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   Riduci

Lingue di fuoco nel cielo: si accende l’impianto del gas


Un’auto finisce a ruote all’aria: coinvolta una ragazza


I vigili del fuoco di Lodi al lavoro tra le macerie dell’hotel Roma


Ex insegnante della Gaffurio morta tra le macerie di Amatrice


Iniziativa di una bambina: «Raccogliamo giocattoli per i bambini terremotati»


I bracconieri “padroni” dei nostri fiumi: razzìe ogni notte


Alba di fuoco a Casale: auto brucia in piazza del Popolo


Boom di interventi d’urgenza: allarme infarti nel Lodigiano


Una super-famiglia per nonna Francesca che compie 104 anni


Orti urbani, Cetem e Icr: così il Pd ribatte ai 5 Stelle


Sicurezza, entro fine mese le telecamere saranno operative


Selfie sui binari mentre arriva il treno: ancora allarme a Melegnano


Vende tartarughe e minaccia un 70enne: denunciato un 26enne


Crespiatica si ferma per l’addio al 16enne morto in scooter


San Donato, con la Porsche sfonda il cancello della caserma dei carabinieri


Alluvione 2014: in arrivo 2 milioni dalla Regione per i lavori


Il cinema piange Gene Wilder, il mattatore di “Frankenstein Jr.”


Le diocesi di Lodi e di Milano lanciano una raccolta fondi


Rockets, dagli anni ’80 il “mito” arriva a Lodi
La storica band, che ideò il genere dello “space-rock”, si esibirà il 16 settembre all’ex Otto Blues di viale Pavia in un concerto-revival per gli amanti del vintage.

