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Dalla Santa Sede  Dalla Santa Sede Riduci
News.vahttp://www.news.va/2017-08-17T04:52:06+00:00"Roma: la Chiesa nella Città". Felici nel sacerdozio e nella vita consacrata? - Rendere concreta la profezia evangelica2017-08-17T04:52:06+00:00http://www.news.va/it/news/roma-la-chiesa-nella-citta-felici-nel-sacerdozio-e Don Gian Franco Poli, Gloria Conti, padre Giuseppe Crea hanno pubblicato un libro sulla felicità nel sacerdozio e nella vita consacrata. Si intitola “Tutta la gioia che mi hai messo nel cuore” Edizioni Rogate. Il sottotitolo: è ancora di casa la felicità nella Vita consacrata? La puntata del 16 agosto della trasmissione “Roma: la Chiesa nella Città” è dedicata dunque a questo tema e come ospiti in studio, il conduttore Fabrizio Mastrofini ha due autori del libro: don Gian Franco Poli, teologo, psicoterapeuta, consulente di tante Congregazioni ed Istituti Religiosi, è stato per molti anni docente al “Claretianum” di Roma. La dott.ssa Gloria Conti, specializzato in Utroque Iure, fa parte dell’Ordo Virginum. Don Poli inizia la sua riflessione osservando “di essermi accorto nella mia attività di sacerdote, psicoterapeuta, teologo, che esiste una vera e propria sete di felicità. Nel passato era una tematica che facilmente veniva scartata, in base all’idea che chi si metteva sulla via della consacrazione di vita, per lui o per lei la felicità era da mettere in secondo piano. Invece oggi grazie alle parole insistenti del Papa, la gioia va messa come elemento di annuncio. Una persona felice, realizzata, che cade e si rialza, capace di dire qualcosa con la sua vita e di testimoniare la sua scelta, è capace di evangelizzare. Dunque abbiamo costruito noi tre autori, da prospettive diverse, un testo che è un tentativo di scoprire la strada in cui psicologia, teologia, spiritualità, si incontrano per dare una prospettiva liberante e positiva”. Gloria Conti, dottoressa in Utroque Iure, consacrata nell’Ordo Virginum, spiega che “con Paolo VI l’Ordo Virginum, molto antico, è ritornato in auge. È una forma di consacrazione pienamente inserita nel mondo; non si fregia di segni o divise, ma dobbiamo farci riconoscere come testimoni di felicità, come dice il documento della Cei sull’Ordo Virginum”. Don Poli aggiunge che “tanti autori che si preoccupano di calcare le tematiche religiose, teologiche e spirituali hanno affrontato questo argomento. Tuttavia a nostro avviso non era forse abbastanza considerata una visione globale della tematica. Non abbiamo scritto un manuale con delle indicazioni, come un abito da infilarsi addosso. Abbiamo cercato di far riscoprire dalle fonti della Scrittura e dall’esperienza cristiana, come far emergere una tematica che è stata per tanti anni una sorta di appendice. Abbiamo cercato di sottolineare come il vivere felici sia una condizione imprescindibile. Non ci esonera da fatiche o difficoltà ma è un uscire da noi stessi per dare ragione dell’essere con-creatori. Persone che si pongono nella dimensione della Rivelazioni: non regole da manuale bensì l’essere con-creatori felici”. Per Gloria Conti “felicità non è lo star bene o fare ciò che voglio. Per la scelta di vita di consacrazione, la felicità è la capacità di stare nel progetto che Dio ha pensato per me e trovare le possibilità di realizzare me stessa attraverso il progetto. È faticoso, è conquista di ogni giorno, però dà senso alla vita. D’altronde oggi molti si chiedono che senso abbia la vita: assistiamo a suicidi, femminicidi, ragazzi che muoiono schiantati per strada e non hanno più motivazioni per vivere. Cosa è la felicità per loro? Dobbiamo far vedere che si può essere felici anche in situazioni complesse e di degrado come quelle che viviamo ogni giorno nelle nostre città, nelle nostre realtà”. Nel libro si parla molto della vita comunitaria perché la dimensione comunitaria è essenziale. “Ho partecipato a vari momenti di preghiera in America Latina con i poveri – nota Gloria Conti – dove non c’erano frati o suore ma persone che si lasciavano educare dalla Parola di Dio. È sicuramente possibile dunque una dimensione comunitaria”. Secondo don Poli “oggi gli Istituti Religiosi per tante situazioni di scarsità di persone, scoprono o riscoprono che la fraternità, la comunità, è fondamentale e non più il servizio, l’attività, l’opera. In tanti Istituti che ho avvicinato, i luoghi in cui la comunità realizzava la sua esistenza erano dei ritagli di tempo perché si dava la preminenza all’ufficio, all’opera, alla scuola, all’assistenza. Oggi si cambia prospettiva: la comunità è luogo di incontro, di progettazione, di verifica. E qui crollano tante comunità reali quando non si riesce ad accogliersi o ascoltarsi. Oggi la comunità religiosa ha la grande necessità di far riscoprire la sua profezia evangelica: persone ricche di anni possono essere capaci di vivere insieme un progetto; ebbene già questa è opera di evangelizzazione”. Insistendo su tale argomento don Poli nota che “quando ascolto le comunità religiose, si mette sempre al centro la carenza di vita fraterna. Nel momento in cui vengono offerti dei percorsi, non vengono seguiti perché fanno passare dall’idealità dei buoni sentimenti alla fatica del concreto, del quotidiano. Oggi la maggioranza delle comunità fatica a recuperare vitalità perché si ha paura di confrontarsi. È facile dire: non incontriamoci perché ci scontriamo. È facile