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Dalla Santa Sede  Dalla Santa Sede Riduci
News.vahttp://www.news.va/2016-12-07T11:10:20+00:00Francesco: impariamo dall'Immacolata ad abbandonarci a Dio2016-12-07T11:10:20+00:00http://www.news.va/it/news/francesco-impariamo-dallimmacolata-ad-abbandonarci Domani, nella Solennità dell’Immacolata Concezione, Papa Francesco presiederà alle 12.00 l’Angelus in Piazza San Pietro. Nel pomeriggio, alle 15.45, partirà in auto da Casa Santa Marta per recarsi in Piazza di Spagna per il tradizionale omaggio all’Immacolata. Oggi, durante l’udienza generale, ha ricordato questa verità di fede proclamata da Pio IX nel 1854. “In previsione della morte di Cristo” – ha detto – Dio ha preservato Maria “da ogni macchia di peccato”. Impariamo dall’Immacolata a vivere in unione con Dio, abbandonandoci a Lui con fiduciosa speranza e con il quotidiano compimento della Sua volontà. Gesù Misericordioso, suo Figlio, ci conceda, per intercessione di Maria, di raggiungere la felicità del cielo nella gioia, con la consapevolezza di una vita dignitosamente vissuta”.  (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/12/03/RV21668_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Domani, nella Solennità dell’Immacolata Concezione, Papa Francesco presiederà alle 12.00 l’Angelus in Piazza San Pietro. Nel pomeriggio, alle 15.45, partirà in auto da Casa Santa Marta per recarsi in Piazza di Spagna per il tradizionale omaggio all’Immacolata. Oggi, durante l’udienza generale, ha ricordato questa verità di fede proclamata da Pio IX nel 1854.</p> <p>“In previsione della morte di Cristo” – ha detto – Dio ha preservato Maria “da ogni macchia di peccato”. Impariamo dall’Immacolata a vivere in unione con Dio, abbandonandoci a Lui con fiduciosa speranza e con il quotidiano compimento della Sua volontà. Gesù Misericordioso, suo Figlio, ci conceda, per intercessione di Maria, di raggiungere la felicità del cielo nella gioia, con la consapevolezza di una vita dignitosamente vissuta”. </p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/07/il_papa_alludienza_generale_ricorda_limmacolata/1277347">(Da Radio Vaticana)</a>Appello del Papa contro la corruzione e in favore dei diritti umani2016-12-07T10:49:28+00:00http://www.news.va/it/news/appello-del-papa-contro-la-corruzione-e-in-favore Al termine dell'udienza generale il Papa ha lanciato un appello ricordando che n ei prossimi giorni ricorrono due importanti Giornate promosse dalle Nazioni Unite: quella contro la corruzione , il 9 dicembre, e quella per i diritti umani , il 10 dicembre. Queste le sue parole: "Sono due realtà strettamente collegate: la corruzione è l’aspetto negativo da combattere, incominciando dalla coscienza personale e vigilando sugli ambiti della vita civile, specialmente su quelli più a rischio; i diritti umani sono l’aspetto positivo, da promuovere con decisione sempre rinnovata, perché nessuno sia escluso dall’effettivo riconoscimento dei diritti fondamentali della persona umana. Il Signore ci sostenga in questo duplice impegno". (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/12/07/AFP6061872_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Al termine dell'udienza generale il Papa ha lanciato un appello ricordando che n<span style="line-height: 1.6;">ei prossimi giorni ricorrono due importanti Giornate promosse dalle Nazioni Unite: quella </span><em style="line-height: 1.6;">contro la corruzione</em><span style="line-height: 1.6;">, il 9 dicembre, e quella </span><em style="line-height: 1.6;">per i diritti umani</em><span style="line-height: 1.6;">, il 10 dicembre. Queste le sue parole: </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">"Sono due realtà strettamente collegate: la corruzione è l’aspetto negativo da combattere, incominciando dalla coscienza personale e vigilando sugli ambiti della vita civile, specialmente su quelli più a rischio; i diritti umani sono l’aspetto positivo, da promuovere con decisione sempre rinnovata, perché nessuno sia escluso dall’effettivo riconoscimento dei diritti fondamentali della persona umana. Il Signore ci sostenga in questo duplice impegno".</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/07/il_papa_lancia_un_duplice_appello_alludienza_generale/1277340">(Da Radio Vaticana)</a>Papa inizia nuovo ciclo di catechesi sulla speranza cristiana. Testo2016-12-07T10:31:23+00:00http://www.news.va/it/news/papa-inizia-nuovo-ciclo-di-catechesi-sulla-speranz Il Papa ha tenuto stamane l'udienza generale nell'Aula Paolo VI iniziando un nuovo ciclo di catechesi dedicato al tema della speranza cristiana. Pubblichiamo di seguito il testo con una nostra trscrizione delle aggiunte a braccio: Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Iniziamo oggi una nuova serie di catechesi, sul tema della speranza cristiana. E’ molto importante, perché la speranza non delude. L’ottimismo delude, la speranza no! Chiaro? Ne abbiamo tanto bisogno, in questi tempi che appaiono oscuri, in cui a volte ci sentiamo smarriti davanti al male e alla violenza che ci circondano, davanti al dolore di tanti nostri fratelli. Ci vuole la speranza! Ci sentiamo smarriti e anche un po’ scoraggiati, perché ci troviamo impotenti e ci sembra che questo buio non debba mai finire. Ma non bisogna lasciare che la speranza ci abbandoni, perché Dio con il suo amore cammina con noi. Io spero, perché Dio è accanto a me. E questo possiamo dirlo tutti noi; ognuno di noi può dire: “Io spero; ho speranza, perché Dio cammina con me!”. Cammina e mi porta per mano. Dio non ci lascia soli e il Signore Gesù ha vinto il male e ci ha aperto la strada della vita. E allora, in particolare in questo tempo di Avvento, che è il tempo dell’attesa, in cui ci prepariamo ad accogliere ancora una volta il mistero consolante dell’Incarnazione e la luce di Natale, è importante riflettere sulla speranza. Lasciamoci insegnare dal Signore cosa vuol dire sperare. Ascoltiamo quindi le parole della Sacra Scrittura, iniziando con il profeta Isaia, il grande profeta dell’Avvento, il grande messaggero della speranza. Nella seconda parte del suo libro, Isaia si rivolge al popolo con un annuncio di consolazione: «Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata […]». