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News.vahttp://www.news.va/2015-05-26T20:17:49+00:00Card. Parolin: referendum Irlanda è sconfitta per umanità2015-05-26T20:17:49+00:00http://www.news.va/it/news/card-parolin-referendum-irlanda-e-sconfitta-per-um La crisi attuale non è solo economica a e finanziaria, ma ha anche origini antropologiche. Lo ha detto il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin durante la cerimonia di consegna del premio "Economia e Società" della Fondazione Centesimus Annus. Per il porporato l'adorazione del denaro crea squilibri e la cultura dello spreco rifiuta l'etica e Dio. Dunque “serve una formazione morale” dell'individuo. “Non una sconfitta dei principi cristiani, ma una sconfitta per l’umanità” – secondo il card. Parolin- il referendum  che in Irlanda ha approvato il matrimonio tra persone dello stesso sesso. "Sono  Rimasto molto triste di questo risultato, – ha detto -  la Chiesa deve tener conto di questa realtà ma nel senso di rafforzare il suo impegno per l'evangelizzazione". E al convegno della fondazione Centesimus Annus su economia e vita sociale svoltosi in Vaticano l’Europa è stata al centro dell’attenzione:  la disoccupazione nel Vecchio Continente è all’11.3%, con punte del 25% in Grecia e del 23% in Spagna. Dunque il pericolo è di una ripresa che non porti con sé posti di lavoro. Dall’Osservatore della Santa Sede a Ginevra mons. Tomasi l’invito ad una maggiore solidarietà nei confronti della Grecia. Il servizio di  Alessandro Guarasci : La ripresa per la maggior parte dei Paesi europei e per le aree industrializzate è arrivata. Secondo il Fondo Monetario Internazionale il Pil globale dovrebbe crescere quest’anno del 3.5%. Eppure i posti di lavoro mancano. Insomma, l’economia sembra sempre meno a servizio dell’uomo, dicono dalla Fondazione Centesimus Annus. La riflessione dell'economista  Enrico Giovannini : R. - Sappiamo che una rivoluzione industriale distrugge inizialmente lavoro e magari crea lavoro in altre nuove attività. Il secondo rischio è che in un mondo globalizzato non è detto che si crei lavoro laddove questo è stato distrutto. Questo è il tema che riguarda la capacità di un Paese di essere innovatore, di essere in alto nella gamma dei prodotti, proprio per evitare di soffrire troppo della concorrenza di chi basa soltanto questa sui prezzi bassi, come per esempio i Paesi emergenti. D. - In Italia, prendendo un po’ esempio dagli altri Paesi anglosassoni, si stanno applicando nuove normative sul lavoro: il "Jobs Act". Lei quanta fiducia ha in queste normative? R. - In questo momento, questa normativa - anche perché è stato dato un forte incentivo fiscale - sta consentendo di trasformare i contratti a termine in contratti che si chiamano a tempo indeterminato anche se in realtà l’impresa può sempre sospenderli, ancorché pagando un’indennità al lavorare licenziato. Il punto è la struttura pubblica e non solo, anche privata, per le politiche attive del lavoro, cioè per aiutare le persone che perdono il lavoro a ritrovarlo. Par darle solo una cifra, in Germania c’è un sistema di 90 mila persone che si occupa di ritrovare lavoro alle persone che l’hanno perso; in Italia ne abbiamo circa ottomila, alcune delle quali hanno contatti a tempo determinato. Quindi va bene un certo tipo di flessibilità, ma solo nella misura in cui c’è un sostegno forte per le persone che sono in difficoltà. Questo riguarda non solo chi perde il lavoro ma anche chi è povero, magari non ha mai lavorato. Questa è la ragione per cui quando ero ministro ho molto spinto per questo reddito a un minimo condizionato e mi fa molto piacere che il Papa l’altro giorno durante l’incontro con le Acli abbia ritenuto che questa sia un’infrastruttura necessaria per una società moderna. L’area dell’Euro è destabilizzata dalla situazione in Grecia, una crisi che per molti va governato. Di questa opinione anche mons. Silvano Maria Tomasi , Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu di Ginevra: R. - Naturalmente un aspetto fondamentale dell’essere umano è anche quello di sentirsi solidale con gli altri perché è parte di quello che siamo: se noi partiamo da questa premessa, la solidarietà diventa una strategia anche politica che porta a conseguenze operative e pratiche che sono di beneficio per tutti. Quindi se c’è un Paese che ha dei problemi non è che isolandolo ci proteggiamo; ci proteggiamo partecipando ai problemi del Paese che è in crisi e aiutandolo a risolverli.   (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/03/13/AP2791157_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>La crisi attuale non è solo economica a e finanziaria, ma ha anche origini antropologiche. Lo ha detto il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin durante la cerimonia di consegna del premio "Economia e Società" della Fondazione Centesimus Annus. Per il porporato l'adorazione del denaro crea squilibri e la cultura dello spreco rifiuta l'etica e Dio. Dunque “serve una formazione morale” dell'individuo. “Non una sconfitta dei principi cristiani, ma una sconfitta per l’umanità” – secondo il card. Parolin- il referendum  che in Irlanda ha approvato il matrimonio tra persone dello stesso sesso. "Sono  Rimasto molto triste di questo risultato, – ha detto -  la Chiesa deve tener conto di questa realtà ma nel senso di rafforzare il suo impegno per l'evangelizzazione".