dirlo, è difficile individuare le cause per cui non si dialoga. Se le famiglie religiose riuscissero a dare più visibilità alla loro storia reale, tanti giovani avrebbero esempi concreti e positivi cui identificarsi”. Inoltre – aggiunge don Poli – stiamo comprendendo che “è mancata la capacità di rendersi conto che se nel passato la profezia era forte e il coraggio di andare in luoghi e situazioni nuove era forte, oggi in tanti sono rimasti incastrati nel modello del passato. I fondatori e le fondatrici sono stati attenti al contesto storico, lo hanno tradotto in attività con valori e contenuti. Nel tempo è accaduto, in molte situazioni, che le opere hanno preso il sopravvento. E si ripete nella storia di tanti Istituti: si vuole costruire dando risposte a carenze istituzionali e sociali, perdendo di vista l’approccio formativo. Allora i giovani, le giovani, vengono immesse in attività dove dopo qualche anno non comprendono più dove sia la caratteristica evangelica rispetto alla dimensione sociale”. Ecco perchè “oggi bisogna avere l’attenzione ad andare alle ragioni profonde”. E come “misurare” la felicità? Gloria Conti ha un suggerimento preciso da fornire: “Le posso dire quando non si è felici. Quando vedo nelle comunità circolare tanti musi lunghi. Quando mi accorgo che si prega insieme, si mangia allo stesso tavolo ma non si alza la testa dal piatto per parlare con chi ho di fronte. Quando non dialogo, quando non trovo la riconciliazione. Altro grande problema sono le chat e l’uso dei social: un uso indiscriminato è il segno che preferisco la relazione virtuale che non mi scomoda, rispetto alla relazione reale con un tu che vedo, mi risponde, mi può creare difficoltà”. Care ascoltatrici, cari ascoltatori, leggete dunque “Tutta la gioia che mi hai messo nel cuore”, Edizioni Rogate. E ricordo la pagina Facebook   della trasmissione. Alla prossima!...<p> Don Gian Franco Poli, Gloria Conti, padre Giuseppe Crea hanno pubblicato un libro sulla felicità nel sacerdozio e nella vita consacrata. Si intitola “Tutta la gioia che mi hai messo nel cuore” Edizioni Rogate. Il sottotitolo: è ancora di casa la felicità nella Vita consacrata? La puntata del 16 agosto della trasmissione “Roma: la Chiesa nella Città” è dedicata dunque a questo tema e come ospiti in studio, il conduttore Fabrizio Mastrofini ha due autori del libro: don Gian Franco Poli, teologo, psicoterapeuta, consulente di tante Congregazioni ed Istituti Religiosi, è stato per molti anni docente al “Claretianum” di Roma. La dott.ssa Gloria Conti, specializzato in Utroque Iure, fa parte dell’Ordo Virginum.</p><p> <span style="line-height: 1.6;"><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_8058168" width="245"><source src="http://media01.vatiradio.va/podcast/feed/chiesa_nella_citta_160817.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media01.vatiradio.va/podcast/feed/chiesa_nella_citta_160817.mp3" title="Download audio"><img src="http://es.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></span></p><p> Don Poli inizia la sua riflessione osservando “di essermi accorto nella mia attività di sacerdote, psicoterapeuta, teologo, che esiste una vera e propria sete di felicità. Nel passato era una tematica che facilmente veniva scartata, in base all’idea che chi si metteva sulla via della consacrazione di vita, per lui o per lei la felicità era da mettere in secondo piano. Invece oggi grazie alle parole insistenti del Papa, la gioia va messa come elemento di annuncio. Una persona felice, realizzata, che cade e si rialza, capace di dire qualcosa con la sua vita e di testimoniare la sua scelta, è capace di evangelizzare. Dunque abbiamo costruito noi tre autori, da prospettive diverse, un testo che è un tentativo di scoprire la strada in cui psicologia, teologia, spiritualità, si incontrano per dare una prospettiva liberante e positiva”.</p><p> Gloria Conti, dottoressa in Utroque Iure, consacrata nell’Ordo Virginum, spiega che “con Paolo VI l’Ordo Virginum, molto antico, è ritornato in auge. È una forma di consacrazione pienamente inserita nel mondo; non si fregia di segni o divise, ma dobbiamo farci riconoscere come testimoni di felicità, come dice il documento della Cei sull’Ordo Virginum”.</p><p> Don Poli aggiunge che “tanti autori che si preoccupano di calcare le tematiche religiose, teologiche e spirituali hanno affrontato questo argomento. Tuttavia a nostro avviso non era forse abbastanza considerata una visione globale della tematica. Non abbiamo scritto un manuale con delle indicazioni, come un abito da infilarsi addosso. Abbiamo cercato di far riscoprire dalle fonti della Scrittura e dall’esperienza cristiana, come far emergere una tematica che è stata per tanti anni una sorta di appendice. Abbiamo cercato di sottolineare come il vivere felici sia una condizione imprescindibile. Non ci esonera da fatiche o difficoltà ma è un uscire da noi stessi per dare ragione dell’essere con-creatori. Persone che si pongono nella dimensione della Rivelazioni: non regole da manuale bensì l’essere con-creatori felici”.</p><p> Per Gloria Conti “felicità non è lo star bene o fare ciò che voglio. Per la scelta di vita di consacrazione, la felicità è la capacità di stare nel progetto che Dio ha pensato per me e trovare le possibilità di realizzare me stessa attraverso il progetto. È faticoso, è conquista di ogni giorno, però dà senso alla vita. D’altronde oggi molti si chiedono che senso abbia la vita: assistiamo a suicidi, femminicidi, ragazzi che muoiono schiantati per strada e non hanno più motivazioni per vivere. Cosa è la felicità per loro? Dobbiamo far vedere che si può essere felici anche in situazioni complesse e di degrado come quelle che viviamo ogni giorno nelle nostre città, nelle nostre realtà”.