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News.vahttp://www.news.va/2015-09-03T14:42:09+00:00Papa: sacerdoti, spalle forti per portare ultimi e dispersi2015-09-03T14:42:09+00:00http://www.news.va/it/news/papa-sacerdoti-spalle-forti-per-portare-ultimi-e-d Spirito di preghiera e di servizio assieme alla grazia di avere “spalle forti” come quelle di Gesù per portarvi gli ultimi dell’umanità. È questo il profilo che deve avere un sacerdote ha affermato Papa Francesco, nel ricevere in udienza i partecipanti al quinto capitolo generale dei sacerdoti del Movimento Apostolico di Schönstatt. Il servizio di Alessandro De Carolis : Sulla torre della “contemplazione”, per essere il tramite fra Dio e il popolo, come Mosè sulla riva del Mar Rosso a proteggere i suoi dall’attacco del Faraone. E poi giù, come Cristo, mischiato alla gente e ai suoi bisogni, in cerca soprattutto di quelli “per i quali nessuno spende uno sguardo”. Un prete deve essere così, afferma ancora una volta il primo fra loro. Liberaci dal carrierismo Di fronte a Papa Francesco, nella Sala del Concistoro, ci sono i sacerdoti di Schönstatt, appartenenti al Movimento Apostolico fondato da padre Josef Kentenich. Un ramo, quello sacerdotale, di un albero ricco di vocazioni di ogni tipo, istituito per ultimo giusto 50 anni fa: “Este ser los ‘últimos’ refleja… Questo essere ‘ultimo’ riflette chiaramente il posto che occupano i sacerdoti rispetto ai loro fratelli. Il sacerdote non sta sopra né davanti o altrove, ma cammina con loro, amandoli con l'amore di Cristo (…) Chiediamo al Signore che ci dia spalle come la sue, forti, per caricarvi coloro che sono senza speranza (...) e per liberarci dal ‘carrierismo’ nella nostra vita sacerdotale”. Il carisma non va in bottiglia chiusa L’anniversario a cifra tonda impone uno sguardo al cammino compiuto in forza del carisma. Bene, ribadisce il Papa, il “carisma non è un pezzo da museo, che rimane intatto in una teca di vetro perché sia contemplato e nient’altro”. L’esservi fedeli, il mantenerlo “puro”, “non significa in alcun modo chiuderlo in una bottiglia sigillata, come fosse acqua distillata, perché non si contamini con l'esterno”: “No, el carisma no se conserva… No, il carisma non si conserva tenendolo al riparo: è necessario aprirlo e farlo uscire, perché entri in contatto con la realtà, con le persone, con le loro preoccupazioni e problemi”. Partire dalla realtà, senza paura Il Papa insiste come sempre davanti ai sacerdoti sul dovere, sull’urgenza quasi, di non estraniarsi dal vissuto della gente. Per questo, ricorda che per un sacerdote al primo posto deve venire “il contatto con Dio”, il “suo primo amore”, e insieme il gusto di una preghiera ricercata e non vissuta in modo “annoiato” o peggio, dice, tralasciata “con la scusa di un ministero impegnativo”. “Dio – esclama a proposito – ci liberi dallo spirito del funzionalismo”. Invece, rilancia citando il fondatore di Schönstatt, bisogna rimanere “con l'orecchio sul cuore di Dio e la mano sul polso del tempo”. “No hay que tenerle miedo a la realidad… Non abbiate paura alla realtà. La realtà bisogna prenderla come un bene! La realtà bisogna prenderla come un bene! Come il portiere: quando colpiscono la palla, da lì, da dove viene, cerca di prenderla… (…) Ci sono due diverse orecchie, una per Dio e una per la realtà. Quando incontriamo i nostri fratelli, specialmente quelli che agli occhi del mondo o nostri sono meno gradevoli, cosa vediamo? Ci rendiamo conto che Dio li ama, che hanno la stessa carne che Cristo ha assunto o restiamo indifferenti ai loro problemi?”. Siate grandi “perdonatori” Il terzo consiglio del Papa è: “Mai da soli”. Il ministero sacerdotale diventa ancor più bello quando è condiviso, “non può essere concepito – obietta – in modo individuale, o peggio, individualista”. Viceversa, la fraternità “è una grande scuola di discepolato”, osserva Francesco, che conclude con il suo consueto “per favore”: siate dei grandi “perdonatori”. “A mí me hace bien recordar… A me fa bene ricordare un frate di Buenos Aires, che è un ‘perdonatore’. Ha quasi la mia età... A volte viene preso dagli scrupoli di aver perdonato troppo. Un giorno gli chiesi: “Tu che fai quando ti prendono questi scrupoli?”. “Vado alla cappella, guardo il Tabernacolo e dico: ‘Signore perdonami, ho perdonato troppo! Però, sia chiaro che il cattivo esempio me lo hai dato Tu!”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/02/25/RV4099_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Spirito di preghiera e di servizio assieme alla grazia di avere “spalle forti” come quelle di Gesù per portarvi gli ultimi dell’umanità. È questo il profilo che deve avere un sacerdote ha affermato Papa Francesco, nel ricevere in udienza i partecipanti al quinto capitolo generale dei sacerdoti del Movimento Apostolico di Schönstatt. Il servizio di <strong>Alessandro De Carolis</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_4833145" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00492526.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p>Sulla torre della “contemplazione”, per essere il tramite fra Dio e il popolo, come Mosè sulla riva del Mar Rosso a proteggere i suoi dall’attacco del Faraone. E poi giù, come Cristo, mischiato alla gente e ai suoi bisogni, in cerca soprattutto di quelli “per i quali nessuno spende uno sguardo”. Un prete deve essere così, afferma ancora una volta il primo fra loro.</p> <p><strong>Liberaci dal carrierismo</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Di fronte a Papa Francesco, nella Sala del Concistoro, ci sono i sacerdoti di Schönstatt, appartenenti al Movimento Apostolico fondato da padre Josef Kentenich. Un ramo, quello sacerdotale, di un albero ricco di vocazioni di ogni tipo, istituito per ultimo giusto 50 anni fa:</span></p> <p>“Este ser los ‘últimos’ refleja…<br/> <span style="line-height: 1.6;">Questo essere ‘ultimo’ riflette chiaramente il posto che occupano i sacerdoti rispetto ai loro fratelli. Il sacerdote non sta sopra né davanti o altrove, ma cammina con loro, amandoli con l'amore di Cristo (…) Chiediamo al Signore che ci dia spalle come la sue, forti, per caricarvi coloro che sono senza speranza (...) e per liberarci dal ‘carrierismo’ nella nostra vita sacerdotale”.