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Messaggio del Parroco  Messaggio del Parroco Riduci

BUONA PASQUA è andare ad annunciare a tutti che Gesù Cristo è risorto, è vivo veramente, è presente nella nostra vita, perciò non siamo soli sulle strade del mondo.

 

Diamo una spallata, anche noi, alle pietre che chiudono il nostro cuore:

= la pietra dei risentimenti, per fare posto all’amore;

= la pietra dell’egoismo, per fare posto all’attenzione agli altri;

= la pietra dell’orgoglio, per riprendere a pregare in umiltà;

= la pietra dello sconforto, per fare posto alla speranza ed alla fiducia;

= la pietra della paura, per ricuperare coraggio;

= la pietra della pigrizia, per far posto al volontariato;

= la pietra dell’indifferenza, per riprendere a credere;

= la pietra dell’appartamento, per sentirsi ed essere parte attiva del condominio, parrocchia/quartiere/città.

 

Che la nostra pasqua sia una BUONA PASQUA CRISTIANA: questo dipende soprattutto da ognuno di noi, dalla voglia di dare veramente qualche spallata. Certo che una PASQUA senza Confessione e Comunione, è solo pasqua minuscola: festa della primavera e dell’uovo Nestlè.


  
Dalla Santa Sede  Dalla Santa Sede Riduci
News.vahttp://www.news.va/2014-04-24T14:38:33+00:00Canonizzazioni. P. Lombardi: non confermata presenza Benedetto XVI2014-04-24T14:38:33+00:00http://www.news.va/it/news/canonizzazioni-briefing-su-veglie-di-preghiera-p-l Terza giornata di briefing oggi in Sala stampa vaticana in vista delle Canonizzazioni di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Questa mattina si è parlato delle veglie di preghiera che, sin da sabato, prepareranno i pellegrini presenti a Roma alla celebrazione del 27 aprile. Padre Federico Lombardi ha ripercorso i momenti salienti del rito, alla quale è prevista per ora la partecipazione di rappresentanti di altre confessioni religiose, di 93 delegazioni ufficiali di diversi Paesi e 24 tra capi di Stato e reali. A concelebrare almeno 150 cardinali e 1000 vescovi. Nessuna ufficialità sulla presenza del Papa emerito Benedetto XVI. Il servizio di Gabriella Ceraso: La notte tra sabato e domenica sarà l’inizio della grande festa della fede di Roma con una serie di veglie. “Sarà una notte bianca”, cioè di attesa in preghiera, animata da gruppi in diverse lingue, in almeno 11 chiese della capitale, ha detto don Walter Insero portavoce del Vicariato: “Come sapete ci sarà una notte bianca di preghiera. Abbiamo voluto fare in modo che la città, aprendo soprattutto le chiese del centro, desse ospitalità ai pellegrini, un’ospitalità spirituale ovviamente, per fare in modo che chi arriva possa recarsi a pregare e a vivere una celebrazione, che permetta quindi di prepararsi sui contenuti, con testi tratti dalla Parola di Dio. Dal sito www.duepapisanti.org potrete scaricare i tre schemi previsti. C’è la possibilità, infatti, di scegliere un rito, dunque, diverso in base all’occasione. Comunque, nelle varie chiese del centro, dove appunto la preghiera sarà animata, ci sono dei gruppi, che faranno accoglienza e permetteranno la preghiera in diverse lingue”. Sarà dunque una "staffetta" che si aprirà alle 19.00 di sabato con la Messa alla Basilica in Monte santo dove Giovanni XXIII è stato ordinato sacerdote nel 1904; e si proseguirà in tutte le altre chiese dalle ore 21: “Poi, alle 21, la preghiera sarà a Sant’Agnese in Agone, a Piazza Navona, con animazione in lingua polacca; a San Marco al Campidoglio, proprio a Piazza Venezia, in italiano e in inglese; a Sant’Anastasia in lingua portoghese; al Santissimo nome di Gesù, all’Argentina, in italiano e in spagnolo; a Santa Maria in Vallicella e a San Giovanni Battista dei Fiorentini, qui vicino, in lingua italiana; a Sant’Andrea della Valle in lingua francese; a San Bartolomeo, all’Isola Tiberina, con animazione in italiano e in arabo; a Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio, alla Chiesa delle Stimmate, ai Santi Apostoli, al Sacro Cuore di Gesù a via Marsala, a Santa Maria in lingua italiana”. La mattina di domenica invece, ha spiegato padre Federico Lombardi, il programma inizia in Piazza San Pietro con la preghiera della coroncina della Misericordia dalle ore 9, con i canti del coro della diocesi di Roma, quindi l’avvio della celebrazione con le Litanie dei Santi. Al coro della cappella Sistina si affiancheranno in questa occasione anche la Filarmonica di Cracovia e il Coro della diocesi di Bergamo. A concelebrare col Papa, circa 130-150 cardinali e 1000 vescovi. I più vicini saranno il cardinale vicario di Roma, Vallini, il cardinale polacco Dziwisz e il vescovo di Bergamo mons Beschi. Per la distribuzione della Comunione previsti in tutto 870 tra sacerdoti e diaconi da piazza San Pietro a via della Conciliazione. Il rito della Canonizzazione, ha spiegato padre Lombardi, aprirà subito la celebrazione: con le tre petizioni al Papa da parte del cardinale prefetto della congregazione dei santi, Angelo Amato, quindi la solenne formula recitata dal Pontefice che rende bene la proposta alla venerazione della chiesa universale dei nuovi Santi: “Ad onore della Santissima Trinità, per l’esaltazione della fede cattolica e l’incremento della vita cristiana, con l’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e nostra, dopo aver lungamente riflettuto e invocato più volte l’aiuto divino, ascoltato il parere di molti nostri fratelli nell’Episcopato, dichiariamo e definiamo Santi i Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, li iscriviamo nell’albo dei Santi e stabiliamo che in tutta la Chiesa essi siano devotamente onorati fra i Santi. