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News.vahttp://www.news.va/2015-03-04T16:09:38+00:00Mons. Vella: pronti a dare la vita per la nostra gente2015-03-04T16:09:38+00:00http://www.news.va/it/news/mons-vella-pronti-a-dare-la-vita-per-la-nostra-gen All’udienza di Papa Francesco con i vescovi amici del Movimento dei Focolari c’era anche l’italiano mons. Rosario Saro Vella , vescovo di Ambanja nel Madagascar che con altri 60 presuli di 35 Paesi partecipa al Convegno in corso a Castelgandolfo fino a venerdì prossimo. A lui Adriana Masotti ha chiesto di raccontare il momento vissuto con il Papa: R. – E’ stata una cosa bellissima perché all’inizio c’è stato il nostro saluto, fatto dal cardinale Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, arcivescovo di Bangkok, che ha presentato al Papa i vescovi amici del Movimento dei Focolari, mettendo in risalto l’unità che noi vogliamo fare insieme con il Papa, soprattutto i vescovi che vengono dai punti veramente difficili. E abbiamo detto che siamo pronti a vivere insieme con il Papa una collegialità effettiva ed affettiva. E il Papa ha capito subito questo nostro desiderio e questa nostra prontezza ed era tanto, tanto contento. D. – Il Papa vi ha poi parlato dell’Eucaristia e del vescovo come “pane spezzato per la vita di molti”… R. – Eucaristia e unità hanno un legame inscindibile anzi, ci diceva il Papa, senza l’Eucaristia l’unità resterebbe un sentimento umano da realizzare solo con le nostre forze e quindi non riusciremmo, mentre con l’Eucaristia c’è la garanzia che questa unità verrà realizzata. E ci ha incoraggiato a vivere nelle situazioni più difficili come quelle di guerra, sia l’Ucraina, sia la Siria, l’Iraq, la Libia, ma incitava un po’ tutti noi a essere pronti a dare la vita. Credo che ognuno di noi abbia fatto proprio questo passo. D. – L’Eucaristia è anche il tema dell’incontro che state vivendo in questi giorni: qual è l’obiettivo di questo vostro incontrarvi? R. – Noi come vescovi e come sacerdoti celebriamo giornalmente l’Eucaristia, ma noi vorremmo rivivere l’Eucaristia non solo sull’altare ma giornalmente, insieme con tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle che vivono la stessa fede, che è proprio un ringraziamento, è una lode al Signore che viene da tutte le parti della terra. D. – La sua diocesi si trova nel nord del Madagascar: qual è la realtà della sua gente? R. – Noi, grazie a Dio non abbiamo la guerra, quindi è un grande dono di cui sempre ringraziamo il Signore, però la nostra gente soffre tanto per la povertà. Ad esempio, noi abbiamo avuto già diversi cicloni e poi una pioggia molto, molto intensa che ha procurato in tante parti inondazioni. Allora, che cosa vuol dire l’inondazione per questa gente che non ha niente? Vuol dire che i raccolti e le coltivazioni sono compromesse. Infatti, proprio prima di partire, insieme con la gente, ci siamo radunati per decidere cosa fare e ci hanno chiesto: “Padre, dateci sementi perché noi dobbiamo ripiantare di nuovo”. Quindi, è veramente un ricominciare, ricominciare da capo. D. – Insomma, una vita di condivisione, la sua, con tutte queste necessità? R.  – Sempre noi vogliamo condividere la vita della gente, perché la gente per noi è la nostra famiglia: famiglia che ha legami, tante volte, molto più forti dei legami di sangue. Quindi, noi siamo immersi giornalmente nella vita di tutti. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/03/04/OSSROM18092_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>All’udienza di Papa Francesco con i vescovi amici del Movimento dei Focolari c’era anche l’italiano <strong>mons. Rosario Saro Vella</strong>, vescovo di Ambanja nel Madagascar che con altri 60 presuli di 35 Paesi partecipa al Convegno in corso a Castelgandolfo fino a venerdì prossimo. A lui <strong>Adriana Masotti</strong> ha chiesto di raccontare il momento vissuto con il Papa:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_3353821" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00467993.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p>R. – E’ stata una cosa bellissima perché all’inizio c’è stato il nostro saluto, fatto dal cardinale Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, arcivescovo di Bangkok, che ha presentato al Papa i vescovi amici del Movimento dei Focolari, mettendo in risalto l’unità che noi vogliamo fare insieme con il Papa, soprattutto i vescovi che vengono dai punti veramente difficili. E abbiamo detto che siamo pronti a vivere insieme con il Papa una collegialità effettiva ed affettiva. E il Papa ha capito subito questo nostro desiderio e questa nostra prontezza ed era tanto, tanto contento.</p> <p>D. – Il Papa vi ha poi parlato dell’Eucaristia e del vescovo come “pane spezzato per la vita di molti”…</p> <p>R. – Eucaristia e unità hanno un legame inscindibile anzi, ci diceva il Papa, senza l’Eucaristia l’unità resterebbe un sentimento umano da realizzare solo con le nostre forze e quindi non riusciremmo, mentre con l’Eucaristia c’è la garanzia che questa unità verrà realizzata. E ci ha incoraggiato a vivere nelle situazioni più difficili come quelle di guerra, sia l’Ucraina, sia la Siria, l’Iraq, la Libia, ma incitava un po’ tutti noi a essere pronti a dare la vita. Credo che ognuno di noi abbia fatto proprio questo passo.