</p> <p><span style="line-height: 1.6;">E al convegno della fondazione Centesimus Annus su economia e vita sociale svoltosi in Vaticano l’Europa è stata al centro dell’attenzione:  la disoccupazione nel Vecchio Continente è all’11.3%, con punte del 25% in Grecia e del 23% in Spagna. Dunque il pericolo è di una ripresa che non porti con sé posti di lavoro. Dall’Osservatore della Santa Sede a Ginevra mons. Tomasi l’invito ad una maggiore solidarietà nei confronti della Grecia. Il servizio di <strong>Alessandro Guarasci</strong>:</span></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_4079141" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00479604.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p>La ripresa per la maggior parte dei Paesi europei e per le aree industrializzate è arrivata. Secondo il Fondo Monetario Internazionale il Pil globale dovrebbe crescere quest’anno del 3.5%. Eppure i posti di lavoro mancano. Insomma, l’economia sembra sempre meno a servizio dell’uomo, dicono dalla Fondazione Centesimus Annus. La riflessione dell'economista<strong> Enrico Giovannini</strong>:</p> <p>R. - Sappiamo che una rivoluzione industriale distrugge inizialmente lavoro e magari crea lavoro in altre nuove attività. Il secondo rischio è che in un mondo globalizzato non è detto che si crei lavoro laddove questo è stato distrutto. Questo è il tema che riguarda la capacità di un Paese di essere innovatore, di essere in alto nella gamma dei prodotti, proprio per evitare di soffrire troppo della concorrenza di chi basa soltanto questa sui prezzi bassi, come per esempio i Paesi emergenti.</p> <p>D. - In Italia, prendendo un po’ esempio dagli altri Paesi anglosassoni, si stanno applicando nuove normative sul lavoro: il "Jobs Act". Lei quanta fiducia ha in queste normative?</p> <p>R. - In questo momento, questa normativa - anche perché è stato dato un forte incentivo fiscale - sta consentendo di trasformare i contratti a termine in contratti che si chiamano a tempo indeterminato anche se in realtà l’impresa può sempre sospenderli, ancorché pagando un’indennità al lavorare licenziato. Il punto è la struttura pubblica e non solo, anche privata, per le politiche attive del lavoro, cioè per aiutare le persone che perdono il lavoro a ritrovarlo. Par darle solo una cifra, in Germania c’è un sistema di 90 mila persone che si occupa di ritrovare lavoro alle persone che l’hanno perso; in Italia ne abbiamo circa ottomila, alcune delle quali hanno contatti a tempo determinato. Quindi va bene un certo tipo di flessibilità, ma solo nella misura in cui c’è un sostegno forte per le persone che sono in difficoltà. Questo riguarda non solo chi perde il lavoro ma anche chi è povero, magari non ha mai lavorato. Questa è la ragione per cui quando ero ministro ho molto spinto per questo reddito a un minimo condizionato e mi fa molto piacere che il Papa l’altro giorno durante l’incontro con le Acli abbia ritenuto che questa sia un’infrastruttura necessaria per una società moderna.</p> <p>L’area dell’Euro è destabilizzata dalla situazione in Grecia, una crisi che per molti va governato. Di questa opinione anche mons. <strong>Silvano Maria Tomasi</strong>, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu di Ginevra:</p> <p>R. - Naturalmente un aspetto fondamentale dell’essere umano è anche quello di sentirsi solidale con gli altri perché è parte di quello che siamo: se noi partiamo da questa premessa, la solidarietà diventa una strategia anche politica che porta a conseguenze operative e pratiche che sono di beneficio per tutti. Quindi se c’è un Paese che ha dei problemi non è che isolandolo ci proteggiamo; ci proteggiamo partecipando ai problemi del Paese che è in crisi e aiutandolo a risolverli.</p> <p> </p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/05/26/card_parolin_referendum_irlanda_è_sconfitta_per_umanità/1146964">(Da Radio Vaticana)</a>Francesco: Filippo Neri, il Santo della fede festosa2015-05-26T14:30:48+00:00http://www.news.va/it/news/francesco-filippo-neri-il-santo-della-fede-festosa Un uomo che con la sua gioia e il suo calore umano fece riscoprire al suo tempo che i pastori di anime “dovevano stare con il popolo” per guidarlo e sostenerlo nella fede. È una delle considerazioni con le quali Papa Francesco ricorda Filippo Neri, nel messaggio inviato alla Confederazione dell’Oratorio intitolata al grande Santo del Seicento, nel suo quinto centenario della nascita. Il servizio di Alessandro De Carolis : La sua fede profonda toccava il cuore di chi incontrava soprattutto attraverso il suo sorriso e la sua bonomia. In lui non c’era spazio per le pose austere che niente hanno a che fare col messaggio di gioia del Vangelo. Sono passati alla storia della Chiesa e di Roma il “calore umano”, la “letizia”, la “mitezza” e la “soavità” di Filippo Neri, che Papa Francesco descrive nel suo messaggio con toni di ammirazione e affetto, definendolo “luminoso modello della missione permanente della Chiesa nel mondo”. Mai fosco né accigliato Un sacerdote umile, che amava stare con il popolo, al cui apostolato si deve il fatto che, nella società del Seicento, “l’impegno per la salvezza delle anime tornava ad essere – scrive il Papa – una priorità nell’azione della Chiesa”. Un sacerdote innamorato di Cristo, che gli valse – nota Francesco – l’appellativo di “cesellatore di anime”, in particolare grazie alla “grande passione” con cui amministrava il Sacramento della Confessione. Un sacerdote paterno, il cui agire era “caratterizzato dalla fiducia nelle persone, dal rifuggire dai toni foschi ed