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Dopo la formula verranno presentate le reliquie dei nuovi Santi da parte di persone vicine a loro ancora da stabilire, quindi un momento di ringraziamento e si riprenderà la Messa dal Gloria. Da segnalare, come avviene nelle grandi feste, la proclamazione del Vangelo in greco e in latino. Circa le presenze: "Nessun invito speciale della Santa Sede", ha chiarito padre Lombardi ma una comunicazione, per cui, chi ci sarà, dimostrerà un particolare interesse ed è il benvenuto. Ciò vale per le delegazioni dei governi - sono 93 le delegazioni ufficiali attese di diversi Paesi e organizzazioni internazionali e 24 tra capi di Stato e presidenti con 35 delegazioni varie - e per i rappresentanti di altre confessioni religiose. E’ atteso ha detto padre Lombardi, un buon numero di ortodossi e anglicani e anche di ebrei e musulmani: “C’è notevole libertà. Benvenuti a coloro, che desiderano venire. Verrà certamente un gruppo importante di ebrei, che come sapete hanno manifestato anche in vari modi la stima, l’affetto per questi due Papi, che sono stati particolarmente importanti per il rapporto con il popolo ebraico. Ci sono anche dei musulmani, che – sappiamo - hanno manifestato il desiderio di partecipare. Ci saranno, quindi, anche presenze di altre religioni. Non abbiamo, però, delegazioni o liste da dare su questo”. Nessuna ufficialità invece sulla presenza di Papa Benedetto, come ha sottolineato padre Lombardi: “Il Papa Benedetto è benvenuto e sa di essere desiderato e invitato. Noi rispettiamo la sua libertà, la sua età e il suo sentirsi in forze, per venire o meno quel giorno. Quindi non c’è nessuna ufficialità di una sua presenza, c’è il desiderio che venga. Se viene saremo tutti contentissimi, se non viene non abbiamo il diritto di sentirci delusi per una promessa mancata, perché nessuno l’ha fatta”. In conferenza, questa mattina, anche il ricordo del Santo gesuita missionario Josè de Anchieta canonizzato da Papa Francesco il 3 aprile scorso. Sarà il Pontefice stasera a rendere grazie con una Messa, per la vita e l’opera di questo religioso la cui figura è stata ricordata dai cardinali brasiliani Damasceno Assis e Odilo Scherer. Nelle loro parole la gioia di tutto un Paese e un popolo che nel Santo, il terzo per il Brasile, vede un missionario instancabile e una figura esemplare: fu evangelizzatore, dice il cardinale Damasceno Assis, difensore della vita e e dei diritti delle popolazioni indigene minacciate nella loro cultura e nelle loro tradizioni e missionario educatore. Un vanto anche per l’ordine dei gesuiti aggiunge il cardinale Scherer: “Aveva 15 anni, mentre studiava a Coimbra, in Portogallo, ed era già attratto, entusiasta dagli esempi e dalle lettere che venivano dai missionari gesuiti dall’Oriente, in particolare quelle di San Francesco Saverio. E lui decise di diventare missionario, come i missionari che erano andati in Oriente. Poi, però, Ignazio di Loyola – il fondatore – lo mandò in Brasile, e lì ha svolto tutto il suo lavoro missionario, pur avendo salute malferma – e poi è vissuto fino a quasi 70 anni, e ha svolto un lavoro immenso …”...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media01.radiovaticana.va/imm/1_0_793501.JPG" title=""/> Terza giornata di briefing oggi in Sala stampa vaticana in vista delle Canonizzazioni di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Questa mattina si è parlato delle veglie di preghiera che, sin da sabato, prepareranno i pellegrini presenti a Roma alla celebrazione del 27 aprile. Padre Federico Lombardi ha ripercorso i momenti salienti del rito, alla quale è prevista per ora la partecipazione di rappresentanti di altre confessioni religiose, di 93 delegazioni ufficiali di diversi Paesi e 24 tra capi di Stato e reali. A concelebrare almeno 150 cardinali e 1000 vescovi. Nessuna ufficialità sulla presenza del Papa emerito Benedetto XVI. Il servizio di <b>Gabriella Ceraso:</b><u><a class="playerlink" data-player="mediaplayer-1" href="#"><img border="0" src="http://it.radiovaticana.va/global_images/mp3_icon.gif"/></a> </u> <br/><br/>La notte tra sabato e domenica sarà l’inizio della grande festa della fede di Roma con una serie di veglie. “Sarà una notte bianca”, cioè di attesa in preghiera, animata da gruppi in diverse lingue, in almeno 11 chiese della capitale, ha detto <b>don Walter Insero</b> portavoce del Vicariato:<br/><br/><b>“Come sapete ci sarà una notte bianca di preghiera. Abbiamo voluto fare in modo che la città, aprendo soprattutto le chiese del centro, desse ospitalità ai pellegrini, un’ospitalità spirituale ovviamente, per fare in modo che chi arriva possa recarsi a pregare e a vivere una celebrazione, che permetta quindi di prepararsi sui contenuti, con testi tratti dalla Parola di Dio. Dal sito </b><b>www.duepapisanti.org potrete scaricare i tre schemi previsti. C’è la possibilità, infatti, di scegliere un rito, dunque, diverso in base all’occasione. Comunque, nelle varie chiese del centro, dove appunto la preghiera sarà animata, ci sono dei gruppi, che faranno accoglienza e permetteranno la preghiera in diverse lingue”.<br/></b><br/>Sarà dunque una "staffetta" che si aprirà alle 19.00 di sabato con la Messa alla Basilica in Monte santo dove Giovanni XXIII è stato ordinato sacerdote nel 1904; e si proseguirà in tutte le altre chiese dalle ore 21:<br/><br/><b>“Poi, alle 21, la preghiera sarà a Sant’Agnese in Agone, a Piazza Navona, con animazione in lingua polacca; a San Marco al Campidoglio, proprio a Piazza Venezia, in italiano e in inglese; a Sant’Anastasia in lingua portoghese; al Santissimo nome di Gesù, all’Argentina, in italiano e in spagnolo; a Santa Maria in Vallicella e a San Giovanni Battista dei Fiorentini, qui vicino, in lingua italiana; a Sant’Andrea della Valle in lingua francese; a San Bartolomeo, all’Isola Tiberina, con animazione in italiano e in arabo; a Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio, alla Chiesa delle Stimmate, ai Santi Apostoli, al Sacro Cuore di Gesù a via Marsala, a Santa Maria in lingua italiana”.