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News.vahttp://www.news.va/2014-10-23T12:47:36+00:00Il Papa riceve il premier di Grenada2014-10-23T12:47:36+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-riceve-il-premier-di-grenada Papa Francesco ha ricevuto, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il primo ministro di Grenada, Keith Mitchell, il quale ha poi ha incontrato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, accompagnato da mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati. “Nel corso dei cordiali colloqui – riferisce la Sala Stampa vaticana - ci si è soffermati sulle buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e Grenada, nonché sull’importante apporto della Chiesa cattolica in campo educativo, sociale e caritativo, di fronte alle sfide del Paese, soprattutto per quanto riguarda la gioventù. Al riguardo, è stata affermata la necessità di una cooperazione tra tutte le forze sociali in vista della promozione del bene comune e dello sviluppo del Paese”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/04/24/AFP3152881_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Papa Francesco ha ricevuto, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il primo ministro di Grenada, Keith Mitchell, il quale ha poi ha incontrato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, accompagnato da mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati.</p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Nel corso dei cordiali colloqui – riferisce la Sala Stampa vaticana - ci si è soffermati sulle buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e Grenada, nonché sull’importante apporto della Chiesa cattolica in campo educativo, sociale e caritativo, di fronte alle sfide del Paese, soprattutto per quanto riguarda la gioventù. Al riguardo, è stata affermata la necessità di una cooperazione tra tutte le forze sociali in vista della promozione del bene comune e dello sviluppo del Paese”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/10/23/il_papa_riceve_il_premier_di_grenada/1109259">(Da Radio Vaticana)</a>Mons. Auza all'Onu: prevenire nuovi genocidi in Iraq e Siria2014-10-23T12:24:33+00:00http://www.news.va/it/news/mons-auza-allonu-prevenire-nuovi-genocidi-in-iraq Dall’appoggio alla nascita dello Stato palestinese, alla drammatica situazione siriana, libanese e irachena, alla risposta al terrorismo internazionale, con riferimento al sedicente Stato islamico. Sono i contenuti dell’intervento sulla situazione in Medio Oriente, svolto ieri davanti al Consiglio di Sicurezza, dall'arcivescovo  Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.  Servizio di Francesca Sabatinelli: Israele e Palestina, con il sostegno di Onu e comunità internazionale, devono lavorare verso l'obiettivo finale: la realizzazione del diritto dei palestinesi ad avere un proprio Stato, sovrano e indipendente, e del diritto degli israeliani a vivere in pace e sicurezza. L'intervento di mons. Auza è molto chiaro nei toni e nei contenuti, anche quando chiede alle parti in lotta in Siria, dove metà della popolazione ha bisogno di assistenza e circa un terzo è sfollato, di fermare le massicce violazioni del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani fondamentali e sollecita il sostegno della comunità mondiale affinché si giunga a una soluzione. Mons. Auza chiede inoltre la solidarietà internazionale nei confronti del Libano, gravemente colpito dalla crisi siriana e dalla massiccia presenza di rifugiati. Allo stesso tempo, confermando il suo pieno appoggio ad un Libano sovrano e libero, esorta la classe politica del Paese a trovare al più presto una soluzione alla nomina del presidente della Repubblica. “Il Libano – si legge – è un  ‘messaggio’, un ‘segno’ pieno di speranza per la convivenza dei diversi gruppi che la compongono”. L'arcivescovo si rivolge poi agli organi competenti delle