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News.vahttp://www.news.va/2016-05-28T12:42:08+00:00Il Papa parla dei migranti ai bambini giunti dalla Calabria - In pericolo e non un pericolo2016-05-28T12:42:08+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-parla-dei-migranti-ai-bambini-giunti-dallaVertice in Vaticano sull’emergenza migranti. Sabato a mezzogiorno, nell’atrio dell’aula Paolo VI, hanno preso la parola Osayande, un giovane nigeriano che ha visto morire accanto a sé in mare la propria famiglia, e quattrocento alunni delle scuole medie calabresi, arrivati alla stazione vaticana con il treno dei bambini. Papa Francesco si è presentato all’incontro portando in mano il giubbotto salvagente di una bimba siriana morta mentre cercava di raggiungere con i genitori la spiaggia di Lesbo: insieme ai disegni donatigli dai piccoli durante la visita al campo profughi dell’isola greca, il Pontefice custodisce il salvagente tra le sue cose più care, da mercoledì scorso, quando, durante l’udienza in piazza San Pietro, lo ha ricevuto dalle mani di Óscar Camps, responsabile dell’associazione spagnola Proactiva Open Arms, in lacrime per non essere riuscito a salvare quella giovanissima vita. Per prima cosa, il Papa ha stretto in un abbraccio il ragazzo nigeriano che gli ha subito confidato di aver trovato a Lamezia Terme, in don Giacomo Panizza e nella sua comunità per minori stranieri, quel riferimento che lo ha portato a essere accolto da una famiglia italiana. Insieme hanno ha recitato l’avemaria, nel ricordo di tutti i migranti morti in mare. E soprattutto nel ricordo di quella piccola siriana: aveva appena sei anni, ha detto il Papa, e non sappiamo neppure quale fosse il suo nome. Ma «ognuno di voi — ha chiesto ai ragazzi calabresi — le dia il nome che vuole, nel suo cuore. Lei è in cielo e ci guarda. Chiudiamo gli occhi, pensiamo a lei e diamole un nome». Con la certezza, ha aggiunto, che la Madonna la stringe in un abbraccio per darle un bacio. Con i bambini Francesco ha quindi dato vita a un vivacissimo scambio di pensieri su come e perché accogliere i migranti. Prendendo spunto dal disegno di Giuseppe, che il Papa ha chiamato accanto a sé per spiegare la bellezza di un gruppo di bambini, con i colori della pelle diversi, che giocano insieme. E poi il dialogo aperto, senza giri di parole, con Antonio, Guglielmo, Ariston (fuggito dallo Sri Lanka) e Sabba. L’emergenza dei migranti è stata affrontata dal Papa e dai suoi giovani interlocutori a partire dall’immagine evocativa delle onde del mare: quel mare che in Calabria è tanto bello ma che, purtroppo, a volte diventa persino sepolcro per i migranti in cerca di salvezza, di una vita migliore, di un lavoro. Nel botta e risposta con i ragazzi, il Pontefice ha sollecitato tutti a destarsi dall’indifferenza e a rompere gli indugi per accogliere gli altri come fratelli. L’accoglienza — ha spiegato — significa prendersi cura dell’altro. E a questo proposito ha attualizzato la parabola del buon samaritano, invitando i presenti a compiere gesti concreti di accoglienza: stringere la mano, allargare le braccia e avere anche quella tenerezza che porta a dare un bacio, una carezza. «I migranti non sono un pericolo, ma sono in pericolo» ha ripetuto il Papa, citando una frase della lettera che gli hanno scritto i bambini per chiedergli di incontrarlo. E su questa verità il Pontefice ha insistito, chiedendo di ripetere più volte e a voce alta: «Non sono un pericolo, ma sono in pericolo». Perché lo straniero non è pericoloso e cattivo. E non deve spaventare solo perché ha un colore diverso della pelle, un cultura o una religione differente. La vita, infatti, è condividere, perché siamo tutti fratelli e abbiamo Dio come padre. Sollecitato da un bambino che gli ha chiesto