</span></p> <p><strong>Il carisma non va in bottiglia chiusa</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">L’anniversario a cifra tonda impone uno sguardo al cammino compiuto in forza del carisma. Bene, ribadisce il Papa, il “carisma non è un pezzo da museo, che rimane intatto in una teca di vetro perché sia contemplato e nient’altro”. L’esservi fedeli, il mantenerlo “puro”, “non significa in alcun modo chiuderlo in una bottiglia sigillata, come fosse acqua distillata, perché non si contamini con l'esterno”:</span></p> <p>“No, el carisma no se conserva…<br/> <span style="line-height: 1.6;">No, il carisma non si conserva tenendolo al riparo: è necessario aprirlo e farlo uscire, perché entri in contatto con la realtà, con le persone, con le loro preoccupazioni e problemi”.</span></p> <p><strong>Partire dalla realtà, senza paura</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Il Papa insiste come sempre davanti ai sacerdoti sul dovere, sull’urgenza quasi, di non estraniarsi dal vissuto della gente. Per questo, ricorda che per un sacerdote al primo posto deve venire “il contatto con Dio”, il “suo primo amore”, e insieme il gusto di una preghiera ricercata e non vissuta in modo “annoiato” o peggio, dice, tralasciata “con la scusa di un ministero impegnativo”. “Dio – esclama a proposito – ci liberi dallo spirito del funzionalismo”. Invece, rilancia citando il fondatore di Schönstatt, bisogna rimanere “con l'orecchio sul cuore di Dio e la mano sul polso del tempo”.</span></p> <p>“No hay que tenerle miedo a la realidad…<br/> <span style="line-height: 1.6;">Non abbiate paura alla realtà. La realtà bisogna prenderla come un bene! La realtà bisogna prenderla come un bene! Come il portiere: quando colpiscono la palla, da lì, da dove viene, cerca di prenderla… (…) Ci sono due diverse orecchie, una per Dio e una per la realtà. Quando incontriamo i nostri fratelli, specialmente quelli che agli occhi del mondo o nostri sono meno gradevoli, cosa vediamo? Ci rendiamo conto che Dio li ama, che hanno la stessa carne che Cristo ha assunto o restiamo indifferenti ai loro problemi?”.</span></p> <p><strong>Siate grandi “perdonatori”</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Il terzo consiglio del Papa è: “Mai da soli”. Il ministero sacerdotale diventa ancor più bello quando è condiviso, “non può essere concepito – obietta – in modo individuale, o peggio, individualista”. Viceversa, la fraternità “è una grande scuola di discepolato”, osserva Francesco, che conclude con il suo consueto “per favore”: siate dei grandi “perdonatori”.</span></p> <p>“A mí me hace bien recordar…<br/> <span style="line-height: 1.6;">A me fa bene ricordare un frate di Buenos Aires, che è un ‘perdonatore’. Ha quasi la mia età... A volte viene preso dagli scrupoli di aver perdonato troppo. Un giorno gli chiesi: “Tu che fai quando ti prendono questi scrupoli?”. “Vado alla cappella, guardo il Tabernacolo e dico: ‘Signore perdonami, ho perdonato troppo! Però, sia chiaro che il cattivo esempio me lo hai dato Tu!”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/09/03/papa_sacerdoti,_spalle_forti_per_portare_ultimi_e_dispersi/1169332">(Da Radio Vaticana)</a>Padre Ayuso: atroci e inspiegabili le persecuzioni contro i cristiani2015-09-03T14:09:11+00:00http://www.news.va/it/news/padre-ayuso-atroci-e-inspiegabili-le-persecuzioni Promuovere i diritti di cittadinanza dei cristiani in Medio Oriente e porre fine alle persecuzioni: questo l’appello lanciato oggi da padre Miguel Ángel Ayuso Guixot, segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, intervenuto ad Atene al meeting interreligioso sul tema “Sostenere i diritti alla cittadinanza e la coesistenza pacifica”. L’incontro è promosso dal patriarcato ecumenico di Costantinopoli e dal Kaiciid, il Centro per il dialogo interreligioso e interculturale Re Abdullah bin Abdulaziz, con il sostegno del ministero degli Affari esteri ellenico. Il servizio di Isabella Piro : “Siamo qui per sostenere tutti coloro che soffrono a causa dell’attuale situazione in Medio Oriente e per cercare di facilitare la pace e la riconciliazione attraverso il dialogo”: così ha detto padre Ayuso nel suo intervento ad Atene. “Le condizioni critiche dei cristiani in Iraq, Siria ed in altre parti della regione in cui si riscontrano violenze e conflitti politici – ha aggiunto – stanno mettendo in pericolo le comunità cristiane da tempo stabilitesi nella zona” ed ora costrette a spostarsi. Persecuzione dei cristiani è atroce, disumana e inspiegabile Di qui, il richiamo del segretario del dicastero vaticano alle numerose occasioni in cui “Papa Francesco ha voluto dare voce alle atroci, disumane ed inspiegabili persecuzioni di coloro che, soprattutto fra i cristiani, in tante parti del mondo, sono vittime di fanatismo ed intolleranza, spesso sotto gli occhi e nel silenzio di tutto il mondo”. Tutelare le minoranze religiose ed impegnarsi nel dialogo Sette, dunque, gli obiettivi del meeting ricordati da padre Ayuso: “lo status quo sulla sicurezza, la cittadinanza, la tutela delle minoranze religiose, la fine di odii e violenze, il rispetto per tutti, a prescindere dall’identità religiosa, l’impegno al dialogo ed al supporto dei diritti di cittadinanza dei cristiani in Medio Oriente”. Per questo, l’esponente vaticano ha esortato tutte le parti in causa “ad agire ed a contribuire alla promozione della cittadinanza e della vera convivenza per tutti”. Comunità internazionale non resti muta davanti a tali crimini inaccettabili Citando, quindi, la lettera inviata il 6 agosto da Papa Francesco a mons. Maroun Lahham, vescovo ausiliare di Gerusalemme dei Latini e vicario patriarcale per la Giordania, padre Ayuso ha auspicato che “l’opinione pubblica mondiale possa essere sempre più attenta, sensibile e  partecipe davanti alle persecuzioni condotte nei confronti dei cristiani e delle  minoranze religiose”, ed ha chiesto che “la comunità internazionale non assista muta e inerte di  fronte a tale inaccettabile crimine, che costituisce una preoccupante deriva dei diritti umani più  essenziali e impedisce la ricchezza della convivenza tra i popoli, le culture e le fedi”. Convivenza pacifica, bene inestimabile per la pace e lo sviluppo Di qui, l’esortazione conclusiva di padre Ayuso alla “convivenza pacifica tra le differenti comunità religiose” perché essa, come ha detto Papa Bergoglio a Tirana nel settembre 2014, “è un bene inestimabile per la pace e per lo sviluppo armonioso di un popolo, un valore che va custodito e incrementato ogni giorno, con l’educazione al rispetto delle differenze e delle specifiche identità aperte al dialogo ed alla collaborazione per il bene di tutti”.  