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News.vahttp://www.news.va/2017-01-23T13:08:17+00:00Papa: mafia e terrorismo, cultura di morte opposta al Vangelo2017-01-23T13:08:17+00:00http://www.news.va/it/news/papa-mafia-e-terrorismo-cultura-di-morte-opposta-a Il fenomeno mafioso, “da osteggiare e da combattere”, è “espressione di una cultura di morte”, che “si oppone radicalmente alla fede e al Vangelo”. Così il Papa rivolto ai 40 membri della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, ricevuti stamane in Vaticano. Non vi scoraggiate, continuate a lottare contro la corruzione e la violenza, li ha sollecitati, sottolineando che il denaro insanguinato dei delitti mafiosi produce “un potere iniquo”. Il servizio di Roberta Gisotti : Lottare contro mafia, camorra e ‘ndrangheta, che “sfruttando carenze economiche, sociali e politiche, trovano un terreno fertile per realizzare i loro deplorevoli progetti”, e lottare contro il terrorismo “sempre più cosmopolita e devastante”. Un’attività certo “difficile e rischiosa” - ha sottolineato Francesco - “quanto mai indispensabile per il riscatto e la liberazione dal potere delle associazioni criminali, che si rendono responsabili di violenze e sopraffazioni macchiate da sangue umano”. “La società ha bisogno di essere risanata dalla corruzione, dalle estorsioni, dal traffico illecito di stupefacenti e di armi, dalla tratta di esseri umani, tra cui tanti bambini, ridotti in schiavitù. Sono autentiche piaghe sociali e, al tempo stesso, sfide globali che la collettività internazionale è chiamata ad affrontare con determinazione”. Da qui l’importanza di collaborare fra gli Stati: “Tale lavoro, realizzato in sinergia e con mezzi efficaci, costituisce un argine efficace e un presidio di sicurezza per la collettività”. Poi una  raccomandazione  particolare : “Vi esorto a dedicare ogni sforzo specialmente nel contrasto della tratta di persone e del contrabbando dei migranti: questi sono reati gravissimi che colpiscono i più deboli fra i deboli!” Per questo, ha aggiunto Francesco, occorre tutelare meglio le vittime, “in cerca di pace e di futuro”, offrendo loro “assistenza legale e sociale” “Quanti fuggono dai propri Paesi a causa della guerra, delle violenze e delle persecuzioni hanno diritto di trovare adeguata accoglienza e idonea protezione nei Paesi che si definiscono civili”. Ma accanto alla “preziosa opera di repressione” del crimine – ha osservato il Papa – “occorrono interventi educativi di ampio respiro”, da parte di “famiglie, scuole, comunità cristiane, realtà sportive e culturali”, “chiamate a favorire una coscienza di moralità e di legalità orientata a modelli di vita onesti, pacifici e solidali che a poco a poco vincano il male e spianino la strada al bene. “Si tratta di partire dalle coscienze, per risanare i propositi, le scelte, gli atteggiamenti dei singoli, così che il tessuto sociale si apra alla speranza di un mondo migliore”. Quindi “osteggiare e combattere” il fenomeno mafioso, “espressione di una cultura di morte.” “Esso si oppone radicalmente alla fede e al Vangelo, che sono sempre per la vita. Quanti seguono Cristo hanno pensieri di pace, di fraternità, di giustizia, di accoglienza e di perdono”. Il pensiero del Papa è corso all’”encomiabile lavoro sul territorio” di tante parrocchie e associazioni cattoliche, per estirpare “dalla radice la mala pianta della criminalità organizzata e della corruzione” e alla vicinanza della Chiesa a quanti “hanno bisogno di aiuto per “uscire dalla spirale della violenza e rigenerarsi nella speranza”. Francesco ha quindi rassicurato gli uomini e le donne della Direziona nazionale antimafia e anterrorismo: “Vi sono tanto vicino, nel vostro lavoro, e prego per voi" . Ha chiesto poi a Dio di dare loro “la forza di andar avanti, di non scoraggiarsi” nel loro lavoro, a rischio della vita e di altri pericoli anche per loro famiglie. “Per questo esso richiede un supplemento di passione, di senso del dovere e di forza d’animo”. Infine l’invocazione perché uomini e donne delle diverse mafie “si fermino, smettano di fare il male, si convertano e cambino vita”. “Il denaro degli affari sporchi e dei delitti mafiosi è denaro insanguinato e produce un potere iniquo. E tutti sappiamo che il diavolo entra dalle tasche: è lì, la prima corruzione”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/02/21/REUTERS675153_LancioGrande.JPG" title=""/> <p>Il fenomeno mafioso, “da osteggiare e da combattere”, è “espressione di una cultura di morte”, che “si oppone radicalmente alla fede e al Vangelo”. Così il Papa rivolto ai 40 membri della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, ricevuti stamane in Vaticano. Non vi scoraggiate, continuate a lottare contro la corruzione e la violenza, li ha sollecitati, sottolineando che il denaro insanguinato dei delitti mafiosi produce “un potere iniquo”. Il servizio di <strong>Roberta Gisotti</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9409130" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00566960.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00566960.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Lottare contro mafia, camorra e ‘ndrangheta, che “sfruttando carenze economiche, sociali e politiche, trovano un terreno fertile per realizzare i loro deplorevoli progetti”, e lottare contro il terrorismo “sempre più cosmopolita e devastante”. Un’attività certo “difficile e rischiosa” - ha sottolineato Francesco - “quanto mai indispensabile per il riscatto e la liberazione dal potere delle associazioni criminali, che si rendono responsabili di violenze e sopraffazioni macchiate da sangue umano”.</p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“La società ha bisogno di essere risanata dalla corruzione, dalle estorsioni, dal traffico illecito di stupefacenti e di armi, dalla tratta di esseri umani, tra cui tanti bambini, ridotti in schiavitù. Sono autentiche piaghe sociali e, al tempo stesso, sfide globali che la collettività internazionale è chiamata ad affrontare con determinazione”.