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato» (40,1-2.3-5). Questo è quello che dice il profeta Isaia. Dio Padre consola suscitando consolatori, a cui chiede di rincuorare il popolo, i suoi figli, annunciando che è finita la tribolazione, è finito il dolore, e il peccato è stato perdonato. È questo che guarisce il cuore afflitto e spaventato. Perciò il profeta chiede di preparare la via al Signore, aprendosi ai suoi doni e alla sua salvezza. La consolazione, per il popolo, comincia con la possibilità di camminare sulla via di Dio, una via nuova, raddrizzata e percorribile, una via da approntare nel deserto, così da poterlo attraversare e ritornare in patria. Perché il popolo a cui il profeta si rivolge stava vivendo, in quel tempo, la tragedia dell’esilio a Babilonia, e adesso invece si sente dire che potrà tornare nella sua terra, attraverso una strada resa comoda e larga, senza valli e montagne che rendono faticoso il cammino, una strada spianata nel deserto. Preparare quella strada vuol dire dunque preparare un cammino di salvezza, un cammino  e di liberazione da ogni ostacolo e inciampo. L’esilio del popolo di Israele era stato un momento drammatico nella storia, quando il popolo aveva perso tutto. Il popolo aveva perso la patria, la libertà, la dignità, e anche la fiducia in Dio. Si sentiva abbandonato e senza speranza. Invece, ecco l’appello del profeta che riapre il cuore alla fede. Il deserto è un luogo in cui è difficile vivere, ma proprio lì ora si potrà camminare per tornare non solo in patria, ma tornare a Dio, e tornare a sperare e sorridere. (A braccio) Quando noi siamo nel buio, nelle difficoltà non viene il sorriso. E’ proprio la speranza che ci insegna a sorridere in quella strada per trovare Dio. Una delle cose, delle prime cose, che accadano alle persone che si staccano da Dio è che sono persone senza sorriso. Forse sono capaci di fare una grande risata, ne fanno una dietro l’altra; una battuta, una risata… Ma il sorriso manca! Il sorriso soltanto lo dà la speranza. Avete capito questo? E’ il sorriso della speranza di trovare Dio. La vita è spesso un deserto, è difficile camminare dentro la vita, ma se ci affidiamo a Dio può diventare bella e larga come un’autostrada. Basta non perdere mai la speranza, basta continuare a credere, sempre, nonostante tutto. (A braccio) Quando noi ci troviamo davanti un bambino, forse possiamo avere tanti problemi, tante difficoltà, ma quando ci troviamo davanti ad un bambino ci viene da dentro il sorriso, la semplicità, perché ci troviamo davanti alla speranza: un bambino è una speranza! E così dobbiamo vedere nella vita, in questo cammino, la speranza di trovare Dio, Dio che si è fatto Bambino per noi. E ci farà sorridere, ci darà tutto. Proprio queste parole di Isaia vengono poi usate da Giovanni il Battista nella sua predicazione che invitava alla conversione. Diceva così: «Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore» (Mt 3,3). (A braccio) Una voce che grida dove sembra che nessuno possa ascoltare, ma chi può ascoltare nel deserto? I lupi… E che grida nello smarrimento dovuto alla crisi di fede. Noi non possiamo negare che il mondo di oggi è in crisi di fede. Sì, poi diciamo: “Io credo in Dio, sono cristiano – Io sono di quella religione…”. Ma la tua vita è ben lontana dall’essere cristiano; è ben lontana da Dio. La religione, la fede è caduta in una parola: “Io credo?” – “Sì!”. Ma no, qui si tratta di tornare a Dio,  convertire il cuore a Dio e andare per questa strada per trovarlo. Lui ci aspetta. Questa è la predicazione di Giovanni Battista: preparare. Preparare l’incontro con questo Bambino che ci ridonerà il sorriso. Gli Israeliti, quando il Battista annuncia la venuta di Gesù, è come se fossero ancora in esilio, perché sono sotto la dominazione romana, che li rende stranieri nella loro stessa patria, governati da occupanti potenti che decidono delle loro vite. Ma la vera storia non è quella fatta dai potenti, bensì quella fatta da Dio insieme con i suoi piccoli. La vera storia – quella che rimarrà nell’eternità – è quella che scrive Dio con i suoi piccoli: Dio con Maria, Dio con Gesù, Dio con Giuseppe, Dio con i piccoli. Quei piccoli e semplici che troviamo intorno a Gesù che nasce: Zaccaria ed Elisabetta, anziani e segnati dalla sterilità, Maria, giovane ragazza vergine promessa sposa a Giuseppe, i pastori, che erano disprezzati e non contavano nulla. Sono i piccoli, resi grandi dalla loro fede, i piccoli che sanno continuare a sperare. E la speranza è una virtù dei piccoli. I grandi, i soddisfatti non conoscono la speranza; non sanno cosa sia. Sono loro, i piccoli con Dio, con Gesù che trasformano il deserto dell’esilio, della solitudine disperata, della sofferenza, in una strada piana su cui camminare per andare incontro alla gloria del Signore. E arriviamo al dunque: lasciamoci insegnare la speranza. Lasciamoci insegnare la speranza! Attendiamo fiduciosi la venuta del Signore, e qualunque sia il deserto delle nostre vite e ognuno sa in quale deserto cammina, qualunque sia il deserto delle nostre vite diventerà un giardino fiorito. La speranza non delude! Lo diciamo un’altra volta: “La speranza non delude! Grazie! (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/12/07/AP3775519_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Il Papa ha tenuto stamane l'udienza generale nell'Aula Paolo VI iniziando un nuovo ciclo di catechesi dedicato al tema della speranza cristiana. Pubblichiamo di seguito il <strong>testo</strong> con una nostra trscrizione delle aggiunte a braccio:</p> <p>Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Iniziamo oggi una nuova serie di catechesi, sul tema della speranza cristiana. E’ molto importante, perché la speranza non delude. L’ottimismo delude, la speranza no! Chiaro? Ne abbiamo tanto bisogno, in questi tempi che appaiono oscuri, in cui a volte ci sentiamo smarriti davanti al male e alla violenza che ci circondano, davanti al dolore di tanti nostri fratelli. Ci vuole la speranza! Ci sentiamo smarriti e anche un po’ scoraggiati, perché ci troviamo impotenti e ci sembra che questo buio non debba mai finire.</p> <p>Ma non bisogna lasciare che la speranza ci abbandoni, perché Dio con il suo amore cammina con noi. Io spero, perché Dio è accanto a me. E questo possiamo dirlo tutti noi; ognuno di noi può dire: “Io spero; ho speranza, perché Dio cammina con me!”. Cammina e mi porta per mano. Dio non ci lascia soli e il Signore Gesù ha vinto il male e ci ha aperto la strada della vita.</p> <p>E allora, in particolare in questo tempo di Avvento, che è il tempo dell’attesa, in cui ci prepariamo ad accogliere ancora una volta il mistero consolante dell’Incarnazione e la luce di Natale, è importante riflettere sulla speranza. Lasciamoci insegnare dal Signore cosa vuol dire sperare. Ascoltiamo quindi le parole della Sacra Scrittura, iniziando con il profeta Isaia, il grande profeta dell’Avvento, il grande messaggero della speranza.