</p><p> Nel libro si parla molto della vita comunitaria perché la dimensione comunitaria è essenziale. “Ho partecipato a vari momenti di preghiera in America Latina con i poveri – nota Gloria Conti – dove non c’erano frati o suore ma persone che si lasciavano educare dalla Parola di Dio. È sicuramente possibile dunque una dimensione comunitaria”. Secondo don Poli “oggi gli Istituti Religiosi per tante situazioni di scarsità di persone, scoprono o riscoprono che la fraternità, la comunità, è fondamentale e non più il servizio, l’attività, l’opera. In tanti Istituti che ho avvicinato, i luoghi in cui la comunità realizzava la sua esistenza erano dei ritagli di tempo perché si dava la preminenza all’ufficio, all’opera, alla scuola, all’assistenza. Oggi si cambia prospettiva: la comunità è luogo di incontro, di progettazione, di verifica. E qui crollano tante comunità reali quando non si riesce ad accogliersi o ascoltarsi. Oggi la comunità religiosa ha la grande necessità di far riscoprire la sua profezia evangelica: persone ricche di anni possono essere capaci di vivere insieme un progetto; ebbene già questa è opera di evangelizzazione”.</p><p> Insistendo su tale argomento don Poli nota che “quando ascolto le comunità religiose, si mette sempre al centro la carenza di vita fraterna. Nel momento in cui vengono offerti dei percorsi, non vengono seguiti perché fanno passare dall’idealità dei buoni sentimenti alla fatica del concreto, del quotidiano. Oggi la maggioranza delle comunità fatica a recuperare vitalità perché si ha paura di confrontarsi. È facile dire: non incontriamoci perché ci scontriamo. È facile dirlo, è difficile individuare le cause per cui non si dialoga. Se le famiglie religiose riuscissero a dare più visibilità alla loro storia reale, tanti giovani avrebbero esempi concreti e positivi cui identificarsi”. Inoltre – aggiunge don Poli – stiamo comprendendo che “è mancata la capacità di rendersi conto che se nel passato la profezia era forte e il coraggio di andare in luoghi e situazioni nuove era forte, oggi in tanti sono rimasti incastrati nel modello del passato. I fondatori e le fondatrici sono stati attenti al contesto storico, lo hanno tradotto in attività con valori e contenuti. Nel tempo è accaduto, in molte situazioni, che le opere hanno preso il sopravvento. E si ripete nella storia di tanti Istituti: si vuole costruire dando risposte a carenze istituzionali e sociali, perdendo di vista l’approccio formativo. Allora i giovani, le giovani, vengono immesse in attività dove dopo qualche anno non comprendono più dove sia la caratteristica evangelica rispetto alla dimensione sociale”. Ecco perchè “oggi bisogna avere l’attenzione ad andare alle ragioni profonde”.</p><p> E come “misurare” la felicità? Gloria Conti ha un suggerimento preciso da fornire: “Le posso dire quando non si è felici. Quando vedo nelle comunità circolare tanti musi lunghi. Quando mi accorgo che si prega insieme, si mangia allo stesso tavolo ma non si alza la testa dal piatto per parlare con chi ho di fronte. Quando non dialogo, quando non trovo la riconciliazione. Altro grande problema sono le chat e l’uso dei social: un uso indiscriminato è il segno che preferisco la relazione virtuale che non mi scomoda, rispetto alla relazione reale con un tu che vedo, mi risponde, mi può creare difficoltà”.</p><p> Care ascoltatrici, cari ascoltatori, leggete dunque “Tutta la gioia che mi hai messo nel cuore”, Edizioni Rogate. E ricordo la pagina<a href="https://www.facebook.com/ChiesadiRoma/"><strong> Facebook</strong> </a>della trasmissione.</p><p> Alla prossima!</p>Vescovi Australia: lotta ad abusi, ma non violare segreto Confessione2017-08-16T13:40:52+00:00http://www.news.va/it/news/vescovi-australia-lotta-ad-abusi-ma-non-violare-se I vescovi in Australia ribadiscono la linea della Chiesa sulla pedofilia: ”tolleranza zero” , impegno assoluto nella lotta agli abusi e collaborazione con le autorità civili; ma nello stesso tempo dicono no alla proposta della Commissione Reale australiana , istituita per far luce sulla vicenda, di introdurre una legge che "obbligherebbe" i preti alla violazione del segreto della Confessione (sigillo sacramentale) nel caso avessero notizia di abusi. L'arcivescovo di Melbourne Denis Hart conferma con decisione l'impegno nel contrasto del fenomeno, ma si dice pronto ad andare in carcere piuttosto che rivelare quanto detto nel confessionale: si tratta di un colloquio sacro con Dio. Gran parte degli abusi - spiega - sono avvenuti nel passato, oggi c’è una maggiore consapevolezza nell’affrontare la questione. Inoltre - osserva - la Confessione è oggi “forse l’unica occasione” che ha una persona per manifestare un abuso perpetrato o subìto e il sacerdote può indirizzarla a rivelare quanto detto. Per il padre gesuita Frank Brennan , docente di diritto all’Università cattolica australiana, se ci fosse una legge sull'obbligo di violare il segreto confessionale, le possibilità che una persona manifesti al prete casi di abusi si ridurrebbero piuttosto che aumentare. Anche l’arcivescovo di Brisbane, Mark Coleridge , ribadendo l’impegno assoluto di proteggere i giovani e lottare contro gli abusi, sottolinea che il rapporto tra sacerdote e penitente nella Confessione è diverso da qualsiasi altra relazione, perché il penitente non parla al sacerdote ma a Dio. Il sacerdote è solo un mediatore. Nel Catechismo della Chiesa cattolica , là dove si parla di Confessione, si legge : “D ata la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, la Chiesa dichiara che ogni sacerdote che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe, a mantenere un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno confessato.  