come si possa dirsi cristiani, andare a messa, e poi rifiutare i migranti, Francesco ha parlato apertamente di ipocrisia. Invitando a non essere egoisti, ma ad avere il coraggio di compiere scelte generose di condivisione. Da parte loro i bambini hanno espresso al Papa la loro indignazione di fronte alla mancata accoglienza che è sempre «un’ingiustizia». E Antonio, dieci anni, è arrivato a dire che le persone che non fanno accoglienza «sono bestie». In realtà — ha precisato il Papa — Antonio non voleva insultare nessuno ma il cuore dell’uomo deve essere capace di tenerezza. Francesco non ha mancato di ricordare i veri valori del gioco e dello sport, il senso di «fare squadra insieme», riprendendo le parole di una bambina romana secondo cui lo sport insegna l’amicizia, a «non barare e a rispettare il prossimo». E ha risposto alla domanda di un’altra ragazzina romana su cosa prova a essere Papa. Semplice, la risposta: «me lo ha chiesto Gesù». Il treno con i bambini, un Frecciargento partito da Lamezia stamane alle 6, è arrivato alle 11.20 alla stazione vaticana. Ad accompagnarli la presidente del gruppo Ferrovie dello Stato, Gioia Ghezzi. Ad accoglierli i cardinali Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato, e Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, promotore dell’iniziativa nell’ambito del Cortile dei gentili. I ragazzi sono arrivati cantando «Portati dalle onde», accompagnati anche da sessanta coetanei che fanno parte dell’orchestra Quattrocanti di Palermo, un realtà che sta offrendo grandi opportunità di riscatto a molti giovani proprio attraverso la musica. E da cinquanta rappresentanti dell’associazione romana Sport senza frontiere, impegnata nelle periferie nel garantire opportunità di svago gratuite per favorire l’inserimento sociale....<p style="text-align: justify;">Vertice in Vaticano sull’emergenza migranti. Sabato a mezzogiorno, nell’atrio dell’aula Paolo VI, hanno preso la parola Osayande, un giovane nigeriano che ha visto morire accanto a sé in mare la propria famiglia, e quattrocento alunni delle scuole medie calabresi, arrivati alla stazione vaticana con il treno dei bambini. Papa Francesco si è presentato all’incontro portando in mano il giubbotto salvagente di una bimba siriana morta mentre cercava di raggiungere con i genitori la spiaggia di Lesbo: insieme ai disegni donatigli dai piccoli durante la visita al campo profughi dell’isola greca, il Pontefice custodisce il salvagente tra le sue cose più care, da mercoledì scorso, quando, durante l’udienza in piazza San Pietro, lo ha ricevuto dalle mani di Óscar Camps, responsabile dell’associazione spagnola Proactiva Open Arms, in lacrime per non essere riuscito a salvare quella giovanissima vita.</p><p style="text-align: justify;"><img alt="Francesco mostra ai bambini il giubbotto appartenuto a una piccola siriana morta nelle acque davanti all’isola di Lesbo " src="http://admin.news.va/vaticanresources/images/2059785c80b298b4b14c8ee43f36d505.jpg" style="font-size: 15px; float: left; margin: 0px 10px 10px 0px;" title="Francesco mostra ai bambini il giubbotto appartenuto a una piccola siriana morta nelle acque davanti all’isola di Lesbo "/>Per prima cosa, il Papa ha stretto in un abbraccio il ragazzo nigeriano che gli ha subito confidato di aver trovato a Lamezia Terme, in don Giacomo Panizza e nella sua comunità per minori stranieri, quel riferimento che lo ha portato a essere accolto da una famiglia italiana. Insieme hanno ha recitato l’avemaria, nel ricordo di tutti i migranti morti in mare. E soprattutto nel ricordo di quella piccola siriana: aveva appena sei anni, ha detto il Papa, e non sappiamo neppure quale fosse il suo nome. Ma «ognuno di voi — ha chiesto ai ragazzi calabresi — le dia il nome che vuole, nel suo cuore. Lei è in cielo e ci guarda. Chiudiamo gli occhi, pensiamo a lei e diamole un nome». Con la certezza, ha aggiunto, che la Madonna la stringe in un abbraccio per darle un bacio.