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News.vahttp://www.news.va/2017-03-28T12:24:39+00:00Papa all’Onu: impegnarsi per un mondo senza armi nucleari2017-03-28T12:24:39+00:00http://www.news.va/it/news/papa-allonu-impegnarsi-per-un-mondo-senza-armi-nuc La pace non può essere basata sulla "minaccia di distruzione reciproca", ma deve fondarsi sulla "giustizia" e sullo "sviluppo umano integrale". Occorrono "strategie lungimiranti" e la "piena applicazione del Trattato di non proliferazione nella lettera e nello spirito". E’ la riflessione centrale del Messaggio che il Papa ha inviato alla Conferenza dell’Onu riunita fino a venerdì a New York, con lo scopo di negoziare uno strumento legalmente vincolante che porti ad eliminare totalmente le armi nucleari. Il servizio di Gabriella Ceraso : “Un’etica e un diritto basati sulla minaccia della distruzione reciproca – e potenzialmente di tutta l’umanità – sono contraddittori con lo spirito stesso delle Nazioni Unite”. Il Papa lo sottolinea nel suo messaggio citando il Preambolo e il primo articolo della carta dell’Onu che indicano le “fondamenta della costruzione giuridica internazionale” ovvero “la pace, la soluzione pacifica delle controversie e lo sviluppo delle relazioni amichevoli tra le nazioni”. Lavoriamo per un mondo senza armi nucleari: applichiamo i Trattati Da qui l’incoraggiamento a chi a New York sta lavorando in questi giorni: impegnarsi per un mondo senza armi nucleari, “applicando pienamente il Trattato di non proliferazione”, come disse lo stesso Papa all’Assemblea Generale della Nazioni Uniti il 25 settembre di due anni fa. Ma “perché porsi questo impegnativo e lungimirante obiettivo nell’attuale scenario internazionale” in cui prevale un clima di “conflittualità”, che è sia “causa che indicazione delle difficoltà che si riscontrano nel promuovere e rafforzare il processo di disarmo e di non proliferazione nucleari?” Armamenti incapaci di rispondere alle sfide di oggi e pericolosi Nel mondo “multipolare del XXI secolo”, fa notare il Papa, la deterrenza nucleare risulta non solo “inadeguata” a rispondere con efficacia alla principali minacce alla pace e alla sicurezza con le loro molteplici dimensioni “– il terrorismo, i conflitti asimmetrici, la sicurezza informatica, la povertà - ma ha anche “conseguenze umanitarie e ambientali catastrofiche”, “indiscriminate” e “incontrollabili”. Il Papa esprime inoltre la preoccupazione per lo spreco di risorse per il nucleare a scopo militare che potrebbero essere utilizzate per “priorità più significative”, tra cui anche l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Ma c’è anche da chiedersi “quanto sia sostenibile un equilibrio basato sulla paura”. Da qui il cuore della riflessione del Pontefice. Il fondamento della pace non è la paura nè la falsa sicurezza, ma la giustizia “Pace” e “stabilità” non possono essere fondate su un falso senso di sicurezza, sulla minaccia di una distruzione reciproca o di totale annientamento. La pace, sottolinea il Papa, “deve essere costruita sulla giustizia, sullo sviluppo umano integrale, sul rispetto dei diritti umani fondamentali, sulla custodia del creato, sulla partecipazione di tutti alla vita pubblica, sulla fiducia fra i popoli, sulla promozione di istituzioni pacifiche, sull’accesso all’educazione e alla salute, sul dialogo e sulla solidarietà”. Servono strategie lungimiranti, dialogo condiviso, non isolazionismo E’ per questo che “abbiamo bisogno di andare oltre la deterrenza nucleare”. Il Papa chiede alla comunità internazionale dunque l’adozione di “strategie lungimiranti” e il rifiuto di “approcci miopi” ai problemi di sicurezza nazionale e internazionale. Ma per il Pontefice la "sfida" e "l’imperativo morale e umanitario" di eliminare totalmente le armi nucleari, hanno bisogno anche di “una riflessione su un’etica della pace e della sicurezza cooperativa multilaterale che vada al di là della paura e dell’isolazionismo” prevalenti. Il “destino condiviso dell’umanità” richiede, afferma il Papa, di “rafforzare, con realismo il dialogo e costruire e consolidare meccanismi di fiducia e di cooperazione, capaci di creare le condizioni per un mondo senza armi nucleari”. Un mondo senza armi nucleari non è fuori della nostra portata Fiducia reciproca dunque, dialogo orientato al bene comune e “non verso la tutela di interessi velati o particolari” è quanto ribadisce Francesco, un “dialogo inclusivo” tra Stati, società civile, Organizzazioni e comunità religiose, che sia privo di “polarizzazioni “ e di “recriminazioni”. L’umanità, scrive il Papa, ha la “capacità di lavorare insieme, la capacità di guidare e dirigere la tecnologia", così come di "limitare il nostro potere", e di "metterli al servizio di un altro tipo di progresso: più umano, più sociale e più integrale”. Un mondo senza armi nucleari, conclude Francesco rivolto ancora ai partecipanti alla Conferenza dell’Onu su cui invoca la Benedizione dell’Onnipotente, è un “obiettivo di lungo periodo estremamente complesso”, ma “non è al di fuori della nostra portata”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2015/09/25/ANSA874224_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>La pace non può essere basata sulla "minaccia di distruzione reciproca", ma deve fondarsi sulla "giustizia" e sullo "sviluppo umano integrale". Occorrono "strategie lungimiranti" e la "piena applicazione del Trattato di non proliferazione nella lettera e nello spirito". E’ la riflessione centrale del <a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/pont-messages/2017/documents/papa-francesco_20170323_messaggio-onu.html">Messaggio</a> che il Papa ha inviato alla Conferenza dell’Onu riunita fino a venerdì a New York, con lo scopo di negoziare uno strumento legalmente vincolante che porti ad eliminare totalmente le armi nucleari. Il servizio di <strong>Gabriella Ceraso</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_10014708" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00575519.