Search   You are here:  Home  

 

 

 

   Riduci

  
 ... IN EVIDENZA Riduci

 Stampa   
Messaggio del Parroco  Messaggio del Parroco Ingrandisci

  
Dalla Santa Sede  Dalla Santa Sede Riduci
News.vahttp://www.news.va/2014-10-25T19:59:30+00:00Card. Parolin: "la fede cristiana radice spirituale d'Europa"2014-10-25T19:59:30+00:00http://www.news.va/it/news/card-parolin-la-fede-cristiana-radice-spirituale-d “L’Europa contemporanea ha un immenso bisogno dell’umile e forte carisma benedettino”: così il cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin celebrando, nel Monastero di Montecassino, i vespri nel 50.mo anniversario della proclamazione di San Benedetto a Patrono Primario d’Europa, stabilita dal beato Paolo VI. Il servizio di Benedetta Capelli: Paolo VI e Montecassino avevano un particolare legame. Papa Montini fin da giovanissimo – ricorda il card. Pietro Parolin – sentiva tra le mura dell’abbazia “una pace vera”, “attiva e feconda” ed il segreto era nel carisma stesso di san Benedetto.  “Le mura severe, magnifiche, tranquille, non sono che il segno visibile – afferma il porporato - di una virtù interiore, quella pace che a sua volta è frutto di una fedeltà al carisma benedettino”. E’ dunque nell’orizzonte monastico della sensibilità spirituale di Paolo VI che va ricercato il motivo che spinse, 50 anni fa dopo il drammatico bombardamento del febbraio del 1944, a consacrare personalmente la nuova Basilica e nell’occasione a proclamare san Benedetto, patrono d’Europa. Secondo il segretario di Stato vaticano, Papa Montini era “un monaco del cuore”, da sempre affascinato dalla vita monastica che era “scoperta della bellezza della preghiera”. Proprio il silenzio, la pace, la preghiera erano per Paolo VI le risposte al frastuono, all’esteriorità dell’uomo dei suoi tempi e per questo invocava la necessità di “riaffacciarsi al chiostro benedettino”. Due erano gli obiettivi sui quali, per lui, plasmare l’Europa: la fede e l’unità spirituale dei popoli europei, radicata nel Vangelo.   E San Benedetto era modello di questo perché – sottolinea il card. Parolin – era “pacis nuntius”, aveva come strumenti di unità e di evangelizzazione tra popoli differenti: la Croce, il libro e l’aratro; vere e proprie basi per l’Europa unita. Paolo VI diceva che con la Croce, con la legge di Cristo, Benedetto cementò l’unità spirituale perché i popoli diversi si sentivano l’unico popolo di Dio. Con il libro, e quindi con la cultura, salvò la tradizione classica degli antichi, restaurando il culto del sapere. Infine fu con l’aratro, con il suo “ora et labora”, che elevò la fatica umana. “La fede cristiana – afferma il porporato - ha promosso l’umanità, rivelandosi come sua autentica radice spirituale”. Vale per il passato dell’Europa ma anche per il futuro. “Il carisma monastico, con la sua eredità spirituale può infatti contribuire magnificamente anche oggi, in Europa e fuori dai suoi confini, a tracciare la strada verso un umanesimo integrale”. “L’Europa contemporanea ha un immenso bisogno dell’umile e forte carisma benedettino – aggiunge - a partire dal riconoscimento del primato a Cristo e con l’osservanza della sua “Regola”. Oggi si può da qui  “offrire a tutti la rinnovata consapevolezza delle comuni radici cristiane del continente” e portare chi è disorientato “verso la bellezza della preghiera e la gioia che emana da una vita donata a Dio”. Infine il card. Parolin, al termine dell’omelia, ha fatto cenno al recente provvedimento adottato dal Papa riguardo la nuova configurazione dell’Abbazia territoriale di Montecassino. “Si tratta – ha detto - di una misura che trova chiaro riferimento nelle indicazioni del Concilio Vaticano II e nel Motu Proprio “Catholica Ecclesia” del 1967 ed intende esprimere la sollecitudine apostolica per l’Abbazia, garantendone un quadro giuridico più consono alla vita monastica e favorendo una cura pastorale più rispondente alle esigenze del mondo attuale”. Viva riconoscenza della Santa Sede poi è stata espressa per tutti gli abati che in passato hanno guidato l’Abbazia, al termine dell’omelia una preghiera per l’Europa perché, attraverso san Benedetto, “possa ritrovare i suoi ideali e nuovo slancio e vigore per affrontare le sfide attuali”.   (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2012/03/12/OTHER651861_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>“L’Europa contemporanea ha un immenso bisogno dell’umile e forte carisma benedettino”: così il cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin celebrando, nel Monastero di Montecassino, i vespri nel 50.mo anniversario della proclamazione di San Benedetto a Patrono Primario d’Europa, stabilita dal beato Paolo VI. Il servizio di <strong>Benedetta Capelli:</strong></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2468992" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00450480.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p>Paolo VI e Montecassino avevano un particolare legame. Papa Montini fin da giovanissimo – ricorda il card. Pietro Parolin – sentiva tra le mura dell’abbazia “una pace vera”, “attiva e feconda” ed il segreto era nel carisma stesso di san Benedetto.  “Le mura severe, magnifiche, tranquille, non sono che il segno visibile – afferma il porporato - di una virtù interiore, quella pace che a sua volta è frutto di una fedeltà al carisma benedettino”. E’ dunque nell’orizzonte monastico della sensibilità spirituale di Paolo VI che va ricercato il motivo che spinse, 50 anni fa dopo il drammatico bombardamento del febbraio del 1944, a consacrare personalmente la nuova Basilica e nell’occasione a proclamare san Benedetto, patrono d’Europa.