Nazioni Unite affinché prevengano nuovi genocidi ad opera del  cosiddetto ‘Stato islamico’, e perché assistano il crescente numero di profughi. L’appello della Santa Sede è in particolare per la tutela delle minoranze, tra cui le comunità cristiane, vittimizzate per le loro origini etniche e credenze religiose. “La Santa Sede – scrive –  insiste sul rispetto del diritto di queste comunità e di tutti gli sfollati a tornare alle loro case e vivere in dignità e sicurezza”. Infine, l’auspicio che le Nazioni Unite reagiscano all’escalation dello spietato fenomeno del terrorismo attraverso il rafforzamento del quadro giuridico internazionale perché ci sia una comune responsabilità per la protezione delle persone dal genocidio, dai crimini di guerra, dalla pulizia etnica, dai crimini contro l'umanità e da tutte le forme di aggressione ingiusta. “E’ il momento delle decisioni coraggiose – conclude mons. Auza – dopo le lezioni ricevute dalla nostra incapacità di fermare recenti orrori del genocidio e in questo momento di plateali, massicce violazioni dei diritti umani fondamentali e del diritto umanitario internazionale”. L’appello finale è ai leader religiosi della regione e di tutto il mondo, perché il loro sia un ruolo di primo piano nella promozione del dialogo interreligioso e culturale, nella tempestiva denuncia dell’uso della religione per giustificare la violenza, e nell'educare tutti alla comprensione e al rispetto reciproci. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/10/17/1574182_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Dall’appoggio alla nascita dello Stato palestinese, alla drammatica situazione siriana, libanese e irachena, alla risposta al terrorismo internazionale, con riferimento al sedicente Stato islamico. Sono i contenuti dell’intervento sulla situazione in Medio Oriente, svolto ieri davanti al Consiglio di Sicurezza, dall'arcivescovo <span style="line-height: 1.6;">Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.</span><span style="line-height: 1.6;"> Servizio di </span><strong style="line-height: 1.6;">Francesca Sabatinelli:</strong></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2442476" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00449915.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Israele e Palestina, con il sostegno di Onu e comunità internazionale, devono lavorare verso l'obiettivo finale: la realizzazione del diritto dei palestinesi ad avere un proprio Stato, sovrano e indipendente, e del diritto degli israeliani a vivere in pace e sicurezza. L'intervento di mons. Auza è molto chiaro nei toni e nei contenuti, anche quando chiede alle parti in lotta in Siria, dove metà della popolazione ha bisogno di assistenza e circa un terzo è sfollato, di fermare le massicce violazioni del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani fondamentali e sollecita il sostegno della comunità mondiale affinché si giunga a una soluzione.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Mons. Auza chiede inoltre la solidarietà internazionale nei confronti del Libano, gravemente colpito dalla crisi siriana e dalla massiccia presenza di rifugiati. Allo stesso tempo, confermando il suo pieno appoggio ad un Libano sovrano e libero, esorta la classe politica del Paese a trovare al più presto una soluzione alla nomina del presidente della Repubblica. “Il Libano – si legge – è un  ‘messaggio’, un ‘segno’ pieno di speranza per la convivenza dei diversi gruppi che la compongono”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">L'arcivescovo si rivolge poi agli organi competenti delle Nazioni Unite affinché prevengano nuovi genocidi ad opera del  cosiddetto ‘Stato islamico’, e perché assistano il crescente numero di profughi. L’appello della Santa Sede è in particolare per la tutela delle minoranze, tra cui le comunità cristiane, vittimizzate per le loro origini etniche e credenze