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News.vahttp://www.news.va/2017-05-27T18:08:02+00:00Messa del Papa a Genova: il cristiano è un missionario mite e creativo2017-05-27T18:08:02+00:00http://www.news.va/it/news/messa-del-papa-a-genova-il-cristiano-e-un-missiona Una folla di migliaia di persone ha accolto Papa Francesco nel pomeriggio arrivato a piazzale Kennedy sulla papamobile letteralmente avvolto dagli applausi dall’affetto dei genovesi. L’impressione è che quasi l’intera città e non solo si sia riversata nell’area della Fiera del Mare, dove sono state necessarie 28 torri di amplificazione e diversi maxischermi per garantire a tutti di pregare con il Papa che ha presieduto la Santa Messa. Preghiera e missionarietà E la preghiera e lo slancio missionario sono stati i cardini della sua omelia. Gesù ha unito per ogni uomo la “terra al cielo” - ha detto - sottolineando che “quando Gesù è asceso al Padre la nostra carne umana ha varcato la soglia del cielo” e che “Dio non si staccherà mai dall’uomo”. La prima parola chiave che il Papa ha usato è stata intercessione: “Gesù presso il Padre intercede ogni giorno, ogni momento per noi. In ogni preghiera, in ogni nostra richiesta di perdono”. Il mondo ha bisogno della preghiera La preghiera è dunque la via per affidare una “persona”, “una situazione” importante a Dio. “Il mondo, noi stessi ne abbiamo bisogno” - ha proseguito - evidenziando la frenesia della vita quotidiana che ci fa rischiare di arrivare “a sera stanchi e con l’anima appesantita". “Vivendo sempre tra tante corse e cose da fare - ha proseguito -, ci possiamo smarrire, rinchiudere in noi stessi e diventare inquieti per un nulla". Gettare l’ancora in Dio La soluzione per Francesco è “gettare l’ancora in Dio” dando “a Lui i pesi, le persone e le situazioni”, affidandogli tutto. “È questa la forza della preghiera - ha ripreso - che collega cielo e terra, che permette a Dio di entrare nel nostro tempo”. La preghiera ferma la guerra “La preghiera cristiana non è un modo per stare un po’ più in pace con sé stessi o trovare qualche armonia interiore”, ma se la preghiera è intercessione - ha aggiunto - in essa c’è tutto un dinamismo che configura la “carità”. Una carità che non prevarica e non grida “secondo la logica di questo mondo”, ma esercita “la forza mite della preghiera” con la quale “si possono anche fermare le guerre e ottenere la pace”. Quindi “come Gesù intercede sempre per noi presso il Padre così noi suoi discepoli non stanchiamoci mai di pregare per avvicinare la terra al cielo”. L’amore di Dio è dinamico L’annuncio e quindi la missione in nome di Cristo, è stata la seconda parola chiave e sfida proposta dal Papa. Il “Vangelo - ha detto - non può essere rinchiuso e sigillato, perché l’amore di Dio è dinamico e vuole raggiungere tutti”. “Per annunciare, allora, occorre andare, uscire da sé stessi. Con il Signore non si può stare quieti, accomodati nel proprio mondo”. Il cristiano non è fermo “Il Signore rilancia sempre - ha chiarito - ci vuole in uscita, liberi dalla tentazione di accontentarci quando stiamo bene e abbiamo tutto sotto controllo”. “Il cristiano non è fermo, ma in cammino: col Signore verso gli altri”. Mettersi in gioco con coraggio Il cristiano - ha detto - è un “pellegrino, un missionario, un maratoneta speranzoso”, mite, “ma deciso nel camminare; fiducioso e al tempo stesso attivo; creativo ma sempre rispettoso; intraprendente e aperto; laborioso e solidale”. Ha parlato di “urgenza della missione”, per portare un annuncio di gioia con la forza limpida e mite della testimonianza in Cristo, lasciando stare le “chiacchiere” e le “finte discussioni di chi ascolta solo sé stesso”. Il Papa ha dunque esortato a lavorare “concretamente per il bene comune e la pace”. “Mettiamoci in gioco con coraggio - ha concluso - convinti che c’è più gioia nel dare che nel ricevere”.   Il nostro inviato Massimiliano Menichetti (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/05/27/RV25912_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Una folla di migliaia di persone ha accolto Papa Francesco nel pomeriggio arrivato a piazzale Kennedy sulla papamobile letteralmente avvolto dagli applausi dall’affetto dei genovesi. L’impressione è che quasi l’intera città e non solo si sia riversata nell’area della Fiera del Mare, dove sono state necessarie 28 torri di amplificazione e diversi maxischermi per garantire a tutti di pregare con il Papa che ha presieduto la Santa Messa.</p> <p><strong>Preghiera e missionarietà</strong><br/> E la preghiera e lo slancio missionario sono stati i cardini della sua omelia. Gesù ha unito per ogni uomo la “terra al cielo” - ha detto - sottolineando che “quando Gesù è asceso al Padre la nostra carne umana ha varcato la soglia del cielo” e che “Dio non si staccherà mai dall’uomo”. La prima parola chiave che il Papa ha usato è stata intercessione: “Gesù presso il Padre intercede ogni giorno, ogni momento per noi. In ogni preghiera, in ogni nostra richiesta di perdono”.</p> <p><strong>Il mondo ha bisogno della preghiera</strong><br/> La preghiera è dunque la via per affidare una “persona”, “una situazione” importante a Dio. “Il mondo, noi stessi ne abbiamo bisogno” - ha proseguito - evidenziando la frenesia della vita quotidiana che ci fa rischiare di arrivare “a sera stanchi e con l’anima appesantita". “Vivendo sempre tra tante corse e cose da fare - ha proseguito -, ci possiamo smarrire, rinchiudere in noi stessi e diventare inquieti per un nulla".</p> <p><strong>Gettare l’ancora in Dio</strong><br/> La soluzione per Francesco è “gettare l’ancora in Dio” dando “a Lui i pesi, le persone e le situazioni”, affidandogli tutto. “È questa la forza della preghiera - ha ripreso - che collega cielo e terra, che permette a Dio di entrare nel nostro tempo”.</p> <p><strong>La preghiera ferma la guerra</strong><br/> “La preghiera cristiana non è un modo per stare un po’ più in pace con sé stessi o trovare qualche armonia interiore”, ma se la preghiera è intercessione - ha aggiunto - in essa c’è tutto un dinamismo che configura la “carità”. Una carità che non prevarica e non grida “secondo la logica di questo mondo”, ma esercita “la forza mite della preghiera” con la quale “si possono anche fermare le guerre e ottenere la pace”. Quindi “come Gesù intercede sempre per noi presso il Padre così noi suoi discepoli non stanchiamoci mai di pregare per avvicinare la terra al cielo”.</p> <p><strong>L’amore di Dio è dinamico</strong><br/> L’annuncio e quindi la missione in nome di Cristo, è stata la seconda parola chiave e sfida proposta dal Papa. Il “Vangelo - ha detto - non può essere rinchiuso e sigillato, perché l’amore di Dio è dinamico e vuole raggiungere tutti”. “Per annunciare, allora, occorre andare, uscire da sé stessi. Con il Signore non si può stare quieti, accomodati nel proprio mondo”.</p> <p><strong>Il cristiano non è fermo</strong><br/> “Il Signore rilancia sempre - ha chiarito - ci vuole in uscita, liberi dalla tentazione di accontentarci quando stiamo bene e abbiamo tutto sotto controllo”. “Il cristiano non è fermo, ma in cammino: col Signore verso gli altri”.</p> <p><strong>Mettersi in gioco con coraggio</strong><br/> Il cristiano - ha detto - è un “pellegrino, un missionario, un maratoneta speranzoso”, mite, “ma deciso nel camminare; fiducioso e al tempo stesso attivo; creativo ma sempre rispettoso; intraprendente e aperto; laborioso e solidale”. Ha parlato di “urgenza della missione”, per portare un annuncio di gioia con la forza limpida e mite della testimonianza in Cristo, lasciando stare le “chiacchiere” e le “finte discussioni di chi ascolta solo sé stesso”. Il Papa ha dunque esortato a lavorare “concretamente per il bene comune e la pace”. “Mettiamoci in gioco con coraggio - ha concluso - convinti che c’è più gioia nel dare che nel ricevere”.