Il bar dell’oratorio di Boffalora sale a comandare


Amatori, subito un bagno di folla


Stigmatizziamo con decisione lo scempio: danni per 1500 euro


  
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AVVISO AI NAVIGANTI - lunedì 2 novembre 2015
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Dalla Santa Sede  Dalla Santa Sede Riduci
News.vahttp://www.news.va/2016-08-29T13:28:02+00:00Il Papa incontra Zuckerberg: al centro uso tecnologie contro povertà2016-08-29T13:28:02+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-incontra-zuckerberg-al-centro-uso-tecnolog Papa Francesco ha ricevuto oggi in Vaticano, Mark Zuckerberg, fondatore e capo di Facebook, che era accompagnato dalla moglie Priscilla Chan. Il Papa e Zuckerberg, si legge in una nota del direttore della Sala Stampa vaticana, Greg Burke, "hanno parlato di come usare le tecnologie di comunicazione per alleviare la povertà, incoraggiare una cultura dell'incontro e fare arrivare un messaggio di speranza, specialmente alle persone più disagiate”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/08/29/ANSA1058382_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Papa Francesco ha ricevuto oggi in Vaticano, Mark Zuckerberg, fondatore e capo di Facebook, che era accompagnato dalla moglie Priscilla Chan. Il Papa e Zuckerberg, si legge in una nota del direttore della Sala Stampa vaticana, Greg Burke, "hanno parlato di come usare le tecnologie di comunicazione per alleviare la povertà, incoraggiare una cultura dell'incontro e fare arrivare un messaggio di speranza, specialmente alle persone più disagiate”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/29/papa_incontra_zuckerberg_uso_tecnologie_contro_povertà/1254333">(Da Radio Vaticana)</a>Papa: in Europa urge rinnovare il legame con le radici cristiane2016-08-29T12:08:05+00:00http://www.news.va/it/news/papa-in-europa-urge-rinnovare-il-legame-con-le-rad Rievangelizzare i cristiani che hanno smarrito il legame con la propria fede. È l’obiettivo del 14.mo Simposio Intercristiano in corso da ieri e fino a domani a Salonicco, in Grecia. Ai partecipanti Papa Francesco ha inviato un Messaggio attraverso il cardinale Kurt Koch, capo del dicastero Vaticano per l’unità dei cristiani. Il servizio di Alessandro De Carolis : Battezzati che vivono come se Dio non esistesse. Una realtà diffusissima nel Vecchio continente. Persone, scrive Francesco nel suo Messaggio, che “non sono coscienti del dono della fede ricevuto, non ne sperimentano la consolazione e non sono pienamente partecipi della vita della comunità cristiana”. È nei loro riguardi che si rende necessario “il bisogno di una rievangelizzazione delle comunità cristiane in Europa”, come recita il titolo del XIV Simposio Intercristiano, cui il Papa si rivolge, definendo benemerita “l’iniziativa” promossa dall’Istituto Francescano di Spiritualità della Pontificia Università Antonianum e dal Dipartimento di Teologia della Facoltà Teologica Ortodossa dell’Università Aristoteles di Salonicco. Un incontro che favorisce, sottolinea, “il confronto teologico e culturale tra cattolici ed ortodossi” con l’obiettivo di affrontare, osserva, la “sfida” di rinnovare quei legami con le “radici cristiane” che “sempre meno” sono percepite e per i quali è dunque “chiaramente” necessaria, scrive il Papa, “una nuova opera di evangelizzazione”. Auspico che il Simposio, con l’aiuto delle riflessioni e dello “scambio tra studiosi cattolici e ortodossi”, possa contribuire – conclude Francesco – a “individuare strade nuove, metodi creativi e un linguaggio adatto per far giungere l’annuncio di Gesù Cristo, in tutta la sua bellezza, all’uomo europeo contemporaneo”. Anche il Patriarca ecumenico ortodosso, Bartolomeo I, in un analogo messaggio parla di ruolo “importante e nodale” dei cristiani in “un’epoca in cui – afferma – la collaborazione e l’unità diventano sempre più necessarie”. Il capo della Chiesa di Costantinopoli si concentra in particolare sulle ferite inferte all’Europa dai recenti attacchi terroristici. Essi, sostiene, “dimostrano l’assoluta necessità che il Continente venga rievangelizzato, perché il problema non consiste tanto nello sviluppo del terrorismo da parte di membri di una particolare religione, quanto nella estesa scristianizzazione dell’Europa che durante gli ultimi decenni segue un cammino di continuo allontanamento dai valori e delle tradizioni cristiane e sta adottando nuove teorie e costumi che si oppongono completamente alla legge di Dio”. “L’amore per il dialogo, per la pacifica risoluzione dei contrasti e per la riconciliazione – conclude Bartolomeo I – unisce i cristiani e la consapevolezza che Cristo è la grande e unica speranza del mondo” costituisce inoltre “una dinamica che tutti dobbiamo adottare e vivere con le nostre opere e con le nostre parole”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/11/25/AFP3722038_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Rievangelizzare i cristiani che hanno smarrito il legame con la propria fede. È l’obiettivo del 14.mo Simposio Intercristiano in corso da ieri e fino a domani a Salonicco, in Grecia. Ai partecipanti Papa Francesco ha inviato un Messaggio attraverso il cardinale Kurt Koch, capo del dicastero Vaticano per l’unità dei cristiani. Il servizio di <strong>Alessandro De Carolis</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_8182343" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00545727.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00545727.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Battezzati che vivono come se Dio non esistesse. Una realtà diffusissima nel Vecchio continente. Persone, scrive Francesco nel suo Messaggio, che “non sono coscienti del dono della fede ricevuto, non ne sperimentano la consolazione e non sono pienamente partecipi della vita della comunità cristiana”. È nei loro riguardi che si rende necessario “il bisogno di una rievangelizzazione delle comunità cristiane in Europa”, come recita il titolo del XIV Simposio Intercristiano, cui il Papa si rivolge, definendo benemerita “l’iniziativa” promossa dall’Istituto Francescano di Spiritualità della Pontificia Università </span><em style="line-height: 1.6;">Antonianum </em><span style="line-height: 1.6;">e dal Dipartimento di Teologia della Facoltà Teologica Ortodossa dell’Università </span><em style="line-height: 1.6;">Aristoteles </em><span style="line-height: 1.6;">di Salonicco.</span></p> <p>Un incontro che favorisce, sottolinea, “il confronto teologico e culturale tra cattolici ed ortodossi” con l’obiettivo di affrontare, osserva, la “sfida” di rinnovare quei legami con le “radici cristiane” che “sempre meno” sono percepite e per i quali è dunque “chiaramente” necessaria, scrive il Papa, “una nuova opera di evangelizzazione”. Auspico che il Simposio, con l’aiuto delle riflessioni e dello “scambio tra studiosi cattolici e ortodossi”, possa contribuire – conclude Francesco – a “individuare strade nuove, metodi <em>creativi e un </em>linguaggio adatto <em>per </em>far giungere l’annuncio di Gesù Cristo, in tutta la sua bellezza, all’uomo europeo contemporaneo”.