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News.vahttp://www.news.va/2015-04-19T12:40:42+00:00Francesco: dolore per nuova strage migranti, basta simili tragedie2015-04-19T12:40:42+00:00http://www.news.va/it/news/francesco-dolore-per-nuova-strage-migranti-basta-s La comunità internazionale agisca per evitare il ripetersi di simili tragedie. Al Regina Caeli, in Piazza San Pietro, Papa Francesco leva un accorato appello dopo l’ennesima, immane, strage di migranti nel Canale di Sicilia. Prima delle parole sulla tragedia a largo delle coste libiche, il Pontefice aveva esortato i cristiani ad essere testimoni gioiosi e non egoisti e vanitosi. Quindi, ha ricordato l’inizio dell’Ostensione della Sindone a Torino, dove si recherà il prossimo 21 giugno. Il servizio di Alessandro Gisotti : Cercavano una vita migliore, hanno trovato la morte. Ancora una strage di migranti, di proporzioni spaventose. Al Regina Caeli, la voce di Francesco si incrina per la commozione, mentre dal Canale di Sicilia giungono notizie terribili, centinaia di vittime nel naufragio di un’imbarcazione. Basta strage di migranti, si agisca con decisione e prontezza Il Papa che ha scelto Lampedusa come meta del suo primo viaggio apostolico torna a esprimere tutto il proprio dolore e a rivolgere un lancinante appello perché non si resti indifferenti dinnanzi a tragedie simili: “Esprimo il mio più sentito dolore di fronte a una tale tragedia ed assicuro per gli scomparsi e le loro famiglie il mio ricordo nella preghiera. Rivolgo un accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi. Sono uomini e donne come noi, fratelli nostri che cercano una vita migliore, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre; cercano una vita migliore… Cercavano la felicità...” Quindi, Francesco chiede una preghiera silenziosa per le vittime, per i loro familiari e Piazza San Pietro ammutolisce. Decine di migliaia di persone in silenzio, unite spiritualmente al Papa in un momento intenso e commuovente, seguito da un'Ave Maria recitata con altrettanta emozione dai fedeli. Tutti i cristiani devono diventare testimoni di Gesù Prima delle parole sulla strage di migranti, il Papa si era soffermato sull’esperienza degli Apostoli che, avendo visto Cristo risorto, “non potevano” non testimoniare “la loro straordinaria esperienza”. Anche oggi, ha osservato, tutti i cristiani sono chiamati a essere testimoni: a vedere, ricordare e raccontare : “Il testimone è uno che ha visto con occhio oggettivo, ha visto una realtà, ma non con occhio indifferente; ha visto e si è lasciato coinvolgere dall’evento. Per questo ricorda , non solo perché sa ricostruire in modo preciso i fatti accaduti, ma anche perché quei fatti gli hanno parlato e lui ne ha colto il senso profondo. Allora il testimone racconta , non in maniera fredda e distaccata, ma come uno che si è lasciato mettere in questione, e da quel giorno ha cambiato vita. Il testimone è uno che ha cambiato vita”. Per essere credibili serve testimonianza gioiosa e misericordiosa “Il contenuto della testimonianza cristiana – ha poi osservato – non è una teoria, un’ideologia o un complesso sistema di precetti e divieti, oppure un moralismo, ma è un messaggio di salvezza, un evento concreto, anzi una Persona: è Cristo risorto, vivente e unico Salvatore di tutti”.  Ed ha aggiunto che tutti i cristiani sono chiamati a diventare testimoni di Gesù risorto: “E la sua testimonianza è tanto più credibile quanto più traspare da un modo di vivere evangelico, gioioso, coraggioso, mite, pacifico, misericordioso. Se invece il cristiano si lascia prendere dalle comodità, dalla vanità, dall’egoismo, se diventa sordo e cieco alla domanda di “risurrezione” di tanti fratelli, come potrà comunicare Gesù vivo, come potrà comunicare la potenza liberatrice di Gesù vivo e la sua tenerezza infinita? “Maria nostra Madre – è stata la sua preghiera – ci sostenga” affinché “possiamo diventare, con i nostri limiti, ma con la grazia della fede, testimoni del Signore risorto, portando alle persone che incontriamo i doni pasquali della gioia e della pace”. La Sindone ci aiuti a trovare in Gesù il volto misericordioso di Dio Al momento dei saluti ai pellegrini, il Papa ha ricordato l’inizio a Torino dell’Ostensione della sacra Sindone, rammentando che si recherà nel capoluogo piemontese il prossimo 21 giugno: “Auspico che questo atto di venerazione ci aiuti tutti a trovare in Gesù Cristo il Volto misericordioso di Dio, e a riconoscerlo nei volti dei fratelli, specialmente i più sofferenti”. Ancora il Papa ha salutato la comunità dell’Università Cattolica, in occasione della Giornata di sostegno all’ateneo. E’ importante, ha detto, che questa istituzione “possa continuare a formare i giovani ad una cultura che coniughi fede e scienza, etica e professionalità”. Infine, un saluto a quanti, a Varsavia, partecipano alla “Marcia per la santità della vita”, con l’incoraggiamento a “difendere e promuovere sempre la vita umana”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/04/13/OSSROM27018_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">La comunità internazionale agisca per evitare il ripetersi di simili tragedie. Al Regina Caeli, in Piazza San Pietro, Papa Francesco leva un accorato appello dopo l’ennesima, immane, strage di migranti nel Canale di Sicilia. Prima delle parole sulla tragedia a largo delle coste libiche, il Pontefice aveva esortato i cristiani ad essere testimoni gioiosi e non egoisti e vanitosi. Quindi, ha ricordato l’inizio dell’Ostensione della Sindone a Torino, dove si recherà il prossimo 21 giugno. Il servizio di </span><strong style="line-height: 1.6;">Alessandro Gisotti</strong><span style="line-height: 1.6;">:</span></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_3740781" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00474159.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Cercavano una vita migliore, hanno trovato la morte. Ancora una strage di migranti, di proporzioni spaventose. Al Regina Caeli, la voce di Francesco si incrina per la commozione, mentre dal Canale di Sicilia giungono notizie terribili, centinaia di vittime nel naufragio di un’imbarcazione.</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">Basta strage di migranti, si agisca con decisione e prontezza</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Il Papa che ha scelto Lampedusa come meta del suo primo viaggio apostolico torna a esprimere tutto il proprio dolore e a rivolgere un lancinante appello perché non si resti indifferenti dinnanzi a tragedie simili:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Esprimo il mio più sentito dolore di fronte a una tale tragedia ed assicuro per gli scomparsi e le loro famiglie il mio ricordo nella preghiera. Rivolgo un accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi. Sono uomini e donne come noi, fratelli nostri che cercano una vita migliore, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre; cercano una vita migliore… Cercavano la felicità...”</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Quindi, Francesco chiede una preghiera silenziosa per le vittime, per i loro familiari e Piazza San Pietro ammutolisce. Decine di migliaia di persone in silenzio, unite spiritualmente al Papa in un momento intenso e commuovente, seguito da un'Ave Maria recitata con altrettanta emozione dai fedeli.