</p> <p>Nella seconda parte del suo libro, Isaia si rivolge al popolo con un annuncio di consolazione: «Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata […]». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato» (40,1-2.3-5). Questo è quello che dice il profeta Isaia.</p> <p>Dio Padre consola suscitando consolatori, a cui chiede di rincuorare il popolo, i suoi figli, annunciando che è finita la tribolazione, è finito il dolore, e il peccato è stato perdonato. È questo che guarisce il cuore afflitto e spaventato. Perciò il profeta chiede di preparare la via al Signore, aprendosi ai suoi doni e alla sua salvezza.</p> <p>La consolazione, per il popolo, comincia con la possibilità di camminare sulla via di Dio, una via nuova, raddrizzata e percorribile, una via da approntare nel deserto, così da poterlo attraversare e ritornare in patria. Perché il popolo a cui il profeta si rivolge stava vivendo, in quel tempo, la tragedia dell’esilio a Babilonia, e adesso invece si sente dire che potrà tornare nella sua terra, attraverso una strada resa comoda e larga, senza valli e montagne che rendono faticoso il cammino, una strada spianata nel deserto. Preparare quella strada vuol dire dunque preparare un cammino di salvezza, un cammino  e di liberazione da ogni ostacolo e inciampo.</p> <p>L’esilio del popolo di Israele era stato un momento drammatico nella storia, quando il popolo aveva perso tutto. Il popolo aveva perso la patria, la libertà, la dignità, e anche la fiducia in Dio. Si sentiva abbandonato e senza speranza. Invece, ecco l’appello del profeta che riapre il cuore alla fede. Il deserto è un luogo in cui è difficile vivere, ma proprio lì ora si potrà camminare per tornare non solo in patria, ma tornare a Dio, e tornare a sperare e sorridere.</p> <p>(A braccio) Quando noi siamo nel buio, nelle difficoltà non viene il sorriso. E’ proprio la speranza che ci insegna a sorridere in quella strada per trovare Dio. Una delle cose, delle prime cose, che accadano alle persone che si staccano da Dio è che sono persone senza sorriso. Forse sono capaci di fare una grande risata, ne fanno una dietro l’altra; una battuta, una risata… Ma il sorriso manca! Il sorriso soltanto lo dà la speranza. Avete capito questo? E’ il sorriso della speranza di trovare Dio.</p> <p>La vita è spesso un deserto, è difficile camminare dentro la vita, ma se ci affidiamo a Dio può diventare bella e larga come un’autostrada. Basta non perdere mai la speranza, basta continuare a credere, sempre, nonostante tutto.</p> <p>(A braccio) Quando noi ci troviamo davanti un bambino, forse possiamo avere tanti problemi, tante difficoltà, ma quando ci troviamo davanti ad un bambino ci viene da dentro il sorriso, la semplicità, perché ci troviamo davanti alla speranza: un bambino è una speranza! E così dobbiamo vedere nella vita, in questo cammino, la speranza di trovare Dio, Dio che si è fatto Bambino per noi. E ci farà sorridere, ci darà tutto.</p> <p>Proprio queste parole di Isaia vengono poi usate da Giovanni il Battista nella sua predicazione che invitava alla conversione. Diceva così: «Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore» (Mt 3,3).</p> <p>(A braccio) Una voce che grida dove sembra che nessuno possa ascoltare, ma chi può ascoltare nel deserto? I lupi… E che grida nello smarrimento dovuto alla crisi di fede. Noi non possiamo negare che il mondo di oggi è in crisi di fede. Sì, poi diciamo: “Io credo in Dio, sono cristiano – Io sono di quella religione…”. Ma la tua vita è ben lontana dall’essere cristiano; è ben lontana da Dio. La religione, la fede è caduta in una parola: “Io credo?” – “Sì!”. Ma no, qui si tratta di tornare a Dio,  convertire il cuore a Dio e andare per questa strada per trovarlo. Lui ci aspetta. Questa è la predicazione di Giovanni Battista: preparare. Preparare l’incontro con questo Bambino che ci ridonerà il sorriso.</p> <p>Gli Israeliti, quando il Battista annuncia la venuta di Gesù, è come se fossero ancora in esilio, perché sono sotto la dominazione romana, che li rende stranieri nella loro stessa patria, governati da occupanti potenti che decidono delle loro vite. Ma la vera storia non è quella fatta dai potenti, bensì quella fatta da Dio insieme con i suoi piccoli. La vera storia – quella che rimarrà nell’eternità – è quella che scrive Dio con i suoi piccoli: Dio con Maria, Dio con Gesù, Dio con Giuseppe, Dio con i piccoli. Quei piccoli e semplici che troviamo intorno a Gesù che nasce: Zaccaria ed Elisabetta, anziani e segnati dalla sterilità, Maria, giovane ragazza vergine promessa sposa a Giuseppe, i pastori, che erano disprezzati e non contavano nulla. Sono i piccoli, resi grandi dalla loro fede, i piccoli che sanno continuare a sperare. E la speranza è una virtù dei piccoli. I grandi, i soddisfatti non conoscono la speranza; non sanno cosa sia.</p> <p>Sono loro, i piccoli con Dio, con Gesù che trasformano il deserto dell’esilio, della solitudine disperata, della sofferenza, in una strada piana su cui camminare per andare incontro alla gloria del Signore. E arriviamo al dunque: lasciamoci insegnare la speranza. Lasciamoci insegnare la speranza! Attendiamo fiduciosi la venuta del Signore, e qualunque sia il deserto delle nostre vite e ognuno sa in quale deserto cammina, qualunque sia il deserto delle nostre vite diventerà un giardino fiorito. La speranza non delude! Lo diciamo un’altra volta: “La speranza non delude! Grazie!</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/07/il_papa_dedica_ludienza_generale_al_tema_della_speranza/1277335">(Da Radio Vaticana)</a>Papa a giornale belga: sana laicità è aperta alla trascendenza2016-12-07T09:01:14+00:00http://www.news.va/it/news/papa-a-giornale-belga-sana-laicita-e-aperta-alla-t I frutti del Giubileo della Misericordia, il tema della laicità, le sfide per i giovani e l’Europa. E ancora, l’aspirazione di una Chiesa sinodale, la responsabilità degli operatori della comunicazione e alcuni buoni consigli per i sacerdoti. Sono i temi forti affrontati da Papa Francesco in una lunga intervista a tutto campo con il settimanale belga cattolico Tertio pubblicata oggi . Il servizio di Alessandro Gisotti : No a laicismo che non rispetta apertura a trascendenza L’impostazione che vuole separare la religione dalla vita pubblica “è un’impostazione antiquata”. Papa Francesco esordisce così nella sua intervista con il settimanale cattolico belga Tertio . Richiamandosi alla distinzione tra laicità e laicismo, osserva dunque che uno Stato laico “è migliore di uno Stato confessionale”. Tuttavia, aggiunge, non va bene il laicismo che “chiude le porte alla trascendenza”. Questa, afferma, è una “eredità che ci ha lasciato l’Illuminismo”. L’apertura