Non gli è lecito parlare neppure di quanto viene a conoscere, attraverso la confessione, della vita dei penitenti. Questo segreto, che non ammette eccezioni, si chiama il «sigillo sacramentale», poiché ciò che il penitente ha manifestato al sacerdote rimane «sigillato» dal sacramento”. Nel 2014 si è svolto a Roma un Convegno organizzato dalla Penitenzieria Apostolica e dedicato proprio al tema del sigillo sacramentale. In una intervista ai nostri microfoni, mons. Krzysztof  Nykiel , reggente della Penitenzieria, ribadisce il principio dell’assoluta inviolabilità del segreto della Confessione. Infine, proprio oggi alcuni media danno notizia delle parole scritte dal Papa nella prefazione del libro di Daniel Pittet  “ La perdono, padre”  , pubblicata oggi sul giornale tedesco Bild, e di cui noi abbiamo già parlato nel febbraio scorso. Francesco, riferendosi agli abusi compiuti da esponenti della Chiesa, li definisce “una mostruosità assoluta” e “un or­rendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna”.      (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2012/11/13/OTHER1065403_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><strong>I vescovi in Australia ribadiscono la linea della Chiesa sulla pedofilia: ”tolleranza zero”</strong>, impegno assoluto nella lotta agli abusi e collaborazione con le autorità civili; <strong>ma nello stesso tempo dicono no alla proposta della Commissione Reale australiana</strong>, istituita per far luce sulla vicenda, di introdurre una legge che "obbligherebbe" i preti alla<strong> violazione del segreto della Confessione</strong> (sigillo sacramentale) nel caso avessero notizia di abusi.</p> <p><strong><a href="https://melbournecatholic.org.au/News/archbishop-hart-continues-to-defend-the-seal-of-confession">L'arcivescovo di Melbourne Denis Hart</a></strong> conferma con decisione l'impegno nel contrasto del fenomeno, ma si dice pronto ad andare in carcere piuttosto che rivelare quanto detto nel confessionale: si tratta di un colloquio sacro con Dio. Gran parte degli abusi - spiega - sono avvenuti nel passato, oggi c’è una maggiore consapevolezza nell’affrontare la questione. Inoltre - osserva - la Confessione è oggi “forse l’unica occasione” che ha una persona per manifestare un abuso perpetrato o subìto e il sacerdote può indirizzarla a rivelare quanto detto.</p> <p>Per il<strong> padre gesuita Frank Brennan</strong>, docente di diritto all’Università cattolica australiana, se ci fosse una legge sull'obbligo di violare il segreto confessionale, le possibilità che una persona manifesti al prete casi di abusi si ridurrebbero piuttosto che aumentare.</p> <p>Anche <strong>l’arcivescovo di Brisbane, Mark Coleridge</strong>, ribadendo l’impegno assoluto di proteggere i giovani e lottare contro gli abusi, sottolinea che il rapporto tra sacerdote e penitente nella Confessione è diverso da qualsiasi altra relazione, perché il penitente non parla al sacerdote ma a Dio. Il sacerdote è solo un mediatore.</p> <p><span style="line-height: 1.6;"><strong>Nel <a href="http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p2s2c2a4_it.htm">Catechismo della Chiesa cattolica</a>, là dove si parla di Confessione, si legge</strong>: “D</span><span style="line-height: 1.6;">ata la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, la Chiesa dichiara che ogni sacerdote che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe, a mantenere un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno confessato.</span><span style="line-height: 1.6;"> Non gli è lecito parlare neppure di quanto viene a conoscere, attraverso la confessione, della vita dei penitenti. Questo segreto, che non ammette eccezioni, si chiama il «sigillo sacramentale», poiché ciò che il penitente ha manifestato al sacerdote rimane «sigillato» dal sacramento”.</span></p> <p>Nel 2014 si è svolto a Roma un Convegno organizzato dalla Penitenzieria Apostolica e dedicato proprio al tema del sigillo sacramentale. In una intervista ai nostri microfoni, <strong><a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/11/12/mons_nykiel_sigillo_della_confessione_%C3%A8_sempre_inviolabile/1110940">mons. Krzysztof  Nykiel</a></strong>, reggente della Penitenzieria, ribadisce il principio dell’assoluta inviolabilità del segreto della Confessione.