</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">Tutti i cristiani devono diventare testimoni di Gesù</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Prima delle parole sulla strage di migranti, il Papa si era soffermato sull’esperienza degli Apostoli che, avendo visto Cristo risorto, “non potevano” non testimoniare “la loro straordinaria esperienza”. Anche oggi, ha osservato, tutti i cristiani sono chiamati a essere testimoni:</span><em style="line-height: 1.6;"> a vedere, ricordare e raccontare</em><span style="line-height: 1.6;">:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Il testimone è uno che </span><em style="line-height: 1.6;">ha visto</em><span style="line-height: 1.6;"> con occhio oggettivo, ha visto una realtà, ma non con occhio indifferente; ha visto e si è lasciato coinvolgere dall’evento. Per questo </span><em style="line-height: 1.6;">ricorda</em><span style="line-height: 1.6;">, non solo perché sa ricostruire in modo preciso i fatti accaduti, ma anche perché quei fatti gli hanno parlato e lui ne ha colto il senso profondo. Allora il testimone </span><em style="line-height: 1.6;">racconta</em><span style="line-height: 1.6;">, non in maniera fredda e distaccata, ma come uno che si è lasciato mettere in questione, e da quel giorno ha cambiato vita. Il testimone è uno che ha cambiato vita”.</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">Per essere credibili serve testimonianza gioiosa e misericordiosa</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">“Il contenuto della testimonianza cristiana – ha poi osservato – non è una teoria, un’ideologia o un complesso sistema di precetti e divieti, oppure un moralismo, ma è un messaggio di salvezza, un evento concreto, anzi una Persona: è Cristo risorto, vivente e unico Salvatore di tutti”.  Ed ha aggiunto che tutti i cristiani sono chiamati a diventare testimoni di Gesù risorto:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“E la sua testimonianza è tanto più credibile quanto più traspare da un modo di vivere evangelico, gioioso, coraggioso, mite, pacifico, misericordioso. Se invece il cristiano si lascia prendere dalle comodità, dalla vanità, dall’egoismo, se diventa sordo e cieco alla domanda di “risurrezione” di tanti fratelli, come potrà comunicare Gesù vivo, come potrà comunicare la potenza liberatrice di Gesù vivo e la sua tenerezza infinita?</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Maria nostra Madre – è stata la sua preghiera – ci sostenga” affinché “possiamo diventare, con i nostri limiti, ma con la grazia della fede, testimoni del Signore risorto, portando alle persone che incontriamo i doni pasquali della gioia e della pace”.</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">La Sindone ci aiuti a trovare in Gesù il volto misericordioso di Dio</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Al momento dei saluti ai pellegrini, il Papa ha ricordato l’inizio a Torino dell’Ostensione della sacra Sindone, rammentando che si recherà nel capoluogo piemontese il prossimo 21 giugno:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Auspico che questo atto di venerazione ci aiuti tutti a trovare in Gesù Cristo il Volto misericordioso di Dio, e a riconoscerlo nei volti dei fratelli, specialmente i più sofferenti”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Ancora il Papa ha salutato la comunità dell’Università Cattolica, in occasione della Giornata di sostegno all’ateneo. E’ importante, ha detto, che questa istituzione “possa continuare a formare i giovani ad una cultura che coniughi fede e scienza, etica e professionalità”. Infine, un saluto a quanti, a Varsavia, partecipano alla “Marcia per la santità della vita”, con l’incoraggiamento a “difendere e promuovere sempre la vita umana”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/04/19/papa_addolorato_per_nuova_strage_migranti,_basta_tragedie/1138013">(Da Radio Vaticana)</a>Al via l'Ostensione della Sindone, in attesa della visita del Papa2015-04-18T15:49:38+00:00http://www.news.va/it/news/da-oggi-lostensione-della-sindone-in-attesa-della A cinque anni dall’ultima Ostensione, la Sindone torna ad essere esposta al pubblico nel Duomo di Torino, da oggi 19 aprile al 24 giugno prossimo, in occasione del Bicentenario della nascita di Don Bosco. “La Sindone – ha detto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nella Messa di stamani in Duomo per l’inizio dell’Ostensione – è ricordo della bontà di Dio manifestata nella nostra esistenza”. “L’amore più grande” è il motto dell’ostensione 2015 nel corso della quale il Papa visiterà il capoluogo piemontese, il 21 giugno. Proprio con Papa Francesco - ha detto nella Messa mons. Nosiglia, Custode pontificio della Sindone - “comprenderemo che non siamo noi che guardiamo quel Volto ma ci sentiremo guardati e invitati a non passare oltre” a “tanta sofferenza attorno a noi e nel mondo”. Le visite al Sacro Telo cominciano nel pomeriggio, con accesso gratuito, aperto a tutti e con prenotazione obbligatoria. Già oltre un milione i visitatori finora prenotati. Il servizio di  Fabio Colagrande: San Giovanni Paolo II definì la Sindone “specchio del Vangelo”, ma anche “provocazione per l’intelligenza”. Non a caso, questa nuova esposizione al pubblico, la terza dal 2000, del lenzuolo che secondo la tradizione fu adoperato per avvolgere il corpo di Gesù, ripropone la discussione sull’autenticità di questa reliquia. Uno strumento per l’evangelizzazione, sul quale però il dibattito scientifico resta aperto. Il commento dell’ arcivescovo Cesare Nosiglia : R. - Io vorrei richiamare a questo proposito le parole di San Giovanni Paolo II, dette  nel 1998, nel discorso che ha fatto sulla Sindone: “Non trattandosi di materia di fede la Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi su tutte le ricerche che storici e scienziati fanno sulla Sindone. La Chiesa esorta ad affrontare lo studio della Sindone senza posizioni precostituite che diano per scontati risultati che tali non sono”. Quindi, la Chiesa su questi aspetti non pone nessun limite ma neanche li assolutizza, perché a noi quello che interessa è che questo Telo comunque corrisponde in modo così evidente ai Vangeli. E’ come se invece di leggere il Vangelo scritto, tu leggi il Vangelo e lo vedi lì presente in questa Sindone. E’ uno strumento che ti aiuta a entrare dentro il mistero grande della Passione e morte del Signore e ti accorgi allora con quanta grandezza questo amore più grande ti ha amato. Per questo la gente davanti alla Sindone a volte si commuove. L’ostensione si fa per questo, non si fa per dire: “E’ vero” o “Non è vero”… Questi sono discorsi ad extra. Negli ultimi decenni il Magistero pontificio ha distinto chiaramente i ruoli di scienza e fede nel rapporto con la Sindone. Ma la storia delle dispute sulle origini del Sacro Telo ha avuto una svolta alla fine dell’800, come conferma Gian Maria Zaccone , direttore scientifico del Museo della Sindone di Torino: R. – La questione relativa all’autenticità è relativamente moderna. Questa esigenza così forte comincia a farsi sentire nel momento in cui un certo razionalismo e una certa critica alle reliquie comincia a farsi strada anche all’interno della Chiesa, ma sicuramente il punto critico di rottura è la fotografia del 1898, che rivelando il comportamento di negativo fotografico dell’impronta sulla Sindone, da una parte metteva in seria difficoltà alcune ipotesi di un qualcosa di costruito in epoca medievale ma, dall’altro canto, apriva una serie di interrogativi sostanzialmente ancora aperti sul capire come si possa essere formata questa impronta. D. – Quindi studiare la storia della Sindone vuol dire ripercorrere anche la devozione, la pietà popolare verso questo oggetto? R. – Soprattutto, la storia della Sindone è una storia di pietà e di devozione; e il fondamento della Sindone, per cui si esporrà di nuovo la Sindone, è proprio per proporre questa immagine, perché chi si pone davanti alla Sindone, si pone davanti a quella immagine e, attraverso quell’immagine, può meditare su tante cose, ma soprattutto sul mistero dell’Incarnazione e del sacrificio di Gesù, non disgiunto anche da una riflessione sulla Risurrezione. La storia e le testimonianze della gente lo hanno dimostrato: non si va con l’assillo dell’autenticità o meno; si va sulla scia di milioni di persone prima di noi, per avere questa esperienza, attraverso quell’immagine che la Provvidenza in ogni caso ha lasciato – io credo – sulla strada degli uomini, riuscire ad attraversarla e ad andare a ciò che c’è di reale dietro questa immagine, che è Gesù. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2013/03/30/OTHER1243908_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>A cinque anni dall’ultima Ostensione, la Sindone torna ad essere esposta al pubblico nel Duomo di Torino, da oggi 19 aprile al 24 giugno prossimo, in occasione del Bicentenario della nascita di Don Bosco. “La Sindone – ha detto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nella Messa di stamani in Duomo per l’inizio dell’Ostensione – è ricordo della bontà di Dio manifestata nella nostra esistenza”. “L’amore più grande” è il motto dell’ostensione 2015 nel corso della quale il Papa visiterà il capoluogo piemontese, il 21 giugno.</p> <p><span style="line-height: 1.6;">Proprio con Papa Francesco - ha detto nella Messa mons. Nosiglia, Custode pontificio della Sindone - “comprenderemo che non siamo noi che guardiamo quel Volto ma ci sentiremo guardati e invitati a non passare oltre” a “tanta sofferenza attorno a noi e nel mondo”. Le visite al Sacro Telo cominciano nel pomeriggio, con accesso gratuito, aperto a tutti e con prenotazione obbligatoria. Già oltre un milione i visitatori finora prenotati. Il servizio di </span><strong style="line-height: 1.6;">Fabio Colagrande:</strong></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_3732100" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00474078.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p>San Giovanni Paolo II definì la Sindone “specchio del Vangelo”, ma anche “provocazione per l’intelligenza”. Non a caso, questa nuova esposizione al pubblico, la terza dal 2000, del lenzuolo che secondo la tradizione fu adoperato per avvolgere il corpo di Gesù, ripropone la discussione sull’autenticità di questa reliquia. Uno strumento per l’evangelizzazione, sul quale però il dibattito scientifico resta aperto. Il commento dell’<strong>arcivescovo Cesare Nosiglia</strong>:</p> <p>R. - Io vorrei richiamare a questo proposito le parole di San Giovanni Paolo II, dette  nel 1998, nel discorso che ha fatto sulla Sindone: “Non trattandosi di materia di fede la Chiesa non ha competenza specifica per pronunciarsi su tutte le ricerche che storici e scienziati fanno sulla Sindone. La Chiesa esorta ad affrontare lo studio della Sindone senza posizioni precostituite che diano per scontati risultati che tali non sono”. Quindi, la Chiesa su questi aspetti non pone nessun limite ma neanche li assolutizza, perché a noi quello che interessa è che questo Telo comunque corrisponde in modo così evidente ai Vangeli. E’ come se invece di leggere il Vangelo scritto, tu leggi il Vangelo e lo vedi lì presente in questa Sindone. E’ uno strumento che ti aiuta a entrare dentro il mistero grande della Passione e morte del Signore e ti accorgi allora con quanta grandezza questo amore più grande ti ha amato. Per questo la gente davanti alla Sindone a volte si commuove. L’ostensione si fa per questo, non si fa per dire: “E’ vero” o “Non è vero”… Questi sono discorsi ad extra.</p> <p>Negli ultimi decenni il Magistero pontificio ha distinto chiaramente i ruoli di scienza e fede nel rapporto con la Sindone. Ma la storia delle dispute sulle origini del Sacro Telo ha avuto una svolta alla fine dell’800, come conferma <strong>Gian Maria Zaccone</strong>, direttore scientifico del Museo della Sindone di Torino:</p> <p>R. – La questione relativa all’autenticità è relativamente moderna. Questa esigenza così forte comincia a farsi sentire nel momento in cui un certo razionalismo e una certa critica alle reliquie comincia a farsi strada anche all’interno della Chiesa, ma sicuramente il punto critico di rottura è la fotografia del 1898, che rivelando il comportamento di negativo fotografico dell’impronta sulla Sindone, da una parte metteva in seria difficoltà alcune ipotesi di un qualcosa di costruito in epoca medievale ma, dall’altro canto, apriva una serie di interrogativi sostanzialmente ancora aperti sul capire come si possa essere formata questa impronta.</p> <p>D. – Quindi studiare la storia della Sindone vuol dire ripercorrere anche la devozione, la pietà popolare verso questo oggetto?</p> <p>R. – Soprattutto, la storia della Sindone è una storia di pietà e di devozione; e il fondamento della Sindone, per cui si esporrà di nuovo la Sindone, è proprio per proporre questa immagine, perché chi si pone davanti alla Sindone, si pone davanti a quella immagine e, attraverso quell’immagine, può meditare su tante cose, ma soprattutto sul mistero dell’Incarnazione e del sacrificio di Gesù, non disgiunto anche da una riflessione sulla Risurrezione. La storia e le testimonianze della gente lo hanno dimostrato: non si va con l’assillo dell’autenticità o meno; si va sulla scia di milioni di persone prima di noi, per avere questa esperienza, attraverso quell’immagine che la Provvidenza in ogni caso ha lasciato – io credo – sulla strada degli uomini, riuscire ad attraversarla e ad andare a ciò che c’è di reale dietro questa immagine, che è Gesù.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/04/19/al_via_lostensione_della_sindone,_in_attesa_visita_papa/1137890">(Da Radio Vaticana)</a>Cordoglio del Papa per la morte del card. George: pastore saggio e gentile2015-04-18T13:55:40+00:00http://www.news.va/it/news/cordoglio-del-papa-per-la-morte-del-card-george-pa Papa Francesco ha espresso il suo profondo cordoglio per la morte, avvenuta ieri, del cardinale Francis Eugene George, arcivescovo emerito di Chicago: malato di tumore, aveva 78 anni. In un telegramma inviato all’attuale arcivescovo di Chicago, mons. Blase Cupich, il Papa ricorda con “gratitudine” la testimonianza di vita consacrata del cardinale George come Oblato di Maria Immacolata, il suo servizio all’apostolato educativo della Chiesa e i suoi anni di ministero episcopale nelle Chiese di Yakima, Portland e Chicago”. Affida quindi “l'anima di questo saggio e gentile pastore” all'amore misericordioso di Dio”. Primo arcivescovo di Chicago nativo della città Il cardinale George è stato il primo nativo di Chicago a ricoprire la carica di arcivescovo della città. A 20 anni era entrato nella Congregazione degli Oblati Missionari di Maria Immacolata. Ordinato sacerdote a 26 anni, era laureato in filosofia americana. Dal 1973 al 1974 è stato superiore provinciale della Midwestern Province degli Oblati a St. Paul, Minnesota. In seguito, è stato eletto vicario generale degli