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News.vahttp://www.news.va/2017-09-19T12:38:13+00:00Il Papa: Madre Cabrini un modello per le migrazioni odierne2017-09-19T12:38:13+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-madre-cabrini-un-modello-per-le-migrazioni di Amedeo Lomonaco In un tempo segnato dagli “odierni spostamenti epocali di popolazioni, con le tensioni che inevitabilmente si generano”, Santa Francesco Saverio Cabrini è una “figura singolarmente attuale”. Il suo carisma, contraddistinto da “una dedizione totale e intelligente verso gli emigranti che dall’Italia si recavano nel Nuovo Mondo ”, è legato ad una “consacrazione limpidamente missionaria ”. E’ quanto scrive Papa Francesco nella Lettera pontificia inviata a suor Barbara Louise Staley, superiora generale delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, in occasione del centenario della morte di Madre Cabrini, patrona dei migranti. Il suo – spiega il Pontefice – è un modello di santità che “unisce l’attenzione alle situazioni di maggiore povertà e fragilità, come gli orfani e i minatori, a una lucida sensibilità culturale”. Una sensibilità che riconosce nella vitalità umana e cristiana dei migranti “un dono per le Chiese e i popoli che li accolgono”. “ Le grandi migrazioni odierne – si legge nella lettera - necessitano di un accompagnamento pieno di amore e intelligenza come quello che caratterizza il carisma cabriniano , in vista di un incontro di popoli che arricchisca tutti e generi unione e dialogo e non separazione e ostilità”. “Senza dimenticare – aggiunge il Papa - che santa Francesca Saverio Cabrini conserva una sensibilità missionaria non settoriale ma universale”. L’amore per il Cuore di Cristo – sottolinea il Santo Padre – risplende nell’attenzione di Santa Francesco Saverio Cabrini  “per quelle che oggi chiameremmo le periferie della storia ”. Ad esempio – ricorda il Pontefice – “un anno dopo un crudele linciaggio di italiani, accusati di aver ucciso il capo della polizia di New Orleans, in Louisiana, Madre Cabrini aprì una Casa nel quartiere italiano più malfamato”. “Con vivo affetto – conclude Papa Francesco - vi assicuro il ricordo e la preghiera, sia perché la figura di Madre Cabrini mi è da sempre familiare, sia per la speciale sollecitudine che dedico alla causa dei migranti”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/01/16/RV22585_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><em><strong>di Amedeo Lomonaco</strong></em></p> <p>In un tempo segnato dagli “odierni spostamenti epocali di popolazioni, con le tensioni che inevitabilmente si generano”, Santa Francesco Saverio Cabrini è una “figura singolarmente attuale”. Il suo <strong>carisma, contraddistinto da “una dedizione totale e intelligente verso gli emigranti che dall’Italia si recavano nel Nuovo Mondo</strong>”,<strong> è legato ad una “consacrazione limpidamente missionaria</strong>”. E’ quanto scrive Papa Francesco nella Lettera pontificia inviata a suor Barbara Louise Staley, superiora generale delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, in occasione del centenario della morte di Madre Cabrini, patrona dei migranti.</p> <p>Il suo – spiega il Pontefice – è un modello di santità che “unisce l’attenzione alle situazioni di maggiore povertà e fragilità, come gli orfani e i minatori, a una lucida sensibilità culturale”. Una sensibilità che riconosce nella vitalità umana e cristiana dei migranti “un dono per le Chiese e i popoli che li accolgono”. “<strong>Le grandi migrazioni odierne –</strong> si legge nella lettera<strong> - necessitano di un accompagnamento pieno di amore e intelligenza come quello che caratterizza il carisma cabriniano</strong>, in vista di un incontro di popoli che arricchisca tutti e generi unione e dialogo e non separazione e ostilità”. “Senza dimenticare – aggiunge il Papa - che santa Francesca Saverio Cabrini conserva una sensibilità missionaria non settoriale ma universale”.</p> <p>L’amore per il Cuore di Cristo – sottolinea il Santo Padre – risplende <strong>nell’attenzione di Santa Francesco Saverio Cabrini  “per quelle che oggi chiameremmo le periferie della storia</strong>”. Ad esempio – ricorda il Pontefice – “un anno dopo un crudele linciaggio di italiani, accusati di aver ucciso il capo della polizia di New Orleans, in Louisiana, Madre Cabrini aprì una Casa nel quartiere italiano più malfamato”. “Con vivo affetto – conclude Papa Francesco - vi assicuro il ricordo e la preghiera, sia perché la figura di Madre Cabrini mi è da sempre familiare, sia per la speciale sollecitudine che dedico alla causa dei migranti”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/09/19/il_papa_madre_cabrini_un_modello_per_le_migrazioni_odierne/1337645">(Da Radio Vaticana)</a>Papa: Motu Proprio per ampliare gli studi sulla famiglia2017-09-19T12:23:15+00:00http://www.news.va/it/news/papa-motu-proprio-per-ampliare-studi-su-matrimonio di Gabriella Ceraso È datata 8 settembre 2017, ma è stata pubblicata oggi la Lettera Apostolica Summa Familiae Cura di Papa Francesco in forma di Motu Proprio , con la quale si istituisce il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia , che, legato alla Pontificia Università Lateranense, succede - sostituendolo e facendolo in tal modo cessare - al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia stabilito a sua volta dalla Costituzione apostolica Magnum Matrimonii sacramentum del 7 ottobre 1982. Centro accademico di riferimento Il nuovo Istituto teologico, secondo quanto precisato negli Articoli della Lettera Apostolica, costituirà nell’ambito delle istituzioni pontificie, un "centro accademico di riferimento, al servizio della missione della Chiesa universale , nel campo delle scienze che riguardano il matrimonio e la famiglia e riguardo ai temi connessi con la fondamentale alleanza dell’uomo e della donna per la cura della generazione e del creato". Sarà temporaneamente retto dalle norme statutarie del precedente Istituto, avrà come autorità accademiche un Gran Cancelliere, un  Preside e un Consiglio di Istituto e agirà in relazione con la Congregazione per l'Educazione Cattolica, con il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e con la Pontificia Accademia per la Vita . Nuovo assetto giuridico e campo di interesse ampliato Si tratta dunque, si legge nella Lettera Apostolica di Francesco, di un "nuovo assetto giuridico" per l'Istituto che Giovanni Paolo II, volle nel 1981, affinchè la sua " lungimirante intuizione" possa essere ancora meglio "apprezzata e riconosciuta nella sua fecondità e attualità". Il  "campo di interesse sarà ampliato infatti  sia in ordine alle nuove dimensioni del compito pastorale e della missione ecclesiale, sia in riferimento agli sviluppi delle scienze umane e della cultura antropologica in un campo così fondamentale per la cultura della vita".  