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News.vahttp://www.news.va/2017-02-27T15:02:22+00:00Sud Sudan. Vescovo di Yei: "La gente prega perché il Papa venga"2017-02-27T15:02:22+00:00http://www.news.va/it/news/sud-sudan-vescovo-di-yei-la-gente-prega-perche-il Forte risonanza hanno avuto le parole del Papa che ieri, alla Chiesa anglicana di Ognissanti, ha prospettato la possibilità di una sua visita in Sud Sudan, paese martoriato dalla guerra civile e dove circa 100mila persone sono praticamente alla fame. Il servizio di Debora Donnini : Sono tre i vescovi sudanesi - uno anglicano, uno presbiteriano ed uno cattolico - che hanno chiesto al Papa di visitare questo martoriato Paese, anche una sola giornata, assieme all’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby. Lo racconta lo stesso Papa Francesco che parla di un viaggio, allo studio, in Sud Sudan. Sull’eco di queste parole, sentiamo mons. Erkolano Lodu Tombe , vescovo di Yei, in Sud Sudan: "I’m delighted, I am happy to hear that the Pope may come, may come to South Sudan. … Sono entusiasta e felice di sentire che il Papa potrebbe venire in Sud Sudan! Il Santo Padre non ha promesso: lo spera. Per questo la gente ha detto: preghiamo per la venuta del Santo Padre in Sud Sudan. La sua venuta avrebbe un grande significato per la nostra fede e per la nostra vita, perfino per i non cristiani, per tutte le popolazioni del Sud Sudan …". Dopo decenni di sanguinoso conflitto, il Sud Sudan, cristiano e animista, riesce a ottenere l’indipendenza nel 2011 dal Nord arabo e islamico. Ben presto però, precisamente nel 2013, il Sud Sudan ripiomba nell’incubo di una nuova guerra civile, che poi, nonostante gli accordi di pace, si riaccende nel luglio dello scorso anno. A combattersi i gruppi che sostengono il presidente Salva Kiir, di etnia Dinka, e quelli legati al suo ex-vice, Riek Machar, di etnia Nuer. Si perpetuano uccisioni di civili, stupri, torture e saccheggi, sono ormai 100mila le persone ridotte alla fame, complice anche la carestia, e sono fra i 2 e i 3 milioni i sudanesi sfollati o fuggiti nei Paesi limitrofi. Sulla drammatica situazione, ancora mons. Lodu Tombe: "The current situation in our Country, in South Sudan, is still the situation of a civil war … In questo momento, il Sud Sudan vive la condizione di una guerra civile. Ci sono uccisioni, ci sono persone che scappano nei Paesi vicini, aggressioni e distruzioni di chiese sono all’ordine del giorno, eppure la gente del Paese è convinta che prima o poi tutto questo finirà. Noi tutti abbiamo la speranza che questa brutta situazione finisca presto. Non so quantificare il tempo, ma finirà, perché sia la Chiesa sia la gente sia il governo vogliono porre fine a questa brutta situazione nel nostro Paese". Un appello per il Sud Sudan, Francesco lo aveva levato mercoledì scorso, all’udienza generale. Aveva chiesto di far arrivare alle popolazioni sofferenti gli aiuti alimentari. E ancora, in un recente messaggio pastorale , anche i vescovi sudanesi hanno lanciato un accorato appello al mondo perché le parti tornino a negoziare, e hanno ribadito la loro di disponibilità a favorire questo dialogo. Quale, dunque, l’impegno della Chiesa in questo momento? "Our intervention first of all is to make sure that the appeal of the Holy Father Pope Francis … Il nostro intervento, prima di tutto, mira a far sì che l’appello che Papa Francesco ha lanciato, lo scorso 22 febbraio, alla comunità internazionale, arrivi veramente anche alle popolazioni del Sud Sudan. La crisi attuale è troppo pesante e il Papa ha detto che la comunità internazionale deve guardare alle sofferenze della gente del Sud Sudan. Quindi, anche la nostra voce lancia un appello e lo stesso governo del Sud Sudan ha dichiarato che ci sono migliaia di persone che stanno soffrendo la fame nel Paese: per questo il nostro impegno è prima di tutto quello di prendere atto della sofferenza della gente. La catastrofe umanitaria richiede una risposta urgente e noi chiediamo alla comunità internazionale di venire in aiuto alla gente che in Sud Sudan sta morendo di fame". E tutto questo con la speranza che il Sud Sudan torni, finalmente, un giorno, a respirare la pace. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/02/25/REUTERS1997028_LancioGrande.JPG" title=""/> <p>Forte risonanza hanno avuto <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/02/27/ill_papa_in_visita_alla_chiesa_anglicana_all_saints_a_roma/1295201">le parole del Papa</a> che ieri, alla Chiesa anglicana di Ognissanti, ha prospettato la possibilità di una sua visita in Sud Sudan, paese martoriato dalla guerra civile e dove circa 100mila persone sono praticamente alla fame. Il servizio di <strong>Debora Donnini</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9744500" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00571789.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00571789.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Sono tre i vescovi sudanesi - uno anglicano, uno presbiteriano ed uno cattolico - che hanno chiesto al Papa di visitare questo martoriato Paese, anche una sola giornata, assieme all’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby. Lo racconta lo stesso Papa Francesco che parla di un viaggio, allo studio, in Sud Sudan. Sull’eco di queste parole, sentiamo <strong>mons. Erkolano Lodu Tombe</strong>, vescovo di Yei, in Sud Sudan:</p> <p>"I’m delighted, I am happy to hear that the Pope may come, may come to South Sudan. …<br/> Sono entusiasta e felice di sentire che il Papa potrebbe venire in Sud Sudan! Il Santo Padre non ha promesso: lo spera. Per questo la gente ha detto: preghiamo per la venuta del Santo Padre in Sud Sudan. La sua venuta avrebbe un grande significato per la nostra fede e per la nostra vita, perfino per i non cristiani, per tutte le popolazioni del Sud Sudan …".