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News.vahttp://www.news.va/2016-05-01T13:59:16+00:00Auguri del Pontefice alle Chiese d’Oriente che celebrano la Pasqua2016-05-01T13:59:16+00:00http://www.news.va/it/news/auguri-del-papa-alle-chiese-doriente-che-celebrano Il Papa dopo la recita del Regina Caeli ha rivolto un saluto alle Chiese d’Oriente che oggi celebrano la Pasqua. Alla ricorrenza, Francesco ha dedicato anche un Tweet. Ce ne parla Eugenio Bonanata : “Rivolgo un cordiale augurio ai fedeli delle Chiese d’Oriente che oggi celebrano la Santa Pasqua”. Così Papa Francesco in un Tweet, lanciato stamattina attraverso l’account @Pontifex, prima di dedicare un pensiero alla ricorrenza durante il Regina Caeli: “Il Signore Risorto rechi a tutti i doni della sua luce e della sua pace.  Christos anesti ”! Proprio per la Pasqua celebrata dalle Chiese che seguono il Calendario giuliano, ieri a Minsk, in Bielorussia, è stato raggiunto un accordo per l'Ucraina e per un cessate il fuoco completo nel sud-est del Paese, dove la ricorrenza viene osservata sia dagli ortodossi sia dai greco cattolici. Attraverso un messaggio, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, ha invitato i fedeli a testimoniare l’amore verso il prossimo, in mezzo alle atrocità del mondo contemporaneo, dilaniato da terrorismo, guerre e sofferenze. A fargli eco l’esortazione “a purificare il proprio cuore” per riuscire “ad avvertire pienamente la presenza del Risorto” lanciata Gennadios, metropolita ortodosso d’Italia e Malta. E anche il Patriarca della Chiesa ortodossa serba, Irinej, ha diffuso un messaggio chiedendo di perdonare, di “non giudicare gli altri” e di “non avere paura del mondo”, “nonostante le ideologie mondane, la mancanza di unità, l’odio e la violenza”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/04/30/OSSROM120867_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">Il Papa dopo la recita del Regina Caeli ha rivolto un saluto alle Chiese d’Oriente che oggi celebrano la Pasqua. Alla ricorrenza, Francesco ha dedicato anche un Tweet. Ce ne parla <strong>Eugenio Bonanata</strong>:</span></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_6974601" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00528514.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00528514.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Rivolgo un cordiale augurio ai fedeli delle Chiese d’Oriente che oggi celebrano la Santa Pasqua”. Così Papa Francesco in un Tweet, lanciato stamattina attraverso l’account @Pontifex, prima di dedicare un pensiero alla ricorrenza durante il Regina Caeli:</span></p> <p>“Il Signore Risorto rechi a tutti i doni della sua luce e della sua pace. <em>Christos anesti</em>”!</p> <p>Proprio per la Pasqua celebrata dalle Chiese che seguono il Calendario giuliano, ieri a Minsk, in Bielorussia, è stato raggiunto un accordo per l'Ucraina e per un cessate il fuoco completo nel sud-est del Paese, dove la ricorrenza viene osservata sia dagli ortodossi sia dai greco cattolici. Attraverso un messaggio, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, ha invitato i fedeli a testimoniare l’amore verso il prossimo, in mezzo alle atrocità del mondo contemporaneo, dilaniato da terrorismo, guerre e sofferenze. A fargli eco l’esortazione “a purificare il proprio cuore” per riuscire “ad avvertire pienamente la presenza del Risorto” lanciata Gennadios, metropolita ortodosso d’Italia e Malta. E anche il Patriarca della Chiesa ortodossa serba, Irinej, ha diffuso un messaggio chiedendo di perdonare, di “non giudicare gli altri” e di “non avere paura del mondo”, “nonostante le ideologie mondane, la mancanza di unità, l’odio e la violenza”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/05/01/auguri_del_pontefice_alle_chiese_d’oriente_per_la_pasqua/1226764">(Da Radio Vaticana)</a>Papa prega per pace in Siria e dignità umana. E dice: non tollerare abusi su minori2016-05-01T13:05:27+00:00http://www.news.va/it/news/papa-prega-per-pace-in-siria-e-dignita-umana-e-dic Rafforzare il dialogo per la pace di fronte alla “disperata situazione umanitaria” della Siria; difendere i minori senza tollerarne “gli abusi”; promuovere la dignità umana nel “pieno rispetto delle normative sul lavoro e sull’ambiente”. Sono le riflessioni e, insieme, la preghiera del Papa al Regina Caeli in Piazza San Pietro, dedicato anche al significato del dono dello Spirito Santo nella nostra vita. Il servizio di Giada Aquilino : E’ un Papa che riceve con “profondo dolore” le drammatiche notizie provenienti dalla Siria e, subito dopo la recita del Regina Caeli, prega perché termini al più presto “la spirale di violenza che - osserva - continua ad aggravare la già disperata situazione umanitaria del Paese”. Il pensiero va alla “città di Aleppo” e alle “vittime innocenti” del conflitto, tra cui “perfino” - ricorda - i bambini, i malati e coloro che “con grande sacrificio” sono impegnati a prestare aiuto al prossimo: “Esorto tutte le parti coinvolte nel conflitto a rispettare la cessazione delle ostilità e a rafforzare il dialogo in corso, unica strada che conduce alla pace”. Francesco ricorda anche chi lotta “contro ogni forma di abuso sui minori”: lo fa salutando e esortando a continuare con coraggio l’impegno dell’associazione “Meter” di don Fortunato Di Noto: “Questa è una tragedia! Non dobbiamo tollerare gli abusi sui minori! Dobbiamo difendere i minori e dobbiamo punire severamente gli abusatori”. Nel giorno in cui la Chiesa celebra San Giuseppe lavoratore, festa dei lavoratori in tutto il mondo, e ricordando che nelle prossime ore a Roma si tiene la Conferenza Internazionale sul tema “Lo sviluppo sostenibile e le forme più vulnerabili di lavoro”, il Pontefice auspica una sensibilizzazione di autorità, istituzioni politiche ed economiche e società civile: “Si promuova un modello di sviluppo che tenga conto della dignità umana, nel pieno rispetto delle normative sul lavoro e sull’ambiente”. Nel corso del Regina Caeli, ripercorrendo il Vangelo di Giovanni dedicato all’Ultima Cena, il Papa ricorda poi che “non siamo soli”, perché “Gesù è vicino a noi, in mezzo a noi, dentro di noi”, attraverso il dono dello Spirito Santo, per mezzo del quale è possibile instaurare un rapporto vivo col “Crocifisso Risorto”. Ed il segno della presenza dello Spirito Santo, aggiunge, è “la pace che Gesù dona ai suoi discepoli”: “Essa è diversa da quella che gli uomini si augurano e tentano di realizzare. La pace di Gesù sgorga dalla vittoria sul peccato, sull’egoismo che ci impedisce di amarci come fratelli. E’ dono di Dio e segno della sua presenza”. Ogni discepolo è “chiamato oggi a seguire Gesù portando la croce” e ricevendo la Sua pace: “Lo Spirito, effuso in noi con i sacramenti del Battesimo e della Cresima, agisce nella nostra vita. Lui ci guida nel modo di pensare, di agire, di distinguere che cosa è bene e che cosa è male; ci aiuta a praticare la carità di Gesù, il suo donarsi agli altri, specialmente ai più bisognosi”. D’altra parte, come fu per gli apostoli, anche oggi - prosegue - lo Spirito Santo insegna e ricorda “nei nostri cuori” le parole di Cristo. Ai discepoli servì a “comprendere sempre più pienamente il Vangelo”, per essere “inviati” a portarne l’annuncio “in tutto il mondo” e a “risvegliare la memoria” sugli insegnamenti di Gesù. Questo - spiega - è “ciò che avviene ancora oggi nella Chiesa”, guidata dalla luce e dalla forza dello Spirito Santo, perché “possa portare a tutti il dono della salvezza, cioè l’amore e la misericordia di Dio”: “Quando voi leggete tutti i giorni - come vi ho consigliato - un brano, un passo del Vangelo, chiedere allo Spirito Santo: ‘Che io capisca e che io ricordi queste parole di Gesù’. E poi leggere il passo, tutti i giorni... Ma quella preghiera prima allo Spirito, che è nel nostro cuore: ‘Che io ricordi e che io capisca’”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/05/01/REUTERS1407142_LancioGrande.JPG" title=""/> <p>Rafforzare il dialogo per la pace di fronte alla “disperata situazione umanitaria” della Siria; difendere i minori senza tollerarne “gli abusi”; promuovere la dignità umana nel “pieno rispetto delle normative sul lavoro e sull’ambiente”. Sono le riflessioni e, insieme, la preghiera del Papa al Regina Caeli in Piazza San Pietro, dedicato anche al significato del dono dello Spirito Santo nella nostra vita. Il servizio di <strong>Giada Aquilino</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_6974363" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00528510.