</p> <p>Infine, proprio oggi alcuni media danno notizia delle parole scritte dal Papa nella prefazione del libro di <strong><a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/02/13/prefazione_papa_a_libro_pittet_severit%C3%A0_con_preti_pedofili/1292157">Daniel Pittet</a></strong> “<em>La perdono, padre”</em> , pubblicata oggi sul giornale tedesco Bild, e di cui noi abbiamo già parlato nel febbraio scorso. Francesco, riferendosi agli abusi compiuti da esponenti della Chiesa, li definisce “una mostruosità assoluta” e “un or­rendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna”. </p> <p> </p> <p> </p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/08/16/vescovi_australia_non_violare_segreto_confessionale/1331027">(Da Radio Vaticana)</a>Papa: solidarietà per la Sierra Leone, 400 morti per le inondazioni2017-08-16T12:45:19+00:00http://www.news.va/it/news/papa-solidarieta-per-la-sierra-leone-400-morti-per Papa Francesco sta seguendo con grande preoccupazione quanto sta accadendo in questi giorni in Sierra Leone colpita da alluvioni e smottamenti che hanno causato finora oltre 400 morti e 600 dispersi . In un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin indirizzato all’arcivescovo di Freetown, mons. Charles Edward Tamba, il Papa manifesta il suo profondo dolore per le ”devastanti conseguenze” delle inondazioni nella periferia della capitale Freetown e “assicura la sua vicinanza in questo momento difficile a quanti hanno perso i propri cari. Prega per tutti coloro che sono morti e sulle loro famiglie e amici in lutto invoca le benedizioni divine di forza e consolazione”. Francesco lancia inoltre un appello alla solidarietà, dicendosi vicino anche ai soccorritori che stanno fornendo un aiuto così necessario alle vittime di questo disastro . Ieri durante l’ Angelus nella Solennità dell'Assunta, il Papa aveva elevato la sua preghiera a “Maria Regina della pace”, affidandole le ansie e i dolori delle popolazioni che nel mondo soffrono a causa di calamità naturali ottenendo per tutti consolazione e serenità.  (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/08/14/AFP6936444_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><strong>Papa Francesco sta seguendo con grande preoccupazione quanto sta accadendo in questi giorni in Sierra Leone colpita da alluvioni e smottamenti che hanno causato finora oltre 400 morti e 600 dispersi</strong>. In un <strong><a href="http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2017/08/16/0521/01161.html">telegramma</a></strong> a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin indirizzato all’arcivescovo di Freetown, mons. Charles Edward Tamba, il Papa manifesta il suo profondo dolore per le ”devastanti conseguenze” delle inondazioni nella periferia della capitale Freetown e “assicura la sua vicinanza in questo momento difficile a quanti hanno perso i propri cari. Prega per tutti coloro che sono morti e sulle loro famiglie e amici in lutto invoca le benedizioni divine di forza e consolazione”. <strong>Francesco lancia inoltre un appello alla solidarietà, dicendosi vicino anche ai soccorritori che stanno fornendo un aiuto così necessario alle vittime di questo disastro</strong>.</p> <p>Ieri durante l’<strong><a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/08/15/il_papa_per_i_paesi_colpiti_da_calamit%C3%A0_e_guerre/1330846">Angelus</a></strong> nella Solennità dell'Assunta, il Papa aveva elevato la sua preghiera a “Maria Regina della pace”, affidandole le ansie e i dolori delle popolazioni che nel mondo soffrono a causa di calamità naturali ottenendo per tutti consolazione e serenità. </p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/08/16/papa_solidarietà_per_gli_alluvionati_in_sierra_leone/1331000">(Da Radio Vaticana)</a>Angelus dell'Assunta, il Papa: Maria porti al mondo la gioia di Gesù2017-08-15T12:08:01+00:00http://www.news.va/it/news/angelus-dellassunta-il-papa-maria-porti-al-mondo-l Maria “ci aiuti ad essere santi, per incontrarci con lei, un giorno, in Paradiso”: è la preghiera di Papa Francesco, oggi all’Angelus in Piazza San Pietro, nella solennità dell’ Assunzione . Commentando il Vangelo odierno, che ci presenta la visita di Maria a Elisabetta per aiutarla negli ultimi mesi della sua prodigiosa gravidanza, il Papa sottolinea che il dono più grande che Maria porta all’anziana cugina – e al mondo intero – è Gesù, che già vive in lei : “Nella casa di Elisabetta e di suo marito Zaccaria, dove prima regnava la tristezza per la mancanza di figli, ora c’è la gioia di un bambino in arrivo: un bambino che diventerà il grande Giovanni Battista, precursore del Messia. E quando arriva Maria, la gioia trabocca e prorompe dai cuori, perché la presenza invisibile ma reale di Gesù riempie tutto di senso : la vita, la famiglia, la salvezza del popolo… Tutto!”. Questa gioia piena - spiega Francesco – “si esprime con la voce di Maria nella preghiera stupenda che il Vangelo di Luca ci ha trasmesso e che, dalla prima parola latina, si chiama Magnificat. È un canto di lode a Dio che opera cose grandi attraverso le persone umili, sconosciute al mondo”, perché "l'umiltà è come un vuoto che lascia posto a Dio - ha aggiunto a braccio -   L’umile è potente, perché è umile, non perché è forte. E questa è la grandezza dell’umile e dell’umiltà ": “Il Magnificat canta il Dio misericordioso e fedele, che compie il suo disegno di salvezza con i piccoli e i poveri, con quelli che hanno fede in Lui, che si fidano della sua Parola, come Maria . Ecco l’esclamazione di Elisabetta: «Beata te che hai creduto» (Lc 1,45). In quella casa, la venuta di Gesù attraverso Maria ha creato non solo un clima di gioia e di comunione fraterna, ma anche un clima di fede che porta alla speranza, alla preghiera, alla lode”. Di qui l’augurio del Papa: “Tutto questo vorremmo avvenisse anche oggi nelle nostre case. Celebrando Maria Santissima Assunta in Cielo, vorremmo che Lei, ancora una volta, por­tasse a noi, alle nostre famiglie, alle nostre comunità, quel dono immenso , quella grazia unica che dobbiamo sempre chiedere per prima e al di sopra delle altre grazie che pure ci stanno a cuore: la grazia che è Gesù Cristo!”