</p> <p>Dopo decenni di sanguinoso conflitto, il Sud Sudan, cristiano e animista, riesce a ottenere l’indipendenza nel 2011 dal Nord arabo e islamico. Ben presto però, precisamente nel 2013, il Sud Sudan ripiomba nell’incubo di una nuova guerra civile, che poi, nonostante gli accordi di pace, si riaccende nel luglio dello scorso anno. A combattersi i gruppi che sostengono il presidente Salva Kiir, di etnia Dinka, e quelli legati al suo ex-vice, Riek Machar, di etnia Nuer. Si perpetuano uccisioni di civili, stupri, torture e saccheggi, sono ormai 100mila le persone ridotte alla fame, complice anche la carestia, e sono fra i 2 e i 3 milioni i sudanesi sfollati o fuggiti nei Paesi limitrofi. Sulla drammatica situazione, ancora mons. Lodu Tombe:</p> <p>"The current situation in our Country, in South Sudan, is still the situation of a civil war …<br/> In questo momento, il Sud Sudan vive la condizione di una guerra civile. Ci sono uccisioni, ci sono persone che scappano nei Paesi vicini, aggressioni e distruzioni di chiese sono all’ordine del giorno, eppure la gente del Paese è convinta che prima o poi tutto questo finirà. Noi tutti abbiamo la speranza che questa brutta situazione finisca presto. Non so quantificare il tempo, ma finirà, perché sia la Chiesa sia la gente sia il governo vogliono porre fine a questa brutta situazione nel nostro Paese".</p> <p>Un <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/02/22/francesco_si_aiuti_il_sud_sudan,_devastato_da_guerra_e_fame/1294166">appello </a>per il Sud Sudan, Francesco lo aveva levato mercoledì scorso, all’udienza generale. Aveva chiesto di far arrivare alle popolazioni sofferenti gli aiuti alimentari. E ancora, in un recente <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/02/24/sud_sudan,_i_vescovi_paese_dilaniato_dalla_carestia/1294761">messaggio pastorale</a>, anche i vescovi sudanesi hanno lanciato un accorato appello al mondo perché le parti tornino a negoziare, e hanno ribadito la loro di disponibilità a favorire questo dialogo. Quale, dunque, l’impegno della Chiesa in questo momento?</p> <p>"Our intervention first of all is to make sure that the appeal of the Holy Father Pope Francis …<br/> Il nostro intervento, prima di tutto, mira a far sì che l’appello che Papa Francesco ha lanciato, lo scorso 22 febbraio, alla comunità internazionale, arrivi veramente anche alle popolazioni del Sud Sudan. La crisi attuale è troppo pesante e il Papa ha detto che la comunità internazionale deve guardare alle sofferenze della gente del Sud Sudan. Quindi, anche la nostra voce lancia un appello e lo stesso governo del Sud Sudan ha dichiarato che ci sono migliaia di persone che stanno soffrendo la fame nel Paese: per questo il nostro impegno è prima di tutto quello di prendere atto della sofferenza della gente. La catastrofe umanitaria richiede una risposta urgente e noi chiediamo alla comunità internazionale di venire in aiuto alla gente che in Sud Sudan sta morendo di fame".</p> <p>E tutto questo con la speranza che il Sud Sudan torni, finalmente, un giorno, a respirare la pace.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/02/27/sud_sudan_mons_ludo_tombe_su_eventuale_visita_papa/1295342">(Da Radio Vaticana)</a>Scola: Papa a Milano, occasione d'incontro per credenti e non credenti2017-02-27T14:17:17+00:00http://www.news.va/it/news/scola-papa-a-milano-occasione-dincontro-per-creden Il cardinale arcivescovo di Milano Angelo Scola ha illustrato oggi in conferenza stampa la visita pastorale che Papa Francesco compirà nel capoluogo lombardo il prossimo 25 marzo. Ce ne parla da Milano Fabio Brenna : Papa Francesco viene per confermarci nella fede per indicarci quello che conta veramente nella vita. E’ questo l’obiettivo dell’intensa giornata di sabato 25 marzo, secondo l’arcivescovo di Milano, il cardinale Scola. Ritmi intensi per una visita che vuole essere tutt’altro che blindata nonostante la presenza di migliaia di agenti schierati dalle istituzioni, in cui possa prevalere la gioia di un incontro. Quattromila e settecento saranno i volontari impiegati. Dopo il primo contatto con la periferia delle case popolari di via Salomone, il Papa incontrerà i religiosi in Duomo, prima di trasferirsi al carcere di San Vittore dove incontrerà i detenuti e pranzerà con loro. Momento centrale della giornata la grande Messa delle ore 15.00 al parco di Monza in cui sono attese almeno 500 mila persone. Già organizzati 3.500 pullman e oltre 400 i treni speciali messi a disposizione verso il capoluogo della Brianza. L’invito a muoversi in modo sostenibile, anche con la bicicletta e con gli spostamenti a piedi. “Un’occasione di incontro per tutti, credenti e non credenti”, lo ha definito ancora il cardinale Scola. Infine, il grande abbraccio dei ragazzi della cresima allo stadio di San Siro. E proprio qui sarà donato al Papa il piano straordinario per sradicare entro il 2020 la povertà infantile a Milano. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/11/19/ANSA907440_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Il cardinale arcivescovo di Milano Angelo Scola ha illustrato oggi in conferenza stampa la visita pastorale che Papa Francesco compirà nel capoluogo lombardo il prossimo 25 marzo. Ce ne parla da Milano <strong>Fabio Brenna</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9743898" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00571753.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00571753.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Papa Francesco viene per confermarci nella fede per indicarci quello che conta veramente nella vita. E’ questo l’obiettivo dell’intensa giornata di sabato 25 marzo, secondo l’arcivescovo di Milano, il cardinale Scola. Ritmi intensi per una visita che vuole essere tutt’altro che blindata nonostante la presenza di migliaia di agenti schierati dalle istituzioni, in cui possa prevalere la gioia di un incontro. Quattromila e settecento saranno i volontari impiegati. Dopo il primo contatto con la periferia delle case popolari di via Salomone, il Papa incontrerà i religiosi in Duomo, prima di trasferirsi al carcere di San Vittore dove incontrerà i detenuti e pranzerà con loro.</p> <p>Momento centrale della giornata la grande Messa delle ore 15.00 al parco di Monza in cui sono attese almeno 500 mila persone. Già organizzati 3.500 pullman e oltre 400 i treni speciali messi a disposizione verso il capoluogo della Brianza. L’invito a muoversi in modo sostenibile, anche con la bicicletta e con gli spostamenti a piedi. “Un’occasione di incontro per tutti, credenti e non credenti”, lo ha definito ancora il cardinale Scola. Infine, il grande abbraccio dei ragazzi della cresima allo stadio di San Siro. E proprio qui sarà donato al Papa il piano straordinario per sradicare entro il 2020 la povertà infantile a Milano.