</p> <p><span style="line-height: 1.6;">Secondo il segretario di Stato vaticano, Papa Montini era “un monaco del cuore”, da sempre affascinato dalla vita monastica che era “scoperta della bellezza della preghiera”. Proprio il silenzio, la pace, la preghiera erano per Paolo VI le risposte al frastuono, all’esteriorità dell’uomo dei suoi tempi e per questo invocava la necessità di “riaffacciarsi al chiostro benedettino”. Due erano gli obiettivi sui quali, per lui, plasmare l’Europa: la fede e l’unità spirituale dei popoli europei, radicata nel Vangelo.</span></p> <p> </p> <p>E San Benedetto era modello di questo perché – sottolinea il card. Parolin – era “pacis nuntius”, aveva come strumenti di unità e di evangelizzazione tra popoli differenti: la Croce, il libro e l’aratro; vere e proprie basi per l’Europa unita. Paolo VI diceva che con la Croce, con la legge di Cristo, Benedetto cementò l’unità spirituale perché i popoli diversi si sentivano l’unico popolo di Dio. Con il libro, e quindi con la cultura, salvò la tradizione classica degli antichi, restaurando il culto del sapere. Infine fu con l’aratro, con il suo “ora et labora”, che elevò la fatica umana.</p> <p><span style="line-height: 1.6;">“La fede cristiana – afferma il porporato - ha promosso l’umanità, rivelandosi come sua autentica radice spirituale”. Vale per il passato dell’Europa ma anche per il futuro. “Il carisma monastico, con la sua eredità spirituale può infatti contribuire magnificamente anche oggi, in Europa e fuori dai suoi confini, a tracciare la strada verso un umanesimo integrale”. “L’Europa contemporanea ha un immenso bisogno dell’umile e forte carisma benedettino – aggiunge - a partire dal riconoscimento del primato a Cristo e con l’osservanza della sua “Regola”. Oggi si può da qui  “offrire a tutti la rinnovata consapevolezza delle comuni radici cristiane del continente” e portare chi è disorientato “verso la bellezza della preghiera e la gioia che emana da una vita donata a Dio”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Infine il card. Parolin, al termine dell’omelia, ha fatto cenno al recente provvedimento adottato dal Papa riguardo la nuova configurazione dell’Abbazia territoriale di Montecassino. “Si tratta – ha detto - di una misura che trova chiaro riferimento nelle indicazioni del Concilio Vaticano II e nel Motu Proprio “Catholica Ecclesia” del 1967 ed intende esprimere la sollecitudine apostolica per l’Abbazia, garantendone un quadro giuridico più consono alla vita monastica e favorendo una cura pastorale più rispondente alle esigenze del mondo attuale”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Viva riconoscenza della Santa Sede poi è stata espressa per tutti gli abati che in passato hanno guidato l’Abbazia, al termine dell’omelia una preghiera per l’Europa perché, attraverso san Benedetto, “possa ritrovare i suoi ideali e nuovo slancio e vigore per affrontare le sfide attuali”.  </span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/10/25/card_parolin_la_fede__radice_spirituale_deuropa/1109477">(Da Radio Vaticana)</a>Papa a movimento Schoenstatt: famiglia mai attaccata come oggi2014-10-25T17:31:29+00:00http://www.news.va/it/news/papa-a-movimento-schoenstatt-famiglia-mai-attaccat Accompagnare la famiglia, difendere il matrimonio, mai attaccati come oggi. Questa la riflessione di Papa Francesco al movimento apostolico Schoenstatt, ricevuto in Aula Paolo VI in occasione del centenario di fondazione, avvenuta in Germania nell’ottobre 1914 per volontà di padre Giuseppe Kentenich. L’incontro, a cui hanno partecipato circa 7.500 persone, è stato animato da un dialogo dei presenti col Pontefice e da testimonianze e video di comunità, sposi, famiglie e giovani provenienti da una cinquantina di Paesi. All’evento hanno preso parte anche i rappresentanti di vari movimenti ecclesiali, tra cui la presidente dei Focolari, Maria Voce. Il servizio di Giada Aquilino : La famiglia e il matrimonio, mai “tanto attaccati” come al giorno d’oggi. Papa Francesco, sollecitato dalle domande di alcuni esponenti del movimento apostolico Schoenstatt, torna sui temi del recente Sinodo dei vescovi e nota come sempre più nella società si proponga un modello di famiglia intesa come forma di “associazione” : “Che la famiglia sia colpita, che la famiglia venga colpita e che la famiglia venga imbastardita, come - va bene - è un modo di associazione… Si può chiamare famiglia tutto, no? Quante famiglie sono divise, quanti matrimoni rotti, quanto relativismo nella concezione del Sacramento del Matrimonio. In questo momento, da un punto di vista sociologico e dal punto di vista dei valori umani, come appunto del Sacramento cattolico, del Sacramento cristiano, c’è una crisi della famiglia, crisi perché la bastonano da tutte le parti e la lasciano molto ferita!". Quindi il Pontefice invita a riflettere sulla realtà contemporanea, in cui - sottolinea - viene “svalutato” il Sacramento del matrimonio: si assiste - nota - alla “riduzione del Sacramento ad un rito”, “si fa del Sacramento un fatto sociale”, “il sociale copre la cosa fondamentale, che è l’unione con Dio”: “Quello che stanno proponendo non è un matrimonio, è una associazione. Ma non è matrimonio! E’ necessario dire cose molto chiare e questo dobbiamo dirlo! La pastorale aiuta, ma solamente in questo è necessario che sia ‘corpo a corpo’. Quindi accompagnare e