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00528510.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>E’ un Papa che riceve con “profondo dolore” le drammatiche notizie provenienti dalla Siria e, subito dopo la recita del Regina Caeli, prega perché termini al più presto “la spirale di violenza che - osserva - continua ad aggravare la già disperata situazione umanitaria del Paese”. Il pensiero va alla “città di Aleppo” e alle “vittime innocenti” del conflitto, tra cui “perfino” - ricorda - i bambini, i malati e coloro che “con grande sacrificio” sono impegnati a prestare aiuto al prossimo:</p> <p>“Esorto tutte le parti coinvolte nel conflitto a rispettare la cessazione delle ostilità e a rafforzare il dialogo in corso, unica strada che conduce alla pace”.</p> <p>Francesco ricorda anche chi lotta “contro ogni forma di abuso sui minori”: lo fa salutando e esortando a continuare con coraggio l’impegno dell’associazione “Meter” di don Fortunato Di Noto:</p> <p>“Questa è una tragedia! Non dobbiamo tollerare gli abusi sui minori! Dobbiamo difendere i minori e dobbiamo punire severamente gli abusatori”.</p> <p>Nel giorno in cui la Chiesa celebra San Giuseppe lavoratore, festa dei lavoratori in tutto il mondo, e ricordando che nelle prossime ore a Roma si tiene la Conferenza Internazionale sul tema “Lo sviluppo sostenibile e le forme più vulnerabili di lavoro”, il Pontefice auspica una sensibilizzazione di autorità, istituzioni politiche ed economiche e società civile:</p> <p>“Si promuova un modello di sviluppo che tenga conto della dignità umana, nel pieno rispetto delle normative sul lavoro e sull’ambiente”.</p> <p>Nel corso del Regina Caeli, ripercorrendo il Vangelo di Giovanni dedicato all’Ultima Cena, il Papa ricorda poi che “non siamo soli”, perché “Gesù è vicino a noi, in mezzo a noi, dentro di noi”, attraverso il dono dello Spirito Santo, per mezzo del quale è possibile instaurare un rapporto vivo col “Crocifisso Risorto”. Ed il segno della presenza dello Spirito Santo, aggiunge, è “la pace che Gesù dona ai suoi discepoli”:</p> <p>“Essa è diversa da quella che gli uomini si augurano e tentano di realizzare. La pace di Gesù sgorga dalla vittoria sul peccato, sull’egoismo che ci impedisce di amarci come fratelli. E’ dono di Dio e segno della sua presenza”.</p> <p>Ogni discepolo è “chiamato oggi a seguire Gesù portando la croce” e ricevendo la Sua pace:</p> <p>“Lo Spirito, effuso in noi con i sacramenti del Battesimo e della Cresima, agisce nella nostra vita. Lui ci guida nel modo di pensare, di agire, di distinguere che cosa è bene e che cosa è male; ci aiuta a praticare la carità di Gesù, il suo donarsi agli altri, specialmente ai più bisognosi”.</p> <p>D’altra parte, come fu per gli apostoli, anche oggi - prosegue - lo Spirito Santo insegna e ricorda “nei nostri cuori” le parole di Cristo. Ai discepoli servì a “comprendere sempre più pienamente il Vangelo”, per essere “inviati” a portarne l’annuncio “in tutto il mondo” e a “risvegliare la memoria” sugli insegnamenti di Gesù. Questo - spiega - è “ciò che avviene ancora oggi nella Chiesa”, guidata dalla luce e dalla forza dello Spirito Santo, perché “possa portare a tutti il dono della salvezza, cioè l’amore e la misericordia di Dio”:</p> <p>“Quando voi leggete tutti i giorni - come vi ho consigliato - un brano, un passo del Vangelo, chiedere allo Spirito Santo: ‘Che io capisca e che io ricordi queste parole di Gesù’. E poi leggere il passo, tutti i giorni... Ma quella preghiera prima allo Spirito, che è nel nostro cuore: ‘Che io ricordi e che io capisca’”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/05/01/la_preghiera_del_papa_al_regina_caeli/1226765">(Da Radio