulla in cambio, pregare e soffrire insieme, gioire e aiutarci reciprocamente”, come ci invita Madre Teresa.</p> <p>E infine una parola per i giovani, che vedrà la settimana prossima alla Gmg di Cracovia. Il Papa li invita ad essere “costruttori di ponti per spezzare la logica della divisione, del rifiuto, della paura gli uni degli altri” e a mettersi al “servizio dei poveri”. Li esorta ad “affrontate con coraggio la vita, che è dono di Dio” e a “non farsi rubare il futuro che è nelle loro mani”. Nel libro Madre Teresa – che Francesco proclamerà santa il prossimo 4 settembre – afferma che la “malattia più grave non è la lebbra o la tubercolosi, ma la solitudine. Questa è la causa di tanti disordini, divisioni e guerre che oggi ci affliggono”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/07/22/papa_ai_giovani_su_libro_su_madre_teresa_servite_i_poveri/1245907">(Da Radio Vaticana)</a>Congedo di mons. Celli, la gratitudine di Parolin e Viganò2016-07-21T15:14:06+00:00http://www.news.va/it/news/congedo-di-mons-celli-la-gratitudine-di-parolin-e In un clima familiare si è svolta stamani alla sede della Segreteria per la Comunicazione, la cerimonia di congedo dell’arcivescovo Claudio Maria Celli, al termine del suo servizio in Vaticano, dopo 10 anni alla guida del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. All’evento hanno preso parte il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e il prefetto del dicastero per la Comunicazione, mons. Dario Edoardo Viganò, oltre ai vertici dei media vaticani e della Sala Stampa e numerosi giornalisti. Il porporato ha sottolineato le qualità umane e spirituali di mons. Celli e il suo importante servizio nella diplomazia vaticana prima di essere chiamato nel 2007 ad occuparsi di comunicazione. Proprio su questo ruolo particolarmente significativo, ascoltiamo, l’intervento di mons. Dario Edoardo Viganò : R. – Io ringrazio davvero di cuore don Claudio per avere seguito proprio dal giugno dello scorso anno la costituzione della Segreteria. L’ha seguita, anzitutto, con il patrimonio della sua conoscenza della Curia Romana e poi con il ricco percorso compiuto dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali che lui ha seguito con molta dedizione. Devo anche, onestamente, sottolineare che l’impegno di mons. Celli è stato anche quello di disporre, in un percorso preciso, l’esigenza della riforma dei media vaticani. Questo, perché lo dico? Perché fu proprio lui – erano i primi mesi in cui ero al Centro Televisivo Vaticano – a convocare dei tavoli di incontro e di collaborazione più strategica tra l’Osservatore Romano e il Centro Televisivo Vaticano e la Radio Vaticana. Quindi davvero lo ringrazio perché ha messo su un binario preciso il desiderio del Papa di un ripensamento del sistema comunicativo della Santa Sede: lo ringrazio di cuore perché la sua intelligenza, la sua capacità di disporre le cose con pazienza hanno permesso di muovere i primi passi della riforma. A margine della cerimonia, Alessandro Gisotti ha chiesto a mons. Claudio Maria Celli , che ora potrà dedicarsi a tempo pieno ai suoi studenti di Villa Nazareth, un bilancio del suo servizio per la Santa Sede nel campo delle comunicazioni sociali: R. – Vado via serenamente e contento di aver potuto servire la Chiesa e il Papa, così come nel 2007 mi chiese di fare Papa Benedetto. Un servizio nel Pontificio Consiglio delle Comunicazioni che è il primo Consiglio voluto dal Concilio Vaticano II. Credo che in questi anni – pur con i limiti e le difficoltà – abbiamo cercato di aiutare la Chiesa nelle sue diverse espressioni, a essere non solamente più comunicativa: il problema della comunicazione, oggi, è l’inter-comunicazione, l’interattività … E poi c’è tutta questa multimedialità e per di più la sfida del digitale. E la domanda era sempre questa, della sfida che si poneva alla Chiesa: come affrontare questo dialogo con il mondo di oggi, con l’uomo di oggi, che è abituato a una dimensione comunicativa diversa. C’è una cultura digitale. E in questo aspetto credo che la Santa Sede veramente abbia cercato di essere di servizio alle varie comunità ecclesiali locali, per affrontare questa sfida e dare delle risposte a questa sfida. D. – Qual è, secondo lei, l’eredità più feconda che il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali lascia alla Segreteria per la Comunicazione – News.va, Pope App, @Pontifex … il Pontificio Consiglio è stato molto presente nella sfera del continente digitale... R. – Direi che questo sia stato, dal punto di vista nostro, come Pontificio Consiglio, uno dei grossi contributi, e direi che su questo abbiamo marcato dei momenti positivi. Lei pensi al twitter, lei pensi a cosa era news.va, e così anche il Pope App. Poi, è innegabile che noi sentissimo profondamente anche il bisogno di una maggiore sinergia o di una unificazione maggiore tra