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News.vahttp://www.news.va/2014-08-20T08:03:34+00:00Francesco fa gli auguri all'Ungheria per la festa di S. Stefano2014-08-20T08:03:34+00:00http://www.news.va/it/news/francesco-fa-gli-auguri-allungheria-per-la-festa-d Papa Francesco ha inviato al presidente della Repubblica di Ungheria, János Áder, un telegramma di auguri in occasione della festa nazionale, nella quale si festeggia il Patrono Santo Stefano. “Nell’affidare la Nazione alla provvidenza amorevole di Dio Onnipotente – scrive il Papa – prego affinché tutti gli ungheresi continuino a promuovere una società costruita sulla verità, la giustizia e l'integrità”. (Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/08/13/1546741_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Papa Francesco ha inviato al presidente della Repubblica di Ungheria, János Áder, un telegramma di auguri in occasione della festa nazionale, nella quale si festeggia il Patrono Santo Stefano. “Nell’affidare la Nazione alla provvidenza amorevole di Dio Onnipotente – scrive il Papa – prego affinché tutti gli ungheresi continuino a promuovere una società costruita sulla verità, la giustizia e l'integrità”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/08/19/il_papa_fa_gli_auguri_allungheria_per_festa_di_s_stefano/1104800">(Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)</a>Il card. Filoni: il Papa dà voce a iracheni che vogliono essere difesi2014-08-20T08:00:35+00:00http://www.news.va/it/news/il-card-filoni-il-papa-da-voce-a-iracheni-che-vogl Per il cardinale Fernando Filoni , inviato personale di Papa Francesco in Iraq, sono le ultime ore di missione nel martoriato Paese. Domani (20 agosto), il porporato farà infatti rientro a Roma, mentre oggi (19 agosto) a Baghdad ha incontrato il presidente iracheno, Fuad Masum, per consegnargli una lettera di Papa Francesco. Il cardinale Filoni ha parlato di questo incontro con Alessandro Gisotti , che lo ha raggiunto telefonicamente a Baghdad: R. - L’incontro è stato molto cordiale. Io ero accompagnato dal Patriarca caldeo, il Patriarca Sako, dal nunzio apostolico e da mons. Warduni. Ho consegnato la lettera, alla quale il presidente poi risponderà. Ho raccontato un po’ l’esperienza di questi giorni e ho sottolineato che la mia non era una visita politica, ma era una visita umanitaria per conto del Santo Padre ed è quindi per questo che mi sono recato prima di tutto a Erbil, dove la situazione nel Kurdistan è ancora molto seria e grave, e poi a Baghdad dove, appunto, avrei avuto questo incontro. D. - Ovviamente, una lettera del Santo Padre per il presidente iracheno proprio in questo contesto di impegno a tutto campo di Francesco per la pace… R. - Questo è nel cuore, nella mente e nell’azione pastorale del Papa. Quindi, il Santo Padre, davanti a situazioni di così grave emergenza, non lesina possibilità di intervento proprio per sottolineare quanto stia a cuore questa situazione a favore di questi poveri. La questione qui in Iraq non è solo una tragedia per il popolo iracheno, per i nostri cristiani o per gli yazidi, ma è qualcosa che riguarda tutti gli uomini che hanno a cuore l’umanità. Piccole o grandi minoranze, fedi diverse e religioni diverse: non c’è per nessuno un modo di pensare diverso che tutti siamo accumunati in questa stessa dignità umana, che deve essere salvaguardata, difesa e incrementata. D. - Papa Francesco, di ritorno dal viaggio in Corea, in aereo, nella conferenza stampa con i giornalisti, ha anche detto: “Io sono disposto, anzi avrei voluto essere in Iraq…  Ma sono disposto ad andare, se questo è possibile”… R. - Conoscendo il cuore, la mente e anche il motivo per cui mi inviava, non avevo dubbi che se in quel momento lui avesse potuto, certamente non avrebbe mancato di farlo anche direttamente, pur comprendendo le tante situazioni che possono emergere. Quindi, vedo confermato che la mia intuizione non era sbagliata. D. - Il Papa ha anche detto: “Fermare l’ingiusto aggressore è lecito”. Come sono state accolte queste parole in Iraq? R. - Io credo che il Santo Padre non abbia fatto altro che manifestare quella che è stata la richiesta di tutti i cristiani, di tutti gli yazidi, di tutte queste persone rifugiate, che hanno il desiderio di riprendere la loro vita, la loro dignità. Ora, davanti a una situazione così precaria - e vorrei dire anche così dura - io credo che qui non si tratti di guerra: noi non possiamo mai essere a favore delle guerre, però ci sono delle conflittualità dove i più poveri - pensiamo che i nostri cristiani non avevano armi, gli yazidi non avevano armi - sono stati sottratti alle loro terre, violentati nella loro dignità, rubati dalle loro famiglie… Ecco, possiamo rimanere indifferenti? Ecco allora che si tratta di diritti che devono essere difesi da ogni persona di buona volontà. Ognuno lo deve fare secondo le proprie capacità. Il Santo Padre lo fa con tutta la sua capacità spirituale e morale. Ognuno poi a livello civile, a livello sociale, a livello di responsabilità deve poi anche tirare la sua parte. Nel contesto che non si fa una guerra, ma che il diritto dei popoli va salvaguardato. Se noi non interveniamo, poi avremo i genocidi e magari dopo qualche settimana avremo un rimorso di coscienza, come purtroppo è avvenuto nel passato in alcune situazioni drammatiche dell’Africa, per non dire anche precedentemente e che ancora oggi si ripetono in alcune situazioni ancora dell’Africa. Non pensiamo che, per esempio, la situazione drammatica delle circa 450 bambine rubate alla loro casa sia un fatto concluso. Questi sono aspetti sui quali io credo che qualsiasi persona potrebbe pensare: “Quella bambina, quella giovinetta potrebbe essere mia sorella, una della mia famiglia… Potrei io essere indifferente? Non farei di tutto per liberarla?”. (Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/08/16/1547746_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">Per il </span><strong style="line-height: 1.6;">cardinale Fernando Filoni</strong><span style="line-height: 1.6;">, inviato personale di Papa Francesco in Iraq, sono le ultime ore di missione nel martoriato Paese. Domani (20 agosto), il porporato farà infatti rientro a Roma, mentre oggi (19 agosto) a Baghdad ha incontrato il presidente iracheno, Fuad Masum, per consegnargli una lettera di Papa Francesco. Il cardinale Filoni ha parlato di questo incontro con </span><strong style="line-height: 1.6;">Alessandro Gisotti</strong><span style="line-height: 1.6;">, che lo ha raggiunto telefonicamente a Baghdad:</span></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_1973285" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00440808.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p>R. - L’incontro è stato molto cordiale. Io ero accompagnato dal Patriarca caldeo, il Patriarca Sako, dal nunzio apostolico e da mons. Warduni. Ho consegnato la lettera, alla quale il presidente poi risponderà. Ho raccontato un po’ l’esperienza di questi giorni e ho sottolineato che la mia non era una visita politica, ma era una visita umanitaria per conto del Santo Padre ed è quindi per questo che mi sono recato prima di tutto a Erbil, dove la situazione nel Kurdistan è ancora molto seria e grave, e poi a Baghdad dove, appunto, avrei avuto questo incontro.</p> <p><span style="line-height: 1.6;">D. - Ovviamente, una lettera del Santo Padre per il presidente iracheno proprio in questo contesto di impegno a tutto campo di Francesco per la pace…</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">R. - Questo è nel cuore, nella mente e nell’azione pastorale del Papa. Quindi, il Santo Padre, davanti a situazioni di così grave emergenza, non lesina possibilità di intervento proprio per sottolineare quanto stia a cuore questa situazione a favore di questi poveri. La questione qui in Iraq non è solo una tragedia per il popolo iracheno, per i nostri cristiani o per gli yazidi, ma è qualcosa che riguarda tutti gli uomini che hanno a cuore l’umanità. Piccole o grandi minoranze, fedi diverse e religioni diverse: non c’è per nessuno un modo di pensare diverso che tutti siamo accumunati in questa stessa dignità umana, che deve essere salvaguardata, difesa e incrementata.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">D. - Papa Francesco, di ritorno dal viaggio in Corea, in aereo, nella conferenza stampa con i giornalisti, ha anche detto: “Io sono disposto, anzi avrei voluto essere in Iraq…  Ma sono disposto ad andare, se questo è possibile”…</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">R. - Conoscendo il cuore, la mente e anche il motivo per cui mi inviava, non avevo dubbi che se in quel momento lui avesse potuto, certamente non avrebbe mancato di farlo anche direttamente, pur comprendendo le tante situazioni che possono emergere. Quindi, vedo confermato che la mia intuizione non era sbagliata.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">D. - Il Papa ha anche detto: “Fermare l’ingiusto aggressore è lecito”. Come sono state accolte queste parole in Iraq?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">R. - Io credo che il Santo Padre non abbia fatto altro che manifestare quella che è stata la richiesta di tutti i cristiani, di tutti gli yazidi, di tutte queste persone rifugiate, che hanno il desiderio di riprendere la loro vita, la loro dignità. Ora, davanti a una situazione così precaria - e vorrei dire anche così dura - io credo che qui non si tratti di guerra: noi non possiamo mai essere a favore delle guerre, però ci sono delle conflittualità dove i più poveri - pensiamo che i nostri cristiani non avevano armi, gli yazidi non avevano armi - sono stati sottratti alle loro terre, violentati nella loro dignità, rubati dalle loro famiglie… Ecco, possiamo rimanere indifferenti? Ecco allora che si tratta di diritti che devono essere difesi da ogni persona di buona volontà. Ognuno lo deve fare secondo le proprie capacità. Il Santo Padre lo fa con tutta la sua capacità spirituale e morale. Ognuno poi a livello civile, a livello sociale, a livello di responsabilità deve poi anche tirare la sua parte. Nel contesto che non si fa una guerra, ma che il diritto dei popoli va salvaguardato. Se noi non interveniamo, poi avremo i genocidi e magari dopo qualche settimana avremo un rimorso di coscienza, come purtroppo è avvenuto nel passato in alcune situazioni drammatiche dell’Africa, per non dire anche precedentemente e che ancora oggi si ripetono in alcune situazioni ancora dell’Africa. Non pensiamo che, per esempio, la situazione drammatica delle circa 450 bambine rubate alla loro casa sia un fatto concluso. Questi sono aspetti sui quali io credo che qualsiasi persona potrebbe pensare: “Quella bambina, quella giovinetta potrebbe essere mia sorella, una della mia famiglia… Potrei io essere indifferente? Non farei di tutto per liberarla?”