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/02/27/scola_illustra_il_viaggio_del_papa_a_milano_il_25_marzo/1295305">(Da Radio Vaticana)</a>Sarà Beato don Tito Zeman, martire salesiano sotto il comunismo2017-02-27T12:42:24+00:00http://www.news.va/it/news/sara-beato-don-tito-zeman-martire-salesiano-sotto Papa Francesco ha ricevuto stamane il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, autorizzando il Dicastero a promulgare i decreti riguardanti un nuovo Beato e sette nuovi Venerabili Servi di Dio. Il servizio di Sergio Centofanti : Sarà presto Beato il sacerdote slovacco Tito Zeman, salesiano, di cui è stato riconosciuto il martirio. Nato nel 1915 presso Bratislava, si trasferisce a Roma dove studia alla Gregoriana ed emette la professione perpetua a 23 anni nella Chiesa salesiana del Sacro Cuore. Nel 1940 viene ordinato sacerdote a Torino. Tornato in patria, iniziano le prime prove. Nel 1950 il regime comunista cecoslovacco vieta gli ordini religiosi e inizia a deportare i religiosi nei campi di concentramento. Don Zeman organizza viaggi clandestini verso Torino per consentire ai giovani salesiani di completare gli studi per diventare sacerdoti. E’ un grande rischio che affronta con coraggio. Al terzo viaggio è scoperto: viene arrestato, subisce un duro processo, durante il quale è descritto come traditore della patria e spia del Vaticano. E’ a un passo dalla condanna a morte. Il tribunale comunista gli infligge 25 anni di prigione. Esce nel 1964, dopo 12 anni di reclusione, durante i quali subisce torture e privazioni di ogni tipo. Ma il fisico è ormai debilitato e la salute compromessa: muore a 54 anni. “Anche se perdessi la vita - aveva detto - non la considererei sprecata, sapendo che almeno uno di quelli che ho aiutato è diventato sacerdote al posto mio”. Tra i nuovi Venerabili Servi di Dio, di cui sono state riconosciute le virtù eroiche, figura un medico di Spello, Vittorio Trancanelli. Nato nel 1944, si sposa con Lia Sabatini: ha un figlio naturale e ne adotta altri sette. Opera come chirurgo presso un ospedale di Perugia: per lui è una missione. Al centro di tutto c’è la persona del malato. Anche lui passa attraverso la dolorosa esperienza di numerose malattie. Muore a 54 anni. Poco prima di spirare vuole accanto a sé la moglie e i figli, e indicandoli dice: “Per questo vale la pena vivere; anche se fossi diventato chissà chi, se avessi avuto i soldi in banca, avessi comprato tante case, cosa avrei portato con me adesso? Cosa portavo davanti a Dio? Adesso porto l’amore che abbiamo dato”.  Gli altri Nuovi Venerabili Servi di Dio sono: - Mons. Ottavio Ortiz Arrieta, della Società Salesiana di San Giovanni Bosco, Vescovo di Chachapoyas; nato il 19 aprile 1878 e morto il 1° marzo 1958; - Don Antonio Provolo, Sacerdote diocesano, Fondatore della Società di Maria per l’Educazione dei Sordomuti e della Congregazione di Maria per l’Educazione delle Sordomute; nato il 17 febbraio 1801 e morto il 4 novembre 1842; - Padre Antonio Repiso Martínez de Orbe, Sacerdote professo della Compagnia di Gesù, Fondatore della Congregazione delle Suore del Divino Pastore; nato l’8 febbraio 1856 e morto il 27 luglio 1929; - Madre Maria della Mercede Cabezas Terrero, Fondatrice dell’Istituto Religioso delle Operaie Missionarie del Sacro Cuore di Gesù; nata il 19 dicembre 1911 e morta il 30 settembre 1993; - Suor Lucia dell’Immacolata (al secolo: Maria Ripamonti), Suora professa della Congregazione delle Ancelle della Carità; nata il 26 maggio 1909 e morta il 4 luglio 1954; - Pietro Herrero Rubio, Laico; nato il 29 aprile 1904 e morto il 5 novembre 1978; (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/02/22/RV23467_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Papa Francesco ha ricevuto stamane il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, autorizzando il Dicastero a promulgare i decreti riguardanti un nuovo Beato e sette nuovi Venerabili Servi di Dio. Il servizio di <strong>Sergio Centofanti</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9743085" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00571736.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00571736.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Sarà presto Beato il sacerdote slovacco Tito Zeman, salesiano, di cui è stato riconosciuto il martirio. Nato nel 1915 presso Bratislava, si trasferisce a Roma dove studia alla Gregoriana ed emette la professione perpetua a 23 anni nella Chiesa salesiana del Sacro Cuore. Nel 1940 viene ordinato sacerdote a Torino.</p> <p><span style="line-height: 1.6;">Tornato in patria, iniziano le prime prove. Nel 1950 il regime comunista cecoslovacco vieta gli ordini religiosi e inizia a deportare i religiosi nei campi di concentramento. Don Zeman organizza viaggi clandestini verso Torino per consentire ai giovani salesiani di completare gli studi per diventare sacerdoti. E’ un grande rischio che affronta con coraggio. Al terzo viaggio è scoperto: viene arrestato, subisce un duro processo, durante il quale è descritto come traditore della patria e spia del Vaticano. E’ a un passo dalla condanna a morte. Il tribunale comunista gli infligge 25 anni di prigione. Esce nel 1964, dopo 12 anni di reclusione, durante i quali subisce torture e privazioni di ogni tipo. Ma il fisico è ormai debilitato e la salute compromessa: muore a 54 anni. “Anche se perdessi la vita - aveva detto - non la considererei sprecata, sapendo che almeno uno di quelli che ho aiutato è diventato sacerdote al posto mio”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Tra i nuovi Venerabili Servi di Dio, di cui sono state riconosciute le virtù eroiche, figura un medico di Spello, Vittorio Trancanelli. Nato nel 1944, si sposa con Lia Sabatini: ha un figlio naturale e ne adotta altri sette. Opera come chirurgo presso un ospedale di Perugia: per lui è una missione. Al centro di tutto c’è la persona del malato. Anche lui passa attraverso la dolorosa esperienza di numerose malattie. Muore a 54 anni. Poco prima di spirare vuole accanto a sé la