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News.vahttp://www.news.va/2014-09-30T17:07:02+00:00Mons. Tomasi all’Acnur: persone non sono cargo merci, aiutare rifugiati2014-09-30T17:07:02+00:00http://www.news.va/it/news/mons-tomasi-allacnur-persone-non-sono-cargo-merci Serve un “cambiamento di mentalità” per “sconfiggere la globalizzazione dell’indifferenza”. E’ quanto sottolineato dall’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu di Ginevra, intervenuto oggi alla 65.ma sessione dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (Acnur), con particolare riferimento alla situazione in Africa. Il servizio di Alessandro Gisotti : L’arcivescovo Tomasi ha sottolineato che “troppe vittime hanno trasformato le acque del Mediterraneo in un cimitero silenzioso”. E ha condannato quanti con “crudeltà” trafficano le persone umane come fossero un “cargo” merci. Del resto, ha osservato, politiche di frontiera “eccessivamente restrittive” hanno spinto migliaia di richiedenti asilo a intraprendere un viaggio fatale per le loro vite. Lasciano la loro terra, ha ribadito, perché fuggono da “condizioni di pericolo e oppressione” e cercano una “vita decente”. L’Osservatore vaticano non ha mancato di mettere l’accento sull’ospitalità che in alcuni Paesi africani ha salvato la vita di tante persone durante le crisi che hanno “tormentato” il continente africano negli ultimi decenni. E tuttavia, ha chiesto un rinnovato impegno per prevenire i conflitti e le altre cause che portano allo sradicamento di tanta gente in Africa. Gli strumenti giuridici prodotti per proteggere le popolazioni sfollate, ha soggiunto, offrono “strumenti efficaci” affinché chi è stato sradicato dalla propria terra possa ricevere “un’adeguata protezione”. La determinazione politica a “prevenire conflitti attraverso il dialogo” e la “solidarietà”, ha concluso, riducono “il gap tra le nazioni sviluppate e quelle in via di sviluppo”, aprendo così “un sentiero verso un futuro pacifico”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/09/23/ANSA661532_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">Serve un “cambiamento di mentalità” per “sconfiggere la globalizzazione dell’indifferenza”. E’ quanto sottolineato dall’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu di Ginevra, intervenuto oggi alla 65.ma sessione dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (Acnur), con particolare riferimento alla situazione in Africa. Il servizio di </span><strong style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">Alessandro Gisotti</strong><span style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">:</span></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2280639" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00446543.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">L’arcivescovo Tomasi ha sottolineato che “troppe vittime hanno trasformato le acque del Mediterraneo in un cimitero silenzioso”. E ha condannato quanti con “crudeltà” trafficano le persone umane come fossero un “cargo” merci. Del resto, ha osservato, politiche di frontiera “eccessivamente restrittive” hanno spinto migliaia di richiedenti asilo a intraprendere un viaggio fatale per le loro vite. Lasciano la loro terra, ha ribadito, perché fuggono da “condizioni di pericolo e oppressione” e cercano una “vita decente”.</span></p> <p><span style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">L’Osservatore vaticano non ha mancato di mettere l’accento sull’ospitalità che in alcuni Paesi africani ha salvato la vita di tante persone durante le crisi che hanno “tormentato” il continente africano negli ultimi decenni. E tuttavia, ha chiesto un rinnovato impegno per prevenire i conflitti e le altre cause che portano allo sradicamento di tanta gente in Africa. Gli strumenti giuridici prodotti per proteggere le popolazioni sfollate, ha soggiunto, offrono “strumenti efficaci” affinché chi è stato sradicato dalla propria terra possa ricevere “un’adeguata protezione”. La determinazione politica a “prevenire conflitti attraverso il dialogo” e la “solidarietà”, ha concluso, riducono “il gap tra le nazioni sviluppate e quelle in via di sviluppo”, aprendo così “un sentiero verso un futuro pacifico”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/09/30/mons_tomasi_all’acnur_le_persone_non_sono_“cargo”_merci/1107588">(Da Radio Vaticana)</a>Parolin all'Onu: ricorso alla forza sia multilaterale e proporzionato2014-09-30T17:06:03+00:00http://www.news.va/it/news/parolin-allonu-ricorso-alla-forza-sia-multilateral Per preservare la pace nel mondo c’è bisogno di una rinnovata azione delle Nazioni Unite contro gli attacchi terroristici. Così ieri alla 69.ma sessione della Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, è intervenuto sulle crisi in atto nel mondo. Centrale nel suo intervento anche la persecuzione nei confronti dei cristiani e delle minoranze.  