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News.vahttp://www.news.va/2014-09-02T16:10:39+00:00Il saluto del Papa alla partita per la pace dell'Olimpico2014-09-02T16:10:39+00:00http://www.news.va/it/news/il-saluto-del-papa-alla-partita-per-la-pace-dellol Sport e religioni insieme per la pace nel mondo. Questo in sintesi il significato che Papa Francesco ha voluto dare alla Prima Partita Interreligiosa di calcio per la Pace, un evento fortemente voluto da Papa Francesco e promosso dall’argentino Javier Zanetti. Si è giocato ieri sera allo Stadio Olimpico di Roma di fronte a 20 mila spettatori. L’incasso è stato devoluto alle due organizzazioni di Buenos Aires, “Scholas Occurrentes" e “P.U.P.I. Onlus”, impegnate nell’educazione dei giovani anche attraverso lo sport. prima del fischio di inizio i raprresentanti delle religioni hanno piantato un piccolo ulivo, simbolo della pace Il servizio del nostro inviato all’Olimpico, Giancarlo La Vella : "Es un partido donde se resalta… E’ una partita in cui risalta l’unione tra le squadre, l’unione di coloro che partecipano come spettatori, il desiderio di tutti che è la pace". Il primo applauso è andato a Papa Francesco che, con un videomessaggio, ha ribadito i motivi di questa prima partita interreligiosa per la pace, fortemente voluta dal Pontefice e da Xavier Zanetti: religioni e sport insieme contro la guerra. Poi l’entusiasmo del pubblico per i campioni di ieri e oggi che hanno dato vita ad un evento dal compito arduo: dall’esiguo spazio di un campo di calcio, lanciare al mondo un messaggio universale di pace per dire mai più guerra. Un obiettivo che ha dato un significato particolare alle prodezze, sia pure a velocità ridotta, dei vari Shevchenko, Buffon, Baggio, Muslera, Simeone e, soprattutto Diego Armando Maradona. Il tutto raccontato dalla trasmissione speciale della Radio Vaticana: “Calcio di rigore, Maradona protesta…”. Il Santo Padre nel pomeriggio di ieri aveva incontrato in udienza partecipanti e organizzatori. Dalle parole di Francesco, per la platea dell’Aula Paolo VI motivi per meditare sulla realtà di uno sport che può fare molto, grazie alla sua potenzialità comunicativa, per la pacifica convivenza. “E’ possibile costruire la cultura dell’incontro e un mondo di pace, dove credenti di religioni diverse, conservando la loro identità – perché quando ho detto “a prescindere” questo non vuol dire “lasciare da parte”, no – credenti di religioni diverse, conservando la loro propria identità, possono convivere in armonia e nel reciproco rispetto”. Dunque sport e religioni chiamati a essere veicolo di pace. “In nome di Dio – ha sottolineato Papa Francesco – bisogna portare sempre e solo amore”. “Religione e sport, intesi in questo modo autentico, possono collaborare e offrire a tutta la società dei segni eloquenti di quella nuova era in cui i popoli “non alzeranno più la spada l’uno contro l’altro”. Sul campo vittoria 6 a 3 della Pupi Onlus sulla Schola Occurrentes, ma a vincere è stata il messaggio di pace che dall’Olimpico è stato rivolto a tutto il mondo: una partita difficile, appena iniziata, ma che è possibile vincere. Forse occorre una prodezza, ma in fondo è quello che il calcio ci insegna. Sulla partita della pace sentiamo Diego Armando Maradona , al microfono di padre Hugo Guillermo Ortiz , responsabile della nostra sezione ispano-americana. R. - Creo que todos tenemos… Credo che tutti noi abbiamo un qualcosa nel nostro cuore quando vediamo guerra, quando vediamo morti… Dovremmo mettere da parte moltissime cose e cercare la pace. Credo che questa partita rompa un po’ l’idea che noi giocatori non facciamo niente per la pace: è tutto il contrario! Quello che noi auspichiamo è che la gente prenda coscienza che il meglio per tutti è la pace!   D. – Credi quindi che lo sport possa contribuire alla pace?   R. – Es fundamental! Es fundamental! Creo que una pelota vale más que 100 fusiles… E’ essenziale! E’ essenziale! Credo che un pallone valga più di 100 fucili. Questo per me è molto chiaro! Lo sport è quello che ti fa pensare a non arrecare danno ad altri. (Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/09/02/1554015_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Sport e religioni insieme per la pace nel mondo. Questo in sintesi il significato che Papa Francesco ha voluto dare alla Prima Partita Interreligiosa di calcio per la Pace, un evento fortemente voluto da Papa Francesco e promosso dall’argentino Javier Zanetti. Si è giocato ieri sera allo Stadio Olimpico di Roma di fronte a 20 mila spettatori. L’incasso è stato devoluto alle due organizzazioni di Buenos Aires, “Scholas Occurrentes" e “P.U.P.I. Onlus”, impegnate nell’educazione dei giovani anche attraverso lo sport. prima del fischio di inizio i raprresentanti delle religioni hanno piantato un piccolo ulivo, simbolo della pace Il servizio del nostro inviato all’Olimpico, <strong>Giancarlo La Vella</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2070280" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00442445.