</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Da qui l’importanza di collaborare fra gli Stati:</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“Tale lavoro, realizzato in sinergia e con mezzi efficaci, costituisce un argine efficace e un presidio di sicurezza per la collettività”.</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Poi una  raccomandazione </span>particolare<span style="line-height: 1.6;"> :</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“Vi esorto a dedicare ogni sforzo specialmente nel contrasto della tratta di persone e del contrabbando dei migranti: questi sono reati gravissimi che colpiscono i più deboli fra i deboli!”</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Per questo, ha aggiunto Francesco, occorre tutelare meglio le vittime, “in cerca di pace e di futuro”, offrendo loro “assistenza legale e sociale”</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“Quanti fuggono dai propri Paesi a causa della guerra, delle violenze e delle persecuzioni hanno diritto di trovare adeguata accoglienza e idonea protezione nei Paesi che si definiscono civili”.</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Ma accanto alla “preziosa opera di repressione” del crimine – ha osservato il Papa – “occorrono interventi educativi di ampio respiro”, da parte di “famiglie, scuole, comunità cristiane, realtà sportive e culturali”, “chiamate a favorire una coscienza di moralità e di legalità orientata a modelli di vita onesti, pacifici e solidali che a poco a poco vincano il male e spianino la strada al bene.</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“Si tratta di partire dalle coscienze, per risanare i propositi, le scelte, gli atteggiamenti dei singoli, così che il tessuto sociale si apra alla speranza di un mondo migliore”.</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Quindi “osteggiare e combattere” il fenomeno mafioso, “espressione di una cultura di morte.”</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“Esso si oppone radicalmente alla fede e al Vangelo, che sono sempre per la vita. Quanti seguono Cristo hanno pensieri di pace, di fraternità, di giustizia, di accoglienza e di perdono”.</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Il pensiero del Papa è corso all’”encomiabile lavoro sul territorio” di tante parrocchie e associazioni cattoliche, per estirpare “dalla radice la mala pianta della criminalità organizzata e della corruzione” e alla vicinanza della Chiesa a quanti “hanno bisogno di aiuto per “uscire dalla spirale della violenza e rigenerarsi nella speranza”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Francesco ha quindi rassicurato gli uomini e le donne della Direziona nazionale antimafia e anterrorismo:</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“Vi sono tanto vicino, nel vostro lavoro, e prego per voi"</strong><span style="line-height: 1.6;">.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Ha chiesto poi a Dio di dare loro “la forza di andar avanti, di non scoraggiarsi” nel loro lavoro, a rischio della vita e di altri pericoli anche per loro famiglie.</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“Per questo esso richiede un supplemento di passione, di senso del dovere e di forza d’animo”.</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Infine l’invocazione perché uomini e donne delle diverse mafie “si fermino, smettano di fare il male, si convertano e cambino vita”.</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“Il denaro degli affari sporchi e dei delitti mafiosi è denaro insanguinato e produce un potere iniquo. E tutti sappiamo che il diavolo entra dalle tasche: è lì, la prima corruzione”.</strong></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/01/23/papa_mafia_e_terrorismo_cultura_di_morte_opposta_al_vangelo/1287632">(Da Radio Vaticana)</a>Papa: meraviglia del sacerdozio di Cristo, lasciamoci perdonare da Dio2017-01-23T10:55:24+00:00http://www.news.va/it/news/papa-meraviglia-del-sacerdozio-di-cristo-lasciamoc Le grandi meraviglie del sacerdozio di Cristo che ha offerto se stesso, una volta per sempre, per il perdono dei peccati, adesso intercede per noi davanti al Padre e tornerà per portarci con Lui. Sono le tre tappe del sacerdozio di Cristo messe in risalto dal Papa nell'odierna omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta. Francesco avverte però che c’è “l’imperdonabile bestemmia”: quella contro lo Spirito Santo. Il servizio di Debora Donnini : Il sacerdozio di Cristo è al centro dell’omelia di Papa Francesco. Una riflessione che scaturisce dalla Prima Lettura di oggi, tratta dalla Lettera agli Ebrei, che parla di Cristo Mediatore dell’Alleanza che Dio fa con gli uomini. Gesù è il Sommo Sacerdote. E il sacerdozio di Cristo è la grande meraviglia, la più grande meraviglia che ci fa cantare un canto nuovo al Signore, come dice il Salmo responsoriale. Le tre tappe del sacerdozio di Cristo: offre se stesso, intercede per noi, tornerà per portarci con il Padre Il sacerdozio di Cristo si svolge in tre momenti, sottolinea Papa Francesco. Il primo è la Redenzione: mentre i sacerdoti dell’Antica Alleanza dovevano ogni anno offrire sacrifici, “Cristo offrì se stesso, una volta per sempre, per il perdono dei peccati”. Con questa meraviglia, “ci ha portato al Padre”, “ha ricreato l’armonia della creazione”, rileva il Papa. La seconda meraviglia è quella che il Signore fa adesso, cioè pregare per noi. “Mentre noi preghiamo qui, Lui prega per noi”, “per ognuno di noi”, sottolinea Francesco: “adesso, vivo, davanti al Padre, intercede”, perché la fede non venga meno. Quante volte infatti si chiede ai sacerdoti di pregare perché “sappiamo - nota il Papa - che la preghiera del sacerdote ha una certa forza, proprio nel sacrificio della