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News.vahttp://www.news.va/2014-12-20T16:12:16+00:00Comunità Papa Giovanni XXIII, testimoni di un amore che salva2014-12-20T16:12:16+00:00http://www.news.va/it/news/comunita-papa-giovanni-xxiii-testimoni-di-un-amore Laici, in maggioranza coppie di sposi, sacerdoti, consacrati presenti in 34 Paesi, persino in Cina, che hanno messo la propria vita a servizio degli ultimi. A presentare a Papa Francesco l’Associazione Papa Giovanni XXIII e le sue iniziative è il responsabile generale,  Giovanni Paolo Ramonda, ma sono soprattutto le storie raccontate da tanti a dare testimonianza della forza trasformante dell’amore ricevuto dalla Comunità. Il servizio di Adriana Masotti : In attesa del Papa e alla sua presenza un susseguirsi di musiche, canzoni, contributi video, coreografie, testimonianze. Poi, il saluto di Ramonda che dipinge così la sua Comunità: “Il parroco nostro amico, direttore di una Caritas diocesana, ci ha detto: ‘Voi siete un po’ come un’isola ecologica della Chiesa, dove arrivano tutti gli scarti. Però, cercate di recuperarli… Il Signore ci vuole bene, ci ama nonostante la nostra piccolezza, la nostra povertà, anche i nostri peccati. Ma ci ha affidato i suoi piccoli, i poveri. Nelle nostre case famiglia si diventa padre e madre di chi non ha nessuno, di coloro ai quali nessuno pensa, dimessi dal carcere, da ospedali psichiatrici, persone in stato di abbandono, profughi “ Come "piccolo" era Gianmaria che per 15 anni ha vissuto di droga e che con l’aiuto della Papa Giovanni è riuscito a ricomporre con tanta fatica tutti i pezzi del puzzle di una vita disperata e ora guarda al futuro con positività. O come Daniele e sua moglie Mira che sono rom e raccontano una storia di degrado, ma anche della possibilità di ricominciare sempre: “Al campo facevano spesso gli sgomberi a causa del fango quando pioveva. Siamo andati a vivere in un parcheggio, in macchina. Eravamo in cinque, con Marcella che aveva un mese. Poi, è passato un fratello della Comunità: non lo conoscevo. La prima volta mi sono spaventato un po’, sai? Ma mi sono fatto coraggio e sono andato con lui. La Comunità Papa Giovanni ci ha accolto: siamo stati per quattro anni alla Capanna di Betlemme: era una vita bella. Poi siamo andati via, perché ho avuto problemi con un ragazzo. Siamo andati di nuovo in un campo nomadi davanti alla discarica che era il regno dei topi. La Comunità però non ci ha abbandonato e ha fatto di tutto per aiutarci ancora. Da un mese ora siamo al Villaggio della Gioia a Forlì. Grazie alla Comunità che ci ha accolto e che ci vuole bene”. E ancora come Joy , una giovane che viene dalla Nigeria: “La mia famiglia era troppo povera. Allora, un amico di mio papà mi ha detto di venire in Italia: ‘C’è un lavoro per te’. Allora sono venuta qua. Poi, la fine: mi ha mandato sulla strada con altre ragazze e mi ha detto: ‘Ok, devi pagare 50 mila euro per poter andare via’. E io ho iniziato a pagare questi soldi. Grazie a Dio, ho trovato una persona della Papa Giovanni, che è venuto da me, abbiamo pregato insieme, abbiamo parlato insieme… Dopo, a seguito di un abuso, sono rimasta incinta e lui mi ha detto: ‘Guarda che quella vita non fa per te' e io ho detto: ‘E’ vero". Poi sono scappata. Adesso io sto bene con mia figlia. Io devo ringraziare tanto la “Papa Giovanni XXIII' per tutto quello che ha fatto per me e anche per la mia famiglia. Grazie". (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/12/20/OSSROM14645_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Laici, in maggioranza coppie di sposi, sacerdoti, consacrati presenti in 34 Paesi, persino in Cina, che hanno messo la propria vita a servizio degli ultimi. A presentare a Papa Francesco l’Associazione Papa Giovanni XXIII e le sue iniziative è il responsabile generale,  Giovanni Paolo Ramonda, ma sono soprattutto le storie raccontate da tanti a dare testimonianza della forza trasformante dell’amore ricevuto dalla Comunità. Il servizio di <strong>Adriana Masotti</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2876049" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00458425.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">In attesa del Papa e alla sua presenza un susseguirsi di musiche, canzoni, contributi video, coreografie, testimonianze. Poi, il saluto di </span><strong style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">Ramonda </strong><span style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">che dipinge così la sua Comunità:</span></p> <p><span style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">“Il parroco nostro amico, direttore di una Caritas diocesana, ci ha detto: ‘Voi siete un po’ come un’isola ecologica della Chiesa, dove arrivano tutti gli scarti. Però, cercate di recuperarli… Il Signore ci vuole bene, ci ama nonostante la nostra piccolezza, la nostra povertà, anche i nostri peccati. Ma ci ha affidato i suoi piccoli, i poveri. Nelle nostre case famiglia si diventa padre e madre di chi non ha nessuno, di coloro ai quali nessuno pensa, dimessi dal carcere, da ospedali psichiatrici, persone in stato di abbandono, profughi “</span></p> <p><span style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">Come "piccolo" era Gianmaria che per 15 anni ha vissuto di droga e che con l’aiuto della Papa Giovanni è riuscito a ricomporre con tanta fatica tutti i pezzi del puzzle di una vita disperata e ora guarda al futuro con positività.