le varie possibilità mediatiche della Santa Sede. Io ricordo certi colloqui avuti con i superiori della Santa Sede su queste tematiche. Oggi lascio, ma lascio per modo di dire: credo che il nostro servizio alla Santa Sede e alla Chiesa non termini mai. Come sono d’accordo con padre Lombardi che non si va mai in pensione. Anche perché, se tu sei innamorato di quella persona, non puoi non continuare a parlare di lui: ecco perché non si può andare in pensione, perché siamo sempre coinvolti in questo. Io, poi, ho la grande fortuna di potere continuare a stare a Roma e servire la Chiesa proprio tra i giovani universitari e tra coloro che dopo aver fatto un percorso universitario non sono più così giovani. Per me, Villa Nazareth – è dove il Papa è venuto recentemente a farci visita – è una parte fondamentale della mia vita. D. – Papa Francesco ha posto, fin dall’inizio del suo Pontificato, il tema della “cultura dell’incontro”. La Chiesa, i comunicatori come possono raccogliere questa sfida, per esempio nel linguaggio? R. – Io trovo che la parola “comunicare” non esprima tutto. Il Papa parla di una cultura del dialogo, di una cultura dell’incontro. Il Papa – se lei ricorda – nel suo primo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni, ha citato la parabola del Buon Samaritano, che significa “andare all’incontro di …”, ma non soltanto per comunicare, ma per farsi carico, responsabilmente, della realtà dell’altro. Molte volte, la parola “comunicazione” può indurci in errore. Il problema non è soltanto “comunicare”, ma di intessere un dialogo con l’altro, il che vuol dire che la parola “comunicazione” – e lei lo ricorda, quel messaggio del Papa sul silenzio, di Papa Benedetto – perché per ascoltare l’altro, io devo fare silenzio nel mio cuore, perché devo mettermi in sintonia con l’altro, devo dare all’altro la possibilità di esprimere se stesso. E allora, il mio problema non è solo “comunicare”, ma “dialogare” con l’altro, lasciarmi coinvolgere con l’altro. C’è un dialogo, ma poi c’è un farsi carico, un responsabilizzarsi dell’altro, e questo per me è molto importante ed è una sfida continua. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/07/21/RV17754_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>In un clima familiare si è svolta stamani alla sede della Segreteria per la Comunicazione, la cerimonia di congedo dell’arcivescovo Claudio Maria Celli, al termine del suo servizio in Vaticano, dopo 10 anni alla guida del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. All’evento hanno preso parte il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e il prefetto del dicastero per la Comunicazione, mons. Dario Edoardo Viganò, oltre ai vertici dei media vaticani e della Sala Stampa e numerosi giornalisti. Il porporato ha sottolineato le qualità umane e spirituali di mons. Celli e il suo importante servizio nella diplomazia vaticana prima di essere chiamato nel 2007 ad occuparsi di comunicazione. Proprio su questo ruolo particolarmente significativo, ascoltiamo, l’intervento di <strong>mons. Dario Edoardo Viganò</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_7737155" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540289.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540289.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>R. – Io ringrazio davvero di cuore don Claudio per avere seguito proprio dal giugno dello scorso anno la costituzione della Segreteria. L’ha seguita, anzitutto, con il patrimonio della sua conoscenza della Curia Romana e poi con il ricco percorso compiuto dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali che lui ha seguito con molta dedizione. Devo anche, onestamente, sottolineare che l’impegno di mons. Celli è stato anche quello di disporre, in un percorso preciso, l’esigenza della riforma dei media vaticani. Questo, perché lo dico? Perché fu proprio lui – erano i primi mesi in cui ero al Centro Televisivo Vaticano – a convocare dei tavoli di incontro e di collaborazione più strategica tra l’Osservatore Romano e il Centro Televisivo Vaticano e la Radio Vaticana. Quindi davvero lo ringrazio perché ha messo su un binario preciso il desiderio del Papa di un ripensamento del sistema comunicativo della Santa Sede: lo ringrazio di cuore perché la sua intelligenza, la sua capacità di disporre le cose con pazienza hanno permesso di muovere i primi passi della riforma.</p> <p>A margine della cerimonia, <strong>Alessandro Gisotti</strong> ha chiesto a <strong>mons. Claudio Maria Celli</strong>, che ora potrà dedicarsi a tempo pieno ai suoi studenti di Villa Nazareth, un bilancio del suo servizio per la Santa Sede nel campo delle comunicazioni sociali:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_7736737" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540261.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540261.