Messa”. La terza meraviglia sarà quando Cristo tornerà, ma questa terza volta non sarà in rapporto col peccato, sarà per “fare il Regno definitivo”, quando ci porterà tutti con il Padre: “C’è questa grande meraviglia, questo sacerdozio di Gesù in tre tappe - quella in cui perdona i peccati, una volta, per sempre; quella in cui intercede adesso per noi; e quella che succederà quando Lui tornerà - ma anche c’è il contrario, ‘l’imperdonabile bestemmia’. E’ duro sentire Gesù dire queste cose, ma Lui lo dice e se Lui lo dice è vero. ‘In verità Io vi dico tutto sarà perdonato ai figli degli uomini - e noi sappiamo che il Signore perdona tutto se noi apriamo un po’ il cuore. Tutto! – i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno – anche le bestemmie saranno perdonate! – ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno’”. "L'imperdonabile bestemmia": quella contro lo Spirito Santo, non lasciarsi perdonare Per spiegare questo, il Papa fa riferimento alla grande unzione sacerdotale di Gesù: l’ha fatta lo Spirito Santo nel grembo di Maria, afferma, e i sacerdoti , nella cerimonia di ordinazione, sono unti con l’olio: “Anche Gesù come Sommo Sacerdote ha ricevuto questa unzione. E qual è stata la prima unzione? La carne di Maria con l’opera dello Spirito Santo. E quello che bestemmia su questo, bestemmia sul fondamento dell’amore di Dio, che è la redenzione, la ri-creazione; bestemmia sul sacerdozio di Cristo. ‘Ma che cattivo il Signore non perdona?’ – ‘No! Il Signore perdona tutto! Ma chi dice queste cose è chiuso al perdono. Non vuole essere perdonato! Non si lascia perdonare!’. Questo è il brutto della bestemmia contro lo Spirito Santo: non lasciarsi perdonare, perché rinnega l’unzione sacerdotale di Gesù, che ha fatto lo Spirito Santo”. Non chiudere il cuore davanti alla meraviglia del sacerdozio di Cristo In conclusione, il Papa torna sulle grandi meraviglie del sacerdozio di Cristo e anche “sull’imperdonabile bestemmia”, tale “non perché il Signore non voglia perdonare tutto ma perché questo è tanto chiuso che non si lascia perdonare: la bestemmia contro questa meraviglia di Gesù”: “Oggi ci farà bene, durante la Messa, pensare che qui sull’altare si fa la memoria viva, perché Lui sarà presente lì, del primo sacerdozio di Gesù, quando offre la sua vita per noi; c’è anche la memoria viva del secondo sacerdozio, perché Lui pregherà qui; ma anche, in questa Messa - lo diremo, dopo il Padre Nostro - c’è quel terzo sacerdozio di Gesù, quando Lui tornerà e la speranza nostra della gloria. In questa Messa pensiamo a queste cose belle. E chiediamo la grazia al Signore che il nostro cuore non si chiuda mai – non si chiuda mai! – a questa meraviglia, a questa grande gratuità”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/01/23/ANSA1136450_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Le grandi meraviglie del sacerdozio di Cristo che ha offerto se stesso, una volta per sempre, per il perdono dei peccati, adesso intercede per noi davanti al Padre e tornerà per portarci con Lui. Sono le tre tappe del sacerdozio di Cristo messe in risalto dal Papa nell'odierna omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta. Francesco avverte però che c’è “l’imperdonabile bestemmia”: quella contro lo Spirito Santo. Il servizio di <strong>Debora Donnini</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9407859" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00566929.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00566929.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Il sacerdozio di Cristo è al centro dell’omelia di Papa Francesco. Una riflessione che scaturisce dalla Prima Lettura di oggi, tratta dalla Lettera agli Ebrei, che parla di Cristo Mediatore dell’Alleanza che Dio fa con gli uomini. Gesù è il Sommo Sacerdote. E il sacerdozio di Cristo è la grande meraviglia, la più grande meraviglia che ci fa cantare un canto nuovo al Signore, come dice il Salmo responsoriale.</p> <p><strong>Le tre tappe del sacerdozio di Cristo: offre se stesso, intercede per noi, tornerà per portarci con il Padre</strong><br/> Il sacerdozio di Cristo si svolge in tre momenti, sottolinea Papa Francesco. Il primo è la Redenzione: mentre i sacerdoti dell’Antica Alleanza dovevano ogni anno offrire sacrifici, “Cristo offrì se stesso, una volta per sempre, per il perdono dei peccati”. Con questa meraviglia, “ci ha portato al Padre”, “ha ricreato l’armonia della creazione”, rileva il Papa. La seconda meraviglia è quella che il Signore fa adesso, cioè pregare per noi. “Mentre noi preghiamo qui, Lui prega per noi”, “per ognuno di noi”, sottolinea Francesco: “adesso, vivo, davanti al Padre, intercede”, perché la fede non venga meno. Quante volte infatti si chiede ai sacerdoti di pregare perché “sappiamo - nota il Papa - che la preghiera del sacerdote ha una certa forza, proprio nel sacrificio della Messa”. La terza meraviglia sarà quando Cristo tornerà, ma questa terza volta non sarà in rapporto col peccato, sarà per “fare il Regno definitivo”, quando ci porterà tutti con il Padre:</p> <p>“C’è questa grande meraviglia, questo sacerdozio di Gesù in tre tappe - quella in cui perdona i peccati, una volta, per sempre; quella in cui intercede adesso per noi; e quella che succederà quando Lui tornerà - ma anche c’è il contrario, ‘l’imperdonabile bestemmia’. E’ duro sentire Gesù dire queste cose, ma Lui lo dice e se Lui lo dice è vero. ‘In verità Io vi dico tutto sarà perdonato ai figli degli uomini - e noi sappiamo che il Signore perdona tutto se noi apriamo un po’ il cuore. Tutto! – i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno – anche le bestemmie saranno perdonate! – ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno’”.