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;"><span style="line-height: 1.6;">"Es un partido donde se resalta…</span></strong><br/> <strong style="line-height: 1.6;"><span style="line-height: 1.6;">E’ una partita in cui risalta l’unione tra le squadre, l’unione di coloro che partecipano come spettatori, il desiderio di tutti che è la pace".</span></strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Il primo applauso è andato a Papa Francesco che, con un videomessaggio, ha ribadito i motivi di questa prima partita interreligiosa per la pace, fortemente voluta dal Pontefice e da Xavier Zanetti: religioni e sport insieme contro la guerra. Poi l’entusiasmo del pubblico per i campioni di ieri e oggi che hanno dato vita ad un evento dal compito arduo: dall’esiguo spazio di un campo di calcio, lanciare al mondo un messaggio universale di pace per dire mai più guerra. Un obiettivo che ha dato un significato particolare alle prodezze, sia pure a velocità ridotta, dei vari Shevchenko, Buffon, Baggio, Muslera, Simeone e, soprattutto Diego Armando Maradona. Il tutto raccontato dalla trasmissione speciale della Radio Vaticana:</span></p> <p><strong><span style="line-height: 1.6;">“Calcio di rigore, Maradona protesta…”.</span></strong></p> <p>Il Santo Padre nel pomeriggio di ieri aveva incontrato in udienza partecipanti e organizzatori. Dalle parole di Francesco, per la platea dell’Aula Paolo VI motivi per meditare sulla realtà di uno sport che può fare molto, grazie alla sua potenzialità comunicativa, per la pacifica convivenza.</p> <p><strong>“E’ possibile costruire la cultura dell’incontro e un mondo di pace, dove credenti di religioni diverse, conservando la loro identità – perché quando ho detto “a prescindere” questo non vuol dire “lasciare da parte”, no – credenti di religioni diverse, conservando la loro propria identità, possono convivere in armonia e nel reciproco rispetto”.</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Dunque sport e religioni chiamati a essere veicolo di pace. “In nome di Dio – ha sottolineato Papa Francesco – bisogna portare sempre e solo amore”.</span></p> <p><strong><span style="line-height: 1.6;">“Religione e sport, intesi in questo modo autentico, possono collaborare e offrire a tutta la società dei segni eloquenti di quella nuova era in cui i popoli “non alzeranno più la spada l’uno contro l’altro”.</span></strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Sul campo vittoria 6 a 3 della Pupi Onlus sulla Schola Occurrentes, ma a vincere è stata il messaggio di pace che dall’Olimpico è stato rivolto a tutto il mondo: una partita difficile, appena iniziata, ma che è possibile vincere. Forse occorre una prodezza, ma in fondo è quello che il calcio ci insegna. Sulla partita della pace sentiamo <strong>Diego Armando Maradona</strong>, al microfono di padre <strong>Hugo Guillermo Ortiz</strong>, responsabile della nostra sezione ispano-americana.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">R. - Creo que todos tenemos…</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Credo che tutti noi abbiamo un qualcosa nel nostro cuore quando vediamo guerra, quando vediamo morti… Dovremmo mettere da parte moltissime cose e cercare la pace. Credo che questa partita rompa un po’ l’idea che noi giocatori non facciamo niente per la pace: è tutto il contrario! Quello che noi auspichiamo è che la gente prenda coscienza che il meglio per tutti è la pace!</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;"> </span><span style="line-height: 1.6;">D. – Credi quindi che lo sport possa contribuire alla pace?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;"> </span><span style="line-height: 1.6;">R. – Es fundamental! Es fundamental! Creo que una pelota vale más que 100 fusiles…</span><span style="line-height: 1.6;">E’ essenziale! E’ essenziale! Credo che un pallone valga più di 100 fucili. Questo per me è molto chiaro! Lo sport è quello che ti fa pensare a non arrecare danno ad altri.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/09/02/il_saluto_del_papa_alla_partita_per_la_pace_dellolimpico/1105718">(Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)</a>Mons. Kleda: Chiesa del Camerun cresce, tutela diritti è la sfida2014-09-02T13:36:41+00:00http://www.news.va/it/news/mons-kleda-chiesa-del-camerun-cresce-tutela-diritt Una comunità “ottimista” sul suo presente e il suo futuro, che registra un aumento di battezzati e di vocazioni. E insieme, una comunità in prima linea sulla frontiera dei diritti umani e della giustizia. Così, in sintesi, si presenta la Chiesa del Camerun, i cui vescovi sono da ieri in Vaticano per la visita ad Limina. Il loro presidente, mons.   