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/08/19/card_filoni_papa_dà_voce_a_tutti_gli_iracheni_oppressi/1104799">(Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)</a>La conferenza stampa del Papa in aereo in versione integrale2014-08-20T07:55:35+00:00http://www.news.va/it/news/la-conferenza-stampa-del-papa-in-aereo-in-versione Pubblichiamo di seguito la trascrizione completa della conferenza stampa tenuta da Papa Francesco sul volo di ritorno dalla Corea:  (Padre Lombardi) Allora … Santità, benvenuto tra noi per questo ultimo appuntamento di questo viaggio che è stato molto intenso ma che ci sembra sia riuscito molto bene: almeno, lei dà l’impressione di essere soddisfatto, dà l’impressione di essere stato bene e noi ne siamo stati molto contenti. Allora, per questo incontro che credo avvenga secondo lo stile dei due precedenti che abbiamo avuto con lei, ci siamo organizzati dividendoci per gruppi linguistici e poi in ognuno dei gruppi sono stati sorteggiati alcuni colleghi e colleghe che faranno le loro domande. Ne abbiamo un buon numero … quando Lei è stanco ci dice che basta, e noi ci fermiamo, ecco. Altrimenti, continuiamo. Allora, noi vogliamo incominciare con un rappresentante del gruppo asiatico e invitiamo a venire qui al microfono Seung Jin Park, della Yonhap News: è l’agenzia coreana. Io dico anche chi si deve preparare in modo tale che incominci ad avvicinarsi qui e poi dopo non perdiamo troppo tempo nell’aspettarlo. La seconda domanda sarà di Alan Holdren, di Ewtn. Allora, Santità, Lei vuole dirci qualche cosa per introdurre? A Lei la parola, poi dopo diamo la parola al collega coreano … (Papa Francesco) Buongiorno. Buongiorno. Grazie tante per il vostro lavoro che è stato abbastanza impegnativo. Grazie per questo che avete fatto e adesso per l’attenzione per questo colloqui. Grazie tante. (Padre Lombardi) Allora, diamo la parola a Sung Park. (Sung Ji Park) Mi chiamo Sung Jin Park, giornalista della South Korean News Agency Yonhap. Santo Padre, a nome dei giornalisti coreani e del nostro popolo, desidero ringraziarLa per la Sua visita. Lei ha portato la felicità a molta gente, in Corea. E grazie anche per l’incoraggiamento all’unificazione del nostro Paese. Santo Padre, durante la Sua visita in Corea, Lei si è rivolto in primo luogo alle famiglie delle vittime del disastro del traghetto Sewol e le ha consolate. Ho due domande. Una: cosa ha provato quando le ha incontrate? Due: non si è preoccupato che il Suo gesto potesse essere frainteso politicamente? (Papa Francesco) Ma, quando tu ti trovi davanti al dolore umano, tu devi fare quello che il tuo cuore ti porta a fare. Poi diranno: “Ma, ha fatto questo perché ha questa intenzione politica o quell’altra”: ma, si può dire tutto. Ma quando tu pensi a questi uomini, a queste donne, papà e mamme, che hanno perso i figli, i fratelli e le sorelle che hanno perso fratelli e sorelle, al dolore tanto grande di una catastrofe, non so, il mio cuore … io sono un sacerdote, sai?, e sento che devo avvicinarmi! Ma, lo sento così, no? E, primo, quello. Io so che la consolazione che potrebbe dare una parola mia non è un rimedio, non dà vita nuova a quelli che sono morti, ma la vicinanza umana in questi momenti ci dà forza, c’è la solidarietà, no? Io ricordo che come arcivescovo a Buenos Aires ho vissuto due catastrofi di queste: uno, un incendio di una sala da ballo [dove si teneva] un concerto di musica pop: sono morti 193! E poi, un’altra volta, una catastrofe con i treni, credo che sono mancati 120. E io, in quel tempo, ho sentito lo stesso: di avvicinarmi. Ma, il dolore umano è forte e se noi in questi momenti tristi ci avviciniamo, ci aiutiamo tanto. E la domanda là, alla fine, io vorrei dire un’altra cosa di più. Io ho preso questo. [Si riferisce ad un distintivo in forma di fiocco portato dai familiari e da chi si è mobilitato per la tragedia del traghetto Sewol] Dopo mezza giornata di portarlo – l’ho preso per solidarietà con loro, eh? – qualcuno si è avvicinato e mi ha detto: “Ma, è meglio toglierlo, eh? Lei deve essere neutrale …” – “Ma, senti, con il dolore umano non si può essere neutrali”: così ho risposto. E’ quello che io sento. Ma grazie della tua domanda. Grazie. A chi tocca adesso? (Padre Lombardi) Alan Holdren di Ewtn. Poi dopo c’è Jean-Louis de la Vaissière, del gruppo francese. (Alan Holdren) Santità, io mi chiamo Alan Holdren, lavoro per la Catholic News Agency – Aci Prensa a Lima, in Perù, e anche Ewtn. Come Lei sa, le forze militari degli Stati Uniti da poco hanno incominciato a bombardare dei terroristi in Iraq per prevenire un genocidio, per proteggere il futuro delle minoranze – penso anche ai cattolici sotto la sua guida. Lei approva questo bombardamento americano? (Papa Francesco) Grazie della domanda così chiara. In questi casi, dove c’è una aggressione ingiusta, soltanto posso dire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo: fermare . Non dico bombardare, fare la guerra: fermarlo . I mezzi con i quali si possono fermare, dovranno essere valutati. Fermare l’aggressore ingiusto è lecito. Ma dobbiamo avere memoria, pure, eh? Quante volte sotto questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto, le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto una vera guerra di conquista! Una sola nazione non può giudicare come si ferma questo, come si ferma un aggressore ingiusto. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, è stata l’idea delle Nazioni Unite: là si deve discutere, dire: “E’ un aggressore ingiusto? Sembra di sì. Come lo fermiamo?”. Ma soltanto quello. Niente di più. Secondo, le minoranze. Grazie della parola. Perché a me parlano “Ma, i cristiani, poveri cristiani”, ed è vero, soffrono. I martiri … eh sì, ci sono tanti martiri. Ma qui ci sono uomini e donne, minoranze religiose, non tutte cristiane, e tutti sono uguali davanti a Dio, no? Fermare l’aggressore ingiusto è un diritto che l’umanità ha ma c’è anche un diritto che ha l’aggressore, di essere fermato perché non faccia del male. Questo. (Padre Lombardi) Jean-Louis de la Vaissière, di France Presse. Si prepara Fabio Zavattaro. (Jean-Louis de la Vaissière, France Presse) Buona sera, Santo Padre. Tornando ancora sulla vicenda irachena: come il cardinale Filoni, con il Superiore dei Domenicani, lei, Santità, sarebbe pronto a sostenere un intervento militare sul terreno in Iraq per fermare i jihadisti? E poi avevo un’altra domanda: lei pensa di potere andare un giorno in Iraq, forse in Kurdistan, per sostenere i profughi cristiani che La aspettano, e pregare con loro in questa terra dove vivono da duemila anni? (Papa Francesco) Grazie. Io sono stato poco tempo fa con il governatore del Kurdistan, e lui aveva un pensiero molto chiaro sulla situazione, come trovare soluzioni … ma era prima di questa aggressione ultima. Alla prima domanda ho risposto: io soltanto sono d’accordo sul fatto che quando c’è un aggressore ingiusto, venga fermato. Ah, sì: scusi, dimenticavo quello [sulla possibilità di recarsi in Kurdistan]. Sì, io sono disponibile, ma credo che posso dire questo: quando abbiamo sentito con i miei collaboratori di questa situazione delle minoranze religiose e anche il problema, in quel momento, del Kurdistan che non poteva ricevere tanta gente – è un problema, si capisce: non poteva, no? – cosa si può fare? Abbiamo pensato tante cose, no? Abbiamo scritto prima di tutto il comunicato che ha fatto padre Lombardi a nome mio. Dopo, questo comunicato è stato inviato a tutte le nunziature perché fosse comunicato ai governi. Poi, abbiamo scritto una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite … tante cose … e alla fine abbiamo detto: inviare un inviato personale, il cardinale Filoni. E alla fine abbiamo detto: e se fosse necessario, quando torniamo dalla Corea, possiamo andare lì. Era una delle possibilità. Questa è la risposta: sono disponibile. In questo momento non è la cosa migliore da fare, ma sono disposto a quello. (Padre Lombardi) Fabio Zavattaro, e si prepara Paloma García Ovejero della Cope … (Fabio Zavattaro) Lei, Santo Padre, è il primo Papa che ha potuto sorvolare la Cina. Il telegramma che ha mandato al presidente cinese è stato accolto senza commenti negativi. Pensa che questi siano passi in avanti di un dialogo possibile? E: avrebbe desiderio di andare in Cina? (Padre Lombardi) Posso annunciare che siamo sullo spazio aereo cinese, in questo momento, quindi la domanda è pertinente … (Papa Francesco) E quando all’andata stavamo per entrare nello spazio aereo cinese, io ero nel cockpit con i piloti, e uno di loro mi ha fatto vedere lì un registro e ha detto: “Mancano dieci minuti per entrare nello spazio aereo cinese, dobbiamo chiedere l’autorizzazione: sempre si chiede … è una cosa normale, a ogni Paese si chiede”, … e ho sentito come chiedevano l’autorizzazione, come si rispondeva … sono stato testimone di quello.  E il pilota ha detto: “Adesso va il telegramma”, ma non so come lo abbiano fatto; ma, così … poi mi sono congedato da loro, sono tornato al mio posto e ho pregato tanto per quel bello e nobile popolo cinese, un popolo saggio … Ma, io penso ai grandi saggi cinesi, ma una storia di scienza, di saggezza …  Anche i gesuiti: abbiamo storia lì, no?, con padre Ricci … E tutte queste cose mi venivano in mente. Se io ho voglia di andare in Cina? Ma sicuro: domani! Eh, sì. Noi rispettiamo il popolo cinese, soltanto la Chiesa chiede libertà per il suo mestiere, per il suo lavoro; nessun’altra condizione. Poi, non dimenticare quella Lettera fondamentale per il problema cinese, che è stata la Lettera inviata ai Cinesi da Papa Benedetto XVI. Quella Lettera, oggi è attuale, ha attualità. Rileggerla fa bene. E sempre la Santa Sede è aperta ai contatti: sempre, perché ha una vera stima per il popolo cinese. (Padre Lombardi) Paloma García Ovejero è della Cope, la Radio cattolica spagnola, e si prepara Johannes Schidelko della Kna … (Paloma García Ovejero) Bene: il prossimo viaggio sarà in Albania, forse Iraq; dopo Filippine e Sri Lanka … Ma dove andrà, nel 2015? E Le dico anche per caso: Lei sa che in Avila e in Alba de Tormes c’è tanta attesa: possono ancora sperare? (Papa Francesco) Ma sì, sì … La signora presidente di Corea, in perfetto spagnolo, m’ha detto: “La esperanza es la ultima que se pierde”: così m’ha detto, sperando nell’unificazione della Corea. Ma, mi viene questo. Si può sperare, ma non è deciso. (Paloma García Ovejero) Ma dopo Messico … Philadelphia …? (Papa Francesco) No: adesso ti spiego. Quest’anno, è prevista l’Albania, è vero. Alcuni dicono che il Papa ha uno stile di incominciare tutte le cose dalla periferia. Ma no, vado in Albania perché? Per due motivi importanti. Primo, perché sono riusciti a fare un governo – ma pensiamo ai Balcani, eh? – un governo di unità nazionale tra islamici, ortodossi, cattolici con un consiglio interreligioso che aiuta tanto ed è equilibrato. E questo va bene, è armonizzato. La presenza del Papa è per dire a tutti i popoli: “Ma, si può lavorare insieme!”. Io l’ho sentito come se fosse un vero aiuto a quel popolo nobile. E l’altra cosa: se pensiamo alla Storia dell’Albania, è stata religiosamente l’unico dei Paesi comunisti che nella sua Costituzione aveva l’ateismo. Se tu andavi a Messa era anticostituzionale. E poi, mi diceva uno dei ministri che sono state distrutte – voglio essere preciso nella cifra – 1.820 chiese: distrutte! Ortodosse, cattoliche … in quel tempo. E poi, altre chiese sono state fatte [trasformate] in cinema, teatro, sale da ballo … Io ho sentito che dovevo andare: è vicino, in un giorno si fa … Poi, l’anno prossimo vorrei andare a Philadephia, all’incontro delle famiglie, e anche sono stato invitato dal presidente degli Stati Uniti al Parlamento americano e anche dal segretario delle Nazioni Unite, a New York: forse le tre città, no?, insieme. Il Messico: i messicani vogliono che io vada alla Madonna di Guadalupe, e si potrà approfittare di quello, ma non è sicuro. E alla fine, la Spagna. I reali mi hanno invitato e l’episcopato mi ha invitato, ma … c’è una pioggia di inviti per andare in Spagna: Santiago de Compostela … forse è possibile, ma non dico di più perché non è deciso: andare al mattino ad Avila e ad Alba de Tormes, e tornare il pomeriggio … Sarebbe possibile … (Paloma García Ovejero) E’ possibile … (Papa Francesco) Sì, ma non è deciso. E questa è la risposta. Grazie a te. (Padre Lombardi) Johannes Schidelko dell’agenzia cattolica tedesca. Si prepara Yoshimori Fukushima, del Giappone, per la prossima domanda. (Johannes Schidelko) Grazie. Santità, quale tipo di rapporto c’è tra Lei e Benedetto XVI? esiste un abituale scambio di opinioni, di idee, esiste un progetto comune dopo questa enciclica? (Papa Francesco) Ci vediamo … Prima di partire sono andato a trovarlo. Lui, due settimane prima, mi ha inviato uno scritto interessante: mi chiedeva l’opinione … E, abbiamo un rapporto normale perché torno a questa idea: forse non piace a qualche teologo – io non sono teologo – ma penso che il Papa emerito non sia un’eccezione, ma dopo tanti secoli è il primo emerito, questo. Pensiamo, eh sì, come lui ha detto, “sono invecchiato, non ho le forze” … Ma è stato un bel gesto di nobiltà e anche di umiltà e di coraggio. Ma, io penso: 70 anni fa i vescovi emeriti, anche, erano un’eccezione: non esistevano. Oggi i vescovi emeriti sono una istituzione. Io penso che “Papa emerito” sia già un’istituzione. Perché? Perché la nostra vita si allunga e a una certa età non c’è la capacità di governare bene, perché il corpo si stanca … ma, la salute forse è buona, ma non c’è la capacità di portare avanti tutti i problemi di un governo come quello della Chiesa. E io credo che Papa Benedetto XVI abbia fatto questo gesto di Papi emeriti. Ripeto: forse qualche teologo mi dirà che questo non è giusto, ma io la penso così. I secoli diranno se è così o no. Vediamo. Ma lei potrà dirmi: “E se lei non se la sentirà, un giorno, di andare avanti?”