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News.vahttp://www.news.va/2014-11-29T07:19:44+00:00Francesco è in Turchia: "Paese che offre aiuto a tanti profughi di guerra"2014-11-29T07:19:44+00:00http://www.news.va/it/news/francesco-e-in-turchia-paese-che-offre-aiuto-a-tan Papa Francesco ha iniziato in Turchia il sesto viaggio internazionale del suo Pontificato. L’aereo papale è atterrato all’aeroporto di Ankara verso mezzogiorno. Salutando i giornalisti del seguito, il Papa ha detto queste parole: “Buon giorno. Vi do il benvenuto e vi ringrazio della vostra compagnia in questo viaggio. Il vostro lavoro è un sostegno, un aiuto e anche un servizio al mondo, per far conoscere questa attività religiosa e umanitaria. La Turchia in questo momento è testimone ed è anche quella che offre aiuto a tanti rifugiati delle zone in conflitto. Ringrazio per questo servizio. Ci ritroveremo al rientro per la conferenza stampa. Grazie tante e buon soggiorno”. Sarà soprattutto quello ecumenico il carattere predominante del viaggio del Papa in Turchia che vedrà Francesco condividere con Bartolomeo diversi importanti momenti ad Istanbul, con il quale poi firmerà la Dichiarazione congiunta. Di seguito pubblichiamo il programma del viaggio : Venerdì 28 novembre 9.00 Partenza in aereo dall’Aeroporto di Roma Fiumicino  13.00 Arrivo all’Aeroporto Esemboğa di Ankara    Accoglienza ufficiale    Visita al Mausoleo di Atatürk    Palazzo Presidenziale    Cerimonia di benvenuto    Visita di cortesia al Presidente della Repubblica   Incontro con Autorità   Udienza con il Primo Ministro   Visita al Presidente degli Affari Religiosi al Diyanet Sabato 29 novembre 9.30 Partenza in aereo dall’Aeroporto Esemboğa di Ankara  10.30 Arrivo all’Aeroporto Internazionale Atatürk di Istanbul     Visita al Museo di Santa Sofia    Visita alla Moschea Sultan Ahmet    Santa Messa nella Cattedrale Cattolica dello Spirito Santo   Preghiera Ecumenica nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio    Incontro privato con S.S. Bartolomeo I nel Palazzo Patriarcale   Domenica 30 novembre   Santa Messa in privato nella Delegazione Apostolica    Divina Liturgia nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio   Benedizione ecumenica e Firma della Dichiarazione congiunta    Pranzo del Santo Padre con SS. Bartolomeo I al Patriarcato Ecumenico  16.45 Congedo all’Aeroporto Atatürk di Istanbul 17.00 Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale Atatürk di Istanbul  18.40 Arrivo all’Aeroporto di Roma Ciampino  (Fuso orario: Ankara e Istanbul sono un’ora avanti rispetto a Roma)     (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/11/28/AP2660102_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Papa Francesco ha iniziato in Turchia il sesto viaggio internazionale del suo Pontificato. L’aereo papale è atterrato all’aeroporto di Ankara verso mezzogiorno. Salutando i giornalisti del seguito, il Papa ha detto queste parole:</p> <p><strong>“Buon giorno. Vi do il benvenuto e vi ringrazio della vostra compagnia in questo viaggio. Il vostro lavoro è un sostegno, un aiuto e anche un servizio al mondo, per far conoscere questa attività religiosa e umanitaria. La Turchia in questo momento è testimone ed è anche quella che offre aiuto a tanti rifugiati delle zone in conflitto. Ringrazio per questo servizio. Ci ritroveremo al rientro per la conferenza stampa. Grazie tante e buon soggiorno”.</strong></p> <p>Sarà soprattutto quello ecumenico il carattere predominante del viaggio del Papa in Turchia che vedrà Francesco condividere con Bartolomeo diversi importanti momenti ad Istanbul, con il quale poi firmerà la Dichiarazione congiunta. Di seguito pubblichiamo il <strong>programma del viaggio</strong>:</p> <p><strong>Venerdì 28 novembre</strong></p> <p>9.00 Partenza in aereo dall’Aeroporto di Roma Fiumicino </p> <p>13.00 Arrivo all’Aeroporto Esemboğa di Ankara </p> <p>  Accoglienza ufficiale </p> <p>  Visita al Mausoleo di Atatürk </p> <p>  Palazzo Presidenziale </p> <p>  Cerimonia di benvenuto </p> <p>  Visita di cortesia al Presidente della Repubblica</p> <p>  Incontro con Autorità</p> <p>  Udienza con il Primo Ministro</p> <p>  Visita al Presidente degli Affari Religiosi al Diyanet</p> <p><strong>Sabato 29 novembre</strong></p> <p>9.30 Partenza in aereo dall’Aeroporto Esemboğa di Ankara </p> <p>10.30 Arrivo all’Aeroporto Internazionale Atatürk di Istanbul  </p> <p>  Visita al Museo di Santa Sofia </p> <p>  Visita alla Moschea Sultan Ahmet </p> <p>  Santa Messa nella Cattedrale Cattolica dello Spirito Santo</p> <p>  Preghiera Ecumenica nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio </p> <p>  Incontro privato con S.S. Bartolomeo I nel Palazzo Patriarcale  </p> <p><strong>Domenica 30 novembre</strong></p> <p>  Santa Messa in privato nella Delegazione Apostolica </p> <p>  Divina Liturgia nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio</p> <p>  Benedizione ecumenica e Firma della Dichiarazione congiunta </p> <p>  Pranzo del Santo Padre con SS. Bartolomeo I al Patriarcato Ecumenico </p> <p>16.45 Congedo all’Aeroporto Atatürk di Istanbul</p> <p>17.00 Partenza in aereo dall’Aeroporto Internazionale Atatürk di Istanbul </p> <p>18.40 Arrivo all’Aeroporto di Roma Ciampino </p> <p>(Fuso orario: Ankara e Istanbul sono un’ora avanti rispetto a Roma)</p> <p> </p> <p> </p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/11/28/papa_è_in_turchia_paese_che_offre_aiuto_a_tanti_profughi/1112758">(Da Radio Vaticana)</a>Papa alla Diyanet: capi religiosi denuncino violazioni diritti2014-11-28T17:54:45+00:00http://www.news.va/it/news/papa-alla-diyanet-capi-religiosi-denuncino-viola-2 A conclusione della prima giornata in Turchia, Papa Francesco si è recato per l'incontro interreligioso alla Diyanet, il Dipartimento per gli Affari Religiosi. Alla presenza del presidente, Mehmet Gormez, e di varie personalità della comunità musulmana, nel suo discorso il Papa ha messo in rilievo il ruolo delle