Samuel Kleda , delinea al microfono di padre Jean-Pierre Bodjoko quali siano le sfide pastorali più attuali: R. – Le nostre sfide pastorali si inseriscono nel quadro della Nuova evangelizzazione: ossia come annunciare il Vangelo in modo che esso tocchi il cuore di ogni fedele e che ciascun fedele si lasci trasformare. Per realizzare questo obiettivo dobbiamo insistere sulla catechesi e sulla pastorale in generale perché tutti si impegnino ad essere dei veri testimoni di Gesù soprattutto nella società. Le sfide, o preferirei piuttosto parlare di preoccupazioni pastorali, evidentemente sono numerose: dalla giustizia, ai diritti, alla situazione della famiglia. Per risolvere tutti questi problemi occorre innanzitutto partire dall’annuncio di Gesù Cristo in Camerun perché tocchi il cuore di ogni fedele. D. – Voi preferite parlare di preoccupazioni: tra queste ci sono anche le sètte? R. – Sì è vero ci sono dei fedeli cattolici che lasciano la Chiesa ed entrano nelle sètte. Le sètte di per sé, a mio avviso, non sono una minaccia. Tuttavia alcune, come la “Rose Croix” [sètta esoterica pseudo-cristiana ndr] e la Massoneria, che fanno proseliti tra i quadri, possono diventare un problema in quanto inducono alcuni cristiani a condurre una doppia esistenza. Quindi, il nostro lavoro è di radicare i fedeli nella sola fede in Cristo perché evitino questa doppia vita. D. – La Seconda Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Africa aveva come tema “La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace”. Qual è l’impegno della Chiesa in Camerun per mettere in pratica questi valori? R. – Lavoriamo molto sul fronte della giustizia e della riconciliazione. Per quanto riguarda la riconciliazione, cerchiamo innanzitutto di entrare in dialogo con la società. Ad esempio, nelle elezioni politiche la Chiesa svolge un ruolo attivo attraverso la formazione di osservatori cristiani che lavorano in questo senso. Inoltre, la Conferenza episcopale pubblica regolarmente lettere pastorali e i vescovi cercano di dialogare con i dirigenti politici per promuovere la riconciliazione e quando ci sono conflitti intervengono con l’obiettivo di aiutare a trovare una soluzione pacifica. D. – Qual è l’impegno della Chiesa in Camerun per la famiglia e come si sta preparando al Sinodo di ottobre? R. – Per quanto riguarda il Sinodo, che è stato preparato molto bene, abbiamo risposto al questionario, ma la Provvidenza ha voluto che i vescovi dell’Africa Centrale riuniti nell’Acerac [l’Associazione regionale delle Conferenze episcopali di Camerun, Congo, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana e Ciad - ndr] abbiano dedicato due sessioni a Libreville [nel 2013] e a Brazzaville [6-13 luglio 2014) proprio alle sfide alla famiglia in Africa oggi. Ci stiamo impegnando seriamente perché la famiglia africana diventi veramente quella “Chiesa domestica” proposta dal primo Sinodo per l’Africa. D. – La situazione socio-politica della vostra regione è segnata dall’avanzata degli islamisti di Boko Haram in Nigeria, con cui il Camerun confina. Che impatto ha questa situazione sull’opera della Chiesa nel vostro Paese, dove alcuni agenti pastorali sono stati rapiti? R. – In effetti, la situazione in Nigeria è preoccupante, perché ci sono ormai attacchi regolari anche in Camerun, in particolare nel nord. Da qualche tempo, quasi tutti i missionari di nazionalità straniera hanno lasciato la regione. Quindi il conflitto ha conseguenze gravi anche sulle attività missionarie e questo preoccupa tutti i vescovi del Camerun, dove ci sono anche rifugiati dalla vicina Repubblica Centrafricana. Di recente [il 19 luglio a Douala - ndr] abbiamo organizzato una giornata di preghiera per la pace in Camerun, perché la situazione non è buona. D. – Si può dire che la Chiesa in Camerun è ormai autosufficiente? R. – In effetti, la Chiesa in Camerun ha lavorato molto per diventare autosufficiente e molti progressi sono stati compiuti, sia per quanto riguarda l’annuncio del Vangelo – cresce il numero dei cristiani e delle vocazioni sacerdotali locali – sia per quanto riguarda l’autosufficienza economica, anche si tratta di un obiettivo che non si può raggiungere in un giorno. Siamo ottimisti, stiamo cercando di promuovere una pastorale che aiuti i fedeli a essere dei veri testimoni. La nostra gioia è di potere raggiungere l’obiettivo di annunciare ovunque Gesù Cristo. (Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/07/17/1536998_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Una comunità “ottimista” sul suo presente e il suo futuro, che registra un aumento di battezzati e di vocazioni. E insieme, una comunità in prima linea sulla frontiera dei diritti umani e della giustizia. Così, in sintesi, si presenta la Chiesa del Camerun, i cui vescovi sono da ieri in Vaticano per la visita ad Limina. Il loro presidente, <strong>mons.