</span></p> <p>O come <strong>Daniele </strong>e sua moglie <strong>Mira</strong> che sono rom e raccontano una storia di degrado, ma anche della possibilità di ricominciare sempre:</p> <p><span style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">“Al campo facevano spesso gli sgomberi a causa del fango quando pioveva. Siamo andati a vivere in un parcheggio, in macchina. Eravamo in cinque, con Marcella che aveva un mese. Poi, è passato un fratello della Comunità: non lo conoscevo. La prima volta mi sono spaventato un po’, sai? Ma mi sono fatto coraggio e sono andato con lui. La Comunità Papa Giovanni ci ha accolto: siamo stati per quattro anni alla Capanna di Betlemme: era una vita bella. Poi siamo andati via, perché ho avuto problemi con un ragazzo. Siamo andati di nuovo in un campo nomadi davanti alla discarica che era il regno dei topi. La Comunità però non ci ha abbandonato e ha fatto di tutto per aiutarci ancora. Da un mese ora siamo al Villaggio della Gioia a Forlì. Grazie alla Comunità che ci ha accolto e che ci vuole bene”.</span></p> <p>E ancora come <strong>Joy</strong>, una giovane che viene dalla Nigeria:</p> <p><span style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">“La mia famiglia era troppo povera. Allora, un amico di mio papà mi ha detto di venire in Italia: ‘C’è un lavoro per te’. Allora sono venuta qua. Poi, la fine: mi ha mandato sulla strada con altre ragazze e mi ha detto: ‘Ok, devi pagare 50 mila euro per poter andare via’. E io ho iniziato a pagare questi soldi. Grazie a Dio, ho trovato una persona della Papa Giovanni, che è venuto da me, abbiamo pregato insieme, abbiamo parlato insieme… Dopo, a seguito di un abuso, sono rimasta incinta e lui mi ha detto: ‘Guarda che quella vita non fa per te' e io ho detto: ‘E’ vero". Poi sono scappata. Adesso io sto bene con mia figlia. Io devo ringraziare tanto la “Papa Giovanni XXIII' per tutto quello che ha fatto per me e anche per la mia famiglia. Grazie".</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/12/20/comunità_papa_giovanni_xxiii,_testimoni_dellamore_che_salva/1115549">(Da Radio Vaticana)</a>Il Papa nomina Tauran nuovo camerlengo, il vice è Gloder2014-12-20T15:50:17+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-nomina-tauran-nuovo-camerlengo-il-vice-e-g Papa Francesco ha nominato camerlengo di Santa Romana Chiesa il cardinale Jean‑Louis Tauran , presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, e vice camerlengo mons. Giampiero Gloder , arcivescovo tit. di Telde, nunzio apostolico, presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica. Succedono rispettivamente al cardinale Tarcisio Bertone e a mons. Pier Luigi Celata. Il camerlengo ha il compito di curare e amministrare i beni e i diritti temporali della Santa Sede nel tempo in cui questa è vacante. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/07/02/1532574_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Papa Francesco ha nominato camerlengo di Santa Romana Chiesa il cardinale <strong>Jean‑Louis Tauran</strong>, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, e vice camerlengo mons. <strong>Giampiero Gloder</strong>, arcivescovo tit. di Telde, nunzio apostolico, presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica. Succedono rispettivamente al cardinale Tarcisio Bertone e a mons. Pier Luigi Celata.</p> <p><span style="line-height: 1.6;">Il camerlengo ha il compito di curare e amministrare i beni e i diritti temporali della Santa Sede nel tempo in cui questa è vacante.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/12/20/il_papa_nomina_tauran_nuovo_camerlengo,_il_vice_è_gloder/1115495">(Da Radio Vaticana)</a>Papa a Comunità don Benzi: fede sposta montagne dell'indifferenza2014-12-20T15:44:15+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-a-comunita-di-don-benzi-fede-sposta-montag Contro la schiavitù del male, che sfrutta il prossimo, continuate sempre come il vostro fondatore, don Oreste Benzi, a servire gli ultimi. È l’invito di Papa Francesco alle migliaia di appartenenti all’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ricevuti in udienza in Aula Paolo VI. Il servizio di Alessandro De Carolis : Un aiuto disinteressato che permette di scappare dal marciapiede con una bimbetta in braccio e ridiventare donna dopo