</p> <p> </p> <p><strong><em>Il nostro inviato Massimiliano Menichetti</em></strong></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/05/27/il_papa_celebra_la_messa_a_genova/1315265">(Da Radio Vaticana)</a>Il Papa all'ospedale Gaslini: chi serve i malati con amore, serve Gesù2017-05-27T17:53:09+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-allospedale-gaslini-chi-serve-i-malati-con Penultima immancabile tappa in questa visita del Papa nella città di Genova è l’Ospedale pediatrico Giannina Gaslini. “Chi serve i malati con amore serve Gesù” afferma Francesco, salutando il personale sanitario, i medici, e i pazienti radunati sul piazzale della struttura, che guarda il mare. Visitando la terapia intensiva, il Pontefice porta la sua carezza ai piccoli degenti. Cecilia Seppia : Come aveva promesso, parlando dai microfoni dell’emittente “Radio fra le note”, lo scorso mercoledì, Francesco porta la carezza di Gesù ai piccoli dell’Ospedale pediatrico Gaslini di Genova, che da 80 anni si dedica con passione e competenza all’assistenza dell’infanzia . Una tappa – dice il Papa – salutando medici, personale e famiglie dei pazienti, radunatisi sul piazzale che di certo non poteva mancare, perché la sofferenza dei piccoli è la più dura da accettare e in assenza di risposte alla domanda sul “perché soffrono i bambini?”, il Pontefice antepone, di nuovo, il messaggio della Croce, il fermarsi a guardare, ma soprattutto a toccare la sofferenza della carne . "Il Signore mi chiama a stare, anche se brevemente, vicino a questi bambini e ragazzi e ai loro familiari. Tante volte mi faccio e mi rifaccio la domanda: perché soffrono i bambini? E non trovo spiegazione. Solo guardo il Crocifisso e mi fermo lì". ecco perché del personale di questa struttura il Papa loda la professionalità, la dedizione nelle cure specialistiche rivolte ai piccoli pazienti, ma non solo: “Loro infatti hanno bisogno anche dei vostri gesti di amicizia, della vostra comprensione, del vostro affetto e sostegno paterno e materno”. Francesco rievoca la storia del nosocomio, nato come atto d’amore del Senatore Gaslini, che per onorare la figlia Giannina, morta in tenera età, decide di spogliarsi di tutti i suoi beni, e dar vita a questa struttura conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, stabilendo però nell’atto di fondazione che sempre fosse animata e ispirata dalla fede cattolica: “Noi sappiamo che la fede opera soprattutto attraverso la carità e senza di questa è morta. Perciò incoraggio tutti voi a svolgere la vostra delicata opera spinti dalla carità, pensando spesso al 'buon samaritano' del Vangelo: attenti alle necessità dei vostri piccoli pazienti , chinandovi con tenerezza sulle loro fragilità, e vedendo in loro il Signore. Chi serve i malati con amore serve Gesù che ci apre il Regno dei cieli”. Da qui l’invito che il Gaslini possa continuare ad essere simbolo di generosità e solidarietà e proseguire, restando fedele alla sua missione, l’opera di cura e di ricerca mediante anche l’apporto e il contributo generoso e disinteressato di tutte le categorie e a tutti i livelli. Prima del saluto pubblico, la visita privata, fuori dall'occhio delle telecamere nel reparto di rianimazione e  terapia intensiva, cuore dell'ospedale. Il Papa si fa padre e madre in questo santuario di sofferenza e tenerezza andando subito a pregare per i piccoli pazienti, ricoverati nel reparto 16, che lottano tra la vita e la morte. Nel corridoio però oltre cento bimbi coi loro genitori hanno lasciato i letti per incontrare Francesco. Nessuno resta senza i suoi abbracci, senza i sorrisi. E qui, tra le mura di questo luogo, che ammutolisce la mente, è il suo sguardo di amore e speranza a trionfare sulle parole. Al termine della visita, un pensiero scritto a mano sul Libro d’onore. “A tutti coloro che lavorano in questo Ospedale, dove il dolore trova tenerezza, amore e guarigione, ringrazio di cuore il loro lavoro, la  loro umanità, le loro carezze a tanti bambini che, da piccoli, portano  la croce . Con ammirazione e gratitudine. E, per favore, non dimenticateVi di pregare per me”.   (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/05/27/RV25904_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Penultima immancabile tappa in questa visita del Papa nella città di Genova è l’Ospedale pediatrico Giannina Gaslini. “Chi serve i malati con amore serve Gesù” afferma Francesco, salutando il personale sanitario, i medici, e i pazienti radunati sul piazzale della struttura, che guarda il mare. Visitando la terapia intensiva, il Pontefice porta la sua carezza ai piccoli degenti. <strong>Cecilia Seppia</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_10580390" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00583320.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00583320.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Come aveva promesso, parlando dai microfoni dell’emittente “Radio fra le note”, lo scorso mercoledì, <strong>Francesco porta la carezza di Gesù ai piccoli dell’Ospedale pediatrico Gaslini di Genova, che da 80 anni si dedica con passione e competenza all’assistenza dell’infanzia</strong>. Una tappa – dice il Papa – salutando medici, personale e famiglie dei pazienti, radunatisi sul piazzale che di certo non poteva mancare, perché <strong>la sofferenza dei piccoli è la più dura da accettare e in assenza di risposte alla domanda sul “perché soffrono i bambini?”, il Pontefice antepone, di nuovo, il messaggio della Croce, il fermarsi a guardare, ma soprattutto a toccare la sofferenza della carne</strong>.</p> <p>"Il Signore mi chiama a stare, anche se brevemente, vicino a questi bambini e ragazzi e ai loro familiari. Tante volte mi faccio e mi rifaccio la domanda: perché soffrono i bambini? E non trovo spiegazione. Solo guardo il Crocifisso e mi fermo lì".</p> <p>ecco perché del personale di questa struttura il Papa loda la professionalità, la dedizione nelle cure specialistiche rivolte ai piccoli pazienti, ma non solo:</p> <p><strong>“Loro infatti hanno bisogno anche dei vostri gesti di amicizia, della vostra comprensione, del vostro affetto e sostegno paterno e materno”.</strong></p> <p>Francesco rievoca la storia del nosocomio, nato come atto d’amore del Senatore Gaslini, che per onorare la figlia Giannina, morta in tenera età, decide di spogliarsi di tutti i suoi beni, e dar vita a questa struttura conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, stabilendo però nell’atto di fondazione che sempre fosse animata e ispirata dalla fede cattolica:</p> <p><strong>“Noi sappiamo che la fede opera soprattutto attraverso la carità e senza di questa è morta. Perciò incoraggio tutti voi a svolgere la vostra delicata opera spinti dalla carità, pensando spesso al 'buon samaritano' del Vangelo: attenti alle necessità dei vostri piccoli pazienti</strong>, chinandovi con tenerezza sulle loro fragilità, e vedendo in loro il Signore. Chi serve i malati con amore serve Gesù che ci apre il Regno dei cieli”.</p> <p>Da qui l’invito che il Gaslini possa continuare ad essere simbolo di generosità e solidarietà e proseguire, restando fedele alla sua missione, l’opera di cura e di ricerca mediante anche l’apporto e il contributo generoso e disinteressato di tutte le categorie e a tutti i livelli.</p> <p>Prima del saluto pubblico, la visita privata, fuori dall'occhio delle telecamere nel reparto di rianimazione e  terapia intensiva, cuore dell'ospedale.<strong> Il Papa si fa padre e madre in questo santuario di sofferenza e tenerezza andando subito a pregare per i piccoli pazienti, ricoverati nel reparto 16, che lottano tra la vita e la morte. Nel corridoio però oltre cento bimbi coi loro genitori hanno lasciato i letti per incontrare Francesco. </strong>Nessuno resta senza i suoi abbracci, senza i sorrisi. E qui, tra le mura di questo luogo, che ammutolisce la mente, è il suo sguardo di amore e speranza a trionfare sulle parole.</p> <p><strong>Al termine della visita, un pensiero scritto a mano sul Libro d’onore. “A tutti coloro che lavorano in questo Ospedale, dove il dolore trova tenerezza, amore e guarigione, ringrazio di cuore il loro lavoro, la  loro umanità, le loro carezze a tanti bambini che, da piccoli, portano  la croce</strong>. Con ammirazione e gratitudine. E, per favore, non dimenticateVi di pregare per me”.