Inaugurato ufficialmente il 26 novembre 2012, il Kaiciid è stato fondato da Arabia Saudita, Spagna ed Austria con la Santa Sede nel ruolo di organismo osservatore e fondatore. Il Centro si pone l’obiettivo di facilitare, rafforzare ed incoraggiare il dialogo tra i seguaci delle diverse religioni e culture del mondo, così da migliore la cooperazione, il rispetto delle diversità, la giustizia e la pace. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2012/11/27/OTHER1087319_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Promuovere i diritti di cittadinanza dei cristiani in Medio Oriente e porre fine alle persecuzioni: questo l’appello lanciato oggi da padre Miguel Ángel Ayuso Guixot, segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, intervenuto ad Atene al meeting interreligioso sul tema “Sostenere i diritti alla cittadinanza e la coesistenza pacifica”. L’incontro è promosso dal patriarcato ecumenico di Costantinopoli e dal Kaiciid, il Centro per il dialogo interreligioso e interculturale Re Abdullah bin Abdulaziz, con il sostegno del ministero degli Affari esteri ellenico. Il servizio di <strong>Isabella Piro</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_4831277" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00492468.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Siamo qui per sostenere tutti coloro che soffrono a causa dell’attuale situazione in Medio Oriente e per cercare di facilitare la pace e la riconciliazione attraverso il dialogo”: così ha detto padre Ayuso nel suo intervento ad Atene. “Le condizioni critiche dei cristiani in Iraq, Siria ed in altre parti della regione in cui si riscontrano violenze e conflitti politici – ha aggiunto – stanno mettendo in pericolo le comunità cristiane da tempo stabilitesi nella zona” ed ora costrette a spostarsi.</span></p> <p><strong>Persecuzione dei cristiani è atroce, disumana e inspiegabile</strong><br/> Di qui, il richiamo del segretario del dicastero vaticano alle numerose occasioni in cui “Papa Francesco ha voluto dare voce alle atroci, disumane ed inspiegabili persecuzioni di coloro che, soprattutto fra i cristiani, in tante parti del mondo, sono vittime di fanatismo ed intolleranza, spesso sotto gli occhi e nel silenzio di tutto il mondo”.</p> <p><strong>Tutelare le minoranze religiose ed impegnarsi nel dialogo</strong><br/> Sette, dunque, gli obiettivi del meeting ricordati da padre Ayuso: “lo status quo sulla sicurezza, la cittadinanza, la tutela delle minoranze religiose, la fine di odii e violenze, il rispetto per tutti, a prescindere dall’identità religiosa, l’impegno al dialogo ed al supporto dei diritti di cittadinanza dei cristiani in Medio Oriente”. Per questo, l’esponente vaticano ha esortato tutte le parti in causa “ad agire ed a contribuire alla promozione della cittadinanza e della vera convivenza per tutti”.</p> <p><strong>Comunità internazionale non resti muta davanti a tali crimini inaccettabili</strong><br/> Citando, quindi, la lettera inviata il 6 agosto da Papa Francesco a mons. Maroun Lahham, vescovo ausiliare di Gerusalemme dei Latini e vicario patriarcale per la Giordania, padre Ayuso ha auspicato che “l’opinione pubblica mondiale possa essere sempre più attenta, sensibile e  partecipe davanti alle persecuzioni condotte nei confronti dei cristiani e delle  minoranze religiose”, ed ha chiesto che “la comunità internazionale non assista muta e inerte di  fronte a tale inaccettabile crimine, che costituisce una preoccupante deriva dei diritti umani più  essenziali e impedisce la ricchezza della convivenza tra i popoli, le culture e le fedi”.</p> <p><strong>Convivenza pacifica, bene inestimabile per la pace e lo sviluppo</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Di qui, l’esortazione conclusiva di padre Ayuso alla “convivenza pacifica tra le differenti comunità religiose” perché essa, come ha detto Papa Bergoglio a Tirana nel settembre 2014, “è un bene inestimabile per la pace e per lo sviluppo armonioso di un popolo, un valore che va custodito e incrementato ogni giorno, con l’educazione al rispetto delle differenze e delle specifiche identità aperte al dialogo ed alla collaborazione per il bene di tutti”. </span><span style="line-height: 1.6;">Inaugurato ufficialmente il 26 novembre 2012, il Kaiciid è stato fondato da Arabia Saudita, Spagna ed Austria con la Santa Sede nel ruolo di organismo osservatore e fondatore. Il Centro si pone l’obiettivo di facilitare, rafforzare ed incoraggiare il dialogo tra i seguaci delle diverse religioni e culture del mondo, così da migliore la cooperazione, il rispetto delle diversità, la giustizia e la pace.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/09/03/meeting_kaiciid_padre_ayuso_no_a_persecuzioni_cristiani/1169223">(Da Radio Vaticana)</a>Agenda Onu 2030, Santa Sede: gender è identità biologica maschio-femmina2015-09-03T13:10:19+00:00http://www.news.va/it/news/agenda-onu-2030-gender-per-santa-sede-e-identita-b Rapporto coniugale tra uomo e donna; metodi di maternità e paternità responsabili di fronte a servizi di pianificazione familiare che “non rispettano” la libertà e la dignità umana; “gender” inteso come termine fondato sull’“identità sessuale biologica” maschio e femmina; priorità dei genitori nell'educazione dei figli. Sono alcuni dei concetti ribaditi dalla missione della Santa Sede al vertice Onu per l'adozione dell’agenda di sviluppo post 2015, dal titolo “Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”, svoltosi nei giorni scorsi a New York. Il servizio di Giada Aquilino : Lotta alla povertà: nessuno sia lasciato indietro Un testo che prova come la comunità internazionale si sia riunita ed abbia affermato il proprio impegno “per sradicare la povertà in tutte le sue forme e dimensioni” e per garantire che tutti i bambini, le donne e gli uomini del mondo abbiano le condizioni necessarie “per vivere in libertà e dignità”. È il documento finale del vertice Onu per l'adozione dell’agenda di sviluppo post 2015, dal titolo “Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”, nelle parole della missione della Santa Sede al summit. Sottolineati nel testo delle Nazioni Unite, nota la delegazione vaticana, la “centralità della persona umana” come soggetto responsabile per lo sviluppo e l’impegno affinché nessuno venga “lasciato indietro”. Identità sessuale biologica: maschio e femmina La missione della Santa Sede, “pur concordando” con molti degli obiettivi e dei punti del documento dell’Onu, esprime però riserve su alcuni concetti in esso contenuti. Considera i termini “salute sessuale e riproduttiva” e “diritti riproduttivi” come riferibili a un “concetto olistico”, globale, di salute, che abbraccia l’essere umano “nella totalità della sua personalità, mente e corpo,” e che favorisce “il raggiungimento della maturità personale nella sessualità e nell’amore reciproco” e il processo decisionale “che caratterizza il rapporto coniugale tra un uomo e una donna in conformità con le norme morali”. La Santa Sede, si precisa, “non considera l'aborto o l'accesso all'aborto o gli abortivi” come dimensione di questi termini. Con riferimento a “contraccezione”, “pianificazione familiare”, “salute sessuale e riproduttiva”, “diritti sessuali e riproduttivi” e altri termini riguardanti nel documento i servizi di pianificazione familiare e la regolazione della fertilità, la Santa Sede ribadisce la propria posizione “ben nota” sia per quanto riguarda i metodi relativi a maternità e paternità responsabili che la Chiesa cattolica considera moralmente accettabili, sia per quei servizi di pianificazione familiare “che non rispettano la libertà dei coniugi, la dignità umana e i diritti umani degli interessati”. Con riferimento al “gender”, la Santa Sede comprende il termine come fondato sull’“identità sessuale biologica che sia maschio o femmina”. Ribadendo le riserve pure su alcuni punti dei documenti finali della Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo svoltasi al Cairo e sulla IV Conferenza mondiale sulle donne tenutasi a Pechino, la missione vaticana puntualizza che la Santa Sede, per quanto riguarda l’educazione, l’informazione e la sessualità, sottolinea la “responsabilità primaria” e i “diritti prioritari” dei genitori per i figli, compreso il “diritto alla libertà religiosa”. In tal senso si sottolinea l’importanza della “centralità della famiglia”, come “nucleo naturale e fondamentale della società”. Partenariato globale, famiglia, ecologia integrale e umana La missione della Santa Sede ritiene comunque che un “rinnovato partenariato globale” sia cruciale per il successo dell’Agenda, assieme all’“enorme potenziale” dei giovani, ragazzi e ragazze, riconoscendo dunque il ruolo della famiglia nello sviluppo integrale. Di qui il riferimento all’Enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”, in cui – ricorda la delegazione – il Pontefice sottolinea come non siamo di fronte a “due crisi”, una ambientale e l’altra sociale, piuttosto ad una crisi complessa che richiede, per essere affrontata, “un approccio integrato” per la lotta contro la povertà, restituendo “dignità” ai deboli e proteggendo la natura. Gli sforzi internazionali, sulla base dell’Agenda che viene definita “una grande sfida culturale, spirituale ed educativa”, vanno puntati dunque su una ecologia integrale ed umana. Si precisa infine che va rispettata la distinzione “tra i trattati, che sono stati formalmente negoziati e adottati dagli Stati con l'intento di creare obblighi di legge”, e i documenti di altre organizzazioni internazionali “che non hanno la stessa autorità”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/09/01/AP3049763_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Rapporto coniugale tra uomo e donna; metodi di maternità e paternità responsabili di fronte a servizi di pianificazione familiare che “non rispettano” la libertà e la dignità umana; “gender” inteso come termine fondato sull’“identità sessuale biologica” maschio e femmina; priorità dei genitori nell'educazione dei figli. Sono alcuni dei concetti ribaditi dalla missione della Santa Sede al vertice Onu per l'adozione dell’agenda di sviluppo post 2015, dal titolo “Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”, svoltosi nei giorni scorsi a New York. Il servizio di <strong>Giada Aquilino</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_4832602" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00492515.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><strong>Lotta alla povertà: nessuno sia lasciato indietro</strong><br/> Un testo che prova come la comunità internazionale si sia riunita ed abbia affermato il proprio impegno “per sradicare la povertà in tutte le sue forme e dimensioni” e per garantire che tutti i bambini, le donne e gli uomini del mondo abbiano le condizioni necessarie “per vivere in libertà e dignità”. È il documento finale del vertice Onu per l'adozione dell’agenda di sviluppo post 2015, dal titolo “Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”, nelle parole della missione della Santa Sede al summit. Sottolineati nel testo delle Nazioni Unite, nota la delegazione vaticana, la “centralità della persona umana” come soggetto responsabile per lo sviluppo e l’impegno affinché nessuno venga “lasciato indietro”.</p> <p><strong>Identità sessuale biologica: maschio e femmina</strong><br/> La missione della Santa Sede, “pur concordando” con molti degli obiettivi e dei punti del documento dell’Onu, esprime però riserve su alcuni concetti in esso contenuti. Considera i termini “salute sessuale e riproduttiva” e “diritti riproduttivi” come riferibili a un “concetto olistico”, globale, di salute, che abbraccia l’essere umano “nella totalità della sua personalità, mente e corpo,” e che favorisce “il raggiungimento della maturità personale nella sessualità e nell’amore reciproco” e il processo decisionale “che caratterizza il rapporto coniugale tra un uomo e una donna in conformità con le norme morali”. La Santa Sede, si precisa, “non considera l'aborto o l'accesso all'aborto o gli abortivi” come dimensione di questi termini. Con riferimento a “contraccezione”, “pianificazione familiare”, “salute sessuale e riproduttiva”, “diritti sessuali e riproduttivi” e altri termini riguardanti nel documento i servizi di pianificazione familiare e la regolazione della fertilità, la Santa Sede ribadisce la propria posizione “ben nota” sia per quanto riguarda i metodi relativi a maternità e paternità responsabili che la Chiesa cattolica considera moralmente accettabili, sia per quei servizi di pianificazione familiare “che non rispettano la libertà dei coniugi, la dignità umana e i diritti umani degli interessati”. Con riferimento al “gender”, la Santa Sede comprende il termine come fondato sull’“identità sessuale biologica che sia maschio o femmina”. Ribadendo le riserve pure su alcuni punti dei documenti finali della Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo svoltasi al Cairo e sulla IV Conferenza mondiale sulle donne tenutasi a Pechino, la missione vaticana puntualizza che la Santa Sede, per quanto riguarda l’educazione, l’informazione e la sessualità, sottolinea la “responsabilità primaria” e i “diritti prioritari” dei genitori per i figli, compreso il “diritto alla libertà religiosa”. In tal senso si sottolinea l’importanza della “centralità della famiglia”, come “nucleo naturale e fondamentale della società”.