Search   You are here:  Home  

 

 

 

   Riduci

  
 ... IN EVIDENZA Riduci

 Stampa   
 MESSAGGIO DEL PARROCO   MESSAGGIO DEL PARROCO Riduci

 

S. Natale

25 dicembre 2011 - Anno A 

Il Natale è la festa della famiglia e nella famiglia, è il primo luogo in cui nella ns. cultura e tradizione, noi viviamo le feste, anche perché non si fa festa da soli, ma con gli altri. Per tutta una serie di situazioni economiche, ma anche per situazioni spirituali (es. la mancanza di Fede in Dio, l’assenza di preghiera) e psicologiche (es. incomprensioni a livello famigliare), il Natale per alcuni, purtroppo, sarà velato di tristezza.  Ma perché gli uomini diventino + uomini, Dio si è fatto uomo per insegnarci a vivere in questo mondo, in un modo che canti la vita e la gioia.

Il Natale è anche festa della pace, e la più grande tragedia che può colpire l’umanità è la guerra e che purtroppo è ancora presente in tanti stati e che semina morte, sofferenza e miseria. Ma noi vogliamo dare il ns. contributo alla pace, vivendola in noi, prima di tutto cercando di essere in pace e sereni con se stessi e di se stessi e poi con gli altri. A TUTTI, o meglio ad ognuno di voi il mio AUGURIO carico di umanità, ricco di Fede e sovrabbondante di speranza. 

 


  
Dalla Santa Sede  Dalla Santa Sede Riduci

Consiglio permanente Cei. Mons. Crociata: la crisi attuale è principalmente crisi di fede
Di fronte alla crisi economica e alla debolezza della politica italiana, i vescovi rilanciano l’antropologia cristiana e l’orizzonte del bene comune, chiedendo una cultura del lavoro rispettosa della persona e della famiglia; la tutela del valore della domenica e della scuola paritaria. Questo, in sintesi, il comunicato finale del Consiglio permanente della Cei, presentato oggi nella sede della nostra emittente, dal segretario generale dei vescovi, mons. Mariano Crociata. Tra le decisioni, anche la nomina del nuovo direttore della Caritas italiana, il sardo don Francesco Antonio Soddu, già alla guida della sede di Sassari. Il servizio di Gabriella Ceraso : La crisi attuale è principalmente crisi di fede: dalla visione di Benedetto XVI, i vescovi italiani traggono la linea d’azione e il filo conduttore della loro riflessione, escludendo recriminazioni, antipolitica e tantomeno elusione dei problemi del Paese. Mons. Mariano Crociata: “Parlare di fede significa toccare le radici dell’umano, perché per essere uomini autenticamente, come singoli e come comunità, bisogna credere in qualcosa: forse la radici della crisi è la perdita di questa visione di fondo”. La proposta, dunque, è di puntare essenzialmente alla formazione, che sarà tema dell’Assemblea generale del prossimo maggio, con protagonisti gli adulti, ma anche di recuperare sul versante pubblico e sociale l’alfabeto dettato dalla dottrina sociale della Chiesa, perché torni a essere pronunciato nei suoi valori fondamentali: la famiglia per cui si chiedono politiche di sostegno forti, affinché non sia sacrificata all’economia; la scuola paritaria; una cultura del lavoro rispettosa della persona. In questo rientra anche una richiesta al governo sulla festività della domenica: “Perdere di vista il tempo libero, il tempo del riposo, presenta un rischio di disumanizzazione, porta a invitare coloro che hanno responsabilità perché questa esigenza sia salvaguardata”. Sull’attualità – sollecitato dai giornalisti – mons. Crociata torna sulla utilità delle esenzioni Ici e sul rispetto delle leggi italiane: “Per salvaguardare questa esigenza di attenzione alle fasce sociali più deboli può essere utile la correzione, l’aggiustamento di qualche aspetto e su questo c’è disponibilità”. Mons. Crociata sottolinea anche il sostegno al governo Monti in termini di incoraggiamento a fare il meglio per uscire dalla crisi e smentisce una posizione ostile all’Unione Europa. Infine, tra le numerose decisioni prese dal Consiglio permanente della Cei, in questi giorni, anche la nomina del nuovo direttore della Caritas italiana, che subentra a mons. Vittorio Nozza: si tratta di don Francesco Antonio Soddu già direttore della Caritas di Sassari. (mg)...