</p> <p>Anche il Patriarca ecumenico ortodosso, Bartolomeo I, in un analogo messaggio parla di ruolo “importante e nodale” dei cristiani in “un’epoca in cui – afferma – la collaborazione e l’unità diventano sempre più necessarie”. Il capo della Chiesa di Costantinopoli si concentra in particolare sulle ferite inferte all’Europa dai recenti attacchi terroristici. Essi, sostiene, “dimostrano l’assoluta necessità che il Continente venga rievangelizzato, perché il problema non consiste tanto nello sviluppo del terrorismo da parte di membri di una particolare religione, quanto nella estesa scristianizzazione dell’Europa che durante gli ultimi decenni segue un cammino di continuo allontanamento dai valori e delle tradizioni cristiane e sta adottando nuove teorie e costumi che si oppongono completamente alla legge di Dio”.</p> <p>“L’amore per il dialogo, per la pacifica risoluzione dei contrasti e per la riconciliazione – conclude Bartolomeo I – unisce i cristiani e la consapevolezza che Cristo è la grande e unica speranza del mondo” costituisce inoltre “una dinamica che tutti dobbiamo adottare e vivere con le nostre opere e con le nostre parole”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/29/papa_in_europa_urge_rinnovare_il_legame_col_vangelo/1254304">(Da Radio Vaticana)</a>Mons. Pompili: grati al Papa, la Chiesa è accanto alla popolazione2016-08-28T14:39:18+00:00http://www.news.va/it/news/mons-pompili-grati-al-papa-la-chiesa-e-accanto-all Nella tendopoli principale di Amatrice, vicino al campo sportivo, questa mattina è stato proprio mons. Domenico Pompili a celebrare la Messa. Non sono mai mancate, in questi giorni, le celebrazioni per gli sfollati e le famiglie delle vittime. Ma al vescovo di Rieti preme soprattutto che queste persone al dolore possano affiancare una speranza forte che la ricostruzione avvenga nel rispetto delle regole per poter parlare di futuro. La nostra inviata, Gabriella Ceraso, lo ha intervistato: R. -  Credo che la cosa più semplice sia quella che stanno facendo in tanti: esserci e starci, possibilmente per molti anche rimanerci. Credo che questo sia l’unico modo per lenire quella che al momento è certamente una situazione dilaniante. D. - Si parla tanto di ricostruzione. È necessario farla anche rispetto a dei criteri di onestà, di giustizia, sfuggendo quella che è la corruzione, un male grave. Da cristiano, cosa dire? R. - Più che parlare di ricostruzione preferirei commentare la ricostruzione, cioè passare dal piano delle buone intenzioni a quello che poi si realizzerà. In questo preciso momento siamo ancora nella fase del dolore e in un certo senso della vicinanza. A breve dovrebbe partire questa fase, per cui mi auguro che quello che si è detto qui possa trovare riscontro. Mi piacerebbe appunto commentare a cose fatte. D. - Lei è stato accanto al presidente Mattarella, alle autorità che sono state qui; sicuramente una presenza importante. Che percezione ha avuto? Cambieranno un po’ le cose? R. - Ho l’impressione che ci sia stata una sincera partecipazione da parte  del presidente Mattarella che con il suo stile discreto, ma molto prossimo, ha saputo infondere fiducia. Credo che, data la limitatezza, di questo territorio, nonostante il numero esorbitante delle vittime, la politica possa effettivamente dar seguito concretamente a tali progetti. Questo è quello che io mi auguro e per il quale cercherò di fare il possibile. D. - La gente: lei conosce il carattere di questa popolazione. Di cosa ha veramente bisogno? Che cosa chiede? R. - Chiede di trovare una risposta alla domanda: “Che ne sarà di noi?” D. – Ora è una certezza, prima era un pensiero: il Papa ha nel cuore il desiderio di essere presto qui … R. – Mi pare sia veramente una bella notizia. Tutti in realtà desideravamo questo. Il fatto che lui lo abbia manifestato esplicitamente è di sicuro incoraggiamento in questo momento. Penso che un po’ tutti non aspettiamo altro che questo. La chiesa simbolo di Amatrice, Sant'Agostino, è distrutta e lui non si dà pace per questo. “Ora - dice - è il momento della sepoltura e del dolore di aver perso tutto, incluso la Chiesa”. Al microfono della nostra inviata, Gabriella Ceraso , sentiamo il parroco, padre Savino D’Amelio : R. - Tra i parenti e congiunti stretti adesso c’è solo la preoccupazione di risolvere la problematica della sepoltura. C’è gente che corre avanti e indietro per avere questi certificati, per trovare il luogo dove seppellire i propri cari anche temporaneamente, visto che ad Amatrice metà cimitero è inagibile. Quindi chi ha già i loculi riesce a sistemare i propri defunti altrimenti devono recarsi a Preta dove c’è un cimitero nuovo con 150 posti liberi. Il sindaco di Preta ha offerto la sua disponibilità. Quindi parenti, i congiunti che sono interessati sono preoccupati. Non trapelano altri sentimenti se non questo, specie tra gli anziani. Stanotte ho dormito in una tendopoli e questa mattina ho incontrato tante persone che si stanno chiedendo dove andare perché la situazione chiaramente con queste giornate belle di sole ti consente anche di dormire in tendopoli. Poi cosa gli sarà concesso a queste persone? Unità mobili? Unità più stabili? Devono andar via? C’è chi sta lavorando e magari ha 60 anni con tre, quattro o cinque anni di lavoro da fare prima della pensione. Tutto viene trasferito: c’è una scuola alberghiera, poi chi ha dei genitori anziani. Adesso stanno pensando all’immediato, perché devono cercare di iniziare a risolvere la situazione. Dal nostro punto di vista, siamo in attesa che passi questa prima fase della sepoltura, per poi cominciare a vedere in quale direzione orientarci. D. - Oggi è giornata di preghiera. Normalmente la domenica in un paese è un giorno in cui ci si ritrova, si sta tra parenti e si va anche a Messa. Voi non avete mai fatto mancare le Messe in questi giorni. Cosa dite ai fedeli come padri e pastori? R. - Stiamo cercando di infondere un po’ la speranza, di richiamare il senso della fede con molta discrezione a partire dal vescovo con il quale abbiamo concelebrato le prime due Messe davanti alla tendopoli dove si trovano tutti i defunti. Quindi con la discrezione e con la sensibilità umana stiamo cercando di toccare le corde della fede, del cuore, dell’umanità di queste persone in modo che non ci siano invasioni, nè irritazione come spesso può accadere. D. - “Piedi a terra, sguardo rivolto verso il cielo”, ha detto ieri mons. D’Ercole: è possibile per questa gente? R. - Questo è il senso della fede. Purtroppo questa tragedia ci ha duramente colpiti, però la nostra vita continua. In questo bisogna assolutamente credere perché è una certezza. D. - Lei è parroco di Sant’Agostino, una chiesa che ha pagato duramente. L’abbiamo vista violata; che effetto le fa vedere la sua casa, anche la casa del Padre, in queste condizioni? R. – Potete immaginare! Tutto quello che si guarda ti butta giù, nel senso che anche la struttura esterna ha un suo valore. Pensiamo già a come impostare un po’ la vita religiosa da domani, però è chiaro che le strutture hanno una certa forza perché sono punti di riferimento, di aggregazione. D. - La gente riesce con lei a pregare in questi frangenti, in questi momenti? R. – Mi chiedono di andare a benedire le salme, di essere presente al momento della tumulazione, quindi il senso della fede è profondo, è vero, c’è. Siamo dentro questo tumulto di movimento per risolvere le questioni logistiche di corse e rincorse per risolvere i problemi immediati. D. - Quindi c’è bisogno di più calma, di un momento di quiete … R. - Si certo. Il tempo vuole la sua parte nel senso che con un po’ di tranquillità poi bisognerebbe ricucire, ritessere una po’ la tele delle relazioni che non sono state interrotte, ma ferite. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/08/25/ANSA1056908_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">Nella tendopoli principale di Amatrice, vicino al campo sportivo, questa mattina è stato proprio<strong> mons. Domenico Pompili</strong> a celebrare la Messa. Non sono mai mancate, in questi giorni, le celebrazioni per gli sfollati e le famiglie delle vittime. Ma al vescovo di Rieti preme soprattutto che queste persone al dolore possano affiancare una speranza forte che la ricostruzione avvenga nel rispetto delle regole per poter parlare di futuro. La nostra inviata, <strong>Gabriella Ceraso,</strong> lo ha intervistato:</span></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_8175267" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00545661.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00545661.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>R. -  Credo che la cosa più semplice sia quella che stanno facendo in tanti: esserci e starci, possibilmente per molti anche rimanerci. Credo che questo sia l’unico modo per lenire quella che al momento è certamente una situazione dilaniante.</p> <p>D. - Si parla tanto di ricostruzione. È necessario farla anche rispetto a dei criteri di onestà, di giustizia, sfuggendo quella che è la corruzione, un male grave. Da cristiano, cosa dire?</p> <p>R. - Più che parlare di ricostruzione preferirei commentare la ricostruzione, cioè passare dal piano delle buone intenzioni a quello che poi si realizzerà. In questo preciso momento siamo ancora nella fase del dolore e in un certo senso della vicinanza. A breve dovrebbe partire questa fase, per cui mi auguro che quello che si è detto qui possa trovare riscontro. Mi piacerebbe appunto commentare a cose fatte.</p> <p>D. - Lei è stato accanto al presidente Mattarella, alle autorità che sono state qui; sicuramente una presenza importante. Che percezione ha avuto? Cambieranno un po’ le cose?</p> <p>R. - Ho l’impressione che ci sia stata una sincera partecipazione da parte  del presidente Mattarella che con il suo stile discreto, ma molto prossimo, ha saputo infondere fiducia. Credo che, data la limitatezza, di questo territorio, nonostante il numero esorbitante delle vittime, la politica possa effettivamente dar seguito concretamente a tali progetti. Questo è quello che io mi auguro e per il quale cercherò di fare il possibile.</p> <p>D. - La gente: lei conosce il carattere di questa popolazione. Di cosa ha veramente bisogno? Che cosa chiede?</p> <p>R. - Chiede di trovare una risposta alla domanda: “Che ne sarà di noi?”</p> <p>D. – Ora è una certezza, prima era un pensiero: il Papa ha nel cuore il desiderio di essere presto qui …</p> <p>R. – Mi pare sia veramente una bella notizia. Tutti in realtà desideravamo questo. Il fatto che lui lo abbia manifestato esplicitamente è di sicuro incoraggiamento in questo momento. Penso che un po’ tutti non aspettiamo altro che questo.</p> <p>La chiesa simbolo di Amatrice, Sant'Agostino, è distrutta e lui non si dà pace per questo. “Ora - dice - è il momento della sepoltura e del dolore di aver perso tutto, incluso la Chiesa”. Al microfono della nostra inviata, <strong>Gabriella Ceraso</strong>, sentiamo il parroco, <strong>padre Savino D’Amelio</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_8174924" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00545646.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00545646.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>R. - Tra i parenti e congiunti stretti adesso c’è solo la preoccupazione di risolvere la problematica della sepoltura. C’è gente che corre avanti e indietro per avere questi certificati, per trovare il luogo dove seppellire i propri cari anche temporaneamente, visto che ad Amatrice metà cimitero è inagibile. Quindi chi ha già i loculi riesce a sistemare i propri defunti altrimenti devono recarsi a Preta dove c’è un cimitero nuovo con 150 posti liberi. Il sindaco di Preta ha offerto la sua disponibilità. Quindi parenti, i congiunti che sono interessati sono preoccupati. Non trapelano altri sentimenti se non questo, specie tra gli anziani. Stanotte ho dormito in una tendopoli e questa mattina ho incontrato tante persone che si stanno chiedendo dove andare perché la situazione chiaramente con queste giornate belle di sole ti consente anche di dormire in tendopoli. Poi cosa gli sarà concesso a queste persone? Unità mobili? Unità più stabili? Devono andar via? C’è chi sta lavorando e magari ha 60 anni con tre, quattro o cinque anni di lavoro da fare prima della pensione. Tutto viene trasferito: c’è una scuola alberghiera, poi chi ha dei genitori anziani. Adesso stanno pensando all’immediato, perché devono cercare di iniziare a risolvere la situazione. Dal nostro punto di vista, siamo in attesa che passi questa prima fase della sepoltura, per poi cominciare a vedere in quale direzione orientarci.</p> <p>D. - Oggi è giornata di preghiera. Normalmente la domenica in un paese è un giorno in cui ci si ritrova, si sta tra parenti e si va anche a Messa. Voi non avete mai fatto mancare le Messe in questi giorni. Cosa dite ai fedeli come padri e pastori?</p> <p>R. - Stiamo cercando di infondere un po’ la speranza, di richiamare il senso della fede con molta discrezione a partire dal vescovo con il quale abbiamo concelebrato le prime due Messe davanti alla tendopoli dove si trovano tutti i defunti. Quindi con la discrezione e con la sensibilità umana stiamo cercando di toccare le corde della fede, del cuore, dell’umanità di queste persone in modo che non ci siano invasioni, nè irritazione come spesso può accadere.</p> <p>D. - “Piedi a terra, sguardo rivolto verso il cielo”, ha detto ieri mons. D’Ercole: è possibile per questa gente?</p> <p>R. - Questo è il senso della fede. Purtroppo questa tragedia ci ha duramente colpiti, però la nostra vita continua. In questo bisogna assolutamente credere perché è una certezza.</p> <p>D. - Lei è parroco di Sant’Agostino, una chiesa che ha pagato duramente. L’abbiamo vista violata; che effetto le fa vedere la sua casa, anche la casa del Padre, in queste condizioni?