Vaticana)</a>​All’udienza giubilare Francesco ribadisce il primato della misericordia nel confessionale e incoraggia i militari a essere seminatori di pace - Niente ostacoli alla riconciliazione2016-04-30T12:04:58+00:00http://www.news.va/it/news/alludienza-giubilare-francesco-ribadisce-il-primatUn’esortazione a «non mettere ostacoli alle persone che vogliono riconciliarsi con Dio» è stata rivolta da Papa Francesco ai confessori durante l’udienza giubilare di sabato mattina, 30 aprile, in una piazza San Pietro gremita soprattutto di militari che partecipavano al pellegrinaggio delle forze armate e di polizia. Riflettendo sul legame tra misericordia e riconciliazione, dopo la proclamazione del brano biblico tratto dalla seconda lettera ai Corinzi (5, 17-21), il Pontefice è partito dal presupposto che «Dio non mai mancato di offrire il suo perdono agli uomini», perché «non si rassegna alla possibilità che una persona rimanga estranea al suo amore, a condizione però di trovare in lei qualche segno di pentimento». Del resto, ha fatto notare, poiché «quando pecchiamo» gli «voltiamo le spalle», il Signore viene in soccorso degli uomini. Come? Proprio attraverso il confessionale, è stata la risposta implicita del Papa, il quale ha auspicato che «questo Giubileo della misericordia» sia «un tempo di riconciliazione per tutti». E in proposito ha fatto notare che «tante persone vorrebbero riconciliarsi ma non sanno come fare». Per questo, ha aggiunto «la comunità cristiana deve favorire il ritorno sincero a Dio». E ciò vale soprattutto per «quanti compiono il ministero della riconciliazione». Da qui la richiesta, che «nessuno rimanga lontano da Dio a causa di ostacoli posti dagli uomini, in particolare dal confessore che — ha aggiunto a braccio al testo preparato — «deve essere un padre». Anzi «è al posto di Dio Padre» e perciò «deve accogliere le persone che vengono da lui». È — ha commentato il Papa con le caratteristiche immagini evocative dei suoi discorsi — «un ministero tanto bello: non è una sala di tortura né un interrogatorio». Da qui l’invito a lasciarsi riconciliare con Dio, pur nella consapevolezza che «nel mondo ci sono più nemici che amici». Un invito a costruire «ponti di riconciliazione», a ogni livello della società: dalla famiglia — «quanti fratelli hanno litigato e si sono allontanati soltanto per l’eredità», ha constatato — alle Nazioni. E su quest’ultimo aspetto al termine della catechesi, Francesco ha rivolto un breve saluto ai militari con auspicando che siano «seminatori di pace». Il discorso del Papa...<p style="text-align: justify;">Un’esortazione a «non mettere ostacoli alle persone che vogliono riconciliarsi con Dio» è stata rivolta da Papa Francesco ai confessori durante l’udienza giubilare di sabato mattina, 30 aprile, in una piazza San Pietro gremita soprattutto di militari che partecipavano al pellegrinaggio delle forze armate e di polizia.</p><p><img alt="Michel Ciry, «Il figliol prodigo» (1967)" src="/vaticanresources/images/7ae6d310b56b1d005d2a814f7202aeab_1.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title="Michel Ciry, «Il figliol prodigo» (1967)"/></p><p style="text-align: justify;">Riflettendo sul legame tra misericordia e riconciliazione, dopo la proclamazione del brano biblico tratto dalla seconda lettera ai Corinzi (5, 17-21), il Pontefice è partito dal presupposto che «Dio non mai mancato di offrire il suo perdono agli uomini», perché «non si rassegna alla possibilità che una persona rimanga estranea al suo amore, a condizione però di trovare in lei qualche segno di pentimento». Del resto, ha fatto notare, poiché «quando pecchiamo» gli «voltiamo le spalle», il Signore viene in soccorso degli uomini. Come? Proprio attraverso il confessionale, è stata la risposta implicita del Papa, il quale ha auspicato che «questo Giubileo della misericordia» sia «un tempo di riconciliazione per tutti». E in proposito ha fatto notare che «tante persone vorrebbero riconciliarsi ma non sanno come fare». Per questo, ha aggiunto «la comunità cristiana deve favorire il ritorno sincero a Dio». E ciò