Oblati e ha lavorato a Roma dal 1974 al 1986. Tornato negli Stati Uniti, diventa coordinatore del «Circle of Fellows» del «Cambridge Center for the study of Faith and Culture» a Cambridge, Massachusetts (1987-1990). In quel periodo, consegue la laurea in Teologia Sacra in ecclesiologia presso la Pontificia Università Urbaniana a Roma (1988). Nel 1990 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Yakima, nello Stato di Washington, e sei anni più tardi arcivescovo di Portland in Oregon. A 60 anni, nel 1997, diventa arcivescovo di Chicago. Altri incarichi È stato membro di nomina pontificia al Sinodo dei Vescovi sulla Vita Consacrata nel 1994; delegato e segretario speciale dell’Assemblea speciale per l'America del Sinodo dei Vescovi nel 1997. Ha anche fatto parte di alcune commissioni della Conferenza Nazionale statunitense dei Vescovi Cattolici, fra le quali «Church in Latin America» (dal 1994); «Doctrine» (dal 1991 al 1994 e poi dal 1996); «Missions» (dal 1991); «ad hoc Committee to Oversee the Use of Cathechism» (dal 1995) e «ad hoc Committee on Shrines» (dal 1992). Dal 1994 al 1997 ha prestato la sua opera nella Conferenza Episcopale dei Vescovi Nordamericani (NCCB) nei «Committees on Religious Life and Ministry» e nella «American Board of Catholic Missions». È stato consulente della NCCB per le seguenti commissioni: «on Science and Human Values» (1994-97), «Hispanic Affairs» (1994-97), «on Evangelization» (1991-93). È stato anche presidente della Commissione della NCCB «for Bishops and Scholars» (1992-94). È stato rappresentante della NCCB presso la Commissione Internazionale sulla Lingua Inglese nella Liturgia; consigliere della «Catholic Church Extension Society e della University of Saint Mary of the Lake, Mundelein, Illinois»; membro del Consiglio di amministrazione della «Catholic University of America» (dal 1995) e della Basilica of The National Shrine of the Immaculate Conception (dal 1997); membro della Fondazione Pontificia (dal 1997) e del Consiglio di Amministrazione del «Pope John XXIII Center, Boston, Massachusetts» (dal 1994); moderatore Episcopale e membro del Consiglio del «National Catholic Office for Persons with Disabilities». Nello svolgimento di questo incarico porta la propria esperienza personale essendo stato affetto, all'età di 13 anni, per cinque mesi dalla poliomielite che ha causato danni irreversibili alle gambe. È stato inoltre Consulente Episcopale per il Cursillo Movement, Regione XII, dal 1990 al 1997. Inoltre, ha ricoperto l’incarico di cappellano conventuale ad honorem dell'Associazione Federale del Sovrano Ordine Militare di Malta, gran priore della «North Central Lieutenancy of The United States» per l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, membro del Consiglio del «Kohl McKornick Early Childhood teaching Awards». E’ stato anche membro del consiglio di amministrazione degli «Oblate Media», a Belleville, Illinois, e della «American Catholic Philosofical Association», della «American Society of Missionologists» e della «Catholic Commission on intellectual and Cultural Affairs». Presidente dei vescovi Usa È stato segretario speciale all'Assemblea Speciale per l'America del Sinodo dei Vescovi (16 novembre - 12 dicembre 1997). Dal novembre 2004 al novembre 2007 è stato vice-presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti. Dal novembre 2007 al novembre 2010 è stato presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti. Cardinale nel 1998 Giovanni Paolo II la aveva creato cardinale nel concistoro del 21 febbraio 1998, del Titolo di San Bartolomeo all’Isola. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/04/18/REUTERS755941_LancioGrande.JPG" title=""/> <p>Papa Francesco ha espresso il suo profondo cordoglio per la morte, avvenuta ieri, del cardinale Francis Eugene George, arcivescovo emerito di Chicago: malato di tumore, aveva 78 anni. In un telegramma inviato all’attuale arcivescovo di Chicago, mons. Blase Cupich, il Papa ricorda con “gratitudine” la testimonianza di vita consacrata del cardinale George come Oblato di Maria Immacolata, il suo servizio all’apostolato educativo della Chiesa e i suoi anni di ministero episcopale nelle Chiese di Yakima, Portland e Chicago”. Affida quindi “l'anima di questo saggio e gentile pastore” all'amore misericordioso di Dio”.</p> <p><strong>Primo arcivescovo di Chicago nativo della città</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Il cardinale George è stato il primo nativo di Chicago a ricoprire la carica di arcivescovo della città. A 20 anni era entrato nella Congregazione degli Oblati Missionari di Maria Immacolata. Ordinato sacerdote a 26 anni, era laureato in filosofia americana. Dal 1973 al 1974 è stato superiore provinciale della Midwestern Province degli Oblati a St. Paul, Minnesota. In seguito, è stato eletto vicario generale degli Oblati e ha lavorato a Roma dal 1974 al 1986. Tornato negli Stati Uniti, diventa coordinatore del «Circle of Fellows» del «Cambridge Center for the study of Faith and Culture» a Cambridge, Massachusetts (1987-1990). In quel periodo, consegue la laurea in Teologia Sacra in ecclesiologia presso la Pontificia Università Urbaniana a Roma (1988). Nel 1990 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Yakima, nello Stato di Washington, e sei anni più tardi arcivescovo di Portland in Oregon. A 60 anni, nel 1997, diventa arcivescovo di Chicago.</span></p> <p><strong>Altri incarichi</strong><br/> È stato membro di nomina pontificia al Sinodo dei Vescovi sulla Vita Consacrata nel 1994; delegato e segretario speciale dell’Assemblea speciale per l'America del Sinodo dei Vescovi nel 1997. Ha anche fatto parte di alcune commissioni della Conferenza Nazionale statunitense dei Vescovi Cattolici, fra le quali «Church in Latin America» (dal 1994); «Doctrine» (dal 1991 al 1994 e poi dal 1996); «Missions» (dal 1991); «ad hoc Committee to Oversee the Use of Cathechism» (dal 1995) e «ad hoc Committee on Shrines» (dal 1992). Dal 1994 al 1997 ha prestato la sua opera nella Conferenza Episcopale dei Vescovi Nordamericani (NCCB) nei «Committees on Religious Life and Ministry» e nella «American Board of Catholic Missions». È stato consulente della NCCB per le seguenti commissioni: «on Science and Human Values» (1994-97), «Hispanic Affairs» (1994-97), «on Evangelization» (1991-93). È stato anche presidente della Commissione della NCCB «for Bishops and Scholars» (1992-94). È stato rappresentante della NCCB presso la Commissione Internazionale sulla Lingua Inglese nella Liturgia; consigliere della «Catholic Church Extension Society e della University of Saint Mary of the Lake, Mundelein, Illinois»; membro del Consiglio di amministrazione della «Catholic University of America» (dal 1995) e della Basilica of The National Shrine of the Immaculate Conception (dal 1997); membro della Fondazione Pontificia (dal 1997) e del Consiglio di Amministrazione del «Pope John XXIII Center, Boston, Massachusetts» (dal 1994); moderatore Episcopale e membro del Consiglio del «National Catholic Office for Persons with Disabilities». Nello svolgimento di questo incarico porta la propria esperienza personale essendo stato affetto, all'età di 13 anni, per cinque mesi dalla poliomielite che ha causato danni irreversibili alle gambe. È stato inoltre Consulente Episcopale per il Cursillo Movement, Regione XII, dal 1990 al 1997. Inoltre, ha ricoperto l’incarico di cappellano conventuale ad honorem dell'Associazione Federale del Sovrano Ordine Militare di Malta, gran priore della «North Central Lieutenancy of The United States» per l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, membro del Consiglio del «Kohl McKornick Early Childhood teaching Awards». E’ stato anche membro del consiglio di amministrazione degli «Oblate Media», a Belleville, Illinois, e della «American Catholic Philosofical Association», della «American Society of Missionologists» e della «Catholic Commission on intellectual and Cultural Affairs».