</p> <p>R. – Potete immaginare! Tutto quello che si guarda ti butta giù, nel senso che anche la struttura esterna ha un suo valore. Pensiamo già a come impostare un po’ la vita religiosa da domani, però è chiaro che le strutture hanno una certa forza perché sono punti di riferimento, di aggregazione.</p> <p>D. - La gente riesce con lei a pregare in questi frangenti, in questi momenti?</p> <p>R. – Mi chiedono di andare a benedire le salme, di essere presente al momento della tumulazione, quindi il senso della fede è profondo, è vero, c’è. Siamo dentro questo tumulto di movimento per risolvere le questioni logistiche di corse e rincorse per risolvere i problemi immediati.</p> <p>D. - Quindi c’è bisogno di più calma, di un momento di quiete …</p> <p>R. - Si certo. Il tempo vuole la sua parte nel senso che con un po’ di tranquillità poi bisognerebbe ricucire, ritessere una po’ la tele delle relazioni che non sono state interrotte, ma ferite.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/28/mons_pompili_ad_amatrice_restare_accanto_alla_popolazione/1254203">(Da Radio Vaticana)</a>Parolin a Pordenone: Giubileo Misericordia riorienti vita dei cristiani2016-08-28T12:39:16+00:00http://www.news.va/it/news/parolin-a-pordenone-giubileo-misericordia-riorient Il Giubileo straordinario della Misericordia è “un’occasione di grazia abbondantemente offerta a tutti per riorientare tutto il nostro essere verso Gesù”. E’ quanto affermato stamani dal cardinale Pietro Parolin, durante la Messa nella Concattedrale di San Marco a Pordenone. Tutti abbiamo bisogno del Vangelo della misericordia Il segretario di Stato Vaticano ha sottolineato che Gesù ci esorta ad avere “consapevolezza dei limiti e delle mancanze e a riconoscere che abbiamo bisogno della misericordia di Dio, del suo aiuto e sostegno”. Il porporato ha quindi affermato che “non solo i singoli, ma anche la società nel suo insieme ha un bisogno immenso che la buona notizia del Vangelo risuoni nelle piazze e colmi la sete di verità, di pace e di giustizia e di misericordia” che pervade i cuori della gente. Cristiani riconoscano volto di Gesù nei poveri e sofferenti I cristiani, ha quindi avvertito, hanno bisogno di “riscoprire il tesoro di grazia che è stato loro regalato per renderlo fruttuoso e per illuminare della sua luce le loro giornate”. In particolare il cardinale Parolin ha esortato i cristiani a “riconoscere il volto di Gesù nei poveri, nei malati, nei carcerati, nei sofferenti, per diventare segno di misericordia, donando al prossimo quello che riceviamo e chiediamo al Signore”. (A.G.) (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/10/08/ANSA671759_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Il Giubileo straordinario della Misericordia è “un’occasione di grazia abbondantemente offerta a tutti per riorientare tutto il nostro essere verso Gesù”. E’ quanto affermato stamani dal cardinale Pietro Parolin, durante la Messa nella Concattedrale di San Marco a Pordenone.</p> <p><strong>Tutti abbiamo bisogno del Vangelo della misericordia</strong><br/> Il segretario di Stato Vaticano ha sottolineato che Gesù ci esorta ad avere “consapevolezza dei limiti e delle mancanze e a riconoscere che abbiamo bisogno della misericordia di Dio, del suo aiuto e sostegno”. Il porporato ha quindi affermato che “non solo i singoli, ma anche la società nel suo insieme ha un bisogno immenso che la buona notizia del Vangelo risuoni nelle piazze e colmi la sete di verità, di pace e di giustizia e di misericordia” che pervade i cuori della gente.</p> <p><strong>Cristiani riconoscano volto di Gesù nei poveri e sofferenti</strong><br/> I cristiani, ha quindi avvertito, hanno bisogno di “riscoprire il tesoro di grazia che è stato loro regalato per renderlo fruttuoso e per illuminare della sua luce le loro giornate”. In particolare il cardinale Parolin ha esortato i cristiani a “riconoscere il volto di Gesù nei poveri, nei malati, nei carcerati, nei sofferenti, per diventare segno di misericordia, donando al prossimo quello che riceviamo e chiediamo al Signore”. (A.G.)</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/28/parolin_giubileo_misericordia_riorienti_vita_dei_cristiani/1254175">(Da Radio Vaticana)</a>Papa a terremotati: appena possibile verrò a trovarvi, la Chiesa è con voi2016-08-28T12:30:31+00:00http://www.news.va/it/news/papa-a-terremotati-appena-possibile-verro-a-trovar Appena possibile verrò a trovarvi. Così, Papa Francesco all’Angelus in Piazza San Pietro, rivolgendosi alle popolazioni del Centro Italia, colpite dal terribile terremoto di mercoledì scorso. Il Papa sottolinea la vicinanza della Chiesa a quanti soffrono a causa del sisma ed elogia l’impegno di quanti si stanno prodigando per portare soccorso e solidarietà. Prima delle parole sul terremoto, il Papa – commentando il Vangelo domenicale – aveva ribadito che la via del Vangelo è il servizio al prossimo, che rifugge dall’orgoglio e dall’arrivismo. Il servizio di Alessandro Gisotti: La gente di Amatrice, di Accumoli, di Arquata e Pescara del Tronto, di Norcia è nel cuore di Francesco. All’Angelus, il Papa rinnova la sua vicinanza spirituale alle popolazioni colpite dal terremoto che ha scosso il Centro Italia e nomina le località più profondamente ferite dal sisma. Appena possibile porterò ai terremotati la vicinanza della Chiesa Francesco sottolinea la vicinanza della Chiesa a chi soffre e il suo desiderio di visitare quanto prima le zone terremotate: “Ancora una volta dico a quelle care popolazioni che la Chiesa condivide la loro sofferenza e le loro preoccupazioni, prega per i defunti e per i superstiti. La sollecitudine con cui Autorità, forze dell’ordine, protezione civile e volontari stanno operando, dimostra quanto sia importante la solidarietà per superare prove così dolorose. Cari fratelli e sorelle, appena possibile anch’io spero di venire a trovarvi, per portarvi di persona il conforto della fede, l'abbraccio di padre e fratello, e il sostegno della speranza cristiana”. L’orgoglio e l’arrivismo sono la causa di molti mali Prima delle parole sul terremoto, il Papa aveva commentato il Vangelo domenicale sottolineando che Gesù predilige gli ultimi: “La storia insegna che l’orgoglio, l’arrivismo, la vanità, l’ostentazione sono la causa di molti mali. E Gesù ci fa capire la necessità di scegliere l’ultimo posto, cioè di cercare la piccolezza e il nascondimento: l'umiltà. Quando ci poniamo davanti a Dio in questa dimensione di umiltà, allora Dio ci esalta, si china verso di noi per elevarci a sé; perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato ”. Dio paga molto più degli uomini, ci dà posto vicino al suo cuore Le parole di Gesù, ha detto il Papa, “sottolineano atteggiamenti completamente diversi e opposti: l’atteggiamento di chi si sceglie il proprio posto e l’atteggiamento di chi se lo lascia assegnare da Dio e aspetta da Lui la ricompensa”: “Non dimentichiamolo: Dio paga molto di più degli uomini! Lui ci dà un posto molto più bello di quello che ci danno gli uomini! Il posto che