religioni di fronte alle violenze che caratterizzano quest’epoca. Il servizio di Giancarlo La Vella :   Papa Francesco pone l’accento sul grande compito spirituale e morale che investe i leader di tutte le religioni. Mutuo rispetto, amicizia, nonostante le differenze, sono valori fondamentali, decisivi in un’epoca come quella attuale caratterizzata da guerre, fame, povertà e disperazione, conflitti interreligiosi e interetnici. Tutti aspetti che si riflettono drammaticamente su popolazioni intere e sull’ambiente. In particolare il Pontefice ricorda la tragedia che in Medio Oriente si sta vivendo in Siria e Iraq. "Tutti soffrono le conseguenze dei conflitti e la situazione umanitaria è angosciante. Penso a tanti bambini, alle sofferenze di tante mamme, agli anziani, agli sfollati e ai rifugiati, alle violenze di ogni tipo. Particolare preoccupazione desta il fatto che, soprattutto a causa di un gruppo estremista e fondamentalista, intere comunità, specialmente – ma non solo – i cristiani e gli yazidi, hanno patito e tuttora soffrono violenze disumane a causa della loro identità etnica e religiosa".  Di fronte al dolore di che ha lasciato casa e beni, pur di salvare la vita e non rinnegare la propria fede, i capi religiosi –sottolinea il Papa – hanno l’obbligo di denunciare ogni violazione della dignità e dei diritti umani. "La vita umana, dono di Dio Creatore, possiede un carattere sacro. Pertanto, la violenza che cerca una giustificazione religiosa merita la più forte condanna, perché l’Onnipotente è Dio della vita e della pace. Da tutti coloro che sostengono di adorarlo, il mondo attende che siano uomini e donne di pace, capaci di vivere come fratelli e sorelle, nonostante le differenze etniche, religiose, culturali o ideologiche". Ma non basta la denuncia – sottolinea Papa Francesco –: occorre il comune lavoro per trovare adeguate soluzioni, la collaborazione di governi, leader politici e religiosi e di tutti gli uomini e donne di buona volontà; un compito che investe in particolare musulmani e cristiani alla luce degli elementi comuni alle due fedi: "Riconoscere e sviluppare questa comunanza spirituale – attraverso il dialogo interreligioso – ci aiuta anche a promuovere e difendere nella società i valori morali, la pace e la libertà. Il comune riconoscimento della sacralità della persona umana sostiene la comune compassione, la solidarietà e l’aiuto fattivo nei confronti dei più sofferenti". (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/11/28/EPA1591951_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>A conclusione della prima giornata in Turchia, Papa Francesco si è recato per l'incontro interreligioso alla Diyanet, il Dipartimento per gli Affari Religiosi. Alla presenza del presidente, Mehmet Gormez, e di varie personalità della comunità musulmana, nel suo discorso il Papa ha messo in rilievo il ruolo delle religioni di fronte alle violenze che caratterizzano quest’epoca. Il servizio di <strong>Giancarlo La Vella</strong><span style="line-height: 1.6;">:</span></p> <p> </p> <p>Papa Francesco pone l’accento sul grande compito spirituale e morale che investe i leader di tutte le religioni. Mutuo rispetto, amicizia, nonostante le differenze, sono valori fondamentali, decisivi in un’epoca come quella attuale caratterizzata da guerre, fame, povertà e disperazione, conflitti interreligiosi e interetnici. Tutti aspetti che si riflettono drammaticamente su popolazioni intere e sull’ambiente. In particolare il Pontefice ricorda la tragedia che in Medio Oriente si sta vivendo in Siria e Iraq.</p> <p><strong><span style="line-height: 1.6;">"Tutti soffrono le conseguenze dei conflitti e la situazione umanitaria è angosciante. Penso a tanti bambini, alle sofferenze di tante mamme, agli anziani, agli sfollati e ai rifugiati, alle violenze di ogni tipo. Particolare preoccupazione desta il fatto che, soprattutto a causa di un gruppo estremista e fondamentalista, intere comunità, specialmente – ma non solo – i cristiani e gli yazidi, hanno patito e tuttora soffrono violenze disumane a causa della loro identità etnica e religiosa". </span></strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Di fronte al dolore di che ha lasciato casa e beni, pur di salvare la vita e non rinnegare la propria fede, i capi religiosi –sottolinea il Papa – hanno l’obbligo di denunciare ogni violazione della dignità e dei diritti umani.</span></p> <p><strong><span style="line-height: 1.6;">"La vita umana, dono di Dio Creatore, possiede un carattere sacro. Pertanto, la violenza che cerca una giustificazione religiosa merita la più forte condanna, perché l’Onnipotente è Dio della vita e della pace. Da tutti coloro che sostengono di adorarlo, il mondo attende che siano uomini e donne di pace, capaci di vivere come fratelli e sorelle, nonostante le differenze etniche, religiose, culturali o ideologiche".</span></strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Ma non basta la denuncia – sottolinea Papa Francesco –: occorre il comune lavoro per trovare adeguate soluzioni, la collaborazione di governi, leader politici e religiosi e di tutti gli uomini e donne di buona volontà; un compito che investe in particolare musulmani e cristiani alla luce degli elementi comuni alle due fedi:</span></p> <p><strong>"Riconoscere e sviluppare questa comunanza spirituale – attraverso il dialogo interreligioso – ci aiuta anche a promuovere e difendere nella società i valori morali, la pace e la libertà. Il comune riconoscimento della sacralità della persona umana sostiene la comune compassione, la solidarietà e l’aiuto fattivo nei confronti dei più sofferenti".