</p> <p><strong>"L'imperdonabile bestemmia": quella contro lo Spirito Santo, non lasciarsi perdonare</strong><br/> Per spiegare questo, il Papa fa riferimento alla grande unzione sacerdotale di Gesù: l’ha fatta lo Spirito Santo nel grembo di Maria, afferma, e i sacerdoti , nella cerimonia di ordinazione, sono unti con l’olio:</p> <p>“Anche Gesù come Sommo Sacerdote ha ricevuto questa unzione. E qual è stata la prima unzione? La carne di Maria con l’opera dello Spirito Santo. E quello che bestemmia su questo, bestemmia sul fondamento dell’amore di Dio, che è la redenzione, la ri-creazione; bestemmia sul sacerdozio di Cristo. ‘Ma che cattivo il Signore non perdona?’ – ‘No! Il Signore perdona tutto! Ma chi dice queste cose è chiuso al perdono. Non vuole essere perdonato! Non si lascia perdonare!’. Questo è il brutto della bestemmia contro lo Spirito Santo: non lasciarsi perdonare, perché rinnega l’unzione sacerdotale di Gesù, che ha fatto lo Spirito Santo”.</p> <p><strong>Non chiudere il cuore davanti alla meraviglia del sacerdozio di Cristo</strong><br/> In conclusione, il Papa torna sulle grandi meraviglie del sacerdozio di Cristo e anche “sull’imperdonabile bestemmia”, tale “non perché il Signore non voglia perdonare tutto ma perché questo è tanto chiuso che non si lascia perdonare: la bestemmia contro questa meraviglia di Gesù”:</p> <p>“Oggi ci farà bene, durante la Messa, pensare che qui sull’altare si fa la memoria viva, perché Lui sarà presente lì, del primo sacerdozio di Gesù, quando offre la sua vita per noi; c’è anche la memoria viva del secondo sacerdozio, perché Lui pregherà qui; ma anche, in questa Messa - lo diremo, dopo il Padre Nostro - c’è quel terzo sacerdozio di Gesù, quando Lui tornerà e la speranza nostra della gloria. In questa Messa pensiamo a queste cose belle. E chiediamo la grazia al Signore che il nostro cuore non si chiuda mai – non si chiuda mai! – a questa meraviglia, a questa grande gratuità”.</p> <p></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/01/23/papa_alla_messa_a_casa_s_marta_meraviglia_sacerdozio_gesù/1287573">(Da Radio Vaticana)</a>Papa vicino a vittime sisma e maltempo: grazie a soccorritori2017-01-22T12:26:17+00:00http://www.news.va/it/news/papa-vicino-a-popolazioni-colpite-da-terremoto-e-m Il pensiero di Papa Francesco, all’Angelus, è andato alle popolazioni dell’Italia centrale messe ancora a dura prova dal terremoto e dalle forti nevicate che stanno rallentando i soccorsi nelle zone colpite, in particolare in Abruzzo. Il servizio di Benedetta Capelli: Papa Francesco è vicino ai tanti “fratelli e sorelle” che “specialmente in Abruzzo, Marche e Lazio” sono stati toccati nuovamente dal sisma e dai disagi dovuti alle forti nevicate: “Sono vicino con la preghiera e con l’affetto alle famiglie che hanno avuto vittime tra i loro cari. Incoraggio quanti sono impegnati con grande generosità nelle opere di soccorso e di assistenza; come pure le Chiese locali, che si prodigano per alleviare le sofferenze e le difficoltà. Grazie tante per questa vicinanza, per il vostro lavoro e l’aiuto concreto che portate. Grazie! E vi invito a pregare insieme la Madonna per le vittime e anche per quelli che con grande generosità si impegnano nelle opere di soccorso”.   (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/01/22/EPA2319198_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">Il pensiero di Papa Francesco, all’Angelus, è andato alle popolazioni dell’Italia centrale messe ancora a dura prova dal terremoto e dalle forti nevicate che stanno rallentando i soccorsi nelle zone colpite, in particolare in Abruzzo. Il servizio di </span><strong style="line-height: 1.6;">Benedetta Capelli:</strong></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9398887" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00566897.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00566897.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Papa Francesco è vicino ai tanti “fratelli e sorelle” che “specialmente in Abruzzo, Marche e Lazio” sono stati toccati nuovamente dal sisma e dai disagi dovuti alle forti nevicate:</p> <p>“Sono vicino con la preghiera e con l’affetto alle famiglie che hanno avuto vittime tra i loro cari. Incoraggio quanti sono impegnati con grande generosità nelle opere di soccorso e di assistenza; come pure le Chiese locali, che si prodigano per alleviare le sofferenze e le difficoltà. Grazie tante per questa vicinanza, per il vostro lavoro e l’aiuto concreto che portate. Grazie! E vi invito a pregare insieme la Madonna per le vittime e anche per quelli che con grande generosità si impegnano nelle opere di soccorso”.</p> <p> </p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/01/22/sisma_il_papa_vicino_a_chi_è_colpito_e_ai_soccorritori/1287506">(Da Radio Vaticana)</a>Il Papa all'Angelus: convertirsi non è cambiare abito ma abitudini2017-01-22T12:26:14+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-allangelus-convertirsi-non-e-cambiare-abit Papa Francesco ha dedicato la catechesi dell’Angelus domenicale all’odierna pagina evangelica che racconta l’inizio della predicazione di Gesù in Galilea. Il servizio di Sergio Centofanti : La luce di Cristo si diffonde dalla periferia La predicazione di Gesù – sottolinea Papa Francesco – inizia a Cafarnao, in Galilea, una terra abitata “in massima parte da pagani”, “geograficamente periferica” rispetto a Gerusalemme “e religiosamente impura" per "la mescolanza con quanti non appartenevano a Israele”. Dalla Galilea “non si attendevano certo grandi cose per la storia della salvezza. Invece proprio da lì", dalla periferia, si diffonde "la luce di Cristo": “Il messaggio di Gesù ricalca quello del Battista, annunciando il «regno dei cieli». Questo regno non comporta l’instaurazione di un nuovo potere politico, ma il compimento dell’alleanza tra Dio e il suo popolo che inaugurerà una stagione di pace e di giustizia. Per stringere questo patto di alleanza con Dio, ognuno è chiamato a convertirsi, trasformando il proprio modo di pensare e di vivere. E’ importante questo: convertirsi non è soltanto cambiare il modo di vivere, ma anche il modo di pensare. E’ una trasformazione del pensiero.  