</p> <p> </p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/05/27/il_papa_al_gaslini_chi_serve_i_malati_con_amore,_serve_gesù/1315261">(Da Radio Vaticana)</a>Il pranzo del Papa con profughi e senzatetto2017-05-27T14:59:19+00:00http://www.news.va/it/news/il-pranzo-del-papa-con-profughi-e-senzatetto Dopo l’incontro con i giovani presso il Santuario della Madonna della Guardia, il Papa ha pranzato con 120 persone: tra di loro poveri, rifugiati, senza fissa dimora e detenuti. Ognuno con una storia difficile fatta di violenza ma anche di riscatto grazie alla fede come nel caso di Giovanni , uno slovacco che da anni dorme in strada. La nostra inviata a Genova Antonella Palermo ha raccolto la sua emozione per questo pranzo: R. - Ci fa molto piacere, molta emozione. E ringraziamo specialmente la Comunità di Sant’Egidio per questa opportunità che ci ha dato perché mai avremmo pensato di essere vicini al Papa e di mangiare con lui. D. – Quando avete incontrato Sant’Egidio? R. – Nel 2013 o 2014. Stavamo dormendo per strada e ci hanno portato un panino. Poi abbiamo raccontato loro quanto ci è successo. In pratica ci hanno quasi ammazzato per strada: ci sono quattro persone che ora sono in carcere. Stavamo dormendo dentro una tenda, io, mia moglie, suo fratello e sua cognata, sono venute quattro persone con le spranghe e ci hanno quasi ammazzato. D. – Voi che rapporto avete con la fede? R. – Ci ha salvato la vita. Noi siamo ancora sempre per la strada, anche dopo quello che ci è successo ma devi chiedere sempre a Dio: “Proteggici da queste persone cattive”. Al pranzo con il Papa anche Fadil , un profugo camerunense di fede islamica, fuggito dalla violenza di Boko Aram. A Genova ha ritrovato la serenità dopo un lungo viaggio in mare nel quale almeno 50 persone hanno perso la vita. L’intervista è dell’inviata Antonella Palermo : R. – Sono partito dal Camerun il 12 febbraio 2014. Ho impiegato due anni ad arrivare in Italia: sono passato per il Ciad; dopo sono arrivato in Libia e da lì in Sicilia. Sono arrivato a Genova tre giorni dopo con un pullman. S ono fuggito dal mio Paese perché gli estremisti di Boko Haram hanno ucciso i miei genitori e mio fratello per strada. Ho ricevuto tantissime minacce e violenze anche in prigione. Quando sono arrivato in Sicilia posso dire che ho trovato delle persone molto affettuose. D. – Chi ti ha fatto fare questo attraversamento di mare? R. – Siamo arrivati con una barca: eravamo 150 ragazzi. Più di 50 sono morti in mare. D. – Che effetto ti fa l’idea di incontrare il Papa? R. – Il Papa per me è una personalità grandiosa: è come un simbolo. Quando ho appreso che avrei pranzato con il Papa, per me è stato come un sogno diventato realtà. Quindi sono molto contento e felice. D. – Quindi tu ti senti accolto qui… R. – Sì, perché ho trovato una nuova famiglia e sono molto felice. Ne approfitto per ringraziare il popolo italiano: li ringrazio molto. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/05/27/AP3998518_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Dopo l’incontro con i giovani presso il Santuario della Madonna della Guardia, il Papa ha pranzato con 120 persone: tra di loro poveri, rifugiati, senza fissa dimora e detenuti. Ognuno con una storia difficile fatta di violenza ma anche di riscatto grazie alla fede come nel caso di <strong>Giovanni</strong>, uno slovacco che da anni dorme in strada. La nostra inviata a Genova <strong>Antonella Palermo</strong> ha raccolto la sua emozione per questo pranzo:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_10576458" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00583224.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00583224.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>R. - Ci fa molto piacere, molta emozione. E ringraziamo specialmente la Comunità di Sant’Egidio per questa opportunità che ci ha dato perché mai avremmo pensato di essere vicini al Papa e di mangiare con lui.</p> <p>D. – Quando avete incontrato Sant’Egidio?</p> <p>R. – Nel 2013 o 2014. Stavamo dormendo per strada e ci hanno portato un panino. Poi abbiamo raccontato loro quanto ci è successo. In pratica ci hanno quasi ammazzato per strada: ci sono quattro persone che ora sono in carcere. Stavamo dormendo dentro una tenda, io, mia moglie, suo fratello e sua cognata, sono venute quattro persone con le spranghe e ci hanno quasi ammazzato.</p> <p>D. – Voi che rapporto avete con la fede?</p> <p>R. – Ci ha salvato la vita. Noi siamo ancora sempre per la strada, anche dopo quello che ci è successo ma devi chiedere sempre a Dio: “Proteggici da queste persone cattive”.</p> <p>Al pranzo con il Papa anche<strong> Fadil</strong>, un profugo camerunense di fede islamica, fuggito dalla violenza di Boko Aram. A Genova ha ritrovato la serenità dopo un lungo viaggio in mare nel quale almeno 50 persone hanno perso la vita. L’intervista è dell’inviata <strong>Antonella Palermo</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_10576459" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00583223.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00583223.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>R. – Sono partito dal Camerun il 12 febbraio 2014. Ho impiegato due anni ad arrivare in Italia: sono passato per il Ciad; dopo sono arrivato in Libia e da lì in Sicilia. Sono arrivato a Genova tre giorni dopo con un pullman. <b>S</b>ono fuggito dal mio Paese perché gli estremisti di Boko Haram hanno ucciso i miei genitori e mio fratello per strada. Ho ricevuto tantissime minacce e violenze anche in prigione. Quando sono arrivato in Sicilia posso dire che ho trovato delle persone molto affettuose.</p> <p>D. – Chi ti ha fatto fare questo attraversamento di mare?</p> <p>R. – Siamo arrivati con una barca: eravamo 150 ragazzi. Più di 50 sono morti in mare.</p> <p>D. – Che effetto ti fa l’idea di incontrare il Papa?</p> <p>R. – Il Papa per me è una personalità grandiosa: è come un simbolo. Quando ho appreso che avrei pranzato con il Papa, per me è stato come un sogno diventato realtà. Quindi sono molto contento e felice.</p> <p>D. – Quindi tu ti senti accolto qui…</p> <p>R. – Sì, perché ho trovato una nuova famiglia e sono molto felice. Ne approfitto per ringraziare il popolo italiano: li ringrazio molto.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/05/27/lemozione_degli_ospiti_che_hanno_pranzato_con_il_papa_/1315159">(Da Radio Vaticana)</a>Papa ai giovani: andate a 'missionare', non escludete mai nessuno2017-05-27T14:47:33+00:00http://www.news.va/it/news/papa-ai-giovani-andate-a-missionare-non-escludete La missione cambia lo sguardo di ognuno di noi, perché ci coinvolge in prima persona con chi soffre ed è nel dolore, scoprendo così il volto del Signore. Così il Papa al termine della mattinata nell’incontro, al Santuario della Madonna della Guardia, con i giovani della missione diocesana. Il Pontefice, parlando sempre a braccio, ha pure salutato i detenuti del carcere di Genova, che hanno seguito l’evento in collegamento televisivo. Il servizio di Giada Aquilino : Vivere in missione, testardi nella speranza, con amore e coraggio, guardando la sofferenza e il dolore degli altri perché “Gesù è in ognuno di noi”. Questa l’esortazione di Papa Francesco ai giovani di Genova e delle altre diocesi liguri , nel Santuario della Madonna della Guardia, dove i ragazzi gli parlano della loro missione, quella dei giovani ai giovani, dal titolo “gioia piena”, nata dopo il Congresso eucaristico nazionale ospitato, come ricorda nel saluto il cardinale Angelo Bagnasco, l’anno scorso proprio a Genova. Si susseguono le domande, a partire da Chiara che saluta a suo modo il Pontefice: “Che bello, Santità, averla qui”. La ragazza chiede un consiglio su come essere missionari verso i coetanei, specialmente quelli che sono vittime della droga, dell'alcool, della violenza, dell'inganno del maligno. Il Papa invita a provare la vera gioia che “nasce dal cuore”: andare in missione, dice usando il termine “missionare”, significa “lasciarsi trasformare dal Signore” e guardare con occhi nuovi, non turistici : “E’ una tentazione, per i giovani, essere turisti; ma non dico fare una passeggiata là o dall’altra parte: quello è bello! No: guardare la vita con occhi di turisti, cioè superficialmente, e registrare fotografie per guardarle più avanti. Questo vuol dire che io non tocco la realtà, non guardo le cose che succedono. Non guardo le cose come sono . La prima cosa che io risponderei, per vostra trasformazione, lasciare questo atteggiamento di turisti per diventare giovani con un impegno serio con la vita”. È la missione che ci purifica, aggiunge: “La missione ci coinvolge tutti, come popolo di Dio, ci trasforma: ci cambia lo sguardo, ci cambia il modo di andare per la vita, da turista a coinvolgersi, e ci toglie dalla testa quell’idea che ci sono gruppi, che ci sono nella Chiesa i puri e gli impuri : tutti siamo figli di Dio. Tutti peccatori e tutti con lo Spirito Santo dentro che ha la capacità di farci santi”. Mai escludere, mai isolare, mai ignorare e anche mai aggettivare chi ci è accanto: la nostra società, spiega, tende a disprezzare l’altro, ma solo Dio può dare giudizi. Invita quindi a farsi