</strong></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/11/28/papa_alla_diyanet_capi_religiosi_denuncino_violazioni_vita/1112819">(Da Radio Vaticana)</a>Francesco ad Ankara: diritti e libertà religiosa per tutti, base per la pace2014-11-28T16:20:44+00:00http://www.news.va/it/news/francesco-ad-ankara-diritti-e-liberta-religiosa-pe Non ci si deve rassegnare ai conflitti, occorre il coraggio della pace. E’ l’appello di Papa Francesco al suo arrivo in Turchia, lanciato durante l’incontro con le autorità del Paese, nel quale ha anche chiesto ai credenti di tutte le fedi di unirsi per contrapporsi al fanatismo e al fondamentalismo. Francesco ha poi invocato medesimi diritti e medesimi doveri per i credenti di tutte le religioni. Da Istanbul,  Francesca Sabatinelli : Ponte naturale tra due continenti, la Turchia ed il suo laborioso e generoso popolo oggi hanno un ruolo fondamentale nel concerto delle nazioni. Nel suo primo discorso diretto alle autorità del Paese, Francesco elogia il percorso di dialogo consolidatosi negli anni tra i suoi predecessori e le autorità turche, un cammino che non deve mancare però di valorizzare sia gli aspetti in comune sia le differenze. Invita poi apertamente a costruire una pace solida “fondata sul rispetto dei fondamentali diritti e doveri legati alla dignità dell’uomo”. Perché è così che si superano “pregiudizi e i falsi timori” per lasciare spazio “alla stima, all’incontro, allo sviluppo delle migliori energie a vantaggio di tutti”: “A tal fine, è fondamentale che i cittadini musulmani, ebrei e cristiani – tanto nelle disposizioni di legge, quanto nella loro effettiva attuazione –, godano dei medesimi diritti e rispettino i medesimi doveri. Essi in tal modo più facilmente si riconosceranno come fratelli e compagni di strada, allontanando sempre più le incomprensioni e favorendo la collaborazione e l’intesa. La libertà religiosa e la libertà di espressione, efficacemente garantite a tutti, stimoleranno il fiorire dell’amicizia, diventando un eloquente segno di pace”. Francesco parla della guerra, e di come da troppi anni insanguini il Medio Oriente, di quella violenza che si consuma a pochi chilometri da dove lancia il suo messaggio. Queste guerre fratricide, dice, “sembrano nascere l’una dall’altra, come se l’unica risposta possibile alla guerra e alla violenza dovesse essere sempre nuova guerra e altra violenza”: “Per quanto tempo dovrà soffrire ancora il Medio Oriente a causa della mancanza di pace? Non possiamo rassegnarci alla continuazione dei conflitti come se non fosse possibile un cambiamento in meglio della situazione! Con l’aiuto di Dio, possiamo e dobbiamo sempre rinnovare il coraggio della pace! Questo atteggiamento conduce ad utilizzare con lealtà, pazienza e determinazione tutti i mezzi della trattativa, e a raggiungere così concreti obiettivi di pace e di sviluppo sostenibile”. Il dialogo interreligioso e interculturale, dice il Papa rivolgendosi direttamente al presidente Erdogan, sono due elementi fondamentali del cammino verso la pace, “così da bandire ogni forma di fondamentalismo e di terrorismo, che umilia gravemente la dignità di tutti gli uomini e strumentalizza la religione”: “Occorre contrapporre al fanatismo e al fondamentalismo, alle fobie irrazionali che incoraggiano incomprensioni e discriminazioni, la solidarietà di tutti i credenti, che abbia come pilastri il rispetto della vita umana, della libertà religiosa, che è libertà del culto e libertà di vivere secondo l’etica religiosa, lo sforzo di garantire a tutti il necessario per una vita dignitosa, e la cura dell’ambiente naturale”. Di questo hanno bisogno popoli e stati del Medio Oriente. E’ ripudiando guerra e violenza, perseguendo  il dialogo, il diritto e la giustizia che si può “invertire la tendenza” e proseguire con successo nel processo di pacificazione: “Fino ad oggi, infatti, siamo purtroppo ancora testimoni di gravi conflitti. In Siria e in Iraq, in particolar modo, la violenza terroristica non accenna a placarsi. Si registra la violazione delle più elementari leggi umanitarie nei confronti dei prigionieri e di interi gruppi etnici; si sono verificate e ancora avvengono gravi persecuzioni ai danni di gruppi minoritari, specialmente - ma non solo -, i cristiani e gli yazidi: centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case e la loro patria per poter salvare la propria vita e rimanere fedeli al proprio credo”. Francesco riconosce l’impegno di Ankara nell’accoglienza ai profughi che si sono riversati numerosi dalle zone di conflitto. La comunità internazionale, dice, ha “l’obbligo morale di aiutarla nel prendersi cura” di queste persone: “Insieme alla necessaria assistenza umanitaria, non si può rimanere indifferenti di fronte a ciò che ha provocato queste tragedie. Nel ribadire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto, sempre però nel rispetto del diritto internazionale, voglio anche ricordare che non si può affidare la risoluzione del problema alla sola risposta militare”. Il Papa invita le autorità ad un “forte impegno comune, basato sulla fiducia reciproca, che renda possibile una pace duratura” e consenta di destinare risorse e non armamenti alle vere lotte degne dell’uomo, quelle contro la fame e le malattie, e poi “per lo sviluppo sostenibile e la salvaguardia del creato, in soccorso di tante forme di povertà e marginalità” del mondo moderno. La Turchia, è la conclusione, per la sua storia, per la posizione geografica, per il ruolo nella regione, ha una grande responsabilità, e quindi “le sue scelte e il suo esempio possiedono una speciale valenza e possono essere di notevole aiuto nel favorire un incontro di civiltà e nell’individuare vie praticabili di pace e di autentico progresso”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/11/28/REUTERS590007_LancioGrande.JPG" title=""/> <p>Non ci si deve rassegnare ai conflitti, occorre il coraggio della pace. E’ l’appello di Papa Francesco al suo arrivo in Turchia, lanciato durante l’incontro con le autorità del Paese, nel quale ha anche chiesto ai credenti di tutte le fedi di unirsi per contrapporsi al fanatismo e al fondamentalismo. Francesco ha poi invocato medesimi diritti e medesimi doveri per i credenti di tutte le religioni. Da Istanbul, <strong>Francesca Sabatinelli</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2720319" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00455181.