<br/></b><br/>La mattina di domenica invece, ha spiegato <b>padre Federico Lombardi,</b> il programma inizia in Piazza San Pietro con la preghiera della coroncina della Misericordia dalle ore 9, con i canti del coro della diocesi di Roma, quindi l’avvio della celebrazione con le Litanie dei Santi. Al coro della cappella Sistina si affiancheranno in questa occasione anche la Filarmonica di Cracovia e il Coro della diocesi di Bergamo. A concelebrare col Papa, circa 130-150 cardinali e 1000 vescovi. I più vicini saranno il cardinale vicario di Roma, Vallini, il cardinale polacco Dziwisz e il vescovo di Bergamo mons Beschi. Per la distribuzione della Comunione previsti in tutto 870 tra sacerdoti e diaconi da piazza San Pietro a via della Conciliazione. Il rito della Canonizzazione, ha spiegato padre Lombardi, aprirà subito la celebrazione: con le tre petizioni al Papa da parte del cardinale prefetto della congregazione dei santi, Angelo Amato, quindi la solenne formula recitata dal Pontefice che rende bene la proposta alla venerazione della chiesa universale dei nuovi Santi:<br/><br/> <b>“Ad onore della Santissima Trinità, per l’esaltazione della fede cattolica e l’incremento della vita cristiana, con l’autorità di Nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e nostra, dopo aver lungamente riflettuto e invocato più volte l’aiuto divino, ascoltato il parere di molti nostri fratelli nell’Episcopato, dichiariamo e definiamo Santi i Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, li iscriviamo nell’albo dei Santi e stabiliamo che in tutta la Chiesa essi siano devotamente onorati fra i Santi. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.</b><br/><br/>Dopo la formula verranno presentate le reliquie dei nuovi Santi da parte di persone vicine a loro ancora da stabilire, quindi un momento di ringraziamento e si riprenderà la Messa dal <i>Gloria.</i> Da segnalare, come avviene nelle grandi feste, la proclamazione del Vangelo in greco e in latino. Circa le presenze: "Nessun invito speciale della Santa Sede", ha chiarito padre Lombardi ma una comunicazione, per cui, chi ci sarà, dimostrerà un particolare interesse ed è il benvenuto. Ciò vale per le delegazioni dei governi - sono 93 le delegazioni ufficiali attese di diversi Paesi e organizzazioni internazionali e 24 tra capi di Stato e presidenti con 35 delegazioni varie - e per i rappresentanti di altre confessioni religiose. E’ atteso ha detto padre Lombardi, un buon numero di ortodossi e anglicani e anche di ebrei e musulmani:<br/><br/><b>“C’è notevole libertà. Benvenuti a coloro, che desiderano venire. Verrà certamente un gruppo importante di ebrei, che come sapete hanno manifestato anche in vari modi la stima, l’affetto per questi due Papi, che sono stati particolarmente importanti per il rapporto con il popolo ebraico. Ci sono anche dei musulmani, che – sappiamo - hanno manifestato il desiderio di partecipare. Ci saranno, quindi, anche presenze di altre religioni. Non abbiamo, però, delegazioni o liste da dare su questo”.<br/></b><br/>Nessuna ufficialità invece sulla presenza di Papa Benedetto, come ha sottolineato padre Lombardi:<br/><br/><b>“Il Papa Benedetto è benvenuto e sa di essere desiderato e invitato. Noi rispettiamo la sua libertà, la sua età e il suo sentirsi in forze, per venire o meno quel giorno. Quindi non c’è nessuna ufficialità di una sua presenza, c’è il desiderio che venga. Se viene saremo tutti contentissimi, se non viene non abbiamo il diritto di sentirci delusi per una promessa mancata, perché nessuno l’ha fatta”.</b><br/><br/>In conferenza, questa mattina, anche il ricordo del Santo gesuita missionario Josè de Anchieta canonizzato da Papa Francesco il 3 aprile scorso. Sarà il Pontefice stasera a rendere grazie con una Messa, per la vita e l’opera di questo religioso la cui figura è stata ricordata dai cardinali brasiliani Damasceno Assis e Odilo Scherer. Nelle loro parole la gioia di tutto un Paese e un popolo che nel Santo, il terzo per il Brasile, vede un missionario instancabile e una figura esemplare: fu evangelizzatore, dice il cardinale Damasceno Assis, difensore della vita e e dei diritti delle popolazioni indigene minacciate nella loro cultura e nelle loro tradizioni e missionario educatore. Un vanto anche per l’ordine dei gesuiti aggiunge il cardinale Scherer:<br/><br/><b>“Aveva 15 anni, mentre studiava a Coimbra, in Portogallo, ed era già attratto, entusiasta dagli esempi e dalle lettere che venivano dai missionari gesuiti dall’Oriente, in particolare quelle di San Francesco Saverio. E lui decise di diventare missionario, come i missionari che erano andati in Oriente. Poi, però, Ignazio di Loyola – il fondatore – lo mandò in Brasile, e lì ha svolto tutto il suo lavoro missionario, pur avendo salute malferma – e poi è vissuto fino a quasi 70 anni, e ha svolto un lavoro immenso …”</b><br/>Mons. Adoukonou: i futuri Santi Wojtyla e Roncalli avevano l'Africa nel cuore2014-04-24T13:55:20+00:00http://www.news.va/it/news/mons-adoukonou-i-futuri-santi-wojtyla-e-roncalli-a Il continente africano e la sua Chiesa sono stati al centro dell’attenzione sia di Giovanni XXIII che di Giovanni Paolo II. È quanto ha messo in luce, al microfono di Davide Maggiore , mons. Barthélémy Adoukonou , segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, parlando a margine dell’incontro internazionale “La Chiesa in Africa, dal Concilio Vaticano II al Terzo Millennio”, che si svolge oggi e domani presso la Pontificia Università Urbaniana: R. - Giovanni XXIII, convocando il Concilio, nel suo primo discorso, ha detto chiaramente che una cosa è il contenuto, un’altra sono le forme tramite le quali il contenuto si trasmette. Quindi ha aperto l’area della interculturalità reale. La Chiesa, nata interculturale, si trova oggi realmente a svolgere la sua vocazione. Papa Giovanni XXIII è stato il Papa