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00575519.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>“Un’etica e un diritto basati sulla minaccia della distruzione reciproca – e potenzialmente di tutta l’umanità – sono contraddittori con lo spirito stesso delle Nazioni Unite”. Il Papa lo sottolinea nel suo messaggio citando il Preambolo e il primo articolo della carta dell’Onu che indicano le “fondamenta della costruzione giuridica internazionale” ovvero “la pace, la soluzione pacifica delle controversie e lo sviluppo delle relazioni amichevoli tra le nazioni”.</p> <p><strong>Lavoriamo per un mondo senza armi nucleari: applichiamo i Trattati</strong><br/> Da qui l’incoraggiamento a chi a New York sta lavorando in questi giorni: impegnarsi per un mondo senza armi nucleari, “applicando pienamente il Trattato di non proliferazione”, come disse lo stesso Papa all’Assemblea Generale della Nazioni Uniti il 25 settembre di due anni fa.</p> <p>Ma “perché porsi questo impegnativo e lungimirante obiettivo nell’attuale scenario internazionale” in cui prevale un clima di “conflittualità”, che è sia “causa che indicazione delle difficoltà che si riscontrano nel promuovere e rafforzare il processo di disarmo e di non proliferazione nucleari?”</p> <p><strong>Armamenti incapaci di rispondere alle sfide di oggi e pericolosi</strong><br/> Nel mondo “multipolare del XXI secolo”, fa notare il Papa, la deterrenza nucleare risulta non solo “inadeguata” a rispondere con efficacia alla principali minacce alla pace e alla sicurezza con le loro molteplici dimensioni “– il terrorismo, i conflitti asimmetrici, la sicurezza informatica, la povertà - ma ha anche “conseguenze umanitarie e ambientali catastrofiche”, “indiscriminate” e “incontrollabili”.</p> <p>Il Papa esprime inoltre la preoccupazione per lo spreco di risorse per il nucleare a scopo militare che potrebbero essere utilizzate per “priorità più significative”, tra cui anche l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Ma c’è anche da chiedersi “quanto sia sostenibile un equilibrio basato sulla paura”. Da qui il cuore della riflessione del Pontefice.</p> <p><strong>Il fondamento della pace non è la paura nè la falsa sicurezza, ma la giustizia</strong><br/> “Pace” e “stabilità” non possono essere fondate su un falso senso di sicurezza, sulla minaccia di una distruzione reciproca o di totale annientamento. La pace, sottolinea il Papa, “deve essere costruita sulla giustizia, sullo sviluppo umano integrale, sul rispetto dei diritti umani fondamentali, sulla custodia del creato, sulla partecipazione di tutti alla vita pubblica, sulla fiducia fra i popoli, sulla promozione di istituzioni pacifiche, sull’accesso all’educazione e alla salute, sul dialogo e sulla solidarietà”.</p> <p><strong>Servono strategie lungimiranti, dialogo condiviso, non isolazionismo</strong><br/> E’ per questo che “abbiamo bisogno di andare oltre la deterrenza nucleare”. Il Papa chiede alla comunità internazionale dunque l’adozione di “strategie lungimiranti” e il rifiuto di “approcci miopi” ai problemi di sicurezza nazionale e internazionale. Ma per il Pontefice la "sfida" e "l’imperativo morale e umanitario" di eliminare totalmente le armi nucleari, hanno bisogno anche di “una riflessione su un’etica della pace e della sicurezza cooperativa multilaterale che vada al di là della paura e dell’isolazionismo” prevalenti. Il “destino condiviso dell’umanità” richiede, afferma il Papa, di “rafforzare, con realismo il dialogo e costruire e consolidare meccanismi di fiducia e di cooperazione, capaci di creare le condizioni per un mondo senza armi nucleari”.</p> <p><strong>Un mondo senza armi nucleari non è fuori della nostra portata</strong><br/> Fiducia reciproca dunque, dialogo orientato al bene comune e “non verso la tutela di interessi velati o particolari” è quanto ribadisce Francesco, un “dialogo inclusivo” tra Stati, società civile, Organizzazioni e comunità religiose, che sia privo di “polarizzazioni “ e di “recriminazioni”. L’umanità, scrive il Papa, ha la “capacità di lavorare insieme, la capacità di guidare e dirigere la tecnologia", così come di "limitare il nostro potere", e di "metterli al servizio di un altro tipo di progresso: più umano, più sociale e più integrale”.</p> <p>Un mondo senza armi nucleari, conclude Francesco rivolto ancora ai partecipanti alla Conferenza dell’Onu su cui invoca la Benedizione dell’Onnipotente, è un “obiettivo di lungo periodo estremamente complesso”, ma “non è al di fuori della nostra portata”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/28/papa_all’onu_impegnarsi_per_un_mondo_senza_armi_nucleari/1301687">(Da Radio Vaticana)</a>Papa: fede è andare avanti con la vita che si ha, l'accidia paralizza2017-03-28T10:53:21+00:00http://www.news.va/it/news/papa-fede-e-andare-avanti-con-la-vita-che-si-ha-la Credere in Gesù è prendere la vita così com’è e andare avanti con gioia, senza lamentele, senza lasciarsi paralizzare dal brutto peccato dell’accidia: è quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino a Casa Santa Marta. Il servizio di Sergio Centofanti : Al centro dell’omelia del Papa, il Vangelo odierno del paralitico guarito da Gesù. Un uomo malato da 38 anni, giaceva ai bordi di una piscina a Gerusalemme, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali c’erano un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si diceva che, quando scendeva un angelo e agitava le acque, i primi che s’immergevano venivano guariti. Gesù, vedendo quest’uomo, gli dice: “Vuoi guarire?”: “E’ bello, Gesù sempre dice questo a noi: Vuoi guarire? Vuoi essere felice? Vuoi migliorare la tua vita? Vuoi essere pieno dello Spirito Santo? Vuoi guarire?’, quella parola di Gesù… Tutti gli altri che erano lì, infermi, ciechi, zoppi, paralitici avrebbero detto: ‘Sì, Signore, sì!’