alla trascendenza, sottolinea, “fa parte dell’essenza umana”, fa “parte dell’uomo”. Quindi, quando un “sistema politico” non rispetta questo “ pota , taglia la persona umana”. Per questo, “demandare alla sacrestia qualunque atto di trascendenza” è tagliare alla “natura umana buona parte della vita”. Nessuna guerra in nome della religione Il Papa risponde dunque ad una domanda sulle guerre e il fondamentalismo religioso. Innanzitutto, ne è convinto, “nessuna religione come tale può fomentare la guerra”, perché in questo caso “starebbe proclamando un dio di distruzione, un dio di odio”. Francesco ribadisce che “non si può fare la guerra in nome di Dio”, “in nome di nessuna religione”. Per questo, “il terrorismo, la guerra non sono in relazione con la religione”. Quello che succede è che si “usano deformazioni religiose per giustificarle”. Il Papa riconosce che “tutte le religioni hanno gruppi fondamentalisti. Tutte. Anche noi”. Questi piccoli gruppi, soggiunge, “hanno ammalato la propria religione” e fanno “la divisione nella comunità, che è una forma di guerra”. L’Europa ha bisogno di leader Francesco rivolge dunque l’attenzione al Continente Europeo e rileva, con rammarico, che anche cento anni dopo la Prima Guerra Mondiale siamo sempre in uno stato di conflitto mondiale, ma “a pezzetti”. Diciamo con la bocca “Mai più la guerra”, è il suo monito, “ma intanto fabbrichiamo armi e le vendiamo” agli stessi “che si combattono” per gli interessi dei fabbricanti d’armi. Si rimettono in equilibrio i bilanci, aggiunge con tristezza, con le guerre e “il prezzo è molto alto: il sangue”. Francesco annota così che oggi mancano veri leader all’Europa come Schumann, De Gasperi e Adenauer che si impegnarono contro la guerra. “L’Europa – riprende – ha bisogno di leader, leader che vadano avanti”. Giubileo della Misericordia, un’idea ispirata dal Signore Una parte importante dell’intervista è dedicata al Giubileo della Misericordia. Francesco sottolinea che l’idea non è arrivata “di colpo”, ma prende le mosse da quanto fatto in particolare dal Beato Paolo VI e da San Giovanni Paolo II. Quindi ricorda come l’indizione di un Anno Santo straordinario sia nato nella conversazione con mons. Rino Fisichella, presidente del dicastero per la Nuova Evangelizzazione. E’ stata, sottolinea, un’idea che “viene dall’alto”, “credo che l’ha ispirata il Signore”. Un evento, prosegue, che “evidentemente è andato molto bene”. E sottolinea che il fatto che non si sia svolto solo a Roma, ma in tutto il mondo “ha creato tanto movimento”. Molta gente, dice ancora, si è “sentita chiamata a riconciliarsi con Dio”, a “sentire la carezza del Padre”. La misericordia, evidenzia il Papa riprendendo Bonhoeffer, “è a caro prezzo e a buon mercato” . E’ “a buon mercato” perché “non c’è da pagare niente”: “non si devono comprare indulgenze”. Ed è a “caro prezzo” perché “è il dono più prezioso”. E’ preziosa, ripete ancora una volta, “perché il nome di Dio è misericordia”. Sinodalità: Chiesa nasce dalla comunità Ancora, Papa Francesco si sofferma sulla sinodalità. La Chiesa, afferma, “nasce dalla comunità”, nasce “dalla base”. Quindi, riprende, “o c’è una Chiesa piramidale, dove quello che dice Pietro si fa, o c’è una Chiesa sinodale, in cui Pietro è Pietro, ma accompagna la Chiesa”. L’esperienza “più ricca di tutto questo – prosegue – sono stati gli ultimi due Sinodi” sulla famiglia da cui è nata Amoris Laetitia . Per il Papa, “è interessante la ricchezza della varietà di sfumature, che è propria della Chiesa. E’ unità nella diversità”. Questo, ribadisce, è “sinodalità”, “non calare dall’alto in basso, ma ascoltare le Chiese, armonizzarle, discernere”. Ognuno ai Sinodi, “ha detto quello che pensava senza paura di sentirsi giudicato”, “tutti erano nell’atteggiamento di ascoltare, senza condannare”. C’è stata una discussione “come fratelli”. C’è stata “una libertà di espressione molto grande” e “questo è bello”. Pietro, aggiunge, “è il garante dell’unità della Chiesa” e “bisogna progredire nella sinodalità”, una delle cose che “gli ortodossi hanno conservato”. E ai giovani, ricordando l’esperienza della GMG di Cracovia, chiede di non avere paura, di non avere “vergogna della fede”, di “cercare strade nuove” e di “non andare in pensione a 20 anni”. Media: no a calunnia, diffamazione e disinformazione Il Papa offre quindi la sua riflessione sui mezzi di comunicazione che, sottolinea, “hanno una responsabilità molto grande” e in particolare possono formare “una buona o una cattiva opinione”; “possono costruire”, fare un bene “immenso”. E ribadisce che “i mezzi di comunicazione sono costruttori di una società”, “per far pensare, per educare”. In se stessi, “sono postivi”, ma “possono diventare dannosi” dato che tutti siamo peccatori. Francesco si sofferma su alcune tentazioni dei mezzi di comunicazione: la tentazione della calunnia, essere usati “per calunniare, per sporcare la gente, questo soprattutto nel mondo della politica”. Ancora, parla della tentazione dei mass media di diventare “mezzi di diffamazione” e così si “annulla la persona”. Quindi, mette in guardia dalla “disinformazione”, una cosa che “può fare molto danno nei mezzi di informazione”. La disinformazione, tiene a sottolineare, è “probabilmente il danno più grande che può fare” un mezzo di comunicazione, “perché orienta l’opinione in una direzione, tralasciando l’altra parte della verità”. Ancora chiede ai media di essere “molto limpidi, molto trasparenti”, senza cadere nella “malattia della coprofilia, che è voler comunicare lo scandalo”, le “cose brutte” e così “fare molto danno”. Sacerdoti non abbiano vergogna della tenerezza L’ultimo pensiero del Papa è per i sacerdoti, ai quali chiede di amare sempre la Vergine Maria, di non sentirsi mai orfani, di lasciarsi guardare da Gesù e di “cercare la carne sofferente di Gesù nei fratelli”. Da qui, afferma, “viene tutto”. “I sacerdoti – è l’incoraggiamento di Francesco – non abbiano vergogna di avere tenerezza”. “Oggi – conclude – c’è bisogno di una rivoluzione della tenerezza in questo mondo che patisce la cardiosclerosi”.  (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/11/30/ANSA1115013_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">I frutti del Giubileo della Misericordia, il tema della laicità, le sfide per i giovani e l’Europa. E ancora, l’aspirazione di una Chiesa sinodale, la responsabilità degli operatori della comunicazione e alcuni buoni consigli per i sacerdoti. Sono i temi forti affrontati da Papa Francesco in una lunga intervista a tutto campo con il settimanale belga cattolico </span><em style="line-height: 1.6;">Tertio</em><span style="line-height: 1.6;"> pubblicata oggi</span><em style="line-height: 1.6;">.