della pace, il Papa dell’educare e quello che ha riconosciuto la dignità dell’uomo africano, la dignità della cultura africana per primo. D. - Per l’Africa Giovanni Paolo II ha avuto un’attenzione particolare, compiendo 16 viaggi nel continente, tra il 1980 e il 2000. In particolare nel 1992 visitando l’isola senegalese di Gorée da cui partivano le navi cariche di schiavi, ha pronunciato delle parole emblematiche… R. - Giovanni Paolo II è stato il Papa che ci ha chiamati ad essere attenti a vivere la nostra storia. Quindi è andato a Gorée per chiedere perdono a Dio per questa distruzione dell’essere umano. Così facendo ha aperto veramente, per noi, l’area - diciamo - della presa di coscienza. Ci ha anche insegnato a fare la teologia partendo dalla vita, partendo dalla storia. Ha insistito sulla necessità di prendere in mano il nostro destino. D. - Parlando di cultura e inculturazione, di cui entrambi i Papi hanno sottolineato l’importanza, è essenziale fare riferimento al Concilio Vaticano II: qual è stata, più in generale, la sua importanza per l’Africa? R. - Il contributo del Concilio per lo sviluppo dell’Africa viene dal fatto che le nostre indipendenze africane sono state concesse o guadagnate proprio nel tempo in cui il Concilio si svolgeva. La Chiesa ha saputo accompagnare la nascita di nuove nazioni africane e i vescovi che furono nominati erano così impegnati, nel far sorgere queste nazioni, che veramente la Chiesa ha portato il massimo contributo al nostro essere anche nazione. Mentre l’Africa, facendo il suo sforzo di inculturazione, ha cominciato anche a dare in modo visibile alla Chiesa tante ricchezze e tanti valori culturali africani, ma anche l’impegno per essere nel mondo moderno un partner di qualità nel dialogo tra le culture, nel dialogo per la giustizia e la pace. La Chiesa africana, in questo momento, sta dando anche una risposta di fede: avete portato la fede a noi e noi portiamo, anche oggi, Cristo a voi!...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media01.radiovaticana.va/imm/1_0_793480.JPG" title=""/> Il continente africano e la sua Chiesa sono stati al centro dell’attenzione sia di Giovanni XXIII che di Giovanni Paolo II. È quanto ha messo in luce, al microfono di <b>Davide Maggiore</b>, <b>mons. Barthélémy Adoukonou</b>, segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, parlando a margine dell’incontro internazionale “La Chiesa in Africa, dal Concilio Vaticano II al Terzo Millennio”, che si svolge oggi e domani presso la Pontificia Università Urbaniana: <u><a class="playerlink" data-player="mediaplayer-1" href="#"><img border="0" src="http://it.radiovaticana.va/global_images/mp3_icon.gif"/></a> </u> <br/><br/>R. - Giovanni XXIII, convocando il Concilio, nel suo primo discorso, ha detto chiaramente che una cosa è il contenuto, un’altra sono le forme tramite le quali il contenuto si trasmette. Quindi ha aperto l’area della interculturalità reale. La Chiesa, nata interculturale, si trova oggi realmente a svolgere la sua vocazione. Papa Giovanni XXIII è stato il Papa della pace, il Papa dell’educare e quello che ha riconosciuto la dignità dell’uomo africano, la dignità della cultura africana per primo.<br/><br/>D. - Per l’Africa Giovanni Paolo II ha avuto un’attenzione particolare, compiendo 16 viaggi nel continente, tra il 1980 e il 2000. In particolare nel 1992 visitando l’isola senegalese di Gorée da cui partivano le navi cariche di schiavi, ha pronunciato delle parole emblematiche…<br/><br/>R. - Giovanni Paolo II è stato il Papa che ci ha chiamati ad essere attenti a vivere la nostra storia. Quindi è andato a Gorée per chiedere perdono a Dio per questa distruzione dell’essere umano. Così facendo ha aperto veramente, per noi, l’area - diciamo - della presa di coscienza. Ci ha anche insegnato a fare la teologia partendo dalla vita, partendo dalla storia. Ha insistito sulla necessità di prendere in mano il nostro destino. <br/><br/>D. - Parlando di cultura e inculturazione, di cui entrambi i Papi hanno sottolineato l’importanza, è essenziale fare riferimento al Concilio Vaticano II: qual è stata, più in generale, la sua importanza per l’Africa?<br/><br/>R. - Il contributo del Concilio per lo sviluppo dell’Africa viene dal fatto che le nostre indipendenze africane sono state concesse o guadagnate proprio nel tempo in cui il Concilio si svolgeva. La Chiesa ha saputo accompagnare la nascita di nuove nazioni africane e i vescovi che furono nominati erano così impegnati, nel far sorgere queste nazioni, che veramente la Chiesa ha portato il massimo contributo al nostro essere anche nazione. Mentre l’Africa, facendo il suo sforzo di inculturazione, ha cominciato anche a dare in modo visibile alla Chiesa tante ricchezze e tanti valori culturali africani, ma anche l’impegno per essere nel mondo moderno un partner di qualità nel dialogo tra le culture, nel dialogo per la giustizia e la pace. La Chiesa africana, in questo momento, sta dando anche una risposta di fede: avete portato la fede a noi e noi portiamo, anche oggi, Cristo a voi!<br/>La piena integrazione dell'Albania nell'Ue al centro del colloquio tra il Papa e il premier Edi Rama2014-04-24T13:32:59+00:00http://www.news.va/it/news/la-piena-integrazione-dellalbania-nellue-al-centro Papa Francesco ha ricevuto stamani, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Primo Ministro della Repubblica di Albania, Edi Rama, che poi ha incontrato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e l’arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati. “Nei cordiali colloqui – riferisce la Sala Stampa vaticana - si sono rilevati i buoni rapporti esistenti tra la Santa Sede e la Repubblica d’Albania e sono stati affrontati temi di comune interesse attinenti alle relazioni tra la comunità ecclesiale e quella civile, tra i quali il dialogo interreligioso ed il contributo della Chiesa per il bene comune della società albanese. Nel proseguo dei colloqui, ci si è soffermati sulle principali questioni regionali e sul cammino dell’Albania verso la piena integrazione nell’Unione Europea”....