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Ponte naturale tra due continenti, la Turchia ed il suo laborioso e generoso popolo oggi hanno un ruolo fondamentale nel concerto delle nazioni. Nel suo primo discorso diretto alle autorità del Paese, Francesco elogia il percorso di dialogo consolidatosi negli anni tra i suoi predecessori e le autorità turche, un cammino che non deve mancare però di valorizzare sia gli aspetti in comune sia le differenze. Invita poi apertamente a costruire una pace solida “fondata sul rispetto dei fondamentali diritti e doveri legati alla dignità dell’uomo”. Perché è così che si superano “pregiudizi e i falsi timori” per lasciare spazio “alla stima, all’incontro, allo sviluppo delle migliori energie a vantaggio di tutti”:</span></p> <p><strong>“A tal fine, è fondamentale che i cittadini musulmani, ebrei e cristiani – tanto nelle disposizioni di legge, quanto nella loro effettiva attuazione –, godano dei medesimi diritti e rispettino i medesimi doveri. Essi in tal modo più facilmente si riconosceranno come fratelli e compagni di strada, allontanando sempre più le incomprensioni e favorendo la collaborazione e l’intesa. La libertà religiosa e la libertà di espressione, efficacemente garantite a tutti, stimoleranno il fiorire dell’amicizia, diventando un eloquente segno di pace”.</strong></p> <p>Francesco parla della guerra, e di come da troppi anni insanguini il Medio Oriente, di quella violenza che si consuma a pochi chilometri da dove lancia il suo messaggio. Queste guerre fratricide, dice, “sembrano nascere l’una dall’altra, come se l’unica risposta possibile alla guerra e alla violenza dovesse essere sempre nuova guerra e altra violenza”:</p> <p><strong>“Per quanto tempo dovrà soffrire ancora il Medio Oriente a causa della mancanza di pace? Non possiamo rassegnarci alla continuazione dei conflitti come se non fosse possibile un cambiamento in meglio della situazione! Con l’aiuto di Dio, possiamo e dobbiamo sempre rinnovare il coraggio della pace! Questo atteggiamento conduce ad utilizzare con lealtà, pazienza e determinazione tutti i mezzi della trattativa, e a raggiungere così concreti obiettivi di pace e di sviluppo sostenibile”.</strong></p> <p>Il dialogo interreligioso e interculturale, dice il Papa rivolgendosi direttamente al presidente Erdogan, sono due elementi fondamentali del cammino verso la pace, “così da bandire ogni forma di fondamentalismo e di terrorismo, che umilia gravemente la dignità di tutti gli uomini e strumentalizza la religione”:</p> <p><strong>“Occorre contrapporre al fanatismo e al fondamentalismo, alle fobie irrazionali che incoraggiano incomprensioni e discriminazioni, la solidarietà di tutti i credenti, che abbia come pilastri il rispetto della vita umana, della libertà religiosa, che è libertà del culto e libertà di vivere secondo l’etica religiosa, lo sforzo di garantire a tutti il necessario per una vita dignitosa, e la cura dell’ambiente naturale”. </strong></p> <p>Di questo hanno bisogno popoli e stati del Medio Oriente. E’ ripudiando guerra e violenza, perseguendo  il dialogo, il diritto e la giustizia che si può “invertire la tendenza” e proseguire con successo nel processo di pacificazione:</p> <p><strong>“Fino ad oggi, infatti, siamo purtroppo ancora testimoni di gravi conflitti. In Siria e in Iraq, in particolar modo, la violenza terroristica non accenna a placarsi. Si registra la violazione delle più elementari leggi umanitarie nei confronti dei prigionieri e di interi gruppi etnici; si sono verificate e ancora avvengono gravi persecuzioni ai danni di gruppi minoritari, specialmente - ma non solo -, i cristiani e gli yazidi: centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case e la loro patria per poter salvare la propria vita e rimanere fedeli al proprio credo”.</strong></p> <p>Francesco riconosce l’impegno di Ankara nell’accoglienza ai profughi che si sono riversati numerosi dalle zone di conflitto. La comunità internazionale, dice, ha “l’obbligo morale di aiutarla nel prendersi cura” di queste persone:</p> <p><strong>“Insieme alla necessaria assistenza umanitaria, non si può rimanere indifferenti di fronte a ciò che ha provocato queste tragedie. Nel ribadire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto, sempre però nel rispetto del diritto internazionale, voglio anche ricordare che non si può affidare la risoluzione del problema alla sola risposta militare”. </strong></p> <p>Il Papa invita le autorità ad un “forte impegno comune, basato sulla fiducia reciproca, che renda possibile una pace duratura” e consenta di destinare risorse e non armamenti alle vere lotte degne dell’uomo, quelle contro la fame e le malattie, e poi “per lo sviluppo sostenibile e la salvaguardia del creato, in soccorso di tante forme di povertà e marginalità” del mondo moderno.</p> <p>La Turchia, è la conclusione, per la sua storia, per la posizione geografica, per il ruolo nella regione, ha una grande responsabilità, e quindi “le sue scelte e il suo esempio possiedono una speciale valenza e possono essere di notevole aiuto nel favorire un incontro di civiltà e nell’individuare vie praticabili di pace e di autentico progresso”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/11/28/francesco_ad_ankara_diritti_e_libertà_religiosa_per_tutti/1112794">(Da Radio Vaticana)</a>Francesco in Turchia: pace e libertà religiosa nel primo discorso. Testo integrale2014-11-28T16:20:43+00:00http://www.news.va/it/news/francesco-in-turchia-pace-e-liberta-religiosa-nel Papa Francesco ha iniziato oggi in Turchia il sesto viaggio internazionale del suo Pontificato. L’aereo papale è atterrato all’aeroporto di Ankara verso mezzogiorno. La prima giornata è dedicata agli incontri con le autorità del Paese.  