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News.vahttp://www.news.va/2017-07-22T12:33:25+00:00Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale - In difesa dei minori migranti2017-07-22T12:33:25+00:00http://www.news.va/it/news/dicastero-per-il-servizio-dello-sviluppo-umano-intL’avvio di «azioni comuni e coordinate nei paesi di origine, transito e destinazione al fine di assicurare che tutti i minori migranti e rifugiati siano sempre protetti da ogni forma di abuso» è stata auspicato dallo scalabriniano Fabio Baggio durante la settimana di studio su mobilità umana e giustizia globale, promossa in Calabria dall’università cattolica del Sacro cuore in collaborazione con istituzioni che si occupano del fenomeno migratorio. Il sottosegretario della sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale ha espresso il rammarico della Chiesa «per la scarsità di politiche adeguate circa l’assistenza e l’inclusione dei migranti» mentre al contrario, un numero crescente di paesi sta «adottando politiche più restrittive al fine di eliminare ogni forma di irregolarità migratoria»; norme sempre più drastiche di cui «i minori sono vittime innocenti». Giunta all’ottava edizione, l’iniziativa formativa, avviata per rispondere alle questioni legate alla mobilità umana comprendendo anche gli aspetti concernenti la giustizia, ha avuto quest’anno per tema «Bambine, bambini e adolescenti nei processi migratori». Una tematica che prende spunto dal messaggio di Papa Francesco per la giornata mondiale 2017 su «migranti minorenni, vulnerabili e senza voce». Il Pontefice invita a difenderli da ogni forma di abuso attraverso tre verbi: proteggere, integrare e puntare a soluzioni durature. E nel farlo riprende la linea tracciata dal predecessore, Benedetto XVI, che nel messaggio per la medesima occasione del 2008, aveva sottolineato le sfide poste da tre diverse situazioni: i minori non accompagnati, i fanciulli incarcerati nei campi di detenzione e i piccoli vittime della tratta. Papa Ratzinger aveva poi ripreso il tema due anni dopo denunciando il fatto che molti paesi erano inadempienti circa gli impegni assunti con la firma e la ratificazione della convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia. E in tale contesto padre Baggio ha ribadito che «oltre allo scambio di informazioni, la cooperazione tra le organizzazioni e le istituzioni, sia religiose sia civili, deve declinarsi nella costituzione di reti transnazionali di protezione e assistenza». Del resto il crescente clamore suscitato dai milioni di rifugiati e richiedenti asilo, pone davanti agli occhi di tutti come la migrazione sia «divenuta un fenomeno globale» e come oggi molti flussi siano «dovuti a conflitti, disastri, persecuzioni, cambiamento climatico, violenza, povertà estrema e condizioni di vita disumane». Per questo, ha fatto notare il sottosegretario, «emigrare oggi significa affrontare grandi sacrifici e spesso i bambini pagano il prezzo più alto, specialmente quando emigrano da soli». Spesso trascurati, discriminati ed emarginati, i fanciulli costituiscono tra i migranti il gruppo più vulnerabile per tre ragioni fondamentali: perché minori, perché stranieri e perché inermi. E non solo: «Quelli in situazione irregolare devono spesso nascondersi dalle autorità — è stata la denuncia del religioso scalabriniano — e non godono di un accesso equo all’istruzione e all’assistenza medica». Insomma la loro «situazione è particolarmente precaria, al punto che molti minori non accompagnati vengono sfruttati dai turpi mercati della prostituzione o della pedopornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come soldati. Urgono allora risposte durature, che consistono innanzitutto nell’«adoperarsi per eliminare le cause delle migrazioni forzate di tanti fanciulli: guerre — le ha elencate padre Baggio citando Papa Francesco — violazioni dei diritti umani, corruzione, povertà, squilibri e disastri ambientali». Al contrario, «un ambiente sicuro e giusto è la prima condizione per poter garantire uno sviluppo umano integrale per tutti e specialmente per tutti i bambini e le bambine» che rappresentano le speranze dell’umanità. Infine il relatore ha espresso la gratitudine e incoraggiamento della Santa Sede a quanti «si adoperano per difendere e assistere i minori migranti in situazione di vulnerabilità», perché — ha concluso — «il loro servizio esprime tangibilmente l’amore materno della Chiesa nei confronti dei piccoli, la cui accoglienza permette di accogliere Cristo in persona»....<p style="text-align: justify;">L’avvio di «azioni comuni e coordinate nei paesi di origine, transito e destinazione al fine di assicurare che tutti i minori migranti e rifugiati siano sempre protetti da ogni forma di abuso» è stata auspicato dallo scalabriniano Fabio Baggio durante la settimana di studio su mobilità umana e giustizia globale, promossa in Calabria dall’università cattolica del Sacro cuore in collaborazione con istituzioni che si occupano del fenomeno migratorio. Il sottosegretario della sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale ha espresso il rammarico della Chiesa «per la scarsità di politiche adeguate circa l’assistenza e l’inclusione dei migranti» mentre al contrario, un numero crescente di paesi sta «adottando politiche più restrittive al fine di eliminare ogni forma di irregolarità migratoria»; norme sempre più drastiche di cui «i minori sono vittime innocenti».</p><p><img alt="" src="/vaticanresources/images/7f6684f8ad764548eb38defc96d30152.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title=""/></p><p style="text-align: justify;">Giunta all’ottava edizione, l’iniziativa formativa, avviata per rispondere alle questioni legate alla mobilità umana comprendendo anche gli aspetti concernenti la giustizia, ha avuto quest’anno per tema «Bambine, bambini e adolescenti nei processi migratori». Una tematica che prende spunto dal messaggio di Papa Francesco per la giornata mondiale 2017 su «migranti minorenni, vulnerabili e senza voce». Il Pontefice invita a difenderli da ogni forma di abuso attraverso tre verbi: proteggere, integrare e puntare a soluzioni durature. E nel farlo riprende la linea tracciata dal predecessore, Benedetto XVI, che nel messaggio per la medesima occasione del 2008, aveva sottolineato le sfide poste da tre diverse situazioni: i minori non accompagnati, i fanciulli incarcerati nei campi di detenzione e i piccoli vittime della tratta. Papa Ratzinger aveva poi ripreso il tema due anni dopo denunciando il fatto che molti paesi erano inadempienti circa gli impegni assunti con la firma e la ratificazione della convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia. E in tale contesto padre Baggio ha ribadito che «oltre allo scambio di informazioni, la cooperazione tra le organizzazioni e le istituzioni, sia religiose sia civili, deve declinarsi nella costituzione di reti transnazionali di protezione e assistenza».