</p> <p><strong>Partenariato globale, famiglia, ecologia integrale e umana</strong><br/> La missione della Santa Sede ritiene comunque che un “rinnovato partenariato globale” sia cruciale per il successo dell’Agenda, assieme all’“enorme potenziale” dei giovani, ragazzi e ragazze, riconoscendo dunque il ruolo della famiglia nello sviluppo integrale. Di qui il riferimento all’Enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”, in cui – ricorda la delegazione – il Pontefice sottolinea come non siamo di fronte a “due crisi”, una ambientale e l’altra sociale, piuttosto ad una crisi complessa che richiede, per essere affrontata, “un approccio integrato” per la lotta contro la povertà, restituendo “dignità” ai deboli e proteggendo la natura. Gli sforzi internazionali, sulla base dell’Agenda che viene definita “una grande sfida culturale, spirituale ed educativa”, vanno puntati dunque su una ecologia integrale ed umana. Si precisa infine che va rispettata la distinzione “tra i trattati, che sono stati formalmente negoziati e adottati dagli Stati con l'intento di creare obblighi di legge”, e i documenti di altre organizzazioni internazionali “che non hanno la stessa autorità”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/09/03/intervento_della_delegazione_vaticana_allonu_di_new_york/1169277">(Da Radio Vaticana)</a>Il Papa incontra il presidente israeliano Rivlin: la sfida è la pace2015-09-03T13:00:22+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-incontra-il-presidente-israeliano-rivlin-l E’ necessario promuovere “un clima di fiducia tra Israeliani e Palestinesi" e “riavviare i negoziati diretti per raggiungere un accordo rispettoso delle legittime aspirazioni dei due Popoli”. Lo afferma un comunicato della Sala Stampa vaticana sui contenuti dell’udienza del Papa al presidente di Israele Reuven Rivlin, questa mattina in Vaticano. Un incontro tutto incentrato sulla necessità di ricercare la pace in Medio Oriente. Il servizio di  Alessandro Guarasci : Un incontro atteso quello tra il Papa e il presidente di Israele Reuven Rivlin. La situazione politica e sociale del Medio Oriente è stata al centro dei colloqui, una situazione segnata da diversi conflitti, con particolare attenzione  ai “cristiani” e ad “altri gruppi minoritari”.  Di qui “l’importanza del dialogo interreligioso e la responsabilità dei leader religiosi nella promozione della riconciliazione e della pace”. Il comunicato afferma dunque che nell’incontro è stata messa in luce “l’urgenza di promuovere un clima di fiducia tra Israeliani e Palestinesi” e di “riavviare i negoziati diretti per raggiungere un accordo rispettoso delle legittime aspirazioni dei due Popoli, come contributo fondamentale alla pace e alla stabilità della Regione”. Ma si è parlato anche dei rapporti tra Stato d’Israele e Santa Sede, tra le autorità statali e le comunità cattoliche locali. In quest’ottica, è stata auspicata “una pronta conclusione dell’Accordo bilaterale in corso di elaborazione e una soluzione adeguata di alcune questioni di comune interesse tra cui la situazione delle scuole cristiane nel Paese”. Al Papa Rivlin ha donato la riproduzione in basalto di una stele conservata al Museo di Gerusalemme, dove per la prima volta è citato il nome della dinastia di Davide fuori dalla Bibbia. Sotto l’oggetto, una targa con la trascrizione in latino del Salmo 122, verso 6: “Domandate pace per Gerusalemme”. Rivolgendosi al Papa, Rivlin ha messo un luce che si tratta di un oggetto che ricorda “le radici comuni tra Cristianesimo ed Ebraismo”. Francesco ha regalato un medaglione di bronzo, diverso da quelli donati ad altri capi di Stato e di governo, diviso a metà, che riproduce una roccia spaccata in due parti in cui dalla fessura esce un ramo d’ulivo che le tiene unite. “C’è qualche divisione e la sfida è l’unione” ha sottolineato il Pontefice”. Intorno al medaglione la scritta: “Ricerca ciò che unisce, supera ciò che divide”. “E’ un consiglio” ha aggiunto il Papa. Il presidente Rivlin ha parlato anche con il segretario di Stato vaticano, il card. Pietro Parolin, e il segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Paul Gallagher. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/09/03/AFP4476831_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>E’ necessario promuovere “un clima di fiducia tra Israeliani e Palestinesi" e “riavviare i negoziati diretti per raggiungere un accordo rispettoso delle legittime aspirazioni dei due Popoli”. Lo afferma un comunicato della Sala Stampa vaticana sui contenuti dell’udienza del Papa al presidente di Israele Reuven Rivlin, questa mattina in Vaticano. Un incontro tutto incentrato sulla necessità di ricercare la pace in Medio Oriente. Il servizio di <strong>Alessandro Guarasci</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_4832735" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00492519.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p>Un incontro atteso quello tra il Papa e il presidente di Israele Reuven Rivlin. La situazione politica e sociale del Medio Oriente è stata al centro dei colloqui, una situazione segnata da diversi conflitti, con particolare attenzione  ai “cristiani” e ad “altri gruppi minoritari”.  Di qui “l’importanza del dialogo interreligioso e la responsabilità dei leader religiosi nella promozione della riconciliazione e della pace”.</p> <p>Il comunicato afferma dunque che nell’incontro è stata messa in luce “l’urgenza di promuovere un clima di fiducia tra Israeliani e Palestinesi” e di “riavviare i negoziati diretti per raggiungere un accordo rispettoso delle legittime aspirazioni dei due Popoli, come contributo fondamentale alla pace e alla stabilità della Regione”.