</em><span style="line-height: 1.6;"> Il servizio di </span><strong style="line-height: 1.6;">Alessandro Gisotti</strong><span style="line-height: 1.6;">:</span></p> <p><strong>No a laicismo che non rispetta apertura a trascendenza</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">L’impostazione che vuole separare la religione dalla vita pubblica “è un’impostazione antiquata”. Papa Francesco esordisce così nella sua intervista con il settimanale cattolico belga </span><em style="line-height: 1.6;">Tertio</em><span style="line-height: 1.6;">. Richiamandosi alla distinzione tra laicità e laicismo, osserva dunque che uno Stato laico “è migliore di uno Stato confessionale”. Tuttavia, aggiunge, non va bene il laicismo che “chiude le porte alla trascendenza”. Questa, afferma, è una “eredità che ci ha lasciato l’Illuminismo”. L’apertura alla trascendenza, sottolinea, “fa parte dell’essenza umana”, fa “parte dell’uomo”. Quindi, quando un “sistema politico” non rispetta questo “</span><em style="line-height: 1.6;">pota</em><span style="line-height: 1.6;">, taglia la persona umana”. Per questo, “demandare alla sacrestia qualunque atto di trascendenza” è tagliare alla “natura umana buona parte della vita”.</span></p> <p><strong>Nessuna guerra in nome della religione</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Il Papa risponde dunque ad una domanda sulle guerre e il fondamentalismo religioso. Innanzitutto, ne è convinto, “nessuna religione come tale può fomentare la guerra”, perché in questo caso “starebbe proclamando un dio di distruzione, un dio di odio”. Francesco ribadisce che “non si può fare la guerra in nome di Dio”, “in nome di nessuna religione”. Per questo, “il terrorismo, la guerra non sono in relazione con la religione”. Quello che succede è che si “usano deformazioni religiose per giustificarle”. Il Papa riconosce che “tutte le religioni hanno gruppi fondamentalisti. Tutte. Anche noi”. Questi piccoli gruppi, soggiunge, “hanno </span><em style="line-height: 1.6;">ammalato</em><span style="line-height: 1.6;"> la propria religione” e fanno “la divisione nella comunità, che è una forma di guerra”.</span></p> <p><strong>L’Europa ha bisogno di leader</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Francesco rivolge dunque l’attenzione al Continente Europeo e rileva, con rammarico, che anche cento anni dopo la Prima Guerra Mondiale siamo sempre in uno stato di conflitto mondiale, ma “a pezzetti”. Diciamo con la bocca “Mai più la guerra”, è il suo monito, “ma intanto fabbrichiamo armi e le vendiamo” agli stessi “che si combattono” per gli interessi dei fabbricanti d’armi. Si rimettono in equilibrio i bilanci, aggiunge con tristezza, con le guerre e “il prezzo è molto alto: il sangue”. Francesco annota così che oggi mancano veri leader all’Europa come Schumann, De Gasperi e Adenauer che si impegnarono contro la guerra. “L’Europa – riprende – ha bisogno di leader, leader che vadano avanti”.</span></p> <p><strong>Giubileo della Misericordia, un’idea ispirata dal Signore</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Una parte importante dell’intervista è dedicata al Giubileo della Misericordia. Francesco sottolinea che l’idea non è arrivata “di colpo”, ma prende le mosse da quanto fatto in particolare dal Beato Paolo VI e da San Giovanni Paolo II. Quindi ricorda come l’indizione di un Anno Santo straordinario sia nato nella conversazione con mons. Rino Fisichella, presidente del dicastero per la Nuova Evangelizzazione. E’ stata, sottolinea, un’idea che “viene dall’alto”, “credo che l’ha ispirata il Signore”. Un evento, prosegue, che “evidentemente è andato molto bene”. E sottolinea che il fatto che non si sia svolto solo a Roma, ma in tutto il mondo “ha creato tanto movimento”. Molta gente, dice ancora, si è “sentita chiamata a riconciliarsi con Dio”, a “sentire la carezza del Padre”. La misericordia, evidenzia il Papa riprendendo Bonhoeffer, “è </span><em style="line-height: 1.6;">a caro prezzo </em><span style="line-height: 1.6;">e a </span><em style="line-height: 1.6;">buon mercato”</em><span style="line-height: 1.6;">. E’ “a buon mercato” perché “non c’è da pagare niente”: “non si devono comprare indulgenze”. Ed è a “caro prezzo” perché “è il dono più prezioso”. E’ preziosa, ripete ancora una volta, “perché il nome di Dio è misericordia”.</span></p> <p><strong>Sinodalità: Chiesa nasce dalla comunità</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Ancora, Papa Francesco si sofferma sulla sinodalità. La Chiesa, afferma, “nasce dalla comunità”, nasce “dalla base”. Quindi, riprende, “o c’è una Chiesa piramidale, dove quello che dice Pietro si fa, o c’è una Chiesa sinodale, in cui Pietro è Pietro, ma accompagna la Chiesa”. L’esperienza “più ricca di tutto questo – prosegue – sono stati gli ultimi due Sinodi” sulla famiglia da cui è nata </span><em style="line-height: 1.6;">Amoris Laetitia</em><span style="line-height: 1.6;">. Per il Papa, “è interessante la ricchezza della varietà di sfumature, che è propria della Chiesa. E’ unità nella diversità”. Questo, ribadisce, è “sinodalità”, “non calare dall’alto in basso, ma ascoltare le Chiese, armonizzarle, discernere”. Ognuno ai Sinodi, “ha detto quello che pensava senza paura di sentirsi giudicato”, “tutti erano nell’atteggiamento di ascoltare, senza condannare”. C’è stata una discussione “come fratelli”. C’è stata “una libertà di espressione molto grande” e “questo è bello”. Pietro, aggiunge, “è il garante dell’unità della Chiesa” e “bisogna progredire nella sinodalità”, una delle cose che “gli ortodossi hanno conservato”. E ai giovani, ricordando l’esperienza della GMG di Cracovia, chiede di non avere paura, di non avere “vergogna della fede”, di “cercare strade nuove” e di “non andare in pensione a 20 anni”.</span></p> <p><strong>Media: no a calunnia, diffamazione e disinformazione</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Il Papa offre quindi la sua riflessione sui mezzi di comunicazione che, sottolinea, “hanno una responsabilità molto grande” e in particolare possono formare “una buona o una cattiva opinione”; “possono costruire”, fare un bene “immenso”. E ribadisce che “i mezzi di comunicazione sono costruttori di una società”, “per far pensare, per educare”. In se stessi, “sono postivi”, ma “possono diventare dannosi” dato che tutti siamo peccatori. Francesco si sofferma su alcune tentazioni dei mezzi di comunicazione: la tentazione della calunnia, essere usati “per calunniare, per sporcare la gente, questo soprattutto nel mondo della politica”. Ancora, parla della tentazione dei mass media di diventare “mezzi di diffamazione” e così si “annulla la persona”. Quindi, mette in guardia dalla “disinformazione”, una cosa che “può fare molto danno nei mezzi di informazione”. La disinformazione, tiene a sottolineare, è “probabilmente il danno più grande che può fare” un mezzo di comunicazione, “perché orienta l’opinione in una direzione, tralasciando l’altra parte della verità”. Ancora chiede ai media di essere “molto limpidi, molto trasparenti”, senza cadere nella “malattia della coprofilia, che è voler comunicare lo scandalo”, le “cose brutte” e così “fare molto danno”.