</p><p style="text-align: justify;">Del resto il crescente clamore suscitato dai milioni di rifugiati e richiedenti asilo, pone davanti agli occhi di tutti come la migrazione sia «divenuta un fenomeno globale» e come oggi molti flussi siano «dovuti a conflitti, disastri, persecuzioni, cambiamento climatico, violenza, povertà estrema e condizioni di vita disumane». Per questo, ha fatto notare il sottosegretario, «emigrare oggi significa affrontare grandi sacrifici e spesso i bambini pagano il prezzo più alto, specialmente quando emigrano da soli». Spesso trascurati, discriminati ed emarginati, i fanciulli costituiscono tra i migranti il gruppo più vulnerabile per tre ragioni fondamentali: perché minori, perché stranieri e perché inermi. E non solo: «Quelli in situazione irregolare devono spesso nascondersi dalle autorità — è stata la denuncia del religioso scalabriniano — e non godono di un accesso equo all’istruzione e all’assistenza medica». Insomma la loro «situazione è particolarmente precaria, al punto che molti minori non accompagnati vengono sfruttati dai turpi mercati della prostituzione o della pedopornografia, resi schiavi del lavoro minorile o arruolati come soldati. </p><p style="text-align: justify;">Urgono allora risposte durature, che consistono innanzitutto nell’«adoperarsi per eliminare le cause delle migrazioni forzate di tanti fanciulli: guerre — le ha elencate padre Baggio citando Papa Francesco — violazioni dei diritti umani, corruzione, povertà, squilibri e disastri ambientali». Al contrario, «un ambiente sicuro e giusto è la prima condizione per poter garantire uno sviluppo umano integrale per tutti e specialmente per tutti i bambini e le bambine» che rappresentano le speranze dell’umanità.</p><p style="text-align: justify;">Infine il relatore ha espresso la gratitudine e incoraggiamento della Santa Sede a quanti «si adoperano per difendere e assistere i minori migranti in situazione di vulnerabilità», perché — ha concluso — «il loro servizio esprime tangibilmente l’amore materno della Chiesa nei confronti dei piccoli, la cui accoglienza permette di accogliere Cristo in persona».</p>Le celebrazioni centrali lungo la baia davanti all’oceano - Annunciati i luoghi della gmg di Panamá2017-07-22T12:30:47+00:00http://www.news.va/it/news/le-celebrazioni-centrali-lungo-la-baia-davanti-allSarà la baia della Cinta Costera Uno di Panamá, davanti all’oceano, a ospitare dal 22 al 27 gennaio 2019 le celebrazioni centrali della giornata mondiale della gioventù. Lo ha annunciato l’arcivescovo José Domingo Ulloa Mendieta che in una conferenza stampa ha spiegato come la scelta sia stata dettata da valutazioni logistiche — capacità di accogliere i pellegrini, accessi adeguati — e di sicurezza, tenendo presente il desiderio di semplicità espresso dal Papa e assicurando il minimo impatto ambientale. La notizia, insieme al video della conferenza del presule e al testo integrale del comunicato distribuito per l’occasione, aprono l’home page del nuovo sito del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita (www.laityfamilylife.va). Il portale da pochi giorni è stato ripensato e rinnovato nei contenuti e nella grafica per offrire agli utenti in rete non solo uno strumento di informazione e consultazione, ma un vero e proprio «luogo di incontro». Anche il logo è un richiamo in tal senso: spicca la silhouette della basilica vaticana con il colonnato del Bernini che si trasforma in un grande abbraccio capace di accogliere tutti i laici e le famiglie del mondo. Un abbraccio da cui scaturisce la vita nuova rappresentata da un germoglio fiorito. «È un popolo — si legge nella spiegazione dell’immagine disegnata da Anna Formaggio — fatto di donne, uomini, bambini, giovani, anziani e famiglie, “semplicemente l’immensa maggioranza del popolo di Dio” come la definisce l’ Evangelii gaudium , che costituisce la Chiesa e che al tempo stesso gode della sua protezione materna. È un popolo che ha “il sogno missionario di arrivare a tutti” (Eg, 31)». Il nuovo sito conserva una ricca parte documentaria con il magistero, articoli e approfondimenti relativi alle tre sezioni del dicastero (laici, famiglia e vita), così come un canale di notizie, arricchito di contenuti multimediali, che aggiorna gli utenti sulle attività in corso. Tra i contributi più recenti, quello dedicato al nuovo sito online dell’incontro mondiale delle famiglie a Dublino. Interessante anche un link dedicato ai bambini, con disegni e grafica adeguati per spiegare loro «Il catechismo di Papa Francesco». Ma l’aspetto che maggiormente risponde all’opzione preferenziale per l’incontro è quello social, con i collegamenti ai canali Twitter, Instagram e YouTube e i loro aggiornamenti multimediali che occupano una parte rilevante della pagina. «Ci siamo interrogati — spiegano all’Osservatore Romano Francesca Acito e Vittorio Scelzo, i due laici che si sono occupati del portale — su quale potesse essere la funzione del sito web di un dicastero della curia romana, e ci siamo detti che, accanto a quella necessaria di documentare le attività, sarebbe stato bello farne un luogo di dialogo e di ascolto: uno spazio in cui vivere quella che Papa Francesco chiama la “pastorale dell’orecchio”. Il motivo per cui abbiamo voluto dare così tanto spazio ai social network. Il nostro Dicastero si occupa di famiglie, della tutela della vita, di giovani, del ruolo della donna nella Chiesa e nel mondo, cioè di persone concrete: vorremmo quindi utilizzare il web per farle parlare e per dare conto, per quanto possibile, di quello che fanno e che vivono». Tweet, retweet, fotografie, video: il dialogo è partito. Si è ancora agli inizi, ma i numeri sono potenzialmente importanti. «L’idea — concludono Acito e Scelzo — è di far parlare i laici e le famiglie che sono la fetta più ampia del popolo di Dio. Il Dicastero vanta ormai una rete di contatti straordinaria che, al di là delle conferenze episcopali, abbraccia anche l’associazionismo: aggregazioni, movimenti ecclesiali, nuove comunità che coinvolgono i laici in vari contesti sociali e geografici. Da loro vogliamo raccogliere e rilanciare iniziative, testimonianze, storie che possano raccontare la vita della Chiesa». ( maurizio fontana )...