</p> <p>Ma si è parlato anche dei rapporti tra Stato d’Israele e Santa Sede, tra le autorità statali e le comunità cattoliche locali. In quest’ottica, è stata auspicata “una pronta conclusione dell’Accordo bilaterale in corso di elaborazione e una soluzione adeguata di alcune questioni di comune interesse tra cui la situazione delle scuole cristiane nel Paese”.</p> <p>Al Papa Rivlin ha donato la riproduzione in basalto di una stele conservata al Museo di Gerusalemme, dove per la prima volta è citato il nome della dinastia di Davide fuori dalla Bibbia. Sotto l’oggetto, una targa con la trascrizione in latino del Salmo 122, verso 6: “Domandate pace per Gerusalemme”. Rivolgendosi al Papa, Rivlin ha messo un luce che si tratta di un oggetto che ricorda “le radici comuni tra Cristianesimo ed Ebraismo”.</p> <p>Francesco ha regalato un medaglione di bronzo, diverso da quelli donati ad altri capi di Stato e di governo, diviso a metà, che riproduce una roccia spaccata in due parti in cui dalla fessura esce un ramo d’ulivo che le tiene unite. “C’è qualche divisione e la sfida è l’unione” ha sottolineato il Pontefice”. Intorno al medaglione la scritta: “Ricerca ciò che unisce, supera ciò che divide”. “E’ un consiglio” ha aggiunto il Papa.</p> <p>Il presidente Rivlin ha parlato anche con il segretario di Stato vaticano, il card. Pietro Parolin, e il segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Paul Gallagher.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/09/03/papa_incontra_il_presidente_israeliano_la_sfida_è_la_pace/1169283">(Da Radio Vaticana)</a>Francesco: umiltà e stupore aprono il cuore all'incontro con Gesù2015-09-03T10:30:16+00:00http://www.news.va/it/news/francesco-umilta-e-stupore-aprono-il-cuore-allinco La capacità di riconoscerci peccatori ci apre allo stupore dell’incontro con Gesù: è quanto ha detto il Papa durante la Messa del mattino a Casa Santa Marta nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di San Gregorio Magno, Papa e Dottore della Chiesa. Ce ne parla Sergio Centofanti : Ci sono due modi per incontrare Gesù Commentando il Vangelo del giorno sulla pesca miracolosa, con Pietro che getta le reti fidandosi di Gesù anche dopo una notte trascorsa senza aver preso nulla, il Papa parla della fede come incontro con il Signore. Innanzitutto – ha affermato – “a me piace pensare che la maggior parte del suo tempo” Gesù “lo passava sulle strade, con la gente; poi in tarda serata se ne andava da solo a pregare”, ma “incontrava la gente, cercava la gente”. Da parte nostra, abbiamo due modi di incontrare il Signore. Il primo è quello di Pietro, degli apostoli, del popolo: “Il Vangelo usa la stessa parola per questa gente, per il popolo, per gli apostoli, per Pietro, sono rimasti ‘stupiti’: ‘Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli’. Quando viene questo sentimento di stupore… E il popolo sentiva Gesù e sentiva questo stupore, e cosa diceva: ‘Ma questo parla con autorità. Mai un uomo ha parlato con questo’. Un altro gruppo che incontrava Gesù non lasciava che entrasse nel loro cuore lo stupore, sentiva Gesù, faceva i suoi calcoli, i dottori della legge: ‘Ma è intelligente, è un uomo che dice le cose vere, ma a noi non convengono queste cose, no, eh!’. Facevano i calcoli, prendevano distanza”. Anche i demoni sanno che Gesù è il Figlio di Dio Gli stessi demoni – osserva il Papa – confessavano, cioè proclamavano che Gesù era il “Figlio di Dio”, ma come i dottori della legge e i cattivi farisei “non avevano la capacità dello stupore, erano chiusi nella loro sufficienza, nella loro superbia. Pietro riconosce che Gesù è il Messia ma confessa anche di essere un peccatore: “I demoni arrivano a dire la verità su di Lui, ma su di loro non dicono nulla. Non possono: la superbia è tanto grande che gli impedisce di dirlo. I dottori della legge dicono: ‘Ma questo è intelligente, è un rabbino capace, fa dei miracoli, eh!’. Ma non dicono: ‘Noi siamo superbi, noi siamo sufficienti, noi siamo peccatori’. L’incapacità di riconoscerci peccatori ci allontana dalla vera confessione di Gesù Cristo. E questa è la differenza”. Facile dire che Gesù è il Signore, difficile riconoscersi peccatori E’ la differenza che c’è tra l’umiltà del pubblicano che si riconosce peccatore e la superbia del fariseo che parla bene di se stesso: “Questa capacità di dire che siamo peccatori ci apre allo stupore dell’incontro di Gesù Cristo, il vero incontro. Anche nelle nostre parrocchie, nelle nostre società, anche tra le persone consacrate: quante persone sono capaci di dire che Gesù è il Signore? Tante! Ma che difficile è dire sinceramente: ‘Sono un peccatore, sono una peccatrice’. E’ più facile dirlo degli altri, eh? Quando si chiacchiera, eh? ‘Questo, quello, questo sì…’. Tutti siamo dottori in questo, vero? Per arrivare a un vero incontro con Gesù è necessaria la doppia confessione: ‘Tu sei il Figlio di Dio e io sono un peccatore’, ma non in teoria: per questo, per questo, per questo e per questo…”. La grazia di incontrare Gesù e lasciarsi incontrare da Lui Pietro – sottolinea il Papa - poi dimentica lo stupore dell’incontro e rinnega il Signore: ma poiché “è umile, si lascia incontrare dal Signore e quando i loro sguardi si incontrano, lui piange, torna alla confessione: ‘Sono peccatore’”. E il Papa conclude: “Il Signore ci dia la grazia di incontrarlo ma anche di lasciarci incontrare da Lui. Ci dia la grazia, tanto bella, di questo stupore dell’incontro. E ci dia la grazia di avere la doppia confessione nella nostra vita: ‘Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivo, credo. E io sono un peccatore, credo’”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/09/03/OSSROM61899_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>La capacità di riconoscerci peccatori ci apre allo stupore dell’incontro con Gesù: è quanto ha detto il Papa durante la Messa del mattino a Casa Santa Marta nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di San Gregorio Magno, Papa e Dottore della Chiesa. Ce ne parla<strong> Sergio Centofanti</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_4832176" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00492497.