Dopo la visita al Mausoleo di Ataturk, il Papa ha incontrato il presidente turco Erdogan al palazzo presidenziale. Qui ha pronunciato il suo primo discorso. Di seguito pubblichiamo il testo integrale : Signor Presidente,  Signor Primo Ministro,  Distinte Autorità,  Signore e Signori,  sono lieto di visitare il vostro Paese, ricco di bellezze naturali e di storia, ricolmo di tracce di antiche civiltà e ponte naturale tra due continenti e tra differenti espressioni culturali. Questa terra è cara ad ogni cristiano per aver dato i natali a san Paolo, che qui fondò diverse comunità cristiane; per aver ospitato i primi sette Concili della Chiesa e per la presenza, vicino ad Efeso, di quella che una venerata tradizione considera la “casa di Maria”, il luogo dove la Madre di Gesù visse per alcuni anni, meta della devozione di tanti pellegrini da ogni parte del mondo, non solo cristiani, ma anche musulmani. Tuttavia, le ragioni della considerazione e dell’apprezzamento per la Turchia non sono da cercarsi unicamente nel suo passato, nei suoi antichi monumenti, ma si trovano nella vitalità del suo presente, nella laboriosità e generosità del suo popolo, nel suo ruolo nel concerto delle nazioni. È per me motivo di gioia avere l’opportunità di proseguire con voi un dialogo di amicizia, di stima e di rispetto, nel solco di quello intrapreso dai miei predecessori, il beato Paolo VI, san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, dialogo preparato e favorito a sua volta dall’azione dell’allora Delegato Apostolico Mons. Angelo Giuseppe Roncalli, poi san Giovanni XXIII, e dal Concilio Vaticano II. Abbiamo bisogno di un dialogo che approfondisca la conoscenza e valorizzi con discernimento le tante cose che ci accomunano, e al tempo stesso ci permetta di considerare con animo saggio e sereno le differenze, per poter anche da esse trarre insegnamento. Occorre portare avanti con pazienza l’impegno di costruire una pace solida, fondata sul rispetto dei fondamentali diritti e doveri legati alla dignità dell’uomo. Per questa strada si possono superare i pregiudizi e i falsi timori e si lascia invece spazio alla stima, all’incontro, allo sviluppo delle migliori energie a vantaggio di tutti. A tal fine, è fondamentale che i cittadini musulmani, ebrei e cristiani – tanto nelle disposizioni di legge, quanto nella loro effettiva attuazione –, godano dei medesimi diritti e rispettino i medesimi doveri. Essi in tal modo più facilmente si riconosceranno come fratelli e compagni di strada, allontanando sempre più le incomprensioni e favorendo la collaborazione e l’intesa. La libertà religiosa e la libertà di espressione, efficacemente garantite a tutti, stimoleranno il fiorire dell’amicizia, diventando un eloquente segno di pace. Il Medio Oriente, l’Europa, il mondo attendono questa fioritura. Il Medio Oriente, in particolare, è da troppi anni teatro di guerre fratricide, che sembrano nascere l’una dall’altra, come se l’unica risposta possibile alla guerra e alla violenza dovesse essere sempre nuova guerra e altra violenza. Per quanto tempo dovrà soffrire ancora il Medio Oriente a causa della mancanza di pace? Non possiamo rassegnarci alla continuazione dei conflitti come se non fosse possibile un cambiamento in meglio della situazione! Con l’aiuto di Dio, possiamo e dobbiamo sempre rinnovare il coraggio della pace! Questo atteggiamento conduce ad utilizzare con lealtà, pazienza e determinazione tutti i mezzi della trattativa, e a raggiungere così concreti obiettivi di pace e di sviluppo sostenibile. Signor Presidente, per raggiungere una meta tanto alta ed urgente, un contributo importante può venire dal dialogo interreligioso e interculturale, così da bandire ogni forma di fondamentalismo e di terrorismo, che umilia gravemente la dignità di tutti gli uomini e strumentalizza la religione. Occorre contrapporre al fanatismo e al fondamentalismo, alle fobie irrazionali che incoraggiano incomprensioni e discriminazioni, la solidarietà di tutti i credenti, che abbia come pilastri il rispetto della vita umana, della libertà religiosa, che è libertà del culto e libertà di vivere secondo l’etica religiosa, lo sforzo di garantire a tutti il necessario per una vita dignitosa, e la cura dell’ambiente naturale. Di questo hanno bisogno, con speciale urgenza, i popoli e gli Stati del Medio Oriente, per poter finalmente “invertire la tendenza” e portare avanti con esito positivo un processo di pacificazione, mediante il ripudio della guerra e della violenza e il perseguimento del dialogo, del diritto, della giustizia. Fino ad oggi, infatti, siamo purtroppo ancora testimoni di gravi conflitti. In Siria e in Iraq, in particolar modo, la violenza terroristica non accenna a placarsi. Si registra la violazione delle più elementari leggi umanitarie nei confronti dei prigionieri e di interi gruppi etnici; si sono verificate e ancora avvengono gravi persecuzioni ai danni di gruppi minoritari, specialmente - ma non solo -, i cristiani e gli yazidi: centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case e la loro patria per poter salvare la propria vita e rimanere fedeli al proprio credo. La Turchia, accogliendo generosamente una grande quantità di profughi, è direttamente coinvolta dagli effetti di questa drammatica situazione ai suoi confini, e la comunità internazionale ha l’obbligo morale di aiutarla nel prendersi cura dei profughi. Insieme alla necessaria assistenza umanitaria, non si può rimanere indifferenti di fronte a ciò che ha provocato queste tragedie. Nel ribadire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto, sempre però nel rispetto del diritto internazionale, voglio anche ricordare che non si può affidare la risoluzione del problema alla sola risposta militare. E’ necessario un forte impegno comune, basato sulla fiducia reciproca, che renda possibile una pace duratura e consenta di destinare finalmente le risorse non agli armamenti, ma alle vere lotte degne dell’uomo: contro la fame e le malattie, per lo sviluppo sostenibile e la salvaguardia del creato, in soccorso di tante forme di povertà e marginalità che non mancano nemmeno nel mondo moderno. La Turchia, per la sua storia, in ragione della sua posizione geografica e a motivo dell’importanza che riveste nella regione, ha una grande responsabilità: le sue scelte e il suo esempio possiedono una speciale valenza e possono essere di notevole aiuto nel favorire un incontro di civiltà e nell’individuare vie praticabili di pace e di autentico progresso. Che l’Altissimo benedica e protegga la Turchia e la aiuti ad essere un valido e convinto artefice di pace!   (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/11/28/AFP3728985_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Papa Francesco ha iniziato oggi in Turchia il sesto viaggio internazionale del suo Pontificato. L’aereo papale è atterrato all’aeroporto di Ankara verso mezzogiorno. La prima giornata è dedicata agli incontri con le autorità del Paese.  Dopo la visita al Mausoleo di Ataturk, il Papa ha incontrato il presidente turco Erdogan al palazzo presidenziale. Qui ha pronunciato il suo primo discorso. Di seguito pubblichiamo il <strong>testo integrale</strong>:</p> <p><span style="line-height: 1.6;">Signor Presidente, </span><span style="line-height: 1.6;">Signor Primo Ministro, </span><span style="line-height: 1.6;">Distinte Autorità, </span><span style="line-height: 1.6;">Signore e Signori, </span><span style="line-height: 1.6;">sono lieto di visitare il vostro Paese, ricco di bellezze naturali e di storia, ricolmo di tracce di antiche civiltà e ponte naturale tra due continenti e tra differenti espressioni culturali. Questa terra è cara ad ogni cristiano per aver dato i natali a san Paolo, che qui fondò diverse comunità cristiane; per aver ospitato i primi sette Concili della Chiesa e per la presenza, vicino ad Efeso, di quella che una venerata tradizione considera la “casa di Maria”, il luogo dove la Madre di Gesù visse per alcuni anni, meta della devozione di tanti pellegrini da ogni parte del mondo, non solo cristiani, ma anche musulmani.</span></p> <p>Tuttavia, le ragioni della considerazione e dell’apprezzamento per la Turchia non sono da cercarsi unicamente nel suo passato, nei suoi antichi monumenti, ma si trovano nella vitalità del suo presente, nella laboriosità e generosità del suo popolo, nel suo ruolo nel concerto delle nazioni.</p> <p>È per me motivo di gioia avere l’opportunità di proseguire con voi un dialogo di amicizia, di stima e di rispetto, nel solco di quello intrapreso dai miei predecessori, il beato Paolo VI, san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, dialogo preparato e favorito a sua volta dall’azione dell’allora Delegato Apostolico Mons. Angelo Giuseppe Roncalli, poi san Giovanni XXIII, e dal Concilio Vaticano II.</p> <p>Abbiamo bisogno di un dialogo che approfondisca la conoscenza e valorizzi con discernimento le tante cose che ci accomunano, e al tempo stesso ci permetta di considerare con animo saggio e sereno le differenze, per poter anche da esse trarre insegnamento.</p> <p>Occorre portare avanti con pazienza l’impegno di costruire una pace solida, fondata sul rispetto dei fondamentali diritti e doveri legati alla dignità dell’uomo. Per questa strada si possono superare i pregiudizi e i falsi timori e si lascia invece spazio alla stima, all’incontro, allo sviluppo delle migliori energie a vantaggio di tutti.</p> <p>A tal fine, è fondamentale che i cittadini musulmani, ebrei e cristiani – tanto nelle disposizioni di legge, quanto nella loro effettiva attuazione –, godano dei medesimi diritti e rispettino i medesimi doveri. Essi in tal modo più facilmente si riconosceranno come fratelli e compagni di strada, allontanando sempre più le incomprensioni e favorendo la collaborazione e l’intesa. La libertà religiosa e la libertà di espressione, efficacemente garantite a tutti, stimoleranno il fiorire dell’amicizia, diventando un eloquente segno di pace.</p> <p>Il Medio Oriente, l’Europa, il mondo attendono questa fioritura. Il Medio Oriente, in particolare, è da troppi anni teatro di guerre fratricide, che sembrano nascere l’una dall’altra, come se l’unica risposta possibile alla guerra e alla violenza dovesse essere sempre nuova guerra e altra violenza.</p> <p>Per quanto tempo dovrà soffrire ancora il Medio Oriente a causa della mancanza di pace? Non possiamo rassegnarci alla continuazione dei conflitti come se non fosse possibile un cambiamento in meglio della situazione! Con l’aiuto di Dio, possiamo e dobbiamo sempre rinnovare il coraggio della pace! Questo atteggiamento conduce ad utilizzare con lealtà, pazienza e determinazione tutti i mezzi della trattativa, e a raggiungere così concreti obiettivi di pace e di sviluppo sostenibile.</p> <p>Signor Presidente, per raggiungere una meta tanto alta ed urgente, un contributo importante può venire dal dialogo interreligioso e interculturale, così da bandire ogni forma di fondamentalismo e di terrorismo, che umilia gravemente la dignità di tutti gli uomini e strumentalizza la religione.</p> <p>Occorre contrapporre al fanatismo e al fondamentalismo, alle fobie irrazionali che incoraggiano incomprensioni e discriminazioni, la solidarietà di tutti i credenti, che abbia come pilastri il rispetto della vita umana, della libertà religiosa, che è libertà del culto e libertà di vivere secondo l’etica religiosa, lo sforzo di garantire a tutti il necessario per una vita dignitosa, e la cura dell’ambiente naturale. Di questo hanno bisogno, con speciale urgenza, i popoli e gli Stati del Medio Oriente, per poter finalmente “invertire la tendenza” e portare avanti con esito positivo un processo di pacificazione, mediante il ripudio della guerra e della violenza e il perseguimento del dialogo, del diritto, della giustizia.