<p style="text-align: justify;">Sarà la baia della Cinta Costera Uno di Panamá, davanti all’oceano, a ospitare dal 22 al 27 gennaio 2019 le celebrazioni centrali della giornata mondiale della gioventù. Lo ha annunciato l’arcivescovo José Domingo Ulloa Mendieta che in una conferenza stampa ha spiegato come la scelta sia stata dettata da valutazioni logistiche — capacità di accogliere i pellegrini, accessi adeguati — e di sicurezza, tenendo presente il desiderio di semplicità espresso dal Papa e assicurando il minimo impatto ambientale.</p><p><img alt="" src="/vaticanresources/images/0187b094657abf7a260b679e1335bdec.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title=""/></p><p style="text-align: justify;">La notizia, insieme al video della conferenza del presule e al testo integrale del comunicato distribuito per l’occasione, aprono l’home page del nuovo sito del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita (www.laityfamilylife.va). Il portale da pochi giorni è stato ripensato e rinnovato nei contenuti e nella grafica per offrire agli utenti in rete non solo uno strumento di informazione e consultazione, ma un vero e proprio «luogo di incontro». Anche il logo è un richiamo in tal senso: spicca la silhouette della basilica vaticana con il colonnato del Bernini che si trasforma in un grande abbraccio capace di accogliere tutti i laici e le famiglie del mondo. Un abbraccio da cui scaturisce la vita nuova rappresentata da un germoglio fiorito. «È un popolo — si legge nella spiegazione dell’immagine disegnata da Anna Formaggio — fatto di donne, uomini, bambini, giovani, anziani e famiglie, “semplicemente l’immensa maggioranza del popolo di Dio” come la definisce l’<em>Evangelii gaudium</em>, che costituisce la Chiesa e che al tempo stesso gode della sua protezione materna. È un popolo che ha “il sogno missionario di arrivare a tutti” (Eg, 31)».</p><p style="text-align: justify;">Il nuovo sito conserva una ricca parte documentaria con il magistero, articoli e approfondimenti relativi alle tre sezioni del dicastero (laici, famiglia e vita), così come un canale di notizie, arricchito di contenuti multimediali, che aggiorna gli utenti sulle attività in corso. Tra i contributi più recenti, quello dedicato al nuovo sito online dell’incontro mondiale delle famiglie a Dublino. Interessante anche un link dedicato ai bambini, con disegni e grafica adeguati per spiegare loro «Il catechismo di Papa Francesco». Ma l’aspetto che maggiormente risponde all’opzione preferenziale per l’incontro è quello social, con i collegamenti ai canali Twitter, Instagram e YouTube e i loro aggiornamenti multimediali che occupano una parte rilevante della pagina.</p><p style="text-align: justify;">«Ci siamo interrogati — spiegano all’Osservatore Romano Francesca Acito e Vittorio Scelzo, i due laici che si sono occupati del portale — su quale potesse essere la funzione del sito web di un dicastero della curia romana, e ci siamo detti che, accanto a quella necessaria di documentare le attività, sarebbe stato bello farne un luogo di dialogo e di ascolto: uno spazio in cui vivere quella che Papa Francesco chiama la “pastorale dell’orecchio”. Il motivo per cui abbiamo voluto dare così tanto spazio ai social network. Il nostro Dicastero si occupa di famiglie, della tutela della vita, di giovani, del ruolo della donna nella Chiesa e nel mondo, cioè di persone concrete: vorremmo quindi utilizzare il web per farle parlare e per dare conto, per quanto possibile, di quello che fanno e che vivono».</p><p style="text-align: justify;">Tweet, retweet, fotografie, video: il dialogo è partito. Si è ancora agli inizi, ma i numeri sono potenzialmente importanti. «L’idea — concludono Acito e Scelzo — è di far parlare i laici e le famiglie che sono la fetta più ampia del popolo di Dio. Il Dicastero vanta ormai una rete di contatti straordinaria che, al di là delle conferenze episcopali, abbraccia anche l’associazionismo: aggregazioni, movimenti ecclesiali, nuove comunità che coinvolgono i laici in vari contesti sociali e geografici. Da loro vogliamo raccogliere e rilanciare iniziative, testimonianze, storie che possano raccontare la vita della Chiesa». (<em>maurizio fontana</em>)</p>Roma: la Chiesa nella Città. San Giovanni Battista de Rossi: radicati nel contesto sociale. Parla il parroco don Pecchielan2017-07-19T15:51:26+00:00http://www.news.va/it/news/roma-la-chiesa-nella-citta-san-giovanni-battista-d Incontro don Mario Pecchielan, parroco di San Giovanni Battista de Rossi a via Cesare Baronio, zona Est di Roma. Prima però ricordo che questa trasmissione, curata e condotta da Fabrizio Mastrofini, insieme all’Ufficio Comunicazioni Sociali del Vicariato di Roma, ha una sua Pagina Facebook. «La parrocchia conta 25 mila abitanti, un quartiere di ceto medio con molte famiglie anziane. Ora cominciano ad arrivare anche dei giovani e dunque abbiamo un certo ricambio. La parrocchia è nata nel 1940 ed oggi cerchiamo sempre di più di essere luogo di riferimento e aggregazione. Non solo ‘fontana del villaggi’ come diceva Giovanni XXIII ma anche luogo di irradiazione del Vangelo». «La gente che vive la secolarizzazione ha difficoltà di inculturare il Vangelo. Però vedo che da un punto di vista umano c’è tanta solitudine e c’è un bisogno di verità e di riscoprire il senso della vita. Cerchiamo di intercettare anche un bisogno di comunione: nella grande città e nei condomini si vive una condizione di anonimato. La parrocchia come luogo di comunione diventa interessante ed attraente». «Abbiamo fatto una scelta chiara: in uscita verso le famiglie. Abbiamo recepito lo stimolo di Papa Francesco. In realtà abbiamo cominciato dal Giubileo del 2000 con una apertura verso il quartiere. Quest’anno andiamo verso le famiglie. In pratica andiamo a visitare le famiglie, nelle loro case, a partire dalle famiglie più giovani che hanno chiesto il battesimo dei figli. Come