Il Papa alla Dottrina della Fede: ecumenismo nella verità, cristiani uniti per riportare Dio all'uomo
La crisi della fede è la più grande sfida per la Chiesa di oggi: per questo è più che mai necessaria l'unità dei cristiani. Così, in sintesi, il Papa che stamani ha ricevuto in udienza, nella sala Clementina in Vaticano, circa 70 partecipanti alla plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede. Benedetto XVI si è soffermato su alcuni aspetti del cammino ecumenico, sul quale ha riflettuto la stessa plenaria del dicastero in coincidenza con la conclusione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani. Il servizio di Debora Donnini : “Siamo davanti ad una profonda crisi di fede” in vaste zone del mondo, “ad una perdita del senso religioso che costituisce la più grande sfida per la Chiesa di oggi”. Parte da questa considerazione il Papa sottolineando che la priorità nell’impegno della Chiesa intera deve essere “il rinnovamento della fede”: “Auspico che l’Anno della fede possa contribuire, con la collaborazione cordiale di tutti i componenti del Popolo di Dio, a rendere Dio nuovamente presente in questo mondo e ad aprire agli uomini l’accesso alla fede, all’affidarsi a quel Dio che ci ha amati sino alla fine, in Gesù Cristo crocifisso e risorto”. Un compito, questo, strettamente legato al tema dell’unità dei cristiani. Benedetto XVI si sofferma su alcuni aspetti dottrinali che riguardano il cammino ecumenico della Chiesa, sul quale ha riflettuto la stessa plenaria della Congregazione in coincidenza con la conclusione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. I dialoghi ecumenici, ricorda, hanno portato “non pochi buoni frutti” ma esige “la nostra vigilanza” il rischio di “un falso irenismo e di un indifferentismo, del tutto alieno alla mente del Concilio Vaticano II”: “Questo indifferentismo è causato dall’opinione sempre più diffusa che la verità non sarebbe accessibile all’uomo; sarebbe quindi necessario limitarsi a trovare regole per una prassi in grado di migliorare il mondo. E così la fede sarebbe sostituita da un moralismo senza fondamento profondo. Il centro del vero ecumenismo è invece la fede nella quale l’uomo incontra la verità che si rivela nella Parola di Dio”. “Senza la fede – prosegue il Papa – tutto il movimento ecumenico sarebbe ridotto ad una forma di ‘contratto sociale’ cui aderire per un interesse comune mentre la logica del Concilio Vaticano II è diversa: “la ricerca sincera della piena unità di tutti i cristiani è un dinamismo animato dalla Parola di Dio, dalla Verità divina che ci parla in questa Parola”. Per il Pontefice, “il problema cruciale” nei vari dialoghi ecumenici è “la questione della struttura della rivelazione – la relazione tra Sacra Scrittura, la Tradizione viva nella Santa Chiesa e il Ministero dei successori degli Apostoli come testimone della vera fede”. Qui è implicita, sottolinea ancora, “la problematica dell’ecclesiologia che fa parte di questo problema: come arriva la verità di Dio a noi”. E fondamentale, fra l’altro, è qui il discernimento tra la Tradizione e le tradizioni. E Benedetto XVI ricorda che “un importante passo di tale discernimento” è stato compiuto nell’applicazione dei provvedimenti per gruppi di fedeli provenienti dall’anglicanesimo, che desiderano entrare nella piena comunione della Chiesa, conservando le proprie tradizioni spirituali, liturgiche e pastorali, che sono conformi alla fede cattolica. Il Papa riconosce, infatti, “una ricchezza spirituale nelle diverse Confessioni cristiane, che è espressione dell’unica fede e dono da condividere e da trovare insieme nella Tradizione della Chiesa”. Un’altra questione fondamentale è quella dei “metodi adottati nei vari dialoghi ecumenici”, che devono anche questi riflettere “la priorità della fede”: "In questo senso, occorre affrontare con coraggio anche le questioni controverse, sempre nello spirito di fraternità e di rispetto reciproco”. Bisogna anche “offrire un’interpretazione corretta di quell’ordine o 'gerarchia' nelle verità della dottrina cattolica, rilevato nel Decreto Unitatis redintegratio". Il Papa poi sottolinea la rilevanza dei “documenti di studi” prodotti dai vari dialoghi ecumenici ribadendo però che sono contributi offerti alla competente autorità della Chiesa che “sola è chiamata a giudicarli in modo definitivo”. Ascrivergli invece “un peso vincolante o quasi conclusivo delle spinose questioni dei dialoghi”, senza la valutazione dell’Autorità ecclesiale, “in ultima analisi, non aiuterebbe il cammino verso una piena unità nella fede”. Per Benedetto XVI sarà anche importante parlare “con una voce sola” sulle “grandi questioni morali circa la vita umana, la famiglia, la sessualità, la bioetica, la libertà, la giustizia e la pace”. E questo attingendo alla Scrittura e alla tradizione della Chiesa. “Difendendo – dice – i valori fondamentali della grande tradizione della Chiesa, difendiamo l’uomo, difendiamo il creato”. Quindi il Papa auspica collaborazione fra la Congregazione per la Dottrina della Fede e il Pontifico Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani per “promuovere efficacemente il ristabilimento della piena unità fra tutti i cristiani”. La divisione fra i cristiani, infatti, è di scandalo al mondo e si oppone alla volontà di Cristo, conclude il Pontefice ricordando che l’unità è “non solo il frutto della fede” ma anche “un mezzo e quasi un presupposto per annunciare in modo sempre più credibile la fede a coloro che non conoscono ancora il Salvatore”....