</span></p> <p><strong>Sacerdoti non abbiano vergogna della tenerezza</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">L’ultimo pensiero del Papa è per i sacerdoti, ai quali chiede di amare sempre la Vergine Maria, di non sentirsi mai orfani, di lasciarsi guardare da Gesù e di “cercare la carne sofferente di Gesù nei fratelli”. Da qui, afferma, “viene tutto”. “I sacerdoti – è l’incoraggiamento di Francesco – non abbiano vergogna di avere tenerezza”. “Oggi – conclude – c’è bisogno di una rivoluzione della tenerezza in questo mondo che patisce la cardiosclerosi”. </span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/07/settimanale_cattolico_belga_tertio_intervista_il_papa/1277307">(Da Radio Vaticana)</a>Papa: Chiese siano oasi di bellezza per favorire l'incontro con Dio2016-12-06T17:03:28+00:00http://www.news.va/it/news/papa-chiese-siano-oasi-di-bellezza-per-favorire-li Gli artisti facciano brillare la bellezza, soprattutto dove il grigiore domina la quotidianità, e la bellezza curerà tante ferite. Lo sottolinea il Papa nel Messaggio alla XXI seduta comune delle Pontificie Accademie sul tema “Scintille di bellezza. Per un volto umano delle città”. Il testo è stato letto questo pomeriggio dal segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, durante l’incontro presso il Palazzo della Cancelleria. Il porporato, a nome di Francesco, ha consegnato anche il premio delle Pontificie Accademie a due giovani artisti. I lavori sono introdotti dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e del Consiglio di coordinamento tra le Accademie Pontificie. Sul messaggio del Papa, il servizio di Debora Donnini : Le Chiese parrocchiali, specialmente se sorgono in contesti periferici e degradati, siano “oasi di bellezza” e di accoglienza, “pur nella loro semplicità”, favorendo l’incontro con Dio per uno sviluppo armonico delle comunità. Così il Papa nel Messaggio rivolto alla seduta comune delle Pontificie Accademie. Prendersi cura delle persone, specialmente dei più indifesi, significa necessariamente prendersi cura dell’ambiente in cui vivono. Per questo, piccoli gesti, “scintille di bellezza”, possono “rammendare” un tessuto umano, urbanistico e ambientale, spesso lacerato e rappresentare così un’alternativa all’indifferenza e al cinismo. Gli artisti curino la bellezza e la bellezza curerà le ferite Gli artisti, specialmente quelli che sono credenti, hanno dunque un compito importante: realizzare opere d’arte che, tramite “il linguaggio della bellezza”, portino una scintilla di speranza “dove le persone sembrano arrendersi all’indifferenza e alla bruttezza”. Francesco chiede dunque a “architetti e pittori, scultori e musicisti, cineasti e letterati, fotografi e poeti, artisti di ogni disciplina”, di far brillare la bellezza “soprattutto dove l’oscurità o il grigiore domina la quotidianità”. Il Papa ricorda che sono “testimoni di speranza per l’umanità, come hanno più volte ripetuto i miei Predecessori”. “Li invito, pertanto  - prosegue - ad avere cura della bellezza, e la bellezza curerà tante ferite che segnano il cuore e l’animo degli uomini e delle donne dei nostri giorni”. Se non ci si ferma a contemplare il bello, ogni cosa si trasforma in oggetto di abuso Nel testo il Papa si congratula con i membri della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon, la più antica istruzione accademica, sorta nel 1542. Il titolo dell’evento richiama due riferimenti. Uno al discorso rivolto agli artisti di Benedetto XVI, nel 2009, nel quale li invitava  a impegnarsi per rendere sempre più umani i luoghi della convivenza sociale. Il secondo riferimento è all’attualità, ai progetti di riqualificazione delle periferie delle metropoli, elaborati da qualificati architetti, che propongono “scintille” di bellezza, cioè piccoli interventi urbanistici e architettonici attraverso cui ricreare, anche nei contesti più degradati, un senso di “decoro umano prima che urbano”. Lo scrittore Italo Calvino sottolineava che le città come i sogni sono costruite di desideri e paure. E forse, nota il Papa, “tante città del nostro tempo”, con i sobborghi desolati, hanno lasciato più spazio alle paure che ai sogni più belli “soprattutto dei più giovani”. Francesco fa riferimento all’Enciclica Laudato si', nella quale ha sottolineato il legame fra  educazione estetica e mantenimento di un ambiente sano e che quando non ci si ferma ad apprezzare il bello, ogni cosa si trasforma “in oggetto di uso e abuso senza scrupoli”. Assegnato il Premio delle Pontificie Accademie a due giovani artisti Per sostenere i giovani che si impegnano a offrire un valido contributo all’umanesimo cristiano, viene quindi assegnato il Premio delle Pontificie Accademie, ex aequo, alla dottoressa Chiara Bertoglio, per la sua ricerca in campo musicologico e letterario e per la sua attività concertistica, e al dottor Claudio Cianfaglioni per la sua ricerca poetica e lo studio di alcune significative figure poetiche e letterarie del nostro tempo, tra cui padre David Maria Turoldo. La Medaglia del Pontificato va al dottor Michele Vannelli, maestro di Cappella della Basilica di San Petronio a Bologna, e al signor Francesco Lorenzi, compositore e musicista, fondatore del gruppo musicale The Sun.  Il Papa conclude affidando ciascuno alla Vergine Maria, la Tota pulchra, vera scintilla della bellezza di Dio, che rischiara con la sua materna protezione il nostro cammino quotidiano.   “Scintille di bellezza per un volto umano delle città” è dunque il titolo dell’evento. Al segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin , Debora Donnini ha chiesto come la Chiesa possa incoraggiare gli artisti a portare questa bellezza nelle città: Sul senso di questa seduta comune delle Pontificie Accademie e del premio consegnato, Debora Donnini ha chiesto un commento al cardinale Gianfranco Ravasi , presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e del Consiglio di coordinamento tra le stesse Accademie Pontificie:    (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/12/05/ANSA1117403_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Gli artisti facciano brillare la bellezza, soprattutto dove il grigiore domina la quotidianità, e la bellezza curerà tante ferite. Lo sottolinea il Papa nel Messaggio alla XXI seduta comune delle Pontificie Accademie sul tema “Scintille di bellezza. Per un volto umano delle città”. Il testo è stato letto questo pomeriggio dal segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, durante l’incontro presso il Palazzo della Cancelleria. Il porporato, a nome di Francesco, ha consegnato anche il premio delle Pontificie Accademie a due giovani artisti. I lavori sono introdotti dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e del Consiglio di coordinamento tra le Accademie Pontificie. Sul messaggio del Papa, il servizio di <strong>Debora Donnini</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9057869" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00560730.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00560730.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Le Chiese parrocchiali, specialmente se sorgono in contesti periferici e degradati, siano “oasi di bellezza” e di accoglienza, “pur nella loro semplicità”, favorendo l’incontro con Dio per uno sviluppo armonico delle comunità. Così il Papa nel Messaggio rivolto alla seduta comune delle Pontificie Accademie. Prendersi cura delle persone, specialmente dei più indifesi, significa necessariamente prendersi cura dell’ambiente in cui vivono. Per questo, piccoli gesti, “scintille di bellezza”, possono “rammendare” un tessuto umano, urbanistico e ambientale, spesso lacerato e rappresentare così un’alternativa all’indifferenza e al cinismo.</p> <p><strong>Gli artisti curino la bellezza e la bellezza curerà le ferite</strong><br/> Gli artisti, specialmente quelli che sono credenti, hanno dunque un compito importante: realizzare opere d’arte che, tramite “il linguaggio della bellezza”, portino una scintilla di speranza “dove le persone sembrano arrendersi all’indifferenza e alla bruttezza”. Francesco chiede dunque a “architetti e pittori, scultori e musicisti, cineasti e letterati, fotografi e poeti, artisti di ogni disciplina”, di far brillare la bellezza “soprattutto dove l’oscurità o il grigiore domina la quotidianità”. Il Papa ricorda che sono “testimoni di speranza per l’umanità, come hanno più volte ripetuto i miei Predecessori”. “Li invito, pertanto  - prosegue - ad avere cura della bellezza, e la bellezza curerà tante ferite che segnano il cuore e l’animo degli uomini e delle donne dei nostri giorni”.</p> <p><strong>Se non ci si ferma a contemplare il bello, ogni cosa si trasforma in oggetto di abuso</strong><br/> Nel testo il Papa si congratula con i membri della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon, la più antica istruzione accademica, sorta nel 1542. Il titolo dell’evento richiama due riferimenti. Uno al discorso rivolto agli artisti di Benedetto XVI, nel 2009, nel quale li invitava  a impegnarsi per rendere sempre più umani i luoghi della convivenza sociale. Il secondo riferimento è all’attualità, ai progetti di riqualificazione delle periferie delle metropoli, elaborati da qualificati architetti, che propongono “scintille” di bellezza, cioè piccoli interventi urbanistici e architettonici attraverso cui ricreare, anche nei contesti più degradati, un senso di “decoro umano prima che urbano”. Lo scrittore Italo Calvino sottolineava che le città come i sogni sono costruite di desideri e paure. E forse, nota il Papa, “tante città del nostro tempo”, con i sobborghi desolati, hanno lasciato più spazio alle paure che ai sogni più belli “soprattutto dei più giovani”. Francesco fa riferimento all’Enciclica Laudato si', nella quale ha sottolineato il legame fra  educazione estetica e mantenimento di un ambiente sano e che quando non ci si ferma ad apprezzare il bello, ogni cosa si trasforma “in oggetto di uso e abuso senza scrupoli”.</p> <p><strong>Assegnato il Premio delle Pontificie Accademie a due giovani artisti</strong><br/> Per sostenere i giovani che si impegnano a offrire un valido contributo all’umanesimo cristiano, viene quindi assegnato il Premio delle Pontificie Accademie, ex aequo, alla dottoressa Chiara Bertoglio, per la sua ricerca in campo musicologico e letterario e per la sua attività concertistica, e al dottor Claudio Cianfaglioni per la sua ricerca poetica e lo studio di alcune significative figure poetiche e letterarie del nostro tempo, tra cui padre David Maria Turoldo. La Medaglia del Pontificato va al dottor Michele Vannelli, maestro di Cappella della Basilica di San Petronio a Bologna, e al signor Francesco Lorenzi, compositore e musicista, fondatore del gruppo musicale The Sun. <span style="line-height: 1.6;">Il Papa conclude affidando ciascuno alla Vergine Maria, la Tota pulchra, vera scintilla della bellezza di Dio, che rischiara con la sua materna protezione il nostro cammino quotidiano.</span></p> <p> </p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Scintille di bellezza per un volto umano delle città” è dunque il titolo dell’evento. Al segretario di Stato, il <strong>cardinale Pietro Parolin</strong>, <strong>Debora Donnini </strong>ha chiesto come la Chiesa possa incoraggiare gli artisti a portare questa bellezza nelle città:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;"><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9059018" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00560769.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00560769.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></span></p> <p>Sul senso di questa seduta comune delle Pontificie Accademie e del premio consegnato, <strong>Debora Donnini</strong> ha chiesto un commento al <strong>cardinale Gianfranco Ravasi</strong>, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e del Consiglio di coordinamento tra le stesse Accademie Pontificie: </p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9059054" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00560771.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00560771.