religiose. “La Santa Sede – scrive –  insiste sul rispetto del diritto di queste comunità e di tutti gli sfollati a tornare alle loro case e vivere in dignità e sicurezza”. Infine, l’auspicio che le Nazioni Unite reagiscano all’escalation dello spietato fenomeno del terrorismo attraverso il rafforzamento del quadro giuridico internazionale perché ci sia una comune responsabilità per la protezione delle persone dal genocidio, dai crimini di guerra, dalla pulizia etnica, dai crimini contro l'umanità e da tutte le forme di aggressione ingiusta. </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“E’ il momento delle decisioni coraggiose – conclude mons. Auza – dopo le lezioni ricevute dalla nostra incapacità di fermare recenti orrori del genocidio e in questo momento di plateali, massicce violazioni dei diritti umani fondamentali e del diritto umanitario internazionale”. L’appello finale è ai leader religiosi della regione e di tutto il mondo, perché il loro sia un ruolo di primo piano nella promozione del dialogo interreligioso e culturale, nella tempestiva denuncia dell’uso della religione per giustificare la violenza, e nell'educare tutti alla comprensione e al rispetto reciproci.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/10/22/mons_auzadifendere_i_diritti_umani_e_fermare_il_terrorismo/1109167">(Da Radio Vaticana)</a>Francesco: non si può essere cristiani senza la grazia dello Spirito2014-10-23T11:51:32+00:00http://www.news.va/it/news/francesco-non-si-puo-essere-cristiani-senza-la-gra “Non si può essere cristiani, senza la grazia dello Spirito” che ci dona la forza di amare: è quanto ha detto Papa Francesco nella Messa mattutina a Santa Marta. Il servizio di Sergio Centofanti : Al centro dell’omelia del Papa, la Lettera agli Efesini in cui San Paolo descrive la sua esperienza di Gesù, un’esperienza “che lo ha portato a lasciare tutto” perché “era innamorato di Cristo”. Il suo è un “atto di adorazione”: piega, innanzitutto, “le ginocchia davanti al Padre” che “ha il potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare”. Usa “un linguaggio senza limite”: adora questo Dio “che è come un mare senza spiagge, senza limiti, un mare immenso”. E Paolo chiede al Padre, per tutti noi, “di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore, mediante il suo Spirito”: “Chiede al Padre che lo Spirito venga e ci rafforzi, ci dia la forza. Non si può andare avanti senza la forza dello Spirito. Le nostre forze sono deboli. Non si può essere cristiani, senza la grazia dello Spirito. E’ proprio lo Spirito che ci cambia il cuore, che ci fa andare avanti nella virtù, per compiere i comandamenti”. “Poi, chiede un’altra grazia al Padre”: “la presenza di Cristo, perché ci faccia crescere nella carità”. L’amore di Cristo, “che supera ogni conoscenza”, “non si può capire” se non attraverso “questo atto di adorazione di quell’immensità grande”: “Questa è un’esperienza mistica di Paolo e ci insegna la preghiera di lode e la preghiera di adorazione. Davanti alle nostre piccolezze, ai nostri interessi egoistici, tanti, Paolo scoppia in questa lode, in questo atto di adorazione e chiede al Padre che ci invii lo Spirito per darci forza e poter andare avanti; che ci faccia capire l’amore di Cristo e che Cristo ci consolidi nell’amore. E dice al Padre: ‘Grazie, perché Tu sei capace di fare quello che anche noi non osiamo pensare’. E’ una bella preghiera... E’ una bella preghiera”. Il Papa, quindi, conclude la sua omelia: “E con questa vita interiore si può capire che Paolo abbia lasciato perdere tutto e consideri tutto spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in Cristo. Ci fa bene pensare così, ci fa bene adorare Dio, anche a noi. Ci fa bene lodare Dio, entrare in questo mondo di ampiezza, di grandiosità, di generosità e di amore. Ci fa bene, perché così possiamo andare avanti nel grande comandamento – l’unico comandamento, che è alla base di tutti gli altri –: l’amore; amare Dio e amare il prossimo”.     (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/10/23/OSSROM11646_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>“Non si può essere cristiani, senza la grazia dello Spirito” che ci dona la forza di amare: è quanto ha detto Papa Francesco nella Messa mattutina a Santa Marta. Il servizio di <strong>Sergio Centofanti</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2449622" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00450025.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Al centro dell’omelia del Papa, la Lettera agli Efesini in cui San Paolo descrive la sua esperienza di Gesù, un’esperienza “che lo ha portato a lasciare tutto” perché “era innamorato di Cristo”. Il suo è un “atto di adorazione”: piega, innanzitutto, “le ginocchia davanti al Padre” che “ha il potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare”. Usa “un linguaggio senza limite”: adora questo Dio “che è come un mare senza spiagge, senza limiti, un mare immenso”. E Paolo chiede al Padre, per tutti noi, “di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore, mediante il suo Spirito”:</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“Chiede al Padre che lo Spirito venga e ci rafforzi, ci dia la forza. Non si può andare avanti senza la forza dello Spirito. Le nostre forze sono deboli. Non si può essere cristiani, senza la grazia dello Spirito. E’ proprio lo Spirito che ci cambia il cuore, che ci fa andare avanti nella virtù, per compiere i comandamenti”.</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Poi, chiede un’altra grazia al Padre”: “la presenza di Cristo, perché ci faccia crescere nella carità”. L’amore di Cristo, “che supera ogni conoscenza”, “non si può capire” se non attraverso “questo atto di adorazione di quell’immensità grande”:</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“Questa è un’esperienza mistica di Paolo e ci insegna la preghiera di lode e la preghiera di adorazione. Davanti alle nostre piccolezze, ai nostri interessi egoistici, tanti, Paolo scoppia in questa lode, in questo atto di adorazione e chiede al Padre che ci invii lo Spirito per darci forza e poter andare avanti; che ci faccia capire l’amore di Cristo e che Cristo ci consolidi nell’amore. E dice al Padre: ‘Grazie, perché Tu sei capace di fare quello che anche noi non osiamo pensare’. E’ una bella preghiera... E’ una bella preghiera”.</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Il Papa, quindi, conclude la sua omelia:</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“E con questa vita interiore si può capire che Paolo abbia lasciato perdere tutto e consideri tutto spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in Cristo. Ci fa bene pensare così, ci fa bene adorare Dio, anche a noi. Ci fa bene lodare Dio, entrare in questo mondo di ampiezza, di grandiosità, di generosità e di amore. Ci fa bene, perché così possiamo andare avanti nel grande comandamento – l’unico comandamento, che è alla base di tutti gli altri –: l’amore; amare Dio e amare il prossimo”.</strong></p> <p> </p> <p> </p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/10/23/francesco_non_si_può_essere_cristiani_senza_lo_spirito/1109247">(Da Radio Vaticana)</a>Udienza generale: incomprensioni e gelosie dividono le comunità. Ampia sintesi2014-10-22T14:02:33+00:00http://www.news.va/it/news/udienza-generale-incomprensioni-e-gelosie-dividono Stamani, prima dell’udienza generale, il Papa ha ricevuto nell’Auletta dell’Aula Paolo VI i giocatori e i dirigenti del Bayern di Monaco. Poi, una volta giunto in Piazza San Pietro, è sceso dall’auto scoperta per salutare un folto gruppo di lavoratori della 'Meridiana', tutti con maglietta rossa con su scritto 'Io sono un esubero Meridiana'. Papa Francesco ha dedicato la catechesi al tema “Chiesa, corpo di Cristo”. “Quando si vuole