ci dà Dio è vicino al suo cuore e la sua ricompensa è la vita eterna. Sarai beato - dice Gesù - Riceverai la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti ” (v. 14). Servire il prossimo, gli esclusi sono i privilegiati del Regno di Dio Il cristiano, ha proseguito il Papa, deve “scegliere la gratuità invece del calcolo opportunistico che cerca di ottenere una ricompensa”, e di "arricchirsi di più". Infatti, ha annotato, “i poveri, i semplici, quelli che non contano, non potranno mai ricambiare un invito a mensa”: “Così Gesù dimostra la sua preferenza per i poveri e gli esclusi, che sono i privilegiati del Regno di Dio, e lancia il messaggio fondamentale del Vangelo che è servire il prossimo per amore di Dio. Oggi, Gesù si fa voce di chi non ha voce e rivolge a ciascuno di noi un accorato appello ad aprire il cuore e fare nostre le sofferenze e le ansie dei poveri, degli affamati, degli emarginati, dei profughi, degli sconfitti dalla vita, di quanti sono scartati dalla società e dalla prepotenza dei più forti”. Ha così ricordato l’impegno di tanti volontari, in particolare nelle mense che, ha detto, sono vere “palestre di carità, che diffondono la cultura della gratuità”. Di qui l’invocazione alla Vergine affinché aiuti i cristiani ad essere “capaci di gesti gratuiti di accoglienza e di solidarietà verso gli emarginati, per diventare degni della ricompensa divina”. Giornata per il Creato, occasione di impegno comune per l’ambiente Al momento dei saluti ai pellegrini, il Papa ha rammentato la Beatificazione, in Argentina, di Suor Maria Antonia de San José, per il popolo Mama Antula. “La sua esemplare testimonianza cristiana, specialmente il suo apostolato nella promozione degli Esercizi Spirituali – ha affermato – possano suscitare il desiderio di aderire sempre più a Cristo e al Vangelo”. Quindi, ha ricordato che giovedì prossimo si celebra la “Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, insieme con i fratelli ortodossi e di altre Comunità ecclesiali”. Questa ricorrenza, ha detto il Papa, “sarà un’occasione per rafforzare il comune impegno a salvaguardare la vita, rispettando l’ambiente e la natura”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/08/15/ANSA1052959_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Appena possibile verrò a trovarvi. Così, Papa Francesco all’Angelus in Piazza San Pietro, rivolgendosi alle popolazioni del Centro Italia, colpite dal terribile terremoto di mercoledì scorso. Il Papa sottolinea la vicinanza della Chiesa a quanti soffrono a causa del sisma ed elogia l’impegno di quanti si stanno prodigando per portare soccorso e solidarietà. Prima delle parole sul terremoto, il Papa – commentando il Vangelo domenicale – aveva ribadito che la via del Vangelo è il servizio al prossimo, che rifugge dall’orgoglio e dall’arrivismo. Il servizio di <strong>Alessandro Gisotti:</strong></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_8175047" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00545651.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00545651.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">La gente di Amatrice, di Accumoli, di Arquata e Pescara del Tronto, di Norcia è nel cuore di Francesco. All’Angelus, il Papa rinnova la sua vicinanza spirituale alle popolazioni colpite dal terremoto che ha scosso il Centro Italia e nomina le località più profondamente ferite dal sisma.</span></p> <p><strong>Appena possibile porterò ai terremotati la vicinanza della Chiesa</strong><br/> Francesco sottolinea la vicinanza della Chiesa a chi soffre e il suo desiderio di visitare quanto prima le zone terremotate:</p> <p>“Ancora una volta dico a quelle care popolazioni che la Chiesa condivide la loro sofferenza e le loro preoccupazioni, prega per i defunti e per i superstiti. La sollecitudine con cui Autorità, forze dell’ordine, protezione civile e volontari stanno operando, dimostra quanto sia importante la solidarietà per superare prove così dolorose. Cari fratelli e sorelle, appena possibile anch’io spero di venire a trovarvi, per portarvi di persona il conforto della fede, l'abbraccio di padre e fratello, e il sostegno della speranza cristiana”.</p> <p><strong>L’orgoglio e l’arrivismo sono la causa di molti mali</strong><br/> Prima delle parole sul terremoto, il Papa aveva commentato il Vangelo domenicale sottolineando che Gesù predilige gli ultimi:</p> <p>“La storia insegna che l’orgoglio, l’arrivismo, la vanità, l’ostentazione sono la causa di molti mali. E Gesù ci fa capire la necessità di scegliere l’ultimo posto, cioè di cercare la piccolezza e il nascondimento: l'umiltà. Quando ci poniamo davanti a Dio in questa dimensione di umiltà, allora Dio ci esalta, si china verso di noi per elevarci a sé; <em>perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato</em>”.</p> <p><strong>Dio paga molto più degli uomini, ci dà posto vicino al suo cuore</strong><br/> Le parole di Gesù, ha detto il Papa, “sottolineano atteggiamenti completamente diversi e opposti: l’atteggiamento di chi si sceglie il proprio posto e l’atteggiamento di chi se lo lascia assegnare da Dio e aspetta da Lui la ricompensa”:</p> <p>“Non dimentichiamolo: Dio paga molto di più degli uomini! Lui ci dà un posto molto più bello di quello che ci danno gli uomini! Il posto che ci dà Dio è vicino al suo cuore e la sua ricompensa è la vita eterna. <em>Sarai beato - </em>dice Gesù <em>- Riceverai la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti</em>” (v. 14).</p> <p><strong>Servire il prossimo, gli esclusi sono i privilegiati del Regno di Dio</strong><br/> Il cristiano, ha proseguito il Papa, deve “scegliere la gratuità invece del calcolo opportunistico che cerca di ottenere una ricompensa”, e di "arricchirsi di più". Infatti, ha annotato, “i poveri, i semplici, quelli che non contano, non potranno mai ricambiare un invito a mensa”:</p> <p>“Così Gesù dimostra la sua preferenza per i poveri e gli esclusi, che sono i privilegiati del Regno di Dio, e lancia il messaggio fondamentale del Vangelo che è servire il prossimo per amore di Dio. Oggi, Gesù si fa voce di chi non ha voce e rivolge a ciascuno di noi un accorato appello ad aprire il cuore e fare nostre le sofferenze e le ansie dei poveri, degli affamati, degli emarginati, dei profughi, degli sconfitti dalla vita, di quanti sono scartati dalla società e dalla prepotenza dei più forti”.</p> <p>Ha così ricordato l’impegno di tanti volontari, in particolare nelle mense che, ha detto, sono vere “palestre di carità, che diffondono la cultura della gratuità”. Di qui l’invocazione alla Vergine affinché aiuti i cristiani ad essere “capaci di gesti gratuiti di accoglienza e di solidarietà verso gli emarginati, per diventare degni della ricompensa divina”.