moglie e i figli, e indicandoli dice: “Per questo vale la pena vivere; anche se fossi diventato chissà chi, se avessi avuto i soldi in banca, avessi comprato tante case, cosa avrei portato con me adesso? Cosa portavo davanti a Dio? Adesso porto l’amore che abbiamo dato”. </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Gli altri Nuovi Venerabili Servi di Dio sono:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">- Mons. Ottavio Ortiz Arrieta, della Società Salesiana di San Giovanni Bosco, Vescovo di Chachapoyas; nato il 19 aprile 1878 e morto il 1° marzo 1958;</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">- Don Antonio Provolo, Sacerdote diocesano, Fondatore della Società di Maria per l’Educazione dei Sordomuti e della Congregazione di Maria per l’Educazione delle Sordomute; nato il 17 febbraio 1801 e morto il 4 novembre 1842;</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">- Padre Antonio Repiso Martínez de Orbe, Sacerdote professo della Compagnia di Gesù, Fondatore della Congregazione delle Suore del Divino Pastore; nato l’8 febbraio 1856 e morto il 27 luglio 1929;</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">- Madre Maria della Mercede Cabezas Terrero, Fondatrice dell’Istituto Religioso delle Operaie Missionarie del Sacro Cuore di Gesù; nata il 19 dicembre 1911 e morta il 30 settembre 1993;</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">- Suor Lucia dell’Immacolata (al secolo: Maria Ripamonti), Suora professa della Congregazione delle Ancelle della Carità; nata il 26 maggio 1909 e morta il 4 luglio 1954;</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">- Pietro Herrero Rubio, Laico; nato il 29 aprile 1904 e morto il 5 novembre 1978;</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/02/27/la_chiesa_avrà_presto_un_nuovo_beato/1295285">(Da Radio Vaticana)</a>Papa ad anglicani: testimoniare insieme Vangelo della carità2017-02-26T16:56:04+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-nella-chiesa-anglicana-all-saints-pregare Storica visita di Papa Francesco, ieri pomeriggio, nella Chiesa anglicana di Ognissanti a Roma: mai nessun Pontefice si era recato presso questa comunità che festeggia quest'anno il bicentenario della sua presenza nella capitale. Una nuova tappa significativa a 50 anni dall'inizio del dialogo ecumenico tra cattolici e anglicani. Nel corso della visita, Francesco ha benedetto la nuova icona di Cristo Salvatore ed è stato ufficializzato il gemellaggio tra questa parrocchia e quella cattolica di Ognissanti. Nell'occasione il Papa ha annunciato che è allo studio un viaggio nel martoriato Sud Sudan. Il servizio di Giancarlo La Vella : “Fratelli e sorelle in Cristo, mediante il nostro comune Battesimo”. Dopo aver ricevuto il benvenuto da parte del reverendo Jonathan Boardman e del vescovo Robert Innes, il Pontefice ha ringraziato per l’invito ed è subito entrato nel vivo della visita: il desiderio di camminare insieme ormai lontano dal sospetto, dalla diffidenza e dall’ostilità reciproci del passato. La sua riflessione parte dall’icona del Cristo Salvatore, da lui benedetta: “Gesù, guardandoci, sembra rivolgere anche a noi una chiamata, un appello: 'Sei pronto a lasciare qualcosa del tuo passato per me? Vuoi essere messaggero del mio amore, della mia misericordia?'”. Ed è proprio il bisogno della misericordia divina, unito all’umiltà, sull’esempio di San Paolo, che riuscì a superare così le incomprensioni sorte nella comunità di Corinto, la chiave di volta nel cammino ecumenico odierno: “Diventare umili" e "riconoscersi bisognosi di Dio, mendicanti di misericordia". E’ questo "il punto di partenza – dice il Papa – perché sia Dio ad operare": “Se riconosciamo la nostra debolezza e chiediamo perdono, allora la misericordia risanatrice di Dio risplenderà dentro di noi e sarà pure visibile al di fuori; gli altri avvertiranno in qualche modo, tramite noi, la bellezza gentile del volto di Cristo”. Cattolici e Anglicani – dice ancora Francesco – su queste basi sono chiamati a camminare insieme, attraverso la testimonianza concorde della carità, con la quale si rende visibile il volto misericordioso di Gesù: “Ringraziamo il Signore perché tra i cristiani è cresciuto il desiderio di una maggiore vicinanza, che si manifesta nel pregare insieme e nella comune testimonianza al Vangelo, soprattutto attraverso varie forme di servizio”. Dove ci si unisce nel nome di Gesù – sottolinea il Santo Padre – Egli è lì e, rivolgendo il suo sguardo di misericordia, chiama a spendersi per l’unità e per l’amore.  Infine, il dialogo del Papa con i fedeli presenti. Tre domande: una sul rapporto oggi tra cattolici e anglicani: "Il rapporto tra cattolici e anglicani oggi è buono,  come fratelli.  E questo è importante, ma  strappare un pezzo dalla storia e portarlo come se fosse un’icona dei rapporti non è giusto. Un fatto storico deve essere letto nell’ermeneutica di quel momento, non con un’altra ermeneutica. Ma è vero che nella storia ci sono cose brutte. 'Oggi va meglio, m a non facciamo tutte le cose uguali... Ma camminiamo insieme, andiamo avanti insieme.  E dobbiamo continuare su questo". Una seconda domanda su quali siano le tappe da seguire nel dialogo ecumenico, tra teologia e azione sociale:  "Ambedue le cose sono importanti.  Non si può fare il dialogo ecumenico fermi. Il dialogo ecumenico si fa in cammino perché il dialogo ecumenico è un cammino e le cose teologiche si discutono in cammino.  Ma nel frattempo noi ci aiutiamo, noi, uno con l’altro nelle nostre necessità, nella nostra vita, anche spiritualmente ci aiutiamo. S i deve cercare il dialogo teologico per cercare anche le radici, sui sacramenti, su tante cose su cui ancora non siamo d’accordo. Ma questo non si può fare in laboratorio: si deve fare camminando, lungo la via". Poi una terza domanda su come migliorare i rapporti alla luce di quanto di buono fanno le Chiese del Sud del mondo: "Le Chiese giovani hanno una vitalità diversa, perché sono giovani.  