Attenzione alle ferite dell''umanità oltre che alla prospettiva pastorale Di recente, spiega il testo, la Chiesa ha compiuto, rispetto agli anni "80 con san Giovanni Paolo II, un ulteriore percorso sinodale (in due tappe nel 2014 e nel 2015), con al centro la realtà del matrimonio e della famiglia , culminato con l'Esortazione Apostolica post-sinodale  Amoris laetitia  dell'anno scorso. Tale stagione, scrive il Papa, ha portato la Chiesa ad una nuova consapevolezza. La famiglia è centrale , scrive il Papa, sia nei percorsi di conversione pastorale delle comunità sia nella missionarietà della Chiesa ed esige che non vengano mai meno " la prospettiva pastorale e l'attenzione alle ferite dell'umanità". In tema di famiglia la "verità della rivelazione e la sapienza della tradizione della fede" devono accompagnarsi "all'intelligenza del tempo presente" Secondo Francesco i l cambiamento antropologico-culturale in atto oggi non consente alla pastorale di riproporre "modelli e forme del passato", ma richiede un "approccio analitico e diversificato" che guardi alla realtà della famiglia di oggi in tutta la sua complessità di luci e ombre, con uno sguardo di "saggio realismo" e di "intelletto d'amore".   (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/01/22/ANSA938295_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><em><strong>di Gabriella Ceraso</strong></em></p> <p>È datata 8 settembre 2017, ma è stata pubblicata oggi <strong>la Lettera Apostolica <a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/motu_proprio/documents/papa-francesco-motu-proprio_20170908_summa-familiae-cura.html"><em>Summa Familiae Cura</em></a> di Papa Francesco in forma di Motu Proprio</strong>, con la quale si istituisce il <strong>Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia</strong>, che, legato alla Pontificia Università Lateranense, succede - sostituendolo e facendolo in tal modo cessare - al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia stabilito a sua volta dalla Costituzione apostolica <em>Magnum Matrimonii sacramentum </em>del 7 ottobre 1982.</p> <p><strong>Centro accademico di riferimento</strong><br/> Il nuovo Istituto teologico, secondo quanto precisato negli Articoli della Lettera Apostolica,<strong> costituirà nell’ambito delle istituzioni pontificie, un "centro accademico di riferimento, al servizio della missione della Chiesa universale</strong>, nel campo delle scienze che riguardano il matrimonio e la famiglia e riguardo ai temi connessi con la fondamentale alleanza dell’uomo e della donna per la cura della generazione e del creato". Sarà temporaneamente retto dalle norme statutarie del precedente Istituto, <strong>avrà come autorità accademiche un Gran Cancelliere, un  Preside e un Consiglio di Istituto </strong>e <strong>agirà in relazione con la Congregazione per l'Educazione Cattolica, con il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e con la Pontificia Accademia per la Vita</strong>.</p> <p><strong>Nuovo assetto giuridico e campo di interesse ampliato</strong><br/> Si tratta dunque, si legge nella Lettera Apostolica di Francesco, di <strong>un "nuovo assetto giuridico" per l'Istituto che Giovanni Paolo II, volle nel 1981,</strong> affinchè la sua " lungimirante intuizione" possa essere ancora meglio "apprezzata e riconosciuta nella sua fecondità e attualità". Il<strong> "campo di interesse sarà ampliato infatti  sia in ordine alle nuove dimensioni del compito pastorale e della missione ecclesiale, sia in riferimento agli sviluppi delle scienze umane e della cultura antropologica in un campo così fondamentale per la cultura della vita". </strong></p> <p><strong>Attenzione alle ferite dell''umanità oltre che alla prospettiva pastorale</strong><br/> Di recente, spiega il testo, <strong>la Chiesa ha compiuto, rispetto agli anni "80 con san Giovanni Paolo II, un ulteriore percorso sinodale</strong> (in due tappe nel 2014 e nel 2015),<strong> con al centro la realtà del matrimonio e della famiglia</strong>, culminato con l'Esortazione Apostolica post-sinodale <em>Amoris laetitia</em> dell'anno scorso. Tale stagione, scrive il Papa, ha portato la Chiesa ad una nuova consapevolezza. <strong>La famiglia è centrale</strong>, scrive il Papa, sia nei percorsi di conversione pastorale delle comunità sia nella missionarietà della Chiesa ed <strong>esige che non vengano mai meno " la prospettiva pastorale e l'attenzione alle ferite dell'umanità".</strong> In tema di famiglia la "verità della rivelazione e la sapienza della tradizione della fede" devono accompagnarsi "all'intelligenza del tempo presente" Secondo Francesco i<strong>l cambiamento antropologico-culturale in atto oggi non consente alla pastorale di riproporre "modelli e forme del passato", ma richiede un "approccio analitico e diversificato" </strong>che guardi alla realtà della famiglia di oggi in tutta la sua complessità di luci e ombre, con uno sguardo di "saggio realismo" e di "intelletto d'amore".