questo significa anche perdere il tempo. Il grande maestro del perdere il tempo è Gesù! Ha perso il tempo accompagnando, per far maturare la coscienza, per curare le ferite, per insegnare… Accompagnare è fare un cammino insieme”. In tal senso, il Santo Padre sollecita per i fidanzati una preparazione approfondita al matrimonio, un accompagnamento, per capire quel “per sempre” che oggi viene messo in discussione dalla “cultura del provvisorio”, senza “scandalizzarsi” di ciò che avviene, i “drammi familiari, la distruzione delle famiglie, i bambini” che soffrono per i disaccordi dei genitori, ma anche le nuove convivenze: “Sono nuove forme, totalmente distruttive e limitative della grandezza dell’amore del matrimonio. Ci sono tante convivenze e separazioni e divorzi: per questo la chiave di come aiutare è ‘corpo a corpo’, accompagnando e non facendo proselitismo, perché questo non porta ad alcuno risultato: accompagnare, con pazienza”. Di fronte ai simboli della spiritualità di Schoenstatt, la Croce della missione - legata al forte impulso missionario del movimento - e l’immagine della Vergine Pellegrina e dopo la lettura del Vangelo della Visitazione, con l’incontro tra Maria e la cugina Elisabetta, i presenti chiedono al Papa del suo “grande amore per la Vergine” e del suo “modo di vedere il ruolo missionario” della Madonna. Papa Francesco non ha dubbi: Maria è madre, educatrice e “una Chiesa senza Maria - dice - è un orfanotrofio”. “Maria è madre, e non si può concepire nessun altro titolo di Maria che non sia ‘la madre’. Lei è madre, perché ci porta a Gesù e ci aiuta con la forza dello Spirito Santo perché Gesù nasca e cresca in noi. Lei continuamente ci dà la vita. E' madre della Chiesa. E’ maternità. Non abbiamo il diritto - e se lo facciamo ci sbagliamo - di avere un psicologia da orfani. Il cristiano non ha diritto di essere orfano. Ha una madre! Abbiamo una madre”. Fondato durante la Prima Guerra Mondiale, il movimento di Schoenstatt nacque per volontà di padre Josef Kentenich, che diede vita all’iniziativa con un gruppo di giovani seminaristi, attraverso un atto chiamato “Alleanza d’Amore con Maria”. Con la Seconda Guerra Mondiale, l’esperienza si rafforzò e, dopo un duro periodo d’internato nel campo di concentramento di Dachau, padre Kentenich “partì verso quelle che erano le periferie del mondo di allora, Argentina, Brasile, Cile, Uruguay e Sudafrica, per servire la Chiesa”, come ha ricordato nei saluti il Superiore dei padri di Schoenstatt, padre Heinrich Walter. Nel tempo il movimento si è esteso in tutto il mondo. A chi, tra i giovani, espone al Santo Padre la difficoltà a portare in certi ambienti l’impulso missionario, Papa Francesco ricorda il Papa emerito Benedetto XVI e risponde: “Testimonianza. Vivere in modo tale che negli altri vinca la voglia di vivere come noi! Testimonianza, non c’è altro! Vivere in modo che altri si interessino e chiedano: “Perché”? E’ la testimonianza, il cammino della testimonianza non c’è nulla che lo superi… Testimonianza in tutto. Noi non siamo salvatori di nessuno, siamo trasmettitori di Colui che ci salvò tutti e questo possiamo trasmetterlo soltanto se assumiamo nella nostra vita, nella nostra carne e nella nostra storia (....) Gesù”. Il Pontefice si riferisce a un “testimonianza che abbia anche la capacità di farci muovere, di farci uscire, di andare in missione”, pregando: “Una Chiesa, un movimento o una comunità chiusa si ammalata: tutte le malattie sono chiusure… Un movimento, una Chiesa, una comunità che esce, si sbaglia… Si sbaglia, ma è tanto bello chiedere perdono quando si sbaglia! Non abbiate paura! Uscire in missione; uscire in cammino. Siamo camminatori”. Il Papa, coi presenti che lo sollecitano, si definisce “un poco incosciente”, dice, “temerario”, ma sicuramente confessa di abbandonarsi alla preghiera: “Mi aiuta a non guardare le cose dal centro - c’è un solo centro: Gesù Cristo - piuttosto a guardare le cose dalla periferia, no? Dove si vedono più chiare. Quando uno si chiude in un piccolo mondo - il mondo del movimento, della parrocchia, dell’arcivescovado, o qui, il mondo della Curia - allora non si afferra la verità. Sì, forse la si afferra in teoria, ma non si afferra la realtà della verità in Gesù. La verità si afferra meglio dalla periferia piuttosto che dal centro. Questo mi aiuta”. Lo sguardo del Papa va anche alla Chiesa: “Ho visto, a volte, in alcune conferenze episcopali, in alcuni episcopati che hanno incaricati per qualsiasi cosa, per tutto, non scappa niente… Tutto ben funzionante, tutto ben organizzato, ma mancano in alcune cose che potrebbero fare con la metà, con meno funzionalismo e più zelo apostolico, più libertà interiore, più preghiera… Questa libertà interiore è coraggio di uscire”. E l’invito è a rinnovarsi continuamente: “Rinnovare la Chiesa non è fare un cambiamento qui, un cambiamento lì… Bisogna farlo perché la vita sempre cambia e quindi è necessario adattarsi. Però questo non è il rinnovamento. Anche qui, che è pubblico, lo posso dire: “Bisogna rinnovare la Curia”; “Si sta rinnovando la Curia; la Banca Vaticana, è necessario rinnovarla”. Tutti questi sono rinnovamenti esterni: questo è quello che dicono quotidianamente… E’ curioso, nessuno parla del rinnovamento del cuore. Non capiscono nulla di quello che significa rinnovamento del cuore: che è la santità, rinnovando il cuore di ognuno". E un cuore rinnovato, aggiunge il Papa, è capace di andare oltre i disaccordi, che siano “disaccordi familiari” o “di guerra”, oltre la “cultura del provvisorio, che è una cultura di distruzione di legami”, per andare verso una cultura dell’incontro. Quindi la benedizione delle Croci dei presenti, con l’invito ad essere missionari nei 5 Continenti. Prima di congedarsi, il Papa ricorda che tempo addietro gli fu regalata un’immagine della Madre di Schoenstatt: prega e l’ha sempre con sé. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/10/25/ANSA681063_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Accompagnare la famiglia, difendere il matrimonio, mai attaccati come oggi. Questa la riflessione di Papa Francesco al movimento apostolico Schoenstatt, ricevuto in Aula Paolo VI in occasione del centenario di fondazione, avvenuta in Germania nell’ottobre 1914 per volontà di padre Giuseppe Kentenich. L’incontro, a cui hanno partecipato circa 7.500 persone, è stato animato da un dialogo dei presenti col Pontefice e da testimonianze e video di comunità, sposi, famiglie e giovani provenienti da una cinquantina di Paesi. All’evento hanno preso parte anche i rappresentanti di vari movimenti ecclesiali, tra cui la presidente dei Focolari, Maria Voce. Il servizio di <strong>Giada Aquilino</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2467551" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00450439.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p>La famiglia e il matrimonio, mai “tanto attaccati” come al giorno d’oggi. Papa Francesco, sollecitato dalle domande di alcuni esponenti del movimento apostolico Schoenstatt, torna sui temi del recente Sinodo dei vescovi e nota come sempre più nella società si proponga un modello di famiglia intesa come forma di “associazione” :</p> <p><strong>“Che la famiglia sia colpita, che la famiglia venga colpita e che la famiglia venga imbastardita, come - va bene - è un modo di associazione… Si può chiamare famiglia tutto, no? Quante famiglie sono divise, quanti matrimoni rotti, quanto relativismo nella concezione del Sacramento del Matrimonio. In questo momento, da un punto di vista sociologico e dal punto di vista dei valori umani, come appunto del Sacramento cattolico, del Sacramento cristiano, c’è una crisi della famiglia, crisi perché la bastonano da tutte le parti e la lasciano molto ferita!".</strong></p> <p>Quindi il Pontefice invita a riflettere sulla realtà contemporanea, in cui - sottolinea - viene “svalutato” il Sacramento del matrimonio: si assiste - nota - alla “riduzione del Sacramento ad un rito”, “si fa del Sacramento un fatto sociale”, “il sociale copre la cosa fondamentale, che è l’unione con Dio”:</p> <p><strong>“Quello che stanno proponendo non è un matrimonio, è una associazione. Ma non è matrimonio! E’ necessario dire cose molto chiare e questo dobbiamo dirlo! La pastorale aiuta, ma solamente in questo è necessario che sia ‘corpo a corpo’. Quindi accompagnare e questo significa anche perdere il tempo. Il grande maestro del perdere il tempo è Gesù! Ha perso il tempo accompagnando, per far maturare la coscienza, per curare le ferite, per insegnare… Accompagnare è fare un cammino insieme”.</strong></p> <p>In tal senso, il Santo Padre sollecita per i fidanzati una preparazione approfondita al matrimonio, un accompagnamento, per capire quel “per sempre” che oggi viene messo in discussione dalla “cultura del provvisorio”, senza “scandalizzarsi” di ciò che avviene, i “drammi familiari, la distruzione delle famiglie, i bambini” che soffrono per i disaccordi dei genitori, ma anche le nuove convivenze:</p> <p><strong>“Sono nuove forme, totalmente distruttive e limitative della grandezza dell’amore del matrimonio. Ci sono tante convivenze e separazioni e divorzi: per questo la chiave di come aiutare è ‘corpo a corpo’, accompagnando e non facendo proselitismo, perché questo non porta ad alcuno risultato: accompagnare, con pazienza”.</strong></p> <p>Di fronte ai simboli della spiritualità di Schoenstatt, la Croce della missione - legata al forte impulso missionario del movimento - e l’immagine della Vergine Pellegrina e dopo la lettura del Vangelo della Visitazione, con l’incontro tra Maria e la cugina Elisabetta, i presenti chiedono al Papa del suo “grande amore per la Vergine” e del suo “modo di vedere il ruolo missionario” della Madonna. Papa Francesco non ha dubbi: Maria è madre, educatrice e “una Chiesa senza Maria - dice - è un orfanotrofio”.</p> <p><strong>“Maria è madre, e non si può concepire nessun altro titolo di Maria che non sia ‘la madre’. Lei è madre, perché ci porta a Gesù e ci aiuta con la forza dello Spirito Santo perché Gesù nasca e cresca in noi. Lei continuamente ci dà la vita. E' madre della Chiesa. E’ maternità. Non abbiamo il diritto - e se lo facciamo ci sbagliamo - di avere un psicologia da orfani. Il cristiano non ha diritto di essere orfano. Ha una madre! Abbiamo una madre”.</strong></p> <p>Fondato durante la Prima Guerra Mondiale, il movimento di Schoenstatt nacque per volontà di padre Josef Kentenich, che diede vita all’iniziativa con un gruppo di giovani seminaristi, attraverso un atto chiamato “Alleanza d’Amore con Maria”. Con la Seconda Guerra Mondiale, l’esperienza si rafforzò e, dopo un duro periodo d’internato nel campo di concentramento di Dachau, padre Kentenich “partì verso quelle che erano le periferie del mondo di allora, Argentina, Brasile, Cile, Uruguay e Sudafrica, per servire la Chiesa”, come ha ricordato nei saluti il Superiore dei padri di Schoenstatt, padre Heinrich Walter. Nel tempo il movimento si è esteso in tutto il mondo. A chi, tra i giovani, espone al Santo Padre la difficoltà a portare in certi ambienti l’impulso missionario, Papa Francesco ricorda il Papa emerito Benedetto XVI e risponde:</p> <p><strong>“Testimonianza. Vivere in modo tale che negli altri vinca la voglia di vivere come noi! Testimonianza, non c’è altro! Vivere in modo che altri si interessino e chiedano: “Perché”? E’ la testimonianza, il cammino della testimonianza non c’è nulla che lo superi… Testimonianza in tutto. Noi non siamo salvatori di nessuno, siamo trasmettitori di Colui che ci salvò tutti e questo possiamo trasmetterlo soltanto se assumiamo nella nostra vita, nella nostra carne e nella nostra storia (....) Gesù”.