</strong> <strong>Samuel Kleda</strong>, delinea al microfono di <strong>padre Jean-Pierre Bodjoko</strong> quali siano le sfide pastorali più attuali:</p> <p><span style="line-height: 1.6;">R. – Le nostre sfide pastorali si inseriscono nel quadro della Nuova evangelizzazione: ossia come annunciare il Vangelo in modo che esso tocchi il cuore di ogni fedele e che ciascun fedele si lasci trasformare. Per realizzare questo obiettivo dobbiamo insistere sulla catechesi e sulla pastorale in generale perché tutti si impegnino ad essere dei veri testimoni di Gesù soprattutto nella società. Le sfide, o preferirei piuttosto parlare di preoccupazioni pastorali, evidentemente sono numerose: dalla giustizia, ai diritti, alla situazione della famiglia. Per risolvere tutti questi problemi occorre innanzitutto partire dall’annuncio di Gesù Cristo in Camerun perché tocchi il cuore di ogni fedele.</span></p> <p>D. – Voi preferite parlare di preoccupazioni: tra queste ci sono anche le sètte?</p> <p>R. – Sì è vero ci sono dei fedeli cattolici che lasciano la Chiesa ed entrano nelle sètte. Le sètte di per sé, a mio avviso, non sono una minaccia. Tuttavia alcune, come la “Rose Croix” [sètta esoterica pseudo-cristiana ndr] e la Massoneria, che fanno proseliti tra i quadri, possono diventare un problema in quanto inducono alcuni cristiani a condurre una doppia esistenza. Quindi, il nostro lavoro è di radicare i fedeli nella sola fede in Cristo perché evitino questa doppia vita.</p> <p>D. – La Seconda Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Africa aveva come tema “La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace”. Qual è l’impegno della Chiesa in Camerun per mettere in pratica questi valori?</p> <p>R. – Lavoriamo molto sul fronte della giustizia e della riconciliazione. Per quanto riguarda la riconciliazione, cerchiamo innanzitutto di entrare in dialogo con la società. Ad esempio, nelle elezioni politiche la Chiesa svolge un ruolo attivo attraverso la formazione di osservatori cristiani che lavorano in questo senso. Inoltre, la Conferenza episcopale pubblica regolarmente lettere pastorali e i vescovi cercano di dialogare con i dirigenti politici per promuovere la riconciliazione e quando ci sono conflitti intervengono con l’obiettivo di aiutare a trovare una soluzione pacifica.</p> <p>D. – Qual è l’impegno della Chiesa in Camerun per la famiglia e come si sta preparando al Sinodo di ottobre?</p> <p>R. – Per quanto riguarda il Sinodo, che è stato preparato molto bene, abbiamo risposto al questionario, ma la Provvidenza ha voluto che i vescovi dell’Africa Centrale riuniti nell’Acerac [l’Associazione regionale delle Conferenze episcopali di Camerun, Congo, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana e Ciad - ndr] abbiano dedicato due sessioni a Libreville [nel 2013] e a Brazzaville [6-13 luglio 2014) proprio alle sfide alla famiglia in Africa oggi. Ci stiamo impegnando seriamente perché la famiglia africana diventi veramente quella “Chiesa domestica” proposta dal primo Sinodo per l’Africa.</p> <p>D. – La situazione socio-politica della vostra regione è segnata dall’avanzata degli islamisti di Boko Haram in Nigeria, con cui il Camerun confina. Che impatto ha questa situazione sull’opera della Chiesa nel vostro Paese, dove alcuni agenti pastorali sono stati rapiti?</p> <p>R. – In effetti, la situazione in Nigeria è preoccupante, perché ci sono ormai attacchi regolari anche in Camerun, in particolare nel nord. Da qualche tempo, quasi tutti i missionari di nazionalità straniera hanno lasciato la regione. Quindi il conflitto ha conseguenze gravi anche sulle attività missionarie e questo preoccupa tutti i vescovi del Camerun, dove ci sono anche rifugiati dalla vicina Repubblica Centrafricana. Di recente [il 19 luglio a Douala - ndr] abbiamo organizzato una giornata di preghiera per la pace in Camerun, perché la situazione non è buona.</p> <p>D. – Si può dire che la Chiesa in Camerun è ormai autosufficiente?</p> <p>R. – In effetti, la Chiesa in Camerun ha lavorato molto per diventare autosufficiente e molti progressi sono stati compiuti, sia per quanto riguarda l’annuncio del Vangelo – cresce il numero dei cristiani e delle vocazioni sacerdotali locali – sia per quanto riguarda l’autosufficienza economica, anche si tratta di un obiettivo che non si può raggiungere in un giorno. Siamo ottimisti, stiamo cercando di promuovere una pastorale che aiuti i fedeli a essere dei veri testimoni. La nostra gioia è di potere raggiungere l’obiettivo di annunciare ovunque Gesù Cristo.