Francesca Sabatinelli: La Santa Sede ribadisce che è lecito e urgente, per fermare l’aggressione, ricorrere all’azione multilaterale e a un uso proporzionato della forza. Il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, lancia un forte monito verso la comunità internazionale, chiamata dalla Santa Sede ad assumersi la responsabilità di adottare il mezzo migliore per fermare l’aggressione ed evitare quindi il perpetrarsi di nuove e anche più gravi ingiustizie. Il porporato si riferisce apertamente ai conflitti in Siria, in Medio Oriente e in Ucraina, per dire che “è deludente che fino ad ora la comunità internazionale si sia caratterizzata per le sue voci contraddittorie se non per il silenzio. E’ fondamentale che ci sia una unità di azione per il bene comune, evitando il fuoco incrociato di veti”.  Il porporato spiega poi che il sangue versato dai cristiani e dalle altre minoranze in Siria e in Iraq, sollecita il costante impegno di tutti a rispettare e promuovere la dignità di ogni singola persona voluta e creata da Dio: "Pope Francis observes that today… Papa Francesco osserva che oggi c’è il rischio di una diffusa indifferenza, che è sinonimo di irresponsabilità che oggi si manifesta nell’atteggiamento di un’unione di Stati, creata con il preciso obiettivo di salvare vite e generazioni dagli orrori della guerra e che invece resta passiva di fronte alle atrocità sofferte da popolazioni indifese". La comunità internazionale ha disatteso il suo ruolo, dice ancora, quello di “intervenire per porre fine alla tragedia umanitaria in corso” in Iraq, così come chiesto dal Papa all’inizio di agosto, quando nella missiva al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, lanciava l’appello sulle sofferenze della minoranza cristiana, e non solo, nel nord del Paese. Un richiamo che oggi il porporato rilancia, di fronte alla drammatica situazione che si vive in Iraq e in Siria, e di fronte alla “esistenza di una organizzazione terroristica che minaccia tutti gli Stati, con l’intento di dissolverli e di rimpiazzarli con un governo mondiale pseudo-religioso”. Un fenomeno, prosegue il cardinale Parolin, che ha trovato proseliti in molti luoghi, attraendo soprattutto i giovani spesso disillusi dalla diffusa indifferenza e dalla carenza di valori nelle società ricche. Per rispondere a questo, spiega, la comunità internazionale deve promuovere una “risposta unitaria, basata su solidi criteri giuridici e su una volontà collettiva di cooperare per il bene comune”. La Santa Sede quindi ritiene necessario prima di tutto affrontare le “origini culturali e politiche delle sfide contemporanee, riconoscendo la necessità di adottare strategie innovative per affrontare questi problemi internazionali in cui i fattori culturali giocano un ruolo fondamentale”. In secondo luogo, è necessario un ulteriore studio dell’efficacia del diritto internazionale oggi, ossia sulla sua corretta attuazione attraverso i meccanismi utilizzati dalle Nazioni Unite per prevenire la guerra, fermare gli aggressori, proteggere le popolazioni e aiutare le vittime. Il tragico momento degli attacchi dell’11 settembre 2001 è stato semplificato, interpretandolo come uno scontro tra civiltà e non tenendo conto della complessità di situazioni come quella in Medio Oriente e dei conflitti civili che attualmente si vivono altrove. A volte sono state favorite soluzioni unilaterali rispetto a quelle fondate sul diritto internazionale. I metodi adottati, ha affermato il segretario di Stato, non sempre hanno rispettato l’ordine costituito o gli aspetti culturali dei popoli che loro malgrado si sono trovati coinvolti in questa nuova forma di conflitto globale. Questi errori oggi ci dovrebbero condurre - ha proseguito - a un profondo e serio esame di coscienza. Affrontare queste nuove forme di terrorismo interpretandole alla luce dello scontro fra civiltà non farà altro che provocare reazioni xenofobe, che paradossalmente rafforzeranno i sentimenti che sono al cuore del terrorismo stesso. Quindi, il cardinale Parolin richiama a quelle che sono le vie percorribili per affrontare quanto accade: promuovere il dialogo e la comprensione