</strong></p> <p>Il Pontefice si riferisce a un “testimonianza che abbia anche la capacità di farci muovere, di farci uscire, di andare in missione”, pregando:</p> <p><strong>“Una Chiesa, un movimento o una comunità chiusa si ammalata: tutte le malattie sono chiusure… Un movimento, una Chiesa, una comunità che esce, si sbaglia… Si sbaglia, ma è tanto bello chiedere perdono quando si sbaglia! Non abbiate paura! Uscire in missione; uscire in cammino. Siamo camminatori”.</strong></p> <p>Il Papa, coi presenti che lo sollecitano, si definisce “un poco incosciente”, dice, “temerario”, ma sicuramente confessa di abbandonarsi alla preghiera:</p> <p><strong>“Mi aiuta a non guardare le cose dal centro - c’è un solo centro: Gesù Cristo - piuttosto a guardare le cose dalla periferia, no? Dove si vedono più chiare. Quando uno si chiude in un piccolo mondo - il mondo del movimento, della parrocchia, dell’arcivescovado, o qui, il mondo della Curia - allora non si afferra la verità. Sì, forse la si afferra in teoria, ma non si afferra la realtà della verità in Gesù. La verità si afferra meglio dalla periferia piuttosto che dal centro. Questo mi aiuta”.</strong></p> <p>Lo sguardo del Papa va anche alla Chiesa:</p> <p><strong>“Ho visto, a volte, in alcune conferenze episcopali, in alcuni episcopati che hanno incaricati per qualsiasi cosa, per tutto, non scappa niente… Tutto ben funzionante, tutto ben organizzato, ma mancano in alcune cose che potrebbero fare con la metà, con meno funzionalismo e più zelo apostolico, più libertà interiore, più preghiera… Questa libertà interiore è coraggio di uscire”.</strong></p> <p>E l’invito è a rinnovarsi continuamente:</p> <p><strong>“Rinnovare la Chiesa non è fare un cambiamento qui, un cambiamento lì… Bisogna farlo perché la vita sempre cambia e quindi è necessario adattarsi. Però questo non è il rinnovamento. Anche qui, che è pubblico, lo posso dire: “Bisogna rinnovare la Curia”; “Si sta rinnovando la Curia; la Banca Vaticana, è necessario rinnovarla”. Tutti questi sono rinnovamenti esterni: questo è quello che dicono quotidianamente… E’ curioso, nessuno parla del rinnovamento del cuore. Non capiscono nulla di quello che significa rinnovamento del cuore: che è la santità, rinnovando il cuore di ognuno".</strong></p> <p>E un cuore rinnovato, aggiunge il Papa, è capace di andare oltre i disaccordi, che siano “disaccordi familiari” o “di guerra”, oltre la “cultura del provvisorio, che è una cultura di distruzione di legami”, per andare verso una cultura dell’incontro. Quindi la benedizione delle Croci dei presenti, con l’invito ad essere missionari nei 5 Continenti. Prima di congedarsi, il Papa ricorda che tempo addietro gli fu regalata un’immagine della Madre di Schoenstatt: prega e l’ha sempre con sé.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/10/25/papa_a_schoenstatt_famiglia_mai_attaccata_come_oggi/1109449">(Da Radio Vaticana)</a>Il Papa ai giovani disoccupati: vi sono vicino, non perdete la speranza2014-10-25T15:50:30+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-ai-giovani-disoccupati-vi-sono-vicino-non Siate testimoni di speranza anche nella precarietà. E’ l’esortazione che Papa Francesco rivolge a tutti i giovani senza lavoro. L’occasione è il messaggio inviato al Convegno Cei, in corso a Salerno, sul tema “Nella precarietà la speranza”. Il servizio di Alessandro Gisotti : Forti del Vangelo, non perdete la speranza anche “in un tempo segnato da incertezze, smarrimento e grandi cambiamenti”. Papa Francesco ha parole di incoraggiamento per i giovani senza lavoro. Nelle visite compiute in Italia, sottolinea nel messaggio al Convegno di Salerno, “ho potuto toccare con mano la situazione di tanti giovani disoccupati, in cassa-integrazione o precari”. E ribadisce che questo “non è solo un problema economico, è un problema di dignità”. Aggiunge così che “dove non c’è lavoro, manca la dignità, l’esperienza della dignità di portare a casa il pane!” E purtroppo, annota, “in Italia sono tantissimi i giovani senza lavoro”. Davvero, prosegue con rammarico il Papa, “si ha la sensazione che il momento che stiamo vivendo rappresenti la passione dei giovani . È forte la cultura dello scarto : tutto ciò che non serve al profitto viene scartato”. E ancora una volta ammonisce che scartando i giovani si scarta “il futuro di un popolo”. Questa è la “precarietà”, scrive il Pontefice. “Ma poi – aggiunge – c’è l’altra parola: speranza. Nella precarietà, la speranza”. “Come fare a non farsi rubare la speranza nelle sabbie mobili della precarietà?”, si chiede Francesco. “Con la forza del Vangelo - è la sua risposta - Il Vangelo è sorgente di speranza, perché viene da Dio, perché viene da Gesù Cristo che si è fatto solidale con ogni nostra precarietà”. Voi, si legge ancora nel messaggio, “siete giovani che appartenete alla Chiesa, e perciò avete il dono