parroco ed insieme ai miei collaboratori e catechisti andiamo nelle case dei battezzati, dei cresimandi, dei ragazzi della Prima comunione, delle coppie sposate nel corso dell’anno. Ogni sera usciamo e andiamo. È molto gradita la nostra presenza e per noi è un arricchimento di conoscenza e di approfondire le relazioni. La parrocchia vuole diventare famiglia di famiglie». Quali stimoli lei riceve? «Per me in quanto pastore è importante conoscere il mio gregge. È una conoscenza non formale, nelle case le persone si confidano, si crea un clima positivo. Questo mi permette di calibrare le iniziative pastorali, conoscendo problematiche e bisogni». Altri gruppi e iniziative? «Abbiamo diverse iniziative caritative. Una in particolare il giovedì quando andiamo nelle stazioni Tuscolana, Termini e Ostiense, a portare conforto ed un pasto caldo. Prepariamo circa 600 pasti preparati nel pomeriggio del giovedì e alla sera un gruppo di 60 volontari si divide tra le stazioni. Abbiamo anche un servizio docce e di cambio abito. Nell’inverno nella Casa della Carità accogliamo otto persone. La Casa è nei locali della parrocchia, al centro, ed è il locale più accogliente». «Evangelizzazione e promozione umana sono legate. Il Vangelo è carità, è misericordia: non c’è uno stacco tra evangelizzazione e promozione umana bensì una continuità nel tendere la mano verso chi ha bisogno». E in questo senso, aggiunge don Pecchielan, «l rapporto con i laici è tutto. La comunità è fatta da loro. Noi sacerdoti siamo gli animatori e i laici formano l’architrave della vita parrocchiale». Il sacerdote si protende verso gli altri. Come fronteggia la fatica e lo stress di fronte ai problemi delle persone? «Fondamentale è una vita spirituale profonda. Vivendo una profonda vita interiore senza farsi troppo prendere dal fare, ti posiziona nella giusta dimensione dei problemi. Dobbiamo lavorare e fare del nostro meglio sapendo che noi siamo i seminatori; sarà il Signore a far crescere le persone al di là delle statistiche e di quello che possiamo rilevare. A volte ci troviamo di fronte a belle sorprese. E così dobbiamo saper anche rispettare i tempi degli altri. Questa consapevolezza aiuta a vivere un equilibrio personale. Si tratta sempre di accettare la logica di Dio e il suo modo di condurre le persone». Lei è Prefetto della 19esima Prefettura. Vuol dirmi qualcosa? «La Prefettura serve a darci una mano uno con l’altro. Ci incontriamo noi parroci ma cerchiamo di far incontrare i laici. Abbiamo creato un consulta per la pastorale familiare per le nostre 13 parrocchie. Abbiamo creato un Centro per rilanciare le tematiche culturali alla luce della fede. La Prefettura cresce sia nel rapporto con i sacerdoti sia con i laici. Il Centro culturale vuole far diventare le nostre parrocchie luogo anche di cultura, per aiutare i laici ad incarnare il Vangelo e confrontarsi con i problemi e le sfide di oggi. C’è una equipe con rappresentanti delle 13 parrocchie e con loro stiamo facendo un calendario di temi. Abbiamo fatto ad esempio un incontro sui social e c’è stata grande partecipazione e interesse. Vogliamo mettere su una scuola di formazione alla Dottrina sociale, per i giovani, per preparare ad un impegno sociale. Dobbiamo lavorare in questo senso per non annunciare un Vangelo fuori dalla storia. Dobbiamo formare cristiani che ogni settimana possano incarnarsi nella realtà». L’atteggiamento che funziona è dunque il dialogo e l’accoglienza. Come si fa? Non si impara in seminario... «Quando uno esce dal seminario ha un suo normale idealismo. Poi si impara nella pratica ad accogliere le persone come sono, con i loro limiti e a volte con le loro spigolosità. Occorre imparare ad accettare le persone. L’ho imparato. Nei primi anni ero più rigoroso; ora so essere più misericordioso e paziente. Ho imparato a cogliere il positivo che esiste al di là degli schemi mentali, anche dei miei". Dopo don Mario Pecchielan la trasmissione prosegue dando la parola al prof. Raffaele Mantegazza, pedagogista, docente a Milano, che ci spiega il significato del suo ultimo libro: «Sono solo un ragazzo. Figure giovanili nella Bibbia» (Edizioni Dehoniane, Bologna, 144 pagine, euro 12,50). La Bibbia è un libro giovane; richiede un rinnovamento dell’anima e del mondo che è proprio della gioventù, richiede cuori e occhi giovani per essere letta e interpretata, insieme ovviamente agli adulti e agli anziani. E la Bibbia è piena di figure giovanili, sia dal punto di vista anagrafico, sia dal punto di vista dell’atteggiamento del cuore. Questo libro racconta le storie di alcuni di loro cercando di agganciarle ai problemi e alle sfide dei ragazzi di oggi: dal rapporto tra fratelli narrato dalla vicenda di Esau e Giacobbe, alla questione del potere che affascina il giovane Davide; dalla forza di resistenza dell’adolescente Daniele alla bellissima vicenda del ragazzo Tobia che compie un vero e proprio viaggio di iniziazione, all’amore giovanile dei due protagonisti del Cantico dei Cantici. Analizzare i desideri, le speranze e le paure di questi giovani narrati dal testo biblico può aiutare i ragazzi e le ragazze di oggi a capire come la gioventù sia anche uno stato d’animo oltre che una età della vita; e soprattutto a comprendere come crescere possa essere una bella avventura perché la Bibbia è anche piena di figure adulte forti, autorevoli e bellissime. La Bibbia è un libro giovane che fa crescere. La speranza è che, chiuso questo librettino, sempre più ragazzi e ragazze aprano il testo sacro; per trovare se stessi e gli altri e per capire che non c’è età per legger queste straordinarie storie; che per immergersi in esse non vale l’alibi “sono solo un ragazzo”. Grazie dell’ascolto. È tutto. Alla prossima. ...<p> Incontro don Mario Pecchielan, parroco di San Giovanni Battista de Rossi a via Cesare Baronio, zona Est di Roma. Prima però ricordo che questa trasmissione, curata e condotta da Fabrizio Mastrofini, insieme all’Ufficio Comunicazioni Sociali del Vicariato di Roma, ha una sua Pagina <a href="https://www.facebook.com/ChiesadiRoma/" style="font-size: 15px;">Facebook.</a></p><p> <span style="line-height: 1.6;"><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_8058168" width="245"><source src="http://media01.vatiradio.va/podcast/feed/chiesa_nella_citta_190717.