accigliati, dallo spirito di festosità e di gioia, dalla convinzione che la grazia non sopprime la natura ma la sana, la irrobustisce e la perfeziona”. Evangelizzare divertendo “Si accostava alla spicciolata ora a questo, ora a quello e tutti divenivano presto suoi amici”, racconta il suo biografo e il Papa rammenta ancora che Filippo Neri “amava la spontaneità, rifuggiva dall’artificio, sceglieva i mezzi più divertenti per educare alle virtù cristiane, al tempo stesso proponeva una sana disciplina che implica l’esercizio della volontà per accogliere Cristo nel concreto della propria vita. Sua profonda convinzione era che il cammino della santità si fonda sulla grazia di un incontro – quello con il Signore – accessibile a qualunque persona, di qualunque stato o condizione, che lo accolga con lo stupore dei bambini”. Figli della gioia di Filippo Non accontentatevi di una “vita mediocre”, è l’invito che Francesco rivolge alla Confederazione dell’Oratorio di San Filippo Neri. Alla “scuola del vostro Fondatore, siete chiamati ad essere uomini di preghiera e di testimonianza per attirare le persone a Cristo. Ai nostri  giorni, soprattutto nel mondo dei giovani, tanto cari a Padre Filippo, c’è un bisogno grande di persone che preghino e sappiano insegnare a pregare”. E soprattutto, conclude Francesco, conservate “questa gioia, caratteristica dello spirito oratoriano”, perché sia “sempre il clima di fondo delle vostre comunità e del vostro apostolato”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2013/05/25/OTHER1324654_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Un uomo che con la sua gioia e il suo calore umano fece riscoprire al suo tempo che i pastori di anime “dovevano stare con il popolo” per guidarlo e sostenerlo nella fede. È una delle considerazioni con le quali Papa Francesco ricorda Filippo Neri, nel messaggio inviato alla Confederazione dell’Oratorio intitolata al grande Santo del Seicento, nel suo quinto centenario della nascita. Il servizio di <strong>Alessandro De Carolis</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_4079664" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00479616.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">La sua fede profonda toccava il cuore di chi incontrava soprattutto attraverso il suo sorriso e la sua bonomia. In lui non c’era spazio per le pose austere che niente hanno a che fare col messaggio di gioia del Vangelo. Sono passati alla storia della Chiesa e di Roma il “calore umano”, la “letizia”, la “mitezza” e la “soavità” di Filippo Neri, che Papa Francesco descrive nel suo messaggio con toni di ammirazione e affetto, definendolo “luminoso modello della missione permanente della Chiesa nel mondo”.</span></p> <p><strong>Mai fosco né accigliato</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Un sacerdote umile, che amava stare con il popolo, al cui apostolato si deve il fatto che, nella società del Seicento, “l’impegno per la salvezza delle anime tornava ad essere – scrive il Papa – una priorità nell’azione della Chiesa”. Un sacerdote innamorato di Cristo, che gli valse – nota Francesco – l’appellativo di “cesellatore di anime”, in particolare grazie alla “grande passione” con cui amministrava il Sacramento della Confessione. Un sacerdote paterno, il cui agire era “caratterizzato dalla fiducia nelle persone, dal rifuggire dai toni foschi ed accigliati, dallo spirito di festosità e di gioia, dalla convinzione che la grazia non sopprime la natura ma la sana, la irrobustisce e la perfeziona”.</span></p> <p><strong>Evangelizzare divertendo</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">“Si accostava alla spicciolata ora a questo, ora a quello e tutti divenivano presto suoi amici”, racconta il suo biografo e il Papa rammenta ancora che Filippo Neri “amava la spontaneità, rifuggiva dall’artificio, sceglieva i mezzi più divertenti per educare alle virtù cristiane, al tempo stesso proponeva una sana disciplina che implica l’esercizio della volontà per accogliere Cristo nel concreto della propria vita. Sua profonda convinzione era che il cammino della santità si fonda sulla grazia di un incontro – quello con il Signore – accessibile a qualunque persona, di qualunque stato o condizione, che lo accolga con lo stupore dei bambini”.</span></p> <p><strong>Figli della gioia di Filippo</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Non accontentatevi di una “vita mediocre”, è l’invito che Francesco rivolge alla Confederazione dell’Oratorio di San Filippo Neri. Alla “scuola del vostro Fondatore, siete chiamati ad essere uomini di preghiera e di testimonianza per attirare le persone a Cristo. Ai nostri  giorni, soprattutto nel mondo dei giovani, tanto cari a Padre Filippo, c’è un bisogno grande di persone che preghino e sappiano insegnare a pregare”. E soprattutto, conclude Francesco, conservate “questa gioia, caratteristica dello spirito oratoriano”, perché sia “sempre il clima di fondo delle vostre comunità e del vostro apostolato”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/05/26/francesco_filippo_neri,_il_santo_della_fede_festosa/1146827">(Da Radio Vaticana)</a>Sinodo. Papa presiede lavori su esame “Instrumentum laboris”2015-05-26T14:15:56+00:00http://www.news.va/it/news/sinodo-papa-presiede-lavori-su-esame-instrumentum Il Consiglio Ordinario del Sinodo dei Vescovi si è riunito nei giorni di ieri e oggi per preparare la 14.ma Assemblea Generale Ordinaria sul tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”, che