Per esempio, io sto studiando, i miei collaboratori stanno studiando la possibilità di un viaggio in Sud Sudan, perché sono venuti i vescovi, l’anglicano, il presbiteriano e il cattolico, tutti e tre insieme a dirmi: 'Per favore, venga in Sud Sudan, soltanto una giornata, ma non venga solo, venga con Justin Welby', l’arcivescovo di Canterbury. Da loro, Chiesa giovane, è venuta questa creatività. E stiamo pensando se si può fare, anche se la situazione è troppo brutta laggiù… Ma lo dobbiamo fare, perché loro, tutti e tre insieme, vogliono la pace e loro lavorano insieme per la pace". Rimane, dunque, vivo l’intento della Dichiarazione comune firmata nell’ottobre scorso tra Papa Francesco e il primate della Comunione anglicana, Justin Welby: la volontà di andare oltre gli ostacoli verso la piena unità e il desiderio di un cammino ecumenico, che non sia solo teologico, ma nelle azioni concrete su temi comuni, come la cura del Creato, la carità e la pace. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/02/26/REUTERS1999166_LancioGrande.JPG" title=""/> <p>Storica visita di Papa Francesco, ieri pomeriggio, nella Chiesa anglicana di Ognissanti a Roma: mai nessun Pontefice si era recato presso questa comunità che festeggia quest'anno il bicentenario della sua presenza nella capitale. Una nuova tappa significativa a 50 anni dall'inizio del dialogo ecumenico tra cattolici e anglicani. Nel corso della visita, Francesco ha benedetto la nuova icona di Cristo Salvatore ed è stato ufficializzato il gemellaggio tra questa parrocchia e quella cattolica di Ognissanti. Nell'occasione il Papa ha annunciato che è allo studio un viaggio nel martoriato Sud Sudan. Il servizio di <strong>Giancarlo La Vella</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9730486" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00571693.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00571693.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>“Fratelli e sorelle in Cristo, mediante il nostro comune Battesimo”.</p> <p>Dopo aver ricevuto il benvenuto da parte del reverendo Jonathan Boardman e del vescovo Robert Innes, il Pontefice ha ringraziato per l’invito ed è subito entrato nel vivo della visita: il desiderio di camminare insieme ormai lontano dal sospetto, dalla diffidenza e dall’ostilità reciproci del passato. La sua riflessione parte dall’icona del Cristo Salvatore, da lui benedetta:</p> <p>“Gesù, guardandoci, sembra rivolgere anche a noi una chiamata, un appello: 'Sei pronto a lasciare qualcosa del tuo passato per me? Vuoi essere messaggero del mio amore, della mia misericordia?'”.</p> <p>Ed è proprio il bisogno della misericordia divina, unito all’umiltà, sull’esempio di San Paolo, che riuscì a superare così le incomprensioni sorte nella comunità di Corinto, la chiave di volta nel cammino ecumenico odierno: “Diventare umili" e "riconoscersi bisognosi di Dio, mendicanti di misericordia". E’ questo "il punto di partenza – dice il Papa – perché sia Dio ad operare":</p> <p>“Se riconosciamo la nostra debolezza e chiediamo perdono, allora la misericordia risanatrice di Dio risplenderà dentro di noi e sarà pure visibile al di fuori; gli altri avvertiranno in qualche modo, tramite noi, la bellezza gentile del volto di Cristo”.</p> <p>Cattolici e Anglicani – dice ancora Francesco – su queste basi sono chiamati a camminare insieme, attraverso la testimonianza concorde della carità, con la quale si rende visibile il volto misericordioso di Gesù:</p> <p>“Ringraziamo il Signore perché tra i cristiani è cresciuto il desiderio di una maggiore vicinanza, che si manifesta nel pregare insieme e nella comune testimonianza al Vangelo, soprattutto attraverso varie forme di servizio”.</p> <p>Dove ci si unisce nel nome di Gesù – sottolinea il Santo Padre – Egli è lì e, rivolgendo il suo sguardo di misericordia, chiama a spendersi per l’unità e per l’amore. <span style="line-height: 1.6;">Infine, il dialogo del Papa con i fedeli presenti. Tre domande: una sul rapporto oggi tra cattolici e anglicani:</span></p> <p>"Il rapporto tra cattolici e anglicani oggi è buono, <span style="line-height: 1.6;">come fratelli. </span><span style="line-height: 1.6;">E questo è importante, ma </span><span style="line-height: 1.6;">strappare un pezzo dalla storia e portarlo come se fosse un’icona dei rapporti non è giusto. Un fatto storico deve essere letto nell’ermeneutica di quel momento, non con un’altra ermeneutica. Ma è vero che nella storia ci sono cose brutte. 'Oggi va meglio, m</span><span style="line-height: 1.6;">a non facciamo tutte le cose uguali... Ma camminiamo insieme, andiamo avanti insieme. </span><span style="line-height: 1.6;">E dobbiamo continuare su questo".</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Una seconda domanda su quali siano le tappe da seguire nel dialogo ecumenico, tra teologia e azione sociale: </span></p> <p>"Ambedue le cose sono importanti. <span style="line-height: 1.6;">Non si può fare il dialogo ecumenico fermi. Il dialogo ecumenico si fa in cammino perché il dialogo ecumenico è un cammino e le cose teologiche si discutono in cammino. </span><span style="line-height: 1.6;">Ma nel frattempo noi ci aiutiamo, noi, uno con l’altro nelle nostre necessità, nella nostra vita, anche spiritualmente ci aiutiamo. S</span><span style="line-height: 1.6;">i deve cercare il dialogo teologico per cercare anche le radici, sui sacramenti, su tante cose su cui ancora non siamo d’accordo. Ma questo non si può fare in laboratorio: si deve fare camminando, lungo la via".</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Poi una terza domanda su come migliorare i rapporti alla luce di quanto di buono fanno le Chiese del Sud del mondo:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">"Le Chiese giovani hanno una vitalità diversa, perché sono giovani. </span><span style="line-height: 1.6;">Per esempio, io sto studiando, i miei collaboratori stanno studiando la possibilità di un viaggio in Sud Sudan, perché sono venuti i vescovi, l’anglicano, il presbiteriano e il cattolico, tutti e tre insieme a dirmi: 'Per favore, venga in Sud Sudan, soltanto una giornata, ma non venga solo, venga con Justin Welby', l’arcivescovo di Canterbury. Da loro, Chiesa giovane, è venuta questa creatività. E stiamo pensando se si può fare, anche se la situazione è troppo brutta laggiù… Ma lo dobbiamo fare, perché loro, tutti e tre insieme, vogliono la pace e loro lavorano insieme per la pace".