vale soprattutto per «quanti compiono il ministero della riconciliazione». Da qui la richiesta, che «nessuno rimanga lontano da Dio a causa di ostacoli posti dagli uomini, in particolare dal confessore che — ha aggiunto a braccio al testo preparato — «deve essere un padre». Anzi «è al posto di Dio Padre» e perciò «deve accogliere le persone che vengono da lui». È — ha commentato il Papa con le caratteristiche immagini evocative dei suoi discorsi — «un ministero tanto bello: non è una sala di tortura né un interrogatorio». Da qui l’invito a lasciarsi riconciliare con Dio, pur nella consapevolezza che «nel mondo ci sono più nemici che amici». Un invito a costruire «ponti di riconciliazione», a ogni livello della società: dalla famiglia — «quanti fratelli hanno litigato e si sono allontanati soltanto per l’eredità», ha constatato — alle Nazioni. E su quest’ultimo aspetto al termine della catechesi, Francesco ha rivolto un breve saluto ai militari con auspicando che siano «seminatori di pace».</p><p><a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2016/4/30/udienzagiubilare.html" target="_blank">Il discorso del Papa</a></p>​Nella festa di santa Caterina il cardinale Sandri ricorda i drammi di Siria, Africa e Ucraina - Lacrime di impotenza2016-04-30T10:44:25+00:00http://www.news.va/it/news/nella-festa-di-santa-caterina-il-cardinale-sandriA causa delle sofferenze dei fratelli in Siria, Iraq, Medio oriente e Corno d’Africa, del dramma degli sfollati in Ucraina, ma anche a motivo delle priorità del proprio tornaconto in Europa, dal cuore dell’uomo «sgorgano lacrime di impotenza, che chiediamo al Signore di asciugare, donandoci la consolazione e la speranza», come accadrà anche nella veglia presieduta da Papa Francesco, giovedì 5 maggio, nella basilica vaticana. Lo ha sottolineato il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, presiedendo venerdì pomeriggio, 29 aprile, la concelebrazione eucaristica nella festa liturgica di santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e d’Europa, nella basilica di Santa Maria sopra Minerva. Davanti a uno scenario internazionale a tratti drammatico, il porporato ha invitato ad alzare lo sguardo insieme con Caterina, perché «non possiamo permettere alle tenebre evocate di essere l’ultima parola su noi e sul mondo». Infatti, più grande è il mistero della misericordia. Da qui l’invito a invocarla e supplicarla....<p><img alt="" src="/vaticanresources/images/54a82ede0df059a8bb389c00f753fa77.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title=""/></p><p style="text-align: justify;">A causa delle sofferenze dei fratelli in Siria, Iraq, Medio oriente e Corno d’Africa, del dramma degli sfollati in Ucraina, ma anche a motivo delle priorità del proprio tornaconto in Europa, dal cuore dell’uomo «sgorgano lacrime di impotenza, che chiediamo al Signore di asciugare, donandoci la consolazione e la speranza», come accadrà anche nella veglia presieduta da Papa Francesco, giovedì 5 maggio, nella basilica vaticana. Lo ha sottolineato il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, presiedendo venerdì pomeriggio, 29 aprile, la concelebrazione eucaristica nella festa liturgica di santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e d’Europa, nella basilica di Santa Maria sopra Minerva.</p><p style="text-align: justify;">Davanti a uno scenario internazionale a tratti drammatico, il porporato ha invitato ad alzare lo sguardo insieme con Caterina, perché «non possiamo permettere alle tenebre evocate di essere l’ultima parola su noi e sul mondo». Infatti, più grande è il mistero della misericordia. Da qui l’invito a invocarla e supplicarla.</p>​Incontro del Ccee sulla pastorale universitaria - Tempo utile non solo per gli esami2016-04-30T09:18:21+00:00http://www.news.va/it/news/incontro-del-ccee-sulla-pastorale-universitaria-te Come rendere il tempo degli studi universitari una stagione propizia anche per la crescita morale e spirituale? Come accompagnare gli studenti nella ricerca del vero e della propria vocazione? Attorno a questi principali interrogativi si è tenuto a Szeged, presso l’Istituto teologico Gál Ferenc Főiskola, l’incontro di pastorale universitaria e di quella giovanile che per tre giorni, da mercoledì 27 a venerdì 29, ha riunito in Ungheria una cinquantina di responsabili nazionali di questi due ambiti pastorali per discutere sul tema «Accompagnare la risposta alla chiamata di Dio».  