</p> <p>D. – L’Eucaristia è anche il tema dell’incontro che state vivendo in questi giorni: qual è l’obiettivo di questo vostro incontrarvi?</p> <p>R. – Noi come vescovi e come sacerdoti celebriamo giornalmente l’Eucaristia, ma noi vorremmo rivivere l’Eucaristia non solo sull’altare ma giornalmente, insieme con tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle che vivono la stessa fede, che è proprio un ringraziamento, è una lode al Signore che viene da tutte le parti della terra.</p> <p>D. – La sua diocesi si trova nel nord del Madagascar: qual è la realtà della sua gente?</p> <p>R. – Noi, grazie a Dio non abbiamo la guerra, quindi è un grande dono di cui sempre ringraziamo il Signore, però la nostra gente soffre tanto per la povertà. Ad esempio, noi abbiamo avuto già diversi cicloni e poi una pioggia molto, molto intensa che ha procurato in tante parti inondazioni. Allora, che cosa vuol dire l’inondazione per questa gente che non ha niente? Vuol dire che i raccolti e le coltivazioni sono compromesse. Infatti, proprio prima di partire, insieme con la gente, ci siamo radunati per decidere cosa fare e ci hanno chiesto: “Padre, dateci sementi perché noi dobbiamo ripiantare di nuovo”. Quindi, è veramente un ricominciare, ricominciare da capo.</p> <p>D. – Insomma, una vita di condivisione, la sua, con tutte queste necessità?</p> <p>R.  – Sempre noi vogliamo condividere la vita della gente, perché la gente per noi è la nostra famiglia: famiglia che ha legami, tante volte, molto più forti dei legami di sangue. Quindi, noi siamo immersi giornalmente nella vita di tutti.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/03/04/mons_vella_pronti_a_dare_la_vita_per_la_nostra_gente/1127001">(Da Radio Vaticana)</a>Carrasco De Paula: cure palliative, bisogna fare di più2015-03-04T13:42:39+00:00http://www.news.va/it/news/carrasco-de-paula-cure-palliative-bisogna-fare-di "L'assistenza agli anziani e le cure palliative" è il tema dell'assemblea plenaria della Pontificia Accademia per la Vita, in programma dal 5 al 7 marzo nell'Aula Nuova del Sinodo e caratterizzata da un Workshop aperto al pubblico nella giornata di venerdì.  Obbiettivo del dibattito sarà avvicinare scienza e fede al servizio di tutti coloro che aiutano gli anziani o i pazienti bisognosi di cure palliative. Sentiamo il presidente della Pontificia Accademia, il vescovo Ignacio Carrasco de Paula , al microfono di Fabio Colagrande : R. - Le malattie croniche in evoluzione creano sempre l'esigenza dell'assistenza. Sono infatti patologie che non procedono quasi mai verso la guarigione e che accompagnano molti anziani fino alla fine. Credo che questa sia la questione più importante. Qualcuno potrebbe pensare che sono perciò malattie che lasciano i pazienti senza speranza. Può accadere, ma è proprio ciò che dobbiamo evitare. La vita, anche in età avanzata, ha infatti sempre un futuro. E questo futuro bisogna capirlo, afferrarlo e volerlo. D.  – C’è un codice etico da seguire nell’assistenza agli anziani che si trovano in questa fase, chiamiamola, del “fine vita”? R. – Direi che alcune istituzioni sanitarie hanno creato e sviluppato protocolli… Però, quando si assistono persone anziane nella fase del fine vita bisogna tenere conto soprattutto che sono persone che hanno una lunga vita dietro le spalle. Bisogna considerarli come dei sapienti, dei saggi, persone che hanno vissuto tante esperienze e sono in grado, più di quanto uno possa sospettare, di interpretare in modo giusto anche questa nuova esperienza che si presenta in un momento particolarmente delicato. D. – Si possono commettere abusi dal punto di vista etico nell’ambito, per esempio delle cure palliative, quelle per alleviare il dolore? R. – Le cure palliative sono una realtà piuttosto recente. Sono nate in un'epoca in cui l'attenzione etica è stata, e continua a essere, molto forte. Quindi, in generale, non possiamo lamentarci di come sono gestite. Il vero problema è l'aumento continuo dei pazienti anziani bisognosi, non solo di un accompagnamento, ma proprio di cure specifiche per alleviare i sintomi che possono accompagnare l'invecchiamento. D. - Quanto è importante l’aspetto delle relazioni interpersonali dell’anziano bisognoso di cure in famiglia, nella società, in ospedale? R.  – Ritengo che questo sia l'aspetto centrale di questa problematica. Tenendo conto però che prima ancora di vedere nell'anziano una persona bisognosa di cure, bisogna vedere in lui una persona e basta. L'anziano non deve essere considerato un optional nella società, ma fino alla fine è un soggetto. E ciò non solo riguardo alla sua dignità, ma anche rispetto alle sue reali possibilità di continuare a essere protagonista non solo della sua vita, ma anche di quella che condivide con molte altre persone, nella famiglia, nella società, nel lavoro. D. – Il ricorso alle cure palliative, la terapia del dolore, nel caso di pazienti anziani, è sufficientemente diffuso, secondo lei, o c’è ancora molto da fare? R. - Non c'è dubbio che, specie negli ultimi dieci anni, si siano fatti passi in avanti enormi nel campo delle cure palliative. Soltanto dieci, quindici anni fa, questo tipo di cure erano molto più marginali di adesso. Certo, bisogna fare sempre di più. Perché oggi gli anziani sono i primi candidati  - come dice Papa Francesco - a essere vittime della cultura dello scarto. D. – Da un punto di vista spirituale e pastorale ci sono aspetti da sottolineare riguardo a questa tematica? R. - Dal punto di vista spirituale - aggiunge il vescovo - è importante stabilire una pastorale programmata rivolta agli anziani. Se infatti, quando una persona è giovane, la malattia è un evento inatteso, nel caso degli anziani è possibile prevedere una pastorale specifica per accompagnarli nella fase del fine vita, in presenza di malattie croniche. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2012/01/21/ANSA326837_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>"L'assistenza agli anziani e le cure palliative" è il tema dell'assemblea plenaria della Pontificia Accademia per la Vita, in programma dal 5 al 7 marzo nell'Aula Nuova del Sinodo e caratterizzata da un Workshop aperto al pubblico nella giornata di venerdì. <span style="line-height: 1.6;">Obbiettivo del dibattito sarà avvicinare scienza e fede al servizio di tutti coloro che aiutano gli anziani o i pazienti bisognosi di cure palliative. Sentiamo il presidente della Pontificia Accademia, il <strong>vescovo Ignacio Carrasco de Paula</strong>, al microfono di <strong>Fabio Colagrande</strong>:</span></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_3353516" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00467981.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p>R. - Le malattie croniche in evoluzione creano sempre l'esigenza dell'assistenza. Sono infatti patologie che non procedono quasi mai verso la guarigione e che accompagnano molti anziani fino alla fine. Credo che questa sia la questione più importante. Qualcuno potrebbe pensare che sono perciò malattie che lasciano i pazienti senza speranza. Può accadere, ma è proprio ciò che dobbiamo evitare. La vita, anche in età avanzata, ha infatti sempre un futuro. E questo futuro bisogna capirlo, afferrarlo e volerlo.</p> <p><span style="line-height: 1.6;">D.  – C’è un codice etico da seguire nell’assistenza agli anziani che si trovano in questa fase, chiamiamola, del “fine vita”?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">R. – Direi che alcune istituzioni sanitarie hanno creato e sviluppato protocolli… Però, quando si assistono persone anziane nella fase del fine vita bisogna tenere conto soprattutto che sono persone che hanno una lunga vita dietro le spalle. Bisogna considerarli come dei sapienti, dei saggi, persone che hanno vissuto tante esperienze e sono in grado, più di quanto uno possa sospettare, di interpretare in modo giusto anche questa nuova esperienza che si presenta in un momento particolarmente delicato.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">D. – Si possono commettere abusi dal punto di vista etico nell’ambito, per esempio delle cure palliative, quelle per alleviare il dolore?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">R. – Le cure palliative sono una realtà piuttosto recente. Sono nate in un'epoca in cui l'attenzione etica è stata, e continua a essere, molto forte. Quindi, in generale, non possiamo lamentarci di come sono gestite. Il vero problema è l'aumento continuo dei pazienti anziani bisognosi, non solo di un accompagnamento, ma proprio di cure specifiche per alleviare i sintomi che possono accompagnare l'invecchiamento.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">D. - Quanto è importante l’aspetto delle relazioni interpersonali dell’anziano bisognoso di cure in famiglia, nella società, in ospedale?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">R.  – Ritengo che questo sia l'aspetto centrale di questa problematica. Tenendo conto però che prima ancora di vedere nell'anziano una persona bisognosa di cure, bisogna vedere in lui una persona e basta. L'anziano non deve essere considerato un optional nella società, ma fino alla fine è un soggetto. E ciò non solo riguardo alla sua dignità, ma anche rispetto alle sue reali possibilità di continuare a essere protagonista non solo della sua vita, ma anche di quella che condivide con molte altre persone, nella famiglia, nella società, nel lavoro.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">D. – Il ricorso alle cure palliative, la terapia del dolore, nel caso di pazienti anziani, è sufficientemente diffuso, secondo lei, o c’è ancora molto da fare?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">R. - Non c'è dubbio che, specie negli ultimi dieci anni, si siano fatti passi in avanti enormi nel campo delle cure palliative. Soltanto dieci, quindici anni fa, questo tipo di cure erano molto più marginali di adesso. Certo, bisogna fare sempre di più. Perché oggi gli anziani sono i primi candidati  - come dice Papa Francesco - a essere vittime della cultura dello scarto.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">D. – Da un punto di vista spirituale e pastorale ci sono aspetti da sottolineare riguardo a questa tematica?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">R. - Dal punto di vista spirituale - aggiunge il vescovo - è importante stabilire una pastorale programmata rivolta agli anziani. Se infatti, quando una persona è giovane, la malattia è un evento inatteso, nel caso degli anziani è possibile prevedere una pastorale specifica per accompagnarli nella fase del fine vita, in presenza di malattie croniche.