prossimo, toccare con mano, il dolore degli ultimi: “Amare è avere la capacità di stringere la mano sporca e la capacità di guardare gli occhi di quelli che sono in situazione di degrado e dire: ‘Per me, tu sei Gesù’”. Questa, sottolinea, è la “pazzia” della fede, della Croce di Cristo, dell’annuncio del Vangelo . Esorta i giovani ad avere il coraggio dei navigatori liguri e a cercare la verità, stando attenti “a quello che ci vendono”, anche nei media: serve - prosegue - la capacità di guardare l'orizzonte, al di là dei “venditori di fumo”. Infine il pensiero, ancora una volta, ai migranti: “E’ normale che il Mediterraneo sia diventato un cimitero? E’ normale che tanti, tanti Paesi – e non lo dico dell’Italia, perché l’Italia è tanto generosa – chiudano le porte a questa gente che viene piagata e fugge dalla fame, dalla guerra, e questa è gente sfruttata e questa gente viene a cercare un po’ di sicurezza? E’ normale? Se non è normale, io devo coinvolgermi perché questo non succeda”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/05/27/ANSA1204803_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>La missione cambia lo sguardo di ognuno di noi, perché ci coinvolge in prima persona con chi soffre ed è nel dolore, scoprendo così il volto del Signore. Così il Papa al termine della mattinata nell’incontro, al Santuario della Madonna della Guardia, con i giovani della missione diocesana. Il Pontefice, parlando sempre a braccio, ha pure salutato i detenuti del carcere di Genova, che hanno seguito l’evento in collegamento televisivo. Il servizio di <strong>Giada Aquilino</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_10577623" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00583264.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00583264.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p><strong>Vivere in missione, testardi nella speranza, con amore e coraggio, guardando la sofferenza e il dolore degli altri perché “Gesù è in ognuno di noi”. Questa l’esortazione di Papa Francesco ai giovani di Genova e delle altre diocesi liguri</strong>, nel Santuario della Madonna della Guardia, dove i ragazzi gli parlano della loro missione, quella dei giovani ai giovani, dal titolo “gioia piena”, nata dopo il Congresso eucaristico nazionale ospitato, come ricorda nel saluto il cardinale Angelo Bagnasco, l’anno scorso proprio a Genova. Si susseguono le domande, a partire da Chiara che saluta a suo modo il Pontefice:</p> <p>“Che bello, Santità, averla qui”.</p> <p>La ragazza chiede un consiglio su come essere missionari verso i coetanei, specialmente quelli che sono vittime della droga, dell'alcool, della violenza, dell'inganno del maligno. <strong>Il Papa invita a provare la vera gioia che “nasce dal cuore”: andare in missione, dice usando il termine “missionare”, significa “lasciarsi trasformare dal Signore” e guardare con occhi nuovi, non turistici</strong>:</p> <p>“E’ una tentazione, per i giovani, essere turisti; ma non dico fare una passeggiata là o dall’altra parte: quello è bello! No: guardare la vita con occhi di turisti, cioè superficialmente, e registrare fotografie per guardarle più avanti. <strong>Questo vuol dire che io non tocco la realtà, non guardo le cose che succedono. Non guardo le cose come sono</strong>. La prima cosa che io risponderei, per vostra trasformazione, lasciare questo atteggiamento di turisti per diventare giovani con un impegno serio con la vita”.</p> <p>È la missione che ci purifica, aggiunge:</p> <p><strong>“La missione ci coinvolge tutti, come popolo di Dio, ci trasforma: ci cambia lo sguardo, ci cambia il modo di andare per la vita, da turista a coinvolgersi, e ci toglie dalla testa quell’idea che ci sono gruppi, che ci sono nella Chiesa i puri e gli impuri</strong>: tutti siamo figli di Dio. Tutti peccatori e tutti con lo Spirito Santo dentro che ha la capacità di farci santi”.</p> <p><strong>Mai escludere, mai isolare, mai ignorare e anche mai aggettivare chi ci è accanto:</strong> la nostra società, spiega, tende a disprezzare l’altro, ma solo Dio può dare giudizi. Invita quindi a farsi prossimo, toccare con mano, il dolore degli ultimi:</p> <p><strong>“Amare è avere la capacità di stringere la mano sporca e la capacità di guardare gli occhi di quelli che sono in situazione di degrado e dire: ‘Per me, tu sei Gesù’”.</strong></p> <p><strong>Questa, sottolinea, è la “pazzia” della fede, della Croce di Cristo, dell’annuncio del Vangelo</strong>. Esorta i giovani ad avere il coraggio dei navigatori liguri e a cercare la verità, stando attenti “a quello che ci vendono”, anche nei media: serve - prosegue - la capacità di guardare l'orizzonte, al di là dei “venditori di fumo”. Infine il pensiero, ancora una volta, ai migranti:</p> <p><strong>“E’ normale che il Mediterraneo sia diventato un cimitero?</strong> E’ normale che tanti, tanti Paesi – e non lo dico dell’Italia, perché l’Italia è tanto generosa – chiudano le porte a questa gente che viene piagata e fugge dalla fame, dalla guerra, e questa è gente sfruttata e questa gente viene a cercare un po’ di sicurezza? E’ normale? Se non è normale, io devo coinvolgermi perché questo non succeda”.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/05/27/incontro_del_papa_con_i_giovani_liguri/1315188">(Da Radio Vaticana)</a>Lettera del vicario ai preti di Roma2017-05-27T13:24:14+00:00http://www.news.va/it/news/lettera-del-vicario-ai-preti-di-romaHa preso carta e penna e ha subito scritto con affetto a tutti i sacerdoti della diocesi. È stato questo il primo atto dell’arcivescovo Angelo De Donatis, nominato vicario generale del Papa per la diocesi di Roma venerdì 26 maggio. Riprendendo i contenuti del primo saluto alla comunità, il nuovo vicario ha invitato i presbiteri a riscoprirsi «figli amati da sempre da Dio, fratelli che hanno in comune l’esperienza della debolezza e della grazia: siamo e saremo sempre dei misericordiàti, è questa la sorgente della nostra gioia, della dolce gioia di stare insieme e di evangelizzare». E non ha mancato di chiedere «la preghiera di intercessione di tutti quei vescovi, preti, consacrate e laici che hanno reso bella la vita della nostra diocesi, in particolare san Giovanni Paolo II e il cardinale Poletti», chiedendo «la protezione di Maria Salus populi Romani , di Maria madre della Fiducia e della Perseveranza, dei santi Pietro e Paolo e di san Filippo Neri»....<p><img alt="" src="/vaticanresources/images/64e5627ed7d7d5ba11815589133f4b2d.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title=""/></p><p style="text-align: justify;">Ha preso carta e penna e ha subito scritto con affetto a tutti i sacerdoti della diocesi. È stato questo il primo atto dell’arcivescovo Angelo De Donatis, nominato vicario generale del Papa per la diocesi di Roma venerdì 26 maggio. Riprendendo i contenuti del primo saluto alla comunità, il nuovo vicario ha invitato i presbiteri a riscoprirsi «figli amati da sempre da Dio, fratelli che hanno in comune l’esperienza della debolezza e della grazia: siamo e saremo sempre dei misericordiàti, è questa la sorgente della nostra gioia, della dolce gioia di stare insieme e di evangelizzare». E non ha mancato di chiedere «la preghiera di intercessione di tutti quei vescovi, preti, consacrate e laici che hanno reso bella la vita della nostra diocesi, in particolare san Giovanni Paolo II e il cardinale Poletti», chiedendo «la protezione di Maria <em>Salus populi Romani</em>, di Maria madre della Fiducia e della Perseveranza, dei santi Pietro e Paolo e di san Filippo Neri».