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>R. – Vado via serenamente e contento di aver potuto servire la Chiesa e il Papa, così come nel 2007 mi chiese di fare Papa Benedetto. Un servizio nel Pontificio Consiglio delle Comunicazioni che è il primo Consiglio voluto dal Concilio Vaticano II. Credo che in questi anni – pur con i limiti e le difficoltà – abbiamo cercato di aiutare la Chiesa nelle sue diverse espressioni, a essere non solamente più comunicativa: il problema della comunicazione, oggi, è l’inter-comunicazione, l’interattività … E poi c’è tutta questa multimedialità e per di più la sfida del digitale. E la domanda era sempre questa, della sfida che si poneva alla Chiesa: come affrontare questo dialogo con il mondo di oggi, con l’uomo di oggi, che è abituato a una dimensione comunicativa diversa. C’è una cultura digitale. E in questo aspetto credo che la Santa Sede veramente abbia cercato di essere di servizio alle varie comunità ecclesiali locali, per affrontare questa sfida e dare delle risposte a questa sfida.</p> <p>D. – Qual è, secondo lei, l’eredità più feconda che il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali lascia alla Segreteria per la Comunicazione – News.va, Pope App, @Pontifex … il Pontificio Consiglio è stato molto presente nella sfera del continente digitale...</p> <p>R. – Direi che questo sia stato, dal punto di vista nostro, come Pontificio Consiglio, uno dei grossi contributi, e direi che su questo abbiamo marcato dei momenti positivi. Lei pensi al twitter, lei pensi a cosa era news.va, e così anche il Pope App. Poi, è innegabile che noi sentissimo profondamente anche il bisogno di una maggiore sinergia o di una unificazione maggiore tra le varie possibilità mediatiche della Santa Sede. Io ricordo certi colloqui avuti con i superiori della Santa Sede su queste tematiche. Oggi lascio, ma lascio per modo di dire: credo che il nostro servizio alla Santa Sede e alla Chiesa non termini mai. Come sono d’accordo con padre Lombardi che non si va mai in pensione. Anche perché, se tu sei innamorato di quella persona, non puoi non continuare a parlare di lui: ecco perché non si può andare in pensione, perché siamo sempre coinvolti in questo. Io, poi, ho la grande fortuna di potere continuare a stare a Roma e servire la Chiesa proprio tra i giovani universitari e tra coloro che dopo aver fatto un percorso universitario non sono più così giovani. Per me, Villa Nazareth – è dove il Papa è venuto recentemente a farci visita – è una parte fondamentale della mia vita.</p> <p>D. – Papa Francesco ha posto, fin dall’inizio del suo Pontificato, il tema della “cultura dell’incontro”. La Chiesa, i comunicatori come possono raccogliere questa sfida, per esempio nel linguaggio?</p> <p>R. – Io trovo che la parola “comunicare” non esprima tutto. Il Papa parla di una cultura del dialogo, di una cultura dell’incontro. Il Papa – se lei ricorda – nel suo primo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni, ha citato la parabola del Buon Samaritano, che significa “andare all’incontro di …”, ma non soltanto per comunicare, ma per farsi carico, responsabilmente, della realtà dell’altro. Molte volte, la parola “comunicazione” può indurci in errore. Il problema non è soltanto “comunicare”, ma di intessere un dialogo con l’altro, il che vuol dire che la parola “comunicazione” – e lei lo ricorda, quel messaggio del Papa sul silenzio, di Papa Benedetto – perché per ascoltare l’altro, io devo fare silenzio nel mio cuore, perché devo mettermi in sintonia con l’altro, devo dare all’altro la possibilità di esprimere se stesso. E allora, il mio problema non è solo “comunicare”, ma “dialogare” con l’altro, lasciarmi coinvolgere con l’altro. C’è un dialogo, ma poi c’è un farsi carico, un responsabilizzarsi dell’altro, e questo per me è molto importante ed è una sfida continua.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/07/21/congedo_di_mons_celli,_la_gratitudine_di_parolin_e_viganò/1245787">(Da Radio Vaticana)</a>Parolin: preoccupazione per la Turchia, prevalgano saggezza e umanità2016-07-21T14:29:16+00:00http://www.news.va/it/news/parolin-preoccupazione-per-la-turchia-prevalgano-s Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, interpellato dai giornalisti a margine della cerimonia di congedo di mons. Celli, ha espresso la sua preoccupazione per la situazione in Turchia. Già due giorni fa aveva sottolineato che in questo momento storico il punto di partenza per risolvere le attuali crisi nel mondo è “il rispetto della persona e della sua dignità”, cioè “mettere al centro la persona”, altrimenti “non ne veniamo fuori, altrimenti vivremo sempre più queste situazioni di odio, di violenza e di divisione, che aumenteranno”. Sugli sviluppi in Turchia ascoltiamo quanto il cardinale Parolin ha detto oggi: R. – These are not good developments: this is a source of concern for everybody … Questi sviluppi non sono positivi e sono fonte di preoccupazione per tutti. La tensione sta aumentando nel mondo e le tensioni non sono una buona precondizione per affrontare e risolvere i problemi. Questa è fonte di preoccupazione per tutti. Speriamo che la saggezza e l’umanità prevalgano e aiutino le persone a cercare e a trovare le soluzioni giuste. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/07/20/EPA2149041_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, interpellato dai giornalisti a margine della cerimonia di congedo di mons. Celli, ha espresso la sua preoccupazione per la situazione in Turchia. Già due giorni fa aveva sottolineato che in questo momento storico il punto di partenza per risolvere le attuali crisi nel mondo è “il rispetto della persona e della sua dignità”, cioè “mettere al centro la persona”, altrimenti “non ne veniamo fuori, altrimenti vivremo sempre più queste situazioni di odio, di violenza e di divisione, che aumenteranno”. Sugli sviluppi in Turchia ascoltiamo quanto il <strong>cardinale Parolin</strong> ha detto oggi:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_7736882" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540271.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540271.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>R. – These are not good developments: this is a source of concern for everybody …<br/> <span style="line-height: 1.6;">Questi sviluppi non sono positivi e sono fonte di preoccupazione per tutti. La tensione sta aumentando nel mondo e le tensioni non sono una buona precondizione per affrontare e risolvere i problemi. Questa è fonte di preoccupazione per tutti. Speriamo che la saggezza e l’umanità prevalgano e aiutino le persone a cercare e a trovare le soluzioni giuste.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/07/21/il_card_parolin_esprime_preoccupazione_per_la_turchia/1245778">(Da Radio Vaticana)</a>Turkson in Sud Sudan con un messaggio del Papa: basta guerra!2016-07-20T16:12:13+00:00http://www.news.va/it/news/turkson-in-sud-sudan-con-un-messaggio-del-papa-bas “Papa Francesco segue da vicino la difficile situazione in Sud Sudan e ha inviato una lettera alle autorità locali con un forte appello alla pace”. E' quanto ci ha detto il cardinale Peter Turkson , che domenica scorsa era in visita a Giuba, capitale del Paese. Il presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace racconta al microfono di Gabriella Ceraso le sofferenze della popolazione, specie dei profughi, nonostante il cessate il fuoco in vigore da martedì scorso, e l’attenzione del Papa per la vita della comunità cristiana: R. – Sono stato a Giuba domenica mattina, giusto in tempo per celebrare la Messa con la comunità nella Cattedrale. È stato un grande momento di sollievo. Ho portato i saluti del Santo Padre, l'espressione della sua solidarietà con la comunità. Quindi, abbiamo fatto visita ad alcune delle persone che avevano lasciato le loro case, che erano fuggiti a causa della mancanza di sicurezza. Hanno trovato rifugio nelle scuole, nelle chiese. Il giorno successivo abbiamo fatto visita al presidente e gli abbiamo consegnato il messaggio del Santo Padre. D. – Era un messaggio che invocava la pace... R. – Sì, ho potuto incontrare il Santo Padre prima di partire e nel consegnarmi il messaggio ha espresso alcuni di questi sentimenti: si potrebbe riassumere così: ora basta, basta con questi conflitti! D. - Che realtà ha trovato? Una realtà di povertà, di sofferenza? R. - Certo, quando una persona è costretta a lasciare la propria casa senza portare con sé nulla, non c’è solo la povertà, ma questa è aggravata dall’aumento di malattie: ci sono casi di malaria, alcuni casi di colera. Ho subito contattato il nostro ufficio a Roma chiedendo medicinali e alcuni viveri. D. – Ma c’è ancora la guerra? Ci sono ancora scontri? R. – Adesso c’è un momento di pace, ma c’è sempre questa paura, perché questa non è la prima volta che accade una cosa del genere. E' la terza: succede questo, c’è pace e poi le sparatorie tornano di nuovo e la gente scappa … D. – Lei ha la sensazione che la vostra presenza abbia portato una speranza? R. – Certo, già a partire dalla Cattedrale, non solo per i laici ma anche per i sacerdoti e tutti i religiosi che lavorano qui. Parecchi sono già andati via dal Paese, ma alcuni ancora restano. D. – Quindi lei ci può confermare che questa situazione sta sempre nel cuore del Papa, che è sempre informato su quello che accade lì … R. – Quando sono andato da lui, ha accettato di scrivere due lettere: una al presidente e l’altra al vicepresidente che ora è in fuga. La prontezza con la quale ha reagito a questa esigenza di mandare un messaggio di solidarietà, un appello anche di pace, è impressionante! Qualche tempo fa, parlando con lui, mi diceva: “Io vorrei andarci …”. Queste situazioni difficili sono sempre nel cuore del Santo Padre. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/07/16/AFP5531042_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>“Papa Francesco segue da vicino la difficile situazione in Sud Sudan e ha inviato una lettera alle autorità locali con un forte appello alla pace”. E' quanto ci ha detto il <strong>cardinale Peter Turkson</strong>, che domenica scorsa era in visita a Giuba, capitale del Paese. Il presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace racconta al microfono di <strong>Gabriella Ceraso</strong> le sofferenze della popolazione, specie dei profughi, nonostante il cessate il fuoco in vigore da martedì scorso, e l’attenzione del Papa per la vita della comunità cristiana:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_7728677" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540126.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540126.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">R. – Sono stato a Giuba domenica mattina, giusto in tempo per celebrare la Messa con la comunità nella Cattedrale. È stato un grande momento di sollievo. Ho portato i saluti del Santo Padre, l'espressione della sua solidarietà con la comunità. Quindi, abbiamo fatto visita ad alcune delle persone che avevano lasciato le loro case, che erano fuggiti a causa della mancanza di sicurezza. Hanno trovato rifugio nelle scuole, nelle chiese. Il giorno successivo abbiamo fatto visita al presidente e gli abbiamo consegnato il messaggio del Santo Padre.</span></p> <p>D. – Era un messaggio che invocava la pace...</p> <p>R. – Sì, ho potuto incontrare il Santo Padre prima di partire e nel consegnarmi il messaggio ha espresso alcuni di questi sentimenti: si potrebbe riassumere così: ora basta, basta con questi conflitti!</p> <p>D. - Che realtà ha trovato? Una realtà di povertà, di sofferenza?</p> <p>R. - Certo, quando una persona è costretta a lasciare la propria casa senza portare con sé nulla, non c’è solo la povertà, ma questa è aggravata dall’aumento di malattie: ci sono casi di malaria, alcuni casi di colera. Ho subito contattato il nostro ufficio a Roma chiedendo medicinali e alcuni viveri.</p> <p>D. – Ma c’è ancora la guerra? Ci sono ancora scontri?</p> <p>R. – Adesso c’è un momento di pace, ma c’è sempre questa paura, perché questa non è la prima volta che accade una cosa del genere. E' la terza: succede questo, c’è pace e poi le sparatorie tornano di nuovo e la gente scappa …</p> <p>D. – Lei ha la sensazione che la vostra presenza abbia portato una speranza?</p> <p>R. – Certo, già a partire dalla Cattedrale, non solo per i laici ma anche per i sacerdoti e tutti i religiosi che lavorano qui. Parecchi sono già andati via dal Paese, ma alcuni ancora restano.</p> <p>D. – Quindi lei ci può confermare che questa situazione sta sempre nel cuore del Papa, che è sempre informato su quello che accade lì …</p> <p>R. – Quando sono andato da lui, ha accettato di scrivere due lettere: una al presidente e l’altra al vicepresidente che ora è in fuga. La prontezza con la quale ha reagito a questa esigenza di mandare un messaggio di solidarietà, un appello anche di pace, è impressionante! Qualche tempo fa, parlando con lui, mi diceva: “Io vorrei andarci …”. Queste situazioni difficili sono sempre nel cuore del Santo Padre.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/07/20/papa_alle_autorità_di_juba_pace_per_il_sud_sudan_/1245558">(Da Radio Vaticana)</a>Gmg: oltre un milione e mezzo i giovani attesi a Cracovia2016-07-20T15:39:11+00:00http://www.news.va/it/news/gmg-oltre-un-milione-e-mezzo-i-giovani-attesi-a-cr La Messa al Santuario della Madonna nera di Jasna Gora, la visita ai campi di concentramento nazisti di Auschwitz e Birkenau, il passaggio della Porta Santa nel Santuario della Divina Misericordia a Cracovia, tra le tappe principali del prossimo viaggio apostolico di Papa Francesco in Polonia, dal 27 al 31 luglio, in occasione della XXXI Giornata mondiale della Gioventù. L’incontro con i giovani, provenienti da tutto il mondo, vedrà tre momenti: l’accoglienza, la veglia e la Messa. I particolari del programma sono stati illustrati ai giornalisti da padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana.  