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/03/04/plenaria_accademia_vita_su_anziani_e_cure_palliative/1126923">(Da Radio Vaticana)</a>La donna al centro del Rapporto dell'Osservatorio Van Thuan2015-03-04T13:12:38+00:00http://www.news.va/it/news/la-donna-al-centro-del-rapporto-dellosservatorio-v Il ruolo della donna nelle politiche di oggi è stato al centro della presentazione del sesto Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa, presentato ieri presso la nostra emittente. Il volume, intitolato "La rivoluzione della donna, la donna nella rivoluzione", è stato realizzato dall’Osservatorio internazionale cardinale Van Thuan, con la collaborazione del Movimento cristiano lavoratori. Il servizio di Michele Raviart : “L’uomo che abbiamo sempre considerato come un progetto, adesso è finito per diventare un prodotto da laboratorio e per il mercato”. Questo lo scenario descritto da mons. Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste e presidente dell’Osservatorio Van Thuan, nel presentare il Rapporto 2013 sullo stato della Dottrina sociale della Chiesa nel mondo. Un anno particolare, che ha visto il passaggio dal magistero di Benedetto XVI a quello di Papa Francesco. Numerosi i punti di continuità in ambito sociale, economico ed etico, a partire dall’attenzione sulle disugaglianze e sugli ultimi. Mons. Fabiano Longoni, direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Cei: "La logica è quella della missione. La logica è quella dell’uscita. La logica è quella della proposta. Questo Papa ci sta solo suggerendo che dobbiamo essere capaci di uscire e di portare attraverso la testimonianza quei valori assoluti nei quali assolutamente dobbiamo credere". Migrazioni e libertà religiosa, l’accesso alle cure e il dramma della fame nel mondo, le implicazioni culturali del web e la minaccia del terrorismo nucleare. Queste le maggiori sfide della diplomazia della Santa sede nel 2013. In generale, tuttavia, l’applicazione della Dottrina sociale della Chiesa non è la stessa in tutto il mondo spiega mons. Crepaldi: "Se guardiamo il Sud del mondo, è cresciuta questa coscienza all’interno del mondo ecclesiale. Devo dire con un pizzico di dispiacere che sul fronte europeo in genere questa attenzione è meno forte, meno vivace. Si registra qui una situazione di stanchezza". Il focus di quest’anno è sulla donna, “attaccata come moglie e come madre”, si legge nel rapporto. La diffusione delle pratiche di fecondazione eterologa e utero in affitto rischia infatti di costruire un “mercato della maternità”. Sentiamo l’onorevole Eugenia Roccella , tra gli autori del volume: "Noi donne siamo state per tanto tempo custodi della vita. Oggi dobbiamo essere custodi dell’umano. Il percorso che stiamo seguendo è quello di una disumanizzazione. Strappare la generazione dalle sue radici millenarie, cioè quelle della relazione in primo luogo e  del corpo, e portarla in due luoghi essenzialmente: un luogo astratto e un luogo molto concreto. Il luogo molto concreto è il laboratorio, il luogo astrato è il mercato". Sotto accusa anche le teorie di genere. Ancora l’onorevole Roccella: "Oggi quello che vince è un malinteso senso di parità, quindi un’equiparazione, un appiattimento fra uomo e donna; vince soprattutto l’ideologia del gender e quindi l’idea che l’identità sessuale sia qualcosa di mutevole, qualcosa che si può scegliere, che si può cambiare nel tempo, che non è legata al corpo e alla differenza biologica. Credo che questo sia proprio la fine del concetto stesso di donna e di maternità". (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2012/07/12/OTHER879852_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Il ruolo della donna nelle politiche di oggi è stato al centro della presentazione del sesto Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa, presentato ieri presso la nostra emittente. Il volume, intitolato "La rivoluzione della donna, la donna nella rivoluzione", è stato realizzato dall’Osservatorio internazionale cardinale Van Thuan, con la collaborazione del Movimento cristiano lavoratori. Il servizio di <strong>Michele Raviart</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_3352659" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00467952.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“L’uomo che abbiamo sempre considerato come un progetto, adesso è finito per diventare un prodotto da laboratorio e per il mercato”. Questo lo scenario descritto da mons. Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste e presidente dell’Osservatorio Van Thuan, nel presentare il Rapporto 2013 sullo stato della Dottrina sociale della Chiesa nel mondo. Un anno particolare, che ha visto il passaggio dal magistero di Benedetto XVI a quello di Papa Francesco. Numerosi i punti di continuità in ambito sociale, economico ed etico, a partire dall’attenzione sulle disugaglianze e sugli ultimi.</span><strong style="line-height: 1.6;"> Mons. Fabiano Longoni, </strong><span style="line-height: 1.6;">direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Cei:</span></p> <p>"La logica è quella della missione. La logica è quella dell’uscita. La logica è quella della proposta. Questo Papa ci sta solo suggerendo che dobbiamo essere capaci di uscire e di portare attraverso la testimonianza quei valori assoluti nei quali assolutamente dobbiamo credere".