</p> <p> </p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/09/19/papa_motu_proprio_per_studi_sui_matrimoni_e_famiglia/1337618">(Da Radio Vaticana)</a>Sinodo: giovani protagonisti nella costruzione di un mondo migliore2017-09-19T11:43:03+00:00http://www.news.va/it/news/sinodo-giovani-protagonisti-nella-costruzione-di-u Dall’ 11 al 15 settembre, presso l’Auditorium della Curia Generalizia dei Gesuiti, si è tenuto il  Seminario internazionale sulla condizione giovanile nel mondo , in preparazione alla XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema  I giovani, la fede e il discernimento vocazionale , prevista per il mese di ottobre del 2018. Al Seminario hanno partecipato 82 invitati provenienti dai cinque Continenti: 21 giovani, 17 esperti da università ecclesiastiche, 15 esperti da altre università, 20 formatori e operatori della pastorale giovanile e vocazionale, 9 rappresentanti di organismi della Santa Sede. Dal punto di vista geografico, 52 partecipanti erano europei, 18 dalle Americhe, 7 asiatici, 4 africani, 1 australiana. Particolarmente significativa è stata la presenza di giovani da diversi contesti geografici, socio-culturali e religiosi : essi hanno contribuito attivamente alle giornate di studio, anche introducendo e concludendo i lavori con le loro esperienze di vita e le loro riflessioni. Poiché il  Seminario era aperto anche a tutti gli interessati al tema, vi hanno preso parte circa 50 ospiti, tra cui alcuni giovani. Durante le sessioni autorevoli cattedratici hanno affrontato attraverso le loro comunicazioni i temi previsti dal programma: i giovani e l’identità , i giovani e la progettualità, i giovani e l’alterità, i giovani e la tecnologia, i giovani e la trascendenza . A ognuno dei temi è stata dedicata una sessione: quelle mattutine sono state introdotte da una meditazione biblica e ad ogni comunicazione è seguito un ampio e partecipato dibattito, poi protrattosi nei circoli linguistici in italiano, inglese, francese e spagnolo. La prima sessione, che ha avuto luogo lunedì pomeriggio, si è aperta con un saluto del card. Lorenzo Baldisseri e una riflessione biblica. In seguito, è stata data la parola alle coinvolgenti testimonianze di cinque giovani , riguardanti, tra l’altro, situazioni concrete di conflitto bellico, di recupero dei valori, di confronto con le sfide quotidiane, di impegno e di scelte di vita .  Al primo dei temi, quello riguardante l’identità , è stata dedicata la seconda sessione, martedì 12 mattina, allorché hanno avuto luogo due comunicazioni: I giovani e le giovani oggi in cerca di identità;I luoghi che plasmano l’identità dei giovani, Il tema della progettualità è stato oggetto di due comunicazioni durante la terza sessione nel pomeriggio: i giovani e il lavoro, e i giovani e le migrazioni .. È emerso dai lavori l’intreccio degli aspetti, in quanto molti giovani emigrano dai propri Paesi non solo per sfuggire a situazioni di violenza e di guerra, ma per poter costruire un futuro migliore che sembra loro precluso nei luoghi di origine. La quarta sessione, mercoledì 13 mattina, ha affrontato il tema dell’alterità attraverso due comunicazioni:  i giovani e l’impegno sociale, ed  i giovani e l’impegno politico . Si è rilevato che, a causa di una sfiducia generale nel mondo della politica, i giovani preferiscono coinvolgersi soprattutto a livello sociale in progetti di solidarietà. Al tema della tecnologia è stata dedicata, mercoledì pomeriggio, la quinta sessione, con due comunicazioni: i giovani e gli scenari futuri dello sviluppo tecnologico ed i giovani e i risvolti antropologici dello sviluppo tecnologico. È emerso come il rapporto dei giovani con le nuove tecnologie mediatiche apra nuovi orizzonti che, da una parte, suscitano problematiche complesse a livello antropologico, morale e relazionale, dall’altra prospettano percorsi interessanti per l’evangelizzazione. La trascendenza è stato il tema della sesta sessione, giovedì mattina, sviluppato in due comunicazioni: i giovani, il sacro e la fede ed i giovani e la Chiesa . Gli interventi hanno illustrato come la ricerca del trascendente sia vissuta oggi dai giovani non solo attraverso svariate forme di spiritualità , ma anche all’interno della Chiesa che, aperta all’ascolto dei giovani, in molti casi presenta la persona di Gesù in modo coinvolgente . Nella settima sessione è stata presentata una sintesi dei lavori dei vari circoli linguistici. Nell’ottava ed ultima sessione si è fatto un bilancio e sono state indicate delle prospettive in vista del prossimo Sinodo . I giovani hanno presentato un video nel quale hanno sintetizzato la loro esperienza, riassumibile nella frase: “siamo una famiglia, ascoltiamoci e cresciamo insieme” . Da questo slogan emerge il desiderio dei giovani di trovare nella Chiesa una casa, una famiglia e una comunità dove poter maturare le proprie scelte di vita e contribuire al bene comune. Nella sintesi generale dei lavori, sono state evidenziate sia le premesse e le condizioni per accompagnare le nuove generazioni , sia l’impegno e il desiderio della Chiesa nel rispondere alle richieste dei giovani di essere protagonisti nella costruzione di un mondo migliore. Il Card. Lorenzo Baldisseri ha concluso i lavori ringraziando i partecipanti e confermando che la Chiesa, rimanendo in ascolto dei giovani, desidera lasciarsi stimolare da loro in vista del rinnovamento missionario invocato da Papa Francesco . Si rende noto che i canali di Facebook, Twitter e Instagram utilizzati durante il Seminario rimangono aperti – alla dicitura Synod2018 – anche dopo la conclusione dei lavori.  (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/09/13/RV28227_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Dall’<strong>11 al 15 settembre,</strong> presso l’Auditorium della Curia Generalizia dei Gesuiti, si è tenuto il <strong>Seminario internazionale sulla condizione giovanile nel mondo</strong>, in preparazione alla XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema<strong> I giovani, la fede e il discernimento vocazionale</strong>, prevista per il mese di ottobre del 2018.</p> <p>Al Seminario hanno partecipato <strong>82 invitati provenienti dai cinque Continenti:</strong> 21 giovani, 17 esperti da università ecclesiastiche, 15 esperti da altre università, 20 formatori e operatori della pastorale giovanile e vocazionale, 9 rappresentanti di organismi della Santa Sede. Dal punto di vista geografico, <strong>52 partecipanti erano europei, 18 dalle Americhe, 7 asiatici, 4 africani, 1 australiana.