L’incontro, promosso dal Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee), ha costituito la seconda tappa dell’itinerario che porterà allo svolgimento di un simposio europeo a Barcellona, nella primavera del 2017, sull’accompagnamento cristiano dei giovani. Appuntamento che riunirà tutti i delegati nazionali delle varie conferenze episcopali per la pastorale universitaria, giovanile, scolastica e vocazionale. «L’università — ha spiegato introducendo l’incontro il vescovo di Szeged-Csanád, László Kiss-Rigó — rappresenta se non l’ultimo, certamente un segmento significativo e decisivo del percorso formativo di molti giovani e dell’educazione integrale della loro persona. Allo stesso tempo, per troppi studenti, l’università si riduce a un “esamificio” dove l’insegnamento è spesso improntato su di una mera visione utilitarista del sapere dove solo ciò che è utile ha valore. Se non accompagnato, il giovane vivrà quotidianamente un’atmosfera di sfiducia nella sue stesse capacità a raggiungere solide certezze in ordine al vero e al bene, che lo porta in definitiva a una sfiducia nelle sue stesse capacità a dare un riferimento, un senso e un orientamento alla propria esistenza». ...<p style="text-align: justify;"> Come rendere il tempo degli studi universitari una stagione propizia anche per la crescita morale e spirituale? Come accompagnare gli studenti nella ricerca del vero e della propria vocazione? Attorno a questi principali interrogativi si è tenuto a Szeged, presso l’Istituto teologico Gál Ferenc Főiskola, l’incontro di pastorale universitaria e di quella giovanile che per tre giorni, da mercoledì 27 a venerdì 29, ha riunito in Ungheria una cinquantina di responsabili nazionali di questi due ambiti pastorali per discutere sul tema «Accompagnare la risposta alla chiamata di Dio».  </p><p><img alt="" src="/vaticanresources/images/4ca9da6f599da7928c6e362c6c0a20c5.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title=""/></p><p style="text-align: justify;">L’incontro, promosso dal Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee), ha costituito la seconda tappa dell’itinerario che porterà allo svolgimento di un simposio europeo a Barcellona, nella primavera del 2017, sull’accompagnamento cristiano dei giovani. Appuntamento che riunirà tutti i delegati nazionali delle varie conferenze episcopali per la pastorale universitaria, giovanile, scolastica e vocazionale. «L’università — ha spiegato introducendo l’incontro il vescovo di Szeged-Csanád, László Kiss-Rigó — rappresenta se non l’ultimo, certamente un segmento significativo e decisivo del percorso formativo di molti giovani e dell’educazione integrale della loro persona. Allo stesso tempo, per troppi studenti, l’università si riduce a un “esamificio” dove l’insegnamento è spesso improntato su di una mera visione utilitarista del sapere dove solo ciò che è utile ha valore. Se non accompagnato, il giovane vivrà quotidianamente un’atmosfera di sfiducia nella sue stesse capacità a raggiungere solide certezze in ordine al vero e al bene, che lo porta in definitiva a una sfiducia nelle sue stesse capacità a dare un riferimento, un senso e un orientamento alla propria esistenza». </p>​Incontro dei vescovi di Francia, Germania e Regno Unito sui migranti - Con i muri ci si rinchiude2016-04-30T09:16:19+00:00http://www.news.va/it/news/incontro-dei-vescovi-di-francia-germania-e-regno-uDare “priorità” ai minori non accompagnati; invitare i Governi al “realismo politico”; affrontare i problemi “senza paura”: le sfide sono grandi, per questo le Chiese in Europa devono collaborare sempre di più. È il messaggio emerso dall’incontro che si è tenuto a Parigi fra i vescovi rappresentanti delle Conferenze episcopali di