</p> <p><strong>Presidente dei vescovi Usa</strong><br/> È stato segretario speciale all'Assemblea Speciale per l'America del Sinodo dei Vescovi (16 novembre - 12 dicembre 1997). Dal novembre 2004 al novembre 2007 è stato vice-presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti. Dal novembre 2007 al novembre 2010 è stato presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti.</p> <p><strong>Cardinale nel 1998</strong><br/> Giovanni Paolo II la aveva creato cardinale nel concistoro del 21 febbraio 1998, del Titolo di San Bartolomeo all’Isola.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/04/18/cordoglio_del_papa_per_la_morte_del_card_george/1137847">(Da Radio Vaticana)</a>Editoriale del Direttore dell'Osservatore Romano: ​Preoccupazioni che avvicinano2015-04-18T13:32:53+00:00http://www.news.va/it/news/preoccupazioni-che-avvicinanoAutonomia reciproca e responsabilità comune. Con questi tratti essenziali si può riassumere l’incontro tra il presidente della Repubblica italiana e il Pontefice durante la visita di Stato che Sergio Mattarella ha compiuto in Vaticano a poco più di due mesi dalla sua elezione. Una circostanza che già di per sé esprime — è stato subito il Papa a osservarlo — l’eccellenza delle relazioni tra Italia e Santa Sede, consolidatesi grazie anche al rapporto personale che nel tempo è venuto instaurandosi tra i capi di Stato e i Pontefici, come negli ultimi anni hanno mostrato la reciproca stima e la vicinanza cordiale tra Giorgio Napolitano e Benedetto XVI. E molto cordiale è stata la visita in Vaticano del presidente Mattarella, la cui storia personale è radicata nella più significativa tradizione dei cattolici italiani impegnati in politica, dimensione fondamentale per la società e che Paolo VI descrisse come una «maniera esigente» di vivere l’impegno cristiano caratterizzato dal servizio. Il capo dello Stato, a tratti emozionato, è stato accompagnato dalla figlia e da cinque nipoti, quasi a sottolineare visibilmente l’importanza della famiglia, al cui ruolo insostituibile hanno fatto riferimento nei rispettivi discorsi sia il Pontefice sia il presidente Mattarella. In un contesto italiano e internazionale contraddistinto soprattutto dalla questione della mancanza di lavoro a causa della crisi economica, dal dramma delle migrazioni segnato da tragici lutti, da conflitti nei quali spesso si assiste a una cinica e ripugnante strumentalizzazione della religione e dall’urgenza di curare un ambiente sempre più degradato sono apparse evidenti le preoccupazioni che avvicinano Italia e Santa Sede. E dunque quel «mutuo orientamento alla fattiva collaborazione sulla base di valori condivisi e in vista del bene comune» a cui si è riferito Papa Francesco, nella distinzione rispettosa dei ruoli e delle competenze di Stato e Chiesa. L’autonomia reciproca infatti «non fa venir meno ma esalta la comune responsabilità per l’essere umano concreto e per le esigenze spirituali e materiali della comunità, che tutti — ha sottolineato il Pontefice — abbiamo il compito di servire con umiltà e dedizione». In un contesto pluralistico che deve respingere l’uso violento della religione e al tempo stesso rispettare «il ruolo significativo» che nella costruzione della società ha «l’autentico spirito religioso». Come dimostra il contributo della tradizione cristiana alla storia d’Italia, un dato storico ricordato anche dal cardinale segretario di Stato nel suo discorso. Significativo infine nelle parole del presidente Mattarella è stato il riferimento al giubileo straordinario che il Papa ha indetto nel segno della misericordia. Una dimensione al cuore del Vangelo che è comune a molte tradizioni religiose e che viene percepita anche da chi non vi appartiene. Dimostrando che davvero è possibile a donne e uomini di provenienze diverse percorrere un cammino comune. g.m.v....<p style="text-align: justify;">Autonomia reciproca e responsabilità comune. Con questi tratti essenziali si può riassumere l’incontro tra il presidente della Repubblica italiana e il Pontefice durante la visita di Stato che Sergio Mattarella ha compiuto in Vaticano a poco più di due mesi dalla sua elezione. Una circostanza che già di per sé esprime — è stato subito il Papa a osservarlo — l’eccellenza delle relazioni tra Italia e Santa Sede, consolidatesi grazie anche al rapporto personale che nel tempo è venuto instaurandosi tra i capi di Stato e i Pontefici, come negli ultimi anni hanno mostrato la reciproca stima e la vicinanza cordiale tra Giorgio Napolitano e Benedetto XVI.</p><p><img alt="" src="http://vaticanresources.s3.amazonaws.com:80/images%2F7f900493b9cff46d5284fcd609b8a4b0.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title=""/></p><p style="text-align: justify;"> E molto cordiale è stata la visita in Vaticano del presidente Mattarella, la cui storia personale è radicata nella più significativa tradizione dei cattolici italiani impegnati in politica, dimensione fondamentale per la società e che Paolo VI descrisse come una «maniera esigente» di vivere l’impegno cristiano caratterizzato dal servizio. Il capo dello Stato, a tratti emozionato, è stato accompagnato dalla figlia e da cinque nipoti, quasi a sottolineare visibilmente l’importanza della famiglia, al cui ruolo insostituibile hanno fatto riferimento nei rispettivi discorsi sia il Pontefice sia il presidente Mattarella.</p><p style="text-align: justify;"> In un contesto italiano e internazionale contraddistinto soprattutto dalla questione della mancanza di lavoro a causa della crisi economica, dal dramma delle migrazioni segnato da tragici lutti, da conflitti nei quali spesso si assiste a una cinica e ripugnante strumentalizzazione della religione e dall’urgenza di curare un ambiente sempre più degradato sono apparse evidenti le preoccupazioni che avvicinano Italia e Santa Sede. E dunque quel «mutuo orientamento alla fattiva collaborazione sulla base di valori condivisi e in vista del bene comune» a cui si è riferito Papa Francesco, nella distinzione rispettosa dei ruoli e delle competenze di Stato e Chiesa.</p><p style="text-align: justify;"> L’autonomia reciproca infatti «non fa venir meno ma esalta la comune responsabilità per l’essere umano concreto e per le esigenze spirituali e materiali della comunità, che tutti — ha sottolineato il Pontefice — abbiamo il compito di servire con umiltà e dedizione». In un contesto pluralistico che deve respingere l’uso violento della religione e al tempo stesso rispettare «il ruolo significativo» che nella costruzione della società ha «l’autentico spirito religioso». Come dimostra il contributo della tradizione cristiana alla storia d’Italia, un dato storico ricordato anche dal cardinale segretario di Stato nel suo discorso.