tra culture, così come implicito nel Preambolo del primo articolo della Carta dell’Onu, un impegno che la comunità internazionale e i governi devono affrontare se sono veramente impegnati per la pace nel mondo. Allo stesso tempo, sottolinea, non sta né alle organizzazioni internazionali né agli Stati di inventare culture. Tantomeno essi possono essere gli attori principali responsabili per il dialogo culturale e interreligioso: "International organizations and states do have the task… Le organizzazioni internazionali e gli Stati hanno il compito di promuovere e supportare, anche con i mezzi finanziari, le iniziative e i movimenti che possono promuovere il dialogo e la comprensione tra le culture, le religioni e i popoli".  Le sfide del terrorismo e della violenza non si devono affrontare con la sola apertura culturale. Ci si può servire anche del diritto internazionale e la situazione oggi richiede una interpretazione decisiva di questo diritto, con particolare attenzione alla responsabilità di proteggere. L’unica via praticabile per affrontare questa forma di terrorismo, che mira a controllare aree intere e imporre le sue leggi, è quella di agire nel quadro del diritto internazionale e ciò quindi richiede il rinnovamento delle Nazioni Unite, che si impegnino a favorire e preservare la pace. Queste forme di terrorismo, che intendono muovere guerra contro la comunità internazionale, non possono essere contenute dall’azione di un solo Stato. Ci deve quindi essere la volontà di applicare a fondo gli attuali meccanismi del diritto, rimanendo allo stesso tempo aperti alle implicazioni di questo momento cruciale. Questo garantirà un approccio multilaterale che servirà meglio la dignità umana, e che proteggerà e farà progredire lo sviluppo umano integrale in tutto il mondo. Tutto questo, oltre a risolvere i conflitti nel mondo, saprà certamente portare nuova vitalità alle Nazioni Unite. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/09/30/1566530_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Per preservare la pace nel mondo c’è bisogno di una rinnovata azione delle Nazioni Unite contro gli attacchi terroristici. Così ieri alla 69.ma sessione della Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, è intervenuto sulle crisi in atto nel mondo. Centrale nel suo intervento anche la persecuzione nei confronti dei cristiani e delle minoranze. <strong>Francesca Sabatinelli:</strong></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2280224" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00446524.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6; font-size: 13px;">La Santa Sede ribadisce che è lecito e urgente, per fermare l’aggressione, ricorrere all’azione multilaterale e a un uso proporzionato della forza. Il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, lancia un forte monito verso la comunità internazionale, chiamata dalla Santa Sede ad assumersi la responsabilità di adottare il mezzo migliore per fermare l’aggressione ed evitare quindi il perpetrarsi di nuove e anche più gravi ingiustizie. Il porporato si riferisce apertamente ai conflitti in Siria, in Medio Oriente e in Ucraina, per dire che “è deludente che fino ad ora la comunità internazionale si sia caratterizzata per le sue voci contraddittorie se non per il silenzio. E’ fondamentale che ci sia una unità di azione per il bene comune, evitando il fuoco incrociato di veti”.  Il porporato spiega poi che il sangue versato dai cristiani e dalle altre minoranze in Siria e in Iraq, sollecita il costante impegno di tutti a rispettare e promuovere la dignità di ogni singola persona voluta e creata da Dio:</span></p> <p><strong><span style="line-height: 1.6;">"Pope Francis observes that today…</span></strong><br/> <strong style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">Papa Francesco osserva che oggi c’è il rischio di una diffusa indifferenza, che è sinonimo di irresponsabilità che oggi si manifesta nell’atteggiamento di un’unione di Stati, creata con il preciso obiettivo di salvare vite e generazioni dagli orrori della guerra e che invece resta passiva di fronte alle atrocità sofferte da popolazioni indifese".</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6; font-size: 13px;">La comunità internazionale ha disatteso il suo ruolo, dice ancora, quello di “intervenire per porre fine alla tragedia umanitaria in corso” in Iraq, così come chiesto dal Papa all’inizio di agosto, quando nella missiva al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, lanciava l’appello sulle sofferenze della minoranza cristiana, e non solo, nel nord del Paese.