Olocausto. Padre Lombardi: non possiamo e non dobbiamo dimenticare
2012-01-27 CTV - Octava Dies. Sulla Giornata della Memoria dedicata alle vittime dell’Olocausto ascoltiamo il nostro direttore, padre Federico Lombardi , nel suo editoriale per Octava Dies, il settimanale informativo del Centro Televisivo Vaticano: 67 anni fa, il 27 gennaio 1945, aveva fine l’infamia di Auschwitz. Il giorno della Memoria è stato istituito in questa data, legata al luogo simbolicamente più terribile della tragedia immane dell’Olocausto. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare. Se vi sono stati uomini capaci di arrivare a tanta assurda atrocità, nessuno ci assicura che non potremo in futuro arrivarci ancora, e la Memoria dolorosa diventa monito per l’oggi e per ogni tempo. Attenzione! 67 anni non sono pochi. La generazione dei testimoni in prima persona, di chi ha vissuto i tempi e gli orrori dell’Olocausto si sta assottigliando rapidamente. Bisogna condividere le preoccupazioni di chi comincia a temere il rischio dell’oblio, peggio ancora quello della negazione, alimentato non solo dall’ignoranza, ma – ed è terribile -, a volte anche dall’odio per motivi politici, etnici o religiosi. Invece la Memoria dell’Olocausto è un punto di confronto cruciale nella storia dell’umanità, per capire che cosa è in gioco quando si parla della dignità irrinunciabile di ogni persona umana, dell’universalità dei diritti umani e dell’impegno per la loro difesa. Per i credenti è anche un “luogo teologico” inevitabile. E’ il luogo della domanda più radicale su Dio e sul male. E’ il luogo della serietà ultima del nostro stare di fronte a Dio, delle domande che gli rivolgiamo dal profondo, del silenzio di fronte al mistero. Per il cristiano, luogo dello sguardo alla Croce nella speranza che l’angoscia dia luogo alla vita. Il Papa polacco e il Papa tedesco, ad Auschwitz, hanno fatto Memoria. Anche noi continueremo a farla in questo giorno, in solidarietà anzitutto con il popolo di Israele e con tutte le vittime dell’assurdo odio omicida, negatore della loro dignità, a qualsiasi popolo e lingua siano appartenute e appartengano. ...