Francia, Regno Unito e Germania per fare il punto sulla situazione migratoria nei rispettivi Paesi. All’incontro ha partecipato anche monsignor Duarte da Cunha, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). Il punto di partenza è stata la situazione di Calais, che coinvolge soprattutto gli episcopati di Francia e Inghilterra. Una situazione che si sta evolvendo, da un lato verso una dispersione dei migranti sul territorio francese e dall’altro verso l’arrivo continuo di migranti che vogliono passare oltre Manica. C’è molta preoccupazione in particolare per la situazione dei minori non accompagnati che si trovano attualmente in Europa. I minori a Calais sono attualmente 600/700. Sono diminuiti rispetto alle stime di qualche tempo fa, perché una gran parte di loro sono stati portati nei centri di accoglienza e orientamento. Sono ragazzi per la maggioranza attorno ai 15 ai 16 anni. I loro genitori sono rimasti in Siria o sono morti e loro tentano di raggiungere un parente nel Regno Unito. Se non ci riescono, sono destinati inesorabilmente a un futuro da irregolari o a ingrossare le fila di quanti sono in perenne attesa della concessione del diritto di asilo. Secondo monsignor Da Cunha, «solo se noi amiamo e accogliamo l’altro con amore, la risposta sarà di amore. Se invece abbiamo paura e ci difendiamo, la risposta sarà di sfida e di tensione. La Chiesa — ha spiegato al Sir — è prudente, cauta, realista. È in prima linea a prendersi cura della gente quando ha bisogno ma è anche impegnata a costruire non tanto a parole, ma con gesti concreti un’armonia e una coesione sociale. E questo la Chiesa lo sta facendo in tutta Europa, dal nord al sud. La risposta al populismo non è una ideologia, è una vita»....<p style="text-align: justify;">Dare “priorità” ai minori non accompagnati; invitare i Governi al “realismo politico”; affrontare i problemi “senza paura”: le sfide sono grandi, per questo le Chiese in Europa devono collaborare sempre di più. È il messaggio emerso dall’incontro che si è tenuto a Parigi fra i vescovi rappresentanti delle Conferenze episcopali di Francia, Regno Unito e Germania per fare il punto sulla situazione migratoria nei rispettivi Paesi. All’incontro ha partecipato anche monsignor Duarte da Cunha, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee).</p><p><img alt="" src="/vaticanresources/images/c42ad81e1fd335f32754c2746ee49c52.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title=""/></p><p style="text-align: justify;">Il punto di partenza è stata la situazione di Calais, che coinvolge soprattutto gli episcopati di Francia e Inghilterra. Una situazione che si sta evolvendo, da un lato verso una dispersione dei migranti sul territorio francese e dall’altro verso l’arrivo continuo di migranti che vogliono passare oltre Manica.<br/>C’è molta preoccupazione in particolare per la situazione dei minori non accompagnati che si trovano attualmente in Europa. I minori a Calais sono attualmente 600/700. Sono diminuiti rispetto alle stime di qualche tempo fa, perché una gran parte di loro sono stati portati nei centri di accoglienza e orientamento. Sono ragazzi per la maggioranza attorno ai 15 ai 16 anni. I loro genitori sono rimasti in Siria o sono morti e loro tentano di raggiungere un parente nel Regno Unito. Se non ci riescono, sono destinati inesorabilmente a un futuro da irregolari o a ingrossare le fila di quanti sono in perenne attesa della concessione del diritto di asilo. <br/>Secondo monsignor Da Cunha, «solo se noi amiamo e accogliamo l’altro con amore, la risposta sarà di amore. Se invece abbiamo paura e ci difendiamo, la risposta sarà di sfida e di tensione. La Chiesa — ha spiegato al Sir — è prudente, cauta, realista. È in prima linea a prendersi cura della gente quando ha bisogno ma è anche impegnata a costruire non tanto a parole, ma con gesti concreti un’armonia e una coesione sociale. E questo la Chiesa lo sta facendo in tutta Europa, dal nord al sud. La risposta al populismo non è una ideologia, è una vita».</p>

  
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