Non si tratta di cambiare gli abiti, ma le abitudini!”. Gesù non aspetta la gente ma si muove per incontrarla Ciò che differenzia Gesù da Giovanni il Battista – osserva il Papa - è lo stile e il metodo: “Gesù sceglie di essere un profeta itinerante. Non sta ad aspettare la gente, ma si muove incontro ad essa. Gesù è sempre per la strada! Le sue prime uscite missionarie avvengono lungo il lago di Galilea, a contatto con la folla, in particolare con i pescatori. Lì Gesù non solo proclama la venuta del regno di Dio, ma cerca i compagni da associare alla sua missione di salvezza”. Dio si rivela nella quotidianità della nostra vita Qui incontra due coppie di fratelli: Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. Sono pescatori, stanno lavorando. Gesù li invita a seguirlo: “La chiamata li raggiunge nel pieno della loro attività di ogni giorno: il Signore si rivela a noi non in modo straordinario o eclatante, ma nella quotidianità della nostra vita. Li dobbiamo trovare il Signore; e lì Lui si rivela, fa sentire il suo amore al nostro cuore; e lì – con questo dialogo con Lui nella quotidianità della vita – si cambia il nostro cuore.  La risposta dei quattro pescatori è immediata e pronta: «Subito lasciarono le reti e lo seguirono»”. Portare il Vangelo in tutte le periferie Noi, cristiani di oggi – prosegue il Papa - abbiamo la gioia di proclamare e testimoniare la nostra fede perché c’è stato quel primo annuncio, “perché ci sono stati quegli uomini umili e coraggiosi che hanno risposto generosamente alla chiamata di Gesù. Sulle rive del lago, in una terra impensabile, è nata la prima comunità dei discepoli di Cristo”: “La consapevolezza di questi inizi susciti in noi il desiderio di portare la parola, l’amore e la tenerezza di Gesù in ogni contesto, anche il più impervio e resistente. portare la Parola a tutte le periferie! Tutti gli spazi del vivere umano sono terreno in cui gettare la semente del Vangelo, affinché porti frutti di salvezza”. Auguri alle popolazioni dell'Estremo Oriente per il capodanno lunare Dopo la preghiera mariana, il Papa ha ricordato che nell’Estremo Oriente e in varie parti del mondo, milioni di uomini e donne si preparano a celebrare il capodanno lunare il 28 gennaio: “Il mio cordiale saluto giunga a tutte le loro famiglie, con l’augurio che esse diventino sempre di più una scuola in cui si impara a rispettare l’altro, a comunicare e a prendersi cura gli uni degli altri in modo disinteressato. Possa la gioia dell’amore propagarsi all’interno delle famiglie e da esse irradiarsi in tutta la società”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/01/16/1890981_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Papa Francesco ha dedicato la catechesi dell’Angelus domenicale all’odierna pagina evangelica che racconta l’inizio della predicazione di Gesù in Galilea. Il servizio di <strong>Sergio Centofanti</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9397976" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00566882.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00566882.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p><strong>La luce di Cristo si diffonde dalla periferia</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">La predicazione di Gesù – sottolinea Papa Francesco – inizia a Cafarnao, in Galilea, una terra abitata “in massima parte da pagani”, “geograficamente periferica” rispetto a Gerusalemme “e religiosamente impura" per "la mescolanza con quanti non appartenevano a Israele”. Dalla Galilea “non si attendevano certo grandi cose per la storia della salvezza. Invece proprio da lì", dalla periferia, si diffonde "la luce di Cristo":</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Il messaggio di Gesù ricalca quello del Battista, annunciando il «regno dei cieli». Questo regno non comporta l’instaurazione di un nuovo potere politico, ma il compimento dell’alleanza tra Dio e il suo popolo che inaugurerà una stagione di pace e di giustizia. Per stringere questo patto di alleanza con Dio, ognuno è chiamato a convertirsi, trasformando il proprio modo di pensare e di vivere. </span>E’ importante questo: convertirsi non è soltanto cambiare il modo di vivere, ma anche il modo di pensare. E’ una trasformazione del pensiero. <span style="line-height: 1.6;">Non si tratta di cambiare gli abiti, ma le abitudini!”.</span></p> <p><strong>Gesù non aspetta la gente ma si muove per incontrarla</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Ciò che differenzia Gesù da Giovanni il Battista – osserva il Papa - è lo stile e il metodo:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Gesù sceglie di essere un profeta itinerante. Non sta ad aspettare la gente, ma si muove incontro ad essa. Gesù è sempre per la strada! Le sue prime uscite missionarie avvengono lungo il lago di Galilea, a contatto con la folla, in particolare con i pescatori. Lì Gesù non solo proclama la venuta del regno di Dio, ma cerca i compagni da associare alla sua missione di salvezza”.</span></p> <p><strong>Dio si rivela nella quotidianità della nostra vita</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Qui incontra due coppie di fratelli: Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. Sono pescatori, stanno lavorando. Gesù li invita a seguirlo:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“La chiamata li raggiunge nel pieno della loro attività di ogni giorno: il Signore si rivela a noi non in modo straordinario o eclatante, ma nella quotidianità della nostra vita. </span>Li dobbiamo trovare il Signore; e lì Lui si rivela, fa sentire il suo amore al nostro cuore; e lì – con questo dialogo con Lui nella quotidianità della vita – si cambia il nostro cuore.<span style="line-height: 1.6;"> La risposta dei quattro pescatori è immediata e pronta: «Subito lasciarono le reti e lo seguirono»”.