</p> <p>Fino ad oggi, infatti, siamo purtroppo ancora testimoni di gravi conflitti. In Siria e in Iraq, in particolar modo, la violenza terroristica non accenna a placarsi. Si registra la violazione delle più elementari leggi umanitarie nei confronti dei prigionieri e di interi gruppi etnici; si sono verificate e ancora avvengono gravi persecuzioni ai danni di gruppi minoritari, specialmente - ma non solo -, i cristiani e gli yazidi: centinaia di migliaia di persone sono state costrette ad abbandonare le loro case e la loro patria per poter salvare la propria vita e rimanere fedeli al proprio credo.</p> <p>La Turchia, accogliendo generosamente una grande quantità di profughi, è direttamente coinvolta dagli effetti di questa drammatica situazione ai suoi confini, e la comunità internazionale ha l’obbligo morale di aiutarla nel prendersi cura dei profughi. Insieme alla necessaria assistenza umanitaria, non si può rimanere indifferenti di fronte a ciò che ha provocato queste tragedie. Nel ribadire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto, sempre però nel rispetto del diritto internazionale, voglio anche ricordare che non si può affidare la risoluzione del problema alla sola risposta militare.</p> <p>E’ necessario un forte impegno comune, basato sulla fiducia reciproca, che renda possibile una pace duratura e consenta di destinare finalmente le risorse non agli armamenti, ma alle vere lotte degne dell’uomo: contro la fame e le malattie, per lo sviluppo sostenibile e la salvaguardia del creato, in soccorso di tante forme di povertà e marginalità che non mancano nemmeno nel mondo moderno.</p> <p>La Turchia, per la sua storia, in ragione della sua posizione geografica e a motivo dell’importanza che riveste nella regione, ha una grande responsabilità: le sue scelte e il suo esempio possiedono una speciale valenza e possono essere di notevole aiuto nel favorire un incontro di civiltà e nell’individuare vie praticabili di pace e di autentico progresso.</p> <p>Che l’Altissimo benedica e protegga la Turchia e la aiuti ad essere un valido e convinto artefice di pace!</p> <p> </p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/11/28/francesco_alla_turchia_pace_e_libertà_religiosa/1112785">(Da Radio Vaticana)</a>Papa: vado a rafforzare unità cristiani. Napolitano: contributo a dialogo2014-11-28T14:48:44+00:00http://www.news.va/it/news/papa-vado-a-rafforzare-unita-cristiani-napolitano I tradizionali telegrammi di sorvolo, inviati ai capi di Stato di Italia, Albania e Grecia, hanno permesso a Papa Francesco di benedire e augurare prosperità alle popolazioni dei tre Paesi. In particolare, nel testo al presidente italiano, Giorgio Napolitano, il Papa sottolinea la missione centrale del suo viaggio in Turchia, “favorire l’incontro e il dialogo tra culture diverse” e “rafforzare il cammino dell’unità dei cristiani”, oltre che “condividere momenti  di  preghiera con fratelli e sorelle nella fede”. Da parte sua, il presidente dell’Italia osserva che la visita papale fa risaltare il ruolo “cruciale che Ankara è chiamata a svolgere in una regione scossa da forti tensioni e sanguinosi conflitti le cui conseguenze tristemente ricadono su milioni di innocenti”. Napolitano si dice certo che la missione di Francesco in Turchia, “Paese simbolo dell'incontro tra oriente e occidente, tra Islam e Cristianesimo, contribuirà ad alimentare la speranza in un futuro nel quale il riconoscimento costruttivo delle differenze tra culture e religioni sia percepito come una ricchezza e non come pretesto per prevaricazioni degli uni sugli altri”. (A.D.C.) (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/11/28/REUTERS589755_LancioGrande.JPG" title=""/> <p>I tradizionali telegrammi di sorvolo, inviati ai capi di Stato di Italia, Albania e Grecia, hanno permesso a Papa Francesco di benedire e augurare prosperità alle popolazioni dei tre Paesi. In particolare, nel testo al presidente italiano, Giorgio Napolitano, il Papa sottolinea la missione centrale del suo viaggio in Turchia, “favorire l’incontro e il dialogo tra culture diverse” e “rafforzare il cammino dell’unità dei cristiani”, oltre che “condividere momenti  di  preghiera con fratelli e sorelle nella fede”.</p> <p>Da parte sua, il presidente dell’Italia osserva che la visita papale fa risaltare il ruolo “cruciale che Ankara è chiamata a svolgere in una regione scossa da forti tensioni e sanguinosi conflitti le cui conseguenze tristemente ricadono su milioni di innocenti”. Napolitano si dice certo che la missione di Francesco in Turchia, “Paese simbolo dell'incontro tra oriente e occidente, tra Islam e Cristianesimo, contribuirà ad alimentare la speranza in un futuro nel quale il riconoscimento costruttivo delle differenze tra culture e religioni sia percepito come una ricchezza e non come pretesto per prevaricazioni degli uni sugli altri”. (A.D.C.)</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/11/28/telegrammi_sorvolo_papa_vado_a_rafforzare_unità_cristiani/1112750">(Da Radio Vaticana)</a>Lettera del Papa per l'Anno della Vita Consacrata: "Svegliate il mondo!"2014-11-28T14:23:44+00:00http://www.news.va/it/news/lettera-del-papa-per-lanno-della-vita-consacrata-s "Mi attendo che 'svegliate il mondo', perché la nota che caratterizza la vita consacrata è la profezia": è l'esortazione che Papa Francesco rivolge al mondo dei consacrati e della consacrate in una Lettera pubblicata alla vigilia dell’inaugurazione dell’Anno della Vita consacrata che inizia domenica 30 novembre, prima domenica di Avvento. La Lettera elenca gli obiettivi, le attese e gli orizzonti di quest’Anno speciale che si concluderà il 2 febbraio 2016 e si ispira all’Esortazione “Vita Consecrata” di San Giovanni Paolo II. Il servizio di Stefano Leszczynski : Tre gli obiettivi prioritari che Papa Francesco indica ai consacrati e alle consacrate nella realizzazione della propria vocazione: innanzitutto, “guardare il passato con gratitudine”, per tenere viva la propria identità, senza chiudere gli occhi di fronte alle incoerenze, frutto delle debolezze umane e – dice Francesco – forse anche dell’oblio di alcuni aspetti essenziali del carisma. Dunque, il