. Ma questo è un uomo strano, gli rispose, a Gesù: ‘Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita mentre infatti sto per andarvi un altro scende prima di me’. La risposta è una lamentela: ‘Ma guarda, Signore, quanto brutta, quanto ingiusta è stata la vita con me. Tutti gli altri possono andare e guarire e io da 38 anni che cerco ma’…”. Quest’uomo – osserva il Papa - era come l’albero piantato lungo i corsi d'acqua, di cui parla il primo Salmo, “ma aveva le radici secche” e “quelle radici non arrivavano all’acqua, non poteva prendere la salute dall’acqua”: “Questo si capisce dall’atteggiamento, dalle lamentele e anche sempre cercando di dare la colpa all’altro: ‘Ma sono gli altri che vanno prima di me, io sono un poveraccio qui da 38 anni…’. Questo è un brutto peccato, il peccato dell’accidia. Quest’uomo era malato non tanto dalla paralisi ma dalla accidia, che è peggio di avere il cuore tiepido, peggio ancora. E’ vivere ma perché vivo e non avere voglia di andare avanti, non avere voglia di fare qualcosa nella vita, aver perso la memoria della gioia. Quest’uomo neppure di nome conosceva la gioia, l’aveva persa. Questo è il peccato. E’ una malattia brutta: ‘Ma sono comodo così, mi sono abituato… Ma la vita è stata ingiusta con me…’. E si vede il risentimento, l’amarezza di quel cuore”. Gesù non lo rimprovera, ma gli dice: “Alzati, prendi la tua barella e cammina”. Il paralitico guarisce, ma poiché era sabato, i dottori della Legge gli dicono che non gli è lecito portare la barella e gli chiedono chi l’abbia guarito in questo giorno: “Va contro il codice, non è di Dio quell’uomo”. Il paralitico - nota il Papa - non aveva neanche detto grazie a Gesù, non gli aveva chiesto nemmeno il nome: “Si è alzato con quell’accidia” che fa “vivere perché è gratis l’ossigeno”, fa “vivere sempre guardando gli altri che sono più felici di me” e si è “nella tristezza”, si dimentica la gioia. “L’accidia - spiega il Papa - è un peccato che paralizza, ci fa paralitici. Non ci lascia camminare. Anche oggi il Signore guarda ognuno di noi, tutti abbiamo peccati, tutti siamo peccatori ma guardando questo peccato” ci dice: “Alzati”: “Oggi il Signore a ognuno di noi dice: ‘Alzati, prendi la tua vita come sia, bella, brutta come sia, prendila e vai avanti. Non avere paura, vai avanti con la tua barella’ – ‘Ma Signore, non è l’ultimo modello…’. Ma vai avanti! Con quella barella brutta, forse, ma vai avanti! E’ la tua vita, è la tua gioia. ‘Vuoi guarire?’, prima domanda che oggi ci fa il Signore? ‘Sì, Signore’ – ‘Alzati’. E nell’antifona all’inizio della Messa c’era quell’inizio tanto bello: ‘Voi che avete sete venite alle acque - sono acque gratis, non a pagamento - Voi dissetatevi con gioia’. E se noi diciamo al Signore ‘Sì, voglio guarire. Sì, Signore, aiutami che voglio alzarmi’, sapremo com’è la gioia della salvezza”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/03/28/1922576_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Credere in Gesù è prendere la vita così com’è e andare avanti con gioia, senza lamentele, senza lasciarsi paralizzare dal brutto peccato dell’accidia: è quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino a Casa Santa Marta. Il servizio di <strong>Sergio Centofanti</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_10012711" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00575458.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00575458.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Al centro dell’omelia del Papa, il Vangelo odierno del paralitico guarito da Gesù. Un uomo malato da 38 anni, giaceva ai bordi di una piscina a Gerusalemme, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali c’erano un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si diceva che, quando scendeva un angelo e agitava le acque, i primi che s’immergevano venivano guariti. Gesù, vedendo quest’uomo, gli dice: “Vuoi guarire?”:</p> <p>“E’ bello, Gesù sempre dice questo a noi: Vuoi guarire? Vuoi essere felice? Vuoi migliorare la tua vita? Vuoi essere pieno dello Spirito Santo? Vuoi guarire?’, quella parola di Gesù… Tutti gli altri che erano lì, infermi, ciechi, zoppi, paralitici avrebbero detto: ‘Sì, Signore, sì!’. Ma questo è un uomo strano, gli rispose, a Gesù: ‘Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita mentre infatti sto per andarvi un altro scende prima di me’. La risposta è una lamentela: ‘Ma guarda, Signore, quanto brutta, quanto ingiusta è stata la vita con me. Tutti gli altri possono andare e guarire e io da 38 anni che cerco ma’…”.</p> <p>Quest’uomo – osserva il Papa - era come l’albero piantato lungo i corsi d'acqua, di cui parla il primo Salmo, “ma aveva le radici secche” e “quelle radici non arrivavano all’acqua, non poteva prendere la salute dall’acqua”:</p> <p>“Questo si capisce dall’atteggiamento, dalle lamentele e anche sempre cercando di dare la colpa all’altro: ‘Ma sono gli altri che vanno prima di me, io sono un poveraccio qui da 38 anni…’. Questo è un brutto peccato, il peccato dell’accidia. Quest’uomo era malato non tanto dalla paralisi ma dalla accidia, che è peggio di avere il cuore tiepido, peggio ancora. E’ vivere ma perché vivo e non avere voglia di andare avanti, non avere voglia di fare qualcosa nella vita, aver perso la memoria della gioia. Quest’uomo neppure di nome conosceva la gioia, l’aveva persa. Questo è il peccato. E’ una malattia brutta: ‘Ma sono comodo così, mi sono abituato… Ma la vita è stata ingiusta con me…’. E si vede il risentimento, l’amarezza di quel cuore”.