. Ma, farei lo stesso, eh? Farei lo stesso! Pregherò molto, ma farei lo stesso. Ha aperto una porta che è istituzionale , non eccezionale . Il nostro rapporto è di fratelli, davvero, ma io ho detto anche che lo sento come avere il nonno a casa per la saggezza: è un uomo con una saggezza, con le nuances, ma, che mi fa bene sentirlo. E, anche, mi incoraggia abbastanza. Questo è il rapporto che abbiamo con lui. (Padre Lombardi) Adesso abbiamo Yoshimori Fukushima del Mainichi Shimbun: siamo tornati in Asia. Lui è giapponese. E si prepara Deborah Ball, del Wall Street Journal. (Yoshimori Fukushima) Papa Francesco, intanto grazie mille per la sua prima visita in Asia. In questo viaggio, Lei ha incontrato delle persone che hanno sofferto. Che cosa ha provato quando lei ha salutato le sette “donne comfort” alla Messa di questa mattina? Per quanto riguarda la sofferenza delle persone, come in Corea, c’erano i cristiani nascosti anche in Giappone, e l’anno prossimo sarà il 150.mo anniversario della loro riemersione. Sarà possibile pregare per loro insieme con Lei a Nagasaki? Grazie mille. (Papa Francesco) Sarebbe bellissimo, sarebbe bellissimo! Sono stato invitato, eh? Sia dal governo, sia dall’episcopato: sono stato invitato. Ma, le sofferenze: lei torna su una delle prime domande. Il popolo coreano è un popolo che non ha perso la dignità. E’ stato un popolo invaso, umiliato, ha subito guerre, adesso è diviso, con tanta sofferenza. Ieri, quando sono andato all’incontro con i giovani, ho visitato il museo dei martiri, lì: ma, è terribile, la sofferenza di questa gente, semplicemente per non calpestare la Croce! E’ un dolore o una sofferenza storica. Ha capacità di soffrire, questo popolo, e quello è anche parte della sua dignità. Anche oggi, quando c’erano queste donne anziane, davanti, a Messa: pensare che in quell’invasione sono state, da ragazze, portate via, nelle caserme, per sfruttarle … e loro non hanno perso la dignità. Oggi erano dando la faccia [mostrando il volto], anziane, le ultime che rimangono, no? E’ un popolo forte nella sua dignità. Ma tornando a queste cose di martirio, di sofferenze, anche queste donne: questi sono i frutti della guerra! E oggi noi siamo in un mondo in guerra, dappertutto! Qualcuno mi diceva: “Ma Lei sa, Padre, che siamo nella Terza Guerra Mondiale – ma a pezzi?”. Ha capito? E’ un mondo in guerra, dove si compiono queste crudeltà. Vorrei fermarmi su due parole: la prima, crudeltà . Ma, oggi i bambini non contano! Una volta si parlava di una guerra convenzionale , oggi questo non conta. Non dico che le guerre convenzionali siano una cosa buona, no. Ma oggi va la bomba e ti ammazza l’innocente con il colpevole, il bambino, con la donna, con la mamma … ammazzano tutti. Ma noi dobbiamo fermarci e pensare un po’ al livello di crudeltà al quale siamo arrivati. Ma, questo ci deve spaventare! E questo non è per fare paura: si può fare uno studio empirico. Ma, il livello di crudeltà dell’umanità, in questo momento, fa spaventare un po’. E l’altra parola sulla quale vorrei dire qualcosa e che è in rapporto con questa, è la tortura. Oggi la tortura è uno dei mezzi quasi – direi – ordinari dei comportamenti dei servizi di intelligence, dei processi giudiziari […] E la tortura è un peccato contro l’umanità, è un delitto contro l’umanità e ai cattolici io dico: “Torturare una persona è peccato mortale, è peccato grave!”. Ma è di più: è un peccato contro l’umanità. Crudeltà e tortura. Mi piacerebbe tanto, a me, che voi nei vostri media, faceste delle riflessioni: come vedete queste cose, oggi? Com’è il livello di crudeltà dell’umanità? E cosa pensate della tortura? Credo che ci farà bene a tutti, riflettere su questo. (Padre Lombardi) Deborah Ball di Wall Street Journal; si prepara Anaïs Feuga della Radio Francese. (Deborah Ball) Grazie. La nostra domanda è: lei tiene un ritmo molto, molto impegnativo, molto serrato e si concede molto poco riposo e niente vacanze; fa questi viaggi massacranti. Poi, negli ultimi mesi, abbiamo visto che Lei ha dovuto cancellare, anche, qualche appuntamento anche all’ultimissimo momento. C’è da preoccuparsi per il ritmo che Lei tiene? (Papa Francesco) Eh sì, qualcuno me l’ha detto. Io ho preso le vacanze, adesso, a casa come faccio al solito, perché … una volta ho letto un libro. Interessante. Il titolo era: “Rallegrati di essere nevrotico”, eh? Anche io ho alcune nevrosi, ma bisogna trattarle bene, alle nevrosi, eh?: dare loro il mate ogni giorno, eh? … Una delle nevrosi è che sono un po’ troppo attaccato all’habitat. L’ultima volta che ho fatto vacanze fuori Buenos Aires, con la comunità gesuita, è stato nel 1975. Poi, sempre faccio vacanze – davvero, eh? – ma nell’habitat: cambio ritmo. Dormo di più, leggo le cose che mi piacciono, sento la musica, prego di più … E quello mi riposa. A luglio e parte di agosto ho fatto questo, e va bene. L’altra domanda, che ho dovuto cancellare: quello è vero. E’ vero. Il giorno che dovevo andare al Gemelli, fino a 10 minuti prima, ero lì ma non ce la facevo, davvero, no? Davvero, erano stati giorni molto impegnativi, e adesso devo essere un po’ più prudente. Tu hai ragione. [ride] (Padre Lombardi) Allora, adesso Anaïs Feuga della Radio Francese, e si prepara Francesca Paltracca di Radio Rai. (Anaïs Feuga) A Rio, quando la folla gridava “Francesco, Francesco”, lei rispondeva “Cristo, Cristo”. Oggi lei come gestisce questa immensa popolarità? Come la vive? (Papa Francesco) Ma, non so come dire … Io la vivo ringraziando il Signore che il suo popolo sia felice: quello lo faccio davvero, no?, e augurando al popolo di Dio il meglio. La vivo come generosità del popolo, quello è vero. Interiormente, cerco di pensare ai miei peccati e ai miei sbagli per non credermela, eh?, perché io so che questo durerà poco tempo, due o tre anni, e poi … alla Casa del Padre … E poi – non è saggio che ho detto questo – ma la vivo come la presenza del Signore nel suo popolo che usa il vescovo che è il pastore del popolo, per manifestare tante cose. La vivo più naturalmente di prima: prima mi spaventava un po’, ma faccio queste cose, eh? Anche, mi viene in mente: ma, non sbagliare, perché tu non devi fare torto a questo popolo e tutte queste cose, no? Un po’ così … (Padre Lombardi) Francesca Paltracca, di Radio Rai, e si prepara Sergio Rubín, del Clarín. (Francesca Paltracca) Per il Papa venuto dalla fine del mondo, che si è ritrovato in Vaticano, al di là di Santa Marta che ci ha raccontato poi com’è la sua vita e la sua scelta: come vive dentro il Vaticano, il Papa? Ci chiedono sempre: ma cosa fa, ma come si muove, passeggia? Poi noi abbiamo visto che lei va a mensa e ci sorprende ogni giorno … abbiamo visto che è andato alla mensa del Vaticano, per esempio … Lei ci sorprende … Quindi: che tipo di vita fa al di là del lavoro all’interno di Santa Marta? (Papa Francesco) Ma, io cerco di essere libero, no? Ci sono appuntamenti di ufficio, di lavoro, no? Ma poi la vita, per me, è la più normale che possa fare. Davvero, mi piacerebbe potere uscire, ma non si può, non si può … Ma no, no, non è per la precauzione: non si può perché se tu esci, la gente ti viene intorno … e non si può: è una realtà. Ma dentro, io, a Santa Marta faccio una vita normale di lavoro, di riposo, di chiacchiere … (Francesca Paltracca) Non si sente prigioniero, insomma? (Papa Francesco) No, no, no: all’inizio sì, adesso … sono caduti alcuni muri … Non so, ma “il Papa non può andare” … per esempio, uno per farti ridere: vado a prendere l’ascensore, subito  viene uno, perché il Papa non poteva scendere in ascensore da solo. “Ma, tu vai al tuo posto, che io scendo da solo”. E finita la storia. E’ così, no? E’ la normalità. Una normalità. (Padre Lombardi) Allora, adesso tocca a Sergio Rubín e si prepara Jürgen Erbacher. (Sergio Rubín) Santo Padre, sono Sergio Rubín. Mi scuso, ma devo farle per il gruppo spagnolo, all’interno del quale c’è anche l’Argentina, una domanda che richiede le sue conoscenze teologiche profonde. La sua squadra, il San Lorenzo, per la prima volta è diventata campione d’America! Mi piacerebbe sapere come vive questo evento, e mi dicono anche che lei riceverà una delegazione dell’associazione sportiva questo mercoledì all’udienza generale … (Papa Francesco) Dopo il secondo posto del Brasile, è una buona notizia. Io l’ho saputo, questo, qui: qui a Seul, me l’hanno detto, e mi hanno detto: “Senti, che mercoledì vengono, eh?”: ma che vengano, è udienza pubblica, ci saranno, no? E per me il San Lorenzo è la squadra della quale tutta la mia famiglia era tifosa: mio papà giocava nel basket di San Lorenzo, era giocatore nella squadra di basket. E da bambini andavamo, anche mamma veniva con noi al gasometro, no? Io lo ricordo come oggi, la campagna del ’46, una squadra brillante che aveva il San Lorenzo, sono usciti campioni … Lo sai, con gioia, lo vivo con gioia. Ma miracoli, no! Miracoli no … (Padre Lombardi) Adesso Jürgen Erbacher, la televisione tedesca … (Jürgen Erbacher) La domanda è: si parla da tempo del progetto di un’enciclica sull’ecologia. Si può dire quanto uscirà e quali sono i punti centrali? (Papa Francesco) Questa enciclica … ho parlato tanto con il cardinale Turkson e con altri, e ho chiesto al cardinale Turkson di raccogliere tutti gli apporti che sono arrivati. E prima del viaggio, una settimana prima … no, quattro giorni prima, il cardinale Turkson mi ha consegnato la prima bozza: la prima bozza è grossa così, eh? Io dirò che è un terzo di più della “Evangelii Gaudium”. [ride] E’ la prima bozza. Ma adesso è un problema non facile, perché sulla custodia del Creato anche l’ecologia, anche l’ecologia umana, si può parlare con una certa sicurezza fino ad un certo punto. Poi, vengono le ipotesi scientifiche, alcune abbastanza sicure, altre no. In un’enciclica così, che dev’essere magisteriale, si deve andare avanti soltanto sulle sicurezze: le cose che sono sicure. Perché se il Papa dice che il centro dell’Universo è la Terra e non il Sole, sbaglia, perché dice una cosa che è scientifica, non va. Così succede adesso, no? Dobbiamo fare adesso lo studio, numero per numero, e credo che diventerà più piccola. Ma, andare all’essenziale e a quello che si può affermare con sicurezza.  Ma si può dire in nota, a piè di pagina, “su questo c’è questa ipotesi, questa, questa”, ma dirlo come informazione, ma non nel corpo di un’enciclica che è dottrinale e deve essere sicura. (Padre Lombardi) Abbiamo fatto 12 domande, tutti i gruppi hanno già fatto due giri. Vuole continuare o vuole che andiamo a mangiare? (Papa Francesco) Dipende dalla fame che loro hanno … (giornalisti) Non abbiamo fame, non abbiamo sonno … (Padre Lombardi) Allora, c’era in lista Jung Ae Ko, del giornale coreano … (Jung Ae Ko) Santità, grazie tante per la sua visita alla Corea del Sud. Le farò due domande. La prima è: appena prima della Messa finale alla Cattedrale di Meyong-dong, Lei ha consolato alcune “donne conforto”: quali pensieri l’hanno attraversata? Questa è la mia prima domanda. La seconda è: Pyongyang afferma che il cristianesimo rappresenta una minaccia diretta al suo regime e alla sua leadership. Noi sappiamo che qualcosa di terribile è successo ai cristiani nordcoreani. Non sappiamo però cosa sia accaduto. C’è un impegno particolare nel suo animo per tentare di cambiare l’approccio di Pyongyang ai cristiani nordcoreani? (Papa Francesco) La prima domanda, ripeto questo, no? Oggi, queste donne erano lì perché malgrado tutto quello che hanno sofferto, hanno dignità: ci hanno messo la faccia. Io ho pensato quello che ho detto anche poco fa, alle sofferenze della guerra, alle crudeltà che porta una guerra … Ma, queste donne sono state sfruttate, sono state schiavizzate ma, sono crudeltà tutte queste … Ho pensato tutto questo. La dignità che loro hanno e anche quanto hanno sofferto, no? E la sofferenza è un’eredità. Noi diciamo … i primi Padri della Chiesa dicevano che il sangue dei martiri è seme di cristiani. Voi coreani avete seminato tanto, tanto. E per coerenza, no? Si vede adesso il frutto di quella semina dei martiri. Sulla Corea del Nord, io non … so che è una sofferenza, una la so di sicuro: che ci sono alcuni parenti, tanti parenti che non possono ritrovarsi, e questo fa soffrire: quello è vero. Ma è una sofferenza di quella divisione del Paese. Oggi, in cattedrale, dove ho indossato paramenti per la Messa, c’era un regalo che mi hanno fatto, che era una corona di spine di Cristo, fatta con il filo di ferro che divide le due parti dell’unica Corea. E lo portiamo, eh? sull’aereo questo è un regalo che io lo porto … La sofferenza della divisione, di una famiglia divisa. Io, come ho detto – ieri, credo, non ricordo quando, o parlando ai vescovi: non ricordo – abbiamo una speranza: le due Coree sono fratelli, parlano la stessa lingua; quando si parla la stessa lingua è perché si ha la stessa madre e questo ci dà speranza. La sofferenza della divisione è grande, io capisco questo e prego