Negoziati Israele-Santa Sede: “progressi sostanziali”. Le speranze di mons. Franco
“Si sono registrati progressi sostanziali su questioni significative”: è quanto afferma un comunicato congiunto a conclusione della plenaria della Commissione Bilaterale Permanente di Lavoro tra la Santa Sede e lo Stato di Israele che si è riunita ieri a Gerusalemme. Al centro dei negoziati, svoltisi “in una atmosfera aperta, amichevole e costruttiva”, un paragrafo dell’Accordo fondamentale firmato nel 1993 e riguardante materie economiche e fiscali. L’incontro è stato presieduto da mons. Ettore Balestrero, sotto-segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, e dal vice-ministro degli Esteri israeliano Danny Ayalon. Era presente anche mons. Antonio Franco , nunzio apostolico in Israele. Adriana Masotti lo ha intervistato: R. – Ci sono stati progressi veramente sostanziali che ci fanno sperare che in tempi ragionevolmente brevi si possa arrivare alla conclusione di questo accordo, che tratta tutti gli aspetti pratici della vita e dell’attività della Chiesa in Israele: quindi tasse, Luoghi santi e rimangono soltanto poche altre questioni sulle quali dobbiamo ancora lavorare, ma in questo spirito di trovare risposte alle problematiche concrete. D. – Si può dire che c’è stato un progresso anche nel clima e nella disponibilità… R. – Il progresso è dovuto al fatto – credo – che questi lunghi anni di negoziato ci hanno portato ad una maggiore conoscenza reciproca e quindi direi pure ad una maggiore fiducia. Il lavoro è stato costruttivo, l’atmosfera è stata positiva e questo perché stiamo lavorando già da diversi mesi a quelle che sono le nostre attese, a quelle questioni che ci stanno a cuore e che sono vitali per la vita stessa della Chiesa. Le abbiamo presentate, abbiamo esposto le nostre ragioni, abbiamo ricevuto – diciamo – comprensione riguardo alla necessità di dare una risposta. Abbiamo fatto quindi progressi sostanziali. D. – Quali sono oggi le speranze e le difficoltà dei cristiani di Terra Santa? R. – L’ansia, la perplessità, la difficoltà è che questa pace non si vede vicina. Le difficoltà sono comuni - sia da parte palestinese, sia da parte israeliana - perché della mancanza di pace soffrono tutti e due i popoli. Quando si è poi una minoranza in luoghi in cui sono presenti già altre difficoltà, chi si sente in minoranza incontra anche maggiori difficoltà: le difficoltà relative alla casa, le difficoltà di movimento, le difficoltà anche relative ad un inserimento sociale a pieno diritto. Queste sono difficoltà che vengono sperimentate, quindi, un po’ da tutti e i cristiani ne risentono in modo particolare proprio perché sono minoranza. (mg)...