<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media01.radiovaticana.va/imm/1_0_793470.JPG" title=""/> Papa Francesco ha ricevuto stamani, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Primo Ministro della Repubblica di Albania, Edi Rama, che poi ha incontrato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e l’arcivescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati.<br/><br/>“Nei cordiali colloqui – riferisce la Sala Stampa vaticana - si sono rilevati i buoni rapporti esistenti tra la Santa Sede e la Repubblica d’Albania e sono stati affrontati temi di comune interesse attinenti alle relazioni tra la comunità ecclesiale e quella civile, tra i quali il dialogo interreligioso ed il contributo della Chiesa per il bene comune della società albanese. Nel proseguo dei colloqui, ci si è soffermati sulle principali questioni regionali e sul cammino dell’Albania verso la piena integrazione nell’Unione Europea”.<br/>Mons. Frisina: la vita di Karol Wojtyla scolpita da Dio come un'opera d'arte2014-04-24T12:52:01+00:00http://www.news.va/it/news/mons-frisina-la-vita-di-karol-wojtyla-scolpita-da Le sue opere musicali, in particolare l’inno “Jesus Christ You’re my life”, sono state in qualche modo la colonna sonora dello straordinario Pontificato di Giovanni Paolo II. Per questo, mons. Marco Frisina – da 30 anni direttore del Coro della diocesi di Roma, da lui fondato – vive con particolare emozione l’imminente Canonizzazione di Karol Wojtyla. Alessandro Gisotti ha chiesto a mons. Frisina di soffermarsi sul binomio arte-fede nel futuro Santo: R. – Sono momenti di grande emozione. Io ricordo alla Beatificazione, l’emozione era tantissima perché avere avuto la grazia di stare accanto ad un santo, e soprattutto di avere avuto l’ispirazione da parte di un santo perché devo dire che Giovanni Paolo II sapeva trasmetterci anche suggestioni non solo spirituali, ma anche poetiche: nelle sue parole, nelle frasi, a volte anche gli stessi suoi documenti, le encicliche, per me erano fonte di ispirazione – e lo sono ancora. Infatti, certe immagini che lui ci donava e che noi ormai siamo anche abituati a pensare, come “Aprite le porte a Cristo”, oppure dire ai giovani: “Voi siete le sentinelle del mattino” … Ci sono tante cose che io da musicista e da prete insieme ho sempre vissuto come un’ispirazione straordinaria. D. – Gli artisti forse si sentivano particolarmente compresi, anche perché di fronte avevano un Papa che in qualche modo egli stesso era – era stato – artista, poeta, e poi attore di teatro, grande amante della musica e della poesia … Ecco, questo è un rapporto che effettivamente aveva una sua unicità … R. – Sì, era unico. Ma io credo che quello che mi ha insegnato Giovanni Paolo II, tra le tantissime cose che ci ha donato, credo che ci sia anche quella di vedere l’arte non come fine a se stessa, ma l’arte come uno strumento di evangelizzazione. Una cosa che mi ha fatto capire profondamente, che mi è rimasta proprio nelle ossa: ho capito sempre di più, proprio grazie a volte anche al suo aiuto, ad alcune frasi che mi ha detto – che ha detto a tutti – capire che le arti sono un dono di Dio, che se vengono usate per l’evangelizzazione sono uno strumento potentissimo, sono uno strumento universale perché parlano attraverso il cuore dell’uomo, ma parlano di Dio: perché in fondo al cuore dell’uomo, Dio parla. E l’arte tira fuori questa voce come un’eco profonda, e fare un’opera musicale o un’opera poetica o visuale, non è diverso che fare un’omelia efficace. D. – Musical, film, canzoni: a nove anni dalla morte, Karol Wojtyla continua ad essere ricantato, ridisegnato, riproposto sui palcoscenici, dimostra in qualche modo anche il fascino della santità, il fascino di Karol Wojtyla che, veramente, passano gli anni e invece di smorzarsi, questa attenzione, passa di generazione in generazione … R. – E’ vero: è vero. Io ricordo la sua prima enciclica, la “Redemptor Hominis”: l’intuizione grande che Papa Wojtyla ha avuto è stata proprio quella di tradurre la sua vita, una vita fatta di tante cose, anche di tante esperienze artistiche, tradurla con un’eloquenza universale forte, che ancora si sente. Cioè, è la vita di Giovanni Paolo II che parla, che canta, che dice, come tutte le vite dei Santi. Io credo che il Signore scolpisca i santi, veramente – per usare un’espressione propria di Giovanni Paolo II – come un’opera d’arte perché noi possiamo vedere in loro sempre la forza dello Spirito, la bellezza del Vangelo … E quindi, è evidente che una vita come quella di Giovanni Paolo II ispiri, affascini, attragga, dia la voglia di cantarla, la voglia di rappresentarla proprio perché la sentiamo: ciascuno la sente sua …...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media01.radiovaticana.va/imm/1_0_793445.JPG" title=""/> Le sue opere musicali, in particolare l’inno “Jesus Christ You’re my life”, sono state in qualche modo la colonna sonora dello straordinario Pontificato di Giovanni Paolo II. Per questo, <b>mons. Marco Frisina</b> – da 30 anni direttore del Coro della diocesi di Roma, da lui fondato – vive con particolare emozione l’imminente Canonizzazione di Karol Wojtyla. <b>Alessandro Gisotti </b> ha chiesto a mons. Frisina di soffermarsi sul binomio arte-fede nel futuro Santo:<u><a class="playerlink" data-player="mediaplayer-1" href="#"><img border="0" src="http://it.radiovaticana.va/global_images/mp3_icon.gif"/></a> </u><br/><br/>R. – Sono momenti di grande emozione. Io ricordo alla Beatificazione, l’emozione era tantissima perché avere avuto la grazia di stare accanto ad un santo, e soprattutto di avere avuto l’ispirazione da parte di un santo perché devo dire che Giovanni Paolo II sapeva trasmetterci anche suggestioni non solo spirituali, ma anche poetiche: nelle sue parole, nelle frasi, a volte anche gli stessi suoi documenti, le encicliche, per me erano fonte di ispirazione – e lo sono ancora. Infatti, certe immagini che lui ci donava e che noi ormai siamo anche abituati a pensare, come “Aprite le porte a Cristo”, oppure dire ai giovani: “Voi siete le sentinelle del mattino” … Ci sono tante cose che io da musicista e da prete insieme ho sempre vissuto come un’ispirazione straordinaria.