evidenziare come gli elementi che compongono una realtà siano strettamente uniti l’uno all’altro e formino insieme una cosa sola – ha detto - si usa spesso l’immagine del corpo. A partire dall’apostolo Paolo, questa espressione è stata applicata alla Chiesa ed è stata riconosciuta come il suo tratto distintivo più profondo e più bello. Oggi, allora, vogliamo chiederci: in che senso la Chiesa forma un corpo? E perché viene definita «corpo di Cristo»? Nel Libro di Ezechiele viene descritta una visione un po’ particolare, impressionante, ma capace di infondere fiducia e speranza nei nostri cuori. Dio mostra al profeta una distesa di ossa, distaccate l’una dall’altra e inaridite. Uno scenario desolante… Immaginatevi: tutta una pianura piena di ossa. Dio gli chiede, allora, di invocare su di loro lo Spirito. A quel punto, le ossa si muovono, cominciano ad avvicinarsi e ad unirsi, su di loro crescono prima i nervi e poi la carne e si forma così un corpo, completo e pieno di vita (cfr Ez 37,1-14). Ecco, questa è la Chiesa! Mi raccomando oggi a casa prendete la Bibbia, nel capitolo 37 del profeta Ezechiele, non dimenticate di leggere questo, è bellissimo. Questa è la Chiesa, è un capolavoro, il capolavoro dello Spirito, il quale infonde in ciascuno la vita nuova del Risorto e ci pone l’uno accanto all’altro, l’uno a servizio e a sostegno dell’altro, facendo così di tutti noi un corpo solo, edificato nella comunione e nell’amore”. “La Chiesa, però – ha proseguito - non è solamente un corpo edificato nello Spirito: la Chiesa è il corpo di Cristo! Un po’ strano, ma è così,  non si tratta semplicemente di un modo di dire: ma lo siamo davvero! È il grande dono che riceviamo il giorno del nostro Battesimo! Nel sacramento del Battesimo, infatti, Cristo ci fa suoi, accogliendoci nel cuore del mistero della croce, il mistero supremo del suo amore per noi, per farci poi risorgere con lui, come nuove creature. Ecco: così nasce la Chiesa, e così la Chiesa si riconosce corpo di Cristo! Il Battesimo costituisce una vera rinascita, che ci rigenera in Cristo, ci rende parte di lui, e ci unisce intimamente tra di noi, come membra dello stesso corpo, di cui lui è il capo (cfr Rm 12,5; 1 Cor 12,12-13)”. “Quella che ne scaturisce, allora – ha spiegato - è una profonda comunione d’amore. In questo senso, è illuminante come Paolo, esortando i mariti ad «amare le mogli come il proprio corpo», affermi: «Come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo» (Ef 5,28-30). Che bello se ci ricordassimo più spesso di quello che siamo, di che cosa ha fatto di noi il Signore Gesù: siamo il suo corpo, quel corpo che niente e nessuno può strappare da lui e che egli ricopre di tutta la sua passione e di tutto il suo amore, proprio come uno sposo con la sua sposa. Questo pensiero, però, deve fare sorgere in noi il desiderio di corrispondere al Signore e di condividere il suo amore tra di noi, come membra vive del suo stesso corpo. Al tempo di Paolo, la comunità di Corinto trovava molte difficoltà in tal senso, vivendo, come spesso anche noi, l’esperienza delle divisioni, delle invidie, delle incomprensioni e dell’emarginazione. Tutte queste cose non vanno bene, perché, invece che edificare e far crescere la Chiesa come corpo di Cristo, la frantumano in tante parti, la smembrano”. A braccio ha aggiunto: “E questo anche succede ai nostri giorni. Ma pensiamo nelle comunità cristiane, in alcune parrocchie, pensiamo nei quartieri nostri quante divisioni, quante invidie, come si sparla, quanta incomprensione e emarginazione. E questo cosa fa? Ci smembra fra noi. E’ l’inizio della guerra. La guerra non incomincia nel campo di battaglia: la guerra, le guerre incominciano nel cuore, con questa incomprensione, divisione, invidie, con questa lotta fra gli altri. E questa comunità di Corinto era così, ma erano campioni di questo! E L’Apostolo ha dato ai Corinti alcuni consigli