e la responsabilità di mettere la forza del Vangelo in questa situazione sociale e culturale”. Il Vangelo, conclude, “genera attenzione all’altro, cultura dell’incontro, solidarietà. Così con la forza del Vangelo sarete testimoni di speranza nella precarietà”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/06/28/ANSA620213_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">Siate testimoni di speranza anche nella precarietà. E’ l’esortazione che Papa Francesco rivolge a tutti i giovani senza lavoro. L’occasione è il messaggio inviato al Convegno Cei, in corso a Salerno, sul tema “Nella precarietà la speranza”. Il servizio di </span><strong style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">Alessandro Gisotti</strong><span style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">:</span></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2465817" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00450362.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p>Forti del Vangelo, non perdete la speranza anche “in un tempo segnato da incertezze, smarrimento e grandi cambiamenti”. Papa Francesco ha parole di incoraggiamento per i giovani senza lavoro. Nelle visite compiute in Italia, sottolinea nel messaggio al Convegno di Salerno, “ho potuto toccare con mano la situazione di tanti giovani disoccupati, in cassa-integrazione o precari”. E ribadisce che questo “non è solo un problema economico, è un problema di dignità”. Aggiunge così che “dove non c’è lavoro, manca la dignità, l’esperienza della dignità di portare a casa il pane!” E purtroppo, annota, “in Italia sono tantissimi i giovani senza lavoro”. Davvero, prosegue con rammarico il Papa, “si ha la sensazione che il momento che stiamo vivendo rappresenti <em>la passione dei giovani</em>. È forte la <em>cultura dello scarto</em>: tutto ciò che non serve al profitto viene scartato”. E ancora una volta ammonisce che scartando i giovani si scarta “il futuro di un popolo”.</p> <p><span style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">Questa è la “precarietà”, scrive il Pontefice. “Ma poi – aggiunge – c’è l’altra parola: speranza. Nella precarietà, la speranza”. “Come fare a non farsi rubare la speranza nelle </span><em style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">sabbie mobili</em><span style="font-size: 13px; line-height: 1.6;"> della precarietà?”, si chiede Francesco. “Con la forza del Vangelo - è la sua risposta - Il Vangelo è sorgente di speranza, perché viene da Dio, perché viene da Gesù Cristo che si è fatto solidale con ogni nostra precarietà”. Voi, si legge ancora nel messaggio, “siete giovani che appartenete alla Chiesa, e perciò avete il dono e la responsabilità di mettere la forza del Vangelo in questa situazione sociale e culturale”. Il Vangelo, conclude, “genera attenzione all’altro, cultura dell’incontro, solidarietà. Così con la forza del Vangelo sarete testimoni di speranza nella precarietà”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/10/25/il_papa_ai_giovani_disoccupati_non_c’è_dignità_senza_lavoro/1109420">(Da Radio Vaticana)</a>Erezione canonica dell'Associazione Signis2014-10-25T13:17:29+00:00http://www.news.va/it/news/erezione-canonica-dellassociazione-signis Si è tenuta ieri la cerimonia ufficiale di consegna del decreto con cui il Pontificio Consiglio per i laici ha eretto canonicamente l’associazione internazionale Signis, alla presenza del presidente e dello staff di dirigenza dell’associazione ed anche dei superiori del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali. Signis - riferisce l'agenzia Sir - è una realtà associativa, nata nel 2001 dalla fusione di due antiche associazioni che avevano già ricevuto riconoscimenti ed incoraggiamenti dalla Santa Sede: l’Organizzazione cattolica internazionale per il cinema e gli audiovisivi e l’Ufficio internazionale per la radio cattolica. Signis conta 150 associazioni membri effettivi e 76 associazioni membri associati, presenti in 122 Paesi così distribuiti: Africa (39), Asia (16), Europa (27), Medio Oriente (3), Nordamerica (7), Oceania (19), Sudamerica (11). Per offrire efficacemente il proprio contributo alla cultura, l’evangelizzazione ha oggi bisogno di avvalersi di tutti i mezzi di comunicazione; in questo campo l’apporto dei fedeli laici è insostituibile. Infatti, “il primo areopago del tempo moderno è il mondo delle comunicazioni”, come recita la Redemptoris Missio, al numero 37: è necessario che i cristiani che accedono attivamente ai “nuovi areopaghi” sappiano far sentire la loro voce ed occorre preparare adeguatamente operatori del settore. Proprio per questo, nel discorso tenuto durante tale cerimonia, il cardinale Stanis³aw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, ha voluto ricordare che “Signis è chiamata a formare i laici cattolici che lavorano nel mondo dei media affinché siano veramente sale e luce nonché lievito capace di trasformare il mondo dal suo interno. La vostra testimonianza cristiana è importante per la Chiesa e per il mondo. La Chiesa ha bisogno di questo e conta su di voi come parte della sua missione evangelizzatrice del mondo di oggi”. Signis è una rete mondiale di associazioni, istituzioni e persone, che operano nel mondo dei media e la cui azione punta a sensibilizzare i cristiani all’importanza della comunicazione umana in tutte le culture, stimolandoli a far sentire la propria voce in questo importante settore. L’Associazione, che rappresenta i media cattolici nelle diverse organizzazioni e