</p>Il Papa alla Chiesa ligure: siate “uomini di incontro” con Dio e la gente2017-05-27T13:12:05+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-alla-chiesa-ligure-siate-uomini-di-incontr “Senza rapporti con Dio e con il prossimo niente ha senso nella vita di un prete”. E’ il richiamo che Papa Francesco ha rivolto nel suo lungo dialogo  con i vescovi e i membri del clero della Liguria, avvenuto nella Cattedrale di San Lorenzo. Il Pontefice ha messo l’accento sulla centralità della testimonianza nella vita dei consacrati, rifuggendo mondanità, carrierismo e mormorazioni. Il servizio di Alessandro Gisotti : Un lungo appassionato dialogo con il clero ligure. Papa Francesco si è confrontato a tutto campo con sacerdoti e religiose della Liguria, rispondendo diffusamente alle quattro domande che gli sono state rivolte nella cattedrale di San Lorenzo gremita di consacrati. Il Papa ha innanzitutto messo l’accento sullo stile di Gesù per vivere un’intensa vita spirituale. Gesù, ha osservato il Papa, era sempre con la gente di giorno, mentre la sera era sempre in preghiera, “per essere con il Padre”. Di qui, Francesco ha messo in guardia dal diventare “un prete statico” impegnato solo perché tutto sia risolto, “tutto in ordine” , con gli orari a posto. “Una vita così strutturata – ha avvertito – non è una vita cristiana”. Sacerdoti siano uomini di incontro con Dio e con il prossimo Il parroco, ha soggiunto, non può avere “uno stile di imprenditore”. Stare con la gente, stare con il Padre. Questo, ha ribadito, è quello che ci insegna Gesù: “tutto si deve vivere in questa chiave dell’incontro": “Dovete, voi sacerdoti, esaminarvi su questo: sono un uomo di incontro? Sono uomo di tabernacolo? Sono uomo di strada? Sono uomo di orecchio, che sa ascoltare? O quando incominciano a dirmi le cose, io: ‘Sì, sì questo è così, così e così…’. Mi lascio stancare dalla gente? Questo era Gesù. Non ci sono formule; non ci sono formule di quelle, altre formule. Gesù aveva una chiara coscienza che la sua vita era per gli altri: per il Padre e per la gente , non per sé stesso. Si dava, si dava: si dava alla gente, si dava al Padre nella preghiera. E la sua vita anche l’ha vissuta in chiave di missione: io sono inviato dal Padre per dire queste cose”. Ecco perché, ha detto ancora, bisogna lasciarsi “guardare dal Signore” quando siamo davanti al Tabernacolo, senza pregare “come un pappagallo” perché così si perde solo tempo. “Senza rapporti con Dio e con il prossimo – ha sottolineato – niente ha senso nella vita di un prete”. Forse, ha constatato amaramente il Papa, si farà “carriera”, ma il cuore rimarrà “vuoto”. Attenti alle mormorazioni: distruggono la fratellanza sacerdotale Rispondendo alla seconda domanda, Francesco ha così rivolto il pensiero al tema della “fraternità”, una parola – ha osservato con una battuta – che “non si quota nella borsa dei valori”. Il Papa ha messo l’accento sul rischio dell’ “autosufficienza”, di essere “un prete google o wikipedia ” che pretende cioè di sapere tutti. Ha così evidenziato che le mormorazioni e le chiacchiere, che “spellano” il fratello, sono le peggiori minacce alla fraternità in un presbiterio e a volte arrivano fino a infangare candidati all’episcopato: “ Il nemico grande e contro la fratellanza sacerdotale è questo: la mormorazione per invidia, per gelosie o perché non mi cade bene o così … O perché la pensa in un’altra maniera, e dunque è più importante l’ideologia che la fratellanza; anche più importante l’ideologia che la dottrina: ma dove siamo arrivati? Pensate. E’ vero che la mormorazione o il giudicare male i fratelli è un ‘male di clausura’, come si chiama: quanto più siamo chiusi nei nostri interessi, tanto più critichiamo gli altri. E mai avere la voglia di avere l’ultima parola: l’ultima parola sarà quella che viene fuori da sola o la dirà il vescovo, ma io dico la mia e ascolto quella degli altri”. Il Papa non ha quindi mancato di consigliare i formatori dei seminaristi di allontanare quanti chiacchierano, perché se non si correggono rappresentano “un’ipoteca sulla fratellanza presbiteriale”. Consacrati siano disponibili ad andare dove c’è più bisogno Papa Francesco si è quindi soffermato sul binomio diocesanità-disponibilità. T utti, ha detto, siamo “inseriti nella diocesi” e questo “ci salva dall’astrazione, dal nominalismo, da una fede” che “vola nell’aria” . Di qui, ha rivolto l’attenzione al carisma delle Congregazioni che, ha detto, “sono un regalo per la Chiesa”. Al tempo stesso, ha però commentato, bisogna vedere sempre il carisma “incarnato in posti concreti”, per “amare la gente concreta”. Una concretezza che chiede anche “disponibilità”: “Una disponibilità ad andare dove c’è più rischio, dove c’è più bisogno, dove c’è più necessità. Non per curare se stessi: per andare a donare il carisma e inserirsi dove c’è più necessità . La parola che uso spesso è periferie , ma io dico tutte le periferie, non solo quelle della povertà: tutte. Anche quelle del pensiero: tutte. Inserirsi in quello. E queste periferie sono il riflesso dei posti dove è nato il carisma primordiale. E quando dico disponibilità , anche dico revisione delle opere”. Di qui l’incoraggiamento del Papa ad essere disponibili “ad andare oltre” a domandarsi se il proprio carisma sia necessario in una diocesi o bisogna lasciarla per andare in un’altra con disponibilità e “senza avere paura dei rischi”. Infine, Francesco ha affrontato il tema delle crisi vocazionali. Innanzitutto, ha detto, c’è una crisi che tocca tutta la Chiesa, “tutte le vocazioni”, anche il matrimonio . Tuttavia, ha aggiunto, bisogna domandare al Signore cosa fare, cosa cambiare: “Imparare dai problemi” e “cercare una risposta”. Né ha mancato dal mettere in guardia da fenomeni gravi come “la tratta delle novizie”, “uno scandalo”. E’ la testimonianza che attira le vocazioni, serve conversione missionaria Per far crescere le vocazioni, ha quindi osservato, bisogna soprattutto puntare sulla “testimonianza”, “testimonianza di gioia, anche nel modo di vivere”. Testimoniare per la scelta che Gesù ha fatto. D’altro canto, ha avvertito, la mondanità, la contro-testimonianza provocano “certe crisi vocazionali”: “ Ci vuole una conversione pastorale, una conversione missionaria . Vi invito a voi, a prendere quei passi dell’ Evangelii gaudium che parlano di questo, sulla necessaria conversione missionaria, e questa è una testimonianza che attira vocazioni. Poi, le vocazioni ci sono, Dio le dà. Ma se tu – prete o consacrato o suora – sei sempre occupato, non hai tempo di ascoltare i giovani che vengono, che non vengono … ‘Sì, si: domani …’. Perché? I giovani sono noiosi , eh? E sempre vengono con lo stesso … Se tu non hai tempo, vai a cercare un altro che lo ascolti. Ascoltarli. E poi, i giovani sempre in movimento: metterli in una strada missionaria”. “La testimonianza – ha detto – questa è la chiave” per vincere le crisi vocazionali. Una testimonianza che non ha bisogno di parole, ma che attraverso l’amore sappia attrarre la gente. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2017/05/27/RV25890_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>“Senza rapporti con Dio e con il prossimo niente ha senso nella vita di un prete”. E’ il richiamo che Papa Francesco ha rivolto nel suo <strong><a href="http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2017/05/27/0359/00811.html">lungo dialogo</a></strong> con i vescovi e i membri del clero della Liguria, avvenuto nella Cattedrale di San Lorenzo. Il Pontefice ha messo l’accento sulla centralità della testimonianza nella vita dei consacrati, rifuggendo mondanità, carrierismo e mormorazioni. Il servizio di <strong>Alessandro Gisotti</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_10577626" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00583266.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00583266.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Un lungo appassionato dialogo con il clero ligure. Papa Francesco si è confrontato a tutto campo con sacerdoti e religiose della Liguria, rispondendo diffusamente alle quattro domande che gli sono state rivolte nella cattedrale di San Lorenzo gremita di consacrati. Il Papa ha innanzitutto messo l’accento sullo stile di Gesù per vivere un’intensa vita spirituale. Gesù, ha osservato il Papa, era sempre con la gente di giorno, mentre la sera era sempre in preghiera, “per essere con il Padre”. Di qui,<strong> Francesco ha messo in guardia dal diventare “un prete statico” impegnato solo perché tutto sia risolto, “tutto in ordine”</strong>, con gli orari a posto. “Una vita così strutturata – ha avvertito – non è una vita cristiana”.</p> <p><strong>Sacerdoti siano uomini di incontro con Dio e con il prossimo</strong><br/> Il parroco, ha soggiunto, non può avere “uno stile di imprenditore”. Stare con la gente, stare con il Padre. Questo, ha ribadito, è quello che ci insegna Gesù: “tutto si deve vivere in questa chiave dell’incontro":</p> <p>“Dovete, voi sacerdoti, esaminarvi su questo: sono un uomo di incontro? Sono uomo di tabernacolo? Sono uomo di strada? Sono uomo di orecchio, che sa ascoltare? O quando incominciano a dirmi le cose, io: ‘Sì, sì questo è così, così e così…’. Mi lascio stancare dalla gente? Questo era Gesù. Non ci sono formule; non ci sono formule di quelle, altre formule. <strong>Gesù aveva una chiara coscienza che la sua vita era per gli altri: per il Padre e per la gente</strong>, non per sé stesso. Si dava, si dava: si dava alla gente, si dava al Padre nella preghiera. E la sua vita anche l’ha vissuta in chiave di missione: io sono inviato dal Padre per dire queste cose”.