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media01.vatiradio.va/podcast/feed/chiesa_nella_citta_190717.mp3" title="Download audio"><img src="http://es.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></span></p><p> «La parrocchia conta 25 mila abitanti, un quartiere di ceto medio con molte famiglie anziane. Ora cominciano ad arrivare anche dei giovani e dunque abbiamo un certo ricambio. La parrocchia è nata nel 1940 ed oggi cerchiamo sempre di più di essere luogo di riferimento e aggregazione. Non solo ‘fontana del villaggi’ come diceva Giovanni XXIII ma anche luogo di irradiazione del Vangelo».</p><p> «La gente che vive la secolarizzazione ha difficoltà di inculturare il Vangelo. Però vedo che da un punto di vista umano c’è tanta solitudine e c’è un bisogno di verità e di riscoprire il senso della vita. Cerchiamo di intercettare anche un bisogno di comunione: nella grande città e nei condomini si vive una condizione di anonimato. La parrocchia come luogo di comunione diventa interessante ed attraente».</p><p> «Abbiamo fatto una scelta chiara: in uscita verso le famiglie. Abbiamo recepito lo stimolo di Papa Francesco. In realtà abbiamo cominciato dal Giubileo del 2000 con una apertura verso il quartiere. Quest’anno andiamo verso le famiglie. In pratica andiamo a visitare le famiglie, nelle loro case, a partire dalle famiglie più giovani che hanno chiesto il battesimo dei figli. Come parroco ed insieme ai miei collaboratori e catechisti andiamo nelle case dei battezzati, dei cresimandi, dei ragazzi della Prima comunione, delle coppie sposate nel corso dell’anno. Ogni sera usciamo e andiamo. È molto gradita la nostra presenza e per noi è un arricchimento di conoscenza e di approfondire le relazioni. La parrocchia vuole diventare famiglia di famiglie».</p><p> Quali stimoli lei riceve?</p><p> «Per me in quanto pastore è importante conoscere il mio gregge. È una conoscenza non formale, nelle case le persone si confidano, si crea un clima positivo. Questo mi permette di calibrare le iniziative pastorali, conoscendo problematiche e bisogni».</p><p> Altri gruppi e iniziative?</p><p> «Abbiamo diverse iniziative caritative. Una in particolare il giovedì quando andiamo nelle stazioni Tuscolana, Termini e Ostiense, a portare conforto ed un pasto caldo. Prepariamo circa 600 pasti preparati nel pomeriggio del giovedì e alla sera un gruppo di 60 volontari si divide tra le stazioni. Abbiamo anche un servizio docce e di cambio abito. Nell’inverno nella Casa della Carità accogliamo otto persone. La Casa è nei locali della parrocchia, al centro, ed è il locale più accogliente».</p><p> «Evangelizzazione e promozione umana sono legate. Il Vangelo è carità, è misericordia: non c’è uno stacco tra evangelizzazione e promozione umana bensì una continuità nel tendere la mano verso chi ha bisogno». E in questo senso, aggiunge don Pecchielan, «l rapporto con i laici è tutto. La comunità è fatta da loro. Noi sacerdoti siamo gli animatori e i laici formano l’architrave della vita parrocchiale».</p><p> Il sacerdote si protende verso gli altri. Come fronteggia la fatica e lo stress di fronte ai problemi delle persone?</p><p> «Fondamentale è una vita spirituale profonda. Vivendo una profonda vita interiore senza farsi troppo prendere dal fare, ti posiziona nella giusta dimensione dei problemi. Dobbiamo lavorare e fare del nostro meglio sapendo che noi siamo i seminatori; sarà il Signore a far crescere le persone al di là delle statistiche e di quello che possiamo rilevare. A volte ci troviamo di fronte a belle sorprese. E così dobbiamo saper anche rispettare i tempi degli altri. Questa consapevolezza aiuta a vivere un equilibrio personale. Si tratta sempre di accettare la logica di Dio e il suo modo di condurre le persone».</p><p> Lei è Prefetto della 19esima Prefettura. Vuol dirmi qualcosa?</p><p> «La Prefettura serve a darci una mano uno con l’altro. Ci incontriamo noi parroci ma cerchiamo di far incontrare i laici. Abbiamo creato un consulta per la pastorale familiare per le nostre 13 parrocchie. Abbiamo creato un Centro per rilanciare le tematiche culturali alla luce della fede. La Prefettura cresce sia nel rapporto con i sacerdoti sia con i laici. Il Centro culturale vuole far diventare le nostre parrocchie luogo anche di cultura, per aiutare i laici ad incarnare il Vangelo e confrontarsi con i problemi e le sfide di oggi. C’è una equipe con rappresentanti delle 13 parrocchie e con loro stiamo facendo un calendario di temi. Abbiamo fatto ad esempio un incontro sui social e c’è stata grande partecipazione e interesse. Vogliamo mettere su una scuola di formazione alla Dottrina sociale, per i giovani, per preparare ad un impegno sociale. Dobbiamo lavorare in questo senso per non annunciare un Vangelo fuori dalla storia. Dobbiamo formare cristiani che ogni settimana possano incarnarsi nella realtà».</p><p> L’atteggiamento che funziona è dunque il dialogo e l’accoglienza. Come si fa? Non si impara in seminario...</p><p> «Quando uno esce dal seminario ha un suo normale idealismo. Poi si impara nella pratica ad accogliere le persone come sono, con i loro limiti e a volte con le loro spigolosità. Occorre imparare ad accettare le persone. L’ho imparato. Nei primi anni ero più rigoroso; ora so essere più misericordioso e paziente. Ho imparato a cogliere il positivo che esiste al di là degli schemi mentali, anche dei miei".</p><p> Dopo don Mario Pecchielan la trasmissione prosegue dando la parola al prof. Raffaele Mantegazza, pedagogista, docente a Milano, che ci spiega il significato del suo ultimo libro: «Sono solo un ragazzo. Figure giovanili nella Bibbia» (Edizioni Dehoniane, Bologna, 144 pagine, euro 12,50).