</p> <p>Migrazioni e libertà religiosa, l’accesso alle cure e il dramma della fame nel mondo, le implicazioni culturali del web e la minaccia del terrorismo nucleare. Queste le maggiori sfide della diplomazia della Santa sede nel 2013. In generale, tuttavia, l’applicazione della Dottrina sociale della Chiesa non è la stessa in tutto il mondo spiega <strong>mons. Crepaldi:</strong></p> <p>"Se guardiamo il Sud del mondo, è cresciuta questa coscienza all’interno del mondo ecclesiale. Devo dire con un pizzico di dispiacere che sul fronte europeo in genere questa attenzione è meno forte, meno vivace. Si registra qui una situazione di stanchezza".</p> <p>Il focus di quest’anno è sulla donna, “attaccata come moglie e come madre”, si legge nel rapporto. La diffusione delle pratiche di fecondazione eterologa e utero in affitto rischia infatti di costruire un “mercato della maternità”. Sentiamo l’onorevole <strong>Eugenia Roccella</strong>, tra gli autori del volume:</p> <p>"Noi donne siamo state per tanto tempo custodi della vita. Oggi dobbiamo essere custodi dell’umano. Il percorso che stiamo seguendo è quello di una disumanizzazione. Strappare la generazione dalle sue radici millenarie, cioè quelle della relazione in primo luogo e  del corpo, e portarla in due luoghi essenzialmente: un luogo astratto e un luogo molto concreto. Il luogo molto concreto è il laboratorio, il luogo astrato è il mercato".</p> <p><span style="line-height: 1.6;">Sotto accusa anche le teorie di genere. Ancora l’onorevole</span><strong style="line-height: 1.6;"> Roccella:</strong></p> <p>"Oggi quello che vince è un malinteso senso di parità, quindi un’equiparazione, un appiattimento fra uomo e donna; vince soprattutto l’ideologia del gender e quindi l’idea che l’identità sessuale sia qualcosa di mutevole, qualcosa che si può scegliere, che si può cambiare nel tempo, che non è legata al corpo e alla differenza biologica. Credo che questo sia proprio la fine del concetto stesso di donna e di maternità".</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/03/04/la_donna_al_centro_del_rapporto_dellosservatorio_van_thuan/1126862">(Da Radio Vaticana)</a>Francesco: è vile scartare gli anziani, siamo loro grati2015-03-04T12:37:47+00:00http://www.news.va/it/news/francesco-e-vile-scartare-gli-anziani-siamo-loro-g Una civiltà che non ha al suo interno un posto per gli anziani “porta con sé il virus della morte”. Papa Francesco ha preso nuovamente le difese della terza età, contro la cultura dello scarto, durante la catechesi dell’udienza generale in Piazza San Pietro. Parlando dei nonni, il Papa ha messo in risalto in questa occasione i deficit di solidarietà che si riscontrano oggi verso gli anziani, rinviando a una successiva catechesi la descrizione dei valori di questa stagione della vita. Il servizio di Alessandro De Carolis : Diventare vecchi e quindi sfrattati dalla “società dell’efficienza”, che non sa che farsene dei tempi lenti di un anziano e dei suoi bisogni. Essere vecchi e spesso malati e diventare in famiglia più che qualcuno da amare, qualcuno cui “badare”. Francesco si lancia con determinazione in un tema che fa parte del suo magistero più sentito. Affronta uno dei cortocircuiti del progresso umano, che allunga la vita ma non sempre offre il modo di custodirla e rispettarla quando essa si fa più fragile. E che spesso volta le spalle agli anziani, i quali invece – afferma – “sono una ricchezza”, anzi “la riserva sapienziale del nostro popolo” – e quindi “non si possono ignorare”. “In una civiltà c’è attenzione all’anziano? C’è posto per l’anziano? Questa civiltà andrà avanti se saprà rispettare la saggezza, la sapienza degli anziani. In una civiltà in cui non c’è posto per gli anziani o sono scartati perché creano problemi, questa società porta con sé il virus della morte”. Scartare i deboli Il vecchio – questa “zavorra” che non produce e che dunque deve scontare il suo essere un “peso” – è davvero qualcosa di indigesto per Papa Francesco, che usa parole durissime contro l’indegna attitudine che costringe gli anziani, dice, “a sopravvivere in una civiltà che non permette loro di partecipare, di dire la propria”: “C’è qualcosa di vile in questa assuefazione alla cultura dello scarto. Ma noi siamo abituati a scartare gente. Vogliamo rimuovere la nostra accresciuta paura della debolezza e della vulnerabilità; ma così facendo aumentiamo negli anziani l’angoscia di essere mal sopportati e abbandonati”. Il peccato dell'abbandono Il deficit è tutto nel cuore delle singole famiglie e della società nel suo insieme nel modo che hanno di considerare la vecchiaia. Cioè, all’inverso, nella capacità – sostiene Francesco – di dimostrare “prossimità” verso gli anziani,  un “affetto senza contropartita”. Perché quando non c’è amore, esclama, “con quanta facilità si mette a dormire la coscienza”: “Io ricordo, quando visitavo le case di riposo, parlavo con ognuno e tante volte ho sentito questo: ‘Come sta lei? E i suoi figli?’. ‘Bene, bene’. ‘Quanti ne ha?’. ‘Tanti’. ‘E vengono a visitarla?’. ‘Sì, sì, sempre, sì, vengono’. ‘Quando sono venuti l’ultima volta?’. Ricordo un’anziana che mi diceva: 'Mah, per Natale'. Eravamo in agosto! Otto mesi senza essere visitati dai figli, otto mesi abbandonata! Questo si chiama peccato mortale, capito?”