Adriana Masotti : Scopo principale, ma non unico di questo viaggio, sottolinea subito padre Lombardi, è la Giornata mondiale della Gioventù. L’altro obiettivo è far visita, per Francesco è la prima volta, alla Polonia come spiega p. Lombardi : “Questo viaggio è anche un viaggio a Cracovia, quindi in Polonia, e ci sono degli eventi e delle circostanze che non sono strettamente legati alla Gmg, ma piuttosto alla Polonia, alle sue circostanze e ai luoghi che il Papa visiterà, anche distinti da Cracovia, e in particolare Czestochowa e Auschwitz". Si tratta del 15.mo viaggio di Papa Francesco ed è il 23.mo Paese che visita. Non è invece la prima volta che la Polonia ospita la Gmg. Nel 1991 infatti si era tenuta a Czestochowa. Tema quest’anno, nell’ambito del Giubileo, “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”. Il Papa toccherà luoghi come Cracovia fondamentali per la rivelazione del Dio della Misericordia. Tutti i suoi discorsi saranno in italiano, tranne uno in spagnolo. Padre Lombardi espone il programma soffermandosi a lungo con i giornalisti sull’intenso rapporto che legava San Giovanni Paolo II e i luoghi che anche Francesco visiterà come la Cattedrale di Cracovia e il Santuario di Czestochowa, densi di storia e simboli della nazione come la nota immagine della Madonna Nera.  La terza giornata del viaggio, venerdì 29 luglio, sarà dedicata alla visita ai campi di concentramento nazisti in territorio polacco, Auschwitz a circa 30 chilometri da Cracovia e poco distante, Birkenau. Padre Lombardi: “Ricordiamo che naturalmente anche altri due Papi sono stati in questi luoghi. Giovanni Paolo II, nel ’79, durante il primo viaggio in Polonia, celebrò una Messa vicino ad Auschwitz, e quindi il suo intervento fu una omelia della Messa. Poi Benedetto XVI invece, come ricorderete - perché più vicino - il 28 maggio del 2006 visitò sia il campo di Aushwitz 1 sia Birkenau (Aushwitz 2), e fece un grande discorso, che non era nel contesto liturgico. Una forma, quindi, differente. Francesco, come ci ha detto, come ci ha spiegato, non dice parole: fa il silenzio di dolore, di compassione e le lacrime”. Una scelta questa molto apprezzata dal Rabbino capo della Polonia . Altra tappa del Papa sarà, il giorno dopo, il convento a Cracovia dove viveva ed è sepolta Santa Faustina Kowalska a cui si deve la devozione della Divina Misericordia e poi il Santuario di San Giovanni Paolo II dove, di sera, nell’adiacente Campus Misericordiae, si terrà la veglia con i giovani e infine, la domenica mattina, momento culmine della Gmg, la Messa. Riguardo al tema della sicurezza padre Lombardi dice ai giornalisti che non ci sono problemi particolari, non risulta che gruppi si siano ritirati, e che il clima generale in Polonia in vista della presenza del Papa è di grande normalità e tranquillità. 800 i vescovi che saranno presenti, oltre un milione e mezzo i giovani attesi: i particolari li snocciola mons. Pawel Rytel-Andrianik, portavoce della Conferenza episcopale polacca: “Come sappiamo, di solito, vengono più persone di quelle che si sono iscritte. Quando si sono chiuse le iscrizioni eravamo a 335.437 persone. I primi iscritti dalla Spagna e poi dagli altri Paesi… Però, come organizzazione, si aspetta che il Santo Padre incontrerà nel Campus Misericordiae tra il milione e mezzo e il milione e 800 mila giovani. Poi a Czestochowa potrebbero essere tra i 300 e i 500 mila, in maggioranza polacchi, che celebrano i 1050 anni del Battesimo della Polonia. Questi sono i numeri. Poi riguardo ai Paesi che verranno, qui vediamo che nella maggioranza sono dalla Polonia, poi Italia, Francia, Spagna, Stati Uniti, Germania, Brasile, Ucraina e il Portogallo”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/07/20/RV17714_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>La Messa al Santuario della Madonna nera di Jasna Gora, la visita ai campi di concentramento nazisti di Auschwitz e Birkenau, il passaggio della Porta Santa nel Santuario della Divina Misericordia a Cracovia, tra le tappe principali del prossimo viaggio apostolico di Papa Francesco in Polonia, dal 27 al 31 luglio, in occasione della XXXI Giornata mondiale della Gioventù. L’incontro con i giovani, provenienti da tutto il mondo, vedrà tre momenti: l’accoglienza, la veglia e la Messa. I particolari del programma sono stati illustrati ai giornalisti da padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana. <strong>Adriana Masotti</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_7729307" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540154.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540154.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Scopo principale, ma non unico di questo viaggio, sottolinea subito padre Lombardi, è la Giornata mondiale della Gioventù. L’altro obiettivo è far visita, per Francesco è la prima volta, alla Polonia come spiega <strong>p. Lombardi</strong>:</p> <p>“Questo viaggio è anche un viaggio a Cracovia, quindi in Polonia, e ci sono degli eventi e delle circostanze che non sono strettamente legati alla Gmg, ma piuttosto alla Polonia, alle sue circostanze e ai luoghi che il Papa visiterà, anche distinti da Cracovia, e in particolare Czestochowa e Auschwitz".