</p><p> La Bibbia è un libro giovane; richiede un rinnovamento dell’anima e del mondo che è proprio della gioventù, richiede cuori e occhi giovani per essere letta e interpretata, insieme ovviamente agli adulti e agli anziani. E la Bibbia è piena di figure giovanili, sia dal punto di vista anagrafico, sia dal punto di vista dell’atteggiamento del cuore. Questo libro racconta le storie di alcuni di loro cercando di agganciarle ai problemi e alle sfide dei ragazzi di oggi: dal rapporto tra fratelli narrato dalla vicenda di Esau e Giacobbe, alla questione del potere che affascina il giovane Davide; dalla forza di resistenza dell’adolescente Daniele alla bellissima vicenda del ragazzo Tobia che compie un vero e proprio viaggio di iniziazione, all’amore giovanile dei due protagonisti del Cantico dei Cantici. Analizzare i desideri, le speranze e le paure di questi giovani narrati dal testo biblico può aiutare i ragazzi e le ragazze di oggi a capire come la gioventù sia anche uno stato d’animo oltre che una età della vita; e soprattutto a comprendere come crescere possa essere una bella avventura perché la Bibbia è anche piena di figure adulte forti, autorevoli e bellissime. La Bibbia è un libro giovane che fa crescere. La speranza è che, chiuso questo librettino, sempre più ragazzi e ragazze aprano il testo sacro; per trovare se stessi e gli altri e per capire che non c’è età per legger queste straordinarie storie; che per immergersi in esse non vale l’alibi “sono solo un ragazzo”.</p><p> Grazie dell’ascolto. È tutto. Alla prossima. </p>​Intervista al segretario generale del Sinodo dei vescovi -In ascolto dei giovani2017-07-19T13:02:09+00:00http://www.news.va/it/news/intervista-al-segretario-generale-del-sinodo-dei-vPer il Sinodo dei vescovi è il momento dell’ascolto, della raccolta di proposte e sollecitazioni; quello in cui si condividono impressioni, attese e difficoltà, in preparazione all’assise del prossimo anno dedicata ai giovani; ma è anche il tempo delle esperienze pastorali con le nuove generazioni, come quella vissuta dal cardinale segretario generale Lorenzo Baldisseri nei giorni scorsi a Taizé. In questa intervista all’Osservatore Romano, il porporato parla del fine settimana trascorso con i ragazzi e le ragazze che in estate arrivano da tutto il mondo nella comunità ecumenica fondata da fratel Roger e commenta i dati raccolti finora dalla segreteria generale, da cui risulta che tra i temi più cari ai giovani ci sono la famiglia, l’amicizia, il lavoro e la vita affettiva. È inusuale che un cardinale si rechi a Taizé. Cosa l’ha spinta ad andare? Si tratta di una realtà che accoglie giovani di differenti confessioni cristiane e aperta anche ad altri. Colpisce il silenzio, i giovani sono protagonisti. Il fondatore, fratel Roger Schutz, svizzero riformato, all’inizio, durante il periodo nazista voleva lavorare per le famiglie in difficoltà e per i poveri. Ma il percorso lo portò al piccolo paesino della Francia in cui si sviluppò l’opera come la conosciamo oggi. In lui è sempre stato molto forte il senso dell’unità, sul cui cammino si avviò fin dal principio, tanto che Taizé è un centro di spiritualità ecumenica. La cappella, che attualmente può contenere fino a cinquemila persone, significativamente è chiamata chiesa della Riconciliazione. E il 5 ottobre 1986 Giovanni Paolo ii vi si recò in visita. Che impressioni ha tratto da questa esperienza? Come segretario generale del Sinodo dei vescovi sono stato invitato dall’attuale priore, fratel Alois, in primo luogo per incontrare i fratelli, circa 80 (provenienti anche da fraternità in altri continenti), che vivono come monaci, dediti alla preghiera e al servizio dei giovani, nella loro ricerca e nel loro cammino spirituale. La vita monastica è fondata sulla Parola e sull’Eucaristia, ed è tutta incentrata sull’unità. Ma soprattutto sono venuto per incontrare numerosissimi giovani. Nel cammino verso il sinodo sui giovani adesso siamo nella fase dell’ascolto. Avete già percepito i principali temi che interessano le nuove generazioni? Com’è noto, la segreteria generale ha lanciato il documento preparatorio con la Lettera di Papa Francesco ai giovani nel gennaio scorso. Vi è stata una immediata reazione positiva, proprio da parte degli stessi giovani, che si sono mossi con interesse ed entusiasmo. Stanno facendo sentire la loro voce, non solo attraverso le Conferenze episcopali, alcune delle quali hanno già inviato le riposte richieste, ma direttamente o attraverso istituzioni cui appartengono. Essi inoltre possono accedere al questionario online proposto dalla segreteria generale e far pervenire il loro pensiero e i loro suggerimenti e così contribuire alla preparazione del sinodo. Le risposte online potranno essere inviate fino alla fine di novembre di quest’anno e solo allora ovviamente potranno essere elaborate. Siamo quindi ancora nella fase che potremmo definire dell’ascolto, della raccolta dei dati, i quali saranno analizzati più avanti. Solo allora si potrà dire in maniera attendibile quali sono i temi che interessano le nuove generazioni.  di Nicola Gori...<p style="text-align: justify;">Per il Sinodo dei vescovi è il momento dell’ascolto, della raccolta di proposte e sollecitazioni; quello in cui si condividono impressioni, attese e difficoltà, in preparazione all’assise del prossimo anno dedicata ai giovani; ma è anche il tempo delle esperienze pastorali con le nuove generazioni, come quella vissuta dal cardinale segretario generale Lorenzo Baldisseri nei giorni scorsi a Taizé. In questa intervista all’Osservatore Romano, il porporato parla del fine settimana trascorso con i ragazzi e le ragazze che in estate arrivano da tutto il mondo nella comunità ecumenica fondata da fratel Roger e commenta i dati raccolti finora dalla segreteria generale, da cui risulta che tra i temi più cari ai giovani ci sono la famiglia, l’amicizia, il lavoro e la vita affettiva.</p><p style="text-align: justify;"><em>È inusuale che un cardinale si rechi a Taizé. Cosa l’ha spinta ad andare?</em></p><p><img alt="«Magnificat» (Taizé, vetrata)" src="/vaticanresources/images/226765694ea93b8b72004173018f70ca_3.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title="«Magnificat» (Taizé, vetrata)"/></p><p style="text-align: justify;">Si tratta di una realtà che accoglie giovani di differenti confessioni cristiane e aperta anche ad altri. Colpisce il silenzio, i giovani sono protagonisti. Il fondatore, fratel Roger Schutz, svizzero riformato, all’inizio, durante il periodo nazista voleva lavorare per le famiglie in difficoltà e per i poveri. Ma il percorso lo portò al piccolo paesino della Francia in cui si sviluppò l’opera come la conosciamo oggi. In lui è sempre stato molto forte il senso dell’unità, sul cui cammino si avviò fin dal principio, tanto che Taizé è un centro di spiritualità ecumenica. La cappella, che attualmente può contenere fino a cinquemila persone, significativamente è chiamata chiesa della Riconciliazione. E il 5 ottobre 1986 Giovanni Paolo ii vi si recò in visita. </p><p style="text-align: justify;"><em>Che impressioni ha tratto da questa esperienza?