</p><p style="text-align: justify;"> Significativo infine nelle parole del presidente Mattarella è stato il riferimento al giubileo straordinario che il Papa ha indetto nel segno della misericordia. Una dimensione al cuore del Vangelo che è comune a molte tradizioni religiose e che viene percepita anche da chi non vi appartiene. Dimostrando che davvero è possibile a donne e uomini di provenienze diverse percorrere un cammino comune.</p><p style="text-align: right;">g.m.v.</p>Papa: sfida migrazioni, porsi al servizio di vita e dignità2015-04-18T12:55:38+00:00http://www.news.va/it/news/papa-sfida-migrazioni-porsi-al-servizio-di-vita-e Affrontare le nuove sfide di oggi, come il fenomeno migratorio, ponendosi “al servizio della vita e della dignità della persona”. Questo l’auspicio del Papa ai membri dell’Associazione cattolica internazionale di servizi per la gioventù femminile (Acisjf), ricevuti nella Sala Clementina in Vaticano in occasione della loro assemblea generale. Il servizio di Giada Aquilino : Sostegno alle giovani in difficoltà: il loro numero è in crescita Una “nuova creatività”, per offrire sostegno materiale e spirituale alle giovani che vivono in situazioni di precarietà e sofferenza. È il mandato di Papa Francesco all’Associazione cattolica internazionale di servizi per la gioventù femminile, che dalla fine dell’800 accoglie e assiste proprio quelle giovani e quelle donne in condizioni di fragilità. D’altra parte, ha osservato il Pontefice, il loro numero è “in crescita”, con “molteplici forme di povertà che le toccano”. “E’ una vera felicità servire gli altri, come Gesù. Mediante attività permanenti di accoglienza - quanto bisogno di accoglienza hanno queste giovani, quanto bisogno di accoglienza! - e anche attraverso una riflessione per affrontare le nuove sfide generate dal mondo d’oggi, come il fenomeno migratorio, la vostra azione vuole essere al servizio della vita e della dignità della persona, testimoniando che ‘l’autentica fede nel Figlio di Dio fatto carne è inseparabile dal dono di sé, … cioè dal servizio’”. Attenzione e ascolto per chi soffre Tali giovani, ha sottolineato, “hanno prima di tutto bisogno di attenzione e di ascolto”: “Quel tanto umano e tanto divino 'apostolato dell’orecchio' stanca, è stancante, ma fa tanto bene”. In tal modo, potranno crescere: “Così le potete aiutare a crescere nella fiducia, a trovare dei punti di riferimento e a progredire nella maturità umana e spirituale, nutrita dai valori evangelici. Possiate essere nei loro confronti testimoni credibili, perché facciano esperienza della gioia di sapersi amate da Dio, loro Padre, e chiamate alla felicità”. Testimoni di fraternità e solidarietà L’invito di Francesco è stato anche a lasciarsi “istruire” da loro: “Pur nelle loro difficoltà, esse testimoniano spesso quelle virtù essenziali che sono la fraternità e la solidarietà. Ci ricordano inoltre che siamo fragili e che dipendiamo da Dio e dagli altri”. Rivoluzione della tenerezza Lo “sguardo misericordioso del Padre”, ha proseguito il Papa, ci aiuti “ad accogliere le nostre povertà” per andare avanti “con fiducia” ed impegnarci insieme in quella “rivoluzione della tenerezza” della quale Gesù “ci ha aperto il cammino” mediante la sua Incarnazione: “E’ bello essere suoi discepoli-missionari, per consolare, illuminare, lenire, ascoltare, liberare, accompagnare. L’esperienza che Lui ci ha donato mediante la sua Risurrezione è una forza vitale che penetra il mondo e sulla quale potete appoggiarvi ogni giorno, perché risponde alle aspirazioni più profonde del cuore”. Chiesa, grande famiglia L’auspicio del Pontefice ai 60 rappresentanti giunti in Vaticano è stato a ritrovare “lo slancio” che fu all’origine dell’Associazione, che ebbe il sostegno di Leone XIII, perché “cresca” il sentimento di “appartenenza alla Chiesa, che è - ha ricordato - una grande famiglia” e affinché giunga a buon fine la missione al servizio dei piccoli, “per i quali Gesù ha un amore di predilezione”: “Vi invito a continuare ad annunciare a tutti la gioia del Vangelo, tenendo in considerazione la diversità delle culture, delle tradizioni religiose, delle provenienze delle giovani che volete servire, come pure le ricchezze che esigono di essere accolte con rispetto”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/06/01/REUTERS377658_LancioGrande.JPG" title=""/> <p>Affrontare le nuove sfide di oggi, come il fenomeno migratorio, ponendosi “al servizio della vita e della dignità della persona”. Questo l’auspicio del Papa ai membri dell’Associazione cattolica internazionale di servizi per la gioventù femminile (Acisjf), ricevuti nella Sala Clementina in Vaticano in occasione della loro assemblea generale. Il servizio di <strong>Giada Aquilino</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_3731296" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00474047.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><strong>Sostegno alle giovani in difficoltà: il loro numero è in crescita</strong><br/> Una “nuova creatività”, per offrire sostegno materiale e spirituale alle giovani che vivono in situazioni di precarietà e sofferenza. È il mandato di Papa Francesco all’Associazione cattolica internazionale di servizi per la gioventù femminile, che dalla fine dell’800 accoglie e assiste proprio quelle giovani e quelle donne in condizioni di fragilità. D’altra parte, ha osservato il Pontefice, il loro numero è “in crescita”, con “molteplici forme di povertà che le toccano”.</p> <p>“E’ una vera felicità servire gli altri, come Gesù. Mediante attività permanenti di accoglienza - quanto bisogno di accoglienza hanno queste giovani, quanto bisogno di accoglienza! - e anche attraverso una riflessione per affrontare le nuove sfide generate dal mondo d’oggi, come il fenomeno migratorio, la vostra azione vuole essere al servizio della vita e della dignità della persona, testimoniando che ‘l’autentica fede nel Figlio di Dio fatto carne è inseparabile dal dono di sé, … cioè dal servizio’”.</p> <p><strong>Attenzione e ascolto per chi soffre</strong><br/> Tali giovani, ha sottolineato, “hanno prima di tutto bisogno di attenzione e di ascolto”:</p> <p>“Quel tanto umano e tanto divino 'apostolato dell’orecchio' stanca, è stancante, ma fa tanto bene”.</p> <p>In tal modo, potranno crescere:</p> <p>“Così le potete aiutare a crescere nella fiducia, a trovare dei punti di riferimento e a progredire nella maturità umana e spirituale, nutrita dai valori evangelici. Possiate essere nei loro confronti testimoni credibili, perché facciano esperienza della gioia di sapersi amate da Dio, loro Padre, e chiamate alla felicità”.</p> <p><strong>Testimoni di fraternità e solidarietà</strong><br/> L’invito di Francesco è stato anche a lasciarsi “istruire” da loro:</p> <p>“Pur nelle loro difficoltà, esse testimoniano spesso quelle virtù essenziali che sono la fraternità e la solidarietà. Ci ricordano inoltre che siamo fragili e che dipendiamo da Dio e dagli altri”.</p> <p><strong>Rivoluzione della tenerezza</strong><br/> Lo “sguardo misericordioso del Padre”, ha proseguito il Papa, ci aiuti “ad accogliere le nostre povertà” per andare avanti “con fiducia” ed impegnarci insieme in quella “rivoluzione della tenerezza” della quale Gesù “ci ha aperto il cammino” mediante la sua Incarnazione:</p> <p>“E’ bello essere suoi discepoli-missionari, per consolare, illuminare, lenire, ascoltare, liberare, accompagnare. L’esperienza che Lui ci ha donato mediante la sua Risurrezione è una forza vitale che penetra il mondo e sulla quale potete appoggiarvi ogni giorno, perché risponde alle aspirazioni più profonde del cuore”.