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/09/02/visita_ad_limina_mons_kleda_parla_della_chiesa_del_camerun/1105732">(Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)</a>Il Papa: è lo Spirito non le lauree a dare identità a un cristiano2014-09-02T11:11:39+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-e-lo-spirito-non-le-lauree-a-dare-identita L’autorità del cristiano viene dallo Spirito Santo, non dalla sapienza umana o dalle lauree in teologia. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha quindi ribadito che l’identità cristiana è avere lo Spirito di Cristo, non lo “spirito del mondo”. Il servizio di Alessandro Gisotti : La gente era stupita dell’insegnamento di Gesù, perché la sua parola “aveva autorità”. Papa Francesco ha preso spunto da questo passaggio del Vangelo odierno per soffermarsi proprio sulla natura dell’ autorità del Signore e, conseguentemente, del cristiano. Gesù, ha constatato, “non era un predicatore comune”, perché la sua “autorità” gli viene dall’“unzione speciale dello Spirito Santo”. Gesù, ha proseguito, è “il Figlio di Dio unto e inviato” a “portare la salvezza, a portare la libertà”. E alcuni, ha annotato, “si scandalizzavano” di questo “stile di Gesù”, della sua identità e libertà: “E noi possiamo domandarci quale sia la nostra identità di cristiani? E Paolo oggi lo dice bene. ‘Di queste cose – dice San Paolo – noi parliamo non con parole suggerite dalla sapienza umana’. La predicazione di Paolo non è perché ha fatto un corso alla Lateranense, alla Gregoriana… No, no, no! Sapienza umana, no! Bensì insegnate dallo Spirito: Paolo predicava con l’unzione dello Spirito, esprimendo cose spirituali dello Spirito in termini spirituali. Ma l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: l’uomo da solo non può capire questo! ” E per questo, ha ripreso, “se noi cristiani non capiamo bene le cose dello Spirito, non diamo e non offriamo una testimonianza, non abbiamo identità”. Per loro, ha proseguito, “queste cose dello Spirito sono follia, non sono capaci di intenderle”. L’uomo mosso dallo Spirito, invece, “giudica ogni cosa: è libero, senza poter essere giudicato da nessuno”: “Ora, noi abbiamo il pensiero del Cristo e cioè lo Spirito di Cristo. Questa è l’identità cristiana. Non avere lo spirito del mondo, quel modo di pensare, quel modo di giudicare… Tu puoi avere cinque lauree in teologia, ma non avere lo Spirito di Dio! Forse tu sarai un gran teologo, ma non sei un cristiano, perché non hai lo Spirito di Dio! Quello che dà autorità, quello che ti dà identità è lo Spirito Santo, l’unzione dello Spirito Santo”. Per questo, ha detto il Papa, “il popolo non amava quei predicatori, quei dottori della legge, perché parlavano davvero di teologia, ma non arrivavano al cuore, non davano libertà”. Costoro, ha aggiunto, “non erano capaci di far in modo che il popolo trovasse la propria identità, perché non erano unti dallo Spirito Santo”: “L’autorità di Gesù - e l’autorità del cristiano - viene proprio da questa capacità di capire le cose dello Spirito, di parlare la lingua dello Spirito. Viene da questa unzione dello Spirito Santo. E tante volte, tante volte noi troviamo fra i nostri fedeli, vecchiette semplici che forse non hanno finito le elementari, ma che ti parlano delle cose meglio di un teologo, perché hanno lo Spirito di Cristo. Quello che ha San Paolo. E tutti noi dobbiamo chiedere questo. Signore donaci l’identità cristiana, quella che Tu avevi. Donaci il Tuo Spirito. Donaci il Tuo modo di pensare, di sentire, di parlare: cioè Signore donaci l’unzione dello Spirito Santo”. (Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/09/02/1554040_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">L’autorità del cristiano viene dallo Spirito Santo, non dalla sapienza umana o dalle lauree in teologia. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha quindi ribadito che l’identità cristiana è avere lo Spirito di Cristo, non lo “spirito del mondo”. Il servizio di </span><strong style="line-height: 1.6;">Alessandro Gisotti</strong><span style="line-height: 1.6;">:</span></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2069792" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00442416.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">La gente era stupita dell’insegnamento di Gesù, perché la sua parola “aveva autorità”. Papa Francesco ha preso spunto da questo passaggio del Vangelo odierno per soffermarsi proprio sulla natura dell’</span><em style="line-height: 1.6;">autorità</em><span style="line-height: 1.6;"> del Signore e, conseguentemente, del cristiano. Gesù, ha constatato, “non era un predicatore comune”, perché la sua “autorità” gli viene dall’“unzione speciale dello Spirito Santo”. Gesù, ha proseguito, è “il Figlio di Dio unto e inviato” a “portare la salvezza, a portare la libertà”. E alcuni, ha annotato, “si scandalizzavano” di questo “stile di Gesù”, della sua identità e libertà:</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“E noi possiamo domandarci quale sia la nostra identità di cristiani? E Paolo oggi lo dice bene. ‘Di queste cose – dice San Paolo – noi parliamo non con parole suggerite dalla sapienza umana’. La predicazione di Paolo non è perché ha fatto un corso alla Lateranense, alla Gregoriana… No, no, no! Sapienza umana, no! Bensì insegnate dallo Spirito: Paolo predicava con l’unzione dello Spirito, esprimendo cose spirituali dello Spirito in termini spirituali. Ma l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: l’uomo da solo non può capire questo!