<br/><br/>D. – Gli artisti forse si sentivano particolarmente compresi, anche perché di fronte avevano un Papa che in qualche modo egli stesso era – era stato – artista, poeta, e poi attore di teatro, grande amante della musica e della poesia … Ecco, questo è un rapporto che effettivamente aveva una sua unicità …<br/><br/>R. – Sì, era unico. Ma io credo che quello che mi ha insegnato Giovanni Paolo II, tra le tantissime cose che ci ha donato, credo che ci sia anche quella di vedere l’arte non come fine a se stessa, ma l’arte come uno strumento di evangelizzazione. Una cosa che mi ha fatto capire profondamente, che mi è rimasta proprio nelle ossa: ho capito sempre di più, proprio grazie a volte anche al suo aiuto, ad alcune frasi che mi ha detto – che ha detto a tutti – capire che le arti sono un dono di Dio, che se vengono usate per l’evangelizzazione sono uno strumento potentissimo, sono uno strumento universale perché parlano attraverso il cuore dell’uomo, ma parlano di Dio: perché in fondo al cuore dell’uomo, Dio parla. E l’arte tira fuori questa voce come un’eco profonda, e fare un’opera musicale o un’opera poetica o visuale, non è diverso che fare un’omelia efficace.<br/><br/>D. – Musical, film, canzoni: a nove anni dalla morte, Karol Wojtyla continua ad essere ricantato, ridisegnato, riproposto sui palcoscenici, dimostra in qualche modo anche il fascino della santità, il fascino di Karol Wojtyla che, veramente, passano gli anni e invece di smorzarsi, questa attenzione, passa di generazione in generazione …<br/><br/>R. – E’ vero: è vero. Io ricordo la sua prima enciclica, la “Redemptor Hominis”: l’intuizione grande che Papa Wojtyla ha avuto è stata proprio quella di tradurre la sua vita, una vita fatta di tante cose, anche di tante esperienze artistiche, tradurla con un’eloquenza universale forte, che ancora si sente. Cioè, è la vita di Giovanni Paolo II che parla, che canta, che dice, come tutte le vite dei Santi. Io credo che il Signore scolpisca i santi, veramente – per usare un’espressione propria di Giovanni Paolo II – come un’opera d’arte perché noi possiamo vedere in loro sempre la forza dello Spirito, la bellezza del Vangelo … E quindi, è evidente che una vita come quella di Giovanni Paolo II ispiri, affascini, attragga, dia la voglia di cantarla, la voglia di rappresentarla proprio perché la sentiamo: ciascuno la sente sua …<br/>Briefing per i giornalisti su vita e ministero petrino di Giovanni XXIII2014-04-24T12:30:23+00:00http://www.news.va/it/news/briefing-per-i-giornalisti-su-vita-e-ministero-pet In vista delle canonizzazioni di domenica, al Media Center allestito nell’atrio dell’Aula Paolo VI in Vaticano, si è tenuto un briefing sulla vita e il ministero petrino di Giovanni XXIII. L’ha seguito per noi Paolo Ondarza : La vita di un santo raccontata attraverso la storia di chi ne ha approfondito lo studio o i ricordi di chi ne ha condiviso la vita privata. Mons. Battista Angelo Pansa ricapitola la vicenda terrena di Roncalli: da quando, giovane seminarista, confidava ai genitori di voler diventare prete “non per comodità o per far soldi, ma per per fare del bene alla povera gente”, fino al momento in cui, in punto di morte, pronunciò la preghiera del Seminario Romano: “Mater mea, Fiducia Mea”. Un pontificato provvidenziale quello di Roncalli – secondo mons. Pansa - scandito da tanti fuoriprogramma come la visita agli ospedali romani o al carcere di Regina Coeli, o l’ispirata decisione di indire il Concilio Vaticano II, preceduta dal memorabile viaggio in treno ad Assisi e Loreto nel 1962: "E’ stata la prima volta che un Papa , dopo la breccia di Porta Pia e dopo la fine del potere temporale dei Papi, è uscito in territorio italiano. Quasi a dire: la questione romana è chiusa, guardiamo avanti!". Mons. Pansa ricorda l’impegno di Giovanni XXII per la pace. Dal messaggio diffuso attraverso la Radio Vaticana il 25 ottobre 1962 per evitare la terza guerra mondiale, alla Pacem in terris , fino al commovente incontro in Vaticano con Rada Krusciov, figlia dell’allora leader sovietico. Quest’ultima, in seguito, visitando la Casa Bianca, resterà colpita riconoscendo tra gli oggetti esposti dai Kennedy un rosario identico a quello regalatole anni prima da Roncalli: "Con un rosario intendeva unificare l'Oriente e l'Occidente… quasi una preghiera a Maria, perché la devozione a Maria, Giovanni XXIII la imparò da giovane: fin dai tempi del Seminario Romano la Madonna della Fiducia l'accompagnò sempre. Il rosario che ha unito la Casa Bianca con il Cremlino". Dietro alla grande storia c’è anche la quotidianità semplice di un santo. Ne è stato testimone Guido Gusso , aiutante di camera di Angelo Roncalli fin dai tempi in cui era Patriarca di Venezia: "Appena eletto Papa tutti mi dicevano: vai ad inginocchiarti da lui! Il Papa quel pomeriggio e quella sera lo ha sopportato. Poi il giorno dopo mi ha preso per mano e mi ha detto: facciamo un patto noi due, tu mi baci l'anello la mattina e mi dai il buongiorno; mi baci l'anello la sera e mi dai la buonanotte, ma se ti devi inginocchiare, inginocchiati davanti al Santissimo!"....