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;"> </span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/06/messaggio_del_papa_alle_pontificie_accademie/1277213">(Da Radio Vaticana)</a>Santa Sede: con il Papa per il bando totale delle armi atomiche2016-12-06T14:15:09+00:00http://www.news.va/it/news/santa-sede-con-il-papa-per-totale-messa-al-bando-a “Nella promozione della sicurezza nucleare, la comunità internazionale abbracci un’etica di responsabilità, al fine di favorire un clima di fiducia e di rafforzare la sicurezza collaborativa attraverso il dialogo multilaterale”. Così mons. Antoine Camilleri, Sotto-segretario per i rapporti con gli Stati intervenuto alla seconda Conferenza dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, Aiea, in corso a Vienna. La logica dell’etica globale sostituisca la logica della paura “La logica della paura e della diffidenza che trova la sua sintesi nella deterrenza nucleare – ha spiegato - deve essere sostituita da una nuova logica di etica globale. Abbiamo bisogno di un’etica di responsabilità, solidarietà e sicurezza collaborativa adeguata al compito di tenere sotto controllo il potere della tecnologia nucleare”. Secondo mons. Camilleri “le minacce alla sicurezza nucleare costituiscono gravi sfide sul piano tecnico e su quello diplomatico” e “per rispondervi, occorre affrontare le dinamiche più ampie della sicurezza, della politica, dell’economia e della cultura, che guidano attori statali e non statali nel cercare sicurezza, legittimità o potere nelle armi nucleari” Necessario proteggere il materiale nucleare e le informazioni La Santa Sede ritiene di grande importanza la promozione della sicurezza nucleare sia ai fini del rafforzamento del regime di non proliferazione e del processo di disarmo nucleare, sia per la promozione di tecnologie nucleari a scopo pacifici.  Mons. Camilleri  indica due ambiti in cui sono richiesti sforzi maggiori:  “la protezione fisica del materiale nucleare, poiché il mancato controllo” di questo “potrebbe avere conseguenze catastrofiche”; in secondo luogo evidenzia l’importanza del contrasto di minacce interne e la prevenzione di cyber-attacchi a dati e strutture sensibili a partire da un aumento del “livello di sicurezza delle informazioni e dei computer”, preservando “la riservatezza delle informazioni pertinenti alla sicurezza nucleare”.  Con il Papa per una totale messa al bando delle armi nucleari Il Sotto-segretario per i rapporti con gli Stati rileva i notevoli progressi compiuti nel rafforzare la sicurezza e la protezione nucleare, ringraziando l’Aiea per l’impegno profuso negli anni; nel contempo si sottolinea come molto del successo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica dipenda “dall’impegno degli Stati membri nel rispettare i propri impegni giuridici ed etici. “Le responsabilità  degli Stati membri – puntualizza mons. Camilleri – devono rimanere al centro del nostro dibattito”. A conclusione del suo intervento il rappresentante vaticano a Vienna chiarisce che “non ci si può fare illusioni riguardo alla gravità delle sfide che si pongono alla comunità internazionale, ma “a motivo di queste sfide la Santa Sede ribadisce il proprio sostegno all’Aiea” in linea con l’esortazione di Francesco alla comunità internazionale, pronunciata all’Onu nel 2015, ad “impegnarsi per un mondo senza armi nucleari, applicando pienamente il Trattato di non proliferazione, nella lettera e nello spirito, verso una totale messa al bando di questi ordigni”.  (A cura di Paolo Ondarza) (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/08/03/AFP5585060_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>“Nella promozione della sicurezza nucleare, la comunità internazionale abbracci un’etica di responsabilità, al fine di favorire un clima di fiducia e di rafforzare la sicurezza collaborativa attraverso il dialogo multilaterale”. Così mons. Antoine Camilleri, Sotto-segretario per i rapporti con gli Stati intervenuto alla seconda Conferenza dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, Aiea, in corso a Vienna.</p> <p><strong>La logica dell’etica globale sostituisca la logica della paura</strong><br/> “La logica della paura e della diffidenza che trova la sua sintesi nella deterrenza nucleare – ha spiegato - deve essere sostituita da una nuova logica di etica globale. Abbiamo bisogno di un’etica di responsabilità, solidarietà e sicurezza collaborativa adeguata al compito di tenere sotto controllo il potere della tecnologia nucleare”. Secondo mons. Camilleri “le minacce alla sicurezza nucleare costituiscono gravi sfide sul piano tecnico e su quello diplomatico” e “per rispondervi, occorre affrontare le dinamiche più ampie della sicurezza, della politica, dell’economia e della cultura, che guidano attori statali e non statali nel cercare sicurezza, legittimità o potere nelle armi nucleari”</p> <p><strong>Necessario proteggere il materiale nucleare e le informazioni</strong><br/> La Santa Sede ritiene di grande importanza la promozione della sicurezza nucleare sia ai fini del rafforzamento del regime di non proliferazione e del processo di disarmo nucleare, sia per la promozione di tecnologie nucleari a scopo pacifici.  Mons. Camilleri  indica due ambiti in cui sono richiesti sforzi maggiori:  “la protezione fisica del materiale nucleare, poiché il mancato controllo” di questo “potrebbe avere conseguenze catastrofiche”; in secondo luogo evidenzia l’importanza del contrasto di minacce interne e la prevenzione di cyber-attacchi a dati e strutture sensibili a partire da un aumento del “livello di sicurezza delle informazioni e dei computer”, preservando “la riservatezza delle informazioni pertinenti alla sicurezza nucleare”. </p> <p><strong>Con il Papa per una totale messa al bando delle armi nucleari</strong><br/> Il Sotto-segretario per i rapporti con gli Stati rileva i notevoli progressi compiuti nel rafforzare la sicurezza e la protezione nucleare, ringraziando l’Aiea per l’impegno profuso negli anni; nel contempo si sottolinea come molto del successo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica dipenda “dall’impegno degli Stati membri nel rispettare i propri impegni giuridici ed etici. “Le responsabilità  degli Stati membri – puntualizza mons. Camilleri – devono rimanere al centro del nostro dibattito”. A conclusione del suo intervento il rappresentante vaticano a Vienna chiarisce che “non ci si può fare illusioni riguardo alla gravità delle sfide che si pongono alla comunità internazionale, ma “a motivo di queste sfide la Santa Sede ribadisce il proprio sostegno all’Aiea” in linea con l’esortazione di Francesco alla comunità internazionale, pronunciata all’Onu nel 2015, ad “impegnarsi per un mondo senza armi nucleari, applicando pienamente il Trattato di non proliferazione, nella lettera e nello spirito, verso una totale messa al bando di questi ordigni”.  <strong>(A cura di Paolo Ondarza)</strong></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/06/santa_sede_con_il_papa_per_messa_al_bando_armi_nucleari/1277185">(Da Radio Vaticana)</a>

  
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