</span></p> <p><strong>Portare il Vangelo in tutte le periferie</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Noi, cristiani di oggi – prosegue il Papa - abbiamo la gioia di proclamare e testimoniare la nostra fede perché c’è stato quel primo annuncio, “perché ci sono stati quegli uomini umili e coraggiosi che hanno risposto generosamente alla chiamata di Gesù. Sulle rive del lago, in una terra impensabile, è nata la prima comunità dei discepoli di Cristo”:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“La consapevolezza di questi inizi susciti in noi il desiderio di portare la parola, l’amore e la tenerezza di Gesù in ogni contesto, anche il più impervio e resistente. portare la Parola a tutte le periferie! Tutti gli spazi del vivere umano sono terreno in cui gettare la semente del Vangelo, affinché porti frutti di salvezza”.</span></p> <p><strong>Auguri alle popolazioni dell'Estremo Oriente per il capodanno lunare</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Dopo la preghiera mariana, il Papa ha ricordato che nell’Estremo Oriente e in varie parti del mondo, milioni di uomini e donne si preparano a celebrare il capodanno lunare il 28 gennaio:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Il mio cordiale saluto giunga a tutte le loro famiglie, con l’augurio che esse diventino sempre di più una scuola in cui si impara a rispettare l’altro, a comunicare e a prendersi cura gli uni degli altri in modo disinteressato. Possa la gioia dell’amore propagarsi all’interno delle famiglie e da esse irradiarsi in tutta la società”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/01/22/il_papa_presiede_langelus_domenicale_in_piazza_san_pietro/1287500">(Da Radio Vaticana)</a>Papa a El País: c'è tanta santità nella Chiesa, è la rivoluzione del Vangelo2017-01-22T10:58:03+00:00http://www.news.va/it/news/papa-a-el-pais-ce-tanta-santita-nella-chiesa-e-la Il quotidiano spagnolo El País ha pubblicato oggi una lunga intervista a Papa Francesco, rilasciata al giornalista Pablo Ordaz il 20 gennaio scorso. Tanti gli argomenti affrontati: da questioni personali alla situazione nel mondo e nella Chiesa. Ce ne parla Sergio Centofanti: La Chiesa sia vicina alla gente Una intervista a tutto campo. Nella sua prima risposta, Francesco afferma di non essere cambiato da quando è diventato Papa: “Cambiare a 76 anni è come truccarsi”. Certo, non può fare tutto quello che vuole, però gli è rimasta quella che lui chiama l'anima “callejera”, cioè del prete di strada che vuole stare tra la gente. Ciò che lui teme per la Chiesa è proprio la lontananza dalla gente, il clericalismo che è “il male peggiore che può avere oggi la Chiesa”: un pastore anestetizzato si difende dalla realtà concreta del mondo e diventa un funzionario. “Una Chiesa che non è vicina non è Chiesa. E’ una buona Ong o una buona e pia organizzazione di gente che fa beneficenza, si riunisce per prendere il tè e fare beneficenza … però ciò che identifica la Chiesa è la vicinanza: essere fratelli vicini”. “Vicinanza è toccare, toccare nel prossimo la carne di Cristo”. Come dice il capitolo 25 del Vangelo di Matteo: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare…”. La rivoluzione la fanno i santi Critica il fatto che si parli “con facilità della corruzione della Curia Romana”. “C’è gente corrotta” – sottolinea – ma ci sono anche molti santi, persone “che hanno trascorso tutta la vita servendo la gente in modo anonimo”. “I veri protagonisti della storia della Chiesa sono i santi”, sono quelli che “hanno bruciato la vita perché il Vangelo fosse concreto. E questi sono quelli che ci hanno salvato: i santi”. Questa è la vera rivoluzione, quella dei santi. E i santi sono anche i padri, le madri e i nonni che lavorano ogni giorno con dignità e con la loro vita portano avanti la Chiesa. La  definisce “la classe media della santità” e  “la santità di questa gente è enorme”. Sì alle critiche aperte e fraterne Ad una domanda sulle reazioni dei settori tradizionalisti che vedono qualsiasi cambiamento come un tradimento della dottrina, il Papa risponde: “Non sto facendo nessuna rivoluzione. Sto solo cercando di fare andare avanti il Vangelo”. “Ma la novità del Vangelo crea stupore perché è essenzialmente scandalosa”. Afferma però di non sentirsi “incompreso”, ma “accompagnato da tutti i tipi di persone, giovani, anziani…”. “Se qualcuno non è d’accordo” – è il suo invito – “però sempre che dialoghino, che non tirino la pietra e nascondano la mano”. Questo “non è umano, è delinquenza. Tutti hanno il diritto di discutere”: la “discussione affratella molto”, non la calunnia. Teologia della liberazione Sulla teologia della liberazione sottolinea che “è stata una cosa positiva in America Latina. E’ stata condannata dal Vaticano la parte che ha optato per l’analisi marxista della realtà”. Il card. Ratzinger, quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, scrisse due istruzioni, una “molto chiara sull’analisi marxista” e l’altra guardando gli aspetti positivi. “La teologia della liberazione ha avuto aspetti positivi e deviazioni”. Un’economia che uccide Ribadisce che “stiamo vivendo nella Terza guerra mondiale a pezzi”. E ultimamente si sta parlando di una possibile guerra nucleare come se fosse un gioco di carte”. Ciò che lo preoccupa sono le diseguaglianze economiche: “che un piccolo gruppo dell’umanità detenga l’80% della ricchezza”. Significa che “al centro del sistema economico c’è il dio denaro e non l’uomo e la donna”.  Siamo in una “economia che uccide” e che crea “questa cultura dello scarto”. Non giudicare in anticipo Trump Sulla presidenza Trump afferma:  "Vedremo che cosa succede.  Non mi piace anticipare i fatti né giudicare le persone in anticipo (…) Vedremo ciò che farà e valuteremo. Sempre il concreto. Il cristianesimo o è concreto o non è cristianesimo”. Nelle crisi cerchiamo un salvatore: ecco il populismo Parla con preoccupazione del populismo riferendosi a quello europeo più che a quello latinoamericano.  