</strong> Particolarmente significativa è stata la presenza di<strong> giovani da diversi contesti geografici, socio-culturali e religiosi</strong>: essi hanno contribuito attivamente alle giornate di studio, anche introducendo e concludendo i lavori con le loro esperienze di vita e le loro riflessioni. Poiché il  Seminario era aperto anche a tutti gli interessati al tema, vi hanno preso parte circa 50 ospiti, tra cui alcuni giovani.</p> <p>Durante le sessioni autorevoli cattedratici hanno affrontato attraverso le loro comunicazioni i temi previsti dal programma: <strong>i giovani e l’identità</strong>,<strong> i giovani e la progettualità, i giovani e l’alterità, i giovani e la tecnologia, i giovani e la trascendenza</strong>. A ognuno dei temi è stata dedicata una sessione: quelle mattutine sono state introdotte da una meditazione biblica e ad ogni comunicazione è seguito un ampio e partecipato dibattito, poi protrattosi nei circoli linguistici in italiano, inglese, francese e spagnolo.</p> <p>La prima sessione, che ha avuto luogo lunedì pomeriggio, si è aperta con un saluto del <strong>card. Lorenzo Baldisseri </strong>e una <strong>riflessione biblica.</strong> In seguito, è stata data la parola alle coinvolgenti <strong>testimonianze di cinque giovani</strong>, riguardanti, tra l’altro,<strong> situazioni concrete di conflitto bellico, di recupero dei valori, di confronto con le sfide quotidiane, di impegno e di scelte di vita</strong>. </p> <p>Al primo dei temi, quello riguardante <strong>l’identità</strong>, è stata dedicata la seconda sessione, martedì 12 mattina, allorché hanno avuto luogo due comunicazioni: I giovani e le giovani oggi in cerca di identità;I luoghi che plasmano l’identità dei giovani, Il tema della<strong> progettualità</strong> è stato oggetto di due comunicazioni durante la terza sessione nel pomeriggio:<strong> i giovani e il lavoro, e i giovani e le migrazioni</strong>.. È emerso dai lavori l’intreccio degli aspetti, in quanto <strong>molti giovani emigrano dai propri Paesi non solo per sfuggire a situazioni di violenza e di guerra, ma per poter costruire un futuro migliore</strong> che sembra loro precluso nei luoghi di origine. La quarta sessione, mercoledì 13 mattina, ha affrontato il tema dell’alterità attraverso due comunicazioni:<strong> i giovani e l’impegno sociale, ed  i giovani e l’impegno politico</strong>. Si è rilevato che, a causa di una sfiducia generale nel mondo della politica, <strong>i giovani preferiscono coinvolgersi soprattutto a livello sociale in progetti di solidarietà.</strong></p> <p>Al tema della<strong> tecnologia</strong> è stata dedicata, mercoledì pomeriggio, la quinta sessione, con due comunicazioni: i giovani e gli scenari futuri dello sviluppo tecnologico ed i giovani e i risvolti antropologici dello sviluppo tecnologico. È emerso come il rapporto dei giovani con le nuove tecnologie mediatiche <strong>apra nuovi orizzonti</strong> che, da una parte,<strong> suscitano problematiche complesse a livello antropologico, morale e relazionale, dall’altra prospettano percorsi interessanti per l’evangelizzazione.</strong></p> <p>La <strong>trascendenza</strong> è stato il tema della sesta sessione, giovedì mattina, sviluppato in due comunicazioni:<strong> i giovani, il sacro e la fede ed i giovani e la Chiesa</strong>. Gli interventi hanno illustrato come la ricerca del <strong>trascendente sia vissuta oggi dai giovani non solo attraverso svariate forme di spiritualità</strong>, ma anche all’interno della Chiesa che, aperta all’ascolto dei giovani, in molti casi <strong>presenta la persona di Gesù in modo coinvolgente</strong>. Nella settima sessione è stata presentata una sintesi dei lavori dei vari circoli linguistici.</p> <p>Nell’ottava ed ultima sessione si è fatto un bilancio e sono state indicate delle<strong> prospettive in vista del prossimo Sinodo</strong>. I giovani hanno presentato un video nel quale hanno sintetizzato la loro esperienza, riassumibile nella frase:<strong> “siamo una famiglia, ascoltiamoci e cresciamo insieme”</strong>. Da questo slogan emerge il desiderio dei giovani di trovare nella Chiesa una casa, una famiglia e una comunità dove poter maturare le proprie scelte di vita e contribuire al bene comune. Nella sintesi generale dei lavori, sono state evidenziate sia le premesse e le condizioni per <strong>accompagnare le nuove generazioni</strong>, <strong>sia l’impegno e il desiderio della Chiesa nel rispondere alle richieste dei giovani di essere protagonisti nella costruzione di un mondo migliore.</strong></p> <p>Il Card. Lorenzo Baldisseri ha concluso i lavori ringraziando i partecipanti e confermando che la Chiesa, rimanendo in ascolto dei giovani, desidera lasciarsi stimolare da loro in vista del <strong>rinnovamento missionario invocato da Papa Francesco</strong>.</p> <p>Si rende noto che i canali di Facebook, Twitter e Instagram utilizzati durante il Seminario rimangono aperti – alla dicitura Synod2018 – anche dopo la conclusione dei lavori. </p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/09/19/sinodo_giovani_protagonisti_di_un_mondo_migliore/1337627">(Da Radio Vaticana)</a>Papa a Santa Marta: avvicinarci a chi soffre, per restituire dignità2017-09-19T10:27:29+00:00http://www.news.va/it/news/papa-a-santa-marta-avvicinarci-a-chi-soffre-per-re di Giada Aquilino “Compassione”, “avvicinarsi”, “restituire” . Alla Messa mattutina a Casa Santa Marta Papa Francesco prega il Signore affinché ci dia “la grazia” di avere compassione “ davanti a tanta gente che soffre ”, di avvicinarci e di portare queste persone “per mano” al posto di “dignità che Dio vuole per loro”. Prendendo spunto dall’odierno Vangelo di Luca, dedicato al racconto della risurrezione del figlio della vedova di Nain per opera di Gesù, il Pontefice spiega come nell’Antico Testamento i “più poveri degli schiavi” fossero proprio le vedove, gli orfani, gli stranieri, i forestieri . E l’invito che ricorre è quello ad aver “cura” di loro, per far sì che si inseriscano “nella società”. Gesù, che ha la capacità di “guardare il