concreti che valgono anche per noi: non essere gelosi, ma apprezzare nelle nostre comunità i doni e le qualità dei nostri fratelli. Ma le gelosie: ‘Ma … quello ha comprato una macchina’, e io sento qui una gelosia; ‘Questo ha vinto al lotto’, è una gelosia; ‘E questo va bene in questo”, è un’altra gelosia. E questo smembra, fa male, non si deve fare! Perché le gelosie crescono, crescono e riempiono il cuore. E un cuore geloso è un cuore acido, un cuore che invece di sangue sembra di avere aceto, eh! E’ un cuore che mai è felice, è un cuore che smembra la comunità. Ma cosa devo fare? Apprezzare nelle nostre comunità i doni e la qualità degli altri, dei nostri fratelli. Ma, quando mi viene la gelosia - perché viene a tutti, eh? Tutti, tutti siamo peccatori eh! -, quando mi viene la gelosia, dire al Signore: ‘Ma, grazie, Signore, perché hai dato questo a quella persona’. Apprezzare le qualità è contro la divisione; farsi vicini e partecipare alla sofferenza degli ultimi e dei più bisognosi; esprimere la propria gratitudine a tutti – ma, dire grazie, il cuore che sa dire grazie è un cuore buono, è un cuore nobile, è un cuore che è contento perché sa dire grazie. Vi domando: tutti noi sappiamo dire grazie, sempre? Eh, no, eh? Non sempre, eh? Perché l’invidia, la gelosia ci frena un po’, eh? E in ultimo  questo è il consiglio che l’apostolo Paolo dà ai Corinzi e anche dobbiamo darci noi, uno all’altro: non reputare nessuno superiore agli altri - quanta gente si sente superiore agli altri! Anche noi, tante volte diciamo come quel fariseo della parabola: ‘Ti ringrazio Signore perché non sono come quello, sono superiore’. Ma questo è brutto, non farlo mai! E quando ti viene questo, ricordati dei tuoi peccati, di quelli che nessuno conosce, vergognati davanti a Dio e dì: ‘Ma tu Signore, tu sai chi è superiore, io chiudo la bocca’. E questo fa bene. E sempre, nella carità considerarsi membra gli uni degli altri, che vivono e si donano a beneficio di tutti (cfr 1Cor 12–14)”.  Quindi, ha concluso la catechesi: “Cari fratelli e sorelle, come il profeta Ezechiele e come l’apostolo Paolo, invochiamo anche noi lo Spirito Santo, perché la sua grazia e l’abbondanza dei suoi doni ci aiutino a vivere davvero come corpo di Cristo, uniti, come famiglia, ma una famiglia che è il corpo di Cristo, e come segno visibile e bello dell’amore di Cristo. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/10/22/ANSA678477_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Stamani, prima dell’udienza generale, il Papa ha ricevuto nell’Auletta dell’Aula Paolo VI i giocatori e i dirigenti del Bayern di Monaco. Poi, una volta giunto in Piazza San Pietro, è sceso dall’auto scoperta per salutare un folto gruppo di lavoratori della 'Meridiana', tutti con maglietta rossa con su scritto 'Io sono un esubero Meridiana'. Papa Francesco ha dedicato la catechesi al tema “Chiesa, corpo di Cristo”.</p> <p>“Quando si vuole evidenziare come gli elementi che compongono una realtà siano strettamente uniti l’uno all’altro e formino insieme una cosa sola – ha detto - si usa spesso l’immagine del corpo. A partire dall’apostolo Paolo, questa espressione è stata applicata alla Chiesa ed è stata riconosciuta come il suo tratto distintivo più profondo e più bello. Oggi, allora, vogliamo chiederci: in che senso la Chiesa forma un corpo? E perché viene definita «corpo di Cristo»? Nel Libro di Ezechiele viene descritta una visione un po’ particolare, impressionante, ma capace di infondere fiducia e speranza nei nostri cuori. Dio mostra al profeta una distesa di ossa, distaccate l’una dall’altra e inaridite. Uno scenario desolante… Immaginatevi: tutta una pianura piena di ossa. Dio gli chiede, allora, di invocare su di loro lo Spirito. A quel punto, le ossa si muovono, cominciano ad avvicinarsi e ad unirsi, su di loro crescono prima i nervi e poi la carne e si forma così un corpo, completo e pieno di vita (cfr Ez 37,1-14). Ecco, questa è la Chiesa! Mi raccomando oggi a casa prendete la Bibbia, nel capitolo 37 del profeta Ezechiele, non dimenticate di leggere questo, è bellissimo. Questa è la Chiesa, è un capolavoro, il capolavoro dello Spirito, il quale infonde in ciascuno la vita nuova del Risorto e ci pone l’uno accanto all’altro, l’uno a servizio e a sostegno dell’altro, facendo così di tutti noi un corpo solo, edificato nella comunione e nell’amore”.