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6; font-size: 13px;">Un richiamo che oggi il porporato rilancia, di fronte alla drammatica situazione che si vive in Iraq e in Siria, e di fronte alla “esistenza di una organizzazione terroristica che minaccia tutti gli Stati, con l’intento di dissolverli e di rimpiazzarli con un governo mondiale pseudo-religioso”. Un fenomeno, prosegue il cardinale Parolin, che ha trovato proseliti in molti luoghi, attraendo soprattutto i giovani spesso disillusi dalla diffusa indifferenza e dalla carenza di valori nelle società ricche. Per rispondere a questo, spiega, la comunità internazionale deve promuovere una “risposta unitaria, basata su solidi criteri giuridici e su una volontà collettiva di cooperare per il bene comune”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6; font-size: 13px;">La Santa Sede quindi ritiene necessario prima di tutto affrontare le “origini culturali e politiche delle sfide contemporanee, riconoscendo la necessità di adottare strategie innovative per affrontare questi problemi internazionali in cui i fattori culturali giocano un ruolo fondamentale”. In secondo luogo, è necessario un ulteriore studio dell’efficacia del diritto internazionale oggi, ossia sulla sua corretta attuazione attraverso i meccanismi utilizzati dalle Nazioni Unite per prevenire la guerra, fermare gli aggressori, proteggere le popolazioni e aiutare le vittime.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6; font-size: 13px;">Il tragico momento degli attacchi dell’11 settembre 2001 è stato semplificato, interpretandolo come uno scontro tra civiltà e non tenendo conto della complessità di situazioni come quella in Medio Oriente e dei conflitti civili che attualmente si vivono altrove. A volte sono state favorite soluzioni unilaterali rispetto a quelle fondate sul diritto internazionale. I metodi adottati, ha affermato il segretario di Stato, non sempre hanno rispettato l’ordine costituito o gli aspetti culturali dei popoli che loro malgrado si sono trovati coinvolti in questa nuova forma di conflitto globale. Questi errori oggi ci dovrebbero condurre - ha proseguito - a un profondo e serio esame di coscienza. Affrontare queste nuove forme di terrorismo interpretandole alla luce dello scontro fra civiltà non farà altro che provocare reazioni xenofobe, che paradossalmente rafforzeranno i sentimenti che sono al cuore del terrorismo stesso.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Quindi, il cardinale Parolin richiama a quelle che sono le vie percorribili per affrontare quanto accade: promuovere il dialogo e la comprensione tra culture, così come implicito nel Preambolo del primo articolo della Carta dell’Onu, un impegno che la comunità internazionale e i governi devono affrontare se sono veramente impegnati per la pace nel mondo. Allo stesso tempo, sottolinea, non sta né alle organizzazioni internazionali né agli Stati di inventare culture. Tantomeno essi possono essere gli attori principali responsabili per il dialogo culturale e interreligioso:</span></p> <p><strong><span style="line-height: 1.6;">"International organizations and states do have the task…</span></strong><br/> <strong style="font-size: 13px; line-height: 1.6;">Le organizzazioni internazionali e gli Stati hanno il compito di promuovere e supportare, anche con i mezzi finanziari, le iniziative e i movimenti che possono promuovere il dialogo e la comprensione tra le culture, le religioni e i popoli".</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;"> Le sfide del terrorismo e della violenza non si devono affrontare con la sola apertura culturale. Ci si può servire anche del diritto internazionale e la situazione oggi richiede una interpretazione decisiva di questo diritto, con particolare attenzione alla responsabilità di proteggere. L’unica via praticabile per affrontare questa forma di terrorismo, che mira a controllare aree intere e imporre le sue leggi, è quella di agire nel quadro del diritto internazionale e ciò quindi richiede il rinnovamento delle Nazioni Unite, che si impegnino a favorire e preservare la pace. Queste forme di terrorismo, che intendono muovere guerra contro la comunità internazionale, non possono essere contenute dall’azione di un solo Stato. Ci deve quindi essere la volontà di applicare a fondo gli attuali meccanismi del diritto, rimanendo allo stesso tempo aperti alle implicazioni di questo momento cruciale. Questo garantirà un approccio multilaterale che servirà meglio la dignità umana, e che proteggerà e farà progredire lo sviluppo umano integrale in tutto il mondo. Tutto questo, oltre a risolvere i conflitti nel mondo, saprà certamente portare nuova vitalità alle Nazioni Unite.