</em></p><p style="text-align: justify;">Come segretario generale del Sinodo dei vescovi sono stato invitato dall’attuale priore, fratel Alois, in primo luogo per incontrare i fratelli, circa 80 (provenienti anche da fraternità in altri continenti), che vivono come monaci, dediti alla preghiera e al servizio dei giovani, nella loro ricerca e nel loro cammino spirituale. La vita monastica è fondata sulla Parola e sull’Eucaristia, ed è tutta incentrata sull’unità. Ma soprattutto sono venuto per incontrare numerosissimi giovani. </p><p style="text-align: justify;"><em>Nel cammino verso il sinodo sui giovani adesso siamo nella fase dell’ascolto. Avete già percepito i principali temi che interessano le nuove generazioni?</em></p><p style="text-align: justify;">Com’è noto, la segreteria generale ha lanciato il documento preparatorio con la Lettera di Papa Francesco ai giovani nel gennaio scorso. Vi è stata una immediata reazione positiva, proprio da parte degli stessi giovani, che si sono mossi con interesse ed entusiasmo. Stanno facendo sentire la loro voce, non solo attraverso le Conferenze episcopali, alcune delle quali hanno già inviato le riposte richieste, ma direttamente o attraverso istituzioni cui appartengono. Essi inoltre possono accedere al questionario online proposto dalla segreteria generale e far pervenire il loro pensiero e i loro suggerimenti e così contribuire alla preparazione del sinodo. Le risposte online potranno essere inviate fino alla fine di novembre di quest’anno e solo allora ovviamente potranno essere elaborate. Siamo quindi ancora nella fase che potremmo definire dell’ascolto, della raccolta dei dati, i quali saranno analizzati più avanti. Solo allora si potrà dire in maniera attendibile quali sono i temi che interessano le nuove generazioni. </p><p style="text-align: right;">di Nicola Gori</p>Il Papa all'Angelus: Gesù non si impone, ma si propone donandosi2017-07-16T12:09:48+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-allangelus-gesu-non-si-impone-ma-si-propon Papa Francesco ha presieduto il consueto Angelus domenicale in una calda giornata di sole alla presenza di tanti pellegrini giunti in Piazza San Pietro da tutto il mondo. Al centro della sua catechesi, il Vangelo della celebre parabola del seminatore . Il servizio di Sergio Centofanti: Prima di commentare la parabola del seminatore, il Papa premette che Gesù usava un linguaggio semplice , servendosi “anche di immagini che erano esempio di vita quotidiana in modo da poter essere compreso facilmente da tutti”: “Per questo lo ascoltavano volentieri  e apprezzavano il suo messaggio che arrivava dritto nel loro cuore; e non era quel linguaggio complicato da comprendere, quello che usavano i Dottori della Legge del tempo, che non si capiva bene ma che era pieno di rigidità e allontanava la gent e. E con questo linguaggio Gesù faceva capire il mistero del Regno di Dio: non era una teologia complicata”. Il seminatore - spiega Francesco - è Gesù che con questa immagine “si presenta come uno che non si impone, ma si propone ; non ci attira conquistandoci, ma donandosi”, spargendo “con pazienza e generosità la sua Parola, che non è una gabbia o una trappola, ma un seme che può portare frutto” se noi lo accogliamo.  Gesù - osserva il Papa - effettua una sorta di “radiografia spirituale” del nostro cuore, che è il terreno sul quale cade il seme della Parola: “Il nostro cuore, come un terreno, può essere buono e allora la Parola porta frutto, e tanto, ma può essere anche duro, impermeabile. Ciò avviene quando sentiamo la Parola, ma essa ci rimbalza addosso, proprio come su una strada”. Tra il terreno buono e la strada ci sono due terreni intermedi. Il primo è quello sassoso: qui il seme germoglia, ma non riesce a mettere radici profonde: “Così è il cuore superficiale, che accoglie il Signore, vuole pregare, amare e testimoniare, ma non persevera, si stanca e non ‘decolla’ mai . È un cuore senza spessore, dove i sassi della pigrizia prevalgono sulla terra buona, dove l’amore è incostante e passeggero. Ma chi accoglie il Signore solo quando gli va, non porta frutto”. C’è poi il terreno spinoso, pieno di rovi che soffocano le piante buone. I rovi - dice Gesù - rappresentano la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza: “I rovi sono i vizi che fanno a pugni con Dio, che ne soffocano la presenza: anzitutto gli idoli della ricchezza mondana, il vivere avidamente, per sé stessi, per l’avere e per il potere . Se coltiviamo questi rovi, soffochiamo la crescita di Dio in noi. Ciascuno può riconoscere i suoi piccoli o grandi rovi, i vizi che abitano nel suo cuore, quegli arbusti più o meno radicati che non piacciono a Dio e impediscono di avere il cuore pulito. Occorre strapparli via, altrimenti la Parola non porterà frutto”. Gesù - afferma il Papa - ci invita “a guardarci dentro: a ringraziare per il nostro terreno buono e a lavorare sui terreni non ancora buoni”: “Troviamo il coraggio di fare una bella bonifica del terreno, una bella bonifica del nostro cuore, portando al Signore nella Confessione e nella preghiera i nostri sassi e i nostri rovi . Così facendo, Gesù, buon seminatore, sarà felice di compiere un lavoro aggiuntivo: purificare il nostro cuore, togliendo i sassi e le spine che soffocano la sua Parola”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/07/10/1969969_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Papa Francesco ha presieduto il consueto Angelus domenicale in una calda giornata di sole alla presenza di tanti pellegrini giunti in Piazza San Pietro da tutto il mondo. <strong>Al centro della sua catechesi, il Vangelo della celebre parabola del seminatore</strong>. Il servizio di Sergio Centofanti:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_11041337" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00589362.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00589362.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Prima di commentare la parabola del seminatore, il Papa premette che <strong>Gesù usava un linguaggio semplice</strong>, servendosi “anche di immagini che erano esempio di vita quotidiana in modo da poter essere compreso facilmente da tutti”:</p> <p><strong>“Per questo lo ascoltavano volentieri</strong> e apprezzavano il suo messaggio che arrivava dritto nel loro cuore; e<strong> non era quel linguaggio complicato da comprendere, quello che usavano i Dottori della Legge del tempo, che non si capiva bene ma che era pieno di rigidità e allontanava la gent</strong>e. E con questo linguaggio Gesù faceva capire il mistero del Regno di Dio: non era una teologia complicata”.