</p> <p>Gesù non lo rimprovera, ma gli dice: “Alzati, prendi la tua barella e cammina”. Il paralitico guarisce, ma poiché era sabato, i dottori della Legge gli dicono che non gli è lecito portare la barella e gli chiedono chi l’abbia guarito in questo giorno: “Va contro il codice, non è di Dio quell’uomo”. Il paralitico - nota il Papa - non aveva neanche detto grazie a Gesù, non gli aveva chiesto nemmeno il nome: “Si è alzato con quell’accidia” che fa “vivere perché è gratis l’ossigeno”, fa “vivere sempre guardando gli altri che sono più felici di me” e si è “nella tristezza”, si dimentica la gioia. “L’accidia - spiega il Papa - è un peccato che paralizza, ci fa paralitici. Non ci lascia camminare. Anche oggi il Signore guarda ognuno di noi, tutti abbiamo peccati, tutti siamo peccatori ma guardando questo peccato” ci dice: “Alzati”:</p> <p>“Oggi il Signore a ognuno di noi dice: ‘Alzati, prendi la tua vita come sia, bella, brutta come sia, prendila e vai avanti. Non avere paura, vai avanti con la tua barella’ – ‘Ma Signore, non è l’ultimo modello…’. Ma vai avanti! Con quella barella brutta, forse, ma vai avanti! E’ la tua vita, è la tua gioia. ‘Vuoi guarire?’, prima domanda che oggi ci fa il Signore? ‘Sì, Signore’ – ‘Alzati’. E nell’antifona all’inizio della Messa c’era quell’inizio tanto bello: ‘Voi che avete sete venite alle acque - sono acque gratis, non a pagamento - Voi dissetatevi con gioia’. E se noi diciamo al Signore ‘Sì, voglio guarire. Sì, Signore, aiutami che voglio alzarmi’, sapremo com’è la gioia della salvezza”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/28/il_papa_celebra_la_messa_a_casa_santa_marta/1301650">(Da Radio Vaticana)</a>I vescovi canadesi dal Papa per la visita ad Limina2017-03-27T12:45:23+00:00http://www.news.va/it/news/i-vescovi-canadesi-dal-papa-per-la-visita-ad-limin In udienza stamane dal Papa, in visita ad Limina, i vescovi della Conferenza episcopale del Canada occidentale. Il servizio di Roberta Gisotti: Tante le sfide sociali e le problematiche pastorali, per la Chiesa cattolica in Canada, tra i Paesi al mondo - negli ultimi decenni - maggiormente secolarizzati, ritenuto tra i più avanzati nella legittimazione di controverse pratiche che interpellano questioni etiche: procreazione assistita e maternità surrogata, clonazione umana, eutanasia e suicidio assistito, unioni omosessuali. Esteso quasi quanto l’Europa, in massima parte disabitato, il Canada conta 35 milioni gli abitanti, mosaico di popoli di diverse origini, raggruppati in due aree culturali e linguistiche, anglofona e francofona, legate alla sua colonizzazione, per oltre 40 per cento battezzati cattolici, per un altro terzo protestanti. I musulmani sono il 2 per cento, seguiti da ebrei, buddisti e induisti, 1 per cento ciascuno. Grande l’impegno richiesto ai vescovi canadesi sui tanti fronti aperti per riportare il messaggio evangelico al cuore di ogni uomo e al centro della società la persona umana. Assidua la predicazione della Chiesa sui temi della pace nel mondo, del disarmo, dello sviluppo sostenibile e la tutela dell’ambiente, sulla giustizia sociale, la difesa delle popolazioni indigene, degli immigrati e dei rifugiati, di tutti gli esclusi dalla società del benessere. Tra i fronti più dolorosi, quello affrontato riguardo i casi di abusi e maltrattamenti sull’infanzia, perpetrati nel passato, che la Chiesa canadese ha riconosciuto, chiedendo perdono. Fruttuoso infine il dialogo ecumenico e interreligioso, che ha portato i leader a parlare con una sola voce, in difesa dei principi della solidarietà e della convivenza dei popoli, anche di recente dopo l’attentato alla moschea a Quebec City e contro le restrittive misure migratorie del presidente Usa Trump. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/07/06/REUTERS430416_LancioGrande.JPG" title=""/> <p>In udienza stamane dal Papa, in visita ad Limina, i vescovi della Conferenza episcopale del Canada occidentale. Il servizio di <strong>Roberta Gisotti:</strong></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_10007567" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00575386.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00575386.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Tante le sfide sociali e le problematiche pastorali, per la Chiesa cattolica in Canada, tra i Paesi al mondo - negli ultimi decenni - maggiormente secolarizzati, ritenuto tra i più avanzati nella legittimazione di controverse pratiche che interpellano questioni etiche: procreazione assistita e maternità surrogata, clonazione umana, eutanasia e suicidio assistito, unioni omosessuali.</p> <p><span style="line-height: 1.6;">Esteso quasi quanto l’Europa, in massima parte disabitato, il Canada conta 35 milioni gli abitanti, mosaico di popoli di diverse origini, raggruppati in due aree culturali e linguistiche, anglofona e francofona, legate alla sua colonizzazione, per oltre 40 per cento battezzati cattolici, per un altro terzo protestanti. I musulmani sono il 2 per cento, seguiti da ebrei, buddisti e induisti, 1 per cento ciascuno.</span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Grande l’impegno richiesto ai vescovi canadesi sui tanti fronti aperti per riportare il messaggio evangelico al cuore di ogni uomo e al centro della società la persona umana. Assidua la predicazione della Chiesa sui temi della pace nel mondo, del disarmo, dello sviluppo sostenibile e la tutela dell’ambiente, sulla giustizia sociale, la difesa delle popolazioni indigene, degli immigrati e dei rifugiati, di tutti gli esclusi dalla società del benessere. </span></p> <p><span style="line-height: 1.6;">Tra i fronti più dolorosi, quello affrontato riguardo i casi di abusi e maltrattamenti sull’infanzia, perpetrati nel passato, che la Chiesa canadese ha riconosciuto, chiedendo perdono. Fruttuoso infine il dialogo ecumenico e interreligioso, che ha portato i leader a parlare con una sola voce, in difesa dei principi della solidarietà e della convivenza dei popoli, anche di recente dopo l’attentato alla moschea a Quebec City e contro le restrittive misure migratorie del presidente Usa Trump.