secondo obiettivo che è quello “vivere il presente con passione”, vivendo il Vangelo in pienezza e con spirito di comunione; e terzo, “abbracciare il futuro con speranza”, senza farsi scoraggiare dalle tante difficoltà che s’incontrano nella vita consacrata, a partire dalla crisi delle vocazioni. Non cedete – avverte Francesco rivolgendosi ai più giovani - alla tentazione dei numeri e dell’efficienza, meno ancora a quella di confidare esclusivamente nelle vostre proprie forze. La fantasia della carità – ribadisce il Papa – non conosce limiti ed ha bisogno di entusiasmo per portare il soffio del Vangelo nelle culture e nei più diversi ambiti sociali. Saper trasmettere la gioia e la felicità della fede vissuta nella comunità, infatti, fa crescere la Chiesa per capacità di attrazione. E’ la testimonianza dell’amore fraterno, della solidarietà, della condivisione a dare valore alla Chiesa. Una Chiesa che deve essere fucina di profeti, e in quanto tali capaci di scrutare la storia nella quale vivono e di interpretare gli avvenimenti, denunciando il male del peccato e le ingiustizie. Francesco non si aspetta che i consacrati tengano vive delle “utopie”, ma che sappiano creare “altri luoghi”, dove si viva la logica evangelica del dono, della fraternità, della diversità, dell’amore reciproco. Luogo ideale perché ciò avvenga sono le comunità dell’Istituto di cui si fa parte e che non deve risolversi in una realtà isolata. Anzi, il Papa auspica proprio che questo Anno della Vita Consacrata sia occasione di una sempre più stretta collaborazione tra le differenti comunità - anche di Chiese differenti - nell’accoglienza dei rifugiati, nella vicinanza ai poveri, nell’annuncio del Vangelo, nell’iniziazione alla vita di preghiera. Nella Lettera ai consacrati e alle consacrate Papa Francesco non dimentica l’importante ruolo dei laici che, con i consacrati, condividono ideali, spirito e missione. Di qui l’ultima esortazione contenuta nella Lettera e riservata ai fratelli nell’episcopato affinché siano solleciti nel promuovere nelle rispettive comunità “i distinti carismi, sostenendo, animando e aiutando nel discernimento così da far risplendere la bellezza e la santità della vita consacrata nella Chiesa”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2012/04/30/EPA888216_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>"Mi attendo che 'svegliate il mondo', perché la nota che caratterizza la vita consacrata è la profezia": è l'esortazione che Papa Francesco rivolge al mondo dei consacrati e della consacrate in una Lettera pubblicata alla vigilia dell’inaugurazione dell’Anno della Vita consacrata che inizia domenica 30 novembre, prima domenica di Avvento. La Lettera elenca gli obiettivi, le attese e gli orizzonti di quest’Anno speciale che si concluderà il 2 febbraio 2016 e si ispira all’Esortazione “Vita Consecrata” di San Giovanni Paolo II. Il servizio di <strong>Stefano Leszczynski</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2718205" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00455099.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p>Tre gli obiettivi prioritari che Papa Francesco indica ai consacrati e alle consacrate nella realizzazione della propria vocazione: innanzitutto, “guardare il passato con gratitudine”, per tenere viva la propria identità, senza chiudere gli occhi di fronte alle incoerenze, frutto delle debolezze umane e – dice Francesco – forse anche dell’oblio di alcuni aspetti essenziali del carisma. Dunque, il secondo obiettivo che è quello “vivere il presente con passione”, vivendo il Vangelo in pienezza e con spirito di comunione; e terzo, “abbracciare il futuro con speranza”, senza farsi scoraggiare dalle tante difficoltà che s’incontrano nella vita consacrata, a partire dalla crisi delle vocazioni.</p> <p>Non cedete – avverte Francesco rivolgendosi ai più giovani - alla tentazione dei numeri e dell’efficienza, meno ancora a quella di confidare esclusivamente nelle vostre proprie forze. La fantasia della carità – ribadisce il Papa – non conosce limiti ed ha bisogno di entusiasmo per portare il soffio del Vangelo nelle culture e nei più diversi ambiti sociali. Saper trasmettere la gioia e la felicità della fede vissuta nella comunità, infatti, fa crescere la Chiesa per capacità di attrazione.</p> <p>E’ la testimonianza dell’amore fraterno, della solidarietà, della condivisione a dare valore alla Chiesa. Una Chiesa che deve essere fucina di profeti, e in quanto tali capaci di scrutare la storia nella quale vivono e di interpretare gli avvenimenti, denunciando il male del peccato e le ingiustizie. Francesco non si aspetta che i consacrati tengano vive delle “utopie”, ma che sappiano creare “altri luoghi”, dove si viva la logica evangelica del dono, della fraternità, della diversità, dell’amore reciproco.</p> <p>Luogo ideale perché ciò avvenga sono le comunità dell’Istituto di cui si fa parte e che non deve risolversi in una realtà isolata. Anzi, il Papa auspica proprio che questo Anno della Vita Consacrata sia occasione di una sempre più stretta collaborazione tra le differenti comunità - anche di Chiese differenti - nell’accoglienza dei rifugiati, nella vicinanza ai poveri, nell’annuncio del Vangelo, nell’iniziazione alla vita di preghiera.</p> <p>Nella Lettera ai consacrati e alle consacrate Papa Francesco non dimentica l’importante ruolo dei laici che, con i consacrati, condividono ideali, spirito e missione. Di qui l’ultima esortazione contenuta nella Lettera e riservata ai fratelli nell’episcopato affinché siano solleciti nel promuovere nelle rispettive comunità “i distinti carismi, sostenendo, animando e aiutando nel discernimento così da far risplendere la bellezza e la santità della vita consacrata nella Chiesa”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/11/28/lettera_del_papa_per_lanno_della_vita_consacrata/1112752">(Da Radio Vaticana)</a>

  
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