</p><p style="text-align: justify;">Con i bambini Francesco ha quindi dato vita a un vivacissimo scambio di pensieri su come e perché accogliere i migranti. Prendendo spunto dal disegno di Giuseppe, che il Papa ha chiamato accanto a sé per spiegare la bellezza di un gruppo di bambini, con i colori della pelle diversi, che giocano insieme. E poi il dialogo aperto, senza giri di parole, con Antonio, Guglielmo, Ariston (fuggito dallo Sri Lanka) e Sabba. L’emergenza dei migranti è stata affrontata dal Papa e dai suoi giovani interlocutori a partire dall’immagine evocativa delle onde del mare: quel mare che in Calabria è tanto bello ma che, purtroppo, a volte diventa persino sepolcro per i migranti in cerca di salvezza, di una vita migliore, di un lavoro. </p><p style="text-align: justify;">Nel botta e risposta con i ragazzi, il Pontefice ha sollecitato tutti a destarsi dall’indifferenza e a rompere gli indugi per accogliere gli altri come fratelli. L’accoglienza — ha spiegato — significa prendersi cura dell’altro. E a questo proposito ha attualizzato la parabola del buon samaritano, invitando i presenti a compiere gesti concreti di accoglienza: stringere la mano, allargare le braccia e avere anche quella tenerezza che porta a dare un bacio, una carezza.</p><p style="text-align: justify;">«I migranti non sono un pericolo, ma sono in pericolo» ha ripetuto il Papa, citando una frase della lettera che gli hanno scritto i bambini per chiedergli di incontrarlo. E su questa verità il Pontefice ha insistito, chiedendo di ripetere più volte e a voce alta: «Non sono un pericolo, ma sono in pericolo». Perché lo straniero non è pericoloso e cattivo. E non deve spaventare solo perché ha un colore diverso della pelle, un cultura o una religione differente. La vita, infatti, è condividere, perché siamo tutti fratelli e abbiamo Dio come padre. Sollecitato da un bambino che gli ha chiesto come si possa dirsi cristiani, andare a messa, e poi rifiutare i migranti, Francesco ha parlato apertamente di ipocrisia. Invitando a non essere egoisti, ma ad avere il coraggio di compiere scelte generose di condivisione. Da parte loro i bambini hanno espresso al Papa la loro indignazione di fronte alla mancata accoglienza che è sempre «un’ingiustizia». E Antonio, dieci anni, è arrivato a dire che le persone che non fanno accoglienza «sono bestie». In realtà — ha precisato il Papa — Antonio non voleva insultare nessuno ma il cuore dell’uomo deve essere capace di tenerezza.</p><p style="text-align: justify;">Francesco non ha mancato di ricordare i veri valori del gioco e dello sport, il senso di «fare squadra insieme», riprendendo le parole di una bambina romana secondo cui lo sport insegna l’amicizia, a «non barare e a rispettare il prossimo». E ha risposto alla domanda di un’altra ragazzina romana su cosa prova a essere Papa. Semplice, la risposta: «me lo ha chiesto Gesù».</p><p style="text-align: justify;">Il treno con i bambini, un Frecciargento partito da Lamezia stamane alle 6, è arrivato alle 11.20 alla stazione vaticana. Ad accompagnarli la presidente del gruppo Ferrovie dello Stato, Gioia Ghezzi. Ad accoglierli i cardinali Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato, e Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, promotore dell’iniziativa nell’ambito del Cortile dei gentili. I ragazzi sono arrivati cantando «Portati dalle onde», accompagnati anche da sessanta coetanei che fanno parte dell’orchestra Quattrocanti di Palermo, un realtà che sta offrendo grandi opportunità di riscatto a molti giovani proprio attraverso la musica. E da cinquanta rappresentanti dell’associazione romana Sport senza frontiere, impegnata nelle periferie nel garantire opportunità di svago gratuite per favorire l’inserimento sociale.