. "L'anziano siamo noi" Francesco ricorda, tra gli applausi della folla, quando Papa Benedetto affermò che la “qualità” di una civiltà “si giudica anche da come gli anziani sono trattati”. E conclude chiamando in causa i cristiani, ricordando che “gli anziani sono uomini e donne, padri e madri che sono stati prima di noi sulla nostra stessa strada, nella nostra stessa casa, nella nostra quotidiana battaglia per una vita degna”: “La Chiesa non può e non vuole conformarsi ad una mentalità di insofferenza, e tanto meno di indifferenza e di disprezzo, nei confronti della vecchiaia. Dobbiamo risvegliare il senso collettivo di gratitudine, di apprezzamento, di ospitalità, che facciano sentire l’anziano parte viva della sua comunità (...) L’anziano non è un alieno. L’anziano siamo noi: fra poco, fra molto, inevitabilmente comunque, anche se non ci pensiamo. E se noi non impariamo a trattare bene gli anziani, così tratteranno a noi”. Cristo, sole in un tempo di ombre Saluti del Papa sono andati, fra gli altri, ai docenti e agli studenti della Pontificia Università Salesiana che ricordano il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco. Francesco ha poi concluso con una sorta di preghiera spontanea rivolta a tutti: “Cari amici, il nostro tempo, segnato da tante ombre, sia sempre illuminato dal sole della speranza, che è Cristo. Egli ha promesso di restare sempre con noi e in molti modi manifesta la sua presenza. A noi il compito di annunciare e testimoniare il suo amore che ci accompagna in ogni situazione. Non stancatevi, pertanto, di affidarvi a Cristo e di diffondere il suo Vangelo in ogni ambiente”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/05/07/AFP3186395_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Una civiltà che non ha al suo interno un posto per gli anziani “porta con sé il virus della morte”. Papa Francesco ha preso nuovamente le difese della terza età, contro la cultura dello scarto, durante la catechesi dell’udienza generale in Piazza San Pietro. Parlando dei nonni, il Papa ha messo in risalto in questa occasione i deficit di solidarietà che si riscontrano oggi verso gli anziani, rinviando a una successiva catechesi la descrizione dei valori di questa stagione della vita. Il servizio di <strong>Alessandro De Carolis</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_3353593" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00467989.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Diventare vecchi e quindi sfrattati dalla “società dell’efficienza”, che non sa che farsene dei tempi lenti di un anziano e dei suoi bisogni. Essere vecchi e spesso malati e diventare in famiglia più che qualcuno da amare, qualcuno cui “badare”.</span></p> <p>Francesco si lancia con determinazione in un tema che fa parte del suo magistero più sentito. Affronta uno dei cortocircuiti del progresso umano, che allunga la vita ma non sempre offre il modo di custodirla e rispettarla quando essa si fa più fragile. E che spesso volta le spalle agli anziani, i quali invece – afferma – “sono una ricchezza”, anzi “la riserva sapienziale del nostro popolo” – e quindi “non si possono ignorare”.</p> <p>“In una civiltà c’è attenzione all’anziano? C’è posto per l’anziano? Questa civiltà andrà avanti se saprà rispettare la saggezza, la sapienza degli anziani. In una civiltà in cui non c’è posto per gli anziani o sono scartati perché creano problemi, questa società porta con sé il virus della morte”.</p> <p><strong>Scartare i deboli</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Il vecchio – questa “zavorra” che non produce e che dunque deve scontare il suo essere un “peso” – è davvero qualcosa di indigesto per Papa Francesco, che usa parole durissime contro l’indegna attitudine che costringe gli anziani, dice, “a sopravvivere in una civiltà che non permette loro di partecipare, di dire la propria”:</span></p> <p>“C’è qualcosa di vile in questa assuefazione alla cultura dello scarto. Ma noi siamo abituati a scartare gente. Vogliamo rimuovere la nostra accresciuta paura della debolezza e della vulnerabilità; ma così facendo aumentiamo negli anziani l’angoscia di essere mal sopportati e abbandonati”.</p> <p><strong>Il peccato dell'abbandono</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Il deficit è tutto nel cuore delle singole famiglie e della società nel suo insieme nel modo che hanno di considerare la vecchiaia. Cioè, all’inverso, nella capacità – sostiene Francesco – di dimostrare “prossimità” verso gli anziani,  un “affetto senza contropartita”. Perché quando non c’è amore, esclama, “con quanta facilità si mette a dormire la coscienza”:</span></p> <p>“Io ricordo, quando visitavo le case di riposo, parlavo con ognuno e tante volte ho sentito questo: ‘Come sta lei? E i suoi figli?’. ‘Bene, bene’. ‘Quanti ne ha?’. ‘Tanti’. ‘E vengono a visitarla?’. ‘Sì, sì, sempre, sì, vengono’. ‘Quando sono venuti l’ultima volta?’. Ricordo un’anziana che mi diceva: 'Mah, per Natale'. Eravamo in agosto! Otto mesi senza essere visitati dai figli, otto mesi abbandonata! Questo si chiama peccato mortale, capito?”.