</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Rimane, dunque, vivo l’intento della Dichiarazione comune firmata nell’ottobre scorso tra Papa Francesco e il primate della Comunione anglicana, Justin Welby: la volontà di andare oltre gli ostacoli verso la piena unità e il desiderio di un cammino ecumenico, che non sia solo teologico, ma nelle azioni concrete su temi comuni, come la cura del Creato, la carità e la pace.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/02/27/ill_papa_in_visita_alla_chiesa_anglicana_all_saints_a_roma/1295201">(Da Radio Vaticana)</a>Papa all'Angelus: no a ricerca affannosa della ricchezza, ma fidarsi di Dio Padre2017-02-26T12:28:03+00:00http://www.news.va/it/news/papa-allangelus-no-a-ricerca-affannosa-della-ricch Scegliere fra Dio, che non delude mai, e gli idoli illusori, la ricchezza. Questa è il forte richiamo del Papa ieri mattina all’ Angelus in una Piazza San Pietro, illuminata da un sole splendente e gremita di circa 30mila fedeli. Francesco esorta ad affidarsi a Dio perché è un Padre amoroso. Ed è molto importante “in quest’epoca di orfanezza”, sentirlo Padre. Al termine della preghiera, il Papa ricorda la "Giornata delle malattie rare", che ricorre domani. Il servizio di Debora Donnini : “Non potete servire Dio e la ricchezza”. Parte dal brano evangelico di questa domenica la riflessione di Francesco all’Angelus. Si tratta quindi di compiere “una scelta chiara”: “O il Signore, o gli idoli affascinanti ma illusori. Questa scelta che siamo chiamati a compiere si ripercuote poi in tanti nostri atti, programmi e impegni. E’ una scelta da fare in modo netto e da rinnovare continuamente, perché le tentazioni di ridurre tutto a denaro, piacere e potere sono incalzanti. Ci sono tante tentazioni per questo.”. Onorare gli idoli porta a “risultati tangibili anche se fugaci”, rileva il Papa mentre scegliere Dio “non mostra sempre immediatamente i suoi frutti”. E’ quindi “una decisione” che “lascia a Dio la piena realizzazione” e che si prende nella speranza.  In epoca di orfanezza, importante sentire Dio come Padre amoroso La speranza, infatti, “non si arresta di fronte ad alcune difficoltà”, perché “fondata sulla fedeltà di Dio, che mai viene meno”, ricorda Francesco: "È fedele, è un padre fedele, è un amico fedele, è un alleato fedele". Questo è quindi il cuore dell’esortazione del Papa: fidarsi di Dio perché è “un Padre amoroso”, che non dimentica mai i suoi figli e si prende cura degli esseri viventi nel creato, come rammenta Gesù stesso nel Vangelo. Per questo invita con insistenza a “non preoccuparci del domani”. E’ vero che la vita scorre sotto l’assillo delle preoccupazioni ma “quest’angoscia è spesso inutile”, ammonisce il Papa, “perché non riesce a cambiare il corso degli eventi”. Affidarsi a Dio, anche se non risolve magicamente i problemi, permette però di affrontarli “con l’animo giusto”: “Dio non è un essere lontano e anonimo: è il nostro rifugio, la sorgente della nostra serenità e della nostra pace. È la roccia della nostra salvezza, a cui possiamo aggrapparci nella certezza di non cadere; chi si aggrappa a Dio non cade mai! È la nostra difesa dal male sempre in agguato. Dio è per noi il grande amico, l’alleato, il padre, ma non sempre ce ne rendiamo conto”. L’uomo però preferisce appoggiarsi a beni immediati e contingenti, “dimenticando, e a volte rifiutando, il bene supremo, cioè l’amore paterno di Dio”: “Sentirlo Padre, in quest’epoca di orfanezza è tanto importante! In questo mondo orfano, sentirlo Padre. Noi ci allontaniamo dall’amore di Dio quando andiamo alla ricerca ossessiva dei beni terreni e delle ricchezze, manifestando così un amore esagerato a queste realtà". Cercare il Regno di Dio ed essere amministratori fedeli Questa "ricerca affannosa" dei beni è però motivo di infelicità. Per questo Gesù dona una regola di vita fondamentale: quella di cercare anzitutto il Regno di Dio. Questo significa realizzare quanto da Lui annunciato nel Discorso della Montagna, cioè fidarsi di Dio che non delude mentre tanti amici "ci hanno deluso", ed essere “amministratori fedeli dei beni” che ci ha donato, “anche quelli terreni, ma senza ‘strafare’”, come se tutto, anche la nostra salvezza, dipendesse “solo da noi”. L a Giornata delle malattie rare: i pazienti e le famiglie siano adeguatamente sostenuti Al termine dell’Angelus, il Papa ha salutato i pellegrini presenti, fra loro anche il gruppo venuto in occasione della “Giornata delle malattie rare”, che ricorre domani:  “Auspico che i pazienti e le loro famiglie siano adeguatamente sostenuti nel non facile percorso, sia a livello medico sia legislativo”. "Grazie a voi - ha concluso - per tutto quello che fate". (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/02/26/AFP6320906_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Scegliere fra Dio, che non delude mai, e gli idoli illusori, la ricchezza. Questa è il forte richiamo del Papa ieri mattina all’<a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2017/documents/papa-francesco_angelus_20170226.html">Angelus </a>in una Piazza San Pietro, illuminata da un sole splendente e gremita di circa 30mila fedeli. Francesco esorta ad affidarsi a Dio perché è un Padre amoroso. Ed è molto importante “in quest’epoca di orfanezza”, sentirlo Padre. Al termine della preghiera, il Papa ricorda la "Giornata delle malattie rare", che ricorre domani. Il servizio di <strong>Debora Donnini</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9726202" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00571646.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00571646.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>“Non potete servire Dio e la ricchezza”. Parte dal brano evangelico di questa domenica la riflessione di Francesco all’Angelus. Si tratta quindi di compiere “una scelta chiara”:</p> <p>“O il Signore, o gli idoli affascinanti ma illusori. Questa scelta che siamo chiamati a compiere si ripercuote poi in tanti nostri atti, programmi e impegni. E’ una scelta da fare in modo netto e da rinnovare continuamente, perché le tentazioni di ridurre tutto a denaro, piacere e potere sono incalzanti. Ci sono tante tentazioni per questo.”.