</p> <p><strong>Giornata per il Creato, occasione di impegno comune per l’ambiente</strong><br/> Al momento dei saluti ai pellegrini, il Papa ha rammentato la Beatificazione, in Argentina, di Suor Maria Antonia de San José, per il popolo Mama Antula. “La sua esemplare testimonianza cristiana, specialmente il suo apostolato nella promozione degli Esercizi Spirituali – ha affermato – possano suscitare il desiderio di aderire sempre più a Cristo e al Vangelo”. Quindi, ha ricordato che giovedì prossimo si celebra la “Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, insieme con i fratelli ortodossi e di altre Comunità ecclesiali”. Questa ricorrenza, ha detto il Papa, “sarà un’occasione per rafforzare il comune impegno a salvaguardare la vita, rispettando l’ambiente e la natura”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/28/papa_a_terremotati_appena_possibile_verrò_a_trovarvi/1254182">(Da Radio Vaticana)</a>Videomessaggio del Papa al Celam: la misericordia cambia i cuori2016-08-27T16:08:02+00:00http://www.news.va/it/news/videomessaggio-del-papa-al-celam-la-misericordia-c Il mondo ha bisogno di pastori che sappiano “trattare con misericordia”, perché questo cambia il cuore delle persone e deve essere il centro propulsore di ogni azione pastorale e missionaria. Papa Francesco sviluppa questa convinzione in un lungo videomessaggio rivolto ai vescovi della Chiesa dell’America Latina e dei Caraibi (Celam) che celebra dal 27 al 30 agosto a Bogotá, in Colombia, il suo Giubileo della Misericordia. La sintesi delle parole del Papa nel servizio di Alessandro De Carolis : Qual è la “sicura dottrina” dei cristiani? È semplice: il fatto che “siamo stati trattati con misericordia”. Al centro della riflessione giubilare con i vescovi del Celam, il Papa mette le parole che Paolo scrive a Timoteo, quella ammissione schietta e adamantina che Paolo – dice Francesco – fa senza volontà né di vittimismo né per giustificarsi né tantomeno per gloriarsi: Gesù “mi ha giudicato degno di fiducia”, io che in passato “ero stato un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo senza saperlo, lontano dalla fede (…) Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io”. Ciò su cui il Papa vuole soprattutto attirare l’attenzione è il verbo che Paolo usa e il modo. Con quell’espressione al passivo – “mi ha usato misericordia” – l’Apostolo mostra, sostiene Francesco, di essersi lasciato “misericordiare” da Cristo e che la fiducia che Gesù gli concede nonostante il suo passato di nemico gli ha letteralmente rovesciato il cuore. Questo evidenzia che “lungi dall'essere un'idea, un desiderio, una teoria o un’ideologia, la misericordia – ripete il Papa – è un modo concreto di ‘toccare’ la fragilità, di interagire con gli altri, di avvicinarsi l'un l'altro”: “Es una forma concreta de encarar… È un modo concreto per avvicinare le persone quando sono in un momento difficile. Si tratta di un'azione che ci porta a fare il meglio per ciascuno in modo che gli altri si sentano trattati in una tale forma da capire che nella loro vita non è stata ancora detta l'ultima parola. Trattati in una tal maniera che chi si sente schiacciato dal peso dei suoi peccati, senta il sollievo di una nuova possibilità”. “Il Dio di Paolo – commenta il Papa – genera un movimento che va dalle mani al cuore”. Per questo, prosegue, “il nostro modo di agire con gli altri non sarà mai” una “azione basata sulla paura”, ma sulla “speranza di cambiamento” che Cristo ha per chiunque. Francesco distingue: un'azione “basata sulla paura l’unica cosa che ottiene è di separare, dividere, cercare di distinguere con precisione chirurgica un lato all'altro”. È “un'azione che sottolinea il senso di colpa, la pena, l’‘hai sbagliato’”. Al contrario, “un'azione basata sulla speranza di cambiamento sottolinea fiducia nell'apprendimento, nel progredire, sempre alla ricerca di nuove opportunità”. Per questo, asserisce il Papa, “il tratto della misericordia risveglia sempre la creatività”: “No se casa con un modelo o con una receta… Non sposa un modello o una ricetta, ma ha la sana libertà di spirito di cercare il meglio per l'altro, in modo che questa persona possa comprenderlo. E questo smuove tutte le nostre capacità, i nostri spiriti, ci porta fuori dai nostri confini. Non è mai inutile verbosità – come dice Paolo – che ci impiglia in controversie senza fine, l’azione basata sulla speranza di cambiamento è un’instancabile intelligenza che fa battere il cuore e mettere urgenza alle nostre mani”. Vedendo Dio agire così potrebbe capitare, ammette Francesco, che possa acccaderci quello che è successo al figlio maggiore della parabola del figlio prodigo, di “scandalizzarci” per la tenerezza e l’abbraccio offerti al fratello che ha tradito. Questo avviene, osserva, perché “ci invade una logica separatista” che porta a ”fratturare” la realtà sociale in buoni e cattivi, santi e peccatori. E dietro ciò, soggiunge, si cela la “perdita della memoria” della verità che anche a noi Dio ha perdotato per primo: “La misericordia no es… “La misericordia non è una 'teoria da maneggiare': ‘Ah, adesso è di moda parlare di misericordia per questo Giubileo, e che so io, seguiamo la moda allora’. No, non è una teoria da brandire per applaudire la nostra accondiscendenza, ma è una storia di peccato da ricordare. Quale? La nostra, la mia e la vostra. E un amore di cui dare lode. Quale? Quello di Dio, che mi ha trattato con misericordia”. Dunque, tutta l’azione della Chiesa a ogni livello si “gioca”, indica Francesco, sul saper testimoniare questo aspetto, sapendo, come Paolo, il cambiamento che può indurre: “Pablo nos da una clave interesante… Paolo ci offre un indizio interessante: il tratto della misericordia. Ci ricorda che ciò che lo ha trasformato in apostolo è il come sia stato trattato, il modo in cui Dio è entrato nella sua vita: ‘Sono stato trattato con misericordia’. Ciò che lo ha reso discepolo è stata la fiducia che Dio gli ha dato, nonostante i suoi molti peccati. E questo ci ricorda che possiamo avere i migliori piani, i migliori progetti e teorie nel pensare alla nostra realtà, ma se manca questo "tratto di misericordia," la nostra pastorale finirà troncata a metà strada”. “Siamo in teoria ‘missionari di misericordia’ e molte volte siamo più ‘maltrattatori’ che di buon tratto”, riconosce Francesco. Che rilancia: nel “mondo ferito” di oggi bisogna “promuovere, stimolare, accompagnare una pedagogia della misericordia. Il “cuore della pastorale”, dice, “è il tratto della misericordia”, che si “impara sulla base dell’esperienza”, di sentirsi perdonati e quindi di saper trattare i nostri fratelli “nello stesso modo” con il quale Dio “ci tratta, con il quale ci ha trattato”: “Aprender a tratar con misericordia… Imparare a trattare con misericordia è imparare dal Maestro a farci prossimi, senza timore di quelli che sono stati scartati e che sono ‘marchiati’ e marchiati dal peccato. Imparare a stringere la mano a quello che è caduto senza paura dei commenti. Ogni tratto che non sia misericordioso, per quel tanto che basta, alla fine si trasforma in maltrattamento. L’intelligenza starà nel migliorare i cammini della speranza, quelli che privilegiano il buon tratto e fanno brillare la misericordia”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2013/11/09/ANSA537804_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Il mondo ha bisogno di pastori che sappiano “trattare con misericordia”, perché questo cambia il cuore delle persone e deve essere il centro propulsore di ogni azione pastorale e missionaria. Papa Francesco sviluppa questa convinzione in un lungo <a href="https://youtu.be/-O_ROACJ0YU">videomessaggio </a>rivolto ai vescovi della Chiesa dell’America Latina e dei Caraibi (Celam) che celebra dal 27 al 30 agosto a Bogotá, in Colombia, il suo Giubileo della Misericordia. La sintesi delle parole del Papa nel servizio di <strong>Alessandro De Carolis</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_8169693" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00545590.