avrà luogo dal 4 al 25 ottobre prossimo. Il Consiglio, informa una nota pubblicata dalla Sala Stampa Vaticana, è stato presieduto da Papa Francesco, che “con la sua presenza ha sottolineato l’importanza che attribuisce al cammino sinodale in corso”. Il Consiglio, prosegue il comunicato, ha “esaminato dettagliatamente” il progetto dell'"Instrumentum laboris"  che risulta dalla "Relatio Synodi"  dell’Assemblea Straordinaria, integrata con i numerosi apporti forniti dalle risposte alle domande contenute nei "Lineamenta"  inviate dalle Conferenze episcopali e dagli altri Organismi aventi diritto, come pure da numerosi contributi di diverse realtà ecclesiali e di singoli fedeli pervenuti alla Segreteria generale. “L’ampio e approfondito esame del testo – si legge nella nota – ha offerto proposte e contributi per la sua integrazione e il suo miglioramento”. Il documento, così rivisto e condiviso dai membri del Consiglio, è stato dunque “affidato alla Segreteria Generale per la redazione finale, la traduzione in diverse lingue e la pubblicazione che avverrà fra poche settimane”. Terminato l’esame dell'"Instrumentum laboris",  conclude la nota della Sala Stampa, sono state presentate le proposte della Segreteria Generale per aggiornare la metodologia dei lavori del prossimo Sinodo dei Vescovi. (A cura di Alessandro Gisotti) (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/10/19/1583210_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">Il Consiglio Ordinario del Sinodo dei Vescovi si è riunito nei giorni di ieri e oggi per preparare la 14.ma Assemblea Generale Ordinaria sul tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”, che avrà luogo dal 4 al 25 ottobre prossimo. Il Consiglio, informa una nota pubblicata dalla Sala Stampa Vaticana, è stato presieduto da Papa Francesco, che “con la sua presenza ha sottolineato l’importanza che attribuisce al cammino sinodale in corso”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Il Consiglio, prosegue il comunicato, ha “esaminato dettagliatamente” il progetto dell'"Instrumentum laboris"</span><span style="line-height: 1.6;"> che risulta dalla "Relatio Synodi" </span><span style="line-height: 1.6;">dell’Assemblea Straordinaria, integrata con i numerosi apporti forniti dalle risposte alle domande contenute nei "Lineamenta" </span><span style="line-height: 1.6;">inviate dalle Conferenze episcopali e dagli altri Organismi aventi diritto, come pure da numerosi contributi di diverse realtà ecclesiali e di singoli fedeli pervenuti alla Segreteria generale. “L’ampio e approfondito esame del testo – si legge nella nota – ha offerto proposte e contributi per la sua integrazione e il suo miglioramento”. Il documento, così rivisto e condiviso dai membri del Consiglio, è stato dunque “affidato alla Segreteria Generale per la redazione finale, la traduzione in diverse lingue e la pubblicazione che avverrà fra poche settimane”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Terminato l’esame dell'"Instrumentum laboris", </span><span style="line-height: 1.6;">conclude la nota della Sala Stampa, sono state presentate le proposte della Segreteria Generale per aggiornare la metodologia dei lavori del prossimo Sinodo dei Vescovi. </span><strong style="line-height: 1.6;">(A cura di Alessandro Gisotti)</strong></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/05/26/sinodo_papa_presiede_lavori_su_esame_“instrumentum_laboris”/1146824">(Da Radio Vaticana)</a>Centesimus Annus, ripresa senza lavoro. Tomasi: solidarietà per Grecia2015-05-26T13:28:49+00:00http://www.news.va/it/news/centesimus-annus-ripresa-senza-lavoro-tomasi-solid In Europa la disoccupazione è all’11.3%, con punte del 25% in Grecia e del 23% in Spagna. Dunque il pericolo è di una ripresa che non porti con sé posti di lavoro. Di questo si è parlato in Vaticano al convegno organizzato dalla Fondazione Centesimus Annus su economia e vita sociale. Dall’Osservatore della Santa Sede a Ginevra mons. Tomasi arriva un invito a una maggiore solidarietà nei confronti della Grecia. Il servizio di  Alessandro Guarasci: La ripresa per la maggior parte dei Paesi europei e per le aree industrializzate è arrivata. Secondo il Fondo Monetario Internazionale il Pil globale dovrebbe crescere quest’anno del 3.5%. Eppure i posti di lavoro mancano. Insomma, l’economia sembra sempre meno a servizio dell’uomo, dicono dalla Fondazione Centesimus Annus . La riflessione dell'economista Enrico Giovannini : R. - Sappiamo che una rivoluzione industriale distrugge inizialmente lavoro e magari crea lavoro in altre nuove attività. Il secondo rischio è che in un mondo globalizzato non è detto che si crei lavoro laddove questo è stato distrutto. Questo è il tema che riguarda la capacità di un Paese di essere innovatore, di essere in alto nella gamma dei prodotti, proprio per evitare di soffrire troppo della concorrenza di chi basa soltanto questa sui prezzi bassi, come per esempio i Paesi emergenti. D. - In Italia, prendendo un po’ esempio dagli altri Paesi anglosassoni, si stanno applicando nuove normative sul lavoro: il "Jobs Act". Lei quanta fiducia ha in queste normative? R. - In questo momento, questa normativa - anche perché è stato dato un forte incentivo fiscale - sta consentendo di trasformare i contratti a termine in contratti che si chiamano a tempo indeterminato anche se in realtà l’impresa può sempre sospenderli, ancorché pagando un’indennità al lavorare licenziato. Il punto è la struttura