</strong><span style="line-height: 1.6;">”</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">E per questo, ha ripreso, “se noi cristiani non capiamo bene le cose dello Spirito, non diamo e non offriamo una testimonianza, non abbiamo identità”. Per loro, ha proseguito, “queste cose dello Spirito sono follia, non sono capaci di intenderle”. L’uomo mosso dallo Spirito, invece, “giudica ogni cosa: è libero, senza poter essere giudicato da nessuno”:</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“Ora, noi abbiamo il pensiero del Cristo e cioè lo Spirito di Cristo. Questa è l’identità cristiana. Non avere lo spirito del mondo, quel modo di pensare, quel modo di giudicare… Tu puoi avere cinque lauree in teologia, ma non avere lo Spirito di Dio! Forse tu sarai un gran teologo, ma non sei un cristiano, perché non hai lo Spirito di Dio! Quello che dà autorità, quello che ti dà identità è lo Spirito Santo, l’unzione dello Spirito Santo”.</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Per questo, ha detto il Papa, “il popolo non amava quei predicatori, quei dottori della legge, perché parlavano davvero di teologia, ma non arrivavano al cuore, non davano libertà”. Costoro, ha aggiunto, “non erano capaci di far in modo che il popolo trovasse la propria identità, perché non erano unti dallo Spirito Santo”:</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“L’autorità di Gesù - e l’autorità del cristiano - viene proprio da questa capacità di capire le cose dello Spirito, di parlare la lingua dello Spirito. Viene da questa unzione dello Spirito Santo. E tante volte, tante volte noi troviamo fra i nostri fedeli, vecchiette semplici che forse non hanno finito le elementari, ma che ti parlano delle cose meglio di un teologo, perché hanno lo Spirito di Cristo. Quello che ha San Paolo. E tutti noi dobbiamo chiedere questo. Signore donaci l’identità cristiana, quella che Tu avevi. Donaci il Tuo Spirito. Donaci il Tuo modo di pensare, di sentire, di parlare: cioè Signore donaci l’unzione dello Spirito Santo”.</strong></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/09/02/papa_è_lo_spirito_santo_a_dare_identità_a_un_cristiano/1105717">(Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)</a>Il patriarca Raï: fermare jihadisti o si torna alla preistoria2014-09-01T15:12:42+00:00http://www.news.va/it/news/il-patriarca-rai-fermare-jihadisti-o-si-torna-allaI patriarchi cattolici e ortodossi del Medio Oriente, riuniti in questi giorni a Bkerké, in Libano, hanno lanciato a tutto il mondo un appello a intervenire con urgenza contro la minaccia dei jhadisti del sedicente Stato Islamico. Ascoltiamo il cardinale libanese Béchara Boutros Raï , patriarca di Antiochia dei Maroniti, al microfono di Manuella Affejee : R. - Quello che sta succedendo per mano dello Stato islamico e di altri gruppi fondamentalisti, ci riporta alla preistoria, ci riporta al tempo in cui ancora non c’era alcuna legge. Faccio un esempio. Arriva un bel giorno lo Stato Islamico ed emette un decreto per i cristiani: o vi convertite all’Islam o pagate la tassa, perché non siete musulmani, o lasciate subito le vostre case. Avete due giorni, altrimenti … la spada. Le vostre case e le vostre proprietà sono ormai nostre! E vedere che il mondo intero osserva in silenzio assoluto, vuol dire che siamo tornati all’era della preistoria! Questo è un grande scandalo! Questa è una piaga nell’umanità. Quindi abbiamo fatto questo appello affinché la Comunità internazionale, il mondo arabo e l’Unione Europea si assumano la responsabilità di mettere fine a questi gruppi fondamentalisti per salvare la dignità stessa dell’umanità e salvare la pace nel mondo: questi gruppi minacciano il mondo intero, perché sono ricchi, sostenuti finanziariamente e con tutte le armi sofisticate date dai diversi Stati… Costituiscono una minaccia enorme! Noi abbiamo parlato fortemente alla coscienza mondiale: lo abbiamo detto; l’ho detto io stesso ai parlamentari cattolici internazionali durante l’incontro a Frascati di questi giorni; lo diremo, noi Patriarchi, a Washington, dove dal 9 all’11 settembre si terrà un convegno dal titolo “In difesa dei cristiani del Medio Oriente”. D. – Come cristiani del Medio Oriente cosa volete dire al