</p> <p>“La Chiesa, però – ha proseguito - non è solamente un corpo edificato nello Spirito: la Chiesa è il corpo di Cristo! Un po’ strano, ma è così,  non si tratta semplicemente di un modo di dire: ma lo siamo davvero! È il grande dono che riceviamo il giorno del nostro Battesimo! Nel sacramento del Battesimo, infatti, Cristo ci fa suoi, accogliendoci nel cuore del mistero della croce, il mistero supremo del suo amore per noi, per farci poi risorgere con lui, come nuove creature. Ecco: così nasce la Chiesa, e così la Chiesa si riconosce corpo di Cristo! Il Battesimo costituisce una vera rinascita, che ci rigenera in Cristo, ci rende parte di lui, e ci unisce intimamente tra di noi, come membra dello stesso corpo, di cui lui è il capo (cfr Rm 12,5; 1 Cor 12,12-13)”.</p> <p>“Quella che ne scaturisce, allora – ha spiegato - è una profonda comunione d’amore. In questo senso, è illuminante come Paolo, esortando i mariti ad «amare le mogli come il proprio corpo», affermi: «Come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo» (Ef 5,28-30). Che bello se ci ricordassimo più spesso di quello che siamo, di che cosa ha fatto di noi il Signore Gesù: siamo il suo corpo, quel corpo che niente e nessuno può strappare da lui e che egli ricopre di tutta la sua passione e di tutto il suo amore, proprio come uno sposo con la sua sposa. Questo pensiero, però, deve fare sorgere in noi il desiderio di corrispondere al Signore e di condividere il suo amore tra di noi, come membra vive del suo stesso corpo. Al tempo di Paolo, la comunità di Corinto trovava molte difficoltà in tal senso, vivendo, come spesso anche noi, l’esperienza delle divisioni, delle invidie, delle incomprensioni e dell’emarginazione. Tutte queste cose non vanno bene, perché, invece che edificare e far crescere la Chiesa come corpo di Cristo, la frantumano in tante parti, la smembrano”.</p> <p>A braccio ha aggiunto: “E questo anche succede ai nostri giorni. Ma pensiamo nelle comunità cristiane, in alcune parrocchie, pensiamo nei quartieri nostri quante divisioni, quante invidie, come si sparla, quanta incomprensione e emarginazione. E questo cosa fa? Ci smembra fra noi. E’ l’inizio della guerra. La guerra non incomincia nel campo di battaglia: la guerra, le guerre incominciano nel cuore, con questa incomprensione, divisione, invidie, con questa lotta fra gli altri. E questa comunità di Corinto era così, ma erano campioni di questo! E L’Apostolo ha dato ai Corinti alcuni consigli concreti che valgono anche per noi: non essere gelosi, ma apprezzare nelle nostre comunità i doni e le qualità dei nostri fratelli. Ma le gelosie: ‘Ma … quello ha comprato una macchina’, e io sento qui una gelosia; ‘Questo ha vinto al lotto’, è una gelosia; ‘E questo va bene in questo”, è un’altra gelosia. E questo smembra, fa male, non si deve fare! Perché le gelosie crescono, crescono e riempiono il cuore. E un cuore geloso è un cuore acido, un cuore che invece di sangue sembra di avere aceto, eh! E’ un cuore che mai è felice, è un cuore che smembra la comunità. Ma cosa devo fare? Apprezzare nelle nostre comunità i doni e la qualità degli altri, dei nostri fratelli. Ma, quando mi viene la gelosia - perché viene a tutti, eh? Tutti, tutti siamo peccatori eh! -, quando mi viene la gelosia, dire al Signore: ‘Ma, grazie, Signore, perché hai dato questo a quella persona’. Apprezzare le qualità è contro la divisione; farsi vicini e partecipare alla sofferenza