</p>Dal Papa il presidente di Singapore, udienza su diritti e dialogo2016-05-28T11:57:07+00:00http://www.news.va/it/news/dal-papa-il-presidente-di-singapore-udienza-su-dir La situazione nel Sudest dell’Asia, diritti umani e dialogo tra le fedi hanno caratterizzato l’udienza di Papa Francesco con il presidente della Repubblica di Singapore, Tony Tan Keng Yam. Una nota ufficiale, precisa che durante i “cordiali colloqui” sono state anzitutto “evocate le buone relazioni tra la Santa Sede e Singapore, nonché la collaborazione tra la Chiesa e lo Stato,  soprattutto in campo educativo e sociale”. Successivamente, prosegue il comunicato, a essere passati in rassegna sono stati “alcuni temi dell’attualità internazionale e della situazione politica regionale, con particolare riferimento all’importanza del dialogo interreligioso e interculturale per la promozione dei diritti umani, della stabilità, della giustizia e della pace nel Sudest asiatico”. Dopo l’incontro con il Papa, il presidente di Singapore si è intrattenuto a colloquio con il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, e con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/05/28/EPA2076181_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>La situazione nel Sudest dell’Asia, diritti umani e dialogo tra le fedi hanno caratterizzato l’udienza di Papa Francesco con il presidente della Repubblica di Singapore, Tony Tan Keng Yam. Una nota ufficiale, precisa che durante i “cordiali colloqui” sono state anzitutto “evocate le buone relazioni tra la Santa Sede e Singapore, nonché la collaborazione tra la Chiesa e lo Stato,  soprattutto in campo educativo e sociale”.</p> <p>Successivamente, prosegue il comunicato, a essere passati in rassegna sono stati “alcuni temi dell’attualità internazionale e della situazione politica regionale, con particolare riferimento all’importanza del dialogo interreligioso e interculturale per la promozione dei diritti umani, della stabilità, della giustizia e della pace nel Sudest asiatico”.</p> <p>Dopo l’incontro con il Papa, il presidente di Singapore si è intrattenuto a colloquio con il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, e con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/05/28/in_udienza_da_papa_francesco_il_presidente_di_singapore/1233081">(Da Radio Vaticana)</a>Il Papa abbraccia Hebe de Bonafini, fondatrice delle Madri di Plaza de Mayo2016-05-28T07:47:21+00:00http://www.news.va/it/news/il-papa-abbraccia-hebe-de-bonafini-fondatrice-dell Papa Francesco ha incontrato ieri a Casa Santa Marta Hebe de Bonafini, fondatrice e presidente delle Madri di Plaza de Mayo, una associazione formata dalle madri dei desaparecidos, i dissidenti scomparsi durante la dittatura militare argentina. Il servizio di Sergio Centofanti : Hebe de Bonafini, 87 anni, non ha perso il suo spirito combattivo. Durante la dittatura militare in Argentina la sua vita è stata sconvolta: ha perso due figli e la nuora, dissolti nel nulla come tanti altri oppositori al regime. L’incontro col Papa a Santa Marta è stato lungo, molto affettuoso: ci siamo commossi e ci siamo abbracciati - ha detto la Bonafini – che in passato aveva criticato Papa Bergoglio e per questo ha chiesto scusa. Già tempo fa, in una lettera, aveva ammesso di essersi sbagliata, non conoscendo l’impegno di Bergoglio per i poveri. La fondatrice delle Madri di Plaza de Mayo ha parlato al Papa della drammatica situazione dell’Argentina, con la gente che è senza lavoro e lotta per sopravvivere. Il Papa, ha raccontato la donna in un incontro con i giornalisti, ha soprattutto ascoltato, con grande attenzione, e ha detto che per il momento non può andare in Argentina. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/05/18/AFP5312268_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Papa Francesco ha incontrato ieri a Casa Santa Marta Hebe de Bonafini, fondatrice e presidente delle Madri di Plaza de Mayo, una associazione formata dalle madri dei desaparecidos, i dissidenti scomparsi durante la dittatura militare argentina. Il servizio di <strong>Sergio Centofanti</strong>:</p> <p><span style="display: inline-block;"> <audio class="video-js vjs-default-skin vjs-big-play-button-centered rv-custom-audio" controls="" height="50" id="audioItem_7216714" width="245"><source src="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00532418.mp3" type="audio/mp3"></source></audio> <span class="rv-audio-download"><a href="http://media02.radiovaticana.va/audio/audio2/mp3/00532418.mp3" title="Download audio"><img src="http://it.radiovaticana.va/Modules/Presentation/Styles/images-common/icons/download-audio-mp3_off.png" style="height: 30px;"/></a></span> </span></p> <p>Hebe de Bonafini, 87 anni, non ha perso il suo spirito combattivo. Durante la dittatura militare in Argentina la sua vita è stata sconvolta: ha perso due figli e la nuora, dissolti nel nulla come tanti altri oppositori al regime. L’incontro col Papa a Santa Marta è stato lungo, molto affettuoso: ci siamo commossi e ci siamo abbracciati - ha detto la Bonafini – che in passato aveva criticato Papa Bergoglio e per questo ha chiesto scusa. Già tempo fa, in una lettera, aveva ammesso di essersi sbagliata, non conoscendo l’impegno di Bergoglio per i poveri. La fondatrice delle Madri di Plaza de Mayo ha parlato al Papa della drammatica situazione dell’Argentina, con la gente che è senza lavoro e lotta per sopravvivere. Il Papa, ha raccontato la donna in un incontro con i giornalisti, ha soprattutto ascoltato, con grande attenzione, e ha detto che per il momento non può andare in Argentina.</p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/05/28/il_papa_abbraccia_hebe_de_bonafini/1233035">(Da Radio Vaticana)</a>Tutela vita e migrazioni nel colloquio tra il Papa e il presidente costaricano2016-05-27T13:29:19+00:00http://www.news.va/it/news/tutela-vita-e-migrazioni-nel-colloquio-tra-il-papa Papa Francesco ha ricevuto in udienza il Presidente della Repubblica di Costa Rica, Luis Guillermo Solís Rivera, il quale ha successivamente incontrato il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, accompagnato da mons. Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. “Durante i cordiali colloqui – riferisce la Sala Stampa vaticana - si è accennato alle buone relazioni fra la Santa Sede e il Costa Rica ed è stato espresso apprezzamento per il contributo che la Chiesa offre specialmente nell’ambito dell’educazione, della salute, della promozione dei valori umani e spirituali e nel campo delle attività caritative. Ci si è poi soffermati su alcuni temi di comune interesse quali la tutela della vita umana, nonché su alcune problematiche di particolare attualità, come la migrazione ed il narcotraffico. Infine, si è fatto cenno alla situazione regionale ed alcune questioni internazionali”. (Da Radio Vaticana)...<img align="left" alt="" hspace="5" src="http://media02.radiovaticana.va/photo/2016/05/27/AP3460416_LancioGrande.jpg" title=""/> <p>Papa Francesco ha ricevuto in udienza il Presidente della Repubblica di Costa Rica, Luis Guillermo Solís Rivera, il quale ha successivamente incontrato il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, accompagnato da mons. Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati.</p> <p><span style="line-height: 1.6;">“Durante i cordiali colloqui – riferisce la Sala Stampa vaticana - si è accennato alle buone relazioni fra la Santa Sede e il Costa Rica ed è stato espresso apprezzamento per il contributo che la Chiesa offre specialmente nell’ambito dell’educazione, della salute, della promozione dei valori umani e spirituali e nel campo delle attività caritative. Ci si è poi soffermati su alcuni temi di comune interesse quali la tutela della vita umana, nonché su alcune problematiche di particolare attualità, come la migrazione ed il narcotraffico. Infine, si è fatto cenno alla situazione regionale ed alcune questioni internazionali”.</span></p> <a href="http://it.radiovaticana.va/news/2016/05/27/il_papa_riceve_il_presidente_del_costa_rica_solís_rivera/1232844">(Da Radio Vaticana)</a>​Alla messa del Corpus Domini il Papa chiede ai cristiani di ripetere con la propria vita il gesto di Gesù - Come pane spezzato2016-05-27T12:22:17+00:00http://www.news.va/it/news/alla-messa-del-corpus-domini-il-papa-chiede-ai-cri«Gesù si è spezzato, si spezza per noi. E ci chiede di darci, di spezzarci per gli altri». Lo ha detto Papa Francesco durante la messa presieduta nel tardo pomeriggio di giovedì 26 maggio, solennità del Corpo e sangue di Cristo, sul sagrato della basilica di San Giovanni in Laterano. La tradizionale celebrazione ha preceduto, come di consueto, la processione che si è snodata lungo via Merulana per raggiungere la basilica di Santa Maria Maggiore, dove il Pontefice ha impartito la benedizione eucaristica ai numerosi presenti. All’omelia Francesco ha messo l’accento sul gesto compiuto da Gesù durante l’ultima cena, accostandolo a quello analogo compiuto con i cinque pani e i due pesci per sfamare la folla che lo seguiva. «I pezzi di pane, spezzati dalle mani sante e venerabili del Signore — ha osservato in proposito — passano nelle povere mani dei discepoli, i quali li distribuiscono alla gente. Anche questo è “fare” con Gesù, è “dare da mangiare” insieme con lui». Per il Papa «è chiaro che questo miracolo non vuole soltanto saziare la fame di un giorno, ma è segno di ciò che Cristo intende compiere per la salvezza di tutta l’umanità». E tuttavia «bisogna sempre passare attraverso quei due piccoli gesti: offrire i pochi pani e pesci che abbiamo; ricevere il pane spezzato dalle mani di Gesù e distribuirlo a tutti». In questo senso il gesto di «spezzare il pane» rappresenta «l’icona, il segno di riconoscimento di Cristo e dei cristiani». E l’Eucaristia diventa così «il centro e la forma della vita della Chiesa». Da qui deriva la missione di ogni credente, chiamato a seguire le orme dei tanti santi «famosi o anonimi» che «hanno “spezzato” sé stessi, la propria vita, per “dare da mangiare” ai fratelli». Francesco ha rivolto un pensiero particolare alle mamme e ai papà che «insieme con il pane quotidiano, tagliato sulla mensa di casa, hanno spezzato il loro cuore per far crescere i figli», senza dimenticare coloro che «come cittadini responsabili, hanno spezzato la propria vita per difendere la dignità di tutti, specialmente dei più poveri, emarginati e discriminati». Dove hanno trovato la forza per fare questo? Proprio nell’Eucaristia, che racchiude in sé la «potenza d’amore del Signore risorto». L’omelia del Papa...<p style="text-align: justify;">«Gesù si è spezzato, si spezza per noi. E ci chiede di darci, di spezzarci per gli altri». Lo ha detto Papa Francesco durante la messa presieduta nel tardo pomeriggio di giovedì 26 maggio, solennità del Corpo e sangue di Cristo, sul sagrato della basilica di San Giovanni in Laterano.</p><p><img alt="" src="/vaticanresources/images/801b97ed080def5a789de9f57a2ae3aa_73.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title=""/></p><p style="text-align: justify;">La tradizionale celebrazione ha preceduto, come di consueto, la processione che si è snodata lungo via Merulana per raggiungere la basilica di Santa Maria Maggiore, dove il Pontefice ha impartito la benedizione eucaristica ai numerosi presenti.