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/09/30/parolin_ricorso_alla_forza_multilaterale_e_proporzionato/1107583">(Da Radio Vaticana)</a>Il Papa: evitare lamentele da teatro, pregare per chi soffre davvero2014-09-30T17:06:02+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-evitare-lamentele-da-teatro-pregare-per-ch Anche il lamento, in momenti bui, diventa preghiera ma guardiamoci dalle “lamentele da teatro”. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Papa ha preso spunto da un passo del Libro di Giobbe, contenuto nella Prima Lettura. Quindi, ha ricordato chi vive “grandi tragedie” come i cristiani cacciati dalle loro case per la propria fede. Il servizio di Alessandro Gisotti : Giobbe maledice il giorno in cui è nato, la sua preghiera appare come una maledizione. Papa Francesco ha incentrato la sua omelia sulla Prima Lettura che ci mostra Giobbe maledire la sua vita. “E’ stato messo alla prova – ha rammentato il Papa – ha perso tutta la famiglia, ha perso tutti i beni, ha perso la salute e tutto il suo corpo è diventato una piaga, una piaga schifosa”. In quel momento, ha sottolineato Francesco, “è finita la pazienza e lui dice queste cose. Sono brutte! Ma lui sempre era abituato a parlare con la verità e questa è la verità che lui sente in quel momento”. Anche Geremia, ha rammentato, “usa quasi le stesse parole: ‘Maledetto il giorno che nacqui!’”. “Ma questo uomo bestemmia? Questa è la mia domanda – si è chiesto Francesco – quest’uomo che sta solo, così, in questo, bestemmia?” “Gesù, quando si lamenta – ‘Padre, perché mi ha abbandonato!’ - bestemmia? Il mistero è questo. Tante volte io ho sentito persone che stanno vivendo situazioni difficili, dolorose, che hanno perso tanto o si sentono sole e abbandonate e vengono a lamentarsi e fanno queste domande: perché? Perché? Si ribellano contro Dio. E io dico: ‘Continua a pregare così, perché anche questa è una preghiera’. Era una preghiera quando Gesù ha detto a suo Padre: ‘Perché mi ha abbandonato!’”. E’ una “preghiera quella che fa Giobbe qui. Perché, ha evidenziato, pregare è diventare in verità davanti a Dio. E Giobbe non poteva pregare altrimenti”. “Si prega con la realtà – ha soggiunto – la vera preghiera viene dal cuore, dal momento che uno vive”. “E’ la preghiera nei momenti del buio, nei momenti della vita – ha detto il Papa – dove non c’è speranza, non si vede l’orizzonte”: “E tanta gente, tanta oggi, è nella situazione di Giobbe. Tanta gente buona, come Giobbe, non capisce cosa le è accaduto, perché è così. Tanti fratelli e sorelle che non hanno speranza. Pensiamo alle tragedie, alle grandi tragedie, per esempio questi fratelli nostri che per essere cristiani sono cacciati via dalla loro casa e rimangono senza niente: ‘Ma, Signore, io ho creduto in te. Perché? Credere in Te è una maledizione, Signore?’”. “Pensiamo agli anziani lasciati da parte – ha proseguito – pensiamo agli ammalati, a tanta gente sola, negli ospedali”. Per tutta questa gente, e “anche per noi quando andiamo nel cammino del buio – ha assicurato – la Chiesa prega. La Chiesa prega! E prende su di sé questo dolore e prega”. E noi, “senza malattie, senza fame, senza bisogni importanti – ha ammonito – quando abbiamo un po’ di buio nell’anima, ci crediamo di essere martiri e smettiamo di pregare”. E c’è chi dice: “Mi sono arrabbiato con Dio, non vado più a Messa!”. “Ma perché?”, chiede il Papa. “Per una cosina piccolina”, è la risposta. Francesco ha così rammentato che Santa Teresa di Gesù Bambino, negli ultimi mesi della sua vita, “cercava di pensare al cielo, sentiva dentro di sé, come fosse una voce che diceva ‘Ma non essere sciocca, non farti fantasie. Sai cosa ti aspetta? Il niente!’”. “Tante volte passiamo per questa situazione, viviamo questa situazione. E tanta gente che soltanto pensa di finire nel niente. E lei, Santa Teresa, pregava e chiedeva forza per andare avanti, nel buio. Questo si chiama entrare in pazienza . La nostra vita è troppo facile, le nostre lamentele sono lamentele da teatro. Davanti a queste, a questi lamenti di tanta gente, di tanti fratelli e sorelle che sono nel buio, che hanno perso quasi la memoria, quasi la speranza – che vivono quell’ esilio da se stessi , sono esiliati, anche da se stessi – niente! E Gesù ha fatto questa strada: dalla sera al Monte degli Ulivi fino all’ultima parola dalla Croce: ‘Padre, perché mi hai abbandonato!’”