</p> <p>Ecco perché, ha detto ancora, <strong>bisogna lasciarsi “guardare dal Signore” quando siamo davanti al Tabernacolo, senza pregare “come un pappagallo”</strong> perché così si perde solo tempo. “Senza rapporti con Dio e con il prossimo – ha sottolineato – niente ha senso nella vita di un prete”. Forse, ha constatato amaramente il Papa, si farà “carriera”, ma il cuore rimarrà “vuoto”.</p> <p><strong>Attenti alle mormorazioni: distruggono la fratellanza sacerdotale</strong><br/> Rispondendo alla seconda domanda, Francesco ha così rivolto il pensiero al tema della “fraternità”, una parola – ha osservato con una battuta – che “non si quota nella borsa dei valori”. Il Papa ha messo l’accento sul rischio dell’ “autosufficienza”, di essere “un prete <em>google o wikipedia</em>” che pretende cioè di sapere tutti. Ha così evidenziato che <strong>le mormorazioni e le chiacchiere, che “spellano” il fratello, sono le peggiori minacce alla fraternità in un presbiterio</strong> e a volte arrivano fino a infangare candidati all’episcopato:</p> <p>“<strong>Il nemico grande e contro la fratellanza sacerdotale è questo: la mormorazione per invidia, per gelosie</strong> o perché non mi cade bene o così … O perché la pensa in un’altra maniera, e dunque è più importante l’ideologia che la fratellanza; anche più importante l’ideologia che la dottrina: ma dove siamo arrivati? Pensate. E’ vero che la mormorazione o il giudicare male i fratelli è un ‘male di clausura’, come si chiama: quanto più siamo chiusi nei nostri interessi, tanto più critichiamo gli altri. E mai avere la voglia di avere l’ultima parola: l’ultima parola sarà quella che viene fuori da sola o la dirà il vescovo, ma io dico la mia e ascolto quella degli altri”.</p> <p>Il Papa non ha quindi mancato di consigliare i formatori dei seminaristi di allontanare quanti chiacchierano, perché se non si correggono rappresentano “un’ipoteca sulla fratellanza presbiteriale”.</p> <p><strong>Consacrati siano disponibili ad andare dove c’è più bisogno</strong><br/> Papa Francesco si è quindi soffermato sul binomio diocesanità-disponibilità. T<strong>utti, ha detto, siamo “inseriti nella diocesi” e questo “ci salva dall’astrazione, dal nominalismo, da una fede” che “vola nell’aria”</strong>. Di qui, ha rivolto l’attenzione al carisma delle Congregazioni che, ha detto, “sono un regalo per la Chiesa”. Al tempo stesso, ha però commentato, bisogna vedere sempre il carisma “incarnato in posti concreti”, per “amare la gente concreta”. Una concretezza che chiede anche “disponibilità”:</p> <p>“Una disponibilità ad <strong>andare dove c’è più rischio, dove c’è più bisogno, dove c’è più necessità. Non per curare se stessi: per andare a donare il carisma e inserirsi dove c’è più necessità</strong>. La parola che uso spesso è <em>periferie</em>, ma io dico <em>tutte</em> le periferie, non solo quelle della povertà: tutte. Anche quelle del pensiero: tutte. Inserirsi in quello. E queste periferie sono il riflesso dei posti dove è nato il carisma primordiale. E quando dico <em>disponibilità</em>, anche dico revisione delle opere”.</p> <p>Di qui l’incoraggiamento del Papa ad essere disponibili “ad andare oltre” a domandarsi se il proprio carisma sia necessario in una diocesi o bisogna lasciarla per andare in un’altra con disponibilità e “senza avere paura dei rischi”.</p> <p>Infine, Francesco ha affrontato il tema delle crisi vocazionali. Innanzitutto, ha detto, <strong>c’è una crisi che tocca tutta la Chiesa, “tutte le vocazioni”, anche il matrimonio</strong>. Tuttavia, ha aggiunto, bisogna domandare al Signore cosa fare, cosa cambiare: “Imparare dai problemi” e “cercare una risposta”. Né ha mancato dal mettere in guardia da fenomeni gravi come “la tratta delle novizie”, “uno scandalo”.</p> <p><strong>E’ la testimonianza che attira le vocazioni, serve conversione missionaria</strong><br/> Per far crescere le vocazioni, ha quindi osservato, bisogna soprattutto puntare sulla “testimonianza”, “testimonianza di gioia, anche nel modo di vivere”. Testimoniare per la scelta che Gesù ha fatto. D’altro canto, ha avvertito, la mondanità, la contro-testimonianza provocano “certe crisi vocazionali”:</p> <p>“<strong>Ci vuole una conversione pastorale, una conversione missionaria</strong>. Vi invito a voi, a prendere quei passi dell’<em>Evangelii gaudium</em> che parlano di questo, sulla necessaria conversione missionaria, e questa è una testimonianza che attira vocazioni. Poi, le vocazioni ci sono, Dio le dà. Ma se tu – prete o consacrato o suora – sei sempre occupato, non hai tempo di ascoltare i giovani che vengono, che non vengono … ‘Sì, si: domani …’. Perché? I giovani sono <em>noiosi</em>, eh? E sempre vengono con lo stesso … Se tu non hai tempo, vai a cercare un altro che lo ascolti. Ascoltarli. E poi, i giovani sempre in movimento: metterli in una strada missionaria”.</p> <p>“La testimonianza – ha detto – questa è la chiave” per vincere le crisi vocazionali. <strong>Una testimonianza che non ha bisogno di parole, ma che attraverso l’amore sappia attrarre la gente.</strong></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/05/27/papa_al_clero_siate_“uomini_di_incontro”_con_dio_e_la_gente/1315151">(Da Radio Vaticana)</a>​Francesco alla Pontificia Accademia ecclesiastica - Dialogo e condivisione2017-05-27T13:03:55+00:00http://www.news.va/it/news/francesco-alla-pontificia-accademia-ecclesiasticaAccogliere Papa Francesco e vivere con lui un momento di intensa preghiera, di fraterno incontro e di condivisione attorno alla mensa, è un’esperienza che lascia un segno e arricchisce da un punto di vista umano, cristiano e sacerdotale. È quanto hanno vissuto gli alunni della Pontificia Accademia ecclesiastica venerdì pomeriggio, 26 maggio. Anche quest’anno, infatti, il Pontefice ha voluto visitare in forma privata questa comunità, formata, attualmente, da 33 sacerdoti, provenienti da vari paesi, che si preparano a esercitare il ministero nelle rappresentanze pontificie: un gesto paterno che manifesta l’attenzione del Papa per l’Accademia e soprattutto per il cammino di questi giovani che in essa si formano per “costruire ponti” nel mondo ed essere uno degli strumenti di unità e di comunione del Successore di Pietro nelle Chiese particolari, nella società civile e nella comunità internazionale. Non si è trattato di una visita “formale”, ma di un incontro atteso e segnato da un clima di familiarità, di gioia e di semplicità. Francesco è giunto verso le 18. A riceverlo l’arcivescovo presidente Giampiero Gloder, i superiori, gli alunni e le suore di Marta e Maria, che prestano il loro prezioso servizio nella casa. Ha presieduto, poi, la preghiera dei vespri, celebrati come di consueto, e ha salutato con affetto uno per uno i sacerdoti. Subito dopo, la comunità ha vissuto un intenso momento di dialogo su varie tematiche che hanno riguardato il servizio diplomatico della Santa Sede, la vita della Chiesa e i problemi della realtà attuale. Il Vescovo di Roma non ha tenuto un discorso, ma ha risposto alle domande che gli venivano poste. La prima ha fatto riferimento all’immagine della Chiesa come “ospedale da campo”, da lui spesso utilizzata. Il Papa ha offerto una lettura della situazione in cui si troveranno a esercitare il loro ministero i sacerdoti dell’Accademia: un’umanità ricca di testimoni, martiri e santi, ma anche un’umanità “ferita” da una guerra mondiale “a pezzi”; dal crescente traffico di armi; da un sistema economico che non pone al centro la persona, ma l’interesse; da una “cultura dello scarto” che colpisce in particolare anziani e giovani; dalla tragedia delle migrazioni e del traffico delle persone. Di fronte a queste emergenze che caratterizzano la società, la Chiesa è in prima linea per lenire le ferite con spirito materno e creatività; e anche il rappresentante pontificio deve essere uno strumento per realizzare questo tipo di presenza in tutto il mondo. Il Papa ha poi evidenziato come anche il servizio diplomatico della Santa Sede sia al servizio dell’evangelizzazione che è al centro della missione della Chiesa: a questo proposito è importante la testimonianza della vita come parte essenziale dell’annuncio perché la Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione. Tra gli atteggiamenti di fondo da coltivare, anche per il rappresentante pontificio, Francesco ha indicato quello della vicinanza concreta, del dialogo fatto con umiltà e mitezza, dell’ascolto attento e della parola chiara e persuasiva. Il Papa, guardando alla vita futura di questi giovani sacerdoti, che saranno sempre con la valigia in mano, non ha taciuto le difficoltà che incontreranno, soprattutto il rischio di cedere a una “mondanità spirituale” che inaridisce il ministero, e ha indicato come rimedi mantenere una preghiera profonda e costante, praticare un discernimento attento e ponderato e coltivare la prudenza, virtù fondamentale per tutti, ma soprattutto per i pastori, chiamati a guidare, accompagnare e ascoltare il popolo santo di Dio. Ha poi incoraggiato gli alunni dell’Accademia, assicurandoli della cura particolare che riserva a questa casa e a tutti coloro che operano nelle rappresentanze pontificie. L’immediatezza, la familiarità, l’affetto con cui il Papa si è intrattenuto con la comunità sono state una testimonianza viva ed efficace del tratto umano e sacerdotale che deve animare quanti nella Chiesa sono chiamati a essere pastori del gregge del Signore. Nell’ora e mezza di dialogo, Francesco ha affrontati molti altri temi che interessano la vita della Chiesa e della società con grande libertà e offrendo una visione profondamente radicata nella tradizione della Chiesa, in modo speciale nel concilio ecumenico Vaticano II. Al termine dell’incontro, il Papa ha condiviso la cena con gli accademici e i superiori e, dopo qualche foto, ha salutato di nuovo, personalmente, i giovani sacerdoti e fatto ritorno in Vaticano....<p style="text-align: justify;">Accogliere Papa Francesco e vivere con lui un momento di intensa preghiera, di fraterno incontro e di condivisione attorno alla mensa, è un’esperienza che lascia un segno e arricchisce da un punto di vista umano, cristiano e sacerdotale. È quanto hanno vissuto gli alunni della Pontificia Accademia ecclesiastica venerdì pomeriggio, 26 maggio.</p><p><img alt="" src="/vaticanresources/images/1169009ac085665d84ec17a9847ba75c.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title=""/></p><p style="text-align: justify;"> </p><p style="text-align: justify;">Anche quest’anno, infatti, il Pontefice ha voluto visitare in forma privata questa comunità, formata, attualmente, da 33 sacerdoti, provenienti da vari paesi, che si preparano a esercitare il ministero nelle rappresentanze pontificie: un gesto paterno che manifesta l’attenzione del Papa per l’Accademia e soprattutto per il cammino di questi giovani che in essa si formano per “costruire ponti” nel mondo ed essere uno degli strumenti di unità e di comunione del Successore di Pietro nelle Chiese particolari, nella società civile e nella comunità internazionale. </p><p style="text-align: justify;">Non si è trattato di una visita “formale”, ma di un incontro atteso e segnato da un clima di familiarità, di gioia e di semplicità. Francesco è giunto verso le 18. A riceverlo l’arcivescovo presidente Giampiero Gloder, i superiori, gli alunni e le suore di Marta e Maria, che prestano il loro prezioso servizio nella casa. Ha presieduto, poi, la preghiera dei vespri, celebrati come di consueto, e ha salutato con affetto uno per uno i sacerdoti. </p><p style="text-align: justify;">Subito dopo, la comunità ha vissuto un intenso momento di dialogo su varie tematiche che hanno riguardato il servizio diplomatico della Santa Sede, la vita della Chiesa e i problemi della realtà attuale. Il Vescovo di Roma non ha tenuto un discorso, ma ha risposto alle domande che gli venivano poste. La prima ha fatto riferimento all’immagine della Chiesa come “ospedale da campo”, da lui spesso utilizzata. Il Papa ha offerto una lettura della situazione in cui si troveranno a esercitare il loro ministero i sacerdoti dell’Accademia: un’umanità ricca di testimoni, martiri e santi, ma anche un’umanità “ferita” da una guerra mondiale “a pezzi”; dal crescente traffico di armi; da un sistema economico che non pone al centro la persona, ma l’interesse; da una “cultura dello scarto” che colpisce in particolare anziani e giovani; dalla tragedia delle migrazioni e del traffico delle persone. Di fronte a queste emergenze che caratterizzano la società, la Chiesa è in prima linea per lenire le ferite con spirito materno e creatività; e anche il rappresentante pontificio deve essere uno strumento per realizzare questo tipo di presenza in tutto il mondo.</p><p style="text-align: justify;">Il Papa ha poi evidenziato come anche il servizio diplomatico della Santa Sede sia al servizio dell’evangelizzazione che è al centro della missione della Chiesa: a questo proposito è importante la testimonianza della vita come parte essenziale dell’annuncio perché la Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione. Tra gli atteggiamenti di fondo da coltivare, anche per il rappresentante pontificio, Francesco ha indicato quello della vicinanza concreta, del dialogo fatto con umiltà e mitezza, dell’ascolto attento e della parola chiara e persuasiva. </p><p style="text-align: justify;">Il Papa, guardando alla vita futura di questi giovani sacerdoti, che saranno sempre con la valigia in mano, non ha taciuto le difficoltà che incontreranno, soprattutto il rischio di cedere a una “mondanità spirituale” che inaridisce il ministero, e ha indicato come rimedi mantenere una preghiera profonda e costante, praticare un discernimento attento e ponderato e coltivare la prudenza, virtù fondamentale per tutti, ma soprattutto per i pastori, chiamati a guidare, accompagnare e ascoltare il popolo santo di Dio.</p><p style="text-align: justify;">Ha poi incoraggiato gli alunni dell’Accademia, assicurandoli della cura particolare che riserva a questa casa e a tutti coloro che operano nelle rappresentanze pontificie. L’immediatezza, la familiarità, l’affetto con cui il Papa si è intrattenuto con la comunità sono state una testimonianza viva ed efficace del tratto umano e sacerdotale che deve animare quanti nella Chiesa sono chiamati a essere pastori del gregge del Signore.</p><p style="text-align: justify;">Nell’ora e mezza di dialogo, Francesco ha affrontati molti altri temi che interessano la vita della Chiesa e della società con grande libertà e offrendo una visione profondamente radicata nella tradizione della Chiesa, in modo speciale nel concilio ecumenico Vaticano II.</p><p style="text-align: justify;">Al termine dell’incontro, il Papa ha condiviso la cena con gli accademici e i superiori e, dopo qualche foto, ha salutato di nuovo, personalmente, i giovani sacerdoti e fatto ritorno in Vaticano.</p>​È iniziata con i lavoratori la visita del Pontefice a Genova - Cantiere di speranza2017-05-27T13:01:08+00:00http://www.news.va/it/news/e-iniziata-con-i-lavoratori-la-visita-del-ponteficUn tempo era “la superba”, la “dominante dei mari”. Al punto che persino Londra e l’Inghilterra nel dodicesimo secolo vollero issare sulle loro navi la bandiera con la croce rossa di san Giorgio, simbolo dell’antica repubblica marinara. Negli ultimi decenni ha perduto migliaia di residenti e di lavoratori, perché anche qui la crisi si è fatta sentire. Ma non ha mai perso la tenacia e la fierezza che caratterizza i suoi abitanti. È questa la Genova che ha incontrato Papa Francesco in visita pastorale sabato 27 maggio. Il Pontefice è stato accolto da un abbraccio più forte di quello che lega la città al mare. E si è commosso davanti a quel porto da cui suo padre partì alla volta dell’Argentina. La non lontana Lanterna, il mitico faro che domina Genova dal lontano 1128, ha fatto da spettatore a tutta la visita. È stata testimone muta di tutte le vicende dei genovesi, dai momenti più bui della storia fino ai fatti recenti. Ed era l’ultima luce che si spegneva all’orizzonte per milioni di emigrati che partivano per le Americhe. Forse anche per questo come prima tappa Francesco ha significativamente scelto lo stabilimento dell’Ilva di Cornigliano, dove ha incontrato il mondo del lavoro. Del resto la città nel secolo scorso è stata un centro di riferimento per migliaia di persone in cerca di impiego. I suoi cantieri erano l’approdo per tanta gente di ogni parte d’Italia e non solo. Ora che un lento declino ha segnato la situazione occupazionale, il Papa è venuto a riaccendere la speranza. Anche perché la Chiesa locale ha sempre avuto un occhio di riguardo verso i lavoratori che si trovavano in condizioni di disagio. Restano indimenticati gli interventi del cardinale Giuseppe Siri, l’arcivescovo il cui ricordo è ancora vivo tra le famiglie della zone del porto. Lo consideravano un difensore dei loro diritti nei confronti di quanti pensavano solo al profitto. Ma anche la Chiesa degli ultimi decenni, guidata dal cardinale Angelo Bagnasco, ha avuto molte attenzioni e ha mostrato solidarietà concreta verso quanti stanno perdendo il posto. dal nostro inviato Nicola Gori...