</p> <p><strong>"L'anziano siamo noi"</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Francesco ricorda, tra gli applausi della folla, quando Papa Benedetto affermò che la “qualità” di una civiltà “si giudica anche da come gli anziani sono trattati”. E conclude chiamando in causa i cristiani, ricordando che “gli anziani sono uomini e donne, padri e madri che sono stati prima di noi sulla nostra stessa strada, nella nostra stessa casa, nella nostra quotidiana battaglia per una vita degna”:</span></p> <p>“La Chiesa non può e non vuole conformarsi ad una mentalità di insofferenza, e tanto meno di indifferenza e di disprezzo, nei confronti della vecchiaia. Dobbiamo risvegliare il senso collettivo di gratitudine, di apprezzamento, di ospitalità, che facciano sentire l’anziano parte viva della sua comunità (...) L’anziano non è un alieno. L’anziano siamo noi: fra poco, fra molto, inevitabilmente comunque, anche se non ci pensiamo. E se noi non impariamo a trattare bene gli anziani, così tratteranno a noi”.</p> <p><strong>Cristo, sole in un tempo di ombre</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Saluti del Papa sono andati, fra gli altri, ai docenti e agli studenti della Pontificia Università Salesiana che ricordano il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco. Francesco ha poi concluso con una sorta di preghiera spontanea rivolta a tutti:</span></p> <p>“Cari amici, il nostro tempo, segnato da tante ombre, sia sempre illuminato dal sole della speranza, che è Cristo. Egli ha promesso di restare sempre con noi e in molti modi manifesta la sua presenza. A noi il compito di annunciare e testimoniare il suo amore che ci accompagna in ogni situazione. Non stancatevi, pertanto, di affidarvi a Cristo e di diffondere il suo Vangelo in ogni ambiente”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/03/04/francesco_è_vile_scartare_gli_anziani,_siamo_loro_grati/1126904">(Da Radio Vaticana)</a>Francesco: vescovo non raduna popolo su proprie idee ma su Cristo2015-03-04T10:45:43+00:00http://www.news.va/it/news/francesco-vescovo-non-raduna-popolo-su-proprie-ide Il vescovo non raduna il popolo intorno alla propria persona o alle proprie idee ma intorno a Cristo: è quanto ha detto Papa Francesco incontrando stamani, nell’Aula Paolo VI in Vaticano, i vescovi amici del Movimento dei Focolari, riuniti in questi giorni a Roma per un incontro sul tema “Eucaristia, mistero di comunione”. Era presente anche Maria Voce, presidente del Movimento. Il servizio di Sergio Centofanti : Il carisma dell’unità proprio del Movimento dei Focolari – ha detto il Papa – “è fortemente ancorato all’Eucaristia, che gli conferisce il suo carattere cristiano ed ecclesiale”: “Senza l’Eucaristia l’unità perderebbe il suo polo di attrazione divina e si ridurrebbe a un sentimento e ad una dinamica solamente umana, psicologica, sociologica. Invece l’Eucaristia garantisce che al centro ci sia Cristo, e che sia il suo Spirito, lo Spirito Santo a muovere i nostri passi e le nostre iniziative di incontro e di comunione”. Il servizio fondamentale dei vescovi – ha aggiunto Papa Francesco – è quello di radunare “le comunità intorno all’Eucaristia, alla duplice mensa della Parola e del Pane di vita”: “Il Vescovo è principio di unità nella Chiesa, ma questo non avviene senza l’Eucaristia: il Vescovo non raduna il popolo intorno alla propria persona, o alle proprie idee, ma intorno a Cristo presente nella sua Parola e nel Sacramento del suo Corpo e Sangue”. “Così il Vescovo, conformato a Cristo – ha affermato il Papa - diventa Vangelo vivo, diventa Pane spezzato per la vita di molti con la sua predicazione e la sua testimonianza. Chi si nutre con fede di Cristo Pane vivo viene spinto dal suo amore a dare la vita per i fratelli, ad uscire, ad andare incontro a chi è emarginato e disprezzato”. Quindi, il Papa ringrazia in modo particolare i vescovi giunti “dalle terre insanguinate della Siria e dell’Iraq, come pure dell’Ucraina”: “Nella sofferenza che state vivendo con la vostra gente, voi sperimentate la forza che viene da Gesù Eucaristia, forza di andare avanti uniti nella fede e nella speranza. Nella celebrazione quotidiana della Messa noi siamo uniti a voi, preghiamo per voi offrendo il Sacrificio di Cristo; e da lì prendono forza e significato anche le molteplici iniziative di solidarietà in favore delle vostre Chiese”. Papa Francesco, infine, incoraggia i vescovi amici dei Focolari a portare avanti l’impegno “in favore del cammino ecumenico e del dialogo interreligioso” e li ringrazia per il contributo dato “ad una maggiore comunione tra i vari movimenti ecclesiali”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/03/04/OSSROM18103_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Il vescovo non raduna il popolo intorno alla propria persona o alle proprie idee ma intorno a Cristo: è quanto ha detto Papa Francesco incontrando stamani, nell’Aula Paolo VI in Vaticano, i vescovi amici del Movimento dei Focolari, riuniti in questi giorni a Roma per un incontro sul tema “Eucaristia, mistero di comunione”. Era presente anche Maria Voce, presidente del Movimento. Il servizio di <strong>Sergio Centofanti</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_3353192" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00467970.