. Portando Gesù – aggiunge Francesco – “la Madonna porta anche a noi una gioia nuova, piena di significato ; ci porta una nuova capacità di attraversare con fede i momenti più dolorosi e difficili; ci porta la capacità di misericordia, per perdonarci, comprenderci, sostenerci gli uni gli altri”. Quindi, così conclude la sua catechesi: “Maria è modello di virtù e di fede. Nel contemplarla oggi assunta in Cielo, al compimento finale del suo itinerario terreno, la ringraziamo perché sempre ci precede nel pellegrinaggio della vita e della fede. E' la prima discepola. E  le chiediamo che ci custodisca e ci sostenga; che possiamo avere una fede forte, gioiosa e misericordiosa”. Ascolta e scarica il podcast del servizio (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/08/13/AFP6932077_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Maria “ci aiuti ad essere santi, per incontrarci con lei, un giorno, in Paradiso”: è la preghiera di Papa Francesco, oggi all’Angelus in Piazza San Pietro, nella solennità dell’<strong><a href="http://w2.vatican.va/content/pius-xii/it/apost_constitutions/documents/hf_p-xii_apc_19501101_munificentissimus-deus.html">Assunzione</a></strong>.</p> <p>Commentando il Vangelo odierno, che ci presenta la visita di Maria a Elisabetta per aiutarla negli ultimi mesi della sua prodigiosa gravidanza, il Papa sottolinea che <strong>il dono più grande che Maria porta all’anziana cugina – e al mondo intero – è Gesù, che già vive in lei</strong>:</p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Nella casa di Elisabetta e di suo marito Zaccaria, dove prima regnava la tristezza per la mancanza di figli, ora c’è la gioia di un bambino in arrivo: un bambino che diventerà il grande Giovanni Battista, precursore del Messia. E <strong>quando arriva Maria, la gioia trabocca e prorompe dai cuori, perché la presenza invisibile ma reale di Gesù riempie tutto di senso</strong>: la vita, la famiglia, la salvezza del popolo… Tutto!”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Questa gioia piena - spiega Francesco – “si esprime con la voce di Maria nella preghiera stupenda che il Vangelo di Luca ci ha trasmesso e che, dalla prima parola latina, si chiama<strong> Magnificat. È un canto di lode a Dio che opera cose grandi attraverso le persone umili, sconosciute al mondo”, perché "l'umiltà è come un vuoto che lascia posto a Dio </strong>- ha aggiunto a braccio -<strong> </strong></span>L’umile è potente, perché è umile, non perché è forte. E questa è la grandezza dell’umile e dell’umiltà<span style="line-height: 1.6;"><strong>":</strong></span></p> <p><span style="line-height: 1.6;"><strong>“Il Magnificat canta il Dio misericordioso e fedele, che compie il suo disegno di salvezza con i piccoli e i poveri, con quelli che hanno fede in Lui, che si fidano della sua Parola, come Maria</strong>. Ecco l’esclamazione di Elisabetta: «Beata te che hai creduto» (Lc 1,45). In quella casa, la venuta di Gesù attraverso Maria ha creato non solo un clima di gioia e di comunione fraterna, ma anche un clima di fede che porta alla speranza, alla preghiera, alla lode”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Di qui l’augurio del Papa:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Tutto questo vorremmo avvenisse anche oggi nelle nostre case. <strong>Celebrando Maria Santissima Assunta in Cielo, vorremmo che Lei, ancora una volta, por­tasse a noi, alle nostre famiglie, alle nostre comunità, quel dono immenso</strong>, quella grazia unica che dobbiamo sempre chiedere per prima e al di sopra delle altre grazie che pure ci stanno a cuore: la grazia che è Gesù Cristo!”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Portando Gesù – aggiunge Francesco – <strong>“la Madonna porta anche a noi una gioia nuova, piena di significato</strong>; ci porta una nuova capacità di attraversare con fede i momenti più dolorosi e difficili; ci porta la capacità di misericordia, per perdonarci, comprenderci, sostenerci gli uni gli altri”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Quindi, così conclude la sua catechesi:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Maria è modello di virtù e di fede. Nel contemplarla oggi assunta in Cielo, al compimento finale del suo itinerario terreno, la ringraziamo perché sempre ci precede nel pellegrinaggio della vita e della fede. E' la prima discepola. E <strong>le chiediamo che ci custodisca e ci sostenga; che possiamo avere una fede forte, gioiosa e misericordiosa”.</strong></span></p> <p><span style="line-height: 1.6;"><strong><em>Ascolta e scarica il podcast del servizio</em></strong></span></p> <p><span style="line-height: 1.6;"><strong><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_11282213" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00592561.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00592561.