essere stata una schiava brutalizzata. O una vita da cocainomane che fa terra bruciata attorno a sé per anni, finché la scelta di farsi aiutare ne fa ritrovare il senso nell’amore verso una figlia e nell’abbraccio a un padre e una madre frettolosamente abbandonati. Storie di ordinaria redenzione nelle case-famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII, fiorite grazie a quella che Francesco chiama “la libertà del bene”, un valore sposato senza riserve dai figli di don Oreste Benzi per donare una nuova possibilità a chi si è perso fra i mille vicoli del male. Una miseria cieca Il Papa si lascia avvolgere dall’affetto delle migliaia di persone che lo accolgono in Aula Paolo VI e più ancora dall’intensità dei loro racconti che ascolta prima di prendere la parola e affrontare il tema della lotta contro ogni forma di schiavitù: "Sono esperienze che mettono in luce le tante forme di povertà da cui purtroppo è ferito il nostro mondo; e rivelano la miseria più pericolosa, causa di tutte le altre: la lontananza da Dio, la presunzione di poter fare a meno di Lui. Questa è la miseria cieca di considerare scopo della propria esistenza la ricchezza materiale, la ricerca del potere e del piacere e di asservire la vita del prossimo al conseguimento di questi obiettivi". La fede sposta le montagne “È la presenza del Signore che segna – afferma Papa Francesco – la differenza tra la libertà del bene e la schiavitù del male, che può metterci in grado di compiere opere buone e di trarne una gioia intima, capace di irradiarsi anche su quelli che ci stanno vicino”: “La presenza del Signore allarga gli orizzonti, risana i pensieri e le emozioni, ci dà la forza necessaria per superare difficoltà e prove. Là dove c’è il Signore Gesù, c’è risurrezione, c’è vita, perché Lui è la risurrezione e la vita. La fede sposta davvero le montagne dell’indifferenza e dell’apatia, del disinteresse e dello sterile ripiegamento su sé stessi”. Don Oreste, uomo degli esclusi Sulle parole di Papa Francesco, e sul suo cuore in costante sintonia con i poveri, aleggia il sorriso bonario e la tonaca consunta di don Oreste Benzi, fondatore dell’Associazione: “Il suo amore per i piccoli e i poveri, per gli esclusi e gli abbandonati, era radicato nell’amore a Gesù crocifisso, che si è fatto povero e ultimo per noi. La sua coraggiosa determinazione nel dare vita a tante iniziative di condivisione in diversi Paesi sgorgava dal fiducioso abbandono alla Provvidenza di Dio; scaturiva dalla fede in Cristo risorto, vivo e operante, capace di moltiplicare le poche forze e le risorse disponibili, come un tempo moltiplicò i pani e i pesci per sfamare le folle”. E ricordatevi sempre, conclude Francesco, quello che don Oreste vi ha insegnato: “Per stare in piedi, bisogna stare in ginocchio”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/12/20/OSSROM14635_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Contro la schiavitù del male, che sfrutta il prossimo, continuate sempre come il vostro fondatore, don Oreste Benzi, a servire gli ultimi. È l’invito di Papa Francesco alle migliaia di appartenenti all’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ricevuti in udienza in Aula Paolo VI. Il servizio di <strong>Alessandro De Carolis</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2874942" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00458361.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Un aiuto disinteressato che permette di scappare dal marciapiede con una bimbetta in braccio e ridiventare donna dopo essere stata una schiava brutalizzata. O una vita da cocainomane che fa terra bruciata attorno a sé per anni, finché la scelta di farsi aiutare ne fa ritrovare il senso nell’amore verso una figlia e nell’abbraccio a un padre e una madre frettolosamente abbandonati.</span></p> <p>Storie di ordinaria redenzione nelle case-famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII, fiorite grazie a quella che Francesco chiama “la libertà del bene”, un valore sposato senza riserve dai figli di don Oreste Benzi per donare una nuova possibilità a chi si è perso fra i mille vicoli del male.</p> <p><strong>Una miseria cieca</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Il Papa si lascia avvolgere dall’affetto delle migliaia di persone che lo accolgono in Aula Paolo VI e più ancora dall’intensità dei loro racconti che ascolta prima di prendere la parola e affrontare il tema della lotta contro ogni forma di schiavitù:</span></p> <p>"Sono esperienze che mettono in luce le tante forme di povertà da cui purtroppo è ferito il nostro mondo; e rivelano la miseria più pericolosa, causa di tutte le altre: la lontananza da Dio, la presunzione di poter fare a meno di Lui. Questa è la miseria cieca di considerare scopo della propria esistenza la ricchezza materiale, la ricerca del potere e del piacere e di asservire la vita del prossimo al conseguimento di questi obiettivi".