pubblica e non solo, anche privata, per le politiche attive del lavoro, cioè per aiutare le persone che perdono il lavoro a ritrovarlo. Par darle solo una cifra, in Germania c’è un sistema di 90 mila persone che si occupa di ritrovare lavoro alle persone che l’hanno perso; in Italia ne abbiamo circa ottomila, alcune delle quali hanno contatti a tempo determinato. Quindi va bene un certo tipo di flessibilità, ma solo nella misura in cui c’è un sostegno forte per le persone che sono in difficoltà. Questo riguarda non solo chi perde il lavoro ma anche chi è povero, magari non ha mai lavorato. Questa è la ragione per cui quando ero ministro ho molto spinto per questo reddito a un minimo condizionato e mi fa molto piacere che il Papa l’altro giorno durante l’incontro con le Acli abbia ritenuto che questa sia un’infrastruttura necessaria per una società moderna. L’area dell’Euro è destabilizzata dalla situazione in Grecia, una crisi che per molti va governato. Di questa opinione anche mons. Silvano Maria Tomasi , Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu di Ginevra: R. - Naturalmente un aspetto fondamentale dell’essere umano è anche quello di sentirsi solidale con gli altri perché è parte di quello che siamo: se noi partiamo da questa premessa, la solidarietà diventa una strategia anche politica che porta a conseguenze operative e pratiche che sono di beneficio per tutti. Quindi se c’è un Paese che ha dei problemi non è che isolandolo ci proteggiamo; ci proteggiamo partecipando ai problemi del Paese che è in crisi e aiutandolo a risolverli. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/02/26/RV4131_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>In Europa la disoccupazione è all’11.3%, con punte del 25% in Grecia e del 23% in Spagna. Dunque il pericolo è di una ripresa che non porti con sé posti di lavoro. Di questo si è parlato in Vaticano al convegno organizzato dalla Fondazione <em>Centesimus Annus</em> su economia e vita sociale. Dall’Osservatore della Santa Sede a Ginevra mons. Tomasi arriva un invito a una maggiore solidarietà nei confronti della Grecia. Il servizio di <strong>Alessandro Guarasci:</strong></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_4079141" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00479604.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p>La ripresa per la maggior parte dei Paesi europei e per le aree industrializzate è arrivata. Secondo il Fondo Monetario Internazionale il Pil globale dovrebbe crescere quest’anno del 3.5%. Eppure i posti di lavoro mancano. Insomma, l’economia sembra sempre meno a servizio dell’uomo, dicono dalla Fondazione <em>Centesimus Annus</em>. La riflessione dell'economista <strong>Enrico Giovannini</strong>:</p> <p>R. - Sappiamo che una rivoluzione industriale distrugge inizialmente lavoro e magari crea lavoro in altre nuove attività. Il secondo rischio è che in un mondo globalizzato non è detto che si crei lavoro laddove questo è stato distrutto. Questo è il tema che riguarda la capacità di un Paese di essere innovatore, di essere in alto nella gamma dei prodotti, proprio per evitare di soffrire troppo della concorrenza di chi basa soltanto questa sui prezzi bassi, come per esempio i Paesi emergenti.</p> <p>D. - In Italia, prendendo un po’ esempio dagli altri Paesi anglosassoni, si stanno applicando nuove normative sul lavoro: il "Jobs Act". Lei quanta fiducia ha in queste normative?</p> <p>R. - In questo momento, questa normativa - anche perché è stato dato un forte incentivo fiscale - sta consentendo di trasformare i contratti a termine in contratti che si chiamano a tempo indeterminato anche se in realtà l’impresa può sempre sospenderli, ancorché pagando un’indennità al lavorare licenziato. Il punto è la struttura pubblica e non solo, anche privata, per le politiche attive del lavoro, cioè per aiutare le persone che perdono il lavoro a ritrovarlo. Par darle solo una cifra, in Germania c’è un sistema di 90 mila persone che si occupa di ritrovare lavoro alle persone che l’hanno perso; in Italia ne abbiamo circa ottomila, alcune delle quali hanno contatti a tempo determinato. Quindi va bene un certo tipo di flessibilità, ma solo nella misura in cui c’è un sostegno forte per le persone che sono in difficoltà. Questo riguarda non solo chi perde il lavoro ma anche chi è povero, magari non ha mai lavorato. Questa è la ragione per cui quando ero ministro ho molto spinto per questo reddito a un minimo condizionato e mi fa molto piacere che il Papa l’altro giorno durante l’incontro con le Acli abbia ritenuto che questa sia un’infrastruttura necessaria per una società moderna.</p> <p>L’area dell’Euro è destabilizzata dalla situazione in Grecia, una crisi che per molti va governato. Di questa opinione anche <strong>mons. Silvano Maria Tomasi</strong>, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu di Ginevra:</p> <p>R. - Naturalmente un aspetto fondamentale dell’essere umano è anche quello di sentirsi solidale con gli altri perché è parte di quello che siamo: se noi partiamo da questa premessa, la solidarietà diventa una strategia anche politica che porta a conseguenze operative e pratiche che sono di beneficio per tutti. Quindi se c’è un Paese che ha dei problemi non è che isolandolo ci proteggiamo; ci proteggiamo partecipando ai problemi del Paese che è in crisi e aiutandolo a risolverli.