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/27/i_vescovi_canadesi_dal_papa_per_la_visita_ad_limina/1301443">(Da Radio Vaticana)</a>Il Papa: grazie ai milanesi per l'accoglienza, mi sono sentito a casa!2017-03-26T12:32:23+00:00http://www.news.va/it/news/francesco-grazie-ai-milanesi-mi-avete-fatto-sentir Affidiamoci a Gesù, vera “luce del mondo” e non a quelle luci false che ci allontanano dal prossimo. E’ l’esortazione levata da Papa Francesco all’Angelus in Piazza San Pietro, in una soleggiata domenica primaverile. Il Papa ha quindi ringraziato i milanesi per la straordinaria accoglienza ricevuta in occasione della visita all'arcidiocesi ambrosiana. “Mi avete fatto sentire a casa”, ha detto Francesco, che ha sottolineato come a Milano si sia trovato bene con credenti e non credenti. Il servizio di Alessandro Gisotti : Un’accoglienza straordinaria, per una giornata indimenticabile. All’Angelus, Papa Francesco torna alla visita intensa e piena di significato all’arcidiocesi di Milano. Il Pontefice ringrazia il cardinale Angelo Scola e tutti i milanesi, credenti e non, con parole spontanee e affettuose: “Veramente, veramente mi sono sentito a casa! E questo con tutti: credenti e non credenti. Vi ringrazio tanto cari milanesi e vi dirò una cosa; ho constatato che è vero quello che si dice: ‘A Milan si riceve col coeur in man!’ Grazie!” Prima delle parole sulla visita a Milano, Francesco si era soffermato sul Vangelo domenicale incentrato su Gesù che ridona la vista ad un uomo cieco dalla nascita, manifestandosi così come “luce del mondo”. Tutti noi siamo stati “illuminati” con il Battesimo e dobbiamo comportarci come figli della luce Questo episodio evangelico, ha osservato il Papa, “ci induce a riflettere sulla nostra fede in Cristo, il Figlio di Dio, e al tempo stesso si riferisce anche al Battesimo , che è il primo Sacramento della fede": il Sacramento che ci fa “venire alla luce”, mediante "la rinascita dall’acqua e dallo Spirito Santo": “Il cieco nato e guarito ci rappresenta quando non ci accorgiamo che Gesù è ‘la luce del mondo’, quando guardiamo altrove, quando preferiamo affidarci a piccole luci, quando brancoliamo nel buio. Il fatto che quel cieco non abbia un nome ci aiuta a rispecchiarci con il nostro volto e il nostro nome nella sua storia. Anche noi siamo stati illuminati da Cristo nel Battesimo, e quindi siamo chiamati a comportarci come figli della luce”. Non seguire le luci false come pregiudizio e interesse personale, Gesù è la vera luce del mondo Questo, ha proseguito, “esige un cambiamento radicale di mentalità, una capacità di giudicare uomini e cose secondo un’altra scala di valori, che viene da Dio”. Il Sacramento del Battesimo, ha soggiunto, “esige una scelta” di “vivere come figli della luce e camminare nella luce”. Ma cosa significa “camminare nella luce”, si è chiesto il Pontefice: “Significa innanzitutto abbandonare le luci false: la luce fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri, perché il pregiudizio distorce la realtà e ci carica di avversione contro coloro che giudichiamo senza misericordia e condanniamo senza appello. Eh, questo è pane di tutti i giorni eh? Quando si chiacchiera degli altri si cammina non nella luce, si cammina nelle ombre. Un’altra luce falsa, perché seducente e ambigua, è quella dell’interesse personale: se valutiamo uomini e cose in base al criterio del nostro utile, del nostro piacere, del nostro prestigio, non facciamo la verità nelle relazioni e nelle situazioni. Se andiamo su questa strada del cercare solo l’interesse personale, camminiamo nelle ombre”. Beati martiri spagnoli, esempio di testimonianza cristiana eroica Al momento dei saluti ai pellegrini, il Papa ha dunque ricordato la Beatificazione in Spagna di José álvarez-Benavides y de la Torre e centoquattordici compagni martiri, durante la Guerra civile spagnola: “Questi sacerdoti, religiosi e laici sono stati testimoni eroici di Cristo e del suo Vangelo di pace e di riconciliazione fraterna. Il loro esempio e la loro intercessione sostengano l’impegno della Chiesa nell’edificare la civiltà dell’amore”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/03/26/AFP6437748_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Affidiamoci a Gesù, vera “luce del mondo” e non a quelle luci false che ci allontanano dal prossimo. E’ l’esortazione levata da Papa Francesco all’Angelus in Piazza San Pietro, in una soleggiata domenica primaverile. Il Papa ha quindi ringraziato i milanesi per la straordinaria accoglienza ricevuta in occasione della visita all'arcidiocesi ambrosiana. “Mi avete fatto sentire a casa”, ha detto Francesco, che ha sottolineato come a Milano si sia trovato bene con credenti e non credenti. Il servizio di <strong>Alessandro Gisotti</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9997287" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00575272.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00575272.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Un’accoglienza straordinaria, per una giornata indimenticabile. All’Angelus, Papa Francesco torna alla visita intensa e piena di significato all’arcidiocesi di Milano. Il Pontefice ringrazia il cardinale Angelo Scola e tutti i milanesi, credenti e non, con parole spontanee e affettuose:</p> <p>“Veramente, veramente mi sono sentito a casa! E questo con tutti: credenti e non credenti. Vi ringrazio tanto cari milanesi e vi dirò una cosa; ho constatato che è vero quello che si dice: ‘A Milan si riceve col coeur in man!’ Grazie!”</p> <p>Prima delle parole sulla visita a Milano, Francesco si era soffermato sul Vangelo domenicale incentrato su Gesù che ridona la vista ad un uomo cieco dalla nascita, manifestandosi così come “luce del mondo”.