Mons. Zimowski sulla lotta alla lebbra: i malati sono in calo ma il mondo non smetta di aiutarli
I successi si qui ottenuti nella lotta contro il Morbo di Hansen non facciano calare l’attenzione internazionale verso i malati di lebbra, che necessitano ancora oggi di sostegno umano e di integrazione sociale. A invocarlo è il presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, l’arcivescovo Zygmunt Zimowski, nel suo Messagggio per la 59.ma Giornata mondiale sulla lebbra, che verrà celebrata domenica prossima. Il servizio di Alessandro De Carolis : “Mycobacterium Leprae” dice poco, “Morbo di Hansen” sicuramente di più. Ma dietro il nome tecnico della scienza si agita ancora il fantasma di un male, la lebbra, che sebbene non più temuto come in passato, continua a spaventare al solo evocarlo per la sua capacità di violare la bellezza essenziale del corpo umano. Sono circa 200 mila – e in calo – i nuovi contagiati, secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità. Mons. Zimowski riporta il dato ma non abbassa la guardia. “I successi sin qui ottenuti, in termini di forte riduzione del numero di infettati, non esimono certamente i governi e gli organismi internazionali – scrive – dall’aumentare l’attenzione e il lavoro contro la diffusione della lebbra né dalle loro responsabilità per quanto riguarda la prevenzione, in termini educativi e igienicosanitari, e la ‘riammissione’ della persona guarita nonché il sostegno a tutte le vittime dell’infezione”. Questo dell’aiuto alle vittime della lebbra è un punto che sta particolarmente a cuore al responsabile del dicastero vaticano della pastorale sanitaria. Il quale guarda a chi dal tunnel del male è uscito vittorioso. “Le persone curate e sanate dalla lebbra possono e debbono esprimere – è il suo auspicio – tutta la ricchezza della loro dignità e spiritualità e, inoltre, una piena solidarietà verso gli altri, soprattutto nei confronti di chi ne è stato egualmente colpito ed è stato segnato indelebilmente dall’infezione”. Come il lebbroso del Vangelo che torna indietro – unico fra 10 – a ringraziare Gesù per averlo guarito, anche chi oggi ha sconfitto la lebbra e “ha intrapreso la difficile strada del reinserimento sociale e lavorativo”, “può comunicare – sostiene mons. Zimowski – la propria gratitudine anche materialmente, diventando egli stesso testimone, contribuendo alla divulgazione dei criteri di prevenzione e di tempestiva identificazione della malattia nonché al sostegno morale delle persone infettate”. Inoltre, insiste il presule, chi è guarito può “cooperare con le strutture e le iniziative ad hoc, affinché le terapie necessarie vengano completate e seguite dal reinserimento sociale di chi è stato sanato”. Nel ringraziare per il loro impegno alcune delle realtà ecclesiali e di volontariato – e citando in particolare la Fondazione Raoul Follereau e l’Ordine Sovrano dei Cavalieri di Malta – mons. Zimoswski conclude invitando chi di dovere a rendere i successi ottenuti “definitivi e sempre migliorati”, così da “trasformare la lebbra da minaccia e flagello a memoria, per quanto spaventosa, del passato”....

Davos. Il cardinale Turkson parla della creazione di un Forum mondiale sull'etica
“Il Forum mondiale persegue l’idea di fondo per cui è possibile portare etica e morale anche in un’arena pubblica, al fine di orientare gli argomenti e i colloqui e gli affari di direttori e presidenti”. Lo ha affermato il presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, il cardinale Peter Turkson, che in questi giorni si trova a Davos, in Svizzera, sede del Forum economico mondiale. Parlando a margine dell’incontro al quale partecipano delegati delle grandi religioni mondiali, il porporato ha detto che a Davos “è nata l’idea di indire un Forum mondiale sull’etica”, che permetta “di incidere sui giovani e di mettere a frutto il loro potenziale”. La generazione precedente, ha osservato, “è stata fortemente incentrata sull’edificazione del concetto di ‘Stato’, di ‘nazione’”, mentre “ora la globalizzazione in qualche modo costringe a considerare l’interconnessione e l’interrelazione tra nazioni e popoli, e quindi – ha soggiunto – la preoccupazione del passato sul concetto di Stato e sull’integrità dello Stato, lentamente sta cedendo il passo” all’impatto dovuto al parziale decadere del precedente concetto. “Questo per noi è un segnale importante”, osserva il cardinale Turkson, che ha ricordato la pubblicazione della Dichiarazione sulla riforma del sistema economico e finanziario mondiale. “Uno degli appelli che abbiamo lanciato – ha detto – si riferiva a quanto la globalizzazione sia enfatizzata nell’interconnessione e nell’interrelazione tra le persone. Per questo – ha proseguito – in un contesto a sviluppo globale, “dobbiamo pensare al mondo come a un’autorità politica, anch’essa in evoluzione”. (A cura di Alessandro De Carolis e Gloria Fontana)...

  
 50° di Ordinazione Sacerdotale Riduci


 Stampa   


 Avvisi ai Naviganti Riduci
Lettura documenti in formato PDF - sabato 27 agosto 2011

get_adobe_reader.gifPer visualizzare alcuni documenti presenti in questo sito, è necessario avere installato sul proprio computer il programma Adobe Reader. Se non lo possiedi, puoi scaricarlo gratuitamente seguendo il collegamento...

 maggiori informazioni ...

  
Home:La Parrocchia:News dalla Parrocchia:Lo Sport :L'album dei Ricordi
Copyright (c) 2000-2006 Condizioni d'Uso Dichiarazione per la Privacy