dettaglio”, perché “guarda con il cuore” , ha compassione: “ La compassione è un sentimento che coinvolge, è un sentimento del cuore , delle viscere, coinvolge tutto. Non è lo stesso della “pena”, o di … “peccato, povera gente!”: no, non è lo stesso. La compassione coinvolge. E’ “patire con”. Questo è la compassione. Il Signore si coinvolge con una vedova e con un orfano … Ma dì, tu hai tutta una folla qui, perché non parli alla folla? Lascia … la vita è così … sono tragedie che succedono, accadono … No. Per Lui era più importante quella vedova e quell’orfano morto, che la folla alla quale Lui stava parlando e che lo seguiva. Perché? Perché il suo cuore, le sue viscere si sono coinvolti. Il Signore, con la sua compassione, si è coinvolto in questo caso. Ebbe compassione”. La compassione dunque spinge “ad avvicinarsi”, osserva il Papa: si possono vedere tante cose ma non avvicinarsi ad esse: “ Avvicinarsi e toccare la realtà. Toccare. Non guardarla da lontano . Ebbe compassione - prima parola - si avvicinò - seconda parola. Poi fa il miracolo e Gesù non dice: ‘Arrivederci, io continuo il cammino’: no. Prende il ragazzo e cosa dice? ‘Lo restituì a sua madre’: restituire, la terza parola. Gesù fa dei miracoli per restituire, per mettere al proprio posto le persone. Ed è quello che ha fatto con la redenzione. Ebbe compassione - Dio ebbe compassione - si avvicinò a noi in suo Figlio, e restituì tutti noi alla dignità di figli di Dio. Ci ha ricreati tutti”. L’esortazione è a “fare lo stesso”, prendere esempio da Cristo, avvicinarsi ai bisognosi, non aiutarli “da lontano”, perché c’è chi è sporco, “non fa la doccia”, “puzza”: “ Tante volte guardiamo i telegiornali o la copertina dei giornali, le tragedie … ma guarda, in quel Paese i bambini non hanno da mangiare; in quel Paese i bambini fanno da soldati; in quel Paese le donne sono schiavizzate; in quel Paese … oh, quale calamità! Povera gente … Volto pagina e passo al romanzo , alla telenovela che viene dopo. E questo non è cristiano. E la domanda che io farei adesso, guardando tutti, anche a me: “ Io sono capace di avere compassione ? Di pregare? Quando vedo queste cose, che me le portano a casa, attraverso i media… le viscere si muovono? Il cuore patisce con quella gente, o sento pena, dico ‘povera gente’, e così … “. E se non puoi avere compassione, chiedere la grazia: ‘Signore, dammi la grazia della compassione’”! Con la “preghiera di intercessione”, con il nostro “lavoro” di cristiani, dobbiamo essere capaci di aiutare la gente che soffre, affinché “venga restituita alla società”, alla “vita di famiglia”, di lavoro; insomma: alla “vita quotidiana” . Ascolta e scarica il podcast del servizio sulla Messa del Papa a Casa Santa Marta:   (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/02/24/1907666_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><em><strong>di Giada Aquilino</strong></em></p> <p><strong>“Compassione”, “avvicinarsi”, “restituire”</strong>. Alla Messa mattutina a Casa <strong>Santa Marta</strong> Papa Francesco prega il Signore affinché ci dia “la grazia” di avere compassione “<strong>davanti a tanta gente che soffre</strong>”, di avvicinarci e di portare queste persone “per mano” al posto di “dignità che Dio vuole per loro”. Prendendo spunto dall’odierno Vangelo di Luca, dedicato al racconto della risurrezione del figlio della vedova di Nain per opera di Gesù, il Pontefice spiega come nell’Antico Testamento i “più poveri degli schiavi” fossero proprio<strong> le vedove, gli orfani, gli stranieri, i forestieri</strong>. E l’invito che ricorre è quello ad aver “cura” di loro, per far sì che si inseriscano “nella società”. Gesù, che ha la capacità di “guardare il dettaglio”, perché<strong> “guarda con il cuore”</strong>, ha compassione:</p> <p>“<strong>La compassione è un sentimento che coinvolge, è un sentimento del cuore</strong>, delle viscere, coinvolge tutto. Non è lo stesso della “pena”, o di … “peccato, povera gente!”: no, non è lo stesso. La compassione coinvolge. E’ “patire con”. Questo è la compassione. Il Signore si coinvolge con una vedova e con un orfano … Ma dì, tu hai tutta una folla qui, perché non parli alla folla? Lascia … la vita è così … sono tragedie che succedono, accadono … No. Per Lui era più importante quella vedova e quell’orfano morto, che la folla alla quale Lui stava parlando e che lo seguiva. Perché? Perché il suo cuore, le sue viscere si sono coinvolti. Il Signore, con la sua compassione, si è coinvolto in questo caso. Ebbe compassione”.</p> <p>La compassione dunque spinge “ad avvicinarsi”, osserva il Papa: si possono vedere tante cose ma non avvicinarsi ad esse:</p> <p>“<strong>Avvicinarsi e toccare la realtà. Toccare. Non guardarla da lontano</strong>. Ebbe compassione - prima parola - si avvicinò - seconda parola. Poi fa il miracolo e Gesù non dice: ‘Arrivederci, io continuo il cammino’: no. Prende il ragazzo e cosa dice? ‘Lo restituì a sua madre’: restituire, la terza parola. Gesù fa dei miracoli per restituire, per mettere al proprio posto le persone. Ed è quello che ha fatto con la redenzione. Ebbe compassione - Dio ebbe compassione - si avvicinò a noi in suo Figlio, e restituì tutti noi alla dignità di figli di Dio. Ci ha ricreati tutti”.</p> <p>L’esortazione è a “fare lo stesso”, prendere esempio da Cristo, avvicinarsi ai bisognosi, non aiutarli “da lontano”, perché c’è chi è sporco, “non fa la doccia”, “puzza”:</p> <p>“<strong>Tante volte guardiamo i telegiornali o la copertina dei giornali, le tragedie</strong> … ma guarda, in quel Paese i bambini non hanno da mangiare; in quel Paese i bambini fanno da soldati; in quel Paese le donne sono schiavizzate; in quel Paese … oh, quale calamità! Povera gente … <strong>Volto pagina e passo al romanzo</strong>, alla telenovela che viene dopo. E questo non è cristiano. E la domanda che io farei adesso, guardando tutti, anche a me: “<strong>Io sono capace di avere compassione</strong>? Di pregare? Quando vedo queste cose, che me le portano a casa, attraverso i media… le viscere si muovono? Il cuore patisce con quella gente, o sento pena, dico ‘povera gente’, e così … “. E se non puoi avere compassione, chiedere la grazia: ‘Signore, dammi la grazia della compassione’”!