perché finisca. (Padre Lombardi) Adesso tocca a Pulella, del gruppo di lingua inglese … (Pulella) Un’osservazione e una domanda: come italo-americano volevo farLe i complimenti per il Suo inglese. Non deve aver paura. E se prima di andare in America, la mia seconda patria, se vuole fare un po’ di pratica, io sono disponibile. Qualsiasi accento che Lei voglia prendere, newyorkese – io sono di New York – io sono disponibile. La domanda è questa. Lei ha parlato del martirio: a che punto siamo con il processo per il vescovo Romero? Lei cosa vorrebbe vedere uscire da questo processo? (Papa Francesco) Il processo era nella Congregazione per la Dottrina della fede, bloccato “per prudenza”, si diceva. Adesso è sbloccato. E’ passato alla Congregazione per i Santi. E segue la strada normale di un processo. Dipende da come si muovono i postulatori: quello è molto importante, di farlo in fretta, perché io, quello che vorrei, è che si chiarisca: quando c’è il martirio in odium fidei , sia per confessare il Credo, sia per fare le opere che Gesù ci comanda, con il prossimo. E questo è un lavoro dei teologi, che lo stanno studiando. Perché dietro di lui c’è Rutilio Grande e ci sono altri: ci sono altri che sono stati uccisi ma che non sono alla stessa altezza di Romero. Si deve distinguere teologicamente, questo, no? Per me Romero è un uomo di Dio ma si deve fare il processo, ma anche il Signore deve dare il suo segno, lì … Se lui vuole, lo farà. Ma adesso i postulatori devono muoversi perché non ci sono impedimenti. (Padre Lombardi) Allora, abbiamo un’ultima domanda, la facciamo fare a Céline Hoyeau, che è venuta per La Croix, giornale cattolico francese: (Céline Hoyeaux) Santo Padre, vista la guerra a Gaza, è stata un fallimento, secondo Lei, la preghiera per la pace organizzata in Vaticano l’8 giugno scorso? (Papa Francesco) Grazie: grazie per la domanda. Quella Preghiera per la Pace, assolutamente non è stata un fallimento. Primo, l’iniziativa non è uscita da me: l’iniziativa di pregare insieme è uscita dai due Presidenti, dal presidente dello Stato di Israele e dal presidente dello Stato di Palestina. Loro mi avevano fatto arrivare questa inquietudine. Poi, volevamo farla là, ma non si trovava il posto giusto, perché il costo politico di ognuno era molto forte se andava dall’altra parte. La nunziatura, sì, sarebbe stata un posto neutrale ma per arrivare in nunziatura il presidente dello Stato di Palestina sarebbe dovuto entrare in Gerusalemme Est e la cosa non era facile. E loro mi hanno detto: “Ma, lo facciamo in Vaticano! Noi andiamo …”. Questi due uomini sono uomini di pace, sono uomini che credono in Dio, e hanno vissuto tante cose brutte, tante cose brutte che sono convinti che l’unica strada per risolvere quella storia lì sia il negoziato, il dialogo e la pace. Ma la sua domanda, adesso: è stato un fallimento? No: io credo che la porta sia aperta. Tutti e quattro i rappresentanti – che Bartolomeo ho voluto che fosse lì come capo dell’Ortodossia, ecumenico dell’Ortodossia, non voglio usare termini che forse non piacciono a tutti gli ortodossi. Il Patriarca ecumenico era bene che fosse con noi. Ma, è stata aperta la porta della preghiera e si dice: “Ma, si deve pregare: è un dono”. La pace è un dono, un dono che si merita con il nostro lavoro, ma è un dono. E dire all’umanità che anche la strada del negoziato, che è importante, del dialogo, che è importante, anche c’è quella della preghiera. Giusto. Dopo questo è arrivato quello che è arrivato. Ma questo è congiunturale. Quell’incontro non era congiunturale: è un passo fondamentale di atteggiamento umano: la preghiera. Adesso il fumo delle bombe, delle guerre non lascia vedere la porta, ma la porta è rimasta aperta da quel momento. E siccome io credo in Dio, io credo che il Signore guardi quella porta e quanti pregano e quanti Gli chiedono che Lui ci aiuti. Eh sì, mi piace quella domanda: grazie, grazie per averla fatta. Grazie. (Padre Lombardi) Santo Padre, grazie mille. Credo che abbia fatto più di un’ora di conversazione con noi e quindi sia giusto adesso potere andare a riposare un poco al termine di questo viaggio. Tra l’altro, questo viaggio … noi sappiamo che probabilmente questa sera tornerà dalla Madonna … (Papa Francesco) Dall’aeroporto passo alla Madonna [di Santa Maria Maggiore]: è una cosa bella. Il dr. Giani aveva ordinato di portare i fiori della Corea con i colori della Corea, ma poi all’uscita dalla nunziatura una bambina è venuta con un mazzo di fiori, di rose, e abbiamo detto: “Ma, portiamo alla Madonna proprio questi fiori di una bambina della Corea”. E questi li porteremo. Dall’aeroporto andiamo a pregare un po’ lì e poi a casa. (Padre Lombardi) Bene. Sappia che anche noi saremo con Lei a ringraziare il Signore per queste giornate straordinarie. E auguri per la ripresa poi del Suo ministero a Roma e noi continueremo ad accompagnarLa e speriamo che Lei continui a darci, come ci ha dato in questi giorni, cose bellissime di cui parlare. Grazie. (Papa Francesco) E grazie a voi del vostro lavoro, grazie tante … E mi scuso di non rimanere più tempo con voi. Grazie, eh? Buon pranzo! (Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/08/18/1548772_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Pubblichiamo di seguito la trascrizione completa della conferenza stampa tenuta da Papa Francesco sul volo di ritorno dalla Corea: </p> <p>(Padre Lombardi)<br/> <span style="line-height: 1.6;">Allora … Santità, benvenuto tra noi per questo ultimo appuntamento di questo viaggio che è stato molto intenso ma che ci sembra sia riuscito molto bene: almeno, lei dà l’impressione di essere soddisfatto, dà l’impressione di essere stato bene e noi ne siamo stati molto contenti. Allora, per questo incontro che credo avvenga secondo lo stile dei due precedenti che abbiamo avuto con lei, ci siamo organizzati dividendoci per gruppi linguistici e poi in ognuno dei gruppi sono stati sorteggiati alcuni colleghi e colleghe che faranno le loro domande. Ne abbiamo un buon numero … quando Lei è stanco ci dice che basta, e noi ci fermiamo, ecco. Altrimenti, continuiamo.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Allora, noi vogliamo incominciare con un rappresentante del gruppo asiatico e invitiamo a venire qui al microfono Seung Jin Park, della Yonhap News: è l’agenzia coreana. Io dico anche chi si deve preparare in modo tale che incominci ad avvicinarsi qui e poi dopo non perdiamo troppo tempo nell’aspettarlo. La seconda domanda sarà di Alan Holdren, di Ewtn. Allora, Santità, Lei vuole dirci qualche cosa per introdurre? A Lei la parola, poi dopo diamo la parola al collega coreano …</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Buongiorno. Buongiorno. Grazie tante per il vostro lavoro che è stato abbastanza impegnativo. Grazie per questo che avete fatto e adesso per l’attenzione per questo colloqui. Grazie tante.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Allora, diamo la parola a Sung Park.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Sung Ji Park)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Mi chiamo Sung Jin Park, giornalista della South Korean News Agency Yonhap. Santo Padre, a nome dei giornalisti coreani e del nostro popolo, desidero ringraziarLa per la Sua visita. Lei ha portato la felicità a molta gente, in Corea. E grazie anche per l’incoraggiamento all’unificazione del nostro Paese. Santo Padre, durante la Sua visita in Corea, Lei si è rivolto in primo luogo alle famiglie delle vittime del disastro del traghetto Sewol e le ha consolate. Ho due domande. Una: cosa ha provato quando le ha incontrate? Due: non si è preoccupato che il Suo gesto potesse essere frainteso politicamente?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Ma, quando tu ti trovi davanti al dolore umano, tu devi fare quello che il tuo cuore ti porta a fare. Poi diranno: “Ma, ha fatto questo perché ha questa intenzione politica o quell’altra”: ma, si può dire tutto. Ma quando tu pensi a questi uomini, a queste donne, papà e mamme, che hanno perso i figli, i fratelli e le sorelle che hanno perso fratelli e sorelle, al dolore tanto grande di una catastrofe, non so, il mio cuore … io sono un sacerdote, sai?, e sento che devo avvicinarmi! Ma, lo sento così, no? E, primo, quello. Io so che la consolazione che potrebbe dare una parola mia non è un rimedio, non dà vita nuova a quelli che sono morti, ma la vicinanza umana in questi momenti ci dà forza, c’è la solidarietà, no? Io ricordo che come arcivescovo a Buenos Aires ho vissuto due catastrofi di queste: uno, un incendio di una sala da ballo [dove si teneva] un concerto di musica pop: sono morti 193! E poi, un’altra volta, una catastrofe con i treni, credo che sono mancati 120. E io, in quel tempo, ho sentito lo stesso: di avvicinarmi. Ma, il dolore umano è forte e se noi in questi momenti tristi ci avviciniamo, ci aiutiamo tanto. E la domanda là, alla fine, io vorrei dire un’altra cosa di più. Io ho preso questo. [Si riferisce ad un distintivo in forma di fiocco portato dai familiari e da chi si è mobilitato per la tragedia del traghetto Sewol] Dopo mezza giornata di portarlo – l’ho preso per solidarietà con loro, eh? – qualcuno si è avvicinato e mi ha detto: “Ma, è meglio toglierlo, eh? Lei deve essere neutrale …” – “Ma, senti, con il dolore umano non si può essere neutrali”: così ho risposto. E’ quello che io sento. Ma grazie della tua domanda. Grazie.</span></p> <p>A chi tocca adesso?</p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Alan Holdren di Ewtn. Poi dopo c’è Jean-Louis de la Vaissière, del gruppo francese.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Alan Holdren)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Santità, io mi chiamo Alan Holdren, lavoro per la Catholic News Agency – Aci Prensa a Lima, in Perù, e anche Ewtn. Come Lei sa, le forze militari degli Stati Uniti da poco hanno incominciato a bombardare dei terroristi in Iraq per prevenire un genocidio, per proteggere il futuro delle minoranze – penso anche ai cattolici sotto la sua guida. Lei approva questo bombardamento americano?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Grazie della domanda così chiara. In questi casi, dove c’è una aggressione ingiusta, soltanto posso dire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo: </span><em style="line-height: 1.6;">fermare</em><span style="line-height: 1.6;">. Non dico bombardare, fare la guerra: </span><em style="line-height: 1.6;">fermarlo</em><span style="line-height: 1.6;">. I mezzi con i quali si possono fermare, dovranno essere valutati. Fermare l’aggressore ingiusto è lecito. Ma dobbiamo avere memoria, pure, eh? Quante volte sotto questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto, le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto una vera guerra di conquista! Una sola nazione non può giudicare come si ferma questo, come si ferma un aggressore ingiusto. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, è stata l’idea delle Nazioni Unite: là si deve discutere, dire: “E’ un aggressore ingiusto? Sembra di sì. Come lo fermiamo?”. Ma soltanto quello. Niente di più. Secondo, le minoranze. Grazie della parola. Perché a me parlano “Ma, i cristiani, poveri cristiani”, ed è vero, soffrono. I martiri … eh sì, ci sono tanti martiri. Ma qui ci sono uomini e donne, minoranze religiose, non tutte cristiane, e tutti sono uguali davanti a Dio, no? Fermare l’aggressore ingiusto è un diritto che l’umanità ha ma c’è anche un diritto che ha l’aggressore, di essere fermato perché non faccia del male. Questo.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Jean-Louis de la Vaissière, di France Presse. Si prepara Fabio Zavattaro.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Jean-Louis de la Vaissière, France Presse)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Buona sera, Santo Padre. Tornando ancora sulla vicenda irachena: come il cardinale Filoni, con il Superiore dei Domenicani, lei, Santità, sarebbe pronto a sostenere un intervento militare sul terreno in Iraq per fermare i jihadisti? E poi avevo un’altra domanda: lei pensa di potere andare un giorno in Iraq, forse in Kurdistan, per sostenere i profughi cristiani che La aspettano, e pregare con loro in questa terra dove vivono da duemila anni?