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/05/26/centesimus_annus_ripresa_senza_lavoro/1146794">(Da Radio Vaticana)</a>Papa ai Frati minori: il popolo vi ama! Siate poveri e umili2015-05-26T13:07:58+00:00http://www.news.va/it/news/papa-ai-frati-minori-il-popolo-vi-ama-siate-poveri Siate poveri e minori, come San Francesco vi ha chiesto nella Regola. Il richiamo del Papa a preservare la propria identità, rivolto ai partecipanti al Capitolo Generale dell’Ordine dei Frati minori, ricevuti oggi in udienza, nella sala Clementina in Vaticano. Il servizio di Roberta Gisotti : “Minorità” e “fraternità” sono “elementi essenziale” della vostra identità, ha detto il Papa ai Frati Minori, accompagnati dal ministro generale, padre Michael Perry “Minorità significa anche uscire da sé stessi, dai propri schemi e vedute personali; significa andare oltre le strutture – che pure sono utili se usate saggiamente – oltre le abitudini e le sicurezze, per testimoniare concreta vicinanza ai poveri, ai bisognosi, agli emarginati, in un autentico atteggiamento di condivisione e di servizio”. Fraternità, per essere testimoni credibili del Vangelo, così come nella Chiesa delle origini, seppero mostrarsi i cristiani, “uniti nell’amore”, “disponibili nel dono e nel perdono vicendevole”, “solidali nella misericordia, nella benevolenza, nell’aiuto reciproco, unanimi nel condividere le gioie, le sofferenze e le esperienze della vita”: “La vostra famiglia religiosa è chiamata ad esprimere questa fraternità concreta, mediante un recupero di fiducia reciproca – e sottolineo questo: fiducia reciproca – nelle relazioni interpersonali, affinché il mondo veda e creda, riconoscendo che l’amore di Cristo guarisce le ferite e rende una cosa sola” “In questa prospettiva – ha raccomandato Francesco -  è importante che venga recuperata la coscienza di essere portatori di misericordia, di riconciliazione e di pace”: “Realizzerete con frutto questa vocazione e missione se sarete sempre più una congregazione ‘in uscita’". Ha ricordato poi il Papa che San Francesco ammoniva ed esortava ai suoi frati di andare per il mondo, senza litigare e giudicare gli altri. Esortazioni di “grande attualità anche per il nostro mondo di oggi”: “Quanto è importante vivere un’esistenza cristiana e religiosa senza perdersi in dispute e chiacchiere, coltivando un dialogo sereno con tutti, con mitezza, mansuetudine e umiltà, con mezzi poveri, annunciando la pace e vivendo sobriamente, contenti di quanto ci è offerto”. “Ciò richiede – ha sottolineato il Papa – un impegno deciso nella trasparenza, nell’uso etico e solidale dei beni, in uno stile di sobrietà e di spogliazione”:  “O siete voi liberamente poveri e minori, o finirete spogliati”. Quindi, il richiamo a confidare nello Spirito Santo per affrontare le sfide più urgenti: “Il calo numerico, l’invecchiamento e la diminuzione delle nuove vocazioni”.  Infine, un incoraggiamento: “Voi avete ereditato un’autorevolezza nel popolo di Dio con la minorità, con la fratellanza, con la mitezza, con l’umiltà, con la povertà. Per favore, conservatela! Non perdetela! Il popolo vi vuole bene, vi ama”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/05/26/OSSROM55223_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">Siate poveri e minori, come San Francesco vi ha chiesto nella Regola. Il richiamo del Papa a preservare la propria identità, rivolto ai partecipanti al Capitolo Generale dell’Ordine dei Frati minori, ricevuti oggi in udienza, nella sala Clementina in Vaticano. Il servizio di </span><strong style="line-height: 1.6;">Roberta Gisotti</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_4079523" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00479611.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Minorità” e “fraternità” sono “elementi essenziale” della vostra identità, ha detto il Papa ai Frati Minori, accompagnati dal ministro generale, padre Michael Perry</span></p> <p><em><span style="line-height: 1.6;">“Minorità significa anche uscire da sé stessi, dai propri schemi e vedute personali; significa andare oltre le strutture – che pure sono utili se usate saggiamente – oltre le abitudini e le sicurezze, per testimoniare concreta vicinanza ai poveri, ai bisognosi, agli emarginati, in un autentico atteggiamento di condivisione e di servizio”.</span></em></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Fraternità, per essere testimoni credibili del Vangelo, così come nella Chiesa delle origini, seppero mostrarsi i cristiani, “uniti nell’amore”, “disponibili nel dono e nel perdono vicendevole”, “solidali nella misericordia, nella benevolenza, nell’aiuto reciproco, unanimi nel condividere le gioie, le sofferenze e le esperienze della vita”:</span></p> <p><em><span style="line-height: 1.6;">“La vostra famiglia religiosa è chiamata ad esprimere questa fraternità concreta, mediante un recupero di fiducia reciproca – e sottolineo questo: fiducia reciproca – nelle relazioni interpersonali, affinché il mondo veda e creda, riconoscendo che l’amore di Cristo guarisce le ferite e rende una cosa sola”</span></em></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“In questa prospettiva – ha raccomandato Francesco -  è importante che venga recuperata la coscienza di essere portatori di misericordia, di riconciliazione e di pace”:</span></p> <p><em><span style="line-height: 1.6;">“Realizzerete con frutto questa vocazione e missione se sarete sempre più una congregazione ‘in uscita’".