</p> <p>Con la “preghiera di intercessione”, con il nostro “lavoro” di cristiani, dobbiamo essere capaci di aiutare la gente che soffre, affinché<strong> “venga restituita alla società”, alla “vita di famiglia”, di lavoro; insomma: alla “vita quotidiana”</strong>.</p> <p><em><strong>Ascolta e scarica il podcast del servizio sulla Messa del Papa a Casa Santa Marta:</strong></em></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_11600105" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00596225.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00596225.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p></p> <p> </p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/09/19/a_santa_marta_il_papa_prega_per_ridare_dignità_a_chi_soffre/1337613">(Da Radio Vaticana)</a>​L’Osservatore come lasciapassare - Nei ricordi di padre Antonio Stefanizzi oggi centenario2017-09-18T12:58:18+00:00http://www.news.va/it/news/losservatore-come-lasciapassare-nei-ricordi-di-padIn occasione del suo centesimo compleanno, festeggiato il 18 settembre, Papa Francesco gli ha inviato un telegramma di auguri «unendosi spiritualmente al Suo rendimento di grazie al Signore per i numerosi doni ricevuti in tanti anni di feconda esistenza e di generoso ministero» svolti specialmente «nell’ambito dei mezzi di comunicazione sociale», si legge nel testo del messaggio. Il destinatario è padre Antonio Stefanizzi, «un pezzo di storia della Città del Vaticano» come l’ha definito Filippo Rizzi su «Avvenire» del 16 settembre. La storia di padre Antonio, un gesuita fisico e matematico prestato alla Santa Sede per oltre mezzo secolo, è davvero singolare. A 35 anni viene nominato alla guida dell’emittente radiofonica vaticana. «Rammento ancora la sorpresa di quella designazione anche per me», racconta Stefanizzi al giornalista di «Avvenire», citando un aneddoto che riguarda anche il nostro giornale. «Ricordo che per superare le iniziali diffidenze e “resistenze” della gendarmeria vaticana dovetti mostrare una copia dell’Osservatore in cui era scritto, in forma ufficiale, che il nuovo direttore della Radio del Papa ero io». Padre Stefanizzi racconta con quale certosina attenzione Pio xii curasse i testi dei radiomessaggi e di come fosse disposto a registrare tutto di nuovo pur di correggere anche una sola parola sbagliata o male interpretata. «Lo dobbiamo fare non per noi ma per la storia» diceva Pacelli. «Quante telefonate, a ore impreviste, arrivavano da Castel Gandolfo. Prima di raggiungere la cornetta mi veniva annunciato che era “La Persona”, cioè il Papa». Ma Stefanizzi descrive Pio xii anche come un uomo capace di grandi gesti di paternità spirituale. «Mi torna in mente l’arguzia ma anche la sua ironia per il fatto che non conoscessi le canzoni napoletane o di come colse di sorpresa anche l’allora dirigente dell’Azione Cattolica Luigi Gedda, quando annunciò all’insaputa di tutti, tra cui il sottoscritto, che da oggi, era il primo maggio del 1955, san Giuseppe era il nuovo patrono dei lavoratori cattolici». «Cento anni sono un traguardo non comune», scrive padre Federico Lombardi in un lungo articolo accessibile in rete su «Il Sismografo» in cui ripercorre gli anni della formazione del gesuita pugliese. Nato a Matino, in provincia di Lecce, in una famiglia numerosa, già a quindici anni viene ammesso al noviziato della Provincia napoletana della Compagnia di Gesù a Villa Melecrinis al Vomero. Anche suo fratello Angelo, di due anni più giovane, percorrerà la stessa strada quattro anni dopo: partirà presto per lo Sri Lanka, dove trascorrerà 58 anni nella missione locale condividendo la vita degli agricoltori della zona centrale dell’isola, che l’avevano affettuosamente soprannominato “padre Gandhi”. Padre Antonio rimarrà sempre profondamente unito e affezionato al fratello missionario, tornato alla casa del Padre il 3 febbraio di sette anni fa. Concluso il noviziato, Antonio percorre le tappe abituali della formazione dei gesuiti. L’ordinazione sacerdotale ha luogo il 7 luglio 1946. Segue un periodo di insegnamento presso il Pontificio Seminario Pio XI, a Reggio Calabria, affidato ai gesuiti (1946-1948), a cui segue nel 1949-1950 un tempo di perfezionamento negli studi scientifici a New York alla Fordham University. «In questo periodo — scrive padre Lombardi — risulta che si dedicasse a ricerche sui raggi cosmici sotto la direzione del Premio Nobel Victor F. Hess, ma assai gustoso è il suo racconto in cui brilla lo spirito del fisico sperimentale (piuttosto che teorico): sembra che quando pioveva o nevicava dovesse girare per New York con un grande imbuto e una bottiglia, per raccogliere personalmente campioni di acqua piovana o neve da sottoporre a esami e misure». Al ritorno in Italia è destinato all’insegnamento di materie scientifiche alla Pontificia Università Gregoriana di Roma (1951-1953). Fino a quando, il 29 marzo del 1953, viene nominato direttore della Radio del Papa. La mia missione oggi — conclude padre Antonio rispondendo alle domande di Filippo Rizzi — è quella di «pregare per la Chiesa e la Compagnia di Gesù ma anche di sentirmi pronto all’incontro ultimo e festivo con il Signore. Ho accettato come norma di vita una frase che avevo letto in un libro spirituale: servire Cristo nel Vicario di Cristo. Credo di aver adempiuto, per quanto potevo, a questo impegno». di Silvia Guidi...<p style="text-align: justify;">In occasione del suo centesimo compleanno, festeggiato il 18 settembre, Papa Francesco gli ha inviato un telegramma di auguri «unendosi spiritualmente al Suo rendimento di grazie al Signore per i numerosi doni ricevuti in tanti anni di feconda esistenza e di generoso ministero» svolti specialmente «nell’ambito dei mezzi di comunicazione sociale», si legge nel testo del messaggio. Il destinatario è padre Antonio Stefanizzi, «un pezzo di storia della Città del Vaticano» come l’ha definito Filippo Rizzi su «Avvenire» del 16 settembre. La storia di padre Antonio, un gesuita fisico e matematico prestato alla Santa Sede per oltre mezzo secolo, è davvero singolare.