Cita l'esempio del nazismo in Germania: un Paese distrutto che “cerca la sua identità” e cerca un leader che gliela restituisca.  Lo trova in Hitler che “è stato votato dal suo popolo e poi lo ha distrutto. Questo è il pericolo. In tempi di crisi non funziona il discernimento …  Cerchiamo un salvatore che ci restituisca l'identità e ci difendiamo con muri, fili spinati, con qualunque cosa, dagli altri popoli che possano privarci della identità. E ciò è molto grave. Per questo ripeto sempre: dialogate fra voi”. Salvare, accogliere e integrare i migranti Il Papa torna sul dramma dei profughi: "Che il Mediterraneo sia un cimitero, deve farci pensare". E rende omaggio all'Italia, che nonostante tutti i problemi del terremoto continua ad accogliere i migranti. Sono uomini, donne e bambini che fuggono dalla fame e dalla guerra. Prima di tutto – afferma – bisogna salvarli, poi “accoglierli e integrarli". Ogni Paese – sottolinea - ha il diritto di controllare i suoi confini, però “nessun Paese ha il diritto di privare i propri cittadini del dialogo con i vicini”. Ricorda l’impegno della Chiesa, spesso silenzioso, nell’accoglienza degli immigrati. Costruire ponti non muri La diplomazia vaticana – spiega – costruisce ponti, non muri, è mediatrice non intermediaria, nel senso che i suoi interventi per promuovere la pace e la giustizia non sono per i suoi interessi ma a vantaggio dei popoli. Il ruolo della donna: no al maschilismo in gonnella Ricorda il dramma della schiavitù delle donne, sfruttate sessualmente. E poi parla del ruolo della donna che va valorizzato nella Chiesa. “La Chiesa – ribadisce - è femminile”: non si tratta di una “rivendicazione funzionale” perché si rischierebbe di creare “un maschilismo in gonnella”. Si tratta invece di fare molto di più perché la donna “possa dare alla Chiesa la originalità del suo essere e del suo pensiero”. Benedetto XVI: ha una grande memoria Rispondendo a una domanda sulla salute di Benedetto XVI dice che “il problema sono le gambe”. Cammina con un sostegno. Ma ha “una memoria da elefante, perfino nei dettagli". Non vedo la Tv dal 1990 Confessa di non guardare la Tv da oltre 25 anni: "Semplicemente – dice - perché in un certo momento ho  sentito che me lo chiedeva Dio. Ho fatto questa promessa il 16 luglio del 1990 e non mi manca". Dio non mi ha tolto il buon umore Il giornalista conclude dicendo di vederlo contento di essere Papa. E Francesco risponde: “Il Signore è buono e non mi ha tolto il buon umore”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/01/18/AP3820596_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Il quotidiano spagnolo El País ha pubblicato oggi una lunga intervista a Papa Francesco, rilasciata al giornalista Pablo Ordaz il 20 gennaio scorso. Tanti gli argomenti affrontati: da questioni personali alla situazione nel mondo e nella Chiesa. Ce ne parla <strong>Sergio Centofanti:</strong></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9397150" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00566878.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00566878.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p><strong>La Chiesa sia vicina alla gente</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Una intervista a tutto campo. Nella sua prima risposta, Francesco afferma di non essere cambiato da quando è diventato Papa: “Cambiare a 76 anni è come truccarsi”. Certo, non può fare tutto quello che vuole, però gli è rimasta quella che lui chiama l'anima “callejera”, cioè del prete di strada che vuole stare tra la gente. Ciò che lui teme per la Chiesa è proprio la lontananza dalla gente, il clericalismo che è “il male peggiore che può avere oggi la Chiesa”: un pastore anestetizzato si difende dalla realtà concreta del mondo e diventa un funzionario. “Una Chiesa che non è vicina non è Chiesa. E’ una buona Ong o una buona e pia organizzazione di gente che fa beneficenza, si riunisce per prendere il tè e fare beneficenza … però ciò che identifica la Chiesa è la vicinanza: essere fratelli vicini”. “Vicinanza è toccare, toccare nel prossimo la carne di Cristo”. Come dice il capitolo 25 del Vangelo di Matteo: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare…”.</span></p> <p><strong>La rivoluzione la fanno i santi</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Critica il fatto che si parli “con facilità della corruzione della Curia Romana”. “C’è gente corrotta” – sottolinea – ma ci sono anche molti santi, persone “che hanno trascorso tutta la vita servendo la gente in modo anonimo”. “I veri protagonisti della storia della Chiesa sono i santi”, sono quelli che “hanno bruciato la vita perché il Vangelo fosse concreto. E questi sono quelli che ci hanno salvato: i santi”. Questa è la vera rivoluzione, quella dei santi. E i santi sono anche i padri, le madri e i nonni che lavorano ogni giorno con dignità e con la loro vita portano avanti la Chiesa. La  definisce “la classe media della santità” e  “la santità di questa gente è enorme”.</span></p> <p><strong>Sì alle critiche aperte e fraterne</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Ad una domanda sulle reazioni dei settori tradizionalisti che vedono qualsiasi cambiamento come un tradimento della dottrina, il Papa risponde: “Non sto facendo nessuna rivoluzione. Sto solo cercando di fare andare avanti il Vangelo”. “Ma la novità del Vangelo crea stupore perché è essenzialmente scandalosa”. Afferma però di non sentirsi “incompreso”, ma “accompagnato da tutti i tipi di persone, giovani, anziani…”. “Se qualcuno non è d’accordo” – è il suo invito – “però sempre che dialoghino, che non tirino la pietra e nascondano la mano”. Questo “non è umano, è delinquenza. Tutti hanno il diritto di discutere”: la “discussione affratella molto”, non la calunnia.