</p> <p><strong>La fede sposta le montagne</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">“È la presenza del Signore che segna – afferma Papa Francesco – la differenza tra la libertà del bene e la schiavitù del male, che può metterci in grado di compiere opere buone e di trarne una gioia intima, capace di irradiarsi anche su quelli che ci stanno vicino”:</span></p> <p>“La presenza del Signore allarga gli orizzonti, risana i pensieri e le emozioni, ci dà la forza necessaria per superare difficoltà e prove. Là dove c’è il Signore Gesù, c’è risurrezione, c’è vita, perché Lui è la risurrezione e la vita. La fede sposta davvero le montagne dell’indifferenza e dell’apatia, del disinteresse e dello sterile ripiegamento su sé stessi”.</p> <p><strong>Don Oreste, uomo degli esclusi</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Sulle parole di Papa Francesco, e sul suo cuore in costante sintonia con i poveri, aleggia il sorriso bonario e la tonaca consunta di don Oreste Benzi, fondatore dell’Associazione:</span></p> <p>“Il suo amore per i piccoli e i poveri, per gli esclusi e gli abbandonati, era radicato nell’amore a Gesù crocifisso, che si è fatto povero e ultimo per noi. La sua coraggiosa determinazione nel dare vita a tante iniziative di condivisione in diversi Paesi sgorgava dal fiducioso abbandono alla Provvidenza di Dio; scaturiva dalla fede in Cristo risorto, vivo e operante, capace di moltiplicare le poche forze e le risorse disponibili, come un tempo moltiplicò i pani e i pesci per sfamare le folle”.</p> <p>E ricordatevi sempre, conclude Francesco, quello che don Oreste vi ha insegnato: “Per stare in piedi, bisogna stare in ginocchio”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/12/20/francesco_la_fede_sposta_le_montagne_del_disinteresse/1115517">(Da Radio Vaticana)</a>Francesco: presepe e albero messaggeri di luce, speranza e amore2014-12-20T14:05:16+00:00http://www.news.va/it/news/papa-presepio-e-albero-messaggeri-di-luce-speranza Nel giorno dell'inaugurazione in Piazza San Pietro del presepe e dell’albero di Natale, il Papa ha ricevuto in udienza le istituzioni responsabili di questi “bellissimi doni natalizi”, come Lui stesso li ha definiti, “che saranno ammirati dai pellegrini di ogni parte del mondo”. Si tratta della Fondazione Arena di Verona e dell’Amministrazione Provinciale di Catanzaro. Francesco ha ribadito quanto presepio e albero siano segni cristiani che richiamano il Mistero dell’Incarnazione, ma tocchino anche il cuore di tutti, perché messaggeri di un invito all' unità, alla concordia e alla pace. Il servizio di Gabriella Ceraso : Il grande abete bianco di 25 metri arriva dal cuore di Vibo Valentia e la scenografia del ”presepe in Opera”, dal mondo della lirica scaligera con una ventina di statue di terracotta a grandezza naturale per un totale di 24 metri di lunghezza e 12 di larghezza. Essi” esprimono le tradizioni e la spiritualità delle vostre Regioni” ha detto il Papa parlando ai vescovi e alle delegazioni istituzionali di Veneto e Calabria: “I valori del cristianesimo, infatti, hanno fecondato la cultura, la letteratura, la musica e l’arte delle vostre terre; e ancora oggi tali valori costituiscono un prezioso patrimonio da conservare e trasmettere alla future generazioni. Simboli per credenti e non credenti Nel presepio e nell’albero, ha spiegato il Pontefice, ritroviamo segni cari e suggestivi per i cristiani , ma anche un messaggio valido per tutti: “Essi richiamano il Mistero dell’incarnazione, il Figlio unigenito di Dio fattosi uomo per salvarci, e la luce che Gesù ha portato al mondo con la sua nascita. Ma il presepe e l’albero toccano il cuore di tutti, anche di coloro che non credono, perché parlano di fraternità, di intimità e di amicizia, chiamando gli uomini del nostro tempo a riscoprire la bellezza della semplicità, della condivisione e della solidarietà” Messaggi di luce e esperanza Dunque un invito all’unità, alla concordia e alla pace e a fare posto a Dio nella nostra vita “Il quale non viene con arroganza ad imporre la sua potenza, ma ci offre il suo amore onnipotente attraverso la fragile figura di un Bimbo. Il presepe e l’albero portano quindi un messaggio di luce, di speranza e di amore” “Seguiamo Lui, Luce vera” è l’augurio che il Papa lascia alle delegazioni del Veneto e della Calabria,”per non smarrirci e per riflettere a nostra volta luce e calore su quanti attraversano momenti di difficoltà e di buio interiore”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/12/19/ANSA716587_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Nel giorno dell'inaugurazione in Piazza San Pietro del presepe e dell’albero di Natale, il Papa ha ricevuto in udienza le istituzioni responsabili di questi “bellissimi doni natalizi”, come Lui stesso li ha definiti, “che saranno ammirati dai pellegrini di ogni parte del mondo”. Si tratta della Fondazione Arena di Verona e dell’Amministrazione Provinciale di Catanzaro. Francesco ha ribadito quanto presepio e albero siano segni cristiani che richiamano il Mistero dell’Incarnazione, ma tocchino anche il cuore di tutti, perché messaggeri di un invito all' unità, alla concordia e alla pace. Il servizio di <strong>Gabriella Ceraso</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2869473" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00458178.