</p><p><img alt="Antonio Stefanizzi accanto a Paolo vi nel centro di Santa Maria di Galeria" src="/vaticanresources/images/6efa1027ea712cb4bc06d8ae95909a95_27.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title="Antonio Stefanizzi accanto a Paolo vi nel centro di Santa Maria di Galeria"/></p><p style="text-align: justify;">A 35 anni viene nominato alla guida dell’emittente radiofonica vaticana. «Rammento ancora la sorpresa di quella designazione anche per me», racconta Stefanizzi al giornalista di «Avvenire», citando un aneddoto che riguarda anche il nostro giornale. «Ricordo che per superare le iniziali diffidenze e “resistenze” della gendarmeria vaticana dovetti mostrare una copia dell’Osservatore in cui era scritto, in forma ufficiale, che il nuovo direttore della Radio del Papa ero io».</p><p style="text-align: justify;">Padre Stefanizzi racconta con quale certosina attenzione Pio xii curasse i testi dei radiomessaggi e di come fosse disposto a registrare tutto di nuovo pur di correggere anche una sola parola sbagliata o male interpretata. «Lo dobbiamo fare non per noi ma per la storia» diceva Pacelli. «Quante telefonate, a ore impreviste, arrivavano da Castel Gandolfo. Prima di raggiungere la cornetta mi veniva annunciato che era “La Persona”, cioè il Papa». Ma Stefanizzi descrive Pio xii anche come un uomo capace di grandi gesti di paternità spirituale. «Mi torna in mente l’arguzia ma anche la sua ironia per il fatto che non conoscessi le canzoni napoletane o di come colse di sorpresa anche l’allora dirigente dell’Azione Cattolica Luigi Gedda, quando annunciò all’insaputa di tutti, tra cui il sottoscritto, che da oggi, era il primo maggio del 1955, san Giuseppe era il nuovo patrono dei lavoratori cattolici».</p><p style="text-align: justify;">«Cento anni sono un traguardo non comune», scrive padre Federico Lombardi in un lungo articolo accessibile in rete su «Il Sismografo» in cui ripercorre gli anni della formazione del gesuita pugliese. Nato a Matino, in provincia di Lecce, in una famiglia numerosa, già a quindici anni viene ammesso al noviziato della Provincia napoletana della Compagnia di Gesù a Villa Melecrinis al Vomero. Anche suo fratello Angelo, di due anni più giovane, percorrerà la stessa strada quattro anni dopo: partirà presto per lo Sri Lanka, dove trascorrerà 58 anni nella missione locale condividendo la vita degli agricoltori della zona centrale dell’isola, che l’avevano affettuosamente soprannominato “padre Gandhi”. Padre Antonio rimarrà sempre profondamente unito e affezionato al fratello missionario, tornato alla casa del Padre il 3 febbraio di sette anni fa.</p><p style="text-align: justify;">Concluso il noviziato, Antonio percorre le tappe abituali della formazione dei gesuiti. L’ordinazione sacerdotale ha luogo il 7 luglio 1946. Segue un periodo di insegnamento presso il Pontificio Seminario Pio XI, a Reggio Calabria, affidato ai gesuiti (1946-1948), a cui segue nel 1949-1950 un tempo di perfezionamento negli studi scientifici a New York alla Fordham University.</p><p style="text-align: justify;">«In questo periodo — scrive padre Lombardi — risulta che si dedicasse a ricerche sui raggi cosmici sotto la direzione del Premio Nobel Victor F. Hess, ma assai gustoso è il suo racconto in cui brilla lo spirito del fisico sperimentale (piuttosto che teorico): sembra che quando pioveva o nevicava dovesse girare per New York con un grande imbuto e una bottiglia, per raccogliere personalmente campioni di acqua piovana o neve da sottoporre a esami e misure».</p><p style="text-align: justify;">Al ritorno in Italia è destinato all’insegnamento di materie scientifiche alla Pontificia Università Gregoriana di Roma (1951-1953). Fino a quando, il 29 marzo del 1953, viene nominato direttore della Radio del Papa.</p><p style="text-align: justify;">La mia missione oggi — conclude padre Antonio rispondendo alle domande di Filippo Rizzi — è quella di «pregare per la Chiesa e la Compagnia di Gesù ma anche di sentirmi pronto all’incontro ultimo e festivo con il Signore. Ho accettato come norma di vita una frase che avevo letto in un libro spirituale: servire Cristo nel Vicario di Cristo. Credo di aver adempiuto, per quanto potevo, a questo impegno».</p><p style="text-align: right;">di Silvia Guidi</p>Papa all'Angelus: sull'esempio di Dio non chiudiamo il cuore a chi ci offende2017-09-17T12:22:36+00:00http://www.news.va/it/news/papa-allangelus-sullesempio-di-dio-non-chiudiamo-iIl perdono "non nega il torto subito, ma riconosce che l’essere umano, creato ad immagine di Dio, è sempre più grande del male che commette" . E' il primo insegnamento che il Papa, all’ Angelus  di questa domenica, trae dall'odierno Vangelo di Matteo. E' la pagina in cui Gesù, rispondendo a San Pietro su quante volte dovrà perdonare il fratello che commette una colpa, afferma :"Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette", "vale a dire sempre", spiega il Papa. E la conferma giunge dalla parabola esplicativa del re misericordioso e del servo spietato , nella quale emerge tutta "l’incoerenza di colui che prima è stato perdonato e poi si rifiuta di perdonare".   Rifiutare il perdono ci fa "servi incoerenti" "Il re della parabola è un uomo generoso che, preso da compassione, condona un debito enorme a un servo che lo supplica", afferma Francesco, ma questo servo non fa altrettanto per sanare un debito assai inferiore che un altro servo ha nei suoi confronti, bensì, "spietato" lo fa imprigionare. Da qui la sottolineatura del Pontefice: " l’atteggiamento incoerente di questo servo è anche il nostro quando rifiutiamo il perdono ai nostri fratelli, mentre il re della parabola è l’immagine di Dio che ci ama di un amore così ricco di misericordia da accoglierci, amarci e perdonarci continuamente" . Dio ci perdona continuamente sin dal Battesimo Il perdono di Dio inizia dal Battesimo, fa notare il Papa, con il "condono di un debito insolvibile che è il peccato originale"; e poi "con una misericordia senza limiti, ci perdona tutte le colpe non appena mostriamo anche solo un