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Grazie. Io sono stato poco tempo fa con il governatore del Kurdistan, e lui aveva un pensiero molto chiaro sulla situazione, come trovare soluzioni … ma era prima di questa aggressione ultima. Alla prima domanda ho risposto: io soltanto sono d’accordo sul fatto che quando c’è un aggressore ingiusto, venga fermato. Ah, sì: scusi, dimenticavo quello [sulla possibilità di recarsi in Kurdistan]. Sì, io sono disponibile, ma credo che posso dire questo: quando abbiamo sentito con i miei collaboratori di questa situazione delle minoranze religiose e anche il problema, in quel momento, del Kurdistan che non poteva ricevere tanta gente – è un problema, si capisce: non poteva, no? – cosa si può fare? Abbiamo pensato tante cose, no? Abbiamo scritto prima di tutto il comunicato che ha fatto padre Lombardi a nome mio. Dopo, questo comunicato è stato inviato a tutte le nunziature perché fosse comunicato ai governi. Poi, abbiamo scritto una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite … tante cose … e alla fine abbiamo detto: inviare un inviato personale, il cardinale Filoni. E alla fine abbiamo detto: e se fosse necessario, quando torniamo dalla Corea, possiamo andare lì. Era una delle possibilità. Questa è la risposta: sono disponibile. In questo momento non è la cosa migliore da fare, ma sono disposto a quello.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Fabio Zavattaro, e si prepara Paloma García Ovejero della Cope …</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Fabio Zavattaro)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Lei, Santo Padre, è il primo Papa che ha potuto sorvolare la Cina. Il telegramma che ha mandato al presidente cinese è stato accolto senza commenti negativi. Pensa che questi siano passi in avanti di un dialogo possibile? E: avrebbe desiderio di andare in Cina?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Posso annunciare che siamo sullo spazio aereo cinese, in questo momento, quindi la domanda è pertinente …</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">E quando all’andata stavamo per entrare nello spazio aereo cinese, io ero nel cockpit con i piloti, e uno di loro mi ha fatto vedere lì un registro e ha detto: “Mancano dieci minuti per entrare nello spazio aereo cinese, dobbiamo chiedere l’autorizzazione: sempre si chiede … è una cosa normale, a ogni Paese si chiede”, … e ho sentito come chiedevano l’autorizzazione, come si rispondeva … sono stato testimone di quello.  E il pilota ha detto: “Adesso va il telegramma”, ma non so come lo abbiano fatto; ma, così … poi mi sono congedato da loro, sono tornato al mio posto e ho pregato tanto per quel bello e nobile popolo cinese, un popolo saggio … Ma, io penso ai grandi saggi cinesi, ma una storia di scienza, di saggezza …  Anche i gesuiti: abbiamo storia lì, no?, con padre Ricci … E tutte queste cose mi venivano in mente. Se io ho voglia di andare in Cina? Ma sicuro: domani! Eh, sì. Noi rispettiamo il popolo cinese, soltanto la Chiesa chiede libertà per il suo mestiere, per il suo lavoro; nessun’altra condizione. Poi, non dimenticare quella Lettera fondamentale per il problema cinese, che è stata la Lettera inviata ai Cinesi da Papa Benedetto XVI. Quella Lettera, oggi è attuale, ha attualità. Rileggerla fa bene. E sempre la Santa Sede è aperta ai contatti: sempre, perché ha una vera stima per il popolo cinese.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Paloma García Ovejero è della Cope, la Radio cattolica spagnola, e si prepara Johannes Schidelko della Kna …</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Paloma García Ovejero)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Bene: il prossimo viaggio sarà in Albania, forse Iraq; dopo Filippine e Sri Lanka … Ma dove andrà, nel 2015? E Le dico anche per caso: Lei sa che in Avila e in Alba de Tormes c’è tanta attesa: possono ancora sperare?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Ma sì, sì … La signora presidente di Corea, in perfetto spagnolo, m’ha detto: “La esperanza es la ultima que se pierde”: così m’ha detto, sperando nell’unificazione della Corea. Ma, mi viene questo. Si può sperare, ma non è deciso.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Paloma García Ovejero)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Ma dopo Messico … Philadelphia …?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">No: adesso ti spiego. Quest’anno, è prevista l’Albania, è vero. Alcuni dicono che il Papa ha uno stile di incominciare tutte le cose dalla periferia. Ma no, vado in Albania perché? Per due motivi importanti. Primo, perché sono riusciti a fare un governo – ma pensiamo ai Balcani, eh? – un governo di unità nazionale tra islamici, ortodossi, cattolici con un consiglio interreligioso che aiuta tanto ed è equilibrato. E questo va bene, è armonizzato. La presenza del Papa è per dire a tutti i popoli: “Ma, si può lavorare insieme!”. Io l’ho sentito come se fosse un vero aiuto a quel popolo nobile. E l’altra cosa: se pensiamo alla Storia dell’Albania, è stata religiosamente l’unico dei Paesi comunisti che nella sua Costituzione aveva l’ateismo. Se tu andavi a Messa era anticostituzionale. E poi, mi diceva uno dei ministri che sono state distrutte – voglio essere preciso nella cifra – 1.820 chiese: distrutte! Ortodosse, cattoliche … in quel tempo. E poi, altre chiese sono state fatte [trasformate] in cinema, teatro, sale da ballo … Io ho sentito che dovevo andare: è vicino, in un giorno si fa … Poi, l’anno prossimo vorrei andare a Philadephia, all’incontro delle famiglie, e anche sono stato invitato dal presidente degli Stati Uniti al Parlamento americano e anche dal segretario delle Nazioni Unite, a New York: forse le tre città, no?, insieme. Il Messico: i messicani vogliono che io vada alla Madonna di Guadalupe, e si potrà approfittare di quello, ma non è sicuro. E alla fine, la Spagna. I reali mi hanno invitato e l’episcopato mi ha invitato, ma … c’è una pioggia di inviti per andare in Spagna: Santiago de Compostela … </span><em style="line-height: 1.6;">forse</em><span style="line-height: 1.6;"> è possibile, ma non dico di più perché non è deciso: andare al mattino ad Avila e ad Alba de Tormes, e tornare il pomeriggio … </span><em style="line-height: 1.6;">Sarebbe</em><span style="line-height: 1.6;"> possibile …</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Paloma García Ovejero)</span><br/> <em style="line-height: 1.6;">E’</em><span style="line-height: 1.6;"> possibile …</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Sì, ma non è deciso. E questa è la risposta. Grazie a te.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Johannes Schidelko dell’agenzia cattolica tedesca. Si prepara Yoshimori Fukushima, del Giappone, per la prossima domanda.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Johannes Schidelko)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Grazie. Santità, quale tipo di rapporto c’è tra Lei e Benedetto XVI? esiste un abituale scambio di opinioni, di idee, esiste un progetto comune dopo questa enciclica?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Ci vediamo … Prima di partire sono andato a trovarlo. Lui, due settimane prima, mi ha inviato uno scritto interessante: mi chiedeva l’opinione … E, abbiamo un rapporto normale perché torno a questa idea: forse non piace a qualche teologo – io non sono teologo – ma penso che il Papa emerito non sia un’eccezione, ma dopo tanti secoli è il primo emerito, questo. Pensiamo, eh sì, come lui ha detto, “sono invecchiato, non ho le forze” … Ma è stato un bel gesto di nobiltà e anche di umiltà e di coraggio. Ma, io penso: 70 anni fa i vescovi emeriti, anche, erano un’eccezione: non esistevano. Oggi i vescovi emeriti sono una istituzione. Io penso che “Papa emerito” sia già un’istituzione. Perché? Perché la nostra vita si allunga e a una certa età non c’è la capacità di governare bene, perché il corpo si stanca … ma, la salute forse è buona, ma non c’è la capacità di portare avanti tutti i problemi di un governo come quello della Chiesa. E io credo che Papa Benedetto XVI abbia fatto questo gesto di Papi emeriti. Ripeto: forse qualche teologo mi dirà che questo non è giusto, ma io la penso così. I secoli diranno se è così o no. Vediamo. Ma lei potrà dirmi: “E se lei non se la sentirà, un giorno, di andare avanti?”. Ma, farei lo stesso, eh? Farei lo stesso! Pregherò molto, ma farei lo stesso. Ha aperto una porta che è </span><em style="line-height: 1.6;">istituzionale</em><span style="line-height: 1.6;">, non </span><em style="line-height: 1.6;">eccezionale</em><span style="line-height: 1.6;">. Il nostro rapporto è di fratelli, davvero, ma io ho detto anche che lo sento come avere il nonno a casa per la saggezza: è un uomo con una saggezza, con le nuances, ma, che mi fa bene sentirlo. E, anche, mi incoraggia abbastanza. Questo è il rapporto che abbiamo con lui.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Adesso abbiamo Yoshimori Fukushima del Mainichi Shimbun: siamo tornati in Asia. Lui è giapponese. E si prepara Deborah Ball, del Wall Street Journal.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Yoshimori Fukushima)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Papa Francesco, intanto grazie mille per la sua prima visita in Asia. In questo viaggio, Lei ha incontrato delle persone che hanno sofferto. Che cosa ha provato quando lei ha salutato le sette “donne comfort” alla Messa di questa mattina? Per quanto riguarda la sofferenza delle persone, come in Corea, c’erano i cristiani nascosti anche in Giappone, e l’anno prossimo sarà il 150.mo anniversario della loro riemersione. Sarà possibile pregare per loro insieme con Lei a Nagasaki? Grazie mille.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Sarebbe bellissimo, sarebbe bellissimo! Sono stato invitato, eh? Sia dal governo, sia dall’episcopato: sono stato invitato. Ma, le sofferenze: lei torna su una delle prime domande. Il popolo coreano è un popolo che non ha perso la dignità. E’ stato un popolo invaso, umiliato, ha subito guerre, adesso è diviso, con tanta sofferenza. Ieri, quando sono andato all’incontro con i giovani, ho visitato il museo dei martiri, lì: ma, è terribile, la sofferenza di questa gente, semplicemente per non calpestare la Croce! E’ un dolore o una sofferenza storica. Ha capacità di soffrire, questo popolo, e quello è anche parte della sua dignità. Anche oggi, quando c’erano queste donne anziane, davanti, a Messa: pensare che in quell’invasione sono state, da ragazze, portate via, nelle caserme, per sfruttarle … e loro non hanno perso la dignità. Oggi erano dando la faccia [mostrando il volto], anziane, le ultime che rimangono, no? E’ un popolo forte nella sua dignità. Ma tornando a queste cose di martirio, di sofferenze, anche queste donne: questi sono i frutti della guerra! E oggi noi siamo in un mondo in guerra, dappertutto! Qualcuno mi diceva: “Ma Lei sa, Padre, che siamo nella Terza Guerra Mondiale – ma a pezzi?”. Ha capito? E’ un mondo in guerra, dove si compiono queste crudeltà. Vorrei fermarmi su due parole: la prima, </span><em style="line-height: 1.6;">crudeltà</em><span style="line-height: 1.6;">. Ma, oggi i bambini non contano! Una volta si parlava di una </span><em style="line-height: 1.6;">guerra convenzionale</em><span style="line-height: 1.6;">, oggi questo non conta. Non dico che le guerre convenzionali siano una cosa buona, no. Ma oggi va la bomba e ti ammazza l’innocente con il colpevole, il bambino, con la donna, con la mamma … ammazzano tutti. Ma noi dobbiamo fermarci e pensare un po’ al livello di crudeltà al quale siamo arrivati. Ma, questo ci deve spaventare! E questo non è per fare paura: si può fare uno studio empirico. Ma, il livello di crudeltà dell’umanità, in questo momento, fa spaventare un po’. E l’altra parola sulla quale vorrei dire qualcosa e che è in rapporto con questa, è la tortura. Oggi la tortura è uno dei mezzi quasi – direi – ordinari dei comportamenti dei servizi di intelligence, dei processi giudiziari […] E la tortura è un peccato contro l’umanità, è un delitto contro l’umanità e ai cattolici io dico: “Torturare una persona è peccato mortale, è peccato grave!”. Ma è di più: è un peccato contro l’umanità. Crudeltà e tortura. Mi piacerebbe tanto, a me, che voi nei vostri media, faceste delle riflessioni: come vedete queste cose, oggi? Com’è il livello di crudeltà dell’umanità? E cosa pensate della tortura? Credo che ci farà bene a tutti, riflettere su questo.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Deborah Ball di Wall Street Journal; si prepara Anaïs Feuga della Radio Francese.