<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media01.radiovaticana.va/imm/1_0_793312.JPG" title=""/> In vista delle canonizzazioni di domenica, al Media Center allestito nell’atrio dell’Aula Paolo VI in Vaticano, si è tenuto un briefing sulla vita e il ministero petrino di Giovanni XXIII. L’ha seguito per noi <b>Paolo Ondarza</b>:<u><a class="playerlink" data-player="mediaplayer-1" href="#"><img border="0" src="http://it.radiovaticana.va/global_images/mp3_icon.gif"/></a> </u><br/><br/>La vita di un santo raccontata attraverso la storia di chi ne ha approfondito lo studio o i ricordi di chi ne ha condiviso la vita privata. <b>Mons.</b> <b>Battista Angelo Pansa</b> ricapitola la vicenda terrena di Roncalli: da quando, giovane seminarista, confidava ai genitori di voler diventare prete “non per comodità o per far soldi, ma per per fare del bene alla povera gente”, fino al momento in cui, in punto di morte, pronunciò la preghiera del Seminario Romano: “Mater mea, Fiducia Mea”. Un pontificato provvidenziale quello di Roncalli – secondo mons. Pansa - scandito da tanti fuoriprogramma come la visita agli ospedali romani o al carcere di Regina Coeli, o l’ispirata decisione di indire il Concilio Vaticano II, preceduta dal memorabile viaggio in treno ad Assisi e Loreto nel 1962: <br/><br/><b>"E’ stata la prima volta che un Papa , dopo la breccia di Porta Pia e dopo la fine del potere temporale dei Papi, è uscito in territorio italiano. Quasi a dire: la questione romana è chiusa, guardiamo avanti!".</b><br/><br/>Mons. Pansa ricorda l’impegno di Giovanni XXII per la pace. Dal messaggio diffuso attraverso la Radio Vaticana il 25 ottobre 1962 per evitare la terza guerra mondiale, alla <i>Pacem in terris</i>, fino al commovente incontro in Vaticano con Rada Krusciov, figlia dell’allora leader sovietico. Quest’ultima, in seguito, visitando la Casa Bianca, resterà colpita riconoscendo tra gli oggetti esposti dai Kennedy un rosario identico a quello regalatole anni prima da Roncalli: <br/><br/><b>"Con un rosario intendeva unificare l'Oriente e l'Occidente… quasi una preghiera a Maria, perché la devozione a Maria, Giovanni XXIII la imparò da giovane: fin dai tempi del Seminario Romano la Madonna della Fiducia l'accompagnò sempre. Il rosario che ha unito la Casa Bianca con il Cremlino".<br/></b><br/>Dietro alla grande storia c’è anche la quotidianità semplice di un santo. Ne è stato testimone <b>Guido Gusso</b>, aiutante di camera di Angelo Roncalli fin dai tempi in cui era Patriarca di Venezia: <br/><br/><b>"Appena eletto Papa tutti mi dicevano: vai ad inginocchiarti da lui! Il Papa quel pomeriggio e quella sera lo ha sopportato. Poi il giorno dopo mi ha preso per mano e mi ha detto: facciamo un patto noi due, tu mi baci l'anello la mattina e mi dai il buongiorno; mi baci l'anello la sera e mi dai la buonanotte, ma se ti devi inginocchiare, inginocchiati davanti al Santissimo!".</b><br/>Padre Lombardi: telefonate del Papa, non trarre conseguenze su insegnamento Chiesa2014-04-24T10:51:03+00:00http://www.news.va/it/news/padre-lombardi-telefonate-del-papa-non-trarre-cons In questi giorni si è parlato molto di una telefonata di Papa Francesco. A questo proposito il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Parecchie telefonate hanno avuto luogo, nell’ambito dei rapporti personali pastorali del Papa Francesco. Non trattandosi assolutamente di attività pubblica del Papa non sono da attendersi informazioni o commenti da parte della Sala Stampa. Ciò che è stato diffuso a questo proposito, uscendo dall’ambito proprio dei rapporti personali, e la sua amplificazione mediatica conseguente, non ha quindi conferma di attendibilità ed è fonte di fraintendimenti e confusione. E’ perciò da evitare di trarre da questa vicenda conseguenze per quanto riguarda l’insegnamento della Chiesa”....<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media01.radiovaticana.va/imm/1_0_793371.JPG" title=""/> In questi giorni si è parlato molto di una telefonata di Papa Francesco. A questo proposito il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha rilasciato la seguente dichiarazione:<br/><br/>“Parecchie telefonate hanno avuto luogo, nell’ambito dei rapporti personali pastorali del Papa Francesco. Non trattandosi assolutamente di attività pubblica del Papa non sono da attendersi informazioni o commenti da parte della Sala Stampa. Ciò che è stato diffuso a questo proposito, uscendo dall’ambito proprio dei rapporti personali, e la sua amplificazione mediatica conseguente, non ha quindi conferma di attendibilità ed è fonte di fraintendimenti e confusione. E’ perciò da evitare di trarre da questa vicenda conseguenze per quanto riguarda l’insegnamento della Chiesa”.<br/>Il Papa: evitiamo di essere "cristiani pipistrelli" impauriti dalla luce della gioia2014-04-24T10:33:24+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-evitiamo-di-essere-cristiani-pipistrelli-c Ci sono cristiani che hanno paura della gioia della Risurrezione che Gesù ci vuole donare e la loro vita sembra un funerale, ma il Signore risorto è sempre con noi: è quanto ha affermato il Papa durante la Messa presieduta a Santa Marta. Ce ne parla Sergio Centofanti : Il Vangelo proposto dalla liturgia del giorno racconta l’apparizione di Cristo risorto ai discepoli. Al saluto di pace del Signore i discepoli, invece di gioire – afferma il Papa nell’omelia - restano “sconvolti e pieni di paura”, pensando “di vedere un fantasma”. Gesù cerca di far capire loro che è realtà quello che vedono, li invita a toccare il suo corpo, si fa dare da mangiare. Li vuole condurre alla “gioia della Risurrezione, la gioia della sua presenza fra di loro”. Ma i discepoli – osserva il Papa – “per la gioia non credevano, non potevano credere, perché avevano paura della gioia”: “E’ una malattia dei cristiani questa. Abbiamo paura della gioia. E’ meglio pensare: ‘Sì, sì, Dio esiste, ma è là; Gesù è risorto, è là’. Un po’ di distanza. Abbiamo paura della vicinanza di Gesù, perché