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00545590.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Qual è la “sicura dottrina” dei cristiani? È semplice: il fatto che “siamo stati trattati con misericordia”. Al centro della riflessione giubilare con i vescovi del Celam, il Papa mette le parole che Paolo scrive a Timoteo, quella ammissione schietta e adamantina che Paolo – dice Francesco – fa senza volontà né di vittimismo né per giustificarsi né tantomeno per gloriarsi: Gesù “mi ha giudicato degno di fiducia”, io che in passato “ero stato un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo senza saperlo, lontano dalla fede (…) Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io”.</span></p> <p>Ciò su cui il Papa vuole soprattutto attirare l’attenzione è il verbo che Paolo usa e il modo. Con quell’espressione al passivo – “mi ha usato misericordia” – l’Apostolo mostra, sostiene Francesco, di essersi lasciato “misericordiare” da Cristo e che la fiducia che Gesù gli concede nonostante il suo passato di nemico gli ha letteralmente rovesciato il cuore. Questo evidenzia che “lungi dall'essere un'idea, un desiderio, una teoria o un’ideologia, la misericordia – ripete il Papa – è un modo concreto di ‘toccare’ la fragilità, di interagire con gli altri, di avvicinarsi l'un l'altro”:</p> <p>“Es una forma concreta de encarar…<br/> <span style="line-height: 1.6;">È un modo concreto per avvicinare le persone quando sono in un momento difficile. Si tratta di un'azione che ci porta a fare il meglio per ciascuno in modo che gli altri si sentano trattati in una tale forma da capire che nella loro vita non è stata ancora detta l'ultima parola. Trattati in una tal maniera che chi si sente schiacciato dal peso dei suoi peccati, senta il sollievo di una nuova possibilità”.</span></p> <p>“Il Dio di Paolo – commenta il Papa – genera un movimento che va dalle mani al cuore”. Per questo, prosegue, “il nostro modo di agire con gli altri non sarà mai” una “azione basata sulla paura”, ma sulla “speranza di cambiamento” che Cristo ha per chiunque. Francesco distingue: un'azione “basata sulla paura l’unica cosa che ottiene è di separare, dividere, cercare di distinguere con precisione chirurgica un lato all'altro”. È “un'azione che sottolinea il senso di colpa, la pena, l’‘hai sbagliato’”. Al contrario, “un'azione basata sulla speranza di cambiamento sottolinea fiducia nell'apprendimento, nel progredire, sempre alla ricerca di nuove opportunità”. Per questo, asserisce il Papa, “il tratto della misericordia risveglia sempre la creatività”:</p> <p>“No se casa con un modelo o con una receta…<br/> <span style="line-height: 1.6;">Non sposa un modello o una ricetta, ma ha la sana libertà di spirito di cercare il meglio per l'altro, in modo che questa persona possa comprenderlo. E questo smuove tutte le nostre capacità, i nostri spiriti, ci porta fuori dai nostri confini. Non è mai inutile verbosità – come dice Paolo – che ci impiglia in controversie senza fine, l’azione basata sulla speranza di cambiamento è un’instancabile intelligenza che fa battere il cuore e mettere urgenza alle nostre mani”.</span></p> <p>Vedendo Dio agire così potrebbe capitare, ammette Francesco, che possa acccaderci quello che è successo al figlio maggiore della parabola del figlio prodigo, di “scandalizzarci” per la tenerezza e l’abbraccio offerti al fratello che ha tradito. Questo avviene, osserva, perché “ci invade una logica separatista” che porta a ”fratturare” la realtà sociale in buoni e cattivi, santi e peccatori. E dietro ciò, soggiunge, si cela la “perdita della memoria” della verità che anche a noi Dio ha perdotato per primo:</p> <p>“La misericordia no es…<br/> <span style="line-height: 1.6;">“La misericordia non è una 'teoria da maneggiare': ‘Ah, adesso è di moda parlare di misericordia per questo Giubileo, e che so io, seguiamo la moda allora’. No, non è una teoria da brandire per applaudire la nostra accondiscendenza, ma è una storia di peccato da ricordare. Quale? La nostra, la mia e la vostra. E un amore di cui dare lode. Quale? Quello di Dio, che mi ha trattato con misericordia”.</span></p> <p>Dunque, tutta l’azione della Chiesa a ogni livello si “gioca”, indica Francesco, sul saper testimoniare questo aspetto, sapendo, come Paolo, il cambiamento che può indurre:</p> <p>“Pablo nos da una clave interesante…<br/> <span style="line-height: 1.6;">Paolo ci offre un indizio interessante: il tratto della misericordia. Ci ricorda che ciò che lo ha trasformato in apostolo è il come sia stato trattato, il modo in cui Dio è entrato nella sua vita: ‘Sono stato trattato con misericordia’. Ciò che lo ha reso discepolo è stata la fiducia che Dio gli ha dato, nonostante i suoi molti peccati. E questo ci ricorda che possiamo avere i migliori piani, i migliori progetti e teorie nel pensare alla nostra realtà, ma se manca questo "tratto di misericordia," la nostra pastorale finirà troncata a metà strada”.</span></p> <p>“Siamo in teoria ‘missionari di misericordia’ e molte volte siamo più ‘maltrattatori’ che di buon tratto”, riconosce Francesco. Che rilancia: nel “mondo ferito” di oggi bisogna “promuovere, stimolare, accompagnare una pedagogia della misericordia. Il “cuore della pastorale”, dice, “è il tratto della misericordia”, che si “impara sulla base dell’esperienza”, di sentirsi perdonati e quindi di saper trattare i nostri fratelli “nello stesso modo” con il quale Dio “ci tratta, con il quale ci ha trattato”:</p> <p>“Aprender a tratar con misericordia…<br/> <span style="line-height: 1.6;">Imparare a trattare con misericordia è imparare dal Maestro a farci prossimi, senza timore di quelli che sono stati scartati e che sono ‘marchiati’ e marchiati dal peccato. Imparare a stringere la mano a quello che è caduto senza paura dei commenti. Ogni tratto che non sia misericordioso, per quel tanto che basta, alla fine si trasforma in maltrattamento. L’intelligenza starà nel migliorare i cammini della speranza, quelli che privilegiano il buon tratto e fanno brillare la misericordia”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/08/27/videomessaggio_del_papa_al_celam/1253986">(Da Radio Vaticana)</a>

  
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