</span></em></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Ha ricordato poi il Papa che San Francesco ammoniva ed esortava ai suoi frati di andare per il mondo, senza litigare e giudicare gli altri. Esortazioni di “grande attualità anche per il nostro mondo di oggi”:</span></p> <p><em><span style="line-height: 1.6;">“Quanto è importante vivere un’esistenza cristiana e religiosa senza perdersi in dispute e chiacchiere, coltivando un dialogo sereno con tutti, con mitezza, mansuetudine e umiltà, con mezzi poveri, annunciando la pace e vivendo sobriamente, contenti di quanto ci è offerto”.</span></em></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Ciò richiede – ha sottolineato il Papa – un impegno deciso nella trasparenza, nell’uso etico e solidale dei beni, in uno stile di sobrietà e di spogliazione”:</span></p> <p><em><span style="line-height: 1.6;"> “O siete voi liberamente poveri e minori, o finirete spogliati”.</span></em></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Quindi, il richiamo a confidare nello Spirito Santo per affrontare le sfide più urgenti: “Il calo numerico, l’invecchiamento e la diminuzione delle nuove vocazioni”. </span><span style="line-height: 1.6;">Infine, un incoraggiamento:</span></p> <p><em><span style="line-height: 1.6;">“Voi avete ereditato un’autorevolezza nel popolo di Dio con la minorità, con la fratellanza, con la mitezza, con l’umiltà, con la povertà. Per favore, conservatela! Non perdetela! Il popolo vi vuole bene, vi ama”.</span></em></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/05/26/papa_ai_frati_minori_il_popolo_vi_ama!_siate_poveri_e_umili/1146790">(Da Radio Vaticana)</a>Il Papa: brutto vedere cristiani mondani, non si possono avere cielo e terra2015-05-26T10:43:48+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-brutto-vedere-cristiani-mondani-non-si-pos “E’ brutto vedere un cristiano” che vuole “seguire Gesù e la mondanità”. E’ il monito di Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha sottolineato che un cristiano è portato nella vita a fare una scelta radicale, non può esserci “un cristianesimo a metà”, non si possono avere “il cielo e la terra”. Il servizio di Alessandro Gisotti : Pietro chiede a Gesù cosa avrebbero avuto in cambio i discepoli nel seguirlo, una domanda posta dopo che il Signore aveva detto al giovane ricco di vendere tutti i suoi beni e darli ai poveri. Papa Francesco ha svolto la sua omelia muovendo da questo dialogo di grande attualità. Un cristiano non può avere il cielo e la terra, non attaccarsi ai beni Il Pontefice ha subito osservato che Gesù risponde in una direzione diversa rispetto a quella che si attendevano i discepoli: non parla di ricchezze, promette invece l’eredità del Regno dei cieli “ma con persecuzione, con la croce”: “Per questo, quando un cristiano è attaccato ai beni, fa la brutta figura di un cristiano che vuole avere due cose: il cielo e la terra. E la pietra di paragone, proprio, è questo che Gesù dice: la croce, le persecuzioni. Questo vuol dire negare se stesso, subire ogni giorno la croce … I discepoli avevano questa tentazione, di seguire Gesù ma poi quale sarà la fine di questo buon affare? Pensiamo alla mamma di Giacomo e Giovanni, quando chiese a Gesù un posto per i suoi figli: ‘Ah, questo me lo fai primo ministro, questo ministro dell’economia …’, e prese l’interesse mondano nel seguire Gesù”. Ma poi, ha annotato Francesco, “il cuore di questi discepoli è stato purificato”, fino alla Pentecoste, quando “hanno capito tutto”. “La gratuità nel seguire Gesù – ha evidenziato – è la risposta alla gratuità dell’amore e della salvezza che ci dà Gesù”. E quando “si vuole andare sia con Gesù e sia con il mondo, sia con la povertà sia con la ricchezza – ha ammonito – questo è un cristianesimo a metà, che vuole un guadagno materiale. E’ lo spirito della mondanità”. Ricchezze, vanità e orgoglio ci allontanano da Gesù Quel cristiano, ha affermato riecheggiando il profeta Elia, “zoppica su due gambe” perché “non sa cosa vuole”. Quindi, ha evidenziato che per capire questo bisogna rammentare che Gesù ci annuncia che “i primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi”, cioè “quello che crede o che è il più grande” si deve fare “il servitore, il più piccolo”: “Seguire Gesù dal punto di vista umano non è un buon affare: è servire. Lo ha fatto Lui, e se il Signore ti dà la possibilità di essere il primo, tu devi comportarti come l’ultimo, cioè nel servizio. E se il Signore ti dà la possibilità di avere beni, tu devi comportarti nel servizio, cioè per gli altri. Sono tre cose, tre scalini che ci allontanano da Gesù: le ricchezze, la vanità e l’orgoglio. Per questo sono tanto pericolose, le ricchezze, perché ti portano subito alla vanità e ti credi importante. E quando ti credi importante ti monti la testa e ti perdi”. Un cristiano mondano è una contro-testimonianza La strada indicata dal Signore, ha proseguito, è quella dello “spogliamento”, come ha fatto lui: “Chi è primo fra di voi si faccia il servo di tutti”. A Gesù, ha detto, “questo lavoro” con i discepoli “costò tanto, tanto tempo, perché non capivano bene”. E allora, ha soggiunto, “anche noi dobbiamo chiedere a Lui: ‘Ci insegni questo cammino, questa scienza del servizio? Questa scienza dell’umiltà? Questa scienza di essere gli ultimi per servire i fratelli e le sorelle della Chiesa?”: “E’ brutto vedere un cristiano, sia laico, consacrato, sacerdote, vescovo, è brutto quando si vede che vuole le due cose: seguire Gesù e i beni, seguire Gesù e la mondanità. E questo è una contro-testimonianza e allontana la gente da Gesù. Continuiamo adesso la celebrazione dell’Eucaristia, pensando alla domanda di Pietro. ‘Abbiamo lasciato tutto: come ci pagherai?’, e pensando alla risposta di Gesù. Il prezzo che Lui ci darà è la assomiglianza a Lui. Questo sarà lo ‘stipendio’. Grande ‘stipendio’, assomigliarci a Gesù!”