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p>Il grande abete bianco di 25 metri arriva dal cuore di Vibo Valentia e la scenografia del ”presepe in Opera”, dal mondo della lirica scaligera con una ventina di statue di terracotta a grandezza naturale per un totale di 24 metri di lunghezza e 12 di larghezza. Essi” esprimono le tradizioni e la spiritualità delle vostre Regioni” ha detto il Papa parlando ai vescovi e alle delegazioni istituzionali di Veneto e Calabria:</p> <p><span style="line-height: 1.6;">“I valori del cristianesimo, infatti, hanno fecondato la cultura, la letteratura, la musica e l’arte delle vostre terre; e ancora oggi tali valori costituiscono un prezioso patrimonio da conservare e trasmettere alla future generazioni.</span></p> <p><strong><span style="line-height: 1.6;">Simboli per credenti e non credenti</span></strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Nel presepio e nell’albero, ha spiegato il Pontefice, ritroviamo segni cari e suggestivi per i cristiani , ma anche un messaggio valido per tutti:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Essi richiamano il Mistero dell’incarnazione, il Figlio unigenito di Dio fattosi uomo per salvarci, e la luce che Gesù ha portato al mondo con la sua nascita. Ma il presepe e l’albero toccano il cuore di tutti, anche di coloro che non credono, perché parlano di fraternità, di intimità e di amicizia, chiamando gli uomini del nostro tempo a riscoprire la bellezza della semplicità, della condivisione e della solidarietà”</span></p> <p><strong>Messaggi di luce e esperanza</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Dunque un invito all’unità, alla concordia e alla pace e a fare posto a Dio nella nostra vita</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Il quale non viene con arroganza ad imporre la sua potenza, ma ci offre il suo amore onnipotente attraverso la fragile figura di un Bimbo. Il presepe e l’albero portano quindi un messaggio di luce, di speranza e di amore”</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Seguiamo Lui, Luce vera” è l’augurio che il Papa lascia alle delegazioni del Veneto e della Calabria,”per non smarrirci e per riflettere a nostra volta luce e calore su quanti attraversano momenti di difficoltà e di buio interiore”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/12/19/papa_presepio_e_albero_invito_a_unità_e_pace/1115370">(Da Radio Vaticana)</a>P. Cantalamessa: Dio ci ama, questa è la pace del cuore2014-12-20T08:42:15+00:00http://www.news.va/it/news/p-cantalamessa-dio-ci-ama-questa-e-la-pace-del-cuo Per conservare la pace il “mezzo più efficace” sta nella “certezza di essere amati da Dio”. Lo ha affermato padre Raniero Cantalamessa nella terza predica di Avvento, temuta davanti al Papa e alla Curia Romana, dedicata al tema “la pace, frutto dello Spirito”. Il servizio di Alessandro De Carolis : Intuizioni mistiche folgoranti, dure pratiche ascetiche. Percorsi diversi con un unico obiettivo: arrivare a ottenere la pace interiore. Due millenni di storia cristiana hanno visto Santi e pensatori cimentarsi in questa scalata alla vetta della pace dello spirito e padre Raniero Cantalamessa ha ricordato alcune delle figure che più hanno inciso in questo ambito nella tradizione spirituale della Chiesa. Al terzo posto San Paolo – ha detto anzitutto il predicatore pontificio – quando parla dei “frutti dello Spirito” colloca la pace “al terzo posto”, dopo l’amore e la gioia e prima della benevolenza e della bontà fino al dominio di sé. E mentre i carismi, ha distinto, sono diversi e “opera esclusiva dello Spirito” – che li concede a chi e quando vuole – i frutti dello Spirito sono invece “identici per tutti”. In altre parole, non tutti nella Chiesa possono essere apostoli e profeti, ma tutti “possono e debbono essere caritatevoli, pazienti, umili, pacifici” e così via. Dunque, la pace frutto dello Spirito – ha messo in chiaro padre Cantalamessa – indica la condizione, lo stato d’animo e lo stile di vita di chi, “mediante sforzo e vigilanza, ha raggiunto una certa pacificazione interiore”. Riposo è nella volontà di Dio Sant’Agostino è colui che ha cominciato nella Chiesa ha indicare una delle vie accessibili alla pace interiore, tanto ai contemplativi quanto ai cristiani di vita attiva. E mentre sulla terra – scriveva il santo d'Ippona – “il luogo del nostro riposo è la volontà di