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></strong></span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/08/15/angelus_del_papa_nella_solennità_dellassunta/1330842">(Da Radio Vaticana)</a>Papa: promuovere nel Mediterraneo cultura accoglienza verso i migranti2017-08-14T11:34:10+00:00http://www.news.va/it/news/papa-promuovere-nel-mediterraneo-cultura-accoglien“Serve un impegno sempre più generoso nel favorire la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, promuovendo così la pace e la fraternità tra i popoli”. E’ quanto afferma Papa Francesco in messaggio indirizzato ai partecipanti all’incontro internazionale “Mediterraneo: un porto di fraternità” , promosso dalla diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, con il sostegno di numero istituzioni e realtà associative. Evento che si conclude oggi e al quale hanno preso parte 250 giovani di 31 Paesi . Nel messaggio inviato al vescovo locale, Vito Angiuli, il Papa incoraggia la comunità cristiana e i giovani dei Paesi mediterranei, “come pure tutte le persone di buona volontà, a considerare la presenza di tanti fratelli e sorelle migranti un’opportunità di crescita umana, di incontro e di dialogo , come anche un’occasione per annunciare e testimoniare il Vangelo della carità. Il Papa elogia dunque l’iniziativa che sfocerà nella firma della “Carta di Leuca” , documento con il quale i giovani presenti all’incontro chiedono ai potenti della terra di promuovere la pace, mettere al bando le armi e impegnarsi concretamente per l’apertura di corridoi umanitari per le popolazioni che fuggono dalla guerra. L’evento che si avvia a conclusione si è svolto, tra gli altri, con la partecipazione della Cei, Caritas Italiana, Pax Christi, Focsiv e Migrantes . La notte scorsa, i giovani partecipanti hanno partecipato al pellegrinaggio dalla tomba di Don Tonino Bello, ad Alessano in provincia di Lecce, alla Basilica Santuario di Santa Maria di Leuca-De Finibus Terrae. (Da Radio Vaticana)...<p><img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/05/01/ANSA583619_LancioGrande.jpg" title=""/><strong style="background-color: initial;">“Serve un impegno sempre più generoso nel favorire la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, promuovendo così la pace e la fraternità tra i popoli”. E’ quanto afferma Papa Francesco</strong> in messaggio indirizzato ai partecipanti all’incontro internazionale <a href="http://www.diocesiugento.org/" style="background-color: initial;">“Mediterraneo: un porto di fraternità”</a>, promosso dalla diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, con il sostegno di numero istituzioni e realtà associative. <strong style="background-color: initial;">Evento che si conclude oggi e al quale hanno preso parte 250 giovani di 31 Paesi</strong>.</p><p>Nel messaggio inviato al vescovo locale, Vito Angiuli, il Papa incoraggia la comunità cristiana e i giovani dei Paesi mediterranei, “come pure tutte le persone di buona volontà, a <strong>considerare la presenza di tanti fratelli e sorelle migranti un’opportunità di crescita umana, di incontro e di dialogo</strong>, come anche un’occasione per annunciare e testimoniare il Vangelo della carità.<strong> Il Papa elogia dunque l’iniziativa che sfocerà nella firma della “Carta di Leuca”</strong>, documento con il quale i giovani presenti all’incontro chiedono ai potenti della terra di promuovere la pace, mettere al bando le armi e impegnarsi concretamente per l’apertura di corridoi umanitari per le popolazioni che fuggono dalla guerra.</p><p>L’evento che si avvia a conclusione si è svolto, tra gli altri, con la <strong>partecipazione della Cei, Caritas Italiana, Pax Christi, Focsiv e Migrantes</strong>. La notte scorsa, i giovani partecipanti hanno partecipato al pellegrinaggio dalla tomba di Don Tonino Bello, ad Alessano in provincia di Lecce, alla Basilica Santuario di Santa Maria di Leuca-De Finibus Terrae.</p><p><a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/08/14/papa_promuovere_nel_mediterraneo_cultura_accoglienza/1330635">(Da Radio Vaticana)</a></p>Il Papa all'Angelus: la fede non è una scappatoia, ma sostiene nel cammino2017-08-13T12:30:04+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-allangelus-la-fede-non-e-una-scappatoia-ma Per la Chiesa “la garanzia contro il naufragio è la fede in Cristo” e non le capacità dei suoi uomini. E "la fede non è una scappatoia dai problemi della vita, ma sostiene nel cammino e gli dà un senso”. Papa Francesco lo ricorda all’ Angelus di questa domenica commentando il brano del Vangelo di Matteo proposto dalla Liturgia.  L’episodio descritto è quello in cui Gesù cammina sulle acque del lago di Galilea , dirigendosi verso la barca dei suoi discepoli. La barca, in mezzo al lago, è colpita da un forte vento contrario. Di fronte alla paura dei suoi, che lo scambiano per un fantasma, Gesù rassicura: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» . Subito anche Pietro desidera camminare sull’acqua, ma poi si agita e comincia ad affondare gridando: “Signore, salvami!”