</p> <p><strong>Il seminatore - spiega Francesco - è Gesù che con questa immagine “si presenta come uno che non si impone, ma si propone</strong>; non ci attira conquistandoci, ma donandosi”, spargendo “con pazienza e generosità la sua Parola, che non è una gabbia o una trappola, ma un seme che può portare frutto” se noi lo accogliamo. <span style="line-height: 1.6;">Gesù - osserva il Papa - effettua una sorta di “radiografia spirituale” del nostro cuore, che è il terreno sul quale cade il seme della Parola:</span></p> <p><strong>“Il nostro cuore, come un terreno, può essere buono e allora la Parola porta frutto, e tanto, ma può essere anche duro, impermeabile. Ciò avviene quando sentiamo la Parola, ma essa ci rimbalza addosso, proprio come su una strada”.</strong></p> <p>Tra il terreno buono e la strada ci sono due terreni intermedi. Il primo è quello sassoso: qui il seme germoglia, ma non riesce a mettere radici profonde:</p> <p><strong>“Così è il cuore superficiale, che accoglie il Signore, vuole pregare, amare e testimoniare, ma non persevera, si stanca e non ‘decolla’ mai</strong>. È un cuore senza spessore, dove i sassi della pigrizia prevalgono sulla terra buona, dove l’amore è incostante e passeggero. Ma chi accoglie il Signore solo quando gli va, non porta frutto”.</p> <p><span style="line-height: 1.6;">C’è poi il terreno spinoso, pieno di rovi che soffocano le piante buone. I rovi - dice Gesù - rappresentano la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;"><strong>“I rovi sono i vizi che fanno a pugni con Dio, che ne soffocano la presenza: anzitutto gli idoli della ricchezza mondana, il vivere avidamente, per sé stessi, per l’avere e per il potere</strong>. Se coltiviamo questi rovi, soffochiamo la crescita di Dio in noi. Ciascuno può riconoscere i suoi piccoli o grandi rovi, i vizi che abitano nel suo cuore, quegli arbusti più o meno radicati che non piacciono a Dio e impediscono di avere il cuore pulito. Occorre strapparli via, altrimenti la Parola non porterà frutto”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Gesù - afferma il Papa - ci invita “a guardarci dentro: a ringraziare per il nostro terreno buono e a lavorare sui terreni non ancora buoni”:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;"><strong>“Troviamo il coraggio di fare una bella bonifica del terreno, una bella bonifica del nostro cuore, portando al Signore nella Confessione e nella preghiera i nostri sassi e i nostri rovi</strong>. Così facendo, Gesù, buon seminatore, sarà felice di compiere un lavoro aggiuntivo: purificare il nostro cuore, togliendo i sassi e le spine che soffocano la sua Parola”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/07/16/il_papa_presiede_langelus_domenicale/1325347">(Da Radio Vaticana)</a>Il Papa: la voce dei lavoratori continui a risuonare nella Chiesa2017-07-16T11:08:26+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-la-voce-dei-lavoratori-continui-a-risuonar “La voce dei lavoratori continui a risuonare nel seno della Chiesa”: è l’auspicio di Papa Francesco in un Messaggio indirizzato all’incontro internazionale del Movimento mondiale dei lavoratori cristiani in corso ad Ávila, in Spagna, nel 50.mo anniversario dalla sua nascita. All’evento partecipano 120 delegati in rappresentanza del Movimento che è presente oggi in 79 Paesi. Il tema dell’incontro cita uno slogan caro al Papa: “Terra, casa e lavoro per una vita degna”.  Il Messaggio, a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, sottolinea che “la dignità della persona è strettamente unita a queste tre realtà” che ricordano che l’esperienza fondamentale dell’essere umano “è quella di sentirsi radicato nel mondo, in una famiglia, in una società”. “Terra, casa e lavoro - prosegue il Messaggio - significa lottare perché ogni persona viva in modo conforme alla sua dignità e nessuno si veda scartato. A questo ci incoraggia la nostra fede in Dio, che ha inviato il suo Figlio nel mondo perché, condividendo la storia del suo popolo, vivendo in una famiglia e lavorando con le sue mani, ha potuto redimere e salvare l’essere umano con la sua morte e risurrezione”. Infine, il Papa esorta il Movimento dei lavoratori cristiani “a perseverare con rinnovato slancio nello sforzo di portare il Vangelo nel mondo del lavoro”.  (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/03/20/AP2328149_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><strong>“La voce dei lavoratori continui a risuonare nel seno della Chiesa”: è l’auspicio di Papa Francesco in un Messaggio indirizzato all’incontro internazionale del Movimento mondiale dei lavoratori cristiani </strong>in corso ad Ávila, in Spagna, nel 50.mo anniversario dalla sua nascita.</p> <p>All’evento partecipano 120 delegati in rappresentanza del Movimento che è presente oggi in 79 Paesi.<strong> Il tema dell’incontro cita uno slogan caro al Papa: “Terra, casa e lavoro per una vita degna”.</strong>  Il Messaggio, a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, sottolinea che “la dignità della persona è strettamente unita a queste tre realtà” che ricordano che l’esperienza fondamentale dell’essere umano “è quella di sentirsi radicato nel mondo, in una famiglia, in una società”.</p> <p><strong>“Terra, casa e lavoro - prosegue il Messaggio - significa lottare perché ogni persona viva in modo conforme alla sua dignità e nessuno si veda scartato.</strong> A questo ci incoraggia la nostra fede in Dio, che ha inviato il suo Figlio nel mondo perché, condividendo la storia del suo popolo, vivendo in una famiglia e lavorando con le sue mani, ha potuto redimere e salvare l’essere umano con la sua morte e risurrezione”.</p> <p>Infine, il Papa esorta il Movimento dei lavoratori cristiani “a <strong>perseverare con rinnovato slancio nello sforzo di portare il Vangelo nel mondo del lavoro”. </strong></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/07/16/messaggio_del_papa_al_movimento_dei_lavoratori_cristiani/1325345">(Da Radio Vaticana)</a>

  
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