mondo? R. - Vogliamo dire al mondo intero che noi cristiani del Medio Oriente non siamo una minoranza: lo statuto di minoranza non si applica ai cristiani, si applica ai gruppi etnici, ai gruppi politici, ai gruppi culturali. Noi siamo la Chiesa di Cristo presente in Medio Oriente. Quindi, non siamo una minoranza! Siamo cittadini di tutti questi Paesi del Medio Oriente da duemila anni, 600 anni prima dei musulmani. Abbiamo vissuto con i musulmani 1400 anni e abbiamo trasmesso loro i valori del Vangelo, i valori e la dignità della persona umana, la sacralità della vita umana; ma abbiamo anche ricevuto dalle tradizioni e dai valori dei musulmani: abbiamo costruito una cultura insieme, una civiltà insieme. Devo dire al mondo intero che la Siria, l’Egitto, la Giordania, la Palestina, l’Iraq sono culture cristiane, con un fondamento interamente cristiano. Non possono venire qui e demolire tutto quello che nell’arco di 2000 anni e di 1400 anni abbiamo costruito! D. – Si parla di riforme politiche … R. - Basta parlare di riforme politiche e di democrazia. Loro non cercano questo e lo dico chiaramente, perché ormai nessuno lo ignora: gli Stati fanno i propri interessi politici ed economici! Ormai sappiamo tutto nel dettaglio. Quindi bisogna dire la verità: questa è la Radio Vaticana che porta la voce del Papa, la voce della verità. Il mondo ha bisogno di verità! Le coscienze umane hanno bisogno di essere toccate dalla Parola del Vangelo. Bisogna che l’umanità riprenda la sua dignità e si assuma le sue responsabilità a livello internazionale e locale. Noi cristiani sopportiamo tutto con i nostri fratelli, che sono vittime in Medio Oriente, e portiamo con loro la Croce della Redenzione. E non rinunceremo! (Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)...<p><img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2013/02/26/EPA1115005_LancioGrande.jpg" title=""/></p><p>I patriarchi cattolici e ortodossi del Medio Oriente, riuniti in questi giorni a Bkerké, in Libano, hanno lanciato a tutto il mondo un appello a intervenire con urgenza contro la minaccia dei jhadisti del sedicente Stato Islamico. Ascoltiamo il <strong>cardinale libanese Béchara Boutros Raï</strong>, patriarca di Antiochia dei Maroniti, al microfono di <strong>Manuella Affejee</strong>:</p><p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2063877" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00442322.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p><p>R. - Quello che sta succedendo per mano dello Stato islamico e di altri gruppi fondamentalisti, ci riporta alla preistoria, ci riporta al tempo in cui ancora non c’era alcuna legge. Faccio un esempio. Arriva un bel giorno lo Stato Islamico ed emette un decreto per i cristiani: o vi convertite all’Islam o pagate la tassa, perché non siete musulmani, o lasciate subito le vostre case. Avete due giorni, altrimenti … la spada. Le vostre case e le vostre proprietà sono ormai nostre! E vedere che il mondo intero osserva in silenzio assoluto, vuol dire che siamo tornati all’era della preistoria! Questo è un grande scandalo! Questa è una piaga nell’umanità. Quindi abbiamo fatto questo appello affinché la Comunità internazionale, il mondo arabo e l’Unione Europea si assumano la responsabilità di mettere fine a questi gruppi fondamentalisti per salvare la dignità stessa dell’umanità e salvare la pace nel mondo: questi gruppi minacciano il mondo intero, perché sono ricchi, sostenuti finanziariamente e con tutte le armi sofisticate date dai diversi Stati… Costituiscono una minaccia enorme! Noi abbiamo parlato fortemente alla coscienza mondiale: lo abbiamo detto; l’ho detto io stesso ai parlamentari cattolici internazionali durante l’incontro a Frascati di questi giorni; lo diremo, noi Patriarchi, a Washington, dove dal 9 all’11 settembre si terrà un convegno dal titolo “In difesa dei cristiani del Medio Oriente”.</p><p><span style="line-height: 1.6;">D. – Come cristiani del Medio Oriente cosa volete dire al mondo?</span></p><p><span style="line-height: 1.6;">R. - Vogliamo dire al mondo intero che noi cristiani del Medio Oriente non siamo una minoranza: lo statuto di minoranza non si applica ai cristiani, si applica ai gruppi etnici, ai gruppi politici, ai gruppi culturali. Noi siamo la Chiesa di Cristo presente in Medio Oriente. Quindi, non siamo una minoranza! Siamo cittadini di tutti questi Paesi del Medio Oriente da duemila anni, 600 anni prima dei musulmani. Abbiamo vissuto con i musulmani 1400 anni e abbiamo trasmesso loro i valori del Vangelo, i valori e la dignità della persona umana, la sacralità della vita umana; ma abbiamo anche ricevuto dalle tradizioni e dai valori dei musulmani: abbiamo costruito una cultura insieme, una civiltà insieme. Devo dire al mondo intero che la Siria, l’Egitto, la Giordania, la Palestina, l’Iraq sono culture cristiane, con un fondamento interamente cristiano. Non possono venire qui e demolire tutto quello che nell’arco di 2000 anni e di 1400 anni abbiamo costruito!