</p> <p><strong>Chiesa, grande famiglia</strong><br/> L’auspicio del Pontefice ai 60 rappresentanti giunti in Vaticano è stato a ritrovare “lo slancio” che fu all’origine dell’Associazione, che ebbe il sostegno di Leone XIII, perché “cresca” il sentimento di “appartenenza alla Chiesa, che è - ha ricordato - una grande famiglia” e affinché giunga a buon fine la missione al servizio dei piccoli, “per i quali Gesù ha un amore di predilezione”:</p> <p>“Vi invito a continuare ad annunciare a tutti la gioia del Vangelo, tenendo in considerazione la diversità delle culture, delle tradizioni religiose, delle provenienze delle giovani che volete servire, come pure le ricchezze che esigono di essere accolte con rispetto”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/04/18/papa_sfida_migrazioni,_porsi_al_servizio_di_vita_e_dignità/1137793">(Da Radio Vaticana)</a>Il Papa a Mattarella: ascoltare dolore di chi non ha lavoro, attingere a valori cristiani2015-04-18T10:57:42+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-a-mattarella-ascoltare-dolore-di-chi-non-h L’Italia attinga al suo patrimonio cristiano per “progredire e prosperare nella concordia”. E’ uno dei passaggi forti del discorso rivolto da Papa Francesco al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricevuto per la prima volta in Vaticano dopo la sua elezione il 31 gennaio scorso. Nel suo intervento, dopo il colloquio privato, il Pontefice ha esortato le istituzioni italiane ad ascoltare il “grido di dolore” di tanti giovani a cui manca il lavoro. Quindi, ha auspicato che l’Expo di Milano sia un’occasione per adottare decisioni efficaci in favore dell’ambiente. Il servizio di Alessandro Gisotti : La prima volta di Francesco e Mattarella inizia con una calorosa stretta di mano e un sorriso disteso, segno di una sintonia tra i due uomini che si ritrova nei discorsi del Papa e del presidente. Si rinnova lo spirito di concordia tra Italia e Santa Sede che, annota il Pontefice, è sempre più solido dopo il periodo conciliare, mentre “nella distinzione dei ruoli” è sempre più sentita dai cittadini la “necessità di una rinnovata collaborazione” per il bene comune. D’altro canto, ha osservato, la Chiesa ha bisogno “per svolgere la sua missione spirituale, di condizioni di pace e tranquillità, che solo i pubblici poteri possono promuovere”. Ed ha aggiunto che lo sviluppo di una società pluralistica non può pretendere di “confinare l’autentico sviluppo religioso nella sola intimità della coscienza”, ma riconosca il suo ruolo “nella costruzione della società”. La fede baluardo di solidarietà e scuola di valori Ad un presidente di formazione cristiana, Francesco ha dunque rammentato quanto “sia grande il contributo del Cristianesimo” alla cultura, alla “storia dell’Italia” e al carattere della sua popolazione”: “La fede si è trasformata in opere e queste in istituzioni, fino a dare volto ad una storia peculiare e a modellare pressoché tutti gli aspetti della vita, a partire dalla famiglia, primo e indispensabile baluardo di solidarietà e scuola di valori, che va aiutata a svolgere la sua insostituibile funzione sociale quale luogo fondamentale di crescita della persona”. Ascoltare grido di dolore dei giovani senza lavoro Tra i diversi beni “necessari allo sviluppo di ogni collettività – ha quindi proseguito Francesco – il lavoro si distingue per il suo legame con la stessa dignità delle persone, con la possibilità di costruire un’esistenza dignitosa e libera”: “In special modo, la carenza di lavoro per i giovani diventa un grido di dolore che interpella i pubblici poteri, le organizzazioni intermedie, gli imprenditori privati e la comunità ecclesiale, perché si compia ogni sforzo per porvi rimedio, dando alla soluzione di questo problema la giusta priorità. Nella disponibilità del lavoro risiede infatti la stessa disponibilità di dignità e di futuro”. Fare tutto il possibile per contrastare la precarietà Per “un’ordinata crescita della società – ha ripreso – è indispensabile che le giovani generazioni, tramite il lavoro, abbiano la possibilità di progettare con serenità il loro futuro, affrancandosi dalla precarietà e dal rischio di cedere a ingannevoli e pericolose tentazioni”. “Tutti coloro che detengono posizioni di speciale responsabilità hanno perciò il compito primario di affrontare con coraggio, creatività e generosità questo problema”. L’Expo di Milano, occasione per salvaguardare l’ambiente Un altro ambito che richiede oggi particolare attenzione da parte di tutti, ha soggiunto il Papa, è la cura dell’ambiente, osservando che “occorre acquisire piena consapevolezza degli effetti dei nostri comportamenti sul creato”. Ha così ricordato che tra pochi giorni si aprirà a Milano l’Esposizione Universale, sul tema: “Nutrire il pianeta. Energie per la vita”. “Possa esso contribuire anche ad approfondire la riflessione sulle cause del degrado ambientale, in modo da fornire alle autorità competenti un quadro di conoscenze ed esperienze indispensabile per adottare decisioni efficaci e preservare la salute del pianeta che Dio ha affidato alla cura del genere umano”. L’Europa sostenga l’Italia nell’accogliere i migranti Francesco non ha infine mancato di esprimere la sua gratitudine “per l’impegno che l’Italia sta profondendo per accogliere i numerosi migranti che, a rischio della vita, chiedono accoglienza”. “E’ evidente che le proporzioni del fenomeno richiedono un coinvolgimento molto più ampio. Non dobbiamo stancarci nel sollecitare un impegno più esteso a livello europeo e internazionale”. Papa Francesco ha così concluso il suo discorso auspicando che “l’Italia, facendo tesoro delle sue nobili tradizioni e delle sua cultura largamente ispirata dalla fede cristiana, possa progredire e prosperare nella concordia, offrendo il suo prezioso contributo alla pace e alla giustizia nel mondo”. Famiglia e libertà religiosa nel colloquio tra Parolin e Mattarella Il presidente Mattarella, dopo l’incontro col Papa, accompagnato dal ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni, ha incontrato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e mons. Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. “Durante i cordiali colloqui – riferisce la Sala Stampa vaticana - è stata espressa soddisfazione per le buone relazioni intercorrenti tra la Santa Sede e l’Italia che anche la recente firma della Convenzione in materia fiscale ha contribuito a consolidare. Si sono affrontati poi temi che riguardano la situazione sociale italiana, con particolare riferimento alla famiglia, all’educazione, al lavoro e alle migrazioni. Si è apprezzata anche la cooperazione della Chiesa cattolica per alleviare le situazioni di disagio che caratterizzano alcuni ambiti della società. Non si è mancato di considerare, nella cornice dell’attuale quadro internazionale, il preoccupante dilagare delle violenze che continuano a segnare l’area mediterranea orientale e quella nord-africana. Le due Parti hanno confermato la volontà di proseguire la fattiva collaborazione a livello bilaterale e nel contesto della comunità internazionale, soprattutto a riguardo della promozione e della tutela della libertà religiosa e della dignità della persona umana”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/04/18/ANSA785667_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><span style="line-height: 1.6;">L’Italia attinga al suo patrimonio cristiano per “progredire e prosperare nella concordia”. E’ uno dei passaggi forti del discorso rivolto da Papa Francesco al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricevuto per la prima volta in Vaticano dopo la sua elezione il 31 gennaio scorso. Nel suo intervento, dopo il colloquio privato, il Pontefice ha esortato le istituzioni italiane ad ascoltare il “grido di dolore” di tanti giovani a cui manca il lavoro. Quindi, ha auspicato che l’Expo di Milano sia un’occasione per adottare decisioni efficaci in favore dell’ambiente. Il servizio di </span><strong style="line-height: 1.6;">Alessandro Gisotti</strong><span style="line-height: 1.6;">:</span></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered" controls="" height="50" id="audioItem_3730847" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00474016.