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/05/26/OSSROM55180_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">“E’ brutto vedere un cristiano” che vuole “seguire Gesù e la mondanità”. E’ il monito di Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha sottolineato che un cristiano è portato nella vita a fare una scelta radicale, non può esserci “un cristianesimo a metà”, non si possono avere “il cielo e la terra”. Il servizio di </span><strong style="line-height: 1.6;">Alessandro Gisotti</strong><span style="line-height: 1.6;">:</span></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_4078479" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00479577.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Pietro chiede a Gesù cosa avrebbero avuto in cambio i discepoli nel seguirlo, una domanda posta dopo che il Signore aveva detto al giovane ricco di vendere tutti i suoi beni e darli ai poveri. Papa Francesco ha svolto la sua omelia muovendo da questo dialogo di grande attualità.</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">Un cristiano non può avere il cielo e la terra, non attaccarsi ai beni</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Il Pontefice ha subito osservato che Gesù risponde in una direzione diversa rispetto a quella che si attendevano i discepoli: non parla di ricchezze, promette invece l’eredità del Regno dei cieli “ma con persecuzione, con la croce”:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Per questo, quando un cristiano è attaccato ai beni, fa la brutta figura di un cristiano che vuole avere due cose: il cielo e la terra. E la pietra di paragone, proprio, è questo che Gesù dice: la croce, le persecuzioni. Questo vuol dire negare se stesso, subire ogni giorno la croce … I discepoli avevano questa tentazione, di seguire Gesù ma poi quale sarà la fine di questo buon affare? Pensiamo alla mamma di Giacomo e Giovanni, quando chiese a Gesù un posto per i suoi figli: ‘Ah, questo me lo fai primo ministro, questo ministro dell’economia …’, e prese l’interesse mondano nel seguire Gesù”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Ma poi, ha annotato Francesco, “il cuore di questi discepoli è stato purificato”, fino alla Pentecoste, quando “hanno capito tutto”. “La gratuità nel seguire Gesù – ha evidenziato – è la risposta alla gratuità dell’amore e della salvezza che ci dà Gesù”. E quando “si vuole andare sia con Gesù e sia con il mondo, sia con la povertà sia con la ricchezza – ha ammonito – questo è un cristianesimo a metà, che vuole un guadagno materiale. E’ lo spirito della mondanità”.</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">Ricchezze, vanità e orgoglio ci allontanano da Gesù</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Quel cristiano, ha affermato riecheggiando il profeta Elia, “zoppica su due gambe” perché “non sa cosa vuole”. Quindi, ha evidenziato che per capire questo bisogna rammentare che Gesù ci annuncia che “i primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi”, cioè “quello che crede o che è il più grande” si deve fare “il servitore, il più piccolo”:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Seguire Gesù dal punto di vista umano non è un buon affare: è servire. Lo ha fatto Lui, e se il Signore ti dà la possibilità di essere il primo, tu devi comportarti come l’ultimo, cioè nel servizio. E se il Signore ti dà la possibilità di avere beni, tu devi comportarti nel servizio, cioè per gli altri. Sono tre cose, tre scalini che ci allontanano da Gesù: le ricchezze, la vanità e l’orgoglio. Per questo sono tanto pericolose, le ricchezze, perché ti portano subito alla vanità e ti credi importante. E quando ti credi importante ti monti la testa e ti perdi”.</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">Un cristiano mondano è una contro-testimonianza</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">La strada indicata dal Signore, ha proseguito, è quella dello “spogliamento”, come ha fatto lui: “Chi è primo fra di voi si faccia il servo di tutti”. A Gesù, ha detto, “questo lavoro” con i discepoli “costò tanto, tanto tempo, perché non capivano bene”. E allora, ha soggiunto, “anche noi dobbiamo chiedere a Lui: ‘Ci insegni questo cammino, questa scienza del servizio? Questa scienza dell’umiltà? Questa scienza di essere gli ultimi per servire i fratelli e le sorelle della Chiesa?”:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“E’ brutto vedere un cristiano, sia laico, consacrato, sacerdote, vescovo, è brutto quando si vede che vuole le due cose: seguire Gesù e i beni, seguire Gesù e la mondanità. E questo è una contro-testimonianza e allontana la gente da Gesù. Continuiamo adesso la celebrazione dell’Eucaristia, pensando alla domanda di Pietro. ‘Abbiamo lasciato tutto: come ci pagherai?’, e pensando alla risposta di Gesù. Il prezzo che Lui ci darà è la assomiglianza a Lui. Questo sarà lo ‘stipendio’. Grande ‘stipendio’, assomigliarci a Gesù!”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/05/26/papa_brutto_vedere_cristiani_mondani_è_contro-testimonianza/1146737">(Da Radio Vaticana)</a>

  
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