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Deborah Ball)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Grazie. La nostra domanda è: lei tiene un ritmo molto, molto impegnativo, molto serrato e si concede molto poco riposo e niente vacanze; fa questi viaggi massacranti. Poi, negli ultimi mesi, abbiamo visto che Lei ha dovuto cancellare, anche, qualche appuntamento anche all’ultimissimo momento. C’è da preoccuparsi per il ritmo che Lei tiene?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Eh sì, qualcuno me l’ha detto. Io ho preso le vacanze, adesso, a casa come faccio al solito, perché … una volta ho letto un libro. Interessante. Il titolo era: “Rallegrati di essere nevrotico”, eh? Anche io ho alcune nevrosi, ma bisogna trattarle bene, alle nevrosi, eh?: dare loro il mate ogni giorno, eh? … Una delle nevrosi è che sono un po’ troppo attaccato all’habitat. L’ultima volta che ho fatto vacanze fuori Buenos Aires, con la comunità gesuita, è stato nel 1975. Poi, sempre faccio vacanze – davvero, eh? – ma nell’habitat: cambio ritmo. Dormo di più, leggo le cose che mi piacciono, sento la musica, prego di più … E quello mi riposa. A luglio e parte di agosto ho fatto questo, e va bene. L’altra domanda, che ho dovuto cancellare: quello è vero. E’ vero. Il giorno che dovevo andare al Gemelli, fino a 10 minuti prima, ero lì ma non ce la facevo, davvero, no? Davvero, erano stati giorni molto impegnativi, e adesso devo essere un po’ più prudente. Tu hai ragione. [ride]</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Allora, adesso Anaïs Feuga della Radio Francese, e si prepara Francesca Paltracca di Radio Rai.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Anaïs Feuga)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">A Rio, quando la folla gridava “Francesco, Francesco”, lei rispondeva “Cristo, Cristo”. Oggi lei come gestisce questa immensa popolarità? Come la vive?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Ma, non so come dire … Io la vivo ringraziando il Signore che il suo popolo sia felice: quello lo faccio davvero, no?, e augurando al popolo di Dio il meglio. La vivo come generosità del popolo, quello è vero. Interiormente, cerco di pensare ai miei peccati e ai miei sbagli per non credermela, eh?, perché io so che questo durerà poco tempo, due o tre anni, e poi … alla Casa del Padre … E poi – non è saggio che ho detto questo – ma la vivo come la presenza del Signore nel suo popolo che usa il vescovo che è il pastore del popolo, per manifestare tante cose. La vivo più naturalmente di prima: prima mi spaventava un po’, ma faccio queste cose, eh? Anche, mi viene in mente: ma, non sbagliare, perché tu non devi fare torto a questo popolo e tutte queste cose, no? Un po’ così …</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Francesca Paltracca, di Radio Rai, e si prepara Sergio Rubín, del Clarín.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Francesca Paltracca)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Per il Papa venuto dalla fine del mondo, che si è ritrovato in Vaticano, al di là di Santa Marta che ci ha raccontato poi com’è la sua vita e la sua scelta: come vive dentro il Vaticano, il Papa? Ci chiedono sempre: ma cosa fa, ma come si muove, passeggia? Poi noi abbiamo visto che lei va a mensa e ci sorprende ogni giorno … abbiamo visto che è andato alla mensa del Vaticano, per esempio … Lei ci sorprende … Quindi: che tipo di vita fa al di là del lavoro all’interno di Santa Marta?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Ma, io cerco di essere libero, no? Ci sono appuntamenti di ufficio, di lavoro, no? Ma poi la vita, per me, è la più normale che possa fare. Davvero, mi piacerebbe potere uscire, ma non si può, non si può … Ma no, no, non è per la precauzione: non si può perché se tu esci, la gente ti viene intorno … e non si può: è una realtà. Ma dentro, io, a Santa Marta faccio una vita normale di lavoro, di riposo, di chiacchiere …</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Francesca Paltracca)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Non si sente prigioniero, insomma?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">No, no, no: all’inizio sì, adesso … sono caduti alcuni muri … Non so, ma “il Papa non può andare” … per esempio, uno per farti ridere: vado a prendere l’ascensore, subito  viene uno, perché il Papa non poteva scendere in ascensore da solo. “Ma, tu vai al tuo posto, che io scendo da solo”. E finita la storia. E’ così, no? E’ la normalità. Una normalità.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Allora, adesso tocca a Sergio Rubín e si prepara Jürgen Erbacher.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Sergio Rubín)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Santo Padre, sono Sergio Rubín. Mi scuso, ma devo farle per il gruppo spagnolo, all’interno del quale c’è anche l’Argentina, una domanda che richiede le sue conoscenze teologiche profonde. La sua squadra, il San Lorenzo, per la prima volta è diventata campione d’America! Mi piacerebbe sapere come vive questo evento, e mi dicono anche che lei riceverà una delegazione dell’associazione sportiva questo mercoledì all’udienza generale …</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Dopo il secondo posto del Brasile, è una buona notizia. Io l’ho saputo, questo, qui: qui a Seul, me l’hanno detto, e mi hanno detto: “Senti, che mercoledì vengono, eh?”: ma che vengano, è udienza pubblica, ci saranno, no? E per me il San Lorenzo è la squadra della quale tutta la mia famiglia era tifosa: mio papà giocava nel basket di San Lorenzo, era giocatore nella squadra di basket. E da bambini andavamo, anche mamma veniva con noi al gasometro, no? Io lo ricordo come oggi, la campagna del ’46, una squadra brillante che aveva il San Lorenzo, sono usciti campioni … Lo sai, con gioia, lo vivo con gioia. Ma miracoli, no! Miracoli no …</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Adesso Jürgen Erbacher, la televisione tedesca …</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Jürgen Erbacher)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">La domanda è: si parla da tempo del progetto di un’enciclica sull’ecologia. Si può dire quanto uscirà e quali sono i punti centrali?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Questa enciclica … ho parlato tanto con il cardinale Turkson e con altri, e ho chiesto al cardinale Turkson di raccogliere tutti gli apporti che sono arrivati. E prima del viaggio, una settimana prima … no, quattro giorni prima, il cardinale Turkson mi ha consegnato la prima bozza: la prima bozza è grossa così, eh? Io dirò che è un terzo di più della “Evangelii Gaudium”. [ride] E’ la prima bozza. Ma adesso è un problema non facile, perché sulla custodia del Creato anche l’ecologia, anche l’ecologia umana, si può parlare con una certa sicurezza fino ad un certo punto. Poi, vengono le ipotesi scientifiche, alcune abbastanza sicure, altre no. In un’enciclica così, che dev’essere magisteriale, si deve andare avanti soltanto sulle sicurezze: le cose che sono sicure. Perché se il Papa dice che il centro dell’Universo è la Terra e non il Sole, sbaglia, perché dice una cosa che è scientifica, non va. Così succede adesso, no? Dobbiamo fare adesso lo studio, numero per numero, e credo che diventerà più piccola. Ma, andare all’essenziale e a quello che si può affermare con sicurezza.  Ma si può dire in nota, a piè di pagina, “su questo c’è questa ipotesi, questa, questa”, ma dirlo come informazione, ma non nel corpo di un’enciclica che è dottrinale e deve essere sicura.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Abbiamo fatto 12 domande, tutti i gruppi hanno già fatto due giri. Vuole continuare o vuole che andiamo a mangiare?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Dipende dalla fame che loro hanno …</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(giornalisti)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Non abbiamo fame, non abbiamo sonno …</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Allora, c’era in lista Jung Ae Ko, del giornale coreano …</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Jung Ae Ko)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Santità, grazie tante per la sua visita alla Corea del Sud. Le farò due domande. La prima è: appena prima della Messa finale alla Cattedrale di Meyong-dong, Lei ha consolato alcune “donne conforto”: quali pensieri l’hanno attraversata? Questa è la mia prima domanda. La seconda è: Pyongyang afferma che il cristianesimo rappresenta una minaccia diretta al suo regime e alla sua leadership. Noi sappiamo che qualcosa di terribile è successo ai cristiani nordcoreani. Non sappiamo però cosa sia accaduto. C’è un impegno particolare nel suo animo per tentare di cambiare l’approccio di Pyongyang ai cristiani nordcoreani?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">La prima domanda, ripeto questo, no? Oggi, queste donne erano lì perché malgrado tutto quello che hanno sofferto, hanno dignità: ci hanno messo la faccia. Io ho pensato quello che ho detto anche poco fa, alle sofferenze della guerra, alle crudeltà che porta una guerra … Ma, queste donne sono state sfruttate, sono state schiavizzate ma, sono crudeltà tutte queste … Ho pensato tutto questo. La dignità che loro hanno e anche quanto hanno sofferto, no? E la sofferenza è un’eredità. Noi diciamo … i primi Padri della Chiesa dicevano che il sangue dei martiri è seme di cristiani. Voi coreani avete seminato tanto, tanto. E per coerenza, no? Si vede adesso il frutto di quella semina dei martiri. Sulla Corea del Nord, io non … so che è una sofferenza, una la so di sicuro: che ci sono alcuni parenti, tanti parenti che non possono ritrovarsi, e questo fa soffrire: quello è vero. Ma è una sofferenza di quella divisione del Paese. Oggi, in cattedrale, dove ho indossato paramenti per la Messa, c’era un regalo che mi hanno fatto, che era una corona di spine di Cristo, fatta con il filo di ferro che divide le due parti dell’unica Corea. E lo portiamo, eh? sull’aereo questo è un regalo che io lo porto … La sofferenza della divisione, di una famiglia divisa. Io, come ho detto – ieri, credo, non ricordo quando, o parlando ai vescovi: non ricordo – abbiamo una speranza: le due Coree sono fratelli, parlano la stessa lingua; quando si parla la stessa lingua è perché si ha la stessa madre e questo ci dà speranza. La sofferenza della divisione è grande, io capisco questo e prego perché finisca.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Adesso tocca a Pulella, del gruppo di lingua inglese …</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Pulella)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Un’osservazione e una domanda: come italo-americano volevo farLe i complimenti per il Suo inglese. Non deve aver paura. E se prima di andare in America, la mia seconda patria, se vuole fare un po’ di pratica, io sono disponibile. Qualsiasi accento che Lei voglia prendere, newyorkese – io sono di New York – io sono disponibile. La domanda è questa. Lei ha parlato del martirio: a che punto siamo con il processo per il vescovo Romero? Lei cosa vorrebbe vedere uscire da questo processo?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Il processo era nella Congregazione per la Dottrina della fede, bloccato “per prudenza”, si diceva. Adesso è sbloccato. E’ passato alla Congregazione per i Santi. E segue la strada normale di un processo. Dipende da come si muovono i postulatori: quello è molto importante, di farlo in fretta, perché io, quello che vorrei, è che si chiarisca: quando c’è il martirio </span><em style="line-height: 1.6;">in odium fidei</em><span style="line-height: 1.6;">, sia per confessare il Credo, sia per fare le opere che Gesù ci comanda, con il prossimo. E questo è un lavoro dei teologi, che lo stanno studiando. Perché dietro di lui c’è Rutilio Grande e ci sono altri: ci sono altri che sono stati uccisi ma che non sono alla stessa altezza di Romero. Si deve distinguere teologicamente, questo, no? Per me Romero è un uomo di Dio ma si deve fare il processo, ma anche il Signore deve dare il suo segno, lì … Se lui vuole, lo farà. Ma adesso i postulatori devono muoversi perché non ci sono impedimenti.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Allora, abbiamo un’ultima domanda, la facciamo fare a Céline Hoyeau, che è venuta per La Croix, giornale cattolico francese:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Céline Hoyeaux)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Santo Padre, vista la guerra a Gaza, è stata un fallimento, secondo Lei, la preghiera per la pace organizzata in Vaticano l’8 giugno scorso?