</p> <p><strong>Tutti noi siamo stati “illuminati” con il Battesimo e dobbiamo comportarci come figli della luce</strong><br/> Questo episodio evangelico, ha osservato il Papa, “ci induce a riflettere sulla nostra fede in Cristo, il Figlio di Dio, e al tempo stesso si riferisce anche al <em>Battesimo</em>, che è il primo Sacramento della fede": il Sacramento che ci fa “venire alla luce”, mediante "la rinascita dall’acqua e dallo Spirito Santo":</p> <p>“Il cieco nato e guarito ci rappresenta quando non ci accorgiamo che Gesù è ‘la luce del mondo’, quando guardiamo altrove, quando preferiamo affidarci a piccole luci, quando brancoliamo nel buio. Il fatto che quel cieco non abbia un nome ci aiuta a rispecchiarci con il nostro volto e il nostro nome nella sua storia. Anche noi siamo stati <em>illuminati</em> da Cristo nel Battesimo, e quindi siamo chiamati a comportarci come figli della luce”.</p> <p><strong>Non seguire le luci false come pregiudizio e interesse personale, Gesù è la vera luce del mondo</strong><br/> Questo, ha proseguito, “esige un cambiamento radicale di mentalità, una capacità di giudicare uomini e cose secondo un’altra scala di valori, che viene da Dio”. Il Sacramento del Battesimo, ha soggiunto, “esige una scelta” di “vivere come figli della luce e camminare nella luce”. Ma cosa significa “camminare nella luce”, si è chiesto il Pontefice:</p> <p>“Significa innanzitutto abbandonare le luci false: la luce fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri, perché il pregiudizio distorce la realtà e ci carica di avversione contro coloro che giudichiamo senza misericordia e condanniamo senza appello. Eh, questo è pane di tutti i giorni eh? Quando si chiacchiera degli altri si cammina non nella luce, si cammina nelle ombre. Un’altra luce falsa, perché seducente e ambigua, è quella dell’interesse personale: se valutiamo uomini e cose in base al criterio del nostro utile, del nostro piacere, del nostro prestigio, non facciamo la verità nelle relazioni e nelle situazioni. Se andiamo su questa strada del cercare solo l’interesse personale, camminiamo nelle ombre”.</p> <p><strong>Beati martiri spagnoli, esempio di testimonianza cristiana eroica</strong><br/> Al momento dei saluti ai pellegrini, il Papa ha dunque ricordato la Beatificazione in Spagna di José álvarez-Benavides y de la Torre e centoquattordici compagni martiri, durante la Guerra civile spagnola:</p> <p>“Questi sacerdoti, religiosi e laici sono stati testimoni eroici di Cristo e del suo Vangelo di pace e di riconciliazione fraterna. Il loro esempio e la loro intercessione sostengano l’impegno della Chiesa nell’edificare la civiltà dell’amore”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/26/papa_allangelus_grazie_ai_milanesi,_mi_sono_sentito_a_casa/1301340">(Da Radio Vaticana)</a>Parolin a Carpi: riapertura cattedrale segno che terremoto non ha ultima parola2017-03-26T10:29:25+00:00http://www.news.va/it/news/parolin-a-carpi-riapertura-cattedrale-segno-che-te “Il terremoto può colpire e ferire, ma non può sconfiggere e annichilire, può danneggiare e far tremare la terra, ma non può disgregare e disperdere una comunità che si impegni a rinascere”. E’ quanto affermato, ieri, dal cardinale Pietro Parolin nella solenne concelebrazione eucaristica per la riapertura della cattedrale di Carpi, a cinque anni dal terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna e ad una settimana dalla visita che Papa Francesco compirà nella diocesi romagnola. Il servizio di Alessandro Gisotti: “Il terremoto – ha detto il cardinale Pietro Parolin a Carpi – come altri drammi che possono scuotere la società, con i loro lutti e devastazioni non hanno l’ultima parola”. Con l’aiuto del Signore, ha proseguito il segretario di Stato Vaticano, “e perseverando con operosità e coraggio, la vita rinasce, le ferite si cicatrizzano e si ritorna a camminare insieme, a sperare, a progettare e a costruire”. Il cardinale Parolin, riferisce l’agenzia Sir, ha dunque messo in guardia dalla “tentazione di insistere solo sul male, sul negativo e perfino di spettacolarizzare le tragedie” ed ha ribadito che “la riapertura del tempio di pietra sarà tanto più significativa quanto più riapriremo anche i cuori e le menti a Cristo, al suo messaggio di pace, di salvezza, di gioia, di autentica liberazione”. Card. Bagnasco: questa è la nostra Italia, che lavora con fatica e speranza Alla solenne riapertura della cattedrale di Carpi ha preso parte anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che ha definito l’evento “un momento solenne e commovente insieme, che viene a coronare un lungo tempo di fatiche, di speranze, di trepidazioni e di grande lavoro”. Questo, ha detto l’arcivescovo di Genova, “è il nostro Paese, questa è la nostra Italia. Con le contraddizioni della persona umana certo, ma anche con questo radicamento, con questa passione che soprattutto nei momenti di difficoltà emergono, nella consapevolezza di appartenere a una storia, fatta di Vangelo”. La Chiesa italiana, ha detto ancora il porporato, “vuole continuare  in questa missione di servire il popolo, che è la ragione della nostra vita: è una grazia poter servire la nostra gente come sacerdoti e come pastori”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/03/20/RV24174_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>“Il terremoto può colpire e ferire, ma non può sconfiggere e annichilire, può danneggiare e far tremare la terra, ma non può disgregare e disperdere una comunità che si impegni a rinascere”. E’ quanto affermato, ieri, dal cardinale Pietro Parolin nella solenne concelebrazione eucaristica per la riapertura della cattedrale di Carpi, a cinque anni dal terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna e ad una settimana dalla visita che Papa Francesco compirà nella diocesi romagnola. Il servizio di <strong>Alessandro Gisotti:</strong></p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9996718" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00575261.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00575261.