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Il carisma dell’unità proprio del Movimento dei Focolari – ha detto il Papa – “è fortemente ancorato all’Eucaristia, che gli conferisce il suo carattere cristiano ed ecclesiale”:</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“Senza l’Eucaristia l’unità perderebbe il suo polo di attrazione divina e si ridurrebbe a un sentimento e ad una dinamica solamente umana, psicologica, sociologica. Invece l’Eucaristia garantisce che al centro ci sia Cristo, e che sia il suo Spirito, lo Spirito Santo a muovere i nostri passi e le nostre iniziative di incontro e di comunione”.</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Il servizio fondamentale dei vescovi – ha aggiunto Papa Francesco – è quello di radunare “le comunità intorno all’Eucaristia, alla duplice mensa della Parola e del Pane di vita”:</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“Il Vescovo è principio di unità nella Chiesa, ma questo non avviene senza l’Eucaristia: il Vescovo non raduna il popolo intorno alla propria persona, o alle proprie idee, ma intorno a Cristo presente nella sua Parola e nel Sacramento del suo Corpo e Sangue”.</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Così il Vescovo, conformato a Cristo – ha affermato il Papa - diventa Vangelo vivo, diventa Pane spezzato per la vita di molti con la sua predicazione e la sua testimonianza. Chi si nutre con fede di Cristo Pane vivo viene spinto dal suo amore a dare la vita per i fratelli, ad uscire, ad andare incontro a chi è emarginato e disprezzato”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Quindi, il Papa ringrazia in modo particolare i vescovi giunti “dalle terre insanguinate della Siria e dell’Iraq, come pure dell’Ucraina”:</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“Nella sofferenza che state vivendo con la vostra gente, voi sperimentate la forza che viene da Gesù Eucaristia, forza di andare avanti uniti nella fede e nella speranza. Nella celebrazione quotidiana della Messa noi siamo uniti a voi, preghiamo per voi offrendo il Sacrificio di Cristo; e da lì prendono forza e significato anche le molteplici iniziative di solidarietà in favore delle vostre Chiese”.</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Papa Francesco, infine, incoraggia i vescovi amici dei Focolari a portare avanti l’impegno “in favore del cammino ecumenico e del dialogo interreligioso” e li ringrazia per il contributo dato “ad una maggiore comunione tra i vari movimenti ecclesiali”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/03/04/francesco_vescovo_non_raduna_popolo_sulle_proprie_idee_/1126874">(Da Radio Vaticana)</a>Papa, il programma del viaggio Pompei e Napoli2015-03-03T13:47:43+00:00http://www.news.va/it/news/papa-il-programma-del-viaggio-pompei-e-napoli Un programma fittissimo quello della visita del Papa il 21 marzo a Pompei e a Napoli. Francesco lascerà il Vaticano alle 7 di mattina e dopo un’ora atterrerà con l’elicottero al Santuario di Pompei, dove sosterà in preghiera. Con la gente di Scampia Alle 9, poi, il Pontefice arriverà nel quartiere napoletano di Scampia per un incontro con la popolazione e con le diverse categorie sociali in piazza Giovanni Paolo II. A metà mattinata invece la concelebrazione eucaristica in Piazza Plebiscito nel centro del capoluogo partenopeo. Ma L'abbraccio ai detenuti in questa visita c’è anche spazio per un incontro col mondo dell’esclusione: alle 13 infatti, il Pontefice si recherà alla Casa Circondariale “Giuseppe Salvia” a Poggioreale e pranzerà con una rappresentanza dei detenuti. Nel primo pomeriggio la venerazione delle Reliquie di San Gennaro e l’incontro col clero, i religiosi e i diaconi permanenti nel Duomo. Alle 16.15, invece il Papa vedrà alcuni ammalati nella Basilica del Gesù e alle 17 incontrerà i giovani sul lungomare Caracciolo. Alle 18 circa la partenza per il Vaticano. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/02/28/ANSA752998_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Un programma fittissimo quello della visita del Papa il 21 marzo a Pompei e a Napoli. Francesco lascerà il Vaticano alle 7 di mattina e dopo un’ora atterrerà con l’elicottero al Santuario di Pompei, dove sosterà in preghiera.</p> <p><strong>Con la gente di Scampia</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Alle 9, poi, il Pontefice arriverà nel quartiere napoletano di Scampia per un incontro con la popolazione e con le diverse categorie sociali in piazza Giovanni Paolo II. A metà mattinata invece la concelebrazione eucaristica in Piazza Plebiscito nel centro del capoluogo partenopeo. Ma </span></p> <p><strong>L'abbraccio ai detenuti</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">in questa visita c’è anche spazio per un incontro col mondo dell’esclusione: alle 13 infatti, il Pontefice si recherà alla Casa Circondariale “Giuseppe Salvia” a Poggioreale e pranzerà con una rappresentanza dei detenuti. Nel primo pomeriggio la venerazione delle Reliquie di San Gennaro e l’incontro col clero, i religiosi e i diaconi permanenti nel Duomo. Alle 16.15, invece il Papa vedrà alcuni ammalati nella Basilica del Gesù e alle 17 incontrerà i giovani sul lungomare Caracciolo. Alle 18 circa la partenza per il Vaticano.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/03/03/il_programma_del_viaggio_del_papa_a_pompei_e_napoli/1126712">(Da Radio Vaticana)</a>

  
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