. Francesco ha quindi indicato due “cose” che possono servire. “Prima: prepararsi, per quando verrà il buio”, che forse non sarà tanto duro come per Giobbe “ma avremo un tempo di buio. Preparare il cuore per quel momento”. E secondo: “Pregare, come prega la Chiesa, con la Chiesa per tanti fratelli e sorelle che patiscono l’esilio da se stessi, nel buio e nella sofferenza, senza speranza alla mano”. E’ la “preghiera della Chiesa – ha concluso – per questi ‘Gesù sofferenti’, che ci sono dappertutto”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/09/30/1566476_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">Anche il lamento, in momenti bui, diventa preghiera ma guardiamoci dalle “lamentele da teatro”. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Papa ha preso spunto da un passo del Libro di Giobbe, contenuto nella Prima Lettura. Quindi, ha ricordato chi vive “grandi tragedie” come i cristiani cacciati dalle loro case per la propria fede. Il servizio di </span><strong style="line-height: 1.6;">Alessandro Gisotti</strong><span style="line-height: 1.6;">:</span></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_2278291" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00446462.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6; font-size: 13px;">Giobbe maledice il giorno in cui è nato, la sua preghiera appare come una maledizione. Papa Francesco ha incentrato la sua omelia sulla Prima Lettura che ci mostra Giobbe maledire la sua vita. “E’ stato messo alla prova – ha rammentato il Papa – ha perso tutta la famiglia, ha perso tutti i beni, ha perso la salute e tutto il suo corpo è diventato una piaga, una piaga schifosa”. In quel momento, ha sottolineato Francesco, “è finita la pazienza e lui dice queste cose. Sono brutte! Ma lui sempre era abituato a parlare con la verità e questa è la verità che lui sente in quel momento”. Anche Geremia, ha rammentato, “usa quasi le stesse parole: ‘Maledetto il giorno che nacqui!’”. “Ma questo uomo bestemmia? Questa è la mia domanda – si è chiesto Francesco – quest’uomo che sta solo, così, in questo, bestemmia?”</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“Gesù, quando si lamenta – ‘Padre, perché mi ha abbandonato!’ - bestemmia? Il mistero è questo. Tante volte io ho sentito persone che stanno vivendo situazioni difficili, dolorose, che hanno perso tanto o si sentono sole e abbandonate e vengono a lamentarsi e fanno queste domande: perché? Perché? Si ribellano contro Dio. E io dico: ‘Continua a pregare così, perché anche questa è una preghiera’. Era una preghiera quando Gesù ha detto a suo Padre: ‘Perché mi ha abbandonato!’”.</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">E’ una “preghiera quella che fa Giobbe qui. Perché, ha evidenziato, pregare è diventare in verità davanti a Dio. E Giobbe non poteva pregare altrimenti”. “Si prega con la realtà – ha soggiunto – la vera preghiera viene dal cuore, dal momento che uno vive”. “E’ la preghiera nei momenti del buio, nei momenti della vita – ha detto il Papa – dove non c’è speranza, non si vede l’orizzonte”:</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“E tanta gente, tanta oggi, è nella situazione di Giobbe. Tanta gente buona, come Giobbe, non capisce cosa le è accaduto, perché è così. Tanti fratelli e sorelle che non hanno speranza. Pensiamo alle tragedie, alle grandi tragedie, per esempio questi fratelli nostri che per essere cristiani sono cacciati via dalla loro casa e rimangono senza niente: ‘Ma, Signore, io ho creduto in te. Perché? Credere in Te è una maledizione, Signore?’”.</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Pensiamo agli anziani lasciati da parte – ha proseguito – pensiamo agli ammalati, a tanta gente sola, negli ospedali”. Per tutta questa gente, e “anche per noi quando andiamo nel cammino del buio – ha assicurato – la Chiesa prega. La Chiesa prega! E prende su di sé questo dolore e prega”. E noi, “senza malattie, senza fame, senza bisogni importanti – ha ammonito – quando abbiamo un po’ di buio nell’anima, ci crediamo di essere martiri e smettiamo di pregare”. E c’è chi dice: “Mi sono arrabbiato con Dio, non vado più a Messa!”. “Ma perché?”, chiede il Papa. “Per una cosina piccolina”, è la risposta. Francesco ha così rammentato che Santa Teresa di Gesù Bambino, negli ultimi mesi della sua vita, “cercava di pensare al cielo, sentiva dentro di sé, come fosse una voce che diceva ‘Ma non essere sciocca, non farti fantasie. Sai cosa ti aspetta? Il niente!’”