istituzioni governative e non governative, è impegnata a sollecitare politiche che favoriscano una comunicazione rispettosa dei valori cristiani, della giustizia e dei diritti umani; a coinvolgere i professionisti dell’informazione in un dialogo su questioni di etica professionale; a favorire la collaborazione ecumenica e interreligiosa nelle attività di comunicazione. I progetti realizzati da Signis sono molto diversificati. (R.P.) (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2012/06/18/OTHER841585_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">Si è tenuta ieri la cerimonia ufficiale di consegna del decreto con cui il Pontificio Consiglio per i laici ha eretto canonicamente l’associazione internazionale Signis, alla presenza del presidente e dello staff di dirigenza dell’associazione ed anche dei superiori del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali. </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Signis - riferisce l'agenzia Sir - è una realtà associativa, nata nel 2001 dalla fusione di due antiche associazioni che avevano già ricevuto riconoscimenti ed incoraggiamenti dalla Santa Sede: l’Organizzazione cattolica internazionale per il cinema e gli audiovisivi e l’Ufficio internazionale per la radio cattolica. </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Signis conta 150 associazioni membri effettivi e 76 associazioni membri associati, presenti in 122 Paesi così distribuiti: Africa (39), Asia (16), Europa (27), Medio Oriente (3), Nordamerica (7), Oceania (19), Sudamerica (11). Per offrire efficacemente il proprio contributo alla cultura, l’evangelizzazione ha oggi bisogno di avvalersi di tutti i mezzi di comunicazione; in questo campo l’apporto dei fedeli laici è insostituibile. Infatti, “il primo areopago del tempo moderno è il mondo delle comunicazioni”, come recita la Redemptoris Missio, al numero 37: è necessario che i cristiani che accedono attivamente ai “nuovi areopaghi” sappiano far sentire la loro voce ed occorre preparare adeguatamente operatori del settore.</span></p> <p>Proprio per questo, nel discorso tenuto durante tale cerimonia, il cardinale Stanis³aw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, ha voluto ricordare che “Signis è chiamata a formare i laici cattolici che lavorano nel mondo dei media affinché siano veramente sale e luce nonché lievito capace di trasformare il mondo dal suo interno. La vostra testimonianza cristiana è importante per la Chiesa e per il mondo. La Chiesa ha bisogno di questo e conta su di voi come parte della sua missione evangelizzatrice del mondo di oggi”.</p> <p>Signis è una rete mondiale di associazioni, istituzioni e persone, che operano nel mondo dei media e la cui azione punta a sensibilizzare i cristiani all’importanza della comunicazione umana in tutte le culture, stimolandoli a far sentire la propria voce in questo importante settore.</p> <p>L’Associazione, che rappresenta i media cattolici nelle diverse organizzazioni e istituzioni governative e non governative, è impegnata a sollecitare politiche che favoriscano una comunicazione rispettosa dei valori cristiani, della giustizia e dei diritti umani; a coinvolgere i professionisti dell’informazione in un dialogo su questioni di etica professionale; a favorire la collaborazione ecumenica e interreligiosa nelle attività di comunicazione. I progetti realizzati da Signis sono molto diversificati. (R.P.)</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/10/25/erezione_canonica_dellassociazione_signis/1109406">(Da Radio Vaticana)</a>Video: La divisione è la prima arma del demonio2014-10-25T11:59:17+00:00http://www.news.va/it/news/la-divisione-e-la-prima-arma-del-demonio-2Papa Francesco incontra i partecipanti al pellegrinaggio della Famiglia di Schoenstatt, a Roma per il primo centenario della fondazione....<p>Papa Francesco incontra i partecipanti al pellegrinaggio della Famiglia di Schoenstatt, a Roma per il primo centenario della fondazione.</p>Chiese orientali: vescovi di 20 Paesi a Leopoli2014-10-25T11:26:30+00:00http://www.news.va/it/news/chiese-orientali-vescovi-di-20-paesi-a-leopoli È stato sua beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyè, ad aprire, ieri, l’annuale incontro dei gerarchi cattolici orientali d’Europa, organizzato a Leopoli dalla Chiesa greco-cattolica Ucraina con il patrocinio del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). 45 i vescovi presenti, provenienti da 20 Paesi del continente europeo. Il meeting proseguirà fino a domani sul tema “Il ruolo e la missione delle Chiese orientali oggi in Europa”. Shevchuk - riferisce l'agenzia Sir - ha ricordato la “felice ricorrenza dell’incontro” che si svolge in Ucraina in occasione del 25mo anniversario della legalizzazione della Chiesa greco-cattolica del Paese. Successivamente ha preso la parola, mons. Thomas Edward Gullickson, nunzio apostolico in Ucraina, il quale - riferisce una nota Ccee - ha voluto sottolineare come “il Papa e io, il suo rappresentante, siamo convinti che soprattutto il ruolo dei vescovi orientali nell’universo cattolico va riconosciuto e confermato”. Riguardo al tema dell’ecumenismo - il tema del contributo delle Chiese orientali cattoliche al cammino ecumenico sarà affrontata nel corso dell’incontro - l’arcivescovo americano ha affermato: “Il Concilio Vaticano II segnalava un punto di arrivo in un processo secolare, un cammino molto sofferto per le Chiese orientali. Allo stesso tempo si trattava di un punto di partenza che solo ora, dopo