Dio – in cielo questo luogo sarà “Dio stesso”: “In quella pace non è necessario che la ragione domini gli impulsi perché non ci saranno, ma Dio dominerà l’uomo, l’anima spirituale il corpo e sarà così grande la serenità e la disponibilità alla sottomissione, quanto è grande la delizia del vivere e dominare. E allora in tutti e singoli questa condizione sarà eterna e si avrà la certezza che è eterna e perciò la pace di tale felicità ossia la felicità di tale pace sarà il sommo bene”. Indifferenti e mai curiosi Celebre, per percorrere la via della pace, fu anche la “dottrina della santa indifferenza” di Ignazio di Loyola – dove le preferenze personali si mettono da parte per cui ciò che dà pace al cuore, dopo lungo discernimento, è ciò che è conforme al volere di Dio. Oppure, nell’“Imitazione di Cristo”, un mezzo suggerito è quello di evitare “la vana curiosità” perché ciò che conta è seguire Gesù senza dare peso a ciò che fanno gli altri. In tutti questi e altri modi, ha spiegato padre Cantalamessa, ciò che viene in evidenza è “lotta della carne contro lo spirito”: “Lo Spirito Santo non è la ricompensa ai nostri sforzi di mortificazione, ma ciò che li rende possibili e fruttuosi; non è solo alla fine ma anche all’inizio del processo (...) In questo senso si dice che la pace è frutto dello Spirito; essa è il risultato del nostro sforzo, reso possibile dallo Spirito di Cristo. Una mortificazione volontaristica e troppo fiduciosa di se stessa può diventare – e lo è diventata spesso – anch’essa un’opera della carne”. Pace è certezza che Dio ci ama Per padre Cantalamessa, “il mezzo più efficace per conservare la pace del cuore” riposa soprattutto in una certezza, quella “di essere amati da Dio”, così come gli angeli affermano la notte della Natività: “Pace in terra agli uomini che Dio ama”. E qui il predicatore francescano fa risaltare la profonda diversità tra il significato che il Vangelo attribuisce a quel “divino beneplacito” annunciato dagli angeli, rispetto a quello datogli ad esempio dalla setta degli Esseni di Qumran, per i quali gli uomini amati da Dio sono solo un gruppo di eletti: “Presso gli esseni di Qumran 'il divino beneplacito' discrimina; sono soltanto gli adepti della setta. Nel vangelo “gli uomini della divina benevolenza” sono tutti gli uomini, senza eccezione (...). Se la pace fosse accordata agli uomini per la loro “buona volontà”, allora sì che essa sarebbe limitata a pochi, a quelli che la meritano; ma siccome è accordata per la buona volontà di Dio, per grazia, essa è offerta a tutti”. Solo Dio basta Santa Teresa d’Avila, conclude padre Cantalamessa, “ci ha lasciato una specie di testamento, che è utile ripeterci ogni volta che abbiamo bisogno di ritrovare la pace del cuore”: “Nulla ti turbi, nulla ti spaventi; tutto passa, Dio non cambia; la pazienza ottiene tutto; a chi ha Dio nulla gli manca. Solo Dio basta”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/12/05/AP2667977_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Per conservare la pace il “mezzo più efficace” sta nella “certezza di essere amati da Dio”. Lo ha affermato padre Raniero Cantalamessa nella terza predica di Avvento, temuta davanti al Papa e alla Curia Romana, dedicata al tema “la pace, frutto dello Spirito”. Il servizio di <strong>Alessandro De Carolis</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2869551" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00458187.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Intuizioni mistiche folgoranti, dure pratiche ascetiche. Percorsi diversi con un unico obiettivo: arrivare a ottenere la pace interiore. Due millenni di storia cristiana hanno visto Santi e pensatori cimentarsi in questa scalata alla vetta della pace dello spirito e padre Raniero Cantalamessa ha ricordato alcune delle figure che più hanno inciso in questo ambito nella tradizione spirituale della Chiesa.</span></p> <p><strong>Al terzo posto</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">San Paolo – ha detto anzitutto il predicatore pontificio – quando parla dei “frutti dello Spirito” colloca la pace “al terzo posto”, dopo l’amore e la gioia e prima della benevolenza e della bontà fino al dominio di sé. E mentre i carismi, ha distinto, sono diversi e “opera esclusiva dello Spirito” – che li concede a chi e quando vuole – i frutti dello Spirito sono invece “identici per tutti”. In altre parole, non tutti nella Chiesa possono essere apostoli e profeti, ma tutti “possono e debbono essere caritatevoli, pazienti, umili, pacifici” e così via. Dunque, la pace frutto dello Spirito – ha messo in chiaro padre Cantalamessa – indica la condizione, lo stato d’animo e lo stile di vita di chi, “mediante sforzo e vigilanza, ha raggiunto una certa pacificazione interiore”.