.</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">“Tante volte passiamo per questa situazione, viviamo questa situazione. E tanta gente che soltanto pensa di finire nel niente. E lei, Santa Teresa, pregava e chiedeva forza per andare avanti, nel buio. Questo si chiama <em>entrare in pazienza</em>. La nostra vita è troppo facile, le nostre lamentele sono lamentele da teatro. Davanti a queste, a questi lamenti di tanta gente, di tanti fratelli e sorelle che sono nel buio, che hanno perso quasi la memoria, quasi la speranza – che vivono quell’<em>esilio da se stessi</em>, sono esiliati, anche da se stessi – niente! E Gesù ha fatto questa strada: dalla sera al Monte degli Ulivi fino all’ultima parola dalla Croce: ‘Padre, perché mi hai abbandonato!’”.</strong></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Francesco ha quindi indicato due “cose” che possono servire. “Prima: prepararsi, per quando verrà il buio”, che forse non sarà tanto duro come per Giobbe “ma avremo un tempo di buio. Preparare il cuore per quel momento”. E secondo: “Pregare, come prega la Chiesa, con la Chiesa per tanti fratelli e sorelle che patiscono l’esilio da se stessi, nel buio e nella sofferenza, senza speranza alla mano”. E’ la “preghiera della Chiesa – ha concluso – per questi ‘Gesù sofferenti’, che ci sono dappertutto”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/09/30/il_papa_evitare_lamentele_da_teatro,_pregare_per_chi_soffre/1107560">(Da Radio Vaticana)</a>Dal 2 al 4 ottobre vertice in Vaticano su crisi in Medio Oriente2014-09-30T14:02:03+00:00http://www.news.va/it/news/dal-2-al-4-ottobre-vertice-in-vaticano-su-crisi-in Un vertice per fare il punto, assieme a Papa Francesco, sulla crisi che da lungo tempo sta scuotendo tutta l’area mediorientale. È quello convocato dal 2 al 4 ottobre in Vaticano, che vedrà i nunzi apostolici nel Medio Oriente riuniti con i superiori della Curia Romana. A prendervi parte saranno rappresentanti pontifici in Egitto, Israele/Gerusalemme/Palestina, Giordania/Iraq, Iran, Libano, Siria, Turchia, oltre ai rappresentanti della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York e Ginevra e presso l’Unione Europea. Per la Curia Romana, prosegue la nota, parteciperanno il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, il sostituto, il segretario e il sottosegretario per i Rapporti con gli Stati. Presenti anche il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli (recentemente inviato del Papa nella regione), e i responsabili di diversi Dicasteri più direttamente coinvolti, ovvero la Congregazione per le Chiese Orientali e i Pontifici Consigli per il Dialogo interreligioso, per l’Unità dei Cristiani, per la Giustizia e la Pace, per i Migranti e gli Itineranti e il dicastero di “Cor Unum”. Papa Francesco “saluterà i partecipanti all’inizio dell’incontro, al mattino di giovedì 2”, mentre l’incontro terminerà nella mattinata di sabato 4 ottobre. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/08/15/AFP3469701_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Un vertice per fare il punto, assieme a Papa Francesco, sulla crisi che da lungo tempo sta scuotendo tutta l’area mediorientale. È quello convocato dal 2 al 4 ottobre in Vaticano, che vedrà i nunzi apostolici nel Medio Oriente riuniti con i superiori della Curia Romana.</p> <p>A prendervi parte saranno rappresentanti pontifici in Egitto, Israele/Gerusalemme/Palestina, Giordania/Iraq, Iran, Libano, Siria, Turchia, oltre ai rappresentanti della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York e Ginevra e presso l’Unione Europea.</p> <p>Per la Curia Romana, prosegue la nota, parteciperanno il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, il sostituto, il segretario e il sottosegretario per i Rapporti con gli Stati. Presenti anche il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli (recentemente inviato del Papa nella regione), e i responsabili di diversi Dicasteri più direttamente coinvolti, ovvero la Congregazione per le Chiese Orientali e i Pontifici Consigli per il Dialogo interreligioso, per l’Unità dei Cristiani, per la Giustizia e la Pace, per i Migranti e gli Itineranti e il dicastero di “Cor Unum”.</p> <p>Papa Francesco “saluterà i partecipanti all’inizio dell’incontro, al mattino di giovedì 2”, mentre l’incontro terminerà nella mattinata di sabato 4 ottobre.