questo ci dà gioia. E così si spiegano tanti cristiani di funerale, no? Che la loro vita sembra un funerale continuo. Preferiscono la tristezza e non la gioia. Si muovono meglio non nella luce della gioia, ma nelle ombre, come quegli animali che soltanto riescono ad uscire nella notte, ma alla luce del giorno no, non vedono niente. Come i pipistrelli. E con un po’ di senso dell’umorismo possiamo dire che ci sono cristiani pipistrelli che preferiscono le ombre alla luce della presenza del Signore”. Ma “Gesù, con la sua Risurrezione – ha proseguito il Papa - ci dà la gioia: la gioia di essere cristiani; la gioia di seguirlo da vicino; la gioia di andare sulla strada delle Beatitudini, la gioia di essere con Lui”: “E noi, tante volte, o siamo sconvolti, quando ci viene questa gioia, o pieni di paura o crediamo di vedere un fantasma o pensiamo che Gesù è un modo di agire: ‘Ma noi siamo cristiani e dobbiamo fare così’. Ma dov’è Gesù? ‘No, Gesù è in Cielo’. Tu parli con Gesù? Tu dici a Gesù: ‘Io credo che Tu vivi, che Tu sei risorto, che Tu sei vicino a me, che Tu non mi abbandoni’? La vita cristiana deve essere questo: un dialogo con Gesù, perché - questo è vero - Gesù sempre è con noi, è sempre con i nostri problemi, con le nostre difficoltà, con le nostre opere buone”. Quante volte – ha detto infine Papa Francesco – noi cristiani “non siamo gioiosi, perché abbiamo paura!”. Cristiani che “sono stati sconfitti” nella croce: “Nella mia terra c’è un detto, che dice così: ‘Quando uno si brucia con il latte bollente, dopo, quando vede la mucca, piange’. E questi si erano bruciati con il dramma della croce e hanno detto: ‘No, fermiamoci qui; Lui è in Cielo; ma benissimo, è risorto, ma che non venga un’altra volta qui, perché non ce la facciamo’. Chiediamo al Signore che faccia con tutti noi quello che ha fatto con i discepoli, che avevano paura della gioia: che apra la nostra mente: ‘Allora, aprì loro la mente per comprendere le Scritture’; che apra la nostra mente e che ci faccia capire che Lui è una realtà vivente, che Lui ha corpo, che Lui è con noi e che Lui ci accompagna e che Lui ha vinto. Chiediamo al Signore la grazia di non avere paura della gioia”....<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media01.radiovaticana.va/imm/1_0_793366.JPG" title=""/> Ci sono cristiani che hanno paura della gioia della Risurrezione che Gesù ci vuole donare e la loro vita sembra un funerale, ma il Signore risorto è sempre con noi: è quanto ha affermato il Papa durante la Messa presieduta a Santa Marta. Ce ne parla <b>Sergio Centofanti</b>:<u><a class="playerlink" data-player="mediaplayer-1" href="#"><img border="0" src="http://it.radiovaticana.va/global_images/mp3_icon.gif"/></a> </u><br/><br/>Il Vangelo proposto dalla liturgia del giorno racconta l’apparizione di Cristo risorto ai discepoli. Al saluto di pace del Signore i discepoli, invece di gioire – afferma il Papa nell’omelia - restano “sconvolti e pieni di paura”, pensando “di vedere un fantasma”. Gesù cerca di far capire loro che è realtà quello che vedono, li invita a toccare il suo corpo, si fa dare da mangiare. Li vuole condurre alla “gioia della Risurrezione, la gioia della sua presenza fra di loro”. Ma i discepoli – osserva il Papa – “per la gioia non credevano, non potevano credere, perché avevano paura della gioia”:<br/><br/><b>“E’ una malattia dei cristiani questa. Abbiamo paura della gioia. E’ meglio pensare: ‘Sì, sì, Dio esiste, ma è là; Gesù è risorto, è là’. Un po’ di distanza. Abbiamo paura della vicinanza di Gesù, perché questo ci dà gioia. E così si spiegano tanti cristiani di funerale, no? Che la loro vita sembra un funerale continuo. Preferiscono la tristezza e non la gioia. Si muovono meglio non nella luce della gioia, ma nelle ombre, come quegli animali che soltanto riescono ad uscire nella notte, ma alla luce del giorno no, non vedono niente. Come i pipistrelli. E con un po’ di senso dell’umorismo possiamo dire che ci sono cristiani pipistrelli che preferiscono le ombre alla luce della presenza del Signore”. </b><br/><br/>Ma “Gesù, con la sua Risurrezione – ha proseguito il Papa - ci dà la gioia: la gioia di essere cristiani; la gioia di seguirlo da vicino; la gioia di andare sulla strada delle Beatitudini, la gioia di essere con Lui”:<br/><br/><b>“E noi, tante volte, o siamo sconvolti, quando ci viene questa gioia, o pieni di paura o crediamo di vedere un fantasma o pensiamo che Gesù è un modo di agire: ‘Ma noi siamo cristiani e dobbiamo fare così’. Ma dov’è Gesù? ‘No, Gesù è in Cielo’. Tu parli con Gesù? Tu dici a Gesù: ‘Io credo che Tu vivi, che Tu sei risorto, che Tu sei vicino a me, che Tu non mi abbandoni’? La vita cristiana deve essere questo: un dialogo con Gesù, perché - questo è vero - Gesù sempre è con noi, è sempre con i nostri problemi, con le nostre difficoltà, con le nostre opere buone”.</b><br/><br/>Quante volte – ha detto infine Papa Francesco – noi cristiani “non siamo gioiosi, perché abbiamo paura!”. Cristiani che “sono stati sconfitti” nella croce:<br/><br/><b>“Nella mia terra c’è un detto, che dice così: ‘Quando uno si brucia con il latte bollente, dopo, quando vede la mucca, piange’. E questi si erano bruciati con il dramma della croce e hanno detto: ‘No, fermiamoci qui; Lui è in Cielo; ma benissimo, è risorto, ma che non venga un’altra volta qui, perché non ce la facciamo’. Chiediamo al Signore che faccia con tutti noi quello che ha fatto con i discepoli, che avevano paura della gioia: che apra la nostra mente: ‘Allora, aprì loro la mente per comprendere le Scritture’; che apra la nostra mente e che ci faccia capire che Lui è una realtà vivente, che Lui ha corpo, che Lui è con noi e che Lui ci accompagna e che Lui ha vinto. Chiediamo al Signore la grazia di non avere paura della gioia”.</b><br/>

  
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