piccolo segno di pentimento". E allora il monito del Papa a ciascuno di noi in questa domenica alla luce del Vangelo, è di vincere la "tentazione di chiudere il cuore a chi ci ha offeso e ci chiede scusa", ricordandoci delle parole del Padre celeste al servo spietato: "Io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?". La gioia del perdono ricevuto rende capaci di perdonare Quindi la riflessione del Papa si amplia perchè, afferma: "Chiunque abbia sperimentato la gioia, la pace e la libertà interiore che viene dall’essere perdonato può aprirsi alla possibilità di perdonare a sua volta". E' l'insegnamento della parabola ma anche il cuore della preghiera del Padre nostro :"Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori". Il perdono che chiediamo a Dio è in relazione, dunque, con quello che dobbiamo concedere ai fratelli. Maria ci faccia simili a Dio nel perdono grande e gratuito  " Il perdono di Dio è il segno del suo straripante amore per ciascuno di noi ", conclude il Papa, " è l’amore che ci lascia liberi di allontanarci, come il figlio prodigo, ma che attende ogni giorno il nostro ritorno ; è l’amore intraprendente del pastore per la pecora perduta; è la tenerezza che accoglie ogni peccatore che bussa alla sua porta. Il Padre celeste è pieno di amore e vuole offrircelo, ma non lo può fare se chiudiamo il nostro cuore all’amore per gli altri". Ci aiuti dunque Maria, è l'invocazione finale di Francesco, "ad essere sempre più consapevoli della gratuità e della grandezza del perdono ricevuto da Dio, per diventare misericordiosi come Lui, Padre buono, lento all’ira e grande nell’amore". di Gabriella Ceraso Ascolta e scarica il podcast del servizio con la voce del Papa: (Da Radio Vaticana)...<p><img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/09/03/ANSA1245600_LancioGrande.jpg" title=""/><strong style="background-color: initial;">Il perdono "non nega il torto subito, ma riconosce che l’essere umano, creato ad immagine di Dio, è sempre più grande del male che commette"</strong>. E' il primo insegnamento che il Papa, all’<a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2017/documents/papa-francesco_angelus_20170917.html" style="background-color: initial;">Angelus</a> di questa domenica, trae dall'odierno Vangelo di Matteo. E' la pagina in cui Gesù, rispondendo a San Pietro su quante volte dovrà perdonare il fratello che commette una colpa, afferma :"Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette", "vale a dire sempre", spiega il Papa. E <strong style="background-color: initial;">la conferma giunge dalla parabola esplicativa del re misericordioso e del servo spietato</strong>, nella quale emerge tutta "l’incoerenza di colui che prima è stato perdonato e poi si rifiuta di perdonare".  </p><p><strong>Rifiutare il perdono ci fa "servi incoerenti"</strong><br/> "Il re della parabola è un uomo generoso che, preso da compassione, condona un debito enorme a un servo che lo supplica", afferma Francesco, ma questo servo non fa altrettanto per sanare un debito assai inferiore che un altro servo ha nei suoi confronti, bensì, "spietato" lo fa imprigionare. Da qui la sottolineatura del Pontefice: "<strong>l’atteggiamento incoerente di questo servo è anche il nostro quando rifiutiamo il perdono ai nostri fratelli, mentre il re della parabola è l’immagine di Dio che ci ama di un amore così ricco di misericordia da accoglierci, amarci e perdonarci continuamente"</strong>.</p><p><strong>Dio ci perdona continuamente sin dal Battesimo</strong><br/> Il perdono di Dio inizia dal Battesimo, fa notare il Papa, con il "condono di un debito insolvibile che è il peccato originale"; e poi "con una misericordia senza limiti, ci perdona tutte le colpe non appena mostriamo anche solo un piccolo segno di pentimento". E allora il monito del Papa a ciascuno di noi in questa domenica alla luce del Vangelo, è di <strong>vincere la "tentazione di chiudere il cuore a chi ci ha offeso e ci chiede scusa", ricordandoci delle parole del Padre celeste al servo spietato: "Io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?".</strong></p><p><strong>La gioia del perdono ricevuto rende capaci di perdonare</strong><br/> Quindi la riflessione del Papa si amplia perchè, afferma: "Chiunque abbia sperimentato la gioia, la pace e la libertà interiore che viene dall’essere perdonato può aprirsi alla possibilità di perdonare a sua volta". E' l'insegnamento della parabola ma anche il cuore della preghiera del <em>Padre nostro</em>:"Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori". <strong>Il perdono che chiediamo a Dio è in relazione, dunque, con quello che dobbiamo concedere ai fratelli.</strong></p><p><strong>Maria ci faccia simili a Dio nel perdono grande e gratuito </strong><br/> "<strong>Il perdono di Dio è il segno del suo straripante amore per ciascuno di noi</strong>", conclude il Papa, " <strong>è l’amore che ci lascia liberi di allontanarci, come il figlio prodigo, ma che attende ogni giorno il nostro ritorno</strong>; è l’amore intraprendente del pastore per la pecora perduta; è la tenerezza che accoglie ogni peccatore che bussa alla sua porta. Il Padre celeste è pieno di amore e vuole offrircelo, ma non lo può fare se chiudiamo il nostro cuore all’amore per gli altri". Ci aiuti dunque Maria, è l'invocazione finale di Francesco, "ad essere sempre più consapevoli della gratuità e della grandezza del perdono ricevuto da Dio, per diventare misericordiosi come Lui, Padre buono, lento all’ira e grande nell’amore".</p><p><em><strong>di Gabriella Ceraso</strong></em></p><p><em><strong>Ascolta e scarica il podcast del servizio con la voce del Papa:</strong></em></p><p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_11583732" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00596084.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00596084.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p><p><a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/09/17/papa_allangelus_siate_misericordiosi_come_il_padre/1337342">(Da Radio Vaticana)</a></p>

  
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