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/09/30/dal_2_al_4_ottobre_vertice_in_vaticano_su_medio_oriente/1107571">(Da Radio Vaticana)</a>Video: No a lamenti da teatro, preghiamo per chi soffre2014-09-30T12:30:36+00:00http://www.news.va/it/news/no-a-lamenti-da-teatro-preghiamo-per-chi-soffre-2Papa Francesco, nell’omelia della messa del mattino a Casa Santa Marta, ha sottolineato che nei momenti davvero bui, il lamento, il chiedersi “perché Signore?” diventa preghiera. Però dobbiamo evitare le lamentele da teatro e prepararci ai momenti bui....<p>Papa Francesco, nell’omelia della messa del mattino a Casa Santa Marta, ha sottolineato che nei momenti davvero bui, il lamento, il chiedersi “perché Signore?” diventa preghiera. Però dobbiamo evitare le lamentele da teatro e prepararci ai momenti bui.</p>Messaggio del Papa per la riapertura della Cattedrale di Gaeta2014-09-29T17:52:04+00:00http://www.news.va/it/news/messaggio-del-papa-per-la-riapertura-della-cattedr La Cattedrale di Gaeta, intitolata a Santa Maria Assunta, è stata riaperta al culto sabato scorso dopo lunghi anni di lavori di restauro. A presiedere la cerimonia di dedicazione, dopo una processione al santuario locale della Santissima Annunziata, è stato l’arcivescovo della città, mons. Fabio Bernardo D’ Onorio. Nell’occasione, il Papa ha inviato un messaggio a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, in cui esprime “vivo compiacimento per l’accresciuto decoro dell’edificio sacro e per l’opportuno recupero del significativo monumento di fede e di arte, ove il popolo santo di Dio professa la fede dei padri, canta le lodi del Signore e attinge dalla Parola e dall’Eucaristia l’alimento per camminare unito nella via del Vangelo”. Il Papa “auspica che il significativo evento susciti nei pastori e nei fedeli sempre più generoso impegno nella testimonianza cristiana, affinché cresca quella costruzione spirituale di cui Cristo è la pietra angolare”. La Cattedrale di Gaeta fu edificata tra il X e XI secolo su una pre-esistente chiesa dedicata a Santa Maria del Parco del VII secolo e consacrata da papa Pasquale II nel 1106. Dopo un disastroso terremoto nel 1231 fu ricostruita in sette navate, per poi esser restaurata in stile neoclassico da Pietro Paolo Ferrara. Il Duomo è stato oggetto di forti rimaneggiamenti nei secoli. Il restauro attuale ha rappresentato anche un tentativo di fare luce sulle diverse fasi edilizie, le cui tracce furono offuscate dal catastrofico bombardamento dell'8 settembre 1943. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/09/28/ANSA664819_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>La Cattedrale di Gaeta, intitolata a Santa Maria Assunta, è stata riaperta al culto sabato scorso dopo lunghi anni di lavori di restauro. A presiedere la cerimonia di dedicazione, dopo una processione al santuario locale della Santissima Annunziata, è stato l’arcivescovo della città, mons. Fabio Bernardo D’ Onorio.</p> <p><span style="line-height: 1.6;">Nell’occasione, il Papa ha inviato un messaggio a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, in cui esprime “vivo compiacimento per l’accresciuto decoro dell’edificio sacro e per l’opportuno recupero del significativo monumento di fede e di arte, ove il popolo santo di Dio professa la fede dei padri, canta le lodi del Signore e attinge dalla Parola e dall’Eucaristia l’alimento per camminare unito nella via del Vangelo”. Il Papa “auspica che il significativo evento susciti nei pastori e nei fedeli sempre più generoso impegno nella testimonianza cristiana, affinché cresca quella costruzione spirituale di cui Cristo è la pietra angolare”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">La Cattedrale di Gaeta fu edificata tra il X e XI secolo su una pre-esistente chiesa dedicata a Santa Maria del Parco del VII secolo e consacrata da papa Pasquale II nel 1106. Dopo un disastroso terremoto nel 1231 fu ricostruita in sette navate, per poi esser restaurata in stile neoclassico da Pietro Paolo Ferrara. Il Duomo è stato oggetto di forti rimaneggiamenti nei secoli. Il restauro attuale ha rappresentato anche un tentativo di fare luce sulle diverse fasi edilizie, le cui tracce furono offuscate dal catastrofico bombardamento dell'8 settembre 1943.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2014/09/29/messaggio_del_papa_per_la_riapertura_cattedrale_di_gaeta/1107515">(Da Radio Vaticana)</a>

  
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Papa Francesco - Foto Udienza 4 giugno 2014

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