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>“Il terremoto – ha detto il cardinale Pietro Parolin a Carpi – come altri drammi che possono scuotere la società, con i loro lutti e devastazioni non hanno l’ultima parola”. Con l’aiuto del Signore, ha proseguito il segretario di Stato Vaticano, “e perseverando con operosità e coraggio, la vita rinasce, le ferite si cicatrizzano e si ritorna a camminare insieme, a sperare, a progettare e a costruire”. Il cardinale Parolin, riferisce l’agenzia Sir, ha dunque messo in guardia dalla “tentazione di insistere solo sul male, sul negativo e perfino di spettacolarizzare le tragedie” ed ha ribadito che “la riapertura del tempio di pietra sarà tanto più significativa quanto più riapriremo anche i cuori e le menti a Cristo, al suo messaggio di pace, di salvezza, di gioia, di autentica liberazione”.</p> <p><strong>Card. Bagnasco: questa è la nostra Italia, che lavora con fatica e speranza</strong><br/> Alla solenne riapertura della cattedrale di Carpi ha preso parte anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che ha definito l’evento “un momento solenne e commovente insieme, che viene a coronare un lungo tempo di fatiche, di speranze, di trepidazioni e di grande lavoro”. Questo, ha detto l’arcivescovo di Genova, “è il nostro Paese, questa è la nostra Italia. Con le contraddizioni della persona umana certo, ma anche con questo radicamento, con questa passione che soprattutto nei momenti di difficoltà emergono, nella consapevolezza di appartenere a una storia, fatta di Vangelo”. La Chiesa italiana, ha detto ancora il porporato, “vuole continuare  in questa missione di servire il popolo, che è la ragione della nostra vita: è una grazia poter servire la nostra gente come sacerdoti e come pastori”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/26/parolin_e_bagnasco_a_carpi_per_riaprire_cattedrale/1301321">(Da Radio Vaticana)</a>Francesco ai ragazzi: promettete, mai bullismo e mai permetterlo2017-03-25T20:15:15+00:00http://www.news.va/it/news/francesco-ai-ragazzi-promettete-mai-bullismo-e-mai Per trasmettere la fede ai figli, serve la testimonianza: far vedere come la fede ci aiuta ad andare avanti. Così il Papa nell’ultimo incontro della sua visita pastorale a Milano: quello allo stadio Meazza-San Siro con i ragazzi cresimati e cresimandi. Con loro anche catechisti, genitori, 400 volontari e più di mille adolescenti degli oratori: in tutto circa 78mila persone. Un momento di festa e di dialogo fra il Papa e i giovani , con applausi e risate. In serata il rientro in Vaticano. Il servizio di Debora Donnini : L’ovazione che normalmente si leva per le squadre che giocano al Meazza-San Siro, oggi è stata per Papa Francesco, abbracciato dalla gioia dei giovani. Una Festa di colori e preghiera con l’animazione organizzata dalla Fondazione Oratori Milanesi e dall’Azione Cattolica Ragazzi: musica, testimonianze, coreografie e danze suggestive. Nonni, amici, parrocchia: chi ha aiutato il Papa da ragazzo, a crescere nella fede Il Papa risponde a tre domande e ne fa alcune a sua volta, in un vivace dialogo. “Quando avevi la nostra età, che cosa ti ha aiutato a far crescere l’amicizia con Gesù?”, gli chiede un ragazzo. I nonni che hanno saggezza della vita, risponde il Papa instaurando un vivace botta e risposta, interrotto più volte da applausi. “Parlate con i nonni”, li esorta. Poi giocare con gli amici e ancora la parrocchia e l’oratorio. Tre cose unite dal filo della preghiera. La testimonianza per trasmettere la fede ai figli La seconda domanda viene dai una coppia di genitori su come trasmettere la fede ai propri figli. Per farlo, centrale è la testimonianza di vita, risponde Francesco che chiede ai presenti di pensare un momento in silenzio a chi li abbia aiutati a crescere nella fede. A me, racconta, ha aiutato a crescere nella fede un sacerdote lombardo, che lo ha battezzato e accompagnato fino all’entrata nel noviziato. Quindi anche un riferimento al cinema italiano del Dopoguerra, come “I bambini ci guardano” di De Sica, catechesi di umanità. Non immaginate, prosegue, l’angoscia che sente un bambino quando i genitori litigano e quando si separano: il conto lo pagano loro, dice Francesco che invita i genitori a leggere Amoris laetitia , specialmente i primi capitoli. Con i loro occhietti, infatti, i bambini ci guardano continuamente: “Mostrare loro come la fede ci aiuta ad andare avanti, ad affrontare tanti drammi che abbiamo, non con un atteggiamento pessimista ma fiducioso, questa è la migliore testimonianza che possiamo dare loro. C’è un modo di dire: ‘Le parole se le porta il vento’, ma quello che si semina nella memoria, nel cuore, rimane per sempre”. Quindi Francesco invita la domenica ad andare a Messa e poi al parco o in piazza per stare insieme. Fare domenica, “dominguear”, come si dice a Buenos Aires. Bisogna perdere il tempo con i figli, mentre oggi i genitori non possono o hanno perso l’abitudine di giocare con i figli. Quindi un forte invito ad educare alla solidarietà, con le opere di misericordia. Educare allo stupore e alla compassione Rispondendo, infine, alla domanda di una catechista sulla necessità di collaborare nell’educazione, il Papa consiglia l’armonia dei tre linguaggi: dell’intelletto, del cuore e delle mani. “Un buon maestro, educatore o allenatore sa stimolare le buone qualità dei suoi allievi e non trascurare le altre”, prosegue. Mai fare bullismo e mai permetterlo Infine, il forte monito del Papa ai ragazzi a non fare mai del bullismo e a promettere questo a Gesù: “In silenzio, ascoltatemi. In silenzio. Nella vostra scuola, nel vostro quartiere, c’è qualcuno o qualcuna al quale o alla quale voi fate beffa, voi prendete in giro perché ha quel difetto, perché è grosso, perché è magro, per questo, per l’altro? Pensate. E a voi piace fargli passare vergogna e anche picchiarli per questo? Pensate. Questo si chiama bullying. Per favore, per il sacramento della Santa Cresima, fate la promessa al Signore di mai fare questo e mai permettere che si faccia nel vostro collegio, nella vostra scuola, nel vostro quartiere. Capito?”