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Grazie: grazie per la domanda. Quella Preghiera per la Pace, assolutamente non è stata un fallimento. Primo, l’iniziativa non è uscita da me: l’iniziativa di pregare insieme è uscita dai due Presidenti, dal presidente dello Stato di Israele e dal presidente dello Stato di Palestina. Loro mi avevano fatto arrivare questa inquietudine. Poi, volevamo farla là, ma non si trovava il posto giusto, perché il costo politico di ognuno era molto forte se andava dall’altra parte. La nunziatura, sì, sarebbe stata un posto neutrale ma per arrivare in nunziatura il presidente dello Stato di Palestina sarebbe dovuto entrare in Gerusalemme Est e la cosa non era facile. E loro mi hanno detto: “Ma, lo facciamo in Vaticano! Noi andiamo …”. Questi due uomini sono uomini di pace, sono uomini che credono in Dio, e hanno vissuto tante cose brutte, tante cose brutte che sono convinti che l’unica strada per risolvere quella storia lì sia il negoziato, il dialogo e la pace. Ma la sua domanda, adesso: è stato un fallimento? No: io credo che la porta sia aperta. Tutti e quattro i rappresentanti – che Bartolomeo ho voluto che fosse lì come capo dell’Ortodossia, ecumenico dell’Ortodossia, non voglio usare termini che forse non piacciono a tutti gli ortodossi. Il Patriarca ecumenico era bene che fosse con noi. Ma, è stata aperta la porta della preghiera e si dice: “Ma, si deve pregare: è un dono”. La pace è un dono, un dono che si merita con il nostro lavoro, ma è un dono. E dire all’umanità che anche la strada del negoziato, che è importante, del dialogo, che è importante, anche c’è quella della preghiera. Giusto. Dopo questo è arrivato quello che è arrivato. Ma questo è congiunturale. Quell’incontro non era congiunturale: è un passo fondamentale di atteggiamento umano: la preghiera. Adesso il fumo delle bombe, delle guerre non lascia vedere la porta, ma la porta è rimasta aperta da quel momento. E siccome io credo in Dio, io credo che il Signore guardi quella porta e quanti pregano e quanti Gli chiedono che Lui ci aiuti. Eh sì, mi piace quella domanda: grazie, grazie per averla fatta. Grazie.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Santo Padre, grazie mille. Credo che abbia fatto più di un’ora di conversazione con noi e quindi sia giusto adesso potere andare a riposare un poco al termine di questo viaggio. Tra l’altro, questo viaggio … noi sappiamo che probabilmente questa sera tornerà dalla Madonna …</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Dall’aeroporto passo alla Madonna [di Santa Maria Maggiore]: è una cosa bella. Il dr. Giani aveva ordinato di portare i fiori della Corea con i colori della Corea, ma poi all’uscita dalla nunziatura una bambina è venuta con un mazzo di fiori, di rose, e abbiamo detto: “Ma, portiamo alla Madonna proprio questi fiori di una bambina della Corea”. E questi li porteremo. Dall’aeroporto andiamo a pregare un po’ lì e poi a casa.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Padre Lombardi)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">Bene. Sappia che anche noi saremo con Lei a ringraziare il Signore per queste giornate straordinarie. E auguri per la ripresa poi del Suo ministero a Roma e noi continueremo ad accompagnarLa e speriamo che Lei continui a darci, come ci ha dato in questi giorni, cose bellissime di cui parlare. Grazie.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">(Papa Francesco)</span><br/> <span style="line-height: 1.6;">E grazie a voi del vostro lavoro, grazie tante … E mi scuso di non rimanere più tempo con voi. Grazie, eh? Buon pranzo!</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/08/18/la_conferenza_stampa_del_papa_in_aereo_in_versione_integrale/1104785">(Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)</a>Argentina. Muoiono in incidente tre familiari del Papa2014-08-19T15:09:36+00:00http://www.news.va/it/news/argentina-muoiono-in-incidente-tre-familiari-del-p Tre familiari di Papa Francesco sono rimasti uccisi in un incidente stradale in Argentina. Si tratta della moglie e dei due figli piccoli del nipote di Papa Francesco, Emanuel Horacio Bergoglio, 35 anni, figlio del fratello del Pontefice, rimasto gravemente ferito nell'incidente stradale. Le vittime sono Valeria Carmona, 39 anni, e i due figli, Antonio, 8 mesi, Jose, di 2 anni. Il Papa è stato informato ed è profondamente addolorato per la tragica notizia e chiede a tutti coloro che partecipano al suo dolore di unirsi a lui nella preghiera. Tutti i suoi più stretti collaboratori, così come i dipendenti della Santa Sede, si uniscono a Papa Francesco e partecipano al grave lutto che ha colpito la sua famiglia. (Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/08/14/EPA1467297_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Tre familiari di Papa Francesco sono rimasti uccisi in un incidente stradale in Argentina. Si tratta della moglie e dei due figli piccoli del nipote di Papa<br/> Francesco, Emanuel Horacio Bergoglio, 35 anni, figlio del fratello del Pontefice, rimasto gravemente ferito nell'incidente stradale. Le vittime sono Valeria Carmona, 39 anni, e i due figli, Antonio, 8 mesi, Jose, di 2 anni.</p> <p><span style="line-height: 1.6;">Il Papa è stato informato ed è profondamente addolorato per la tragica notizia e chiede a tutti coloro che partecipano al suo dolore di unirsi a lui nella preghiera. Tutti i suoi più stretti collaboratori, così come i dipendenti della Santa Sede, si uniscono a Papa Francesco e partecipano al grave lutto che ha colpito la sua famiglia.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/08/19/argentina_muoiono_in_incidente__tre_familiari_del_papa/1104798">(Tratto dall'archivio della Radio Vaticana)</a>Cento anni fa, il 20 agosto 1914, moriva Papa Pio X - Un pontificato nel segno della riforma2014-08-19T11:44:15+00:00http://www.news.va/it/news/cento-anni-fa-il-20-agosto-1914-moriva-papa-pio-xSono molte «le somiglianze», soprattutto nello «stile del servizio», fra Pio X e Papa Francesco. A proporre questo parallelo è il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, nell’intervista pubblicata dal settimanale della diocesi di Treviso «La Vita del popolo» nell’edizione del 10 agosto, dedicata al centenario della morte di Papa Sarto. E proprio il cardinale Parolin presiederà sabato 23 agosto la messa nel parco del santuario delle Cendrole a Riese; durante il rito si pregherà per la pace, specialmente in Medio oriente. In occasione del centenario della morte di Pio X, l'Osservatore ricorda Papa Sarto anche attraverso le parole di Nello Vian che, nel libro Il santo pontefice romano Pio X  scritto sessant’anni fa in occasione della canonizzazione, così ne raccontava gli ultimi momenti: "All’improvviso, i cupi rintocchi del campanone di San Pietro per l’agonizzante Pontefice percorsero percorsero l’aria pesante immota di quella sera d’estate. Tutte le campane di Roma echeggiarono, e nel mondo desolato dalla guerra la cristianità si raccolse in preghiera per il Padre che consumava il sacrificio. La bella testa candida posava sul biancore del guanciale. Il Papa sentiva avvicinare la morte, con fermezza. (...) Verso la mezzanotte Pio X perdette la conoscenza, e all’1 e 16 del 20 agosto, spirò senza un trasalimento, come il lavoratore della sua terra si abbandona nel sonno dopo la lunga giornata di fatica". Chiude la pagina la lunga recensione di Carlo Fantappiè al volume di Gianpaolo Romanato, Pio X. Alle origini del cattolicesimo contemporaneo (Torino, Lindau, 2014, pagine 584, euro 32). "Uno dei pregi maggiori di questa indagine – scrive Fantappi – è l’aver unito la compiutezza e la finezza della ricostruzione biografica con un’immagine unitaria ed equilibrata di Sarto. Facendo ricorso a una costante correlazione tra ricostruzione analitica e quadro generale, Romanato ha valicato l’interpretazione sezionale e polemica cui questa figura è andata soggetta". ...<p style="text-align: justify;">Sono molte «le somiglianze», soprattutto nello «stile del servizio», fra Pio X e Papa Francesco. A proporre questo parallelo è il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, nell’intervista pubblicata dal settimanale della diocesi di Treviso «La Vita del popolo» nell’edizione del 10 agosto, dedicata al centenario della morte di Papa Sarto. E proprio il cardinale Parolin presiederà sabato 23 agosto la messa nel parco del santuario delle Cendrole a Riese; durante il rito si pregherà per la pace, specialmente in Medio oriente.</p><p><img alt="Antoon van Welie, «Pio X» (Musei Vaticani)" src="http://vaticanresources.s3.amazonaws.com:80/images%2F6de37ab8963335da9708921b7bc8d300_1.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title="Antoon van Welie, «Pio X» (Musei Vaticani)"/></p><p style="text-align: justify;">In occasione del centenario della morte di Pio X, l'Osservatore ricorda Papa Sarto anche attraverso le parole di Nello Vian che, nel libro <em>Il santo pontefice romano Pio X </em>scritto sessant’anni fa in occasione della canonizzazione, così ne raccontava gli ultimi momenti: "All’improvviso, i cupi rintocchi del campanone di San Pietro per l’agonizzante Pontefice percorsero percorsero l’aria pesante immota di quella sera d’estate. Tutte le campane di Roma echeggiarono, e nel mondo desolato dalla guerra la cristianità si raccolse in preghiera per il Padre che consumava il sacrificio. La bella testa candida posava sul biancore del guanciale. Il Papa sentiva avvicinare la morte, con fermezza. (...) Verso la mezzanotte Pio X perdette la conoscenza, e all’1 e 16 del 20 agosto, spirò senza un trasalimento, come il lavoratore della sua terra si abbandona nel sonno dopo la lunga giornata di fatica".</p><p style="text-align: justify;"> Chiude la pagina la lunga recensione di Carlo Fantappiè al volume di Gianpaolo Romanato, <em>Pio X. Alle origini del cattolicesimo contemporaneo</em> (Torino, Lindau, 2014, pagine 584, euro 32). "Uno dei pregi maggiori di questa indagine – scrive Fantappi – è l’aver unito la compiutezza e la finezza della ricostruzione biografica con un’immagine unitaria ed equilibrata di Sarto. Facendo ricorso a una costante correlazione tra ricostruzione analitica e quadro generale, Romanato ha valicato l’interpretazione sezionale e polemica cui questa figura è andata soggetta". </p>Lunedì 18 agosto, ultime ore del Papa in Corea, preghiere per l'Iraq2014-08-18T14:11:24+00:00http://www.news.va/it/news/lunedi-18-agostoSi chiama Mary sol, ha sette anni. Da ore è ferma nella piazza che si apre davanti alla nunziatura di Seoul. Ha in mano un mazzolino di fiori. Esce il Papa. Mary sol accenna a un passo. Ma poi, timida, si ritrae. La notano gli uomini della Gendarmeria vaticana che seguono il Pontefice in questo viaggio. La prendono per mano e l’accompagnano sino alla macchina che il Papa fa immediatamente fermare. Mary sol gli porge il suo mazzolino. Francesco prende i fiori e le assicura che li porterà sino a Roma e li donerà alla Madonna. Li lascerà ai piedi della Salus populi Romani, a Santa Maria Maggiore, appena rientrato. Sono da poco passate le 9 di martedì 18 agosto. Il Pontefice si è appena congedato dal personale della nunziatura. È stato il primo segnale di una visita che giunge al termine. Oggi è infatti il giorno del rientro in Vaticano. Prima però bisogna pregare ancora per la pace e per la riconciliazione di un popolo diviso da incomprensioni ataviche. L’appuntamento è nella suggestiva cattedrale di Myeong-dong, dedicata a Nostra Signora dell’Immacolata Concezione, a Seoul. Prima di giungere in sacrestia il Papa si ferma in una saletta del palazzo dove c’erano una volta i vecchi uffici della curia. Lo attendono i leaders religiosi coreani. Nessuna formalità né discorsi, solo  un breve saluto . Guida il gruppo monsignor Hyginus Kim Hee-Jong, presidente del comitato per la promozione dell’unità dei cristiani e per il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale coreana. Ci sono rappresentanti delle religioni tradizionali coreane e rappresentanti delle diverse Chiese e comunità cristiane presenti nel Paese. Un incontro breve ma molto caloroso. Come breve ma estremamente significativo è quello con alcune donne che hanno subito violenze durante l’occupazione giapponese. Sono le rappresentanti delle 54 superstiti riunite oggi nell’associazione Confort Women, un gruppo di coreane deportate contro la loro volontà dai giapponesi durante la guerra e costrette a fare da schiave e da prostitute. Al Papa hanno donato un distintivo che è il loro simbolo. Lui lo ha appuntato sulla veste accanto a quello di donatogli dai parenti delle vittime del naufragio del traghetto Se