<p style="text-align: justify;">Un tempo era “la superba”, la “dominante dei mari”. Al punto che persino Londra e l’Inghilterra nel dodicesimo secolo vollero issare sulle loro navi la bandiera con la croce rossa di san Giorgio, simbolo dell’antica repubblica marinara. Negli ultimi decenni ha perduto migliaia di residenti e di lavoratori, perché anche qui la crisi si è fatta sentire. Ma non ha mai perso la tenacia e la fierezza che caratterizza i suoi abitanti. È questa la Genova che ha incontrato Papa Francesco in visita pastorale sabato 27 maggio.</p><p><img alt="" src="/vaticanresources/images/0a16e552897cea6641225650d70cf3fa_4.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title=""/></p><p style="text-align: justify;"> Il Pontefice è stato accolto da un abbraccio più forte di quello che lega la città al mare. E si è commosso davanti a quel porto da cui suo padre partì alla volta dell’Argentina. La non lontana Lanterna, il mitico faro che domina Genova dal lontano 1128, ha fatto da spettatore a tutta la visita. È stata testimone muta di tutte le vicende dei genovesi, dai momenti più bui della storia fino ai fatti recenti. Ed era l’ultima luce che si spegneva all’orizzonte per milioni di emigrati che partivano per le Americhe.</p><p style="text-align: justify;"> Forse anche per questo come prima tappa Francesco ha significativamente scelto lo stabilimento dell’Ilva di Cornigliano, dove ha incontrato il mondo del lavoro. Del resto la città nel secolo scorso è stata un centro di riferimento per migliaia di persone in cerca di impiego. I suoi cantieri erano l’approdo per tanta gente di ogni parte d’Italia e non solo. Ora che un lento declino ha segnato la situazione occupazionale, il Papa è venuto a riaccendere la speranza. Anche perché la Chiesa locale ha sempre avuto un occhio di riguardo verso i lavoratori che si trovavano in condizioni di disagio. Restano indimenticati gli interventi del cardinale Giuseppe Siri, l’arcivescovo il cui ricordo è ancora vivo tra le famiglie della zone del porto. Lo consideravano un difensore dei loro diritti nei confronti di quanti pensavano solo al profitto. Ma anche la Chiesa degli ultimi decenni, guidata dal cardinale Angelo Bagnasco, ha avuto molte attenzioni e ha mostrato solidarietà concreta verso quanti stanno perdendo il posto.</p><p style="text-align: right;">dal nostro inviato Nicola Gori</p>Il Papa dopo l’attentato contro i cristiani copti in Egitto - Dolore per la morte dei bambini2017-05-27T12:05:13+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-dopo-lattentato-contro-i-cristiani-copti-i«Profondamente rattristato nell’apprendere del barbaro attacco nell’Egitto centrale, della tragica perdita di vite e dei feriti causati da questo atto di odio insensato». È quanto si legge in un telegramma di Papa Francesco, a firma del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, inviato al presidente egiziano, Abdel Fattah Al Sisi, a seguito dell’attacco contro i cristiani copti che ha provocato la morte di 29 persone e che oggi è stato rivendicato dal sedicente stato islamico (Is). Il Pontefice ha espresso la sua «solidarietà a tutte le persone colpite dal violento oltraggio, con un pensiero particolare ai bambini che hanno perso la vita». «Molto dolore e tristezza» ha espresso il patriarca copto ortodosso Teodoro ii, che appena un mese fa ha accolto Papa Francesco nella cattedrale colpita da un un altro attentato nel dicembre 2016. Anche l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, si è unito alla preghiera per «il popolo e la nazione dell’Egitto, per la pace e per un rifiuto unanime di queste terribili azioni commesse da persone che perpetrano il terrore». Il pensiero dell’arcivescovo anglicano è andato poi proprio a Teodoro ii che «guida la Chiesa ortodossa copta, con saggezza e coraggio, fede salda e fermezza». Anche il segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), reverendo Olav Fykse Tveit, ha condannato l’attentato. Il Consiglio mondiale delle Chiese si è appellato al presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi, ai leader religiosi e ai governi della regione perché agiscano «rapidamente e con coraggio per salvaguardare i diritti religiosi fondamentali di tutte le fedi, per garantire la sicurezza di fronte alle violenze e garantire giustizia a tutte le persone». Dall’Egitto si apprende intanto che tredici persone ferite nell’attentato sono ricoverate in ospedale, mentre l’esercito afferma di aver colpito alcune basi terroristiche in Libia....<p><img alt="" src="/vaticanresources/images/ff16552ba98a626bfcc0810980f7ef54_2.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title=""/></p><p>«Profondamente rattristato nell’apprendere del barbaro attacco nell’Egitto centrale, della tragica perdita di vite e dei feriti causati da questo atto di odio insensato». È quanto si legge in un telegramma di Papa Francesco, a firma del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, inviato al presidente egiziano, Abdel Fattah Al Sisi, a seguito dell’attacco contro i cristiani copti che ha provocato la morte di 29 persone e che oggi è stato rivendicato dal sedicente stato islamico (Is). Il Pontefice ha espresso la sua «solidarietà a tutte le persone colpite dal violento oltraggio, con un pensiero particolare ai bambini che hanno perso la vita». «Molto dolore e tristezza» ha espresso il patriarca copto ortodosso Teodoro ii, che appena un mese fa ha accolto Papa Francesco nella cattedrale colpita da un un altro attentato nel dicembre 2016. Anche l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, si è unito alla preghiera per «il popolo e la nazione dell’Egitto, per la pace e per un rifiuto unanime di queste terribili azioni commesse da persone che perpetrano il terrore». Il pensiero dell’arcivescovo anglicano è andato poi proprio a Teodoro ii che «guida la Chiesa ortodossa copta, con saggezza e coraggio, fede salda e fermezza». Anche il segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), reverendo Olav Fykse Tveit, ha condannato l’attentato. Il Consiglio mondiale delle Chiese si è appellato al presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi, ai leader religiosi e ai governi della regione perché agiscano «rapidamente e con coraggio per salvaguardare i diritti religiosi fondamentali di tutte le fedi, per garantire la sicurezza di fronte alle violenze e garantire giustizia a tutte le persone».</p><p style="text-align: justify;">Dall’Egitto si apprende intanto che tredici persone ferite nell’attentato sono ricoverate in ospedale, mentre l’esercito afferma di aver colpito alcune basi terroristiche in Libia.</p>Don Fabio commenta il vangelo dell'Ascensione del Signore2017-05-24T12:29:32+00:00http://www.news.va/it/news/don-fabio-commenta-il-vangelo-dellascensione-del-s Mons. Andrea Lonardo , Direttore dell'Ufficio Catechistico del Vicariato di Roma, appassionato d'arte, commenta alcune opere pittoriche raggiguranti l'Ascensione del Signore, Solennità che celebreremo, in Italia, domenica prossima. Don Fabio Rosini commenta il vangelo domenicale. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2014/05/30/1518519_LancioGrande.jpg" title=""/> <p><strong>Mons. Andrea Lonardo</strong>, Direttore dell'Ufficio Catechistico del Vicariato di Roma, appassionato d'arte, commenta alcune opere pittoriche raggiguranti l'Ascensione del Signore, Solennità che celebreremo, in Italia, domenica prossima.</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_10534357" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00582724.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00582724.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p><strong>Don Fabio Rosini </strong>commenta il vangelo domenicale.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2017/05/24/don_fabio_commenta__il_vangelo_dellascensione_del_signore/1314403">(Da Radio Vaticana)</a>

  
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