cinquant’anni, si rivela sempre più importante per ricomporre l’unità della sua Chiesa come voluta da Cristo-Dio”. In apertura dei lavori è intervenuto anche mons. Mieczyslaw Mokrzycki, arcivescovo latino di Leopoli, che ha portato il “saluto fraterno” della Chiesa di rito latino particolarmente presente in questa parte del territorio ucraino. Nel suo intervento mons. Dimitrios Salachas, esarca apostolico per i cattolici di rito bizantino in Grecia, ripercorrendo il ruolo e la missione di tali comunità nel movimento ecumenico prima e dopo il Concilio Vaticano II, ha mostrato come quest’ultime hanno contribuito a “l’approfondimento e alla rielaborazione dell’ecclesiologia cattolica nei riguardi delle altre Chiese e comunità ecclesiali, particolarmente facendo conoscere prima del Vaticano II nel cattolicesimo occidentale i tesori delle Chiese ortodosse e il loro patrimonio”.  L’esarca ha quindi esortato i confratelli “malgrado le difficoltà, le ostilità e polemiche che subiscono e affrontano in vari Paesi nei rapporti con le Chiese ortodosse” a un forte impegno ecumenico. Dal canto suo il vescovo rumeno di Oradea-Mare, mons. Virgil Bercea ha affermato che “il cristianesimo non deve ritirarsi nell’ambito privato della religiosità individuale, ma deve essere attivo nel difendere i valori morali, la sacralità della vita, essendo chiamato a lottare contro le deviazioni del mondo contemporaneo che colpiscono la dignità umana e vanno contro il piano di Dio”. (R.P.)   (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/04/20/1500258_LancioGrande.JPG" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">È stato sua beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyè, ad aprire, ieri, l’annuale incontro dei gerarchi cattolici orientali d’Europa, organizzato a Leopoli dalla Chiesa greco-cattolica Ucraina con il patrocinio del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). 45 i vescovi presenti, provenienti da 20 Paesi del continente europeo. Il meeting proseguirà fino a domani sul tema “Il ruolo e la missione delle Chiese orientali oggi in Europa”. </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Shevchuk - riferisce l'agenzia Sir - ha ricordato la “felice ricorrenza dell’incontro” che si svolge in Ucraina in occasione del 25mo anniversario della legalizzazione della Chiesa greco-cattolica del Paese. Successivamente ha preso la parola, mons. Thomas Edward Gullickson, nunzio apostolico in Ucraina, il quale - riferisce una nota Ccee - ha voluto sottolineare come “il Papa e io, il suo rappresentante, siamo convinti che soprattutto il ruolo dei vescovi orientali nell’universo cattolico va riconosciuto e confermato”.</span></p> <p>Riguardo al tema dell’ecumenismo - il tema del contributo delle Chiese orientali cattoliche al cammino ecumenico sarà affrontata nel corso dell’incontro - l’arcivescovo americano ha affermato: “Il Concilio Vaticano II segnalava un punto di arrivo in un processo secolare, un cammino molto sofferto per le Chiese orientali. Allo stesso tempo si trattava di un punto di partenza che solo ora, dopo cinquant’anni, si rivela sempre più importante per ricomporre l’unità della sua Chiesa come voluta da Cristo-Dio”.</p> <p>In apertura dei lavori è intervenuto anche mons. Mieczyslaw Mokrzycki, arcivescovo latino di Leopoli, che ha portato il “saluto fraterno” della Chiesa di rito latino particolarmente presente in questa parte del territorio ucraino.</p> <p><span style="line-height: 1.6;">Nel suo intervento mons. Dimitrios Salachas, esarca apostolico per i cattolici di rito bizantino in Grecia, ripercorrendo il ruolo e la missione di tali comunità nel movimento ecumenico prima e dopo il Concilio Vaticano II, ha mostrato come quest’ultime hanno contribuito a “l’approfondimento e alla rielaborazione dell’ecclesiologia cattolica nei riguardi delle altre Chiese e comunità ecclesiali, particolarmente facendo conoscere prima del Vaticano II nel cattolicesimo occidentale i tesori delle Chiese ortodosse e il loro patrimonio”.</span><span style="line-height: 1.6;"> L’esarca ha quindi esortato i confratelli “malgrado le difficoltà, le ostilità e polemiche che subiscono e affrontano in vari Paesi nei rapporti con le Chiese ortodosse” a un forte impegno ecumenico.</span></p> <p>Dal canto suo il vescovo rumeno di Oradea-Mare, mons. Virgil Bercea ha affermato che “il cristianesimo non deve ritirarsi nell’ambito privato della religiosità individuale, ma deve essere attivo nel difendere i valori morali, la sacralità della vita, essendo chiamato a lottare contro le deviazioni del mondo contemporaneo che colpiscono la dignità umana e vanno contro il piano di Dio”. (R.P.)</p> <p> </p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/10/25/chiese_orientali_vescovi_di_20_paesi_a_leopoli/1109403">(Da Radio Vaticana)</a>

  
 Repository Dashboard Riduci
 

 Stampa   
 Il saluto a don Peppino dopo 21 anni a S. Bernardo Riduci

 Stampa   
 Papa Francesco - Udienza 4 giugno 2014 Riduci
Papa Francesco - Foto Udienza 4 giugno 2014

 Stampa   


 Avvisi ai Naviganti Riduci
Lettura documenti in formato PDF - sabato 27 agosto 2011

get_adobe_reader.gifPer visualizzare alcuni documenti presenti in questo sito, è necessario avere installato sul proprio computer il programma Adobe Reader. Se non lo possiedi, puoi scaricarlo gratuitamente seguendo il collegamento...

 maggiori informazioni ...

  
Home:La Parrocchia:News dalla Parrocchia:Lo Sport :L'album dei Ricordi
Copyright (c) 2000-2006 Condizioni d'Uso Dichiarazione per la Privacy