</p> <p>Onorare gli idoli porta a “risultati tangibili anche se fugaci”, rileva il Papa mentre scegliere Dio “non mostra sempre immediatamente i suoi frutti”. E’ quindi “una decisione” che “lascia a Dio la piena realizzazione” e che si prende nella speranza. </p> <p><strong>In epoca di orfanezza, importante sentire Dio come Padre amoroso</strong><br/> La speranza, infatti, “non si arresta di fronte ad alcune difficoltà”, perché “fondata sulla fedeltà di Dio, che mai viene meno”, ricorda Francesco:</p> <p>"È fedele, è un padre fedele, è un amico fedele, è un alleato fedele".</p> <p>Questo è quindi il cuore dell’esortazione del Papa: fidarsi di Dio perché è “un Padre amoroso”, che non dimentica mai i suoi figli e si prende cura degli esseri viventi nel creato, come rammenta Gesù stesso nel Vangelo. Per questo invita con insistenza a “non preoccuparci del domani”. E’ vero che la vita scorre sotto l’assillo delle preoccupazioni ma “quest’angoscia è spesso inutile”, ammonisce il Papa, “perché non riesce a cambiare il corso degli eventi”. Affidarsi a Dio, anche se non risolve magicamente i problemi, permette però di affrontarli “con l’animo giusto”:</p> <p>“Dio non è un essere lontano e anonimo: è il nostro rifugio, la sorgente della nostra serenità e della nostra pace. È la roccia della nostra salvezza, a cui possiamo aggrapparci nella certezza di non cadere; chi si aggrappa a Dio non cade mai! È la nostra difesa dal male sempre in agguato. Dio è per noi il grande amico, l’alleato, il padre, ma non sempre ce ne rendiamo conto”.</p> <p>L’uomo però preferisce appoggiarsi a beni immediati e contingenti, “dimenticando, e a volte rifiutando, il bene supremo, cioè l’amore paterno di Dio”:</p> <p>“Sentirlo Padre, in quest’epoca di orfanezza è tanto importante! In questo mondo orfano, sentirlo Padre. Noi ci allontaniamo dall’amore di Dio quando andiamo alla ricerca ossessiva dei beni terreni e delle ricchezze, manifestando così un amore esagerato a queste realtà".</p> <p><strong>Cercare il Regno di Dio ed essere amministratori fedeli</strong><br/> Questa "ricerca affannosa" dei beni è però motivo di infelicità. Per questo Gesù dona una regola di vita fondamentale: quella di cercare anzitutto il Regno di Dio. Questo significa realizzare quanto da Lui annunciato nel Discorso della Montagna, cioè fidarsi di Dio che non delude mentre tanti amici "ci hanno deluso", ed essere “amministratori fedeli dei beni” che ci ha donato, “anche quelli terreni, ma senza ‘strafare’”, come se tutto, anche la nostra salvezza, dipendesse “solo da noi”.</p> <p>L<strong>a Giornata delle malattie rare: i pazienti e le famiglie siano adeguatamente sostenuti</strong><br/> Al termine dell’Angelus, il Papa ha salutato i pellegrini presenti, fra loro anche il gruppo venuto in occasione della “Giornata delle malattie rare”, che ricorre domani: </p> <p>“Auspico che i pazienti e le loro famiglie siano adeguatamente sostenuti nel non facile percorso, sia a livello medico sia legislativo”.</p> <p>"Grazie a voi - ha concluso - per tutto quello che fate".</p> <p></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/02/26/papa_allangelus_scegliere_fra_dio_e_la_ricchezza/1295152">(Da Radio Vaticana)</a>Papa ai parroci: siate vicini alle coppie in ogni situazione2017-02-25T12:28:14+00:00http://www.news.va/it/news/papa-ai-parroci-siate-vicini-alle-coppie-in-ogni-s Siate vicini alle coppie in ogni situazione: alle unioni celebrate in Cristo come alle unioni civili, alle famiglie felici e infelici. E’ quanto chiede il Papa nel discorso ai partecipanti al corso di formazione, per i parroci, sul nuovo processo matrimoniale, promosso dal Tribunale della Rota Romana. Il corso ha preso il via mercoledì scorso e si conclude oggi. Francesco, che ha ricevuto i partecipanti stamani in Vaticano, ribadisce la necessità di una lunga preparazione al matrimonio, da vivere non come un fatto sociale ma come vero Sacramento. Il servizio di Debora Donnini : I parroci sono chiamati ad essere “compagni di viaggio”, che testimoniano e sostengono le persone, in ogni situazione: “Nessuno meglio di voi conosce ed è a contatto con la realtà del tessuto sociale nel territorio, sperimentandone la complessità variegata: unioni celebrate in Cristo, unioni di fatto, unioni civili, unioni fallite, famiglie e giovani felici e infelici”. Nella maggior parte dei casi, infatti, i parroci sono i primi interlocutori dei giovani che desiderano il Sacramento del matrimonio. Non solo. A loro si rivolgono i coniugi che hanno seri problemi e hanno bisogno di riscoprire la grazia del Sacramento. Il corso di formazione sul nuovo processo matrimoniale era indirizzato infatti proprio ai parroci, con l’obiettivo di approfondire quanto proposto nel Sinodo sul tema “Matrimonio e famiglia”, poi recepito e integrato nell’Esortazione Apostolica "Amoris laetitia" e quindi tradotto nei due specifici provvedimenti, i Motu proprio Mitis Iudex e Misericors Jesus. Il Papa quindi loda queste iniziative di studio. Catecumenato per sposi: preparare i fidanzati e poi seguire le giovani coppie La prima cosa che Francesco chiede è che si testimoni la grazia del Sacramento del matrimonio fra uomo e donna, sia nella preparazione per i fidanzati sia, poi, nell’accompagnare le giovani coppie, aiutandole a vivere “nei momenti di gioia e in quelli di fatica”: “Ma io mi domando, quante volte o quanti di questi giovani che vengono ai corsi prematrimoniali capiscano cosa significa ‘matrimonio’ e il segno dell’unione di Cristo e la Chiesa. ‘Sì, sì’, dicono di sì; ma capiscono, questo? Hanno fede in quello? Sono convinto che ci voglia un vero catecumenato per il Sacramento del matrimonio e non fare la preparazione con due o tre riunioni e poi andare avanti”. Francesco chiede quindi ai parroci di realizzare questo catecumenato dei futuri sposi. Una necessità già espressa nel recente  discorso alla Rota Romana: “Vi incoraggio ad attuarlo nonostante le difficoltà che potrete incontrare. Credo che la difficoltà più grande sia pensare o vivere il matrimonio come un fatto sociale – ‘noi dobbiamo fare questo fatto sociale’ – e non come un vero Sacramento che vuole una preparazione lunga. Lunga”. Il matrimonio è “icona di Dio”. L’amore di Dio Uno e Trino e l’amore fra Cristo e la Chiesa devono essere quindi al centro della catechesi matrimoniale. Non presentarsi