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><strong>Ci sono due modi per incontrare Gesù</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Commentando il Vangelo del giorno sulla pesca miracolosa, con Pietro che getta le reti fidandosi di Gesù anche dopo una notte trascorsa senza aver preso nulla, il Papa parla della fede come incontro con il Signore. Innanzitutto – ha affermato – “a me piace pensare che la maggior parte del suo tempo” Gesù “lo passava sulle strade, con la gente; poi in tarda serata se ne andava da solo a pregare”, ma “incontrava la gente, cercava la gente”. Da parte nostra, abbiamo due modi di incontrare il Signore. Il primo è quello di Pietro, degli apostoli, del popolo:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Il Vangelo usa la stessa parola per questa gente, per il popolo, per gli apostoli, per Pietro, sono rimasti ‘stupiti’: ‘Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli’. Quando viene questo sentimento di stupore… E il popolo sentiva Gesù e sentiva questo stupore, e cosa diceva: ‘Ma questo parla con autorità. Mai un uomo ha parlato con questo’. Un altro gruppo che incontrava Gesù non lasciava che entrasse nel loro cuore lo stupore, sentiva Gesù, faceva i suoi calcoli, i dottori della legge: ‘Ma è intelligente, è un uomo che dice le cose vere, ma a noi non convengono queste cose, no, eh!’. Facevano i calcoli, prendevano distanza”.</span></p> <p><strong>Anche i demoni sanno che Gesù è il Figlio di Dio</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Gli stessi demoni – osserva il Papa – confessavano, cioè proclamavano che Gesù era il “Figlio di Dio”, ma come i dottori della legge e i cattivi farisei “non avevano la capacità dello stupore, erano chiusi nella loro sufficienza, nella loro superbia. Pietro riconosce che Gesù è il Messia ma confessa anche di essere un peccatore:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“I demoni arrivano a dire la verità su di Lui, ma su di loro non dicono nulla. Non possono: la superbia è tanto grande che gli impedisce di dirlo. I dottori della legge dicono: ‘Ma questo è intelligente, è un rabbino capace, fa dei miracoli, eh!’. Ma non dicono: ‘Noi siamo superbi, noi siamo sufficienti, noi siamo peccatori’. L’incapacità di riconoscerci peccatori ci allontana dalla vera confessione di Gesù Cristo. E questa è la differenza”.</span></p> <p><strong>Facile dire che Gesù è il Signore, difficile riconoscersi peccatori</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">E’ la differenza che c’è tra l’umiltà del pubblicano che si riconosce peccatore e la superbia del fariseo che parla bene di se stesso:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Questa capacità di dire che siamo peccatori ci apre allo stupore dell’incontro di Gesù Cristo, il vero incontro. Anche nelle nostre parrocchie, nelle nostre società, anche tra le persone consacrate: quante persone sono capaci di dire che Gesù è il Signore? Tante! Ma che difficile è dire sinceramente: ‘Sono un peccatore, sono una peccatrice’. E’ più facile dirlo degli altri, eh? Quando si chiacchiera, eh? ‘Questo, quello, questo sì…’. Tutti siamo dottori in questo, vero? Per arrivare a un vero incontro con Gesù è necessaria la doppia confessione: ‘Tu sei il Figlio di Dio e io sono un peccatore’, ma non in teoria: per questo, per questo, per questo e per questo…”.</span></p> <p><strong>La grazia di incontrare Gesù e lasciarsi incontrare da Lui</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Pietro – sottolinea il Papa - poi dimentica lo stupore dell’incontro e rinnega il Signore: ma poiché “è umile, si lascia incontrare dal Signore e quando i loro sguardi si incontrano, lui piange, torna alla confessione: ‘Sono peccatore’”. E il Papa conclude: “Il Signore ci dia la grazia di incontrarlo ma anche di lasciarci incontrare da Lui. Ci dia la grazia, tanto bella, di questo stupore dell’incontro. E ci dia la grazia di avere la doppia confessione nella nostra vita: ‘Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivo, credo. E io sono un peccatore, credo’”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/09/03/francesco_umiltà_e_stupore_ci_fanno_incontrare_gesù/1169233">(Da Radio Vaticana)</a>Papa: una famiglia che ama Dio riscalda il cuore di una città2015-09-02T13:00:33+00:00http://www.news.va/it/news/papa-una-famiglia-che-ama-dio-riscalda-il-cuore-di Una famiglia che vive i propri legami alla luce del Vangelo, con un amore capace di generosità anche all’esterno, “riporta la speranza sulla terra”. È la convinzione di Papa Francesco espressa durante la catechesi dell’udienza generale in Piazza San Pietro, dedicata al rapporto tra la famiglia e la testimonianza della fede. Il servizio di Alessandro De Carolis : Un deserto urbano, dove ci si diverte tanto ma dove a ridere è la bocca più che gli occhi. E all’interno del deserto, la famiglia, l’oasi che può irrigare con l’amore di Dio, riumanizzandoli, i rapporti fra gli abitanti di questi “grattacieli senza vita”. Famiglie trasformate  È inesauribile la capacità del Papa di cogliere sostanza e sfumature della vita di una famiglia cristiana, offrendola come cuore di un mondo migliore. Stavolta, oggetto della riflessione è la capacità di “trasmettere la fede”. Francesco parte dall’interno di un nucleo familiare che vive di Vangelo e ne mette in rilievo forza e novità: “Questi stessi legami familiari, all’interno dell’esperienza della fede e dell’amore di Dio, vengono trasformati, vengono ‘riempiti’ di un senso più grande e diventano capaci di andare oltre sé stessi, per creare una paternità e una maternità più ampie, e per accogliere come fratelli e sorelle anche coloro che sono ai margini di ogni legame”. La grammatica degli affetti La vita di famiglia, osserva, insegna la “grammatica” degli affetti, che altrimenti, dice, “è ben difficile impararla”. E questo linguaggio è lo stesso attraverso il quale "Dio si fa comprendere da tutti": “L’invito a mettere i legami famigliari nell’ambito dell’obbedienza della fede e dell’alleanza con il Signore non li mortifica; al contrario, li protegge, li svincola dall’egoismo, li custodisce dal degrado, li porta in salvo per la vita che non muore. La circolazione di uno stile famigliare nelle relazioni umane è una benedizione per i popoli: riporta la speranza sulla terra”. Un cuore grande, casa per tutti E questa speranza, prosegue il Papa, ha tante facce quanti sono i gesti di generosità di cui sono capaci mamme e papà che considerano di famiglia anche chi vive fuori della porta della loro casa: “Un solo sorriso miracolosamente strappato alla disperazione di un bambino abbandonato, che ricomincia a vivere, ci spiega l’agire di Dio nel