. E’ una pagina che, dice Francesco, “ci fa riflettere sulla nostra fede, sia come singoli , sia come comunità ecclesiale, anche di tutti noi qui oggi in Piazza" . La barca è la vita di ognuno di noi ma è anche la vita della Chiesa alle prese con difficoltà e prove . E allora dice il Papa: “l’invocazione di Pietro: «Signore, comandami di venire verso di te!» e il suo grido: «Signore, salvami!» assomigliano tanto al nostro desiderio di sentire la vicinanza del Signore, ma anche la paura e l’angoscia che accompagnano i momenti più duri della vita nostra e delle nostre comunità, segnata da fragilità interne e da difficoltà esterne”. Il punto è che a Pietro, “non è bastata la parola sicura di Gesù", che era come la corda a cui aggrapparsi e, continua il Papa, questo è quanto può capitare anche a noi. “ Quando non ci si aggrappa alla parola del Signore ma, per avere più sicurezza, si consultano oroscopi e cartomanti, si comincia ad andare a fondo". La fede nel Signore e nella sua parola, dice ancora Francesco, non significa avere una vita facile e tranquilla, ma “la fede ci dà la sicurezza di una Presenza, quella presenza di Gesù, che ci spinge a superare le bufere esistenziali, la certezza di una mano che ci afferra per aiutarci ad affrontare le difficoltà, indicandoci la strada anche quando è buio". L’immagine della barca è quella della Chiesa di tutti i tempi,  una barca che deve anche affrontare venti contrari e tempeste. “Ciò che la salva, sottolinea Francesco, non sono il coraggio e le qualità dei suoi uomini: la garanzia contro il naufragio è la fede in Cristo e nella sua parola, questa è la garanzia.” Su questa barca siamo al sicuro, afferma il Papa, nonostante le nostre miserie e debolezze, specialmente quando in ginocchio diciamo al Signore: "Davvero tu sei il Figlio di Dio!". Che bello dire a Gesù questa parola, esclama Francesco e invita i fedeli a ripeterla a voce alta subito, insieme, per poi concludere: “Che la Vergine Maria ci aiuti a rimanere sulla barca della Chiesa rifuggendo la tentazione di salire sui battelli ammalianti ma insicuri delle ideologie, delle mode e degli slogan". Ascolta il servizio: (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/08/13/AFP6932029_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><strong>Per la Chiesa “la garanzia contro il naufragio è la fede in Cristo” e non le capacità dei suoi uomini. </strong>E<strong> "la fede non è una scappatoia dai problemi della vita, ma sostiene nel cammino </strong>e gli dà un senso”.</p> <p>Papa Francesco lo ricorda all’<a href="http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2017/08/13/0519/01157.html">Angelus </a>di questa domenica commentando il brano del Vangelo di Matteo proposto dalla Liturgia.  L’episodio descritto è quello in cui <strong>Gesù cammina sulle acque del lago di Galilea</strong>, dirigendosi verso la barca dei suoi discepoli. La barca, in mezzo al lago, è colpita da un forte vento contrario. Di fronte alla paura dei suoi, che lo scambiano per un fantasma, Gesù rassicura: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» . Subito <strong>anche Pietro desidera camminare sull’acqua, ma poi si agita </strong>e comincia ad affondare gridando: “Signore, salvami!”.</p> <p>E’ una pagina che, dice Francesco, “ci fa riflettere sulla nostra fede, sia come <em>singoli</em>, sia come <em>comunità ecclesiale, </em>anche di tutti noi qui oggi in Piazza"<em>. </em><strong>La barca è la vita di ognuno di noi ma è anche la vita della Chiesa alle prese con difficoltà e prove</strong>. E allora dice il Papa: “l’invocazione di Pietro: «Signore, comandami di venire verso di te!» e il suo grido: «Signore, salvami!» assomigliano tanto al <strong>nostro desiderio di sentire la vicinanza del Signore, ma anche la paura e l’angoscia </strong>che accompagnano i momenti più duri della vita nostra e delle nostre comunità, segnata da fragilità interne e da difficoltà esterne”.</p> <p>Il punto è che a Pietro, “non è bastata la parola sicura di Gesù", che era come la corda a cui aggrapparsi e, continua il Papa, questo è quanto può capitare anche a noi. “<strong>Quando non ci si aggrappa alla parola del Signore ma, per avere più sicurezza, si consultano oroscopi e cartomanti, si comincia ad andare a fondo".</strong></p> <p><strong>La fede nel Signore </strong>e nella sua parola, dice ancora Francesco, <strong>non significa avere una vita facile e tranquilla, ma “la fede ci dà la sicurezza di una Presenza, quella presenza di Gesù, che ci spinge a superare le bufere esistenziali,</strong> la certezza di una mano che ci afferra per aiutarci ad affrontare le difficoltà, indicandoci la strada anche quando è buio".</p> <p>L’immagine della barca è quella della Chiesa di tutti i tempi,  una barca che deve anche affrontare venti contrari e tempeste. “Ciò che la salva, sottolinea Francesco, non sono il coraggio e le qualità dei suoi uomini: la garanzia contro il naufragio è la fede in Cristo e nella sua parola, questa è la garanzia.”</p> <p>Su questa barca siamo al sicuro, afferma il Papa, nonostante le nostre miserie e debolezze, specialmente quando in ginocchio diciamo al Signore: "Davvero tu sei il Figlio di Dio!". Che bello dire a Gesù questa parola, esclama Francesco e invita i fedeli a ripeterla a voce alta subito, insieme, per poi concludere: “Che la Vergine Maria ci aiuti a rimanere sulla barca della Chiesa <strong>rifuggendo la tentazione di salire sui battelli ammalianti ma insicuri delle ideologie, delle mode e degli slogan".</strong></p> <p><strong>Ascolta il servizio:</strong></p> <p><strong><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_11267182" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00592397.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00592397.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></strong></p> <p></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/08/13/il_papa_allangelus_la_fede_sostiene_e_dà_senso_alla_vita/1330543">(Da Radio Vaticana)</a>

  
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