</span></p> <p><strong>Riposo è nella volontà di Dio</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Sant’Agostino è colui che ha cominciato nella Chiesa ha indicare una delle vie accessibili alla pace interiore, tanto ai contemplativi quanto ai cristiani di vita attiva. E mentre sulla terra – scriveva il santo d'Ippona – “il luogo del nostro riposo è la volontà di Dio – in cielo questo luogo sarà “Dio stesso”:</span></p> <p>“In quella pace non è necessario che la ragione domini gli impulsi perché non ci saranno, ma Dio dominerà l’uomo, l’anima spirituale il corpo e sarà così grande la serenità e la disponibilità alla sottomissione, quanto è grande la delizia del vivere e dominare. E allora in tutti e singoli questa condizione sarà eterna e si avrà la certezza che è eterna e perciò la pace di tale felicità ossia la felicità di tale pace sarà il sommo bene”.</p> <p><strong>Indifferenti e mai curiosi</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Celebre, per percorrere la via della pace, fu anche la “dottrina della santa indifferenza” di Ignazio di Loyola – dove le preferenze personali si mettono da parte per cui ciò che dà pace al cuore, dopo lungo discernimento, è ciò che è conforme al volere di Dio. Oppure, nell’“Imitazione di Cristo”, un mezzo suggerito è quello di evitare “la vana curiosità” perché ciò che conta è seguire Gesù senza dare peso a ciò che fanno gli altri. In tutti questi e altri modi, ha spiegato padre Cantalamessa, ciò che viene in evidenza è “lotta della carne contro lo spirito”:</span></p> <p>“Lo Spirito Santo non è la ricompensa ai nostri sforzi di mortificazione, ma ciò che li rende possibili e fruttuosi; non è solo alla fine ma anche all’inizio del processo (...) In questo senso si dice che la pace è frutto dello Spirito; essa è il risultato del nostro sforzo, reso possibile dallo Spirito di Cristo. Una mortificazione volontaristica e troppo fiduciosa di se stessa può diventare – e lo è diventata spesso – anch’essa un’opera della carne”.</p> <p><strong>Pace è certezza che Dio ci ama</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Per padre Cantalamessa, “il mezzo più efficace per conservare la pace del cuore” riposa soprattutto in una certezza, quella “di essere amati da Dio”, così come gli angeli affermano la notte della Natività: “Pace in terra agli uomini che Dio ama”. E qui il predicatore francescano fa risaltare la profonda diversità tra il significato che il Vangelo attribuisce a quel “divino beneplacito” annunciato dagli angeli, rispetto a quello datogli ad esempio dalla setta degli Esseni di Qumran, per i quali gli uomini amati da Dio sono solo un gruppo di eletti:</span></p> <p>“Presso gli esseni di Qumran 'il divino beneplacito' discrimina; sono soltanto gli adepti della setta. Nel vangelo “gli uomini della divina benevolenza” sono tutti gli uomini, senza eccezione (...). Se la pace fosse accordata agli uomini per la loro “buona volontà”, allora sì che essa sarebbe limitata a pochi, a quelli che la meritano; ma siccome è accordata per la buona volontà di Dio, per grazia, essa è offerta a tutti”.</p> <p><strong>Solo Dio basta</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Santa Teresa d’Avila, conclude padre Cantalamessa, “ci ha lasciato una specie di testamento, che è utile ripeterci ogni volta che abbiamo bisogno di ritrovare la pace del cuore”:</span></p> <p>“Nulla ti turbi, nulla ti spaventi; tutto passa, Dio non cambia; la pazienza ottiene tutto; a chi ha Dio nulla gli manca. Solo Dio basta”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/12/19/p_cantalamessa_dio_ci_ama,_questa_è_la_pace_del_cuore/1115380">(Da Radio Vaticana)</a>Il Papa al Coni: lo sport, di casa nella Chiesa, apre vie di pace2014-12-19T14:27:16+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-al-coni-lo-sport-di-casa-nella-chiesa-apre Un variegato mosaico rende possibile un’armonia delle diversità. E’ lo sport, che da sempre “ha favorito un universalismo caratterizzato da fraternità e amicizia tra i popoli”. Così Papa Francesco nel discorso rivolto ai dirigenti e agli atleti del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (Coni), che quest’anno festeggia il centenario. Ogni evento sportivo - ha aggiunto il Papa – può aprire vie nuove, a volte insperate, nel superamento di conflitti. Il servizio di Amedeo Lomonaco : “La centralità della persona, lo sviluppo armonico dell’uomo, la difesa della dignità umana”, il contributo alla costruzione di un mondo migliore, senza conflitti, sono i principali scopi indicati nella Carta Olimpica e ricordati da Papa Francesco. “Lo sport è di casa nella Chiesa”. Una sfida – ha aggiunto il Santo Padre - accomuna tutti, non solo gli atleti: “Quella di assumere la fatica, il sacrificio, per raggiungere le mete importanti della vita, accettando i propri limiti senza lasciarsi bloccare da essi ma cercando di superarsi. Vi invito a continuare su questa strada”. Dal Papa anche l’incoraggiamento, rivolto agli atleti e ai dirigenti del