mondo più di mille trattati teologici. Un solo uomo e una sola donna, capaci di rischiare e di sacrificarsi per un figlio d’altri, e non solo per il proprio, ci spiegano cose dell’amore che molti scienziati non comprendono più”. Una diversa musica Per Francesco, “la famiglia che risponde alla chiamata di Gesù riconsegna la regìa del mondo all’alleanza dell’uomo e della donna con Dio ”. Pensate, suggerisce, se a questa alleanza venisse finalmente consegnato "il timone della storia", in ogni ambito sociale, e ogni decisione fosse assunta con "lo sguardo rivolto alla generazione che viene": "I temi della terra e della casa, dell’economia e del lavoro, suonerebbero una musica molto diversa! Se ridaremo protagonismo – a partire dalla Chiesa – alla famiglia che ascolta la parola di Dio e la mette in pratica, diventeremo come il vino buono delle nozze di Cana, fermenteremo come il lievito di Dio!". Il sorriso di una famiglia vince la desertificazione delle città Ed ecco, conclude Francesco, il lievito che riporta la vita nella Babele "della civiltà moderna”, dove ci si diverte tanto ma il cuore è spesso in esilio: "Le nostre città sono diventate destertificate per mancanza d’amore, per mancanza di sorriso. Tanti divertimenti, tante cose per perdere tempo, per far ridere, ma l’amore manca. Il sorriso di una famiglia è capace di vincere questa desertificazione delle nostre città. E questa è la vittoria dell’amore della famiglia. Nessuna ingegneria economica e politica è in grado di sostituire questo apporto delle famiglie”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/09/02/AP3050614_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">Una famiglia che vive i propri legami alla luce del Vangelo, con un amore capace di generosità anche all’esterno, “riporta la speranza sulla terra”. È la convinzione di Papa Francesco espressa durante la catechesi dell’udienza generale in Piazza San Pietro, dedicata al rapporto tra la famiglia e la testimonianza della fede. Il servizio di <strong>Alessandro De Carolis</strong>:</span></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_4823878" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00492364.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Un deserto urbano, dove ci si diverte tanto ma dove a ridere è la bocca più che gli occhi. E all’interno del deserto, la famiglia, l’oasi che può irrigare con l’amore di Dio, riumanizzandoli, i rapporti fra gli abitanti di questi “grattacieli senza vita”.</span></p> <p><strong>Famiglie trasformate </strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">È inesauribile la capacità del Papa di cogliere sostanza e sfumature della vita di una famiglia cristiana, offrendola come cuore di un mondo migliore. Stavolta, oggetto della riflessione è la capacità di “trasmettere la fede”. Francesco parte dall’interno di un nucleo familiare che vive di Vangelo e ne mette in rilievo forza e novità:</span></p> <p>“Questi stessi legami familiari, all’interno dell’esperienza della fede e dell’amore di Dio, vengono trasformati, vengono ‘riempiti’ di un senso più grande e diventano capaci di andare oltre sé stessi, per creare una paternità e una maternità più ampie, e per accogliere come fratelli e sorelle anche coloro che sono ai margini di ogni legame”.</p> <p><strong>La grammatica degli affetti</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">La vita di famiglia, osserva, insegna la “grammatica” degli affetti, che altrimenti, dice, “è ben difficile impararla”. E questo linguaggio è lo stesso attraverso il quale "Dio si fa comprendere da tutti":</span></p> <p>“L’invito a mettere i legami famigliari nell’ambito dell’obbedienza della fede e dell’alleanza con il Signore non li mortifica; al contrario, li protegge, li svincola dall’egoismo, li custodisce dal degrado, li porta in salvo per la vita che non muore. La circolazione di uno stile famigliare nelle relazioni umane è una benedizione per i popoli: riporta la speranza sulla terra”.</p> <p><strong>Un cuore grande, casa per tutti</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">E questa speranza, prosegue il Papa, ha tante facce quanti sono i gesti di generosità di cui sono capaci mamme e papà che considerano di famiglia anche chi vive fuori della porta della loro casa:</span></p> <p>“Un solo sorriso miracolosamente strappato alla disperazione di un bambino abbandonato, che ricomincia a vivere, ci spiega l’agire di Dio nel mondo più di mille trattati teologici. Un solo uomo e una sola donna, capaci di rischiare e di sacrificarsi per un figlio d’altri, e non solo per il proprio, ci spiegano cose dell’amore che molti scienziati non comprendono più”.</p> <p><strong>Una diversa musica</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Per Francesco, “la famiglia che risponde alla chiamata di Gesù </span><em style="line-height: 1.6;">riconsegna la regìa del mondo all’alleanza dell’uomo e della donna con Dio</em><span style="line-height: 1.6;">”. Pensate, suggerisce, se a questa alleanza venisse finalmente consegnato "il timone della storia", in ogni ambito sociale, e ogni decisione fosse assunta con "lo sguardo rivolto alla generazione che viene":</span></p> <p>"I temi della terra e della casa, dell’economia e del lavoro, suonerebbero una musica molto diversa! Se ridaremo protagonismo – a partire dalla Chiesa – alla famiglia che ascolta la parola di Dio e la mette in pratica, diventeremo come il vino buono delle nozze di Cana, fermenteremo come il lievito di Dio!".</p> <p><strong>Il sorriso di una famiglia vince la desertificazione delle città</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Ed ecco, conclude Francesco, il lievito che riporta la vita nella Babele "della civiltà moderna”, dove ci si diverte tanto ma il cuore è spesso in esilio:</span></p> <p>"Le nostre città sono diventate destertificate per mancanza d’amore, per mancanza di sorriso. Tanti divertimenti, tante cose per perdere tempo, per far ridere, ma l’amore manca. Il sorriso di una famiglia è capace di vincere questa desertificazione delle nostre città. E questa è la vittoria dell’amore della famiglia. Nessuna ingegneria economica e politica è in grado di sostituire questo apporto delle famiglie”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/09/02/papa_famiglia_che_ama_dio_riscalda_il_cuore_di_una_città/1169027">(Da Radio Vaticana)</a>

  
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