</p> <p>Si tratta del 15.mo viaggio di Papa Francesco ed è il 23.mo Paese che visita. Non è invece la prima volta che la Polonia ospita la Gmg. Nel 1991 infatti si era tenuta a Czestochowa. Tema quest’anno, nell’ambito del Giubileo, “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”. Il Papa toccherà luoghi come Cracovia fondamentali per la rivelazione del Dio della Misericordia. Tutti i suoi discorsi saranno in italiano, tranne uno in spagnolo.</p> <p>Padre Lombardi espone il programma soffermandosi a lungo con i giornalisti sull’intenso rapporto che legava San Giovanni Paolo II e i luoghi che anche Francesco visiterà come la Cattedrale di Cracovia e il Santuario di Czestochowa, densi di storia e simboli della nazione come la nota immagine della Madonna Nera. <span style="line-height: 1.6;">La terza giornata del viaggio, venerdì 29 luglio, sarà dedicata alla visita ai campi di concentramento nazisti in territorio polacco, Auschwitz a circa 30 chilometri da Cracovia e poco distante, Birkenau. Padre Lombardi:</span></p> <p>“Ricordiamo che naturalmente anche altri due Papi sono stati in questi luoghi. Giovanni Paolo II, nel ’79, durante il primo viaggio in Polonia, celebrò una Messa vicino ad Auschwitz, e quindi il suo intervento fu una omelia della Messa. Poi Benedetto XVI invece, come ricorderete - perché più vicino - il 28 maggio del 2006 visitò sia il campo di Aushwitz 1 sia Birkenau (Aushwitz 2), e fece un grande discorso, che non era nel contesto liturgico. Una forma, quindi, differente. Francesco, come ci ha detto, come ci ha spiegato, non dice parole: fa il silenzio di dolore, di compassione e le lacrime”.</p> <p>Una scelta questa molto apprezzata dal Rabbino capo della Polonia<strong>.</strong> Altra tappa del Papa sarà, il giorno dopo, il convento a Cracovia dove viveva ed è sepolta Santa Faustina Kowalska a cui si deve la devozione della Divina Misericordia e poi il Santuario di San Giovanni Paolo II dove, di sera, nell’adiacente Campus Misericordiae, si terrà la veglia con i giovani e infine, la domenica mattina, momento culmine della Gmg, la Messa.</p> <p>Riguardo al tema della sicurezza padre Lombardi dice ai giornalisti che non ci sono problemi particolari, non risulta che gruppi si siano ritirati, e che il clima generale in Polonia in vista della presenza del Papa è di grande normalità e tranquillità. 800 i vescovi che saranno presenti, oltre un milione e mezzo i giovani attesi: i particolari li snocciola <strong>mons. Pawel Rytel-Andrianik,</strong> portavoce della Conferenza episcopale polacca:</p> <p>“Come sappiamo, di solito, vengono più persone di quelle che si sono iscritte. Quando si sono chiuse le iscrizioni eravamo a 335.437 persone. I primi iscritti dalla Spagna e poi dagli altri Paesi… Però, come organizzazione, si aspetta che il Santo Padre incontrerà nel Campus Misericordiae tra il milione e mezzo e il milione e 800 mila giovani. Poi a Czestochowa potrebbero essere tra i 300 e i 500 mila, in maggioranza polacchi, che celebrano i 1050 anni del Battesimo della Polonia. Questi sono i numeri. Poi riguardo ai Paesi che verranno, qui vediamo che nella maggioranza sono dalla Polonia, poi Italia, Francia, Spagna, Stati Uniti, Germania, Brasile, Ucraina e il Portogallo”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/07/20/gmg_oltre_1_milione_e_mezzo_i_giovani_attesi_a_cracovia_/1245563">(Da Radio Vaticana)</a>Francesco: Gmg sia segno di armonia e misericordia per il mondo2016-07-19T20:15:06+00:00http://www.news.va/it/news/francesco-gmg-sia-segno-di-armonia-e-misericordia Un mosaico di volti, di lingue e popoli diversi per offrire un segno di armonia e misericordia. Papa Francesco definisce così l’imminente Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia, in un videomessaggio indirizzato alla Polonia. Il Pontefice ricorda la figura di San Giovanni Paolo II, artefice delle Gmg, e ringrazia la Chiesa polacca per aver attraversato tante prove andando sempre avanti con la forza della fede. Il servizio di Alessandro Gisotti : Cari giovani so che da tempo vi state preparando alla Gmg, “soprattutto con la preghiera”, vi ringrazio “per tutto quello che fate” e “per l’amore con cui lo fate”. In un videomessaggio Papa Francesco esprime tutta la sua gioia e trepidazione per l’incontro con la gioventù di tutto il mondo a Cracovia. Gmg nel segno della Misericordia e nella memoria di Karol Wojtyla Un’occasione, osserva, che gli offrirà anche “la felice occasione per incontrare la cara nazione polacca”: “Tutto sarà nel segno della Misericordia, in questo Anno Giubilare, e nella memoria grata e devota di San Giovanni Paolo II, che è stato l’artefice delle Giornate Mondiali della Gioventù, ed è stato la guida del popolo polacco nel suo recete cammino storico verso la libertà”. Francesco si rivolge direttamente ai giovani che da ogni Paese stanno per arrivare a Cracovia. Il Papa benedice i Paesi di provenienza dei ragazzi e auspica che il cammino verso la Gmg sia “un pellegrinaggio di fede e di fraternità”. Gmg sia mosaico di volti e culture, popoli e razze, uniti da Gesù Un