</span></p> <p><strong>Teologia della liberazione</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Sulla teologia della liberazione sottolinea che “è stata una cosa positiva in America Latina. E’ stata condannata dal Vaticano la parte che ha optato per l’analisi marxista della realtà”. Il card. Ratzinger, quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, scrisse due istruzioni, una “molto chiara sull’analisi marxista” e l’altra guardando gli aspetti positivi. “La teologia della liberazione ha avuto aspetti positivi e deviazioni”.</span></p> <p><strong>Un’economia che uccide</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Ribadisce che “stiamo vivendo nella Terza guerra mondiale a pezzi”. E ultimamente si sta parlando di una possibile guerra nucleare come se fosse un gioco di carte”. Ciò che lo preoccupa sono le diseguaglianze economiche: “che un piccolo gruppo dell’umanità detenga l’80% della ricchezza”. Significa che “al centro del sistema economico c’è il dio denaro e non l’uomo e la donna”.  Siamo in una “economia che uccide” e che crea “questa cultura dello scarto”.</span></p> <p><strong>Non giudicare in anticipo Trump</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Sulla presidenza Trump afferma:  "Vedremo che cosa succede.  Non mi piace anticipare i fatti né giudicare le persone in anticipo (…) Vedremo ciò che farà e valuteremo. Sempre il concreto. Il cristianesimo o è concreto o non è cristianesimo”.</span></p> <p><strong>Nelle crisi cerchiamo un salvatore: ecco il populismo</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Parla con preoccupazione del populismo riferendosi a quello europeo più che a quello latinoamericano.  Cita l'esempio del nazismo in Germania: un Paese distrutto che “cerca la sua identità” e cerca un leader che gliela restituisca.  Lo trova in Hitler che “è stato votato dal suo popolo e poi lo ha distrutto. Questo è il pericolo. In tempi di crisi non funziona il discernimento …  Cerchiamo un salvatore che ci restituisca l'identità e ci difendiamo con muri, fili spinati, con qualunque cosa, dagli altri popoli che possano privarci della identità. E ciò è molto grave. Per questo ripeto sempre: dialogate fra voi”.</span></p> <p><strong>Salvare, accogliere e integrare i migranti</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Il Papa torna sul dramma dei profughi: "Che il Mediterraneo sia un cimitero, deve farci pensare". E rende omaggio all'Italia, che nonostante tutti i problemi del terremoto continua ad accogliere i migranti. Sono uomini, donne e bambini che fuggono dalla fame e dalla guerra. Prima di tutto – afferma – bisogna salvarli, poi “accoglierli e integrarli". Ogni Paese – sottolinea - ha il diritto di controllare i suoi confini, però “nessun Paese ha il diritto di privare i propri cittadini del dialogo con i vicini”. Ricorda l’impegno della Chiesa, spesso silenzioso, nell’accoglienza degli immigrati.</span></p> <p><strong>Costruire ponti non muri</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">La diplomazia vaticana – spiega – costruisce ponti, non muri, è mediatrice non intermediaria, nel senso che i suoi interventi per promuovere la pace e la giustizia non sono per i suoi interessi ma a vantaggio dei popoli.</span></p> <p><strong>Il ruolo della donna: no al maschilismo in gonnella</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Ricorda il dramma della schiavitù delle donne, sfruttate sessualmente. E poi parla del ruolo della donna che va valorizzato nella Chiesa. “La Chiesa – ribadisce - è femminile”: non si tratta di una “rivendicazione funzionale” perché si rischierebbe di creare “un maschilismo in gonnella”. Si tratta invece di fare molto di più perché la donna “possa dare alla Chiesa la originalità del suo essere e del suo pensiero”.</span></p> <p><strong>Benedetto XVI: ha una grande memoria</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Rispondendo a una domanda sulla salute di Benedetto XVI dice che “il problema sono le gambe”. Cammina con un sostegno. Ma ha “una memoria da elefante, perfino nei dettagli".</span></p> <p><strong>Non vedo la Tv dal 1990</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Confessa di non guardare la Tv da oltre 25 anni: "Semplicemente – dice - perché in un certo momento ho </span><span style="line-height: 1.6;">sentito che me lo chiedeva Dio. Ho fatto questa promessa il 16 luglio del 1990 e non mi manca".</span></p> <p><strong>Dio non mi ha tolto il buon umore</strong><br/> Il giornalista conclude dicendo di vederlo contento di essere Papa. E Francesco risponde: “Il Signore è buono e non mi ha tolto il buon umore”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/01/22/el_país_pubblica_intervista_a_papa_francesco/1287483">(Da Radio Vaticana)</a>Messa del Papa per gli 800 anni dei Domenicani: "Avanti con gioia"2017-01-21T14:40:07+00:00http://www.news.va/it/news/messa-del-papa-per-gli-800-anni-dei-domenicani-ava Papa Francesco ha pubblicato un nuovo tweet sull’account @Pontifex in nove lingue: “Con San Domenico ‘andiamo avanti con gioia, pensando al nostro Salvatore’. #OP800”. Oggi alle 16.00, Papa Francesco presiede nella Basilica di San Giovanni in Laterano la Santa Messa a conclusione del Giubileo per gli 800 anni della conferma dell’Ordine dei Predicatori, i Domenicani.   (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/08/04/OSSROM129273_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Papa Francesco ha pubblicato un nuovo tweet sull’account @Pontifex in nove lingue: “Con San Domenico ‘andiamo avanti con gioia, pensando al nostro Salvatore’. #OP800”.</p> <p>Oggi alle 16.00, Papa Francesco presiede nella Basilica di San Giovanni in Laterano la Santa Messa a conclusione del Giubileo per gli 800 anni della conferma dell’Ordine dei Predicatori, i Domenicani.  </p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/01/21/il_papa_celebra_la_messa_per_gli_800_anni_dei_domenicani/1287336">(Da Radio Vaticana)</a>

  
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