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">La prima volta di Francesco e Mattarella inizia con una calorosa stretta di mano e un sorriso disteso, segno di una sintonia tra i due uomini che si ritrova nei discorsi del Papa e del presidente. Si rinnova lo spirito di concordia tra Italia e Santa Sede che, annota il Pontefice, è sempre più solido dopo il periodo conciliare, mentre “nella distinzione dei ruoli” è sempre più sentita dai cittadini la “necessità di una rinnovata collaborazione” per il bene comune. D’altro canto, ha osservato, la Chiesa ha bisogno “per svolgere la sua missione spirituale, di condizioni di pace e tranquillità, che solo i pubblici poteri possono promuovere”. Ed ha aggiunto che lo sviluppo di una società pluralistica non può pretendere di “confinare l’autentico sviluppo religioso nella sola intimità della coscienza”, ma riconosca il suo ruolo “nella costruzione della società”.</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">La fede baluardo di solidarietà e scuola di valori</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Ad un presidente di formazione cristiana, Francesco ha dunque rammentato quanto “sia grande il contributo del Cristianesimo” alla cultura, alla “storia dell’Italia” e al carattere della sua popolazione”:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“La fede si è trasformata in opere e queste in istituzioni, fino a dare volto ad una storia peculiare e a modellare pressoché tutti gli aspetti della vita, a partire dalla famiglia, primo e indispensabile baluardo di solidarietà e scuola di valori, che va aiutata a svolgere la sua insostituibile funzione sociale quale luogo fondamentale di crescita della persona”.</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">Ascoltare grido di dolore dei giovani senza lavoro</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Tra i diversi beni “necessari allo sviluppo di ogni collettività – ha quindi proseguito Francesco – il lavoro si distingue per il suo legame con la stessa dignità delle persone, con la possibilità di costruire un’esistenza dignitosa e libera”:</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“In special modo, la carenza di lavoro per i giovani diventa un grido di dolore che interpella i pubblici poteri, le organizzazioni intermedie, gli imprenditori privati e la comunità ecclesiale, perché si compia ogni sforzo per porvi rimedio, dando alla soluzione di questo problema la giusta priorità. Nella disponibilità del lavoro risiede infatti la stessa disponibilità di dignità e di futuro”.</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">Fare tutto il possibile per contrastare la precarietà</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Per “un’ordinata crescita della società – ha ripreso – è indispensabile che le giovani generazioni, tramite il lavoro, abbiano la possibilità di progettare con serenità il loro futuro, affrancandosi dalla precarietà e dal rischio di cedere a ingannevoli e pericolose tentazioni”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Tutti coloro che detengono posizioni di speciale responsabilità hanno perciò il compito primario di affrontare con coraggio, creatività e generosità questo problema”.</span></p> <p><strong>L’Expo di Milano, occasione per salvaguardare l’ambiente</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Un altro ambito che richiede oggi particolare attenzione da parte di tutti, ha soggiunto il Papa, è la cura dell’ambiente, osservando che “occorre acquisire piena consapevolezza degli effetti dei nostri comportamenti sul creato”. Ha così ricordato che tra pochi giorni si aprirà a Milano l’Esposizione Universale, sul tema: “Nutrire il pianeta. Energie per la vita”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Possa esso contribuire anche ad approfondire la riflessione sulle cause del degrado ambientale, in modo da fornire alle autorità competenti un quadro di conoscenze ed esperienze indispensabile per adottare decisioni efficaci e preservare la salute del pianeta che Dio ha affidato alla cura del genere umano”.</span></p> <p><strong style="line-height: 1.6;">L’Europa sostenga l’Italia nell’accogliere i migranti</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Francesco non ha infine mancato di esprimere la sua gratitudine “per l’impegno che l’Italia sta profondendo per accogliere i numerosi migranti che, a rischio della vita, chiedono accoglienza”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">“E’ evidente che le proporzioni del fenomeno richiedono un coinvolgimento molto più ampio. Non dobbiamo stancarci nel sollecitare un impegno più esteso a livello europeo e internazionale”.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Papa Francesco ha così concluso il suo discorso auspicando che “l’Italia, facendo tesoro delle sue nobili tradizioni e delle sua cultura largamente ispirata dalla fede cristiana, possa progredire e prosperare nella concordia, offrendo il suo prezioso contributo alla pace e alla giustizia nel mondo”.</span></p> <p><strong>Famiglia e libertà religiosa nel colloquio tra Parolin e Mattarella</strong><br/> <span style="line-height: 1.6;">Il presidente Mattarella, dopo l’incontro col Papa, accompagnato dal ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni, ha incontrato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e mons. Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. “Durante i cordiali colloqui – riferisce la Sala Stampa vaticana - è stata espressa soddisfazione per le buone relazioni intercorrenti tra la Santa Sede e l’Italia che anche la recente firma della Convenzione in materia fiscale ha contribuito a consolidare. Si sono affrontati poi temi che riguardano la situazione sociale italiana, con particolare riferimento alla famiglia, all’educazione, al lavoro e alle migrazioni. Si è apprezzata anche la cooperazione della Chiesa cattolica per alleviare le situazioni di disagio che caratterizzano alcuni ambiti della società. Non si è mancato di considerare, nella cornice dell’attuale quadro internazionale, il preoccupante dilagare delle violenze che continuano a segnare l’area mediterranea orientale e quella nord-africana. Le due Parti hanno confermato la volontà di proseguire la fattiva collaborazione a livello bilaterale e nel contesto della comunità internazionale, soprattutto a riguardo della promozione e della tutela della libertà religiosa e della dignità della persona umana”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2015/04/18/il_papa_ascoltare_grido_di_dolore_di_chi_non_ha_lavoro/1137767">(Da Radio Vaticana)</a>

  
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