pellegrinaggio, soggiunge, in cui possano già sperimentare il tema della Giornata: “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”: “Ho un grande desiderio di incontrarvi, per offrire al mondo un nuovo segno di armonia, un mosaico di volti diversi, di tante razze, lingue, popoli e culture, ma tutti uniti nel nome di Gesù che è il Volto della Misericordia”. Il Papa si rivolge dunque alla nazione polacca e subito afferma che è un “grande dono” per lui visitare la Polonia, perché, afferma, “siete un popolo che nella sua storia ha attraversato tante prove, alcune molto dure, ed è andato avanti con la forza della fede, sostenuto dalla mano materna della Vergine Maria”. Polonia metta al centro la famiglia, come indicava Giovanni Paolo II Quindi, confida la sua gioia per il pellegrinaggio che compirà al Santuario mariano di Czestochowa, per un’ “immersione di fede” che, dice, gli farà “tanto bene”: “Ringrazio i vescovi e i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i fedeli laici, specialmente le famiglie, alle quali porto idealmente l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia . La ‘salute’ morale e spirituale di una nazione si vede dalle sue famiglie: per questo San Giovanni Paolo II aveva tanto a cuore i fidanzati, i giovani sposi e le famiglie. Continuate su questa strada”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/07/16/RV17623_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Un mosaico di volti, di lingue e popoli diversi per offrire un segno di armonia e misericordia. Papa Francesco definisce così l’imminente Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia, in un videomessaggio indirizzato alla Polonia. Il Pontefice ricorda la figura di San Giovanni Paolo II, artefice delle Gmg, e ringrazia la Chiesa polacca per aver attraversato tante prove andando sempre avanti con la forza della fede. Il servizio di <strong>Alessandro Gisotti</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_7722512" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540022.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00540022.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Cari giovani so che da tempo vi state preparando alla Gmg, “soprattutto con la preghiera”, vi ringrazio “per tutto quello che fate” e “per l’amore con cui lo fate”. In un videomessaggio Papa Francesco esprime tutta la sua gioia e trepidazione per l’incontro con la gioventù di tutto il mondo a Cracovia.</p> <p><strong>Gmg nel segno della Misericordia e nella memoria di Karol Wojtyla</strong><br/> Un’occasione, osserva, che gli offrirà anche “la felice occasione per incontrare la cara nazione polacca”:</p> <p>“Tutto sarà nel segno della Misericordia, in questo Anno Giubilare, e nella memoria grata e devota di San Giovanni Paolo II, che è stato l’artefice delle Giornate Mondiali della Gioventù, ed è stato la guida del popolo polacco nel suo recete cammino storico verso la libertà”.</p> <p>Francesco si rivolge direttamente ai giovani che da ogni Paese stanno per arrivare a Cracovia. Il Papa benedice i Paesi di provenienza dei ragazzi e auspica che il cammino verso la Gmg sia “un pellegrinaggio di fede e di fraternità”.</p> <p><strong>Gmg sia mosaico di volti e culture, popoli e razze, uniti da Gesù</strong><br/> Un pellegrinaggio, soggiunge, in cui possano già sperimentare il tema della Giornata: “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”:</p> <p>“Ho un grande desiderio di incontrarvi, per offrire al mondo un nuovo segno di armonia, un mosaico di volti diversi, di tante razze, lingue, popoli e culture, ma tutti uniti nel nome di Gesù che è il Volto della Misericordia”.</p> <p>Il Papa si rivolge dunque alla nazione polacca e subito afferma che è un “grande dono” per lui visitare la Polonia, perché, afferma, “siete un popolo che nella sua storia ha attraversato tante prove, alcune molto dure, ed è andato avanti con la forza della fede, sostenuto dalla mano materna della Vergine Maria”.</p> <p><strong>Polonia metta al centro la famiglia, come indicava Giovanni Paolo II</strong><br/> Quindi, confida la sua gioia per il pellegrinaggio che compirà al Santuario mariano di Czestochowa, per un’ “immersione di fede” che, dice, gli farà “tanto bene”:</p> <p>“Ringrazio i vescovi e i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i fedeli laici, specialmente le famiglie, alle quali porto idealmente l’Esortazione apostolica post-sinodale <em>Amoris Laetitia</em>. La ‘salute’ morale e spirituale di una nazione si vede dalle sue famiglie: per questo San Giovanni Paolo II aveva tanto a cuore i fidanzati, i giovani sposi e le famiglie. Continuate su questa strada”.</p> <p></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/07/19/papa_gmg_sia_segno_di_armonia_e_misericordia_per_il_mondo/1245272">(Da Radio Vaticana)</a>

  
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