Wol. In cattedrale il Pontefice entra da una porta laterale. Tra i banchi almeno mille persone. I vescovi della Corea aprono il corteo verso l’altare. La messa è celebrata in latino: inizia con la preghiera colletta durante la quale Francesco invoca Dio perché posi il suo benevolo sguardo su questi due popoli separati e conceda loro pace e riconciliazione affinché possano tornare a essere una sola famiglia. Nell’ omelia il Papa non fa mai distinzione tra Corea del Sud e Corea del Nord. Parla sempre di un popolo diviso da oltre sessant’anni e chiede prima di tutto alla sua Chiesa di impegnarsi per far sì che attraverso il perdono reciproco si possano superare odio e incomprensione per cominciare un nuovo cammino comune per il bene di tutti. Il sogno è di vedere alla messa la presenza di una delegazione cattolica nord-coreana. La Corea del Sud nel mese di maggio scorso, durante un incontro a Shenyang, in Cina, con alcuni rappresentanti dei cattolici della Corea del Nord li aveva invitati ufficialmente. E forse anche per questo le invocazioni della preghiera dei fedeli acquistano un significato ancor più pressante. Si prega il Dio di pace di seminare nei cuori in contesa il seme del perdono e della riconciliazione; di aiutare la Chiesa a illuminare il cammino che porta alla pace e alla riconciliazione; di suscitare nei cuori sentimenti di amore, pace, pazienza e sobrietà per spegnere le guerre, gli odi, le ostilità, le invidie, gli egoismi, le cupidige; di guidare con bontà i popoli divisi per motivi storici, politici, ideologici economici e religiosi affinché imparino a camminare insieme superando ogni ostacolo che deriva dalla divisione. In questo contesto risuona particolarmente eloquente soprattutto la preghiera «per il cardinale Fernando Filoni, che doveva essere fra noi, ma che non è potuto venire perché è stato inviato dal Papa al popolo sofferente dell’Iraq, per aiutare i fratelli perseguitati e spogliati, e tutte le minoranze religiose che soffrono in quella terra. Che il Signore gli sia vicino nella sua missione». Gli occhi della gente tradiscono l’emozione. Aspettavano il Papa. Erano certi che sarebbe venuto a parlare di pace a chi vive una guerra fredda da sessant’anni. Gli mostrano la fotografia di un popolo monco a causa di un’ideologia. Guardano a lui come all’unica persona capace di compiere un gesto che possa servire a convincere i responsabili delle parti in causa ad aprire una nuova stagione di dialogo E così le parole pace e riconciliazione diventano ora preghiera. Una preghiera di cui il Paese ha urgente bisogno per risanare una ferita lunga 243 chilometri e larga quattro. Sanguina dal 1950 e taglia in due la penisola. Al 38° parallelo. I vescovi sono qui a rinnovare il loro decennale impegno sul fronte della pace. Hanno costituito persino un comitato ad hoc. In questa stessa cattedrale celebrano ogni martedì una messa per la riconciliazione. Sono convinti che solo un miracolo possa riuscire a riunire tutte le membra del corpo coreano. Per questo continuano a pregare. Oggi con maggiore intensità, con il Papa che è qui per sostenerli ancor più da vicino. Lo assicura a ciascuno di loro mentre li saluta ad uno ad uno. La messa si è conclusa ma il Papa prega ancora. È nella cripta situata dietro l’abside, dove sono conservate le reliquie di nove martiri uccisi tra il 1839 e il 1866 da chi temeva il Vangelo. Implora il coraggio della testimonianza per i sacerdoti e i vescovi della Corea. Ma il suo pensiero è certamente rivolto a tutti i missionari chiamati a dare testimonianza in quei tanti Paesi asiatici nei quali la fede cristiana è ancora oggi guardata con sospetto e contrastata. Gli ultimi venti chilometri per le strade di Seoul corrono via tra due ali di folla festosa, nonostante una fastidiosa pioggerella . Il percorso è punteggiato da striscioni che qui hanno la classica forma della stele orientale, si sviluppano cioè in verticale più che in orizzontale. La foto di Papa Francesco sorridente campeggia ovunque. Le scritte sono in inglese e, naturalmente in coreano. La cerimonia di congedo è semplice. Non ci sono discorsi ufficiali. Solo strette di mano. Il b777 della Korean Airlines scalda i motori ma non copre il fragore del lungo applauso che accompagna l’imbarco del Pontefice. Il decollo alle 13, in perfetto orario, chiude la pagina del terzo viaggio di Papa Francesco oltre i confini italiani, il primo in Asia. Sri Lanka e Filippine già si preparano. A gennaio il nuovo appuntamento con i popoli del grande continente. ( mario ponzi )...<p style="text-align: justify;">Si chiama Mary sol, ha sette anni. Da ore è ferma nella piazza che si apre davanti alla nunziatura di Seoul. Ha in mano un mazzolino di fiori. Esce il Papa. Mary sol accenna a un passo. Ma poi, timida, si ritrae. La notano gli uomini della Gendarmeria vaticana che seguono il Pontefice in questo viaggio. La prendono per mano e l’accompagnano sino alla macchina che il Papa fa immediatamente fermare. Mary sol gli porge il suo mazzolino. Francesco prende i fiori e le assicura che li porterà sino a Roma e li donerà alla Madonna. Li lascerà ai piedi della Salus populi Romani, a Santa Maria Maggiore, appena rientrato.</p><p style="text-align: justify;">Sono da poco passate le 9 di martedì 18 agosto. Il Pontefice si è appena congedato dal personale della nunziatura. È stato il primo segnale di una visita che giunge al termine. Oggi è infatti il giorno del rientro in Vaticano. Prima però bisogna pregare ancora per la pace e per la riconciliazione di un popolo diviso da incomprensioni ataviche.</p><p><img alt="" src="http://vaticanresources.s3.amazonaws.com:80/images%2F8102058d9275f2c519f5a8f4a2bb7ef9.jpg" style="float: left; margin: 0px 10px 10px 0px;" title=""/></p><p style="text-align: justify;">L’appuntamento è nella suggestiva cattedrale di Myeong-dong, dedicata a Nostra Signora dell’Immacolata Concezione, a Seoul. Prima di giungere in sacrestia il Papa si ferma in una saletta del palazzo dove c’erano una volta i vecchi uffici della curia. Lo attendono i leaders religiosi coreani. Nessuna formalità né discorsi, solo <a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/august/documents/papa-francesco_20140818_corea-leader-religiosi.html" style="background-color: initial;">un breve saluto</a>. Guida il gruppo monsignor Hyginus Kim Hee-Jong, presidente del comitato per la promozione dell’unità dei cristiani e per il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale coreana. Ci sono rappresentanti delle religioni tradizionali coreane e rappresentanti delle diverse Chiese e comunità cristiane presenti nel Paese. Un incontro breve ma molto caloroso. Come breve ma estremamente significativo è quello con alcune donne che hanno subito violenze durante l’occupazione giapponese. Sono le rappresentanti delle 54 superstiti riunite oggi nell’associazione Confort Women, un gruppo di coreane deportate contro la loro volontà dai giapponesi durante la guerra e costrette a fare da schiave e da prostitute. Al Papa hanno donato un distintivo che è il loro simbolo. Lui lo ha appuntato sulla veste accanto a quello di donatogli dai parenti delle vittime del naufragio del traghetto Se Wol.</p><p style="text-align: justify;">In cattedrale il Pontefice entra da una porta laterale. Tra i banchi almeno mille persone. I vescovi della Corea aprono il corteo verso l’altare. La messa è celebrata in latino: inizia con la preghiera colletta durante la quale Francesco invoca Dio perché posi il suo benevolo sguardo su questi due popoli separati e conceda loro pace e riconciliazione affinché possano tornare a essere una sola famiglia.</p><p style="text-align: justify;">Nell’<a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2014/documents/papa-francesco_20140818_corea-omelia-pace-riconciliazione.html">omelia</a> il Papa non fa mai distinzione tra Corea del Sud e Corea del Nord. Parla sempre di un popolo diviso da oltre sessant’anni e chiede prima di tutto alla sua Chiesa di impegnarsi per far sì che attraverso il perdono reciproco si possano superare odio e incomprensione per cominciare un nuovo cammino comune per il bene di tutti. </p><p style="text-align: justify;">Il sogno è di vedere alla messa la presenza di una delegazione cattolica nord-coreana. <st1>La Corea del Sud nel mese di maggio scorso, durante un incontro a Shenyang, in Cina, con alcuni rappresentanti dei cattolici della Corea del Nord li aveva invitati ufficialmente.</st1></p><p><img alt="" src="http://vaticanresources.s3.amazonaws.com:80/images%2Fc85c88113b8af2af9e64446f8857f98c.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title=""/></p><p style="text-align: justify;">E forse anche per questo le invocazioni della preghiera dei fedeli acquistano un significato ancor più pressante. Si prega il Dio di pace di seminare nei cuori in contesa il seme del perdono e della riconciliazione; di aiutare <st1 style="line-height: 1.5rem; background-color: initial;">la Chiesa a illuminare il cammino che porta alla pace e alla riconciliazione; di suscitare nei cuori sentimenti di amore, pace, pazienza e sobrietà per spegnere le guerre, gli odi, le ostilità, le invidie, gli egoismi, le cupidige; di guidare con bontà i popoli divisi per motivi storici, politici, ideologici economici e religiosi affinché imparino a camminare insieme superando ogni ostacolo che deriva dalla divisione.</st1></p><p style="text-align: justify;">In questo contesto risuona particolarmente eloquente soprattutto la preghiera «per il cardinale Fernando Filoni, che doveva essere fra noi, ma che non è potuto venire perché è stato inviato dal Papa al popolo sofferente dell’Iraq, per aiutare i fratelli perseguitati e spogliati, e tutte le minoranze religiose che soffrono in quella terra. Che il Signore gli sia vicino nella sua missione». </p><p style="text-align: justify;">Gli occhi della gente tradiscono l’emozione. Aspettavano il Papa. Erano certi che sarebbe venuto a parlare di pace a chi vive una guerra fredda da sessant’anni. Gli mostrano la fotografia di un popolo monco a causa di un’ideologia. Guardano a lui come all’unica persona capace di compiere un gesto che possa servire a convincere i responsabili delle parti in causa ad aprire una nuova stagione di dialogo</p><p style="text-align: justify;">E così le parole pace e riconciliazione diventano ora preghiera. Una preghiera di cui il Paese ha urgente bisogno per risanare una ferita lunga 243 chilometri e larga quattro. Sanguina dal 1950 e taglia in due la penisola. Al 38° parallelo. I vescovi sono qui a rinnovare il loro decennale impegno sul fronte della pace. Hanno costituito persino un comitato ad hoc. In questa stessa cattedrale celebrano ogni martedì una messa per la riconciliazione. Sono convinti che solo un miracolo possa riuscire a riunire tutte le membra del corpo coreano. Per questo continuano a pregare. Oggi con maggiore intensità, con il Papa che è qui per sostenerli ancor più da vicino. Lo assicura a ciascuno di loro mentre li saluta ad uno ad uno.</p><p style="text-align: justify;">La messa si è conclusa ma il Papa prega ancora. È nella cripta situata dietro l’abside, dove sono conservate le reliquie di nove martiri uccisi tra il 1839 e il 1866 da chi temeva il Vangelo. Implora il coraggio della testimonianza per i sacerdoti e i vescovi della Corea. Ma il suo pensiero è certamente rivolto a tutti i missionari chiamati a dare testimonianza in quei tanti Paesi asiatici nei quali la fede cristiana è ancora oggi guardata con sospetto e contrastata.</p><p style="text-align: justify;">Gli ultimi venti chilometri per le strade di Seoul corrono via tra due ali di folla festosa, nonostante una fastidiosa pioggerella . Il percorso è punteggiato da striscioni che qui hanno la classica forma della stele orientale, si sviluppano cioè in verticale più che in orizzontale. La foto di Papa Francesco sorridente campeggia ovunque. Le scritte sono in inglese e, naturalmente in coreano.</p><p style="text-align: justify;">La cerimonia di congedo è semplice. Non ci sono discorsi ufficiali. Solo strette di mano. Il b777 della Korean Airlines scalda i motori ma non copre il fragore del lungo applauso che accompagna l’imbarco del Pontefice. Il decollo alle <st1 style="line-height: 1.5rem; background-color: initial;">13, in perfetto orario, chiude la pagina del terzo viaggio di Papa Francesco oltre i confini italiani, il primo in Asia. Sri Lanka e Filippine già si preparano. A gennaio il nuovo appuntamento con i popoli del grande continente. (<em>mario ponzi</em>)</st1></p>

  
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