degli ultimi e dei più bisognosi; esprimere la propria gratitudine a tutti – ma, dire grazie, il cuore che sa dire grazie è un cuore buono, è un cuore nobile, è un cuore che è contento perché sa dire grazie. Vi domando: tutti noi sappiamo dire grazie, sempre? Eh, no, eh? Non sempre, eh? Perché l’invidia, la gelosia ci frena un po’, eh? E in ultimo  questo è il consiglio che l’apostolo Paolo dà ai Corinzi e anche dobbiamo darci noi, uno all’altro: non reputare nessuno superiore agli altri - quanta gente si sente superiore agli altri! Anche noi, tante volte diciamo come quel fariseo della parabola: ‘Ti ringrazio Signore perché non sono come quello, sono superiore’. Ma questo è brutto, non farlo mai! E quando ti viene questo, ricordati dei tuoi peccati, di quelli che nessuno conosce, vergognati davanti a Dio e dì: ‘Ma tu Signore, tu sai chi è superiore, io chiudo la bocca’. E questo fa bene. E sempre, nella carità considerarsi membra gli uni degli altri, che vivono e si donano a beneficio di tutti (cfr 1Cor 12–14)”. </p> <p>Quindi, ha concluso la catechesi: “Cari fratelli e sorelle, come il profeta Ezechiele e come l’apostolo Paolo, invochiamo anche noi lo Spirito Santo, perché la sua grazia e l’abbondanza dei suoi doni ci aiutino a vivere davvero come corpo di Cristo, uniti, come famiglia, ma una famiglia che è il corpo di Cristo, e come segno visibile e bello dell’amore di Cristo.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/10/22/udienza_generale_ampia_sintesi/1109138">(Da Radio Vaticana)</a>Appello del Papa per i lavoratori di Meridiana: nessuna famiglia senza lavoro!2014-10-22T13:56:33+00:00http://www.news.va/it/news/appello-del-papa-per-i-lavoratori-di-meridiana-nes Al termine dell’udienza generale il Papa ha rivolto il suo pensieri ai lavoratori di “Meridiana”, che indossavano una maglietta rossa con su scritto 'Io sono un esubero Meridiana'. Queste le sue parole: "Desidero unirmi alla Comunità diocesana di Tempio-Ampurias nell’esprimere profonda vicinanza e solidarietà ai dipendenti della Compagnia aerea “Meridiana”, che stanno vivendo ore di apprensione per il loro futuro lavorativo. Auspico vivamente che si possa trovare un’equa soluzione, che tenga conto anzitutto della dignità della persona umana e delle imprescindibili necessità di tante famiglie. Per favore, faccio un appello a tutti i responsabili: nessuna famiglia senza lavoro!". (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/10/22/ANSA678471_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Al termine dell’udienza generale il Papa ha rivolto il suo pensieri ai lavoratori di “Meridiana”, che indossavano una maglietta rossa con su scritto 'Io sono un esubero Meridiana'. Queste le sue parole:</p> <p><span style="line-height: 1.6;">"Desidero unirmi alla Comunità diocesana di Tempio-Ampurias nell’esprimere profonda vicinanza e solidarietà ai dipendenti della Compagnia aerea “Meridiana”, che stanno vivendo ore di apprensione per il loro futuro lavorativo. Auspico vivamente che si possa trovare un’equa soluzione, che tenga conto anzitutto della dignità della persona umana e delle imprescindibili necessità di tante famiglie. Per favore, faccio un appello a tutti i responsabili: nessuna famiglia senza lavoro!".</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/10/22/appello_del_papa_per_i_lavoratori_di_meridiana/1109143">(Da Radio Vaticana)</a>Le guerre iniziano nel cuore2014-10-22T13:16:11+00:00http://www.news.va/it/news/le-guerre-iniziano-nel-cuore-2All’udienza generale, il Papa ha affermato che un cuore geloso è un cuore arido e divide la comunità così iniziano le guerre. Nei saluti il ricordo di Giovanni Paolo II. ...<p>All’udienza generale, il Papa ha affermato che un cuore geloso è un cuore arido e divide la comunità così iniziano le guerre. Nei saluti il ricordo di Giovanni Paolo II. </p>

  
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