Coni, a proseguire nel lavoro educativo realizzato “nelle scuole, nel mondo del lavoro e della solidarietà”, per favorire “uno sport accessibile a tutti”: “Uno sport inclusivo delle persone con diverse disabilità, degli stranieri, di chi vive nelle periferie e ha bisogno di spazi di incontro, socialità, condivisione e gioco; uno sport non finalizzato all’utile, ma allo sviluppo della persona umana, con stile di gratuità”. Il Santo Padre ha anche sottolineato che il Coni per primo – imitato sempre più da altri Comitati nazionali – “ha accolto la figura del cappellano olimpico”: “È una presenza amica che vuole manifestare la vicinanza della Chiesa anche nello stimolare negli sportivi un forte senso di agonismo spirituale”. Il Pontefice, ricordando la recente candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, ha infine rivolto i propri auguri per il Santo Natale: “Auguri anche per la candidatura di Roma ad ospitare i Giochi Olimpici del 2024. Io non ci sarò! Il Signore benedica tutti voi e le vostre famiglie. Per favore, non dimenticate di pregare per me, Buon Natale!”. Prima del discorso di Papa Francesco, atleti e dirigenti del Coni hanno partecipato, nella Basilica di San Pietro, alla Santa Messa presieduta dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente Pontificio Consiglio Cultura. Lo sport – ha detto il porporato - conservi la sua purezza e innocenza senza subire trasformazioni affidate a elementi fisici, chimici o materiali. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/12/19/AFP3776655_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">Un variegato mosaico rende possibile un’armonia delle diversità. E’ lo sport, che da sempre “ha favorito un universalismo caratterizzato da fraternità e amicizia tra i popoli”. Così Papa Francesco nel discorso rivolto ai dirigenti e agli atleti del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (Coni), che quest’anno festeggia il centenario. Ogni evento sportivo - ha aggiunto il Papa – può aprire vie nuove, a volte insperate, nel superamento di conflitti. Il servizio di <strong>Amedeo Lomonaco</strong>:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;"><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2869509" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00458183.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“La centralità della persona, lo sviluppo armonico dell’uomo, la difesa della dignità umana”, il contributo alla costruzione di un mondo migliore, senza conflitti, sono i principali scopi indicati nella Carta Olimpica e ricordati da Papa Francesco. “Lo sport è di casa nella Chiesa”. Una sfida – ha aggiunto il Santo Padre - accomuna tutti, non solo gli atleti:</span></p> <p>“Quella di assumere la fatica, il sacrificio, per raggiungere le mete importanti della vita, accettando i propri limiti senza lasciarsi bloccare da essi ma cercando di superarsi. Vi invito a continuare su questa strada”.</p> <p><span style="line-height: 1.6;">Dal Papa anche l’incoraggiamento, rivolto agli atleti e ai dirigenti del Coni, a proseguire nel lavoro educativo realizzato “nelle scuole, nel mondo del lavoro e della solidarietà”, per favorire “uno sport accessibile a tutti”:</span></p> <p>“Uno sport inclusivo delle persone con diverse disabilità, degli stranieri, di chi vive nelle periferie e ha bisogno di spazi di incontro, socialità, condivisione e gioco; uno sport non finalizzato all’utile, ma allo sviluppo della persona umana, con stile di gratuità”.</p> <p>Il Santo Padre ha anche sottolineato che il Coni per primo – imitato sempre più da altri Comitati nazionali – “ha accolto la figura del cappellano olimpico”:</p> <p><span style="line-height: 1.6;">“È una presenza amica che vuole manifestare la vicinanza della Chiesa anche nello stimolare negli sportivi un forte senso di agonismo spirituale”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Il Pontefice, ricordando la recente candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, ha infine rivolto i propri auguri per il Santo Natale:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Auguri anche per la candidatura di Roma ad ospitare i Giochi Olimpici del 2024. Io non ci sarò! Il Signore benedica tutti voi e le vostre famiglie. Per favore, non dimenticate di pregare per me, Buon Natale!”.</span></p> <p>Prima del discorso di Papa Francesco, atleti e dirigenti del Coni hanno partecipato, nella Basilica di San Pietro, alla Santa Messa presieduta dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente Pontificio Consiglio Cultura. Lo sport – ha detto il porporato - conservi la sua purezza e innocenza senza subire trasformazioni affidate a elementi fisici, chimici o materiali.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/12/19/il_papa_al_coni_lo_sport_apre_vie_di_pace/1115362">(Da Radio Vaticana)</a>

  
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