. “Casa del futuro”: un segno di solidarietà per Amatrice L’incontro si è anche tradotto in solidarietà con il dono, consegnato a mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, di una raccolta di fondi promossa dalla Caritas Ambrosiana per contribuire alla costruzione della “Casa del futuro” ad Amatrice. Una casa di accoglienza per gruppi giovanili.  (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/03/25/AP3914174_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Per trasmettere la fede ai figli, serve la testimonianza: far vedere come la fede ci aiuta ad andare avanti. Così il Papa nell’ultimo incontro della sua visita pastorale a Milano: quello allo stadio Meazza-San Siro con i ragazzi cresimati e cresimandi. Con loro anche catechisti, genitori, 400 volontari e più di mille adolescenti degli oratori: in tutto circa 78mila persone. Un momento di festa e di <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/25/la_grande_festa_dei_ragazzi_a_san_siro_per_il_papa/1301276">dialogo fra il Papa e i giovani</a>, con applausi e risate. In serata il rientro in Vaticano. Il servizio di <strong>Debora Donnini</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_9992287" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00575253.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00575253.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>L’ovazione che normalmente si leva per le squadre che giocano al Meazza-San Siro, oggi è stata per Papa Francesco, abbracciato dalla gioia dei giovani. Una Festa di colori e preghiera con l’animazione organizzata dalla Fondazione Oratori Milanesi e dall’Azione Cattolica Ragazzi: musica, testimonianze, coreografie e danze suggestive.</p> <p><strong>Nonni, amici, parrocchia: chi ha aiutato il Papa da ragazzo, a crescere nella fede</strong><br/> Il Papa risponde a tre domande e ne fa alcune a sua volta, in un vivace dialogo. “Quando avevi la nostra età, che cosa ti ha aiutato a far crescere l’amicizia con Gesù?”, gli chiede un ragazzo. I nonni che hanno saggezza della vita, risponde il Papa instaurando un vivace botta e risposta, interrotto più volte da applausi. “Parlate con i nonni”, li esorta. Poi giocare con gli amici e ancora la parrocchia e l’oratorio. Tre cose unite dal filo della preghiera.</p> <p><strong>La testimonianza per trasmettere la fede ai figli</strong><br/> La seconda domanda viene dai una coppia di genitori su come trasmettere la fede ai propri figli. Per farlo, centrale è la testimonianza di vita, risponde Francesco che chiede ai presenti di pensare un momento in silenzio a chi li abbia aiutati a crescere nella fede. A me, racconta, ha aiutato a crescere nella fede un sacerdote lombardo, che lo ha battezzato e accompagnato fino all’entrata nel noviziato. Quindi anche un riferimento al cinema italiano del Dopoguerra, come “I bambini ci guardano” di De Sica, catechesi di umanità. Non immaginate, prosegue, l’angoscia che sente un bambino quando i genitori litigano e quando si separano: il conto lo pagano loro, dice Francesco che invita i genitori a leggere <em>Amoris laetitia</em>, specialmente i primi capitoli. Con i loro occhietti, infatti, i bambini ci guardano continuamente:</p> <p>“Mostrare loro come la fede ci aiuta ad andare avanti, ad affrontare tanti drammi che abbiamo, non con un atteggiamento pessimista ma fiducioso, questa è la migliore testimonianza che possiamo dare loro. C’è un modo di dire: ‘Le parole se le porta il vento’, ma quello che si semina nella memoria, nel cuore, rimane per sempre”.</p> <p>Quindi Francesco invita la domenica ad andare a Messa e poi al parco o in piazza per stare insieme. Fare domenica, “dominguear”, come si dice a Buenos Aires. Bisogna perdere il tempo con i figli, mentre oggi i genitori non possono o hanno perso l’abitudine di giocare con i figli. Quindi un forte invito ad educare alla solidarietà, con le opere di misericordia.</p> <p><strong>Educare allo stupore e alla compassione</strong><br/> Rispondendo, infine, alla domanda di una catechista sulla necessità di collaborare nell’educazione, il Papa consiglia l’armonia dei tre linguaggi: dell’intelletto, del cuore e delle mani. “Un buon maestro, educatore o allenatore sa stimolare le buone qualità dei suoi allievi e non trascurare le altre”, prosegue.</p> <p><strong>Mai fare bullismo e mai permetterlo</strong><br/> Infine, il forte monito del Papa ai ragazzi a non fare mai del bullismo e a promettere questo a Gesù:</p> <p>“In silenzio, ascoltatemi. In silenzio. Nella vostra scuola, nel vostro quartiere, c’è qualcuno o qualcuna al quale o alla quale voi fate beffa, voi prendete in giro perché ha quel difetto, perché è grosso, perché è magro, per questo, per l’altro? Pensate. E a voi piace fargli passare vergogna e anche picchiarli per questo? Pensate. Questo si chiama bullying. Per favore, per il sacramento della Santa Cresima, fate la promessa al Signore di mai fare questo e mai permettere che si faccia nel vostro collegio, nella vostra scuola, nel vostro quartiere. Capito?”.</p> <p><strong>“Casa del futuro”: un segno di solidarietà per Amatrice</strong><br/> L’incontro si è anche tradotto in solidarietà con il dono, consegnato a mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, di una raccolta di fondi promossa dalla Caritas Ambrosiana per contribuire alla costruzione della “Casa del futuro” ad Amatrice. Una casa di accoglienza per gruppi giovanili. </p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/03/25/il_papa_incontra_i_cresimandi_durante_la_visita_a_milano/1301305">(Da Radio Vaticana)</a>

  
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