</p><p style="text-align: justify;">All’omelia Francesco ha messo l’accento sul gesto compiuto da Gesù durante l’ultima cena, accostandolo a quello analogo compiuto con i cinque pani e i due pesci per sfamare la folla che lo seguiva. «I pezzi di pane, spezzati dalle mani sante e venerabili del Signore — ha osservato in proposito — passano nelle povere mani dei discepoli, i quali li distribuiscono alla gente. Anche questo è “fare” con Gesù, è “dare da mangiare” insieme con lui». Per il Papa «è chiaro che questo miracolo non vuole soltanto saziare la fame di un giorno, ma è segno di ciò che Cristo intende compiere per la salvezza di tutta l’umanità». E tuttavia «bisogna sempre passare attraverso quei due piccoli gesti: offrire i pochi pani e pesci che abbiamo; ricevere il pane spezzato dalle mani di Gesù e distribuirlo a tutti». </p><p style="text-align: justify;">In questo senso il gesto di «spezzare il pane» rappresenta «l’icona, il segno di riconoscimento di Cristo e dei cristiani». E l’Eucaristia diventa così «il centro e la forma della vita della Chiesa». Da qui deriva la missione di ogni credente, chiamato a seguire le orme dei tanti santi «famosi o anonimi» che «hanno “spezzato” sé stessi, la propria vita, per “dare da mangiare” ai fratelli». Francesco ha rivolto un pensiero particolare alle mamme e ai papà che «insieme con il pane quotidiano, tagliato sulla mensa di casa, hanno spezzato il loro cuore per far crescere i figli», senza dimenticare coloro che «come cittadini responsabili, hanno spezzato la propria vita per difendere la dignità di tutti, specialmente dei più poveri, emarginati e discriminati». Dove hanno trovato la forza per fare questo? Proprio nell’Eucaristia, che racchiude in sé la «potenza d’amore del Signore risorto».</p><p><a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2016/5/26/corpusdomini.html" target="_blank">L’omelia del Papa</a></p>​Francesco invita gli orionini a uscire per portare a tutti la misericordia di Dio - I preti che corrono2016-05-27T11:24:13+00:00http://www.news.va/it/news/francesco-invita-gli-orionini-a-uscire-per-portareL’invito a «uscire per portare la misericordia di Dio a tutti» è stato rivolto dal Pontefice ai partecipanti al capitolo generale della Piccola opera della divina provvidenza, ricevuti in udienza nella mattina di venerdì 27 maggio, nella Sala Clementina. Come ha assicurato padre Tarcisio Gregório Vieira, nuovo superiore generale, salutando il Pontefice all’inizio dell’udienza, la grande famiglia degli orionini è impegnata a promuovere «il cammino di conversione della congregazione in fedeltà al carisma di fondazione e alla strada indicata alla Chiesa di oggi» da Francesco. Il discorso del Papa...<p><img alt="" src="/vaticanresources/images/5bb3e3c3c0e9818b3c6278bfeefa1179.jpg" style="float: right; margin: 0px 0px 10px 10px;" title=""/></p><p style="text-align: justify;">L’invito a «uscire per portare la misericordia di Dio a tutti» è stato rivolto dal Pontefice ai partecipanti al capitolo generale della Piccola opera della divina provvidenza, ricevuti in udienza nella mattina di venerdì 27 maggio, nella Sala Clementina. Come ha assicurato padre Tarcisio Gregório Vieira, nuovo superiore generale, salutando il Pontefice all’inizio dell’udienza, la grande famiglia degli orionini è impegnata a promuovere «il cammino di conversione della congregazione in fedeltà al carisma di fondazione e alla strada indicata alla Chiesa di oggi» da Francesco.</p><p> <a href="http://w2.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2016/5/27/piccolaopera.html" target="_blank">Il discorso del Papa</a></p>

  
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