</span></p><p><span style="line-height: 1.6;">D. – Si parla di riforme politiche …</span></p><p><span style="line-height: 1.6;">R. - Basta parlare di riforme politiche e di democrazia. Loro non cercano questo e lo dico chiaramente, perché ormai nessuno lo ignora: gli Stati fanno i propri interessi politici ed economici! Ormai sappiamo tutto nel dettaglio. Quindi bisogna dire la verità: questa è la Radio Vaticana che porta la voce del Papa, la voce della verità. Il mondo ha bisogno di verità! Le coscienze umane hanno bisogno di essere toccate dalla Parola del Vangelo. Bisogna che l’umanità riprenda la sua dignità e si assuma le sue responsabilità a livello internazionale e locale. Noi cristiani sopportiamo tutto con i nostri fratelli, che sono vittime in Medio Oriente, e portiamo con loro la Croce della Redenzione. E non rinunceremo!</span></p><p><a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/09/01/il_patriarca_rai_/1105663">(Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)</a></p>Lettera del Papa alla gente di Beslan, a 10 anni dalla strage2014-09-01T12:43:44+00:00http://www.news.va/it/news/lettera-del-papa-alla-gente-di-beslan-a-10-anni-da Sarà padre Paolo De Carli, - la notizia è riportata dal Giornale di Brescia - il latore di una lettera scritta dal Papa alla gente di Beslan, in vista del decimo anniversario della strage, avvenuta nella città dell’Ossezia del Nord, tra il primo e il 3 settembre del 2004, a seguito del sequestro in una scuola di circa 1200 persone da parte di separatisti islamici ceceni e l’irruzione delle forze speciali russe. Massacro costato la vita a 331 ostaggi, tra cui 186 bambini, oltre a fare 700 feriti. Padre De Carli, allora priore del Convento carmelitano della Lastre a Trento, ha ospitato per mesi un gruppo di 63 cittadini di Beslan. Per questo il Papa lo ha chiamato al telefono, affidandogli una lettera che il sacerdote carmelitano - oggi direttore dell’Istituto scolastico “Madonna della Neve” di Adro - porterà con sé nei prossimi giorni, quando visiterà la cittadina osseta, in occasione della commemorazione delle vittime della strage. (Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/08/27/1552230_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">Sarà padre Paolo De Carli, - la notizia è riportata dal Giornale di Brescia - il latore di una lettera scritta dal Papa alla gente di Beslan, in vista del decimo anniversario della strage, avvenuta nella città dell’Ossezia del Nord, tra il primo e il 3 settembre del 2004, a seguito del sequestro in una scuola di circa 1200 persone da parte di separatisti islamici ceceni e l’irruzione delle forze speciali russe. Massacro costato la vita a 331 ostaggi, tra cui 186 bambini, oltre a fare 700 feriti. Padre De Carli, allora priore del Convento carmelitano della Lastre a Trento, ha ospitato per mesi un gruppo di 63 cittadini di Beslan. Per questo il Papa lo ha chiamato al telefono, affidandogli una lettera che il sacerdote carmelitano - oggi direttore dell’Istituto scolastico “Madonna della Neve” di Adro - porterà con sé nei prossimi giorni, quando visiterà la cittadina osseta, in occasione della commemorazione delle vittime della strage.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/08/31/lettera_del_papa_alla_gente_di_beslan,_a_10_anni_dalla_strag/1105633">(Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)</a>Intenzioni di preghiera del Santo Padre per il mese di settembre 20142014-09-01T12:32:00+00:00http://www.news.va/it/news/intenzioni-di-preghiera-del-santo-padre-settembr-2Città del Vaticano, 1 settembre 2014 (VIS). Riportiamo di seguito le intenzioni affidate dal Santo Padre all'apostolato della preghiera per il mese di settembre 2014: Generale: "Perché i disabili mentali ricevano l'amore e l'aiuto di cui hanno bisogno per una vita dignitosa". Missionaria: "Perché i cristiani, ispirati dalla Parola di Dio, si impegnino nel servizio ai poveri e ai sofferenti"....<p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Città del Vaticano, 1 settembre 2014 (VIS). Riportiamo di seguito le intenzioni affidate dal Santo Padre all'apostolato della preghiera per il mese di settembre 2014:</span></p><p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Generale: "Perché i disabili mentali ricevano l'amore e l'aiuto di cui hanno bisogno per una vita dignitosa".</span></p><p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Missionaria: "Perché i cristiani, ispirati dalla Parola di Dio, si impegnino nel servizio ai poveri e ai sofferenti".</span></p><p align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;"></p>

  
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