come esperti di norme giuridiche Bisogna anche sostenere quanti si sono resi conto che “la loro unione non è un vero matrimonio sacramentale e vogliono uscire da questa situazione”: “In questa delicata e necessaria opera fate in modo che i vostri fedeli vi riconoscano non tanto come esperti di atti burocratici o di norme giuridiche, ma come fratelli che si pongono in un atteggiamento di ascolto e di comprensione”. Vicinanza ai giovani che convivono senza sposarsi Francesco chiede poi di farsi prossimi e accogliere quei giovani che preferiscono convivere senza sposarsi. “Sono fra i poveri e i piccoli”, verso i quali la Chiesa vuole essere madre che non abbandona: “Anche queste persone sono amate dal cuore di Cristo. Abbiate verso di loro uno sguardo di tenerezza e di compassione. Questa cura degli ultimi, proprio perché emana dal Vangelo, è parte essenziale della vostra opera di promozione e difesa del Sacramento del matrimonio”. La parrocchia è infatti il luogo, per antonomasia, della salvezza delle anime, come insegnava il Beato Paolo VI. Bisogna quindi essere ministri di consolazione specialmente fra le persone più fragili. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/02/25/RV23582_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Siate vicini alle coppie in ogni situazione: alle unioni celebrate in Cristo come alle unioni civili, alle famiglie felici e infelici. E’ quanto chiede il Papa nel <a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/february/documents/papa-francesco_20170225_corso-processo-matrimoniale.html">discorso</a> ai partecipanti al corso di formazione, per i parroci, sul nuovo processo matrimoniale, promosso dal Tribunale della Rota Romana. Il corso ha preso il via mercoledì scorso e si conclude oggi. Francesco, che ha ricevuto i partecipanti stamani in Vaticano, ribadisce la necessità di una lunga preparazione al matrimonio, da vivere non come un fatto sociale ma come vero Sacramento. Il servizio di <strong>Debora Donnini</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9715971" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00571554.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00571554.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>I parroci sono chiamati ad essere “compagni di viaggio”, che testimoniano e sostengono le persone, in ogni situazione:</p> <p>“Nessuno meglio di voi conosce ed è a contatto con la realtà del tessuto sociale nel territorio, sperimentandone la complessità variegata: unioni celebrate in Cristo, unioni di fatto, unioni civili, unioni fallite, famiglie e giovani felici e infelici”.</p> <p>Nella maggior parte dei casi, infatti, i parroci sono i primi interlocutori dei giovani che desiderano il Sacramento del matrimonio. Non solo. A loro si rivolgono i coniugi che hanno seri problemi e hanno bisogno di riscoprire la grazia del Sacramento.</p> <p>Il corso di formazione sul nuovo processo matrimoniale era indirizzato infatti proprio ai parroci, con l’obiettivo di approfondire quanto proposto nel Sinodo sul tema “Matrimonio e famiglia”, poi recepito e integrato nell’Esortazione Apostolica "Amoris laetitia" e quindi tradotto nei due specifici provvedimenti, i Motu proprio Mitis Iudex e Misericors Jesus. Il Papa quindi loda queste iniziative di studio.</p> <p><strong>Catecumenato per sposi: preparare i fidanzati e poi seguire le giovani coppie</strong><br/> La prima cosa che Francesco chiede è che si testimoni la grazia del Sacramento del matrimonio fra uomo e donna, sia nella preparazione per i fidanzati sia, poi, nell’accompagnare le giovani coppie, aiutandole a vivere “nei momenti di gioia e in quelli di fatica”:</p> <p>“Ma io mi domando, quante volte o quanti di questi giovani che vengono ai corsi prematrimoniali capiscano cosa significa ‘matrimonio’ e il segno dell’unione di Cristo e la Chiesa. ‘Sì, sì’, dicono di sì; ma capiscono, questo? Hanno fede in quello? Sono convinto che ci voglia un vero catecumenato per il Sacramento del matrimonio e non fare la preparazione con due o tre riunioni e poi andare avanti”.</p> <p>Francesco chiede quindi ai parroci di realizzare questo catecumenato dei futuri sposi. Una necessità già espressa nel recente <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/01/21/il_papa_riceve_in_duienza_la_rota_romana/1287278">discorso</a> alla Rota Romana:</p> <p>“Vi incoraggio ad attuarlo nonostante le difficoltà che potrete incontrare. Credo che la difficoltà più grande sia pensare o vivere il matrimonio come un fatto sociale – ‘noi dobbiamo fare questo fatto sociale’ – e non come un vero Sacramento che vuole una preparazione lunga. Lunga”.</p> <p>Il matrimonio è “icona di Dio”. L’amore di Dio Uno e Trino e l’amore fra Cristo e la Chiesa devono essere quindi al centro della catechesi matrimoniale.</p> <p><strong>Non presentarsi come esperti di norme giuridiche</strong><br/> Bisogna anche sostenere quanti si sono resi conto che “la loro unione non è un vero matrimonio sacramentale e vogliono uscire da questa situazione”:</p> <p>“In questa delicata e necessaria opera fate in modo che i vostri fedeli vi riconoscano non tanto come esperti di atti burocratici o di norme giuridiche, ma come fratelli che si pongono in un atteggiamento di ascolto e di comprensione”.</p> <p><strong>Vicinanza ai giovani che convivono senza sposarsi</strong><br/> Francesco chiede poi di farsi prossimi e accogliere quei giovani che preferiscono convivere senza sposarsi. “Sono fra i poveri e i piccoli”, verso i quali la Chiesa vuole essere madre che non abbandona:</p> <p>“Anche queste persone sono amate dal cuore di Cristo. Abbiate verso di loro uno sguardo di tenerezza e di compassione. Questa cura degli ultimi, proprio perché emana dal Vangelo, è parte essenziale della vostra opera di promozione e difesa del Sacramento del matrimonio”